Fognini e Seppi in "ottavi" non è vero record ma quasi

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Fognini e Seppi in “ottavi” non è vero record ma quasi

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TENNIS ATP MASTER 1000 MONTECARLO – Roger Federer potrebbe saltare Roma o Parigi, dopo 61 Slam consecutivi, se Mirka gli dà l’erede…al momento sbagliato. Un furibondo Nadal polemizza con l’arbitro Pascal Maria per i 25 secondi che gli sono costati due time-violation. “Meglio un orologio sul campo allora!”

MONTECARLO _ A metà di una giornata fredda e ventosa da Costa Grigia più che Azzurra, ci ritroviamo con due italiani negli ottavi al torneo di Montecarlo. Seppi che vince per la prima volta in 9 partecipazioni monegasche due partite di fila, Youzhny e Andujar, Fognini che mette sotto Bautista Agut per la quarta volta su cinque dopo la prima sofferta vittoria su Sousa martedì.
Qualcuno dirà che non è un risultato fenomenale, però non si può dire nemmeno che sia un risultato consueto per il tennis italiano. Con l’aiuto anche di Elena pero abbiamo fatto una piccola ricerchina.

Salvo che nel 2009 quando Fognini uscì dalle qualificazioni e perse regalando da 5-0 il primo di due set a Murray (76 64) e Bolelli si arrese invece a Ljubicic, 75 75, non era più successo di avere due fra “the last 16” addirittura dal 1978, cioè dai tempi gloriosi di Panatta e Barazzutti che curiosamente si trovarono di fronte nei quarti. Barazzutti battè 62 75 Panatta che al turno precedente aveva battuto Ocleppo 63 63. Attenzione il torneo aveva allora, e lo ha avuto fino all’84 compreso, un tabellone di 32 giocatori per cui bastava arrivare al secondo turno per essere tra i “last 16”. Al secondo turno era approdato anche Bertolucci che aveva perso da Gerulaitis. Bertolucci può dire dunque di aver giocato gli ottavi a Montecarlo, ma insomma…aveva superato un solo turno (battendo un americano, Terry Moor che vantava sì vittorie su Nastase e Panatta…ma che aveva perso negli Stati Uniti in un match intercollegiate anche da un certo Scanagatta! Ho vinto così poche partite di livello che se non le ricordo e cito io…Scusate!).

 

Nel ’77 addirittura il torneo del Principato era stato riservato a 16 giocatori e quindi per arrivare nei quarti era bastata una vittoria: l’avevano colta sia Panatta (battuto da Vilas) sia Barazzutti che battè lì Taroczy e poi Kodes per perdere in finale da un certo Borg che chiuse come suo solito 63 75 60.

Ultimo cenno “storico”: Panatta ha giocato i quarti per 4 anni consecutivi nel Principato, dal ’75 a ’78, ma solo nell’ultimo anno vincendo due partite.

Tutta questa inescusabile pappardella per dire che insomma, se altri italiani hanno sì raggiunto gli ottavi non lo hanno però quasi mai fatto in coppia. Quindi laude a Fognini e Seppi anche se questo giovedì il fatto di vedere Seppi contro Nadal non ci rassicura sul prosieguo dell’avventura a due.

Invece per quanto riguarda Fognini contro Tsonga vi rimando all’audio-intervista registrato con Paolo Bertolucci – lo trovate fra le flash – e alle sue considerazioni secondo cui “su 10 partite sulla terra rossa sette oggi ne vincerebbe Fognini”. Ma ha detto di più.

Senza escludere che Seppi batta Nadal – ma in verità mi sentirei di farlo: gli accadde di batterlo una sola volta, ma a Rotterdam, quindi sul “veloce” e…ascoltate l’audio spiritoso di Seppi per saperne di più – insomma Fognini potrebbe farcela contro Tsonga (ore 10,30 sul centrale) se riesce a giocargli sul rovescio (altro audio che suggerisco di ascoltare: della tattica e non solo ne parla Fabio) e vedere poi venerdì Fognini contro Federer sarebbe un altro spettacolo da non perdere. Almeno credo. Sono certo che Fabio, che qui viene seguito come uno di casa (all’uscita dalla conferenza stampa di cui abbiamo dato i transcripts e l’audio c’era mezza Arma di Taggia ad aspettarlo per congratularsi e per gli autografi: papà Fognini era circondato nemmeno fosse il…Papa!) si esalterebbe se riuscisse a tener testa a sua Maestà Roger nei primi games. Ad maiora.

