Montecarlo : Wawrinka trionfa nel derby con Federer e vince il primo Masters 1000

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Montecarlo : Wawrinka trionfa nel derby con Federer e vince il primo Masters 1000

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TENNIS ATP MONTECARLO – In una finale storica per la Svizzera, Stan Wawrinka trionfa nel primo Masters 1000 in carriera aggiudicandosi il Montecarlo Rolex Masters con lo score di 4-6 7-6 6-2 nel derby tanto atteso con Federer.

Il commento di Ubaldo alla finale

 

L’intervista esclusiva a Zeljko Franulovic, direttore del torneo di Montecarlo:

Wawrinka in inglese

Wawrinka in francese

Wawrinka alle radio francesi: “Ora so di poter battere chiunque”

Roger Federer alle radio francesi: “Non vinco mai le finali contro gli svizzeri!”:

Federer in inglese

Federer in francese

DA MONTECARLO. Tra orologi di nota marca svizzera – principale partner del torneo – e uova pasquali di cioccolato – pure rigorosamente svizzero – quella di oggi al Montecarlo Rolex Masters non poteva essere finale più adatta. Già, quest’oggi qui al Principato è grande festa rossocrociata. Ma orologi e cioccolato a parte, è soprattutto la festa del bel tennis, del talento e della tenacia che hanno fatto da esempio in una bella storia di amicizia; è la festa per una nazione che, sebbene piccola, ha saputo diventare grande anche nel tennis con Federer in primis, certo, ma anche grazie alla Hingis, a Rosset, Hlasek e, infine, a un encomiabile  Stanislas Wawrinka.

Cresciuto per anni all’ombra del campionissimo di Basilea, lo svizzero di origine polacca ha saputo, con il tempo, crearsi uno spazio nell’eccellenza tennistica elvetica, nonché mondiale. Ha chiuso il 2013 tra i magnifici 8 presenti al Masters di Londra; quest’anno ha perfino vinto un torneo dello Slam, l’Australian Open, ha superato in classifica “King” Roger e oggi, nella sua prima finale qui a Montecarlo, lo supera su un campo su cui invece Federer precedentemente aveva raggiunto la finale ben 3.

È  stata la finale della Svizzera, ma soprattutto di una bellissima amicizia, basti pensare che stamani i due si sono allenati insieme prima di affrontare l’incontro. Chapeau.

La cronaca della partita

Dopo l’inno monegasco che risuona solenne sul centrale del Country Club con Wawrinka e Federer estremamente concentrati, prende il via una delle finali più attese ed esaltanti, almeno sulla carta, di questa prima parte della stagione 2014.

Fin dai primi scambi, si capisce che la tattica verrà impostata sulla diagonale dei rovesci, cosa che certamente favorirebbe di più Wawrinka. E difatti, dalle corde di Stan cominciano subito a  partire splendidi e sonori fendenti di rovescio.

Nonostante la scelta offensiva di Stan, nel gioco d’apertura arriva la prima palla break della partita per Roger; tuttavia, come gli succede ormai da un po’ di tempo con le palle game, la fallisce, grazie comunque ad un ottimo Stan che riesce ad annullarla. Il tennista di Losanna dà sfogo a tutta la sua potenza nel rovescio e sale dunque 1-0.

Stan prende rapidamente il comando degli scambi ed entra con i piedi dentro il campo. Roger, dal canto suo, appare solido al servizio, cominciando inoltre ad avanzare a rete ed effettuando il pareggio sull’1-1. Anche Stan non scherza al servizio e piazza un poderoso ace che viaggia alla velocità di ben 210 k/h; si porta così sul 2-1.

C’è da dire che nella “guerra” dei rovesci Wawrinka è in effetti più incisivo e potente e in questo modo induce spesso Roger a sbagliare. Ma non solo. Stan delizia il pubblico anche con un gioco di fino. Lo sappiamo, è dotato di una bellissima mano e sono parecchie le volé e le smorzate appoggiate che colgono di sorpresa il campionissimo. E per Wawrinka arriva la possibilità di strappare il servizio a Federer ma questi la annulla prontamente e pareggia 2-2.

