Fognini e Seppi in "ottavi" non è vero record ma quasi

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Fognini e Seppi in “ottavi” non è vero record ma quasi

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TENNIS ATP MASTER 1000 MONTECARLO – Roger Federer potrebbe saltare Roma o Parigi, dopo 61 Slam consecutivi, se Mirka gli dà l’erede…al momento sbagliato. Un furibondo Nadal polemizza con l’arbitro Pascal Maria per i 25 secondi che gli sono costati due time-violation. “Meglio un orologio sul campo allora!”

MONTECARLO _ A metà di una giornata fredda e ventosa da Costa Grigia più che Azzurra, ci ritroviamo con due italiani negli ottavi al torneo di Montecarlo. Seppi che vince per la prima volta in 9 partecipazioni monegasche due partite di fila, Youzhny e Andujar, Fognini che mette sotto Bautista Agut per la quarta volta su cinque dopo la prima sofferta vittoria su Sousa martedì.
Qualcuno dirà che non è un risultato fenomenale, però non si può dire nemmeno che sia un risultato consueto per il tennis italiano. Con l’aiuto anche di Elena pero abbiamo fatto una piccola ricerchina.

Salvo che nel 2009 quando Fognini uscì dalle qualificazioni e perse regalando da 5-0 il primo di due set a Murray (76 64) e Bolelli si arrese invece a Ljubicic, 75 75, non era più successo di avere due fra “the last 16” addirittura dal 1978, cioè dai tempi gloriosi di Panatta e Barazzutti che curiosamente si trovarono di fronte nei quarti. Barazzutti battè 62 75 Panatta che al turno precedente aveva battuto Ocleppo 63 63. Attenzione il torneo aveva allora, e lo ha avuto fino all’84 compreso, un tabellone di 32 giocatori per cui bastava arrivare al secondo turno per essere tra i “last 16”. Al secondo turno era approdato anche Bertolucci che aveva perso da Gerulaitis. Bertolucci può dire dunque di aver giocato gli ottavi a Montecarlo, ma insomma…aveva superato un solo turno (battendo un americano, Terry Moor che vantava sì vittorie su Nastase e Panatta…ma che aveva perso negli Stati Uniti in un match intercollegiate anche da un certo Scanagatta! Ho vinto così poche partite di livello che se non le ricordo e cito io…Scusate!).

 

Nel ’77 addirittura il torneo del Principato era stato riservato a 16 giocatori e quindi per arrivare nei quarti era bastata una vittoria: l’avevano colta sia Panatta (battuto da Vilas) sia Barazzutti che battè lì Taroczy e poi Kodes per perdere in finale da un certo Borg che chiuse come suo solito 63 75 60.

Ultimo cenno “storico”: Panatta ha giocato i quarti per 4 anni consecutivi nel Principato, dal ’75 a ’78, ma solo nell’ultimo anno vincendo due partite.

Tutta questa inescusabile pappardella per dire che insomma, se altri italiani hanno sì raggiunto gli ottavi non lo hanno però quasi mai fatto in coppia. Quindi laude a Fognini e Seppi anche se questo giovedì il fatto di vedere Seppi contro Nadal non ci rassicura sul prosieguo dell’avventura a due.

Invece per quanto riguarda Fognini contro Tsonga vi rimando all’audio-intervista registrato con Paolo Bertolucci – lo trovate fra le flash – e alle sue considerazioni secondo cui “su 10 partite sulla terra rossa sette oggi ne vincerebbe Fognini”. Ma ha detto di più.

