Coppa Davis: meglio Bolelli di Fognini ma non basta, il "misto" non paga

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Coppa Davis: meglio Bolelli di Fognini ma non basta, il “misto” non paga

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COPPA DAVIS A NAPOLI – Un doppio impostato sull’attacco, quello British di Murray e Fleming, prevale su quello azzurro che ha sfiorato il quinto set. Ora Fognini deve battere Murray e l’Italia deve ingranare la quinta.

Malcolm Folley, l’inviato del Mail on Sunday nonchè autore di un best seller “Borg vs McEnroe”, nell’intervista che mi ha reso subito dopo il doppio vinto dalla Gran Bretagna, dice che l’eroe della vittoria Brit è Colin Fleming “perché non è abituato a giocare match di questa importanza e di questo livello. Non solo non ha affatto sfigurato, ma nelle fasi finali quando l’Italia sembrava sul punto di trascinare il match al quinto è stato lui a conquistare i punti decisivi (e non solo l’ultimo, n.d.r.)”.

 

Beh, Fleming che di solito gioca con Russ Hutchins aveva giocato un torneo all’open del Canada, un Masters 1000, con Murray ed era arrivato in finale e lo scorso anno a settembre insieme a Andy i due avevano battuto i croati Dodig e Pavic in Davis. Insomma si sapeva che non era male, ma forse non si credeva che fosse così buono.

Però, guarda caso, nel doppio perduto in 4 set da Fognini e Bolelli che sono stati due volte a 3 punti dall’issarsi al quinto set dopo essere stati abbastanza facilmente regolati nei primi due, l’unico a non aver mai perso il servizio è stato Andy Murray, il giocatore di maggior classe, il campione di Wimbledon (e di un US Open) che non ama particolarmente il doppio, ma che era anche il solo a non tremare mai quando c’era da servire e il solo capace di rispondere seguendo costantemente anche la risposta (e non solo il servizio) a rete. Così facendo metteva terribilmente sotto pressione i nostri, costretti a cercare di sfondare con una serie di passanti i giocatori britannici che giocavano il doppio classico ed erano quindi sempre i primi, e spesso i soli, a presidiare insieme la rete e a fare muro.

Così Fognini, il meno brillante dei quattro, ha perso più di tutti il servizio, quattro volte. E tre di fila fra fine primo set ed inizio secondo. Bolelli era riuscito a non perdere mai il suo, fino a che proprio nel finale ha avuto la sventura di cederlo due volte, una sul 3-2 e l’altra proprio quando aveva servito per il set sul 5-4. Non è che a rete Fognini lo abbia aiutato molto. Le intercettazioni vincenti sono state poche. Le “finte” ingannevoli… di più. Sul 5-4 Simone ha avuto paura dopo aver messo a segno l’ace del 15 pari, ha messo in rete un rovescio giocato con il braccino, ma nel complesso ha giocato meglio lui di Fabio, ha retto molti palleggi da fondocampo e sfondato diverse volte il muro dei due britannici sia con poderosi dritti che con ficcanti rovesci. Mentre se ascoltate l’audio di Barazzutti, e le “confessioni” di Bolelli, si potrebbe avere quasi l’impressione che i due italiani abbiano giocato ugualmente male i primi due set e che poi nel finale Bolelli sia stato il peggiore, Andy Murray ha reso giustizia al bolognese di Budrio dicendo – ascoltate l’audio _ che Bolelli è stato quello che serviva meglio, che chiudeva maggiormente le voleé e che aveva giocato i colpi più difficili.