La correttezza è stato uno dei leitmotif di questo match. Certo, è una cosa alla quale siamo abituati da sempre quando in campo c’è Federer, per giunta con un amico e avversario altrettanto corretto come Wawrinka. Infatti l’ex n. 1 del mondo conferma che una prima di servizio di Stan chiamata fuori era effettivamente buona. Ed ora è Federer ad avere ben 2 possibilità di strappare la battuta all’avversario. E ce la fa, grazie ad un rovescio di Stan che proprio adesso lo tradisce e finisce fuori. Roger intasca il break dopo 22 minuti di gioco e sale dunque 3-2 e servizio.

Roger trova soluzioni geniali ed esclusive, come per esempio un improvviso dritto in chop preciso e inaspettato che spezza il ritmo dei consueti scambi tesi e rapidi. Si lancia inoltre in un serve&volley che gli permette di salire 4-2.

Nonostante si trovi sotto nel punteggio, il tennista di Losanna si cimenta in soluzioni altrettanto pregevoli, come una delicatissima veronica  di rovescio che spiazza completamente Roger. Comunque, Stan continua ad essere propositivo in campo e fa un passo in avanti sul 3-4. Ma ecco che comincia ad incorrere in alcuni errori di troppo.

Sarà la tensione?

In effetti non dev’essere facilissimo per il n. 3 del mondo gestire un match come questo, con una posta in gioco così importante che costituisce una pietra miliare per la propria carriera (sarebbe il primo Masters 1000 per lui) e un ennesimo traguardo per Roger (che non ha mai vinto nel Principato). Roger sale ancora 5-3. Stan fa un ulteriore passo in avanti sul 5-4. Ma a questo punto, dopo l’ennesimo errore, Wawrinka si lascia andare ad un’esclamazione non proprio consona al bon ton del tennis e l’arbitro Mourier gli attribuisce un warning. Stan è ancora nervoso, lo si capisce soprattutto dai numerosi gratuiti nei quali incorre e l’ex n. 1 del mondo si aggiudica così la prima frazione per 6-4 in 42 minuti.

Sono davvero tanti i dritti e i rovesci sbagliati da Wawrinka in questa prima parte dell’incontro.

Nel secondo set Stan continua comunque ad essere aggressivo e a prendere maggiormente la rete. Certo, deve tentare di giocare un set più ragionato. Parte comunque concentratissimo, sale 1-0 per poi breakkare subito Roger e prendere un po’ più le distanze sul 2-0. Gli scambi sono spesso lunghi ma, allo stesso tempo, rapidi, soprattutto quando i punti si giocano a rete, scelta tattica adottata ampiamente da Roger quest’oggi. Arriva immediatamente il controbreak di Federer che, con un passante millimetrico e perfetto che si infila audace nei pochi centimetri non coperti a rete da Stan, va a cadere sulla riga.

Si arriva così sul 2-2 dopo 1 ora di gioco e i due commettono ancora parecchi errori. Il secondo set scorre adesso con maggiore equilibrio del primo. Dal 2-2 non ci sono più break e i due svizzeri approdano così al 6-6.

Gianni Clerici, seduto al mio fianco in tribuna stampa, dopo un set e mezzo è perentorio verso Stan : “Wawrinka si ostina a voler chiudere troppo in fretta il punto, anziché impostare una partita di maggiore regolarità. Dovrebbe alzare di più le traiettorie, “mezzo metro sopra la rete”, come amava dire sempre Pietrangeli quando giocava! Invece riproduce il gioco di Federer, mettendolo nella migliore situazione”.  Poi arriva una breve pioggia, che ferma il match per alcuni minuti, e lo Scriba preferisce rifugiarsi in sala stampa. Vedrà dall’alto il cambio del match…

E in effetti, da questo momento, e in modo alquanto inaspettato, l’inerzia del match cambia radicalmente. Stan si scuote e gioca nettamente meglio i 7 punti decisivi portandosi rapidamente in vantaggio 4-1. Roger si avvicina sul 3-4, in particolare grazie ad una stop volley sopraffina. Ma poi sbaglia ancora e Stan si allontana sul 6-3 procurandosi 2 setpoint. L’ex n. 1 del mondo resta ancora aggrappato al set recuperando 2 punti. Ma, alla fine, il campione dell’Australian Open si aggiudica la seconda frazione per 7 punti a 5. Stan ha acquisito nuovamente solidità e concentrazione tra il primo e il secondo set. I colpi adesso sono ancora più incisivi e precisi. E continueranno ad esserlo anche nel terzo.