Senza escludere che Seppi batta Nadal – ma in verità mi sentirei di farlo: gli accadde di batterlo una sola volta, ma a Rotterdam, quindi sul “veloce” e…ascoltate l’audio spiritoso di Seppi per saperne di più – insomma Fognini potrebbe farcela contro Tsonga (ore 10,30 sul centrale) se riesce a giocargli sul rovescio (altro audio che suggerisco di ascoltare: della tattica e non solo ne parla Fabio) e vedere poi venerdì Fognini contro Federer sarebbe un altro spettacolo da non perdere. Almeno credo. Sono certo che Fabio, che qui viene seguito come uno di casa (all’uscita dalla conferenza stampa di cui abbiamo dato i transcripts e l’audio c’era mezza Arma di Taggia ad aspettarlo per congratularsi e per gli autografi: papà Fognini era circondato nemmeno fosse il…Papa!) si esalterebbe se riuscisse a tener testa a sua Maestà Roger nei primi games. Ad maiora.

Intanto va registrata questa strana vicenda, sottolineata a più riprese nelle cronache dei nostri inviati e perfino nelle flash, di questi grandi della racchetta che erano quasi …ai primi passi sulla terra battuta e che quindi non garantivano sfracelli.

Invece capita che Djokovic martedì fa fuori Montanes in 45 minuti (61 60), che Wawrinka oggi impiega gli stessi 3 quarti d’ora per riservare la stessa fine a Cilic (60 62 e Cilic non è Cincirinella), che Federer impiega 6 minuti di più per dominare 62 61 uno Stepanek che una volta lo aveva sorpreso al Foro Italico.

L’unico a crear un minimo di suspence è stato Nadal, ma solo all’inizio, quando si è trovato sotto di un break (e quasi di due) con Gabashvili. Ma alla fine il 64 61 in un’ora e 13 minuti dice che si è trattato di una sofferenza molto relativa.

Alla fine sono state più lunghe ed interessanti le interviste. Le potete trovare tutte per esteso sul sito che, nella sua nuova grafica vi avrà creato qualche difficoltà iniziale ma poi – spippolando spippolando come dico io che odio la parola click – dovreste essere in grado di trovare tutto.

Forse l’aspetto più curioso è quello che riguarda la circospezione di Roger Federer riguardo all’arrivo del terzo erede (o anche del quarto se davvero Mirka aspettasse altri due gemelli). E’ stato attentissimo a non lasciarsi sfuggire la data presunta della lieta novella, ma rispondendo ad una mia domanda (Non so se sia vero o no ma è vero che la tua programmazione dipende da una possibile nascita il mese prossimo? Giocherai Roma o Parigi a seconda di quel che succede vero?) ha detto: “Dobbiamo vedere quel che succederà. Non c’è una data sicura, stiamo solo aspettando…ma sì, è così”.

Insomma, cambierà qualcosa?
“Sì, naturalmente, è una mia priorità star vicino e sostenere mia moglie. Ho giocato abbastanza incontri di tennis. Perdere un torneo o una partita non cambierebbe nulla. Intanto al momento sono contento di giocare”.

Insomma dopo 61 slam consecutivi potrebbe accadere che Federer debba saltare Parigi. A meno che Mirka partorisca in un giorno in cui Roger riposa. Negli Slam si gioca a giorni alterni. Ricordo che una volta il rumeno Pavel, proprio da Parigi e dagli Internazionali di Francia tornò dalla moglie che partoriva dopo un viaggio in macchina di diverse centinaia di km. E rientrò su Parigi all’alba del giorno in cui doveva giocare. Alle cinque del mattino era fuori dal Roland Garros, addormentato in macchina. Dubito però che Roger – che si può comunque permettere un jet privato con qualche comfort in più – si sottoporrebbe ad un simile stress. Ma sarebbe curioso se accadesse, questo sì. Se non mi rubano la domanda, dopo la sua partita con Rosol – se avrà vinto e sarà di buon umore – glielo chiederò!