Mi sembra giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, in questo caso a Simone quel che è di Simone, senza per questo colpevolizzare Fabio Fognini. Che ha fatto quel che poteva in una giornata poco positiva. Non sembrava risentisse del problema al costato, peraltro, perché ha servito costantemente la prima sopra i 190 km orari. Però _ anche se Barazzutti rispondendo ad una mia domanda ha negato che la sconfitta possa essere dipeso da un problema tattico _ io credo che sia quasi impossibile, anche al giorno d’oggi in cui i singolaristi non fanno più serve&volley, vincere un doppio giocando uno avanti e l’altro indietro, una sorta di doppio misto insomma come quello messo in atto da Bolelli e Fognini (i quali del resto giocano sempre così e non avrebbero potuto cambiare tattica: se uno non sa fare serve&volley non può improvvisarlo, anche se Murray invece lo ha fatto). I due che stanno sulla rete _ se ci sanno stare, sia chiaro _ sono troppo avvantaggiati. Parano due, tre, quattro passanti, e sul quinto arriva inevitabile l’errore di chi deve cercare di perforarli prendendo rischi enormi. Ci sono – anche fra le coppie di grande livello –  giocatori che prediligono la formazione a tandem, uno davanti e l’altro dietro, però tutto dipende da chi si trovano di fronte. Pochi al mondo rispondono sempre come è in grado di fare Murray. Ancora meno sono quelli che oltre a rispondere sono capaci di buttarsi in avanti e di coprire la rete con la sua …apertura alare (e al fianco di un altro giocatore sopra al metro e 90).

Nei primi due set il divario è stato ancor più netto di quanto dica il 6-3,6-2 del punteggio. “I nostri giocavano male” ha detto Barazzutti. Certo che sì, ma giocavano male perché gli altri non davano loro il tempo di riordinare le idee, li mettevano in affanno invece. Se appena ti riprendi dall’esecuzione del servizio, ti ritrovi una palla profonda nei piedi e nei pressi della riga da controbattere con un passante possibilmente vincente è dura, molto dura. E direi che le note positive nella giornata sono venute proprio da Bolelli, di solito non velocissimo con i piedi, e invece capace di mostrarsi reattivo in quelle situazioni.

Bolelli nei primi due set ha perso 8 punti in quattro turni di battuta, vincendo sempre il suo game a 30. Fognini invece dopo un primo game tenuto a 30 ne ha persi tre di fila, il game da 8 punti che ha mandato avanti i Brits 5-3 nel primo, poi quello da 6 punti (quindi a 30) del 2-1 nel secondo per Murray-Fleming, infine a 15 il settimo game di quel set, con i britannici saliti al 6-2. Insomma il bilancio di Fognini al servizio è stato 7 punti fatti e 7 punti persi nel primo set, 3 punti fatti e 8 persi nel secondo set. Troppo scadente. E non perché servisse particolarmente male. Ma perché non riusciva a passare di controbalzo all’uscita del servizio chi aveva già messo il muso sulla rete. E questo accadeva perchè ogni volta che a Fabio non entrava la prima, ma talvolta anche sulla prima, i britannici attaccavano fin dalla risposta, si piazzavano a rete e diventavano quasi invalicabili. Nè Bolelli a quel punto poteva fare granché, trovandosi lui a rete mentre gli inglesi indirizzavano correttamente le loro volee sul giocatore rimasto a fondo, cioè Fognini. Se a questo si aggiunge che invece i Brits servivano bene tanto quanto i nostri rispondevano male, ecco che si spiega come mai non abbiano  concesso la prima palla break che dopo un’ora e 37 minuti quando Fleming ha perso il servizio sul 2-1 per gli italiani. Un 2-1 conquistato dopo aver salvato sull’1 a 1 quattro pallebreak sul servizio di Fognini, di nuovo in flagrante difficoltà.

Però il tennis è uno sport complesso e io stesso ho sussurrato al mio vicino di posto Gianni Clerici subito dopo che sull’1 pari nel terzo set gli azzurri avevano salvato quelle quattro palle break che avevano il sapore di mini-matchpoint: “Gianni, magari adesso gira la partita”. Di fatto ha proprio girato perché Fleming ha perso il servizio per la prima di 3 volte sull’1-2 commettendo sullo 0-30 anche il primo doppio fallo. Pochi minuti prima i colleghi inglesi avevano abbandonato la tribuna per cominciare a scrivere l’articolo della vittoria…che ha rischiato invece di sfumare. Va detto che la loro non era presunzione o snobismo: molti di loro scrivono per i giornali inglesi della domenica, quelli fatti di centinaia di pagine e le cui rotative chiudono prestissimo, al sabato pomeriggio dopo essere stati in gran parte confezionati durante la settimana.

