Lo psicodramma romano di Fabio Fognini al Foro

Editoriali del Direttore

Lo psicodramma romano di Fabio Fognini al Foro

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TENNIS ATP MASTER 1000 ROMA – La più grossa delusione è arrivata dal protagonista più atteso. Novello Neuro Canè? Tanta attesa non gli ha giovato. E’ “balotelli…zzato?” I fischi incompresi da chi…”Ho fatto tanto per l’Italia!”.

Credevo proprio, in tutta sincerità, che Fabio Fognini avrebbe battuto Lukas Rosol e soprattutto non credevo che avrebbe potuto perdere – in caso di concomitante prestazione negativa sua e superpositiva dell’avversario – 63 62 senza conquistare neppure una palla break in un’ora e un quarto. Tempi da match sul cemento veloce, o l’erba dove certo Rosol eccelle maggiormente.
Per questo motivo ho dettato io il titolo dell’articolo firmato da Claudio Giuliani che ha commentato a caldo quanto accaduto sul campo centrale: “Clamoroso k.o. etc. etc.”.

Constato che molti lettori hanno contestato quell’aggettivo sostenendo che in realtà il suo k.o. non sarebbe stato per nulla clamoroso.

 

Per me resta invece tale, soprattutto con quel risultato. Clamoroso. Come clamorosi sono i fischi per un giocatore capace di esaltare (vedi Napoli) e di deprimere (quale città devo mettere?). A Roma non mi ricordo con chiarezza un altro tennista italiano cui sia successo. Forse Paolino Canè – ribattezzato Neuro da Gianni Clerici – quando perse qui piuttosto malamente da Martin Jaite? Non ci giurerei, se qualche lettore ricorda qualche caso per favore me lo scriva.

Sinceramente Fabio Fognini, a dispetto dell’atteggiamento strafottente e poco professionale in conferenza stampa (ma c’è da capirlo, gli giravano a mille e avrebbe fatto volentieri a meno di venire al cospetto dei giornalisti) mi ha ispirato umana compassione stasera. E non solo perché è stato così poco lui – come ha sottolineato con una sacrosanta domanda il collega Martucci della Gazzetta “Dov’era il vero Fognini, oggi non l’abbiamo visto, non ha nemmeno rotto una racchetta…” – da apparire irriconoscibile, ma perché ovunque avrebbe accettato di perdere male, fuorché forse a Roma (anche se poi ha detto che perdere non gli piace da nessuna parte, ed è ovvio, ma si sa che a casa propria le sconfitte bruciano di più).

Per tutta la settimana tutti i media italiani lo hanno presentato come il giocatore che più di ogni altro avrebbe potuto imitare il cammino di Filippo Volandri, semifinalista qui al Foro quando battè Gasquet, Berdych e Federer prima di cedere a Gonzalez (2007). Difficile che ce la possano fare, adesso, Bolelli (che ora ha Raonic), Seppi che se supera Haas si trova nel quarto di Wawrinka e Berdych, o Cecchinato che se superasse il non irresistibile olandese Sijsling, n.53 del mondo, avrebbe poi proprio il vincente di Haas-Seppi.

Fabio è stato protagonista – o vittima? – di diverse ospitate televisive nei giorni scorsi. Non soltanto nella tv di casa Fit, ma anche a “La vita in diretta” sulla Rai, dove perfino mia moglie Tiziana lo ha trovato “bellissimo” e mia figlia ha esclamato “che bel sorriso e che bei denti bianchi, dovrebbe fare l’attore”, e poi di nuovo a “Quelli che il calcio…”. Ma l’ho visto intervistato anche da Barbara Schett per Eurosport. E altre tv. E tutti a chiedergli se non temesse di sentire troppo la pressione.

E lui a dire “no, no”. Invece, a giudicare da come ha giocato, la risposta giusta – peraltro oggettivamente difficile da dare – era un “Sì, sì, ma non ci posso far nulla”.

Non vorrei far psicologia da supermercato, ma io che credo di conoscere Fognini meglio di tanti che forse lui considera grandi amici. E giuro che gli avrei evitato nel suo interesse tutto questo, sempre se avessi dato priorità a un suo buon risultato piuttosto che ad operazioni di marketing per lui medesimo e per il torneo. Operazioni che poi, quando i risultati non vengono, rischiano di diventare temibilissimi boomerang. Tipo i fischi che lo hanno sommerso all’uscita del campo, complice un pochino anche la ..distrazione della speaker che abituata a fare sempre lo stesso tipo di annuncio di…consolazione per il giocatore sconfitto, ha invitato il pubblico “a fare un bell’applauso a Fabio Fognini!”.
Immaginabile la reazione del pubblico, infastidito dalla resa di Fabio e dall’atteggiamento remissivo. Fognini ha così pensato bene – si fa per dire – di uscire dal campo sollevando polemicamente il pollice (come per dire, “Bravi, che bravi che siete a fischiarmi!” ). Per fortuna non era il medio.