Intanto ho chiesto a Roger anche di Coppa Davis e del confronto con l’Italia…

“Siamo certamente eccitati all’idea di giocare contro l’Italia, così possiamo giocare in casa. E’ bello per i fans e per la federazione, perchè potranno fare un po’ di soldi. Hanno speso tanto per le trasferte …ora per esempio devono giocare la Fed Cup in Brasile. E’ buono per loro giocare poi due partite di fila in Svizzera porterà un po’ di euforia anche per la competizione. Siamo contenti di aver battuto il Kazakhstan. È stato un bel sollievo alla fine. Giocare in casa, scegliendo luogo e superficie ci favorisce ancor di più…contro l’Italia. Ma ogni partita va giocata. Spero che saremo in salute tutti e due (con Wawrinka). Sarà interessante, lo è sempre stato con l’Italia le due volte che ho giocato a Neuchatel (fu l’esordio di Roger in Davis) e a Genova (dove aveva più tifosi lui che l’Italia!). Ma questa volta sarà ancora più interessante perchè ci sarà ancora molto più in palio…”.

Se la Svizzera non vince la Davis quest’anno non la vince più, sarebbe stata la mia chiosa.

E Wawrinka mi ha risposto: “E’ una semifinale importante per la Svizzera, ci sarà tantissima gente a guardarci. Dovremmo essere i favoriti ma dobbiamo stare bene per i prossimi sei mesi, e specialmente dopo l’US Open…Penso che una superficie veloce sarebbe l’ideale, soprattutto uscendo dall’US Open, ora indoor o outdoors non cambierebbe granchè”.

Rafa Nadal invece era meno sereno. Aveva beccato ben due ammonizioni per time-violation, come al solito per aver superato il muro dei 25 secondi fra un punto e l’altro. Imputato l’arbitro Pascal Maria (il francese che c’era anche a Napoli).

“Voglio riguardare il video di quel punto precedente. A volte sono il primo ad accettare le cose. Ma oggi no. Non accetto la sua decisione dopo uno scambio lunghissimo e combattuto come quello. Ed era dopo un breakpoint annullato. Pascal è un buon arbitro ma non aveva ragione. La cosa migliore a questo punto è mettere un orologio sul campo. Non abbiamo più bisogno dell’arbitro, ci sono tutti i giudici di linea…possiamo mettere l’Occhio di Falco anche qui. Abbiamo il tabellone elettronico, i punti li vediamo lì, non ci serve uno che dica soltanto 15-30, 30 pari, game Nadal o game Gabashvili. La penso così. Se gli arbitri non sono pronti a capire e a leggere un po’ il match…non c’è bisogno di loro e di dargli un lavoro!”

Un Nadal furibondo! “E successo perchè l’arbitro voleva ce succedesse”!

Che ne pensano i lettori? Ha ragione Nadal o ha avuto ragione Pascal Maria? Gradirei commenti in particolare di chi non è tifoso di Nadal e/o di Federer o Djokovic. Commenti costruttivi e intelligenti anzichè missili tirati pro o contro Nadal. Ci posso contare?

Grazie.

Ubaldo commenta la quarta giornata del Montecarlo Rolex Masters 2014

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Djokovic, agenda piena: anche Adelaide prima dell’Australian Open

Dopo l’esibizione di Abu Dhabi e l’ATP Cup, il serbo scenderà in campo anche nella settimana immediatamente precedente allo Slam australiano. Dove difenderà il titolo

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

La scelta va in controtendenza: Novak Djokovic ha riempito la sua agenda fino all’Australian Open. Ai già noti impegni del Mubadala Tennis Championships (esibizione ad Abu Dhabi) e della neonata ATP Cup, il numero due del mondo ha aggiunto l’iscrizione al 250 di Adelaide in programma dal 12 al 18 gennaio. Sarà quindi in campo anche nella settimana che precede immediatamente lo Slam di Melbourne. Decisione atipica per i big, nello specifico anche per il serbo che solo tre volte in carriera ha optato per questa soluzione.