Intanto va registrata questa strana vicenda, sottolineata a più riprese nelle cronache dei nostri inviati e perfino nelle flash, di questi grandi della racchetta che erano quasi …ai primi passi sulla terra battuta e che quindi non garantivano sfracelli.

Invece capita che Djokovic martedì fa fuori Montanes in 45 minuti (61 60), che Wawrinka oggi impiega gli stessi 3 quarti d’ora per riservare la stessa fine a Cilic (60 62 e Cilic non è Cincirinella), che Federer impiega 6 minuti di più per dominare 62 61 uno Stepanek che una volta lo aveva sorpreso al Foro Italico.

L’unico a crear un minimo di suspence è stato Nadal, ma solo all’inizio, quando si è trovato sotto di un break (e quasi di due) con Gabashvili. Ma alla fine il 64 61 in un’ora e 13 minuti dice che si è trattato di una sofferenza molto relativa.

Alla fine sono state più lunghe ed interessanti le interviste. Le potete trovare tutte per esteso sul sito che, nella sua nuova grafica vi avrà creato qualche difficoltà iniziale ma poi – spippolando spippolando come dico io che odio la parola click – dovreste essere in grado di trovare tutto.

Forse l’aspetto più curioso è quello che riguarda la circospezione di Roger Federer riguardo all’arrivo del terzo erede (o anche del quarto se davvero Mirka aspettasse altri due gemelli). E’ stato attentissimo a non lasciarsi sfuggire la data presunta della lieta novella, ma rispondendo ad una mia domanda (Non so se sia vero o no ma è vero che la tua programmazione dipende da una possibile nascita il mese prossimo? Giocherai Roma o Parigi a seconda di quel che succede vero?) ha detto: “Dobbiamo vedere quel che succederà. Non c’è una data sicura, stiamo solo aspettando…ma sì, è così”.

Insomma, cambierà qualcosa?
“Sì, naturalmente, è una mia priorità star vicino e sostenere mia moglie. Ho giocato abbastanza incontri di tennis. Perdere un torneo o una partita non cambierebbe nulla. Intanto al momento sono contento di giocare”.

Insomma dopo 61 slam consecutivi potrebbe accadere che Federer debba saltare Parigi. A meno che Mirka partorisca in un giorno in cui Roger riposa. Negli Slam si gioca a giorni alterni. Ricordo che una volta il rumeno Pavel, proprio da Parigi e dagli Internazionali di Francia tornò dalla moglie che partoriva dopo un viaggio in macchina di diverse centinaia di km. E rientrò su Parigi all’alba del giorno in cui doveva giocare. Alle cinque del mattino era fuori dal Roland Garros, addormentato in macchina. Dubito però che Roger – che si può comunque permettere un jet privato con qualche comfort in più – si sottoporrebbe ad un simile stress. Ma sarebbe curioso se accadesse, questo sì. Se non mi rubano la domanda, dopo la sua partita con Rosol – se avrà vinto e sarà di buon umore – glielo chiederò!

Intanto ho chiesto a Roger anche di Coppa Davis e del confronto con l’Italia…

“Siamo certamente eccitati all’idea di giocare contro l’Italia, così possiamo giocare in casa. E’ bello per i fans e per la federazione, perchè potranno fare un po’ di soldi. Hanno speso tanto per le trasferte …ora per esempio devono giocare la Fed Cup in Brasile. E’ buono per loro giocare poi due partite di fila in Svizzera porterà un po’ di euforia anche per la competizione. Siamo contenti di aver battuto il Kazakhstan. È stato un bel sollievo alla fine. Giocare in casa, scegliendo luogo e superficie ci favorisce ancor di più…contro l’Italia. Ma ogni partita va giocata. Spero che saremo in salute tutti e due (con Wawrinka). Sarà interessante, lo è sempre stato con l’Italia le due volte che ho giocato a Neuchatel (fu l’esordio di Roger in Davis) e a Genova (dove aveva più tifosi lui che l’Italia!). Ma questa volta sarà ancora più interessante perchè ci sarà ancora molto più in palio…”.

Se la Svizzera non vince la Davis quest’anno non la vince più, sarebbe stata la mia chiosa.