Roger subisce un tracollo fisico, confermato più tardi in conferenza stampa. Gli errori sono numerosi avendo perso tantissima precisione. Quanto a Stan, sale sempre più in cattedra: strappa subito la battuta a Roger per poi prendere rapidamente il largo nello score e trovarsi in vantaggio 4-0. All’inizio del set infatti Stan ha un parziale di 10 punti a 3. La partita è girata senza che Roger se ne accorgesse, a cominciare dal minibreak all’inizio del tie-break. Wawrinka è stato bravo nel secondo set a resistere grazie a un servizio solidissimo, confermato appunto nei 7 punti decisivi.

Il detentore di 17 slam sembra ormai spento e senza energie. Fa un leggero passo in avanti sull’1-4 e sul 2-5 ma nulla più. Dopo 2 ore e 13 minuti, Stanislas Wawrinka chiude un match complicato e ricco di tensione aggiudicandosi il primo Masters 1000 in carriera. Vince per la seconda volta contro Roger Federer in 15 incontri, ancora sulla terra rossa, ancora nello stesso torneo e nello stesso campo (la prima vittoria era avvenuta nel 2009).

Non vinco mai con gli svizzeri” dirà poi in tono scherzoso il campione di Basilea in sala stampa. In effetti, prima della sconfitta di oggi, Roger aveva perso anche nell’altro incontro con un connazionale, Marc Rosset, suo avversario nella finale di Marsiglia nel 2000.

Ho giocato con grande intensità negli ultimi mesi e sono contento di poter riposarmi un po’ adesso. Ritornerò a casa per ché ho bisogno di recuperare. Non ho potuto farlo dopo Ginevra. Sento di essere stanco e ho bisogno di riposo e di dormire” ha precisato Roger in conferenza stampa. “Sono molto felice per Stan. È un’immensa vittoria per lui conquistare questo primo Masters 1000. È stato il più forte alla fine; si è sentito sempre più a suo agio nel corso del match e io non sono riuscito a pressarlo di più come avrei dovuto fare. Lui si è rilassato dopo aver disputato i primi due set con parecchia tensione”.

Queste invece le dichiarazioni di Wawrinka: “Sto vivendo le più belle emozioni da uno o due anni. È incredibile. È per vivere tutto ciò che mi alleno così duramente, per vivere questi momenti.  Giocare contro Roger è sempre molto speciale. È il mio migliore amico nel circuito e ci conosciamo benissimo. Sa variare tanto per rendere le cose complicate all’avversario. ha sempre avuto questo ascendente su di me, è abituato a queste situazioni. È per questo che ho fatto fatica alla fine del match.  Ma questo vale per entrambi e ho visto che anche lui era teso. Ci guardavamo ; ma poi sono riuscito a condurre il gioco  e sfruttare le condizioni a me favorevoli”.

Federer rimane così al 4° posto del ranking ATP e Wawrinka al 3°: fino ad ora il 2014 dice una volta di più che tra i Fab Four Stan ha preso il posto di Murray. Tra l’altro, se manteniamo le vecchie gerarchie sui Fab Four, questo è solo il terzo Masters 1000 vinto da un “intruso” degli ultimi 36 giocati (prima c’erano riusciti solo Soderling e Ferrer, entrambi a Parigi-Bercy nel 2010 e 2012).

 

fed waw stats

 

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ATP Montreal: super Fritz passeggia su Murray, Kyrgios non manca la prova del nove con Baez

Norrie sconfiggendo Nakashima, vendica Sir Andy e pareggia i conti con i “cugini” d’oltreoceano. A Tiafoe in rimonta la lotta di giornata contro Bonzi. Nishioka si conferma in stato di grazia, Van de Zandschulp riscatta Indian Wells contro Kecmanovic

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Taylor Friz - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

N. Kyrgios b. S. Baez 6-4 6-4

C’era grande curiosità nel vedere all’opera, nel primo turno dell’Omnium Banque National presented by Rogers, il fresco campione dell’ATP 500 di Washington Nick Kyrgios. L’australiano era contrapposto, nel quarto incontro sul Centrale dell’IGA Stadium, all’argentino Sebastian Baez, dopo che i due si erano già incontrati all’inizio dell’anno sul veloce del deserto californiano: al primo round del Masters 1000 d’Indian Wells, la sfida se l’aggiudicò nettamente il 27enne di Canberra per 6-4 6-0. Il tennista originario della Malesia si è invece imposto quest’oggi, con un doppio 6-4 in quasi un’ora e mezzo di partita. L’interesse nei confronti del match con protagonista il finalista di Wimbledon, non veniva destato solo ed esclusivamente dal fatto di poter ammirare il suo sempre entusiasmante e spettacolare tennis, ma soprattutto dal voler appurare quale versione di Nick si sarebbe presentata in Canada dopo la vittoria di un torneo.