I precedenti – per quanto dilazionati nel tempo – non sono incoraggianti: nell’ormai lontano 2006 è passato da ‘s-Hertogenbosch prima del ko ai sedicesimi di Wimbledon contro Mario Ancic. Nel 2009 ha optato per una soluzione paragonabile a quella attuale: due tornei (Brisbane e Sydney) prima di Melbourne, dove però la corsa si è fermata ai quarti di finale contro Andy Roddick. Più di recente, nell’estate 2017, la parentesi di Eastbourne ha preceduto l’eliminazione ai quarti di Wimbledon per mano di Tomas Berdych.

Stringendo il focus sull’approccio al primo Slam dell’anno – il preferito del serbo che l’ha conquistato sette volte, l’ultima a gennaio – la strada scelta è stata quasi sempre diversa rispetto a ciò che vedremo tra qualche settimana e a quanto accaduto nel precedente del 2009. Nel 2007 – unica apparizione ad Adelaide prima del 2020 – il serbo vinse il torneo in finale contro Chris Guccione per poi fermarsi agli ottavi dell’Australian Open contro Federer. Dal 2015 al 2019 il calendario è stato abbastanza uniforme: con la sola eccezione del 2018, Djokovic ha sempre preparato il primo Major passando da Doha (appuntamenti non immediatamente successivi). Due i successi in Qatar (2015 e 2016), tre quelli a Melbourne Park (2015, 2016 e 2019).

A cambiare il quadro per la prossima stagione è chiaramente intervenuto il nuovo torneo per nazioni che verrà ospitato proprio in Australia. Per non andare in sovrapposizione, l’esibizione di Mubadala (ci sarà anche Nadal) è stata anticipata di una settimana rispetto alla passata stagione (19-21 dicembre) al fine di consentire ai giocatori spostamenti più comodi verso l’emisfero Sud.

Djokovic, insieme a Dusan Lajovic, difenderà i colori della Serbia dal 3 gennaio nel girone di ATP Cup di Brisbane che comprende anche Cile, Francia e Sudafrica. Da consigliere in quota giocatori, il serbo ha parlato di recente a Madrid dell’opportunità di un tavolo di discussione tra ATP e ITF per arrivare a una fusione tra la nuova Davis e l’ATP Cup. Strada ancora lunga da percorrere. L’obiettivo più importante e più immediato rimane per lui la difesa del titolo dell’Australian Open. Con Adelaide tappa intermedia.

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Tsitsipas vince una bella edizione delle Finals: è Maestro a soli 21 anni

LONDRA – La finale è la degna conclusione di uno splendido torneo. Thiem si fa rimontare ma esce dal campo con onore. Stefanos è il più giovane Maestro dal 2001

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[6] S. Tsitsipas b. [5] D. Thiem 6-7(6) 6-2 7-6(4) (da Londra, il nostro inviato)

Stefanos Tsitsipas soffia la polvere dai libri di storia dell’ATP vincendo il torneo di fine stagione a soli 21 anni e tre mesi. Il greco è il ‘Maestro’ più giovane dallo Hewitt poco più che ventenne che si impose nel 2001, ed è soprattutto il vincitore all’esordio più giovane dai tempi del 19enne McEnroe nel 1978, praticamente una vita fa. Maestro a 21 anni come, nel recente passato, Zverev lo scorso anno (21 anni e sette mesi) e soprattutto Djokovic nel 2008 (21 anni e sei mesi).

 