Che Fognini ritenesse immeritati quei fischi lo si è capito chiaramente dalla risposta che ha dato poco più tardi al giornalista che glielo ha chiesto espressamente: “Meritati o immeritati?”. Se leggeste soltanto i transcripts non capireste quale è stato il vero senso della sua risposta. Perché il tono non lo potete intuire…Ma io c’ero. Quando Fabio ha detto “Meritati certo, anche di più…” lo diceva ironizzando nei confronti dei contestatori nei cui confronti aggiungeva: “Ho fatto tanto per l’Italia – sic! (mica si accorge di come parla e di quanto possano suonare presuntuose od arroganti certe sue parole il buon Fabio: è solo gioventù) – ho vinto 5 match su 6 per l’Italia…(ribadiva alludendo agli incontri vinti in Davis)…ma non potrò cambiare la mentalità di tutti i quanti”.

Beh, c’erano più di 5.000 persone che…avevano quella mentalità. In effetti dovrebbe essere più facile cambiare la sua, ma chi ci proverà? Non certo nessuno dei familiari. Perlas? La moglie di Perlas? Flavia Pennetta? Boh…

Può capitare a tutti di avere una brutta giornata. Il fatto è stato che lui l’ha avuta, per l’ennesima volta, qui al Foro Italico. Ricordate quando prese una brutta stesa qui da Andreas Seppi? Quel giorno Fabio aveva problemi al polso. Anche se non molti giorni dopo, dopo aver fatto capire a Barazzutti di non essere pronto e di fatto disponibile per la Davis (“Chi vuole correre questo rischio? E se poi mi faccio male?”), andò poi a giocare singolare e doppio a Belgrado.

Ribadisco che Fognini non ha la maturità sufficiente per capire che se la gente lo esalta quando vince e gioca bene, come è successo a Napoli, poi lo fischia quando gioca male…perché il n.1 d’Italia è un personaggio pubblico. Nel bene e nel male. Con i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Deve imparare a conviverci. Prima o poi, forse, ci riuscirà.

Lui deve e dovrà sempre dare l’impressione di impegnarsi al massimo, di lottare, di schiumare magari rabbia, di reagire (il che non vuol dire spaccare racchette o imprecare contro tutto e tutti).
Invece che sul campo Fabio ha reagito in conferenza stampa quando un giornalista dell’Unità, Marco Bucciantini, si è permesso di rivolgergli una domanda estremamente corretta: “Non credi che i tuoi ultimi avversari ti abbiano studiato, abbiano incominciato a capire che sulla tua seconda di servizio possono aggredirti fin dalla risposta…”

Non c’era nulla di offensivo in questa domanda. Eppure Fognini ha creduto opportuno replicare con una domanda ai più apparsa arrogante: “Scusa… te per che giornale scrivi?”.

Non so se avesse temuto che quel giornalista, che non aveva visto spesso – ma è uno che ha seguito anche le Olimpiadi di Londra – fosse un collaboratore di Ubitennis…Fatto sta che quando Bucciantini, stupito come molti presenti, gli ha detto: “Lavoro per l’Unità”, Fognini gli ha detto allora: “Lei ha visto le mie ultime 3 partite?”.

E Bucciantini: “Ho visto le ultime 50…sono un tuo tifoso”.

Al che Fognini, visibilmente colto in contropiede mentre diversi presenti ridacchiavano più o meno manifestamente, sotto o sopra ai baffi, diceva: “Io sono tranquillo, le ultime tre partite le ho giocate contro avversari che giocano bene a tennis. Sono avversari che possono giocare bene e fare quello che hanno fatto, e avversari che possono giocare talmente male da perdere partite come ha fatto Dolgopolov l’anno scorso che è sceso a n.50, Klizan che è andato a 110 e questo Rosol di oggi. Sono avversari che giocano molto bene, quindi le ultime tre partite pur essendo state diverse tra loro, le ho giocate contro avversari che giocano bene. Ho avuto le mie chances, non le ho sfruttate”.

Oddio grandi chances contro Rosol Fabio non le ha avute visto che non conquistato neppure una pallabreak in tutto il match. Ma si vede che lui si è sentito di averle avute.