KYRGIOS MOSTRA LA MATURITÀ ACQUISITA – Infatti erano tre anni che il giocatore aussie non si trovava a dover gestire una situazione di questo tipo, e si sa che non è mai facile affrontare un nuovo appuntamento del Tour – ancor di più se si tratta di un evento tra i più prestigiosi del circuito – dovendo amministrare un fisico provato dalle fatiche della settimana precedente. Il Citi Open però non si è limitato a richiedere all’istrionico di origini greche il normale sforzo fisico e mentale che serve per conquistare partite in sequenza ed alzare un trofeo, ma ha voluto ogni goccia di sudore ed energia a disposizione del suo serbatoio. L’ex n. 13 del ranking si è difatti rivelato il mattatore assoluto dei sette giorni nella capitale USA, tra doppi turni a ripetizione per via dei ritardi dovuti alla pioggia ed un percorso parallelo nel doppio, esaltante allo stesso modo del singolare. Il risultato finale è stata una doppietta trionfante, con il successo assieme a Jack Sock.

 

Kyrgios quando aveva vinto il suo ultimo titolo – il sesto – proprio a Washington, in Canada a Montreal il lunedì successivo aveva lasciato inopinatamente il torneo già al primo turno, sconfitto senza colpo ferire dal nobile decaduto Kyle Edmund. Dunque l’attesa di scoprire se i miglioramenti fatti vedere sotto l’aspetto mentale, della continuità di rendimento e dell’approccio al professionismo nel 2022 avrebbero portato una reale rottura con quello che è stato il bad boy del passato; era importante anche alla luce del confronto possibile con quanto successo tre stagioni orsono. Ebbene l’esame, o la prova del nove fate vobis, è stata superata a pieni voti dall’ex n. 1 juniores. Certo non sono mancate le difficoltà lungo il corso della partita, ma alla fine ciò che emerso è la seguente costatazione: quando Nick ha giocato da Nick, l’argentino non ha potuto che subire e soccombere dimostrando di essere disarmato contro il talento fumantino dell’avversario.

L’inizio del duello è stato scoppiettante per Kyrgios, il quale ha messo in mostra tutta la propria completezza tecnica: creatività, manualità, cambi di ritmo, velocità di braccio, timing sulla palla sensazionale, esplosività, rovesci anticipati, accelerazioni incredibili e improvvise, angoli mozzafiato. Insomma tutto il campionario aussie, il solito ed ineluttabile one-man show. Non aveva possibilità di reagire in alcun modo il pedalatore albiceleste, che pure si discosta dal classico sudamericano cresciuto a pane e mattone tritato e che può esprimersi al meglio solamente nelle lunghe e fangose battaglie sulla polvere rossiccia. Intendiamoci, nasce sul rosso e la terra rimane la sua superficie preferita, ma Seb ha già dimostrato ampiamente di sapersi districare nelle condizioni di gioco più rapide che si trovano sul cemento, ad esempio quando si fece conoscere al grande pubblico nelle Next Gen novembrine di Milano togliendosi immediatamente di dosso l’odiosa etichetta di specialista. Ma come preannunciato, stereotipo o no, l’ex Top 15 in tutto il suo splendore sale 5-1.

Qui però le energie consumate nell’ultimo periodo annebbiano la lucidità di Kyrgios, che almeno per un frangente di gara torna quello di sempre: atteggiamento svogliato, discontinuità, scelte insensate; permettendo così il rientro prepotente di Baez. Il 21enne di Buenos Aires limita gli errori e si rifà sotto prepotentemente, ricordandosi di possedere nella solidità e nella resistenza agli scambi prolungati i fiori all’occhiello del suo gioco. Probabilmente non gli aveva mostrati finora a causa della scarsa fiducia di cui gode dopo un periodo per lui alquanto negativo – 5 sconfitte consecutive dalla finale di Bastad -, anzi aveva fatto sì che essi si trasformassero in frequenti aiutini per Nick.