Un torneo già di grande livello trova quindi nella finale una conclusione meravigliosa. Tsitsipas ha battuto con merito un grandissimo Thiem, capace di risorgere dopo aver vinto un primo set di livello eccelso ed equilibratissimo e perso nettamente il secondo. La maggiore propositività di Tsitsipas, molto solido anche in difesa, oggi avrebbe steso sin da subito molti giocatori. Non Thiem, che ha annullato un set point e poi ha sfruttato l’unico vero errore di Tsitsipas, un rovescio quasi steccato che Thiem ha trasformato nel 7-4 finale. Nel secondo set l’austriaco è però sparito dal campo, seppellito da una versione di Tsitsipas simile a un Federer ateniese. Non tanto per qualche colpo di pregio ma per la capacità di variare degna dello svizzero, come volare in campo per chiudere a rete, offrire dal fondo parabole di rovescio e dritti imprevedibili. Il terzo set è stato l’epilogo più alto di queste Finals, con Tsitsipas che salito 3-1 ha subito l’orgoglio e il grande gioco di Thiem, che ha subito contro-breakkato portando il match al tie-break. Stefanos è salito fino al 4-1 con due servizi a disposizione, ma ancora una volta in un’arena ormai tutta per Stefanos, Dominic ha impattato sul 4-4. Un altro errore di dritto però, il suo colpo più deficitario oggi, ha mandato Tsitsipas sull’Olimpo, Maestro a 21 anni.

PRIMA DELLA PARTITAStefan Edberg, Maestro nel 1989, segue da ospite d’onore nello Star Box B (quello dietro il giudice di sedia), in attesa di premiare il vincitore di questa edizione. Nell’altro box degli ospiti d’onore, lo Star Box A (esattamente di fronte al B, quasi perché i VIP si guardino negli occhi invidiando i privilegi altrui o vantandosi dei propri), ci sono Hugh Grant e Woody Harrelson. Entrambi sono grandi appassionati sportivi. nel calcio capita spesso di vedere il bellone di Notting Hill sugli spalti di Craven Cottage per i match del Fulham, mentre il capo della polizia Bill Willoughby di Tre Manifesti a Ebbing Missouri compare ogni tanto con maglie da calcio del tutto imprevedibili (un vecchio tweet lo immortalava addirittura con quella della Reggina). L’ultima immagine di Harrelson ‘sport addicted’ è però il magico show offerto a Wimbledon, quando con addosso un’evidente sbornia ha tentato di riguadagnare il suo posto sul Central Court, venendo invece respinto dallo steward. Nacque addirittura un account Twitter celebrativo, poi tornato alla normalità, ma chi non conosce la storia può rimediare cliccando qui. I precedenti dicono 4-2 Thiem, con Tsitsipas che ha vinto solo uno dei quattro incontri sul duro al 1000 (Toronto 2018).

UN ROVESCIO COSTA CARO A STEF – La finale parte molto bene, anche se notiamo qualche posto vuoto qua e là: è un peccato per l’ultimo grande match dell’anno (Davis by Cosmos a parte) ma i prezzi sono da grande evento londinese. L’intensità degli scambi è subito molto forte, i servizi ben oliati ma gli scambi superiori ai tre colpi sono parecchi. Sul 1-1 40-0 servizio Tsitsipas, Thiem indovina un gran rovescio lungolinea, uno dei colpi migliori e più dolorosi per l’avversario, ma è troppo presto per capire se lo potrà utilizzare spesso nella partita. Il finalista degli ultimi due Roland Garros annulla una palla break sul 2-1 e poi sul 4-3, mentre nel gioco prima, è il due volte giustiziere di Federer (qui ieri e all’Australian Open, non proprio due vittorie in tornei da poco) a salvare il servizio in un’occasione. Il tie-break viene deciso da un rovescio sbagliato da Stefanos nel momento peggiore e dopo aver annullato con uno smash a rete un set point. Poco più di un’ora di grande tennis, che si porta a casa il freddo viennese.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