Sapete come è andata a finire, anche dalla cronaca di Stefano Tarantino, e sapete anche che fra i sorprendenti risultati di questi quarti di finale ostici alle squadre di casa (la Francia che perdeva 2-0 dai carneadi tedeschi era un risultato pazzesco) quello più sorprendente è quello che vede adesso il Kazakistan in vantaggio due a uno sulla Svizzera di Federer e Wawrinka. Solo che gli svizzeri secondo me restano favoriti, mentre noi purtroppo no. Ho chiesto, fuori conferenza stampa al capitano inglese Leon Smith se considerasse più probabile una vittoria di Murray su Fognini o quella di Ward su Seppi e lui non ha avuto dubbi nel ritenere la mia domanda…pleonastica. “Quando scende in campo Murray si deve sempre essere ottimisti, per vincere quest’incontro contavamo soprattutto sui suoi 3 punti e credo che il terzo punto lui lo procurerà contro Fognini”. Che è quello che pensano tutti i colleghi inglesi, e molti anche di quelli italiani. Murray è l’uomo che ha sfatato dopo 77 anni il tabù di Wimbledon (dopo Fred Perry nel 1936) e ora potrebbe essere l’uomo che riporta la Gran Bretagna in semifinale dopo 33 anni. Io provo ad essere un tantino più ottimista, anche se stasera il morale degli azzurri pareva sotto le scarpe. Erano abbattutissimi. E Fognini ha pure sofferto non poco per fare pipì stasera. Era lì che beveva birra per sottoporsi al controllo antidoping, mi ha detto un informatore privilegiato, Gianni Clerici.

Un’ultima nota: gli italiani avevano protestato vivacemente per il presunto fallo di racchetta che avrebbe fatto Colin Fleming su una bordata di Fognini nel punto che ha preceduto il setpoint del primo set. Ma ho parlato con l’arbitro Carlos Ramos che mi ha chiarito il punto del regolamento: “Un giocatore potrebbe toccare anche tre volte la palla con la racchetta se non lo fa deliberatamente…il fallo di racchetta che c’era una volta non esiste più”. Fognini si era invece innervosito parecchio per quella chiamata. E va detto per amor di precisione che Corrado Barazzutti, pur avendola definita “una bad call (un errore arbitrale) come possono capitare” ha avuto l’onestà di affermare: “ma non credo che sia stato un episodio decisivo. Quelli sono avvenuti nel finale e dopo che avevamo dato loro un vantaggio di due set. E’ sempre difficile recuperare due set ..”. Certo, anche se per due volte gli italiano sul servizio di Bolelli sul 5-4 nel quarto sono stati a 3 punti dal quinto, sul 15 pari e sul 30-40.

Pazienza. Fognini contro Murray dovrà giocare meglio che Seppi nel secondo set (quello nel quale Andreas ha avuto 4 setpoint) e vista la posizione molto arretrata tenuta da Murray in singolare fino a quando non è stato sicuro di vincere, l’arma della palla corta potrebbe essere molto ma molto importante per Fabio che ha il tocco e la mano per farla benissimo. Sia per fare qualche punto importante, sia per provocargli insicurezza sulla posizione da tenere in campo. Il tempo è annunciato bello, bellissimo. E speriamo che sia così. Non mi pare che qui ci azzecchino tanto. Sembrava che la giornata di sabato avrebbe dovuto essere terribile e invece, salvo che per i risultati sfavorevoli agli azzurri sia nella prosecuzione del singolare Seppi-Murray che nel doppio, non lo è stata. In fondo ci è già capitato una volta di rimontare da 1-2 in Coppa Davis contro la Gran Bretagna: accadde a Telford e l’eroe fu Gianni Ocleppo. In tutto ci è successo quattro volte (l’ultima a Cagliari contro la modesta Finlandia). Insomma gli azzurri adesso devono ingranare la quinta. Coraggio.