E Wawrinka mi ha risposto: “E’ una semifinale importante per la Svizzera, ci sarà tantissima gente a guardarci. Dovremmo essere i favoriti ma dobbiamo stare bene per i prossimi sei mesi, e specialmente dopo l’US Open…Penso che una superficie veloce sarebbe l’ideale, soprattutto uscendo dall’US Open, ora indoor o outdoors non cambierebbe granchè”.

Rafa Nadal invece era meno sereno. Aveva beccato ben due ammonizioni per time-violation, come al solito per aver superato il muro dei 25 secondi fra un punto e l’altro. Imputato l’arbitro Pascal Maria (il francese che c’era anche a Napoli).

“Voglio riguardare il video di quel punto precedente. A volte sono il primo ad accettare le cose. Ma oggi no. Non accetto la sua decisione dopo uno scambio lunghissimo e combattuto come quello. Ed era dopo un breakpoint annullato. Pascal è un buon arbitro ma non aveva ragione. La cosa migliore a questo punto è mettere un orologio sul campo. Non abbiamo più bisogno dell’arbitro, ci sono tutti i giudici di linea…possiamo mettere l’Occhio di Falco anche qui. Abbiamo il tabellone elettronico, i punti li vediamo lì, non ci serve uno che dica soltanto 15-30, 30 pari, game Nadal o game Gabashvili. La penso così. Se gli arbitri non sono pronti a capire e a leggere un po’ il match…non c’è bisogno di loro e di dargli un lavoro!”

Un Nadal furibondo! “E successo perchè l’arbitro voleva ce succedesse”!

Che ne pensano i lettori? Ha ragione Nadal o ha avuto ragione Pascal Maria? Gradirei commenti in particolare di chi non è tifoso di Nadal e/o di Federer o Djokovic. Commenti costruttivi e intelligenti anzichè missili tirati pro o contro Nadal. Ci posso contare?

Grazie.

Ubaldo commenta la quarta giornata del Montecarlo Rolex Masters 2014

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ATP Montreal: Fognini conquista il main draw, battuto Altmaier

Fabio Fognini rimedia alla distrazione del secondo set e battendo Daniel Altmaier entra nel tabellone principale a Montreal

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Fabio Fognini (ITA) Credit: AELTC/Simon Bruty

[2] F. Fognini b. D. Altmaier 6-3 4-6 6-2

Missione compiuta per Fabio Fognini. Il ligure ha superato in tre set Altmaier e si è così qualificato per il main draw dell’Omnium Banque Nationale di Montreal, dove sarà protagonista anche in doppio con Simone Bolelli.

Fabio ha avuto un piccolo blackout nelle fasi conclusive del secondo parziale che gli è però costato il set. Nel terzo l’azzurro non ha avuto comunque problemi, approfittando dei tanti errori del tedesco e amministrando bene il vantaggio.

 

Fognini ha quindi saputo sfruttare un tabellone di qualificazione (in cui era la seconda testa di serie) abbordabile per ottenere un risultato importante se visto alla luce delle difficoltà che sta attraversando in singolo.

IL MATCH – L’ultima (e unica) partita tra Daniel Altmaier e Fabio Fognini si era disputata ad inizio stagione a Sydney, sul cemento australiano, con vittoria comoda dell’italiano in due set. Un trend portato avanti da Fognini nel ben giocato primo set. Che soffre al servizio (è infatti il primo ad offrire palla break in tutta la partita) ma in risposta è chirurgico e breakka Altmaier alla prima occasione portandosi avanti per 2-1. Il tennista italiano deve salvare altre tre palle break nel finale di primo set, ma Fognini dimostra la sua superiorità da fondocampo rimontando da sotto 15-40 e manda nel pallone il tedesco, che nel game successivo subisce il break da 40-0 sopra e regala il primo set a Fognini. Il secondo set non si apre sotto i migliori auspici, con Fognini costretto al medical timeout per un problema fisico.

Dopo mezz’ora abbondante di secondo set senza sussulti, sul 4-4 Fognini gioca il game peggiore della partita: doppio fallo nel primo e nel terzo punto, in mezzo un attacco poco incisivo che permette ad Altmaier prima di alzare un buon pallonetto e poi di chiudere con un passante di rovescio, e per finire un dritto in uscita dal servizio portato abbondantemente fuori dal vento. È quindi break a zero per il tedesco che si ritrova, quasi senza sapere come, a servire per prolungare la partita al terzo.

Fabio avrebbe anche l’opportunità di recuperare lo svantaggio ma non ci riesce un po’ per demerito e un po’ per sfortuna (sul 30-30 una risposta bloccata di dritto viene beffardamente stoppata dal nastro). Altamaier allora chiude il set con una prima vincente: 6-4.

La partenza del ligure nel parziale decisivo non è delle migliori, almeno nei primissimi punti. Con un dritto a metà rete Fognini regala una palla break ma poi si riprende mettendo a segno un bel rovescio lungo linea e poi una palla corta. Potrebbe trattarsi della svolta della partita anche perché nel gioco successivo Altmaier diventa assai falloso dopo essere salito sul 40-15. Sulla parità l’azzurro è bravo a infilare con il rovescio il tedesco sceso a rete dopo un attacco rimasto molto corto. Il resto lo fa ancora il numero 79 del mondo che con un doppio fallo ricambia il regalo ricevuto da Fognini in conclusione di secondo set.

È lo strappo decisivo: da lì il match è assolutamente in discesa per l’ex top ten italiano che sul 5-2 si procura con una veronica di rovescio due match point sul servizio dell’avversario. Il secondo è quello buono: dopo 2 ore e 17 minuti Fognini chiude con il punteggio di 6-3 4-6 6-2. Il ligure torna così a vincere due partite di fila dopo tre mesi e mezzo (anche se in un tabellone di qualificazione) e si guadagna il main draw del 1000 di Montreal. Tra i possibili accoppiamenti nel primo turno del National Bank Open by Rogers ci sono quelli con Bautista Agut, Rune e Nishioka. Ma Fabio potrebbe anche sfidare un altro qualificato con la prospettiva di incrociare poi Sinner (sarebbe uno spicchio di tabellone a forti tinte tricolori vista la presenza anche di Berrettini) o in alternativa Tsitsipas.

(Ha collaborato Andrea Mastronuzzi)

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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ATP Washington: Nishioka inarrestabile, battuto anche Rublev. Altra prestazione allucinante di Kyrgios al servizio

Il giapponese Nishioka si guadagna la terza finale della carriera contro il n. 1 del tabellone. Riuscirà Nick Kyrgios a tornare al successo nel luogo dell’ultima gioia?

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Yoshihito Nishioka - Washington 2022 (via Twitter @CitiOpen)

Y. Nishioka b. [1] A. Rublev 6-3 6-4

Partiamo dalla fine, dal secondo ed ultimo match della sessione serale, ovvero quello che ha posto fine alla penultima giornata di gare del Citi Open, evento di categoria ‘500’ di scena a Washington DC. Vogliamo cominciare dagli ultimi sgoccioli di tennis – nella notte italica – ammirati sulla costa orientale degli States, perché è proprio nella seconda semifinale che si è materializzata la grande sorpresa del torneo: il n. 1 del tabellone Andrey Rublev ha ceduto il passo al sempre più infuocato Yoshito Nishioka per 6-3 6-4 in poco più di un’ora e venti di partita. Il mancino del Sol Levante miete così un’ulteriore vittima di prestigio, in questa sua strabiliante settimana sul cemento a stelle e strisce, estromettendo il n. 8 del ranking nel loro terzo confronto diretto dopo i due tenutisi in terra australiana: negli ottavi di Sydney 2019 vinse proprio il giapponese, mentre all’inizio della scorsa stagione il russo si rifece in ATP Cup.

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI WASHINGTON

 

Con la conquista della sua terza finale nel Tour maggiore, il 26enne di Tsu compirà un grande balzo in classifica ritornando nei primi 60 giocatori del mondo. Infatti nonostante adesso si trovi al n. 96 del ranking, l’attuale n. 2 di Giappone – ma che tra pochi giorni scavalcherà il connazionale Taro Daniel, mentre colui che rappresentato il tennis maschile asiatico negli ultimi decenni ha ripreso ad allenarsi – aveva già messo in mostra un livello decisamente interessante due stagioni fa, quando si spinse fino al n. 48 del mondo. In quella circostanza Yoshito fu veramente molto sfortunato, dato che la miglior fase della sua carriera venne interrotta bruscamente a causa della pandemia da COVID 19, e nel momento in cui il circuito riprese il suo abituale svolgimento non è più riuscito a ripetere quelle prestazioni, condizionato pesantemente anche da tanti problemi di carattere fisico.

Almeno sino a prima di questi sette giorni sul veloce della capitale americana, dove pare aver riallacciato il filo interrotto due anni orsono. A rendere ancor più eccezionale il percorso svolto dal nipponico, è la qualità degli avversari battuti nel corso del torneo: aveva infatti già messo in fila in un paio di occasioni quattro vittorie a livello ATP, mai però vi era riuscito eliminando avversari Top 40. Nishioka ha infatti fatto fuori nei primi turni, due tra i giocatori più in palla di questa parte di stagione, i freschi finalisti di Atlanta De Minaur e Brooksby, per poi superare l’ex n. 8 Khachanov con un doppio tie-break. Un cammino assolutamente di primissimo livello, con la ciliegina dell’affermazione su Rublev, che rappresenta per il n. 96 la terza vittoria su quattro semifinali disputate in carriera: in precedenza sconfitti Verdasco a Shenzen nel 2018 e Humbert a Delray Beach nel 2020.

Non rispetta invece la sua fame di “Re dei 500” Andrey, che nonostante sia soltanto il secondo giocatore ad aver vinto in stagione due titoli consecutivi (a Marsiglia e nel ‘500’ di Dubai) ha perso le ultime due semifinali disputate, recentemente abbattuto nettamente da Baez a Bastad. Dunque si frantuma il sogno del sesto titolo di questa categoria per l’ex n. 5 ATP, che fra l’altro aveva perso l’unica semifinale in tornei ‘500’ proprio a Washington nel 2019. Sicuramente un percorso positivo quello del n. 1 del tabellone, con anche poche energie consumate, ma come è accaduto in Svezia giunti alle fasi conclusive della settimana i pochi match nelle gambe si sono fatti sentire.

IL MATCH – Nishioka è bravissimo a salvare una palla break in apertura, concessa facendosi rimontare dal 40-15 ma riuscendo alla fine ad uscire indenne dopo 12 punti giocati. Questo break evitato nel primo game del match, è propedeutico a garantire l’allungo nipponico nel quarto gioco. Uno strappo controllato sino al termine del parziale. Nel secondo, questa volta il mancino asiatico non può evitare lo strappo immediato in favore del russo. Ma Andrey spreca tutto concedendo il contro-break immediato. A questo punto i servizi si fanno sempre più traballanti: tre break di fila dal settimo all’ottavo game, ma l’ultimo e decisivo è a marca giapponese. I dati maggiormente divisivi tra i due tennisti, che hanno dunque delineato il differenziale sono stati le palle break salvate e i punti in risposta sulla seconda: rispettivamente 60% per Yoshito contro il 20% del russo, 69% contro il 48%.

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI WASHINGTON

N. Kyrgios b. M. Ymer 7-6(4) 6-3

Tre anni fa era stato De Minaur ad interrompere la corsa di Rublev in questo torneo, l’australiano avrebbe poi lasciato strada spianata al connazionale Nick Kyrgios. Ebbene al finalista di Wimbledon, un torneo in bacheca manca proprio dal successo maturato al William H.G. FitzGerald Tennis Center nel 2019. Grazie infatti all’affermazione contro lo svedese Miakel Ymer per 7-6(4) 6-3 in 1h36, questa sera attorno alle 20:30 proverà a centrare il successo nella capitale USA cercando di ritrovare quelle sensazioni vissute dopo le meravigliose partite contro Tsitsipas e Medvedev, che gli regalarono il sesto e – finora – ultimo titolo della carriera. Anche la settimana di tennis del Citi Open, ci sta restituendo la convinzione che questa possa essere davvero la stagione della svolta del 27enne di Canberra.

Un’inversione di marcia, che possa donare agli amanti di questo sport nella parte conclusiva dei suoi anni da atleta, non solo il sempre apprezzabile spettacolo pirotecnico e balistico derivante dall’immenso talento del giocatore originario della Malesia ma anche risultati di rilievo nei tornei più importanti. Dopo averlo ammirato già tonico da un punto di vista fisico durante il Sunshine Double, Nick ha sprigionato tutto sé stesso sui prati londinesi. Ma ciò che sorprende maggiormente e che si distacca profondamente dal passato, è la tenuta mentale accompagnata da una concentrazione continuamente mantenuta al massimo. Infatti pur mostrando costantemente quell’aria di leggerezza, il cambio rispetto a qualche tempo fa per Kyrgios è da riscontrare nel focus che mette su ogni singolo quindici. Altrimenti non sarebbe stato in grado di cancellare 5 match point nei quarti contro Tiafoe, e di vincere 5 delle 7 partite che ha disputato in stagione al set decisivo – 2/3. Un 2022, dove con il successo odierno eguaglia il numero di vittorie ottenute nel 2018 (26), con la differenza che nell’arco di quei 12 mesi ne perse 14, mentre quest’anno ne ha lasciate per strada esattamente la metà.

Finisce così l’ottima cavalcata del minore dei fratellini scandinavi, che dopo essere riuscito pochi giorni fa dalla Top 100, è virtualmente di nuovo tra i primi 70. La prima semifinale in un ‘500’ non poteva giungere in un momento migliore per il tennista di origini etiopi, poiché non avendo difeso i punti dei quarti del 2021 a Gstaad e Kitzbuhel, questo gruzzoletto è puro ossigeno oltre che conferirgli tanta fiducia in vista della finale da difendere a Winston Salem. A dimostrazione dell’imprevedibilità del risultato raggiunto da Mikael, ci si può limitare a sottolineare che prima di questa settimana; l’ultima vota che aveva superato il primo turno di un torneo era stata addirittura nel mese di febbraio sul veloce indoor di Montpeller, anche in quella circostanza si spinse fino alla semifinale perdendo da Zverev.

IL MATCH – Nel primo set 0 palle break concesse, e quindi inevitabilmente si giunge al tie-break: dopo uno scambio di mini-break, Nick mette la freccia nel nono punto del gioco decisivo. Anche la seconda frazione è dominata dai servizi, con il n. 63 ATP che piazza la zampata finale nell’ottavo game per poi chiudere senza problemi. Un’altra prestazione dirompente in battuta per il nativo di Canberra: 10 ace, 71% di prime in campo, 77% di trasformazione e 79% di punti vinti con la seconda (15/19).

IL TABELLONE DELL’ATP 500 DI WASHINGTON

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ATP Los Cabos: Medvedev si ritrova sull’amato cemento d’oltreoceano, 14°titolo della carriera

Il n. 1 del mondo Daniil Medvedev centra il primo successo del 2022, ponendo fine ad una striscia di cinque finali perse. Cameron Norrie non riesce a difendere il titolo dello scorso anno, mancando il terzo sigillo stagionale

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Daniil Medvedev - Los Cabos 2022 (via Twitter @AbiertoLosCabos)

[1] D. Medvedev b. [3] C. Norrie 7-5 6-0

Daniil Medvedev nella notte italiana ha conquistato il primo titolo stagionale, sconfiggendo la tds n. 3 dell’Abierto de Tenis Mifel di Los Cabos e n. 12 ATP Cameron Norrie con lo score di 7-5 6-0 in 1h23. Il n. 1 del mondo, nonché principale favorito del torneo, completa così un rientro alle competizioni da favola mettendo in bacheca il quattordicesimo alloro, senza neanche smarrire un set lungo il percorso, e ritornando ad alzare un trofeo che mancava dallo scorso Us Open.

Dunque non poteva iniziare meglio la difesa della corona di re del circuito ATP, che sarà preservata almeno sino alla fine dell’ultimo Slam del 2022, da parte del russo; il quale è pronto a giocarsi le sue carte sul cemento nordamericano in un periodo che si prospetta il più emotivamente – e a livello di aspettative riposte in lui – pesante e arduo da quando compete ad alti livelli. Ma allo stesso tempo, si ha la certezza di fondo che il 26enne moscovita non sceglierebbe nessun altro momento della stagione per affrontare questa impresa titanica. Infatti lo swing estivo sul cemento outdoor nordamericano, risultati alla mano, è la fase dell’anno dove Daniil si esprime al meglio delle sue possibilità. Basti pensare che con l’aggiunta al proprio palmares dell’evento messicano, Medvedev può vantare la finale in tutti e sei gli appuntamenti sul cemento all’aperto d’oltreoceano ai quali ha preso parte in carriera: nel 2018 vinse a Winston Salem, ultimo torneo in preparazione a Flushing Meadows; poi ci fu quell’incredibile cavalcata del 2019 con tre finali consecutive, oltre alla vittoria di Cincinnati su Goffin – suo primo titolo ‘1000’ – raggiunse anche le finali a Washington e Montreal perdendo da Kyrgios e Nadal; infine il trionfo a Toronto lo scorso anno su Opelka.  