Ciò nonostante, nulla avrebbe potuto evitargli di finire sotto il treno Kyrgios, che quando parte così è difficile anche solo dirottarlo fuori dai binari, a meno che non sia lui stesso a risollevare l’avversario, come accade puntualmente nello scontro odierno. Perciò parziale di quattro giochi del n. 32 e l’equilibrio torna dirompente, ma per fortuna dell’australiano ha una seconda opportunità per chiudere il set che non si fa sfuggire. Alla prima frazione da 43 minuti, segue un’altra identica sia come punteggio che come durata: questa volta con molta più stabilità, con un Baez ormai dentro il match e che addirittura si permette di beffare Nick con un tweener-lob. Kyrgios se la ride sornione, punzecchiato dalla sua stessa velenosa freccia, ma poco importa visto che la battuta risale vertiginosamente ed il break maturato nel quinto game viene portato fino in fondo. Al quarto match point è finalmente ufficiale, dopo lo scontro in Australia sarà ancora Medvedev contro Kyrgios.

[10] T. Fritz b. [WC] A. Murray 6-1 6-3

Il tre volte campione del torneo Andy Murray, vincitore nel 2009 e nel 2015 in quel di Montreal – batté Nishikori e Djokovic per alzare il titolo -, mentre fu autore del trionfo del 2010 a Toronto, invitato dagli organizzatori tramite wild card viene immediatamente estromesso dal torneo per mano della tds n. 10 Taylor Fritz. Il 24enne di San Diego con questa splendida vittoria, ottiene il primo successo nel torneo, ponendo fine ad una serie di sconfitte subite nelle sue apparizioni all’Open del Canada: fuori sempre al primo turno nel 2016 e nel 2021 a Toronto, nel 2019 a Montreal. Il n. 1 del tennis americano può così mettersi subito alle spalle il crollo fisico avuto contro Evans a Washington, mentre il 34enne di Glasgow oggi ha palesato evidenti ed imponenti limiti sulla seconda di servizio.

UN FRITZ SPAZIALE ACCENDE “RADIO MURRAY” – Il confronto tra Murray e Fritz è il classico scontro tra un solido tennista moderno dotato di grande servizio ed un altrettanto fantastico ribattitore. Da una parte il rampante n. 1 del tennis americano, che sembra in ripresa, voglioso di una piazza tra i primi dieci giocatori del mondo e che non nasconde l’ambizione di essere a Torino alla fine dell’anno solare. Dall’altra quello che riprendendo la definizione coniata dal maestro Clerici è la pura rappresentazione del contro attaccante, abile nel palleggio prolungato e soprattutto nell’alzare difese arcigne invalicabili.

Andy si esalta nella lotta e non si risparmia mai sul piano fisico, allora Taylor decide che bisogna subito testare le qualità dello scozzese e verificare se lo scorrere del tempo ha eroso oppure no l’immarcescibile tennista dall’anca d’acciaio: pronti via ed è già game surreale, 14 minuti e 19 secondi, 20 punti giocati, cinque palle break concesse. Mettiamoci pure che l’ex n. 1 mondiale trova solo 9 prime, cadendo anche in due doppi falli: così in men che non si dica, è 3-0 per il campione d’Indian Wells. Ma ciò che sorprende maggiormente è l’estrema aggressività, fatta vedere in risposta dal primo quindici del match da parte del numero 13.

Anticipa e lo fa benissimo, inoltre sono soprattutto molto evidenti gli enormi miglioramenti compiuti dalla tds n. 10 dal lato del rovescio. Ora è un colpo che fa veramente male, e che Fritz non disdegna neanche di mandare in lungolinea direttamente in ribattuta. Taylor è semplicemente ingiocabile, s’esibisce in un super fotonico dritto in corsa che ricade sulla riga. Un vincente eccezionale, che dà il là alla mattanza di Murray. Il due volte oro olimpico è totalmente impotente, continuamente confinato a remare sui teloni e ciò facilita di gran lunga “le castagne” del drittone di Fritz. Lo statunitense comanda con sublime tranquillità, non concede praticamente nulla nei suoi turni di servizio (85% di punti vinti con la prima, 71% con la seconda). È quasi avvilente osservare lo sguardo del 34enne di Glasgow, in completa balia del californiano e incapace di trovare una soluzione al massacro tennistico che sta subendo.