 

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Preliminari Coppa Davis 2022: Slovacchia-Italia si gioca su cemento indoor a Bratislava

Scelta la sede e la superficie per lo spareggio del 4-5 marzo. Si gioca per raggiungere le Davis Cup Finals di novembre. C’è un precedente datato 2009

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Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Il percorso in Coppa Davis della Nazionale italiana di Filippo Volandri partirà ufficialmente il prossimo venerdì 4 marzo. Berrettini, Sinner e compagni voleranno in Slovacchia per la sfida di playoff che mette in palio la qualificazione alle Davis Cup Finals by Rakuten del 2022. È stata annunciata la sede del confronto, ovvero la NTC Arena di Bratislava. La superficie dovrebbe essere cemento indoor, dunque abbastanza favorevole ai nostri primi due singolaristi – se confermeranno la loro presenza per il 4 e 5 marzo – Matteo Berrettini e Jannik Sinner. La Slovacchia ha infatti ospitato il Cile lo scorso settembre, giocando sempre alla NTC Arena e scegliendo il cemento come superficie. Il team guidato da Gombos e dal capitano Tibor Toth si impose 3-1, guadagnandosi la possibilità di giocare il turno preliminare nel World Group 2022.

C’è un precedente tra Italia e Slovacchia, squadra finalista della competizione nel 2005, sconfitta proprio a Bratislava contro la Croazia. Nel 2009 gli azzurri ospitarono sulla terra rossa di Cagliari la Slovacchia nel match di secondo turno del Gruppo I Europa-Africa e si imposero per 4-1. Vinsero in tre set Starace su Hrbaty (6-1 6-2 6-4) e in cinque set Fognini su Lacko (1-6 6-3 6-2 1-6 6-1). Il ligure, dopo la sconfitta nel doppio, chiuse la pratica superando Hrbaty 7-6 6-1 6-3 (arrotondò il punteggio Cipolla contro Lacko). L’Italia si qualificò così ai playoff di settembre per accedere al World Group, ma nulla poterono Seppi, Bolelli e Starace contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, che vinse 3-2 a Genova.

Oltre un decennio più tardi le prospettive sono totalmente diverse per la nostra nazionale, che si presentava già alle Finals del 2021 tra le favorite, ma proverà ad arrivare in fondo nella competizione anche nel 2022, sperando di aggiungere alla squadra il numero italiano 1 Matteo Berrettini, fermato dall’infortunio all’addominale a novembre e assente alle Finali di Davis. Si dovrà passare dal preliminare, così come faranno altre 23 nazionali. Dieci di queste hanno ottenuto il posto vincendo lo spareggio per entrare nel World Group a settembre, mentre le altre 14 sono squadre che si sono qualificate tra il terzo e il 18esimo posto alle Davis Cup Finals ’21. Le prime due classificate, Russia e Croazia, sono già di diritto alle Finali 2022, così come le due wild card, assegnate a Serbia e Gran Bretagna.

 

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Binaghi: “Vogliamo candidarci per ospitare uno dei gironi della Coppa Davis 2022”

Il presidente FIT conferma l’interesse ma la scelta del luogo non è scontata: “L’avremmo voluta fare a Cagliari, ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone”

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Angelo Binaghi a Cagliari per Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

A livello di risultati, la stagione 2021 è stata una delle più floride per la storia del tennis italiano, mentre dal punto di vista organizzativo è stata senza dubbio la più gloriosa di sempre. Negli ultimi dodici mesi, gli eventi di maggior prestigio ad essersi svolti nello stivale sono quelli che hanno concluso la stagione: le Nitto ATP Finals e un girone delle fasi finali della Davis Cup by Rakuten entrambi avvenuti al Pala Alpitour di Torino, oltre alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals all’Allianz Cloud di Milano. Al netto del caos biglietti, tutto si è svolto in maniera più che decorosa e tutto lascia sperare che da qui in avanti non si possa migliorare.

E mentre le Finals a Torino sono garantite fino al 2025, ora la Federtennis vuole confermare l’impegno anche nella competizione a squadre. Come già annunciato le settimane passate, infatti, dal prossimo anno la Davis si dovrebbe trasferire ad Abu Dhabi dai quarti di finale in poi, mantenendo tuttavia la forma a gironi per decretare le partecipanti della fase finale, anche se si passerà da sei gruppi da tre a quattro gironi da quattro nazionali. Ebbene, l’Italia vuole candidarsi per ospitare uno dei gironi come accaduto quest’anno.