Però non aveva torto il collega che ci diceva, post-conferenza, come Fognini si sia recentemente un po’ troppo… “balotellizzato”.

E’ storia recente. Da un opinionista di Sky Balotelli si era sentito dire: “Non sei ancora un giocatore che fa la differenza perchè non aiuti la squadra con i tuoi movimenti…” Al che Balotelli, aggressivo, aveva chiesto, non potendo vedere l’interlocutore: “Chi è che sta parlando?” Dallo studio gli dissero: “Giancarlo Marocchi (ex scudettato con la Juventus)”. E Balo: “Mi muovo poco? Secondo me non capisci di calcio. Te lo dico io, fidati”.

A quella frase Boban aveva replicato: “Non hai detto una bella cosa…”  E Balotelli: “Non mi interessa!”

Vabbè con questi giovani sportivi di successo bisogna avere una gran pazienza. Grande comprensione. E come se fossero al centro di un mondo troppo grande per loro.

Certo è che io avevo scritto dopo gli exploit primaverili di Fabio che, salvo che per la cambiale pesante di Montecarlo (semifinale nel 2013), lui aveva solo da guadagnare punti, avendo fatto primo turno a Madrid e secondo a Roma, quindi mi ero sbilanciato nel dire che il traguardo dei top 10 non era irraggiungibile.

Invece Fabio ha perso negli ottavi a Montecarlo da Tsonga, la famosa partita degli insulti a familiari e clan al completo vista su You Tube in tutto il mondo, poi al primo turno a Barcellona, Madrid e Roma.

Credo certamente a Fognini quando dice. “Aver perso così fa più male a me che ai romani…”.

Certo che sì. Come è certo anche che o lui o qualcuno del suo clan legge attentamente Ubitennis e non solo per il modo in cui reagiscono “i suoi” ma anche perché, dopo che lui si era permesso di chiedere a Madrid ad un collaboratore di Ubitennis, Matteo Gallo, di allontanarsi dall’area di “mixed zone”, perchè appunto collaboratore di Ubitennis, io avevo scritto su questo sito a) che se avesse osato dirlo a me non me ne sarei mai andato b) che uno è padrone di rispondere “no comment” o anche a monosillabi ad un giornalista sgradito (dimenticando di dirgli che non ci fa comunque una gran bella figura).

Così ecco che Fognini a qualunque domanda io facessi ha deciso di rispondere a monosillabi. Sì, no. Divertitissimi nell’assistere a questi siparietti, pur non capendo domande e monosillabi, i colleghi della stampa americana, del New York Times e di Sports Illustrated. Che poi mi hanno chiesto la traduzione di domande e risposte (queste ultime le avevano capite).

Spazio esagerato tutto questo per Fognini? Forse. Ma lui è pur sempre il n.1 italiano, il nostro giocatore qui più atteso. E più deludente, mentre Francesca Schiavone, dodici sconfitte e tre vittorie nel 2014, dava segni di risveglio contro la Bouchard e anche la “fidanzata di Fabio”, Flavia Pennetta, si comportava bene contro la Meusburger.

Nella giornata “italiana” bene Bolelli, ma bene anche Travaglia che ha retto il confronto alla pari fino al tiebreak decisivo, male invece la Knapp che dacché era arrivata a due punti dal battere la Sharapova all’Australian Open è come se…soffrisse di vertigini. Volandri e Lorenzi anche loro a casa.

Insomma di 8 italiani in gara cinque sono andati a casa (ma uno era un derby). E questo martedì gli italiani saranno 7. I miei pronostici: vincono Errani e Vinci. Perdono gli altri, anche se Seppi con Haas potrebbe riscattare Monaco, e la Giorgi contro la Cibulkova sono match equilibrati che i nostri potrebbero volgere anche a loro favore (così come la Makarova, però, non potrà essere sottovalutata dalla Vinci).

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Coppa Davis

Davis Cup: oltre le più azzurre previsioni. Un’Italia così forte può vincere la Davis? Isner: “Sinner sicuro top 3”

Capitan Fish: “L’Italia può battere qualsiasi squadra”. Forse non la Russia di Medvedev e Rublev. Il mio ricordo di Siviglia 2004, il Sinner di ieri mi ha ricordato quel Nadal

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Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

“Abbiamo una squadra fortissima”. Ipse, Sinner, Dixit. Come dargli torto? “Sinner diventerà certamente un top-3 del mondo!”. Ipse, Isner, dixit. Come dargli torto dopo quello che ho visto oggi?

Due esordienti hanno stroncato le reni ai giganti made in USA. Mi è tornata in mente la finale di Coppa Davis, quella vera, di Siviglia nel 2004 quando due tennisti nati e cresciuti nella piccolissima isola di Maiorca, l’esordiente diciottenne Rafa Nadal e il ventottenne Carlos Moya, stroncarono le reni a un Paese di 300 milioni di abitanti. Già, anche in quell’occasione, sul banco degli sconfitti ci finirono gli Stati Uniti, vincitori di 32 Coppe Davis, che schieravano Andy Roddick e per l’appunto l’attuale capitano di Coppa Davis Mardy Fish.

La Coppa Davis non è più la stessa, purtroppo, ma è vero che abbiamo una squadra fortissima se anche senza il nostro numero uno, Matteo Berrettini, siamo stati capaci di risolvere in due ore e mezzo la pratica americana a Torino.

 

In 2 ore e 31 minuti in totale l’Italia dei due esordienti in azzurro, con tanto di scritta Italia sulle spalle blu, Lorenzo Sonego e Jannik Sinner, ha dominato i giganti degli Stati Uniti, Reilly Opelka e John Isner, senza neppure perdere un solo game di servizio. Nessuno dei due azzurri. Sonego in un’ora e 29 minuti (6-3 7-6) ha concesso una sola palla break nel sesto game del primo set, cancellandola coraggiosamente. Sinner (6-2 6-0 in un’ora e 2 minuti) ne ha salvate tre consecutive nel secondo game del secondo set quando peraltro già era avanti di un break.

Se ieri ci avessero detto che un paio di giocatori avrebbero potuto chiudere il loro match senza perdere il servizio, avremmo probabilmente pensato che quelli sarebbero stati gli americani. C’è qualcuno al mondo che batte più forte di loro? Invece a non perdere il servizio sono stati gli azzurri e non quei due tipacci che tirano giù noci di cocco a 235 km orari da più di 4 metri e mezzo d’altezza, sommando la loro, la lunghezza delle braccia, quella della racchetta con l’aggiunta del saltino che hanno imparato a fare per incocciare la malcapitata pallina più su ancora per strapazzarla ben bene.

Francamente neppure il tifoso più ottimista avrebbe potuto immaginarsi uno scenario del genere. Io, ad esempio, non avevo nascosto la mia preoccupazione. Temevo soprattutto che Lorenzo Sonego patisse l’emozione di giocare nella sua Torino, a coronare un sogno di qualunque bambino che prende la racchetta in mano: giocare in Coppa Davis per l’Italia e proprio nella tua città, davanti alla tua famiglia, ai tuoi amici, con l’obbligo di vincere perché… il doppio americano aveva i favori generali del pronostico contro qualsiasi coppia azzurra. Sulle spalle c’era un carico di pressione assai pesante. Pesantissimo. Roba da far tremare i polsi, insomma. Sinner si era già più abituato, nel corso dell’anno, giocando finali davvero importanti, a situazioni pesanti.

Beh, Lorenzo ha cominciato il suo match mettendo dentro 4 prime palle sui primi 4 punti, tutti vinti. Meglio di così non poteva cominciare. Ha perso meno punti sul proprio servizio che non Opelka anche nel primo set: lui 6 in 5 turni, l’americano 7 in 4 turni. 28 punti per Sonego nel primo set, 21 per Opelka. E nel secondo, fino al tiebreak, la differenza è stata ancora più netta: Sonego ha ceduto 3 punti soltanto in 6 turni, Opelka 8. Quando Lorenzo ha fatto subito il minibreak nel tiebreak è apparso quasi fosse la logica conseguenza di quel che avevamo visto fono a quel momento.

Così come il fatto che Lorenzo, mettendo a segno l’ace n.4 e l’ace n.5 nel secondo e nel sesto punto di quel tiebreak, è stata la dimostrazione di una straordinaria lucidità e capacità di concentrazione. Quel minibreak gli è bastato, tenendo tutti i suoi servizi a non concedere la minima chance a un Opelka così stranito da apparire quasi rassegnato. Ma era furibondo… tanto che, obbligato a presentarsi in conferenza stampa, è stato di una scortesia, e di una mancanza di professionalità, pazzesca. Ha risposto a monosillabi, un vero gigante nella maleducazione.

Tutto il contrario di John Isner. Un Isner che aveva molte più ragioni di essere furioso. Mai aveva perso con un punteggio simile. 6-2 6-0! Ma vi rendete conto? Mentre arrivava in sala stampa ero andato di corsa a leggere i suoi risultati di 15 anni, dal 2021 al 2006 e non avevo trovato nessuna batosta così dura. Mai neppure un 6-0. La volta in cui aveva fatto meno game erano stati 4. Con Sinner ne ha fatti 2.

Cercando di non maramaldeggiare, ma solo dopo essermi reso conto della sua educazione – ha anche detto che era stata bellissima l’atmosfera, il tifo degli italiani e che l’unico dispiacere era stato quello di non essere riuscito a essere più competitivo – gli ho dovuto dire che avevo cercato nelle statistiche un punteggio altrettanto duro da lui subito nel corso della sua lunga carriera e lui ha ammesso con grande savoir faire: “Non ricordo che mi sia mai successo, ce lo siamo chiesti anche noi negli spogliatoi, ma Sinner ha giocato in un modo incredibile, non mi ha dato alcuna possibilità… è stato davvero troppo bravo. Non c’era davvero nulla che io potessi fare e se mi guardo indietro ci sono poche volte nelle quali non ho avuto un colpo in canna, una chance per rovesciare un match. Oggi invece è stato così. Non ricordo un match che io abbia perso altrettanto facilmente. Credo sia la prima volta. Naturalmente tutto il credito va a lui… che, ed è ancora più importante, è un bravissimo ragazzo, a very nice kid, davvero”.

È stato lì che gli ho chiesto se a suo avviso Sinner aveva le carte in regola per aspirare a un posto fra i primi 3 tennisti del mondo. E lui non ha avuto dubbi: “Anche se avessi giocato al meglio delle mie possibilità non so se sarei riuscito a batterlo oggi. Credo che questa indoor sia probabilmente la superficie più adatta al suo tennis. Forse se avessi avuto qualche match in più d’allenamento alle mie spalle avrei potuto giocare un match un po’ più equilibrato, ma non so se ci sarebbero molti giocatori che potrebbero batterlo su questo campo. Sono sicuro che sentirete parlare molto di lui in futuro, avrà molta pressione sulle sue spalle, ma la risposta è sì, lo vedo arrivare fra i primi 3 tennisti del mondo. Questa superficie è probabilmente la migliore per lui, ha avuto davvero ottimi risultati indoor quest’anno, penso che abbia solo 20 anni. Ma sì, penso che avrà certo un futuro radioso. Il nostro sport è fortunato ad avere un ragazzo come lui”.

E Mardy Fish ha poi detto: È la prima volta che vedo Sinner così da vicino e sono rimasto incredibilmente impressionato. Sì, perché avrò visto giocare Isner 600 o 700 volte e non ho mai visto nessuno rispondere al suo servizio come ha fatto stasera Sinner… E anche John mi ha detto la stessa cosa… Ci sono tanti giocatori che ho visto rispondere particolarmente bene, i del Potro, i Medvedev, ma stando lontani dalla riga di fondo. Lui sembra vedere bene prima dove andrà la palla. Decisamente il tennis italiano ha davanti a sé un brillante futuro. Per come gli italiani hanno giocato oggi, avrebbero vinto contro qualunque squadra al mondo”.

Beh… e se avessimo avuto anche il miglior Berrettini? Davvero forse soltanto la Russia di Medvedev e Rublev sembra più forte di noi, se i nostri giocano così. E il rimpianto per il formato della vecchia Coppa Davis cresce a dismisura. Perché potendo giocare 4 singolari invece di due, e riducendo l’importanza del doppio che oggi vale il 33 per cento dei punti e nella antica Coppa Davis invece valeva il 20 per cento, avremmo avuto vere chances di conquistarla per più di uno, due o tre anni. Se pensiamo che l’abbiamo vinta una volta sola… beh, cavolo, come sono cambiate le cose in un paio d’anni, da quella semifinale parigina raggiunta da Cecchinato a Parigi (dopo un “buco nero” di circa 40 anni e 160 Slam!), al trionfo monegasco di Fabio Fognini nell’aprile 2019, con gli 11 tornei vinti da allora dai tennisti italiani in mezzo a 13 finali raggiunte.

Oggi dobbiamo stare attenti. Dobbiamo vincere entrambi i singolari perché il doppio contro Cabal e Farah (campioni a Wimbledon nel 2019) non ci vedrebbe favoriti. Non credo che Galan possa combinarci lo scherzo di battere Sinner e che Mejia (se gioca lui invece di Cristiano Rodriguez) possa creare veri problemi a Sonego. Ragionevolmente giocheremo i quarti di finali lunedì contro la Croazia di