TUTTO DA RIFARE PER DOMINIC – Nel secondo set Zeus interviene subito e affianca a Tsitsipas Ade, Dio degli inferi, perché la ferocia con cui reagisce per rispondere al set perso sembra del tutto adatta a mandare l’amico Dominic negli inferi. Naturalmente Ermes dai piedi alati è con lui dal primo turno contro Medvedev. Due divinità dalla tua spiegano bene perché il semifinalista di Melbourne, Roma e Shanghai si porti sul 4-0, ma il campo lo fa certamente meglio. Giunto sul 5-2 40-15 e servizio, la seconda sopra i 200 km orari sul secondo set point rimanda tutto al terzo set, dove Dominic è chiamato a non pensare neanche per un attimo perché in un amen ha perso il set di vantaggio ottenuto dopo più di un’ora di battaglia. Sul 3-0 pesante per Stefanos, la pausa è buona per inquadrare sui maxi-schermi il succitato Woody Harrelson. Anche per quanto detto sopra, un attore così poliedrico e insieme un personaggio così bizzarro, è difficile da odiare e infatti il pubblico si esalta in un’espressione di entusiastica sorpresa cui Woody risponde con un saluto e un’espressione delle sue. Il set non ha storia, complice anche la rottura prolungata dell’austriaco (25 punti a 12, nessun punto portato a casa da Thiem con la seconda di servizio).

LOTTA SENZA QUARTIERE – Apre Thiem al servizio e sul 30 pari un punto da colpi di velocità siderale viene deciso da un vincente lungo linea del n.6 del mondo che manda in visibilio tutta l’O2 Arena. Thiem deve annullare una palla break, ma il servizio viene ceduto due giochi dopo. Dopo 1 ora e 49 minuti di partita, sull’1 pari del terzo, si rompe l’equilibrio. Serve l’austriaco, ma il greco sale 15-40; la prima viene annullata da una buona volèe di Dominic (nonostante l’indegno urletto di disturbo appena prima del colpo di un cretino, versione peggiore dei discendenti della grande civiltà greca), ma sulla seconda il compagno di Kiki Mladenovic manda in rete il dritto in uscita dal servizio. Tsitsipas sembra inarrestabile, conferma il break e sale 3-1. A impressionare di Tsitsipas è l’intelligenza tattica ben superiore ai suoi 21 anni. I colpi difensivi liftati del greco per recuperare il campo quando viene cacciato indietro sotto le bombarde dell’artigliera asburgica sono eloquenti a tal proposito, un’astuzia degna di Ulisse ma senza il suo opportunismo (lui non avrebbe mai lottato alla morte con Nadal, meno male che nel XI secolo abbiamo Stefanos!).

A questo punto il trofeo dei Maestri sembra prendere la strada di Atene, ma la fanteria austriaca ha già mostrato le sue capacità di ricorrere alla rete e di non mollare niente (se non come Nadal – come lui a rifiutare la sconfitta chi altri? – certamente come Michael Chung). Quando Stefanos serve per sul 3-2 15 pari, spedisce inopinatamente lungo uno schiaffo al volo a rete e lo paga a carissimo prezzo: Dominic recupera correndo come Bolt (copyright del collega Ferri) e alla seconda palla del contro-break si giova di un errore di rovescio del greco, che lo scaraventa dall’Olimpo alla terra, nel luogo dove i comuni mortali contano le ore, a Greenwich. Nel momento a lui più sfavorevole e con un pubblico tutto per il semidio ateniese, Thiem mette in campo due dritti anomali mostruosi, giocati girando attorno alla palla, mostruosi perché non indirizzati lungolinea ma strettissimi a lambire la rete.

EPILOGOSul 5 pari, il Colosseo contemporaneo trova la sua estasi. “Tsitsipas, Tsitsipas, Tsitsipas”. L’acustica è perfetta, la battaglia di più. Ma Dominic Thiem, che per il pubblico è ora il cattivo, non fa una piega e serve da Dio sotto gli occhi dell’Olimpo. Dopo quasi due ore e mezza di sublime battaglia, l’epilogo al tie-break è il più giusto, il più epico. Sul 2-1 per il greco, la perfezione di Tsitsipas costringe Thiem ai due errori meno gratuiti di sempre, ma sul 4-1 il roccioso Thiem prima fa due punti sul servizio avversari, agganciandolo sul 4 pari, ma a quel punto dimostra anche lui di essere umano e fragile, con un dritto in rete che pone fine alla contesa. Sul 6-4, Tsitsipas chiude al primo match point e si laurea Maestro 2019.