“Come paese stiamo facendo un’offerta per avere per i prossimi cinque anni la fase finale di Coppa Davis“, ha detto Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis. “L’avremmo voluta fare a Cagliari ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone. Per capienza siamo alla posizione N.107 in Italia. Non la possiamo fare perché qui non c’è e a causa di questo la regione che più ha investito si vede scappare questa opportunità. Parteciperemo alla gara per la prima volta. Vorremmo ospitare i gironi a quattro squadre“. Queste le parole del numero 1 della FIT pronunciate durante la presentazione della giornata finale delle Cupra FIP Finals di padel a Cagliari. È scontato aggiungere che visto com’è andato quest’anno, la città di Torino con i 15.657 posti del PalaAlpitour sarebbe sicuramente la scelta più probabile.

 

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Coppa Davis 2021: RTF troppo forte, la sorpresa Gojo, Italia mezza delusione

Medvedev e Rublev non sbagliano un colpo. La Croazia in finale grazie al numero due, N.279 del ranking ATP. L’Italia fallisce l’appuntamento con le semifinali. Delusione Spagna. Organizzazione migliore rispetto al 2019, ma nel 2022 il format cambierà ancora

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Manuel Queimadelos/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

La stagione tennistica 2021 si è chiusa come da tradizione con la finale di Coppa Davis. La vittoria è andata alla RTF, a certificare un anno davvero d’oro del movimento tennistico russo. Oltre alla Davis alla federazione russa sono finite l’ATP Cup, la Billie Jean King Cup e la Coppa Davis juniores. Insomma, nel 2021 non ce ne è stato per nessuno.

Nulla si può dire sul successo dei russi in quel di Madrid. Ampiamente pronosticato prima dell’inizio della manifestazione, Medvedev e Rublev non hanno sbagliato una partita (se si esclude la rimonta subìta da Andrey contro Feliciano Lopez, di 16 anni più anziano…), partendo semmai con il freno a mano tirato nelle prime sfide e poi carburando alla grande quando il torneo andava avanti. Se al vecchio format della Davis si imputava la colpa di non premiare per molteplici fattori la squadra in assoluto più forte, la nuova formula mai come quest’anno ha premiato davvero i migliori e il verdetto appare incontrovertibile.

Nessuno invece si sarebbe aspettato la Croazia finalista. Ma le incredibili performance di Borna Gojo unite all’affidabilità dei numeri uno in doppio, Mektic e Pavic, ha fatto sì che i tentennamenti di Marin Cilic venissero ampiamente compensati. Del resto con l’attuale formula il doppio pesa per il 33%: quando almeno un singolare lo porti a casa e puoi schierare i migliori al mondo nella specialità (oltretutto anche campioni olimpici), la vittoria finale è praticamente cosa fatta. Complimenti ai croati, oltretutto finalisti nel 2016 e campioni nel 2018, gran bella testimonianza di continuità.

 

Diciamo la verità, ci attendevamo molto dalla nostra nazionale. Le aspettative erano alte nonostante l’assenza di Berrettini (che ha pesato e non poco). Ma la mancanza di un doppio collaudato (visto anche l’indisponibilità di Bolelli convocato proprio al posto di Berrettini) e l’eccessiva tensione (probabilmente) accusata da Lorenzo Sonego hanno fatto sì che la nostra nazionale si fermasse ai quarti. Certo, così come nel 2019 ci ha fermato la poi finalista, allora il Canada, quest’anno la Croazia. Ma la super-performance di Gojo non può essere una attenuante per i nostri ragazzi. Se si vuole andare avanti nella manifestazione bisogna essere più forti di tutto e tutti e nonostante un anno più che positivo per il nostro movimento l’appuntamento con la Davis è stato fallito. In ogni caso i margini per i prossimi anni sono più che ampi, il futuro sembra dalla nostra parte. Non resta che pazientare.

Per il resto vanno sicuramente fatti i complimenti alla Germania, che nonostante l’assenza di Alexander Zverev si è guadagnata le semifinali, facendo fuori nel girone la Serbia di Nole Djokovic (poi ripescata come migliore seconda). Anche qui decisivo un doppio formato da specialisti, Tim Puez e Kevin Krawietz. Molto bene anche la Svezia dei fratelli Ymer. Vero che sono passati come migliori secondi nel girone forse meno valido del lotto da un punto di vista qualitativo, però fa piacere rivedere nel tennis che conta una nazionale che per anni ha dominato nella manifestazione. Vedremo se nelle prossime edizioni gli svedesi sapranno confermarsi.