La wild card britannica cerca conforto nel suo angolo prima che le operazioni riprendano, ma è difficile scovare risposte utili a soverchiare l’”amico Fritz” in gradissimo spolvero. Ma il campione per quanto possa perdere colpi nella parte finale di carriera, in questo caso dovendo sopportare anche tanti gravi infortuni, rimane dentro di sé un fenomeno con quella fiammella che non si spegnerà mai: Andy ruggisce in apertura di seconda frazione, e nonostante la propria palla continui a viaggiare parecchi chilometri in meno rispetto a quella americana, oltre a rimanere molto più corta, quantomeno si porta per la prima volta ai vantaggi in risposta.

Ma il vincitore junior dello US Open per ora non si scompone minimante, il barone di sua maestà adesso tuttavia è molto più consistente da fondo. Fritz dunque è chiamato ad essere perfetto, ma tentenna però prima l’ace e poi il dritto a comandare lo portano sul 2-2 pur attraversando i primi brividi dell’incontro. Il giocatore a stelle e strisce allora comprende che deve affondare il coltello e finire la preda, non permettendo a quest’ultima di riemergere: così si arrampica a palla break. La radio scozzese, a questo punto, inizia a imperversare su tutte le frequenze, la seconda continua incessantemente a latitare a livello di efficacia ma il cuore di Murray riesce ad evitare l’allungo definitivo (3-2, senza break per lo scozzese).

Ma è soltanto questione di tempo, nel settimo game ancora problematiche in battuta per il n. 48 ATP: come era accaduto nel break del primo set, due doppi falli in aggiunta ad un brutto dritto scaraventato in rete condannano Murray. Il tre volte campione Slam è frustato, nervoso, colpisce violentemente la racchetta verso il suolo; ma Taylor proprio nel momento in cui si avvicina alla vittoria concede la prima palla break (dopo 80 minuti). Lo schema “servizio e dritto” però non perdona e la tds n. 10 s’inerpica sul 5-3. Fritz oggi è semplicemente di un altro livello, continua a vincere anche i punti sulla diagonale a lui sfavorevole contro uno dei bimani migliori degli ultimi decenni, ed inevitabilmente breakka ancora chiudendo il match.

ALTRI MATCH – Tra gli incontri più belli andati in scena tra il tardo pomeriggio canadese e l’apertura della la sessione serale, c’è sicuramente da menzionare la strabiliante battaglia durata la bellezza di 2h37 fra Frances Tiafoe e Benjamin Bonzi. Il tennista statunitense, attuale n. 24 ATP, ha avuto la meglio in rimonta dopo aver perso il primo set al tie-break nonostante un set point avuto a disposizione con lo score finale di (8)6-7 7-5 6-3. Una lotta nel segno degli ace, 10 per il francese e addirittura 15 per il 24enne americano, ma in generale costellata da servizi dirompenti a tal punto che sono state cancellate 10 delle 15 palle break concesse. Frances ha dimostrato però anche grande capacità nell’utilizzo del colpo del ko, con i suoi 53 vincenti mitigati da pochi gratuiti nel rapporto con essi (28).

Ora per una delle nuove leve del tennis USA, che pare aver imboccato la strada giusta per ritornare grande, ci sarà proprio l’indomabile Fritz in un derby che si preannuncia da fuochi d’artificio. Se per il vecchio leone ferito Andy, le cose non sono andate come avrebbe voluto, a prenderne il testimone – come successo a Wimbledon – e a vendicarsi contro i “cugini” d’oltreoceano ci pensa Cameron Norrie. Il mancino di Sua Maestà, reduce dalla finale a Los Cabos, ha liquidato con un doppio 6-4 il solido Brandon Nakashima in 1h14: andamento del match simmetrico, con un break per frazione arrivato in entrambi i casi nel terzo game. Il n. 63 del mondo si arrende, nonostante abbia scagliato 6 ace e fatto registrare un bilancio tra winner e unforced di +6 (22/16), al mostruoso rendimento in battuta del nativo di Johannesburg: 81% di prime in campo, 82% di realizzazione, 89% di punti vinti con la seconda e dulcis in fundo 0 break point offerti. Il n. 11 ATP è stato pressoché perfetto, lo testimoniano i soli 5 errori nell’intero incontro a fronte di ben 19 vincenti.

Conferma invece l’ottimo stato di forma il finalista del Citi Open Yoshito Nishioka, che ha superato per 6-2 6-3 il sempre più irriconoscibile Benoit Paire. Il giapponese dopo il grande balzo in classifica, ha potuto prendere parte al main-draw grazie allo Special Exempt e nel quarto match sul Court 5 ha surclassato il 33enne di Avignone, il quale ha comunque mandato giù 12 ace ma è stato anche artefice di 36 non forzati.