Stefanos Tsitsipas a terra – ATP Finals 2019 (via Twitter, @atptour)

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Thiem: “Ho un buon rapporto con Tsitsipas, ma sul campo è sempre battaglia”

LONDRA – Le ambizioni dell’austriaco crescono, alla vigilia della sua venticinquesima finale in carriera. Questa sarà la più importante

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il nostro inviato

Dominic Thiem è forse l’unico giocatore, tra quelli nati negli anni ’90, che sinora è stato capace di inserirsi con una certa continuità all’inseguimento delle quattro leggende del tennis. Il suo salto di qualità è arrivato soprattutto negli ultimi due anni, un lasso di tempo in cui ha vinto otto tornei (metà dei quali sul veloce, dove a inizio carriera difettava parecchio), battuto nove volte giocatori compresi in top 5 – tra questi due volte Nadal, due volte Djokovic, tre volte Federer – e raggiunto due volte la finale al Roland Garros. Adesso l’austriaco sembra pronto per fare persino qualcosa in più, ovvero iniziare a togliere qualche titolo pesante ai mostri sacri, come ha già saputo fare quest’anno battendo Federer in finale a Indian Wells. Intanto giocherà da favorito contro Tsitsipas (inizio del match alle 19 italiane), che ha battuto in quattro confronti diretti su sei.

 

Domani affronterai Stefanos Tsitsipas che hai avuto modo di conoscere meglio alla Laver Cup. Ce ne puoi parlare un po’?
Ho sempre avuto un buon rapporto con lui ma sicuramente alla Laver Cup ci siamo conosciuti tutti meglio. C’era una bellissima chimica tra tutti noi. Ci siamo divertiti molto. Sono tutti ragazzi simpatici. E anche negli altri tornei passiamo dei bei momenti insieme. Ma quando siamo sul campo combattiamo una battaglia e per due o tre ore mettiamo da parte l’amicizia.

Quella di domani sarà una finale con due giocatori con il rovescio a una mano, cosa che non capitava da 13 anni. Ci sapresti dire cosa fa si che questo modo di giocare il rovescio renda lo spettacolo più interessante e gradevole?
È una bella cosa perché per un lungo periodo ci sono stati pochi giocatori con questa caratteristica. Ora grazie a me, Stefanos, Shapovalov avremo modo di vederlo per 10 o 15 anni e credo sia grandioso. Se lo si sa giocare bene come noi sulle superfici indoor offre grandi vantaggi perché offre molte opzioni.

Poco fa Zverev ha detto che secondo lui nel 2020 qualcuno vincerà un torneo dello Slam per la prima volta. Condividi?
Sì. Non al 100%, ma lo credo possibile anche io pur se i primi tre continueranno ad essere ancora i favoriti. Per quel che mi riguarda spero che nel 2020 riesca a proseguire nella mia crescita che mi pare vada nella giusta direzione. Perciò dopo questo torneo mi prenderò un po’ di riposo ma poi tornerò ad allenarmi per migliorare ancora. Sono molto motivato e credo che nel 2020 farò ancora meglio di quest’anno.

A fine anno sarai numero 4 al mondo. È meglio che essere il numero 3 per qualche settimana durante l’anno? Ci sono 5 anni di differenza tra te e Tsitsipas come tra Federer e Nadal. Ti fa pensare a nulla questo fatto?
In vista dell’Australian Open è certamente importante. Meglio arrivare allo Slam come quarta testa di serie che come quinta. Per quanto riguarda la differenza d’età è una curiosa coincidenza. Ho visto una foto in cui ci alleniamo insieme nel 2016. Credo che nessuno dei due potesse anche solo immaginare che tre anni dopo saremmo arrivati qui.

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