Djokovic si è dimostrato troppo solo per portare la Serbia in finale, uno degli obiettivi che il numero 1 del mondo si era riproposto di raggiungere e che invece ha puntualmente fallito. Ma in una formula che prevede le sfide su tre incontri, se non hai una valida spalla e un buon doppio fai fatica anche se sei il migliore del mondo. Maluccio la Spagna detentrice del titolo. Certo hanno pesato non poco l’assenza di Nadal e la positività dell’ultimo momento al COVID di Alcaraz. Ma che sia stato Feliciano Lopez a 40 anni il trascinatore della squadra la dice lunga, e l’eliminazione nel Round Robin è stata più che meritata.

Complimenti al solito Kazakistan, che oramai da matricola è diventato una costante mina vagante della manifestazione. Ai quarti si è arreso alla Serbia di Djokovic, ma se l’è giocata fino all’ultima palla e per il movimento kazako non è cosa da poco. Con Bublik in campo per i prossimi anni, il Kazakistan potrebbe regalare altre piacevoli sorprese.

Se Ecuador e Colombia hanno fatto quello che potevano, grosse delusioni sono venute da Francia e Stati Uniti che rispetto alla loro storia passata hanno tradito le attese. La Gran Bretagna ha mancato le semifinali perdendo nei quarti con la Germania in una rivincita dei quarti del 2019 che allora aveva vinto. Potenzialmente i britannici erano più forti, piccola delusione.

Deludente anche l’Australia, sconfitta nettamente dalla Croazia e nella sostanza subito fuori dalla competizione. L’Ungheria ha fatto quello che poteva, vaso di coccio tra Australia e Croazia. Gli ungheresi hanno impegnato sia gli “aussie” che i croati poi futuri finalisti. Zombor Piros si è preso anche il lusso di battere Marin Cilic, di più era difficile aspettarsi.

Non giudicabile il Canada, troppo pesanti le assenze di Shapovalov e Auger-Aliassime, certo passare da finalisti a ultimi del lotto è davvero pesante. Non giudicabili nemmeno Cechia e Austria, arrivate alle Finals con minime aspettative e che hanno comunque onorato l’impegno.

Facciamo anche un rapido bilancio della nuova formula della Davis, che quest’anno rispetto all’edizione 2019 si è giocata su più giorni ma soprattutto ha diviso i Round Robin su tre sedi. Da questo punto di vista la mossa è stata sicuramente indovinata. È vero che non sono mancate le partite finite a tarda notte, ma si sono evitati gli scempi visti a Madrid e sicuramente tutta l’organizzazione ne ha giovato.

Va anche rimarcato che se l’obiettivo dell’ITF, al di là di quello economico, era far sì che la manifestazione fosse una specie di Coppa del mondo dove vince la squadra più forte, come detto all’inizio l’obiettivo è stato indovinato. Certo, il fattore campo è sempre stato un qualcosa di unico nel mondo tennistico per la Davis, ma probabilmente sia la vittoria della Spagna nel 2019 (anche se giocando in casa un piccolo vantaggio sicuramente c’era stato) sia quella della RTF quest’anno hanno premiato i team migliori, e i loro successi danno ancora più lustro alla manifestazione.

Come detto però la formula cambierà ancora. Si passerà a 4 gironi da 4 squadre, quindi le nazionali alle Finals passeranno da 18 a 16. Le prime due di ogni girone ai quarti che si giocheranno in un’altra sede (Abu Dhabi?), niente più calcoli cervellotici per scegliere le migliori seconde come nelle ultime due edizioni. Andrà meglio? Solo il tempo ce lo potrà dire. Per il resto ci sentiamo solo di rimarcare che nonostante tutto anche questa edizione della Davis ha riservato tante emozioni, tante piccole imprese da raccontare, tanti match combattuti, un’atmosfera sempre molto particolare e suggestiva. Si ricomincerà a marzo con i Qualifiers per le Finals 2022, l’Italia cercherà la qualificazione in Slovacchia (sulla carta impegno più che abbordabile). Nonostante tutto, lunga vita alla Davis!

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