Sul Court 9 invece a seguito di Tiafoe/Bonzi, si sono dati battaglia Miomir Kecmanovic (n. 35 ATP) e Botic Van De Zandschulp (n. 25 ATP). La sfida era un remake dello scontro tenutosi al BNP Paribas Open del deserto californiano, nel quale vinse il serbo in due parziali tirati dando il là alla miglior fase della sua stagione conquistando due quarti consecutivi nel Sunshine Double. In realtà però l’ultimo confronto diretto, è datato al mese di aprile quando sul rosso di Monaco di Baviera l’olandese trionfò in rimonta accedendo alla finale del torneo – che poi avrebbe perso con Rune ritirandosi per problemi respiratori. Ebbene il tennista orange, dando continuità a quel successo si è imposto per 6-1 7-5 in poco più di un’ora. Eccezionale performance al sevizio per BVDZ: doppia cifra di ace (12), 85% di punti vinti con la prima. A questi numeri ha aggiunto un trentello di vincenti, oltre ad aver annullato 4 delle cinque possibilità di break offerte.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP Montreal: avanza Rune sul qualificato Fognini

Già bravo a qualificarsi, Fabio Fognini cede al primo turno contro Holger Rune a Montreal

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Holger Rune - Montreal 2022 (foto Twitter @OBNmontreal)

H. Rune b. [Q] F. Fognini 6-3 7-5 (da Montreal il nostro inviato)

Dopo l’uscita di scena di Berrettini, il tennis italiano perde un altro rappresentante a Montreal. Fabio Fognini, che era riuscito a conquistarsi un posto nel tabellone principale dell’Omnium Banque Nationale passando attraverso le qualificazioni, ha perso il suo match di primo turno in due set contro il danese Holger Rune, n. 26 dell’ultimo ranking ATP e quartofinalista all’ultimo Roland Garros, ma reduce da una striscia di sette sconfitte consecutive interrotta solamente la scorsa settimana a Washington.

Fognini ha lasciato scappare il suo avversario subito all’inizio del primo set, concedendo il break al secondo game e dovendo annullare anche due chance dello 0-4 due game più tardi. Una volta scampato il pericolo Fognini ha iniziato a tenere meglio gli scambi, lavorando molto bene con i lungolinea e chiamando anche a rete il suo avversario con la palla corta, situazione nella quale Rune ha dimostrato di non essere totalmente a suo agio nonostante la sua grande rapidità di spostamento.

 

Nel nono game, con Rune al servizio per il primo set, Fognini ha avuto ben quattro opportunità del controbreak per rientrare nel parziale, ma non è riuscito a prendere il comando dello scambio in nessuna di quelle occasioni e ha finito poi per cedere il set per 6-3.

Il secondo set è iniziato con un Fognini più proiettato verso la rete che ha messo in mostra anche alcuni ottimi serve and volley. Il ritmo degli scambi era sostenuto e il pubblico del campo 5, che contava anche un buon numero di italo-canadesi impegnati a incoraggiare Fognini nella lingua di Dante senza peraltro troppo successo, dimostrava di apprezzare lo spettacolo e sovente iniziava a celebrare i punti prima che fossero finiti.

Gli aerei in decollo dal vicino aeroporto Trudeau passavano proprio sopra il campo con cadenza sostenuta, dando l’impressione che ci si trovasse a Flushing Meadows più che a Montreal, ma la temperatura ancora decisamente rigida per la stagione estiva non lasciava dubbi che non ci si potesse trovare a New York. L’allungo decisivo arrivava all’undicesimo gioco, quando due errori inguaiavano Fognini sullo 0-30 e il ragazzo danese finiva per ottenere quello che sarebbe stato l’unico break del set permettendogli di mettere in cassaforte la vittoria.

Al prossimo turno Rune se la dovrà vedere con Pablo Carreno Busta (due vittorie su due per lo spagnolo nei precedenti) che nel pomeriggio aveva superato il nostro Berrettini.