 

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI LOS CABOS

Quindi la maledizione del primo successo nel 2022 è finalmente spezzata, dato che la rimonta subita dal toro di Manacor all’Australian Open aveva inaugurato una tendenza piuttosto negativa con altri due ko, abbastanza netti, subiti negli atti conclusivi dei tornei, entrambi sui prati a ‘S-Hertogenbosh per mano di Van Rijthoeven e ad Halle sotto i colpi di Hurkacz. Una striscia contraria, che se allargata al rush finale della scorsa stagione vedeva l’orso del tennis moderno aver perso le ultime 5 finali disputate: Parigi Bercy e le Finals torinesi contro Djokovic e Zverev.

Il mancino di origini sudafricane non riesce invece ad ottenere il suo terzo titolo dell’anno, dopo quelli portati a casa a Delray Beach e Lione, alla sua quarta finale stagionale – la seconda in Messico dopo la sconfitta contro Nadal ad Acapulco – e conferma quindi la tradizione avversa a coloro che hanno iscritto il proprio nome nell’albo d’oro del torneo, visto che anche gli altri quattro campioni passati di Cabo San Lucas non sono riusciti a difendere con successo il trofeo conquistato la stagione precedente.  Un solo confronto diretto, vittoria del russo al secondo turno di Shanghai 2019 per 6-3 6-1.

Il momento cruciale della partita si è materializzato proprio sul finire del primo set, quando il n. 1 Medvedev pur portandosi sul 40-15 nel decimo gioco, non è riuscito a sfruttare i due set point consecutivi che si era costruito subendo così il ritorno di Norrie ed il contro-break. Ma Medvedev non si è scomposto, né si è innervosito mantenendo i nervi saldi anche quando nel primo punto della secondo set ha raschiato la mano a terra provocandosi una ferita che ha richiesto l’intervento del fisioterapista per tamponare il sanguinamento, e mostrando uno straordinario cinismo (a fine match saranno 6 palle break concretizzate sulle 9 avute a disposizione) ha allungato nuovamente per poi mettere in ghiaccio il set, ma di fatto anche il match vincendo gli ultimi 8 game della partita.

LE DICHIARAZIONI A CALDO DEI DUE PROTAGONISTI DURANTE LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE:

Medvedev: “Ogni partita della settimana è stata molto buona, ma la finale è sempre speciale. In finale si gioca contro il miglior giocatore della settimana in questione, quindi è sempre una partita di alto livello e sono davvero felice di essere riuscito a mostrare un buon livello di gioco, e alcune buone soluzioni in un match così importante. Nel primo set ci siamo strappati il servizio l’un l’altro per essere poi sul 5-5, quando lui è ritornato dal 40-15 ma io ho giocato male quel decimo game. Quindi sapevo che dovevo solo rimanere lì, e in questo senso la ferita alla mano mi ha aiutato a pensare un pò di più a come avrei dovuto tenere meglio i miei nervi. Da allora sono riuscito a giocare bene ed oggi è bastato“.

Norrie: “Ho combattuto il più duramente possibile, ma Daniil è stato troppo bravo. Complimenti a lui e alla sua squadra, sicuramente si sono meritati il trofeo in questa settimana”.

IN CONFERENZA STAMPA Medvedev: “L’aspetto positivo del tennis è in che in una settimana puoi dare una svolta alla tua stagione. Venendo qui avevo perso cinque finali di fila. Non è bello, avevo e ho voglia di fare meglio. Non si sa mai se succederà o no, e di sicuro prima di questa finale ero un po’ nervoso, un po’ più del solito. Ma ora sono davvero felice di essere ritornato a vincere. Non è stato facile, Cam [Norrie, ndr] è un giocatore straordinario, quindi è stato davvero un match molto intenso. Quando giochi contro di lui, sai che devi lottare su ogni punto“.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI LOS CABOS

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