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ATP Montreal: un opaco Berrettini si arrende subito a Carreno Busta

Matteo Berrettini esce al primo turno del Masters 1000 di Montreal. “Non c’era nessun aspetto del mio gioco a cui potessi attacarmi”. Prima di andare a Cincinnati alcuni giorni di pausa

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Matteo Berrettini - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

P. Carreno Busta b. [11] M. Berrettini 6-3 6-2 (da Montreal, il nostro inviato)

Non sappiamo se Matteo Berrettini sia meteoropatico o meno, certo è che la versione del suo gioco fatta vedere in questo primo turno dell’Omnium Banque Nationale di Montreal assomigliava molto al cielo che negli ultimi due giorni ha ricoperto la città canadese: grigio, cupo, freddino e senza mai un bagliore che possa dare speranza di un miglioramento.

Berrettini è mestamente uscito dal torneo quasi prima di entrarci, forse sorpreso dal repentino cambio di condizioni climatiche, dopo essersi allenato per diversi giorni a Montreal in una calura quasi caraibica. “Forse è stata la partita più brutta che abbia mai giocato” ci ha detto Matteo a caldo subito dopo essere uscito dal Court Rogers e trasportato all’ingresso degli spogliatoi dalle “golf cart” della sicurezza. “Ci sono giornate buone e giornate meno buone e oggi davvero è stata una giornata pessima. Non c’era alcun problema in particolare, solo non ho trovato alcun aspetto del mio gioco a cui potermi attaccare”.

 

Le statistiche del servizio descrivono perfettamente la partita: solo due punti su tre sulla prima, addirittura uno su quattro sulla seconda, per quella che dovrebbe essere l’arma principale di Berrettini. Ben 30 gli errori gratuiti per Matteo, più della metà dei quali con il diritto che però gli ha dato soltanto 8 punti vincenti.

Il match sicuramente non era semplice: Carreno Busta è un avversario particolarmente tosto su questa superficie, e non era stato certo un sorteggio benevolo quello che l’aveva opposto a Berrettini al primo turno. Ci può sicuramente stare la sconfitta, ma il modo in cui è arrivata è abbastanza sorprendente.

E dire che la partita era iniziata in maniera equilibrata: negli scambi da fondo gli errori arrivavano sia da una parte sia dall’altra. D’altro canto non è semplice giocare subito bene in una partita ripetutamente ritardata, giocata sotto le luci artificiali nonostante fosse da poco passato mezzogiorno e con una temperatura di circa 16 gradi. Berrettini ha dovuto salvare due palle break nel primo turno di battuta, ma poi si era stabilizzato sul suo solito rendimento, arrivando un paio di volte a 30 sul servizio dell’avversario, ma non riuscendo mai a lasciare un vero graffio nel match. Il rumore della palla sul suo diritto era molto meno pulito del solito, le traiettorie erano spesso erratiche e la fiducia di forzare una delle sue armi principali faticava ad arrivare.

Sul 3-4 del primo set l’inizio del tracollo: un turno di battuta perduto a zero dava a Carreno Busta il via libera per conquistare il primo parziale; poi all’inizio del secondo Berrettini riusciva a salvare in qualche modo il suo primo game di servizio annullando due palle break con due belle battute, ma il turno seguente veniva ceduto ancora a zero, e da quel momento forse se ne andava anche la voglia di rimanere attaccati a una partita per la quale sentiva di non avere le energie.

È stato un anno molto complicato il mio – ha continuato Berrettini nel nostro colloquio post match – ho dovuto affrontare tante situazioni, e anche se in effetti ho giocato molto poco, ho comunque speso tante energie nervose e oggi mi sentivo davvero stanco. Per fortuna ci saranno altre partite, altri tornei, ora ho bisogno sicuramente di uno-due giorni di riposo e poi decideremo con il mio team se rimanere qui ad allenarmi oppure andare subito a Cincinnati”.

Oltre alla innegabile giornata storta, probabilmente la sconfitta odierna è da imputare anche a un periodo non semplice a livello mentale vissuto da Berrettini a causa del forzato ritiro da Wimbledon, dove era tra i favoriti e al quale era arrivato vincendo due tornei consecutivi. Queste delusioni possono richiedere periodi di tempo più o meno lunghi per essere completamente metabolizzate, e forse Matteo non è ancora pronto per guardare quanto è successo nello specchietto retrovisore.

Ma nel tennis che non si ferma mai un altro torneo è sempre dietro l’angolo: il Western&Southern Open di Cincinnati comincerà tra pochi giorni, e per Berrettini rappresenterà l’occasione di ritornare al suo abituale rendimento in una situazione ambientale (campi veloci e gran caldo) che sembrano essere quelle più adatte alle sue caratteristiche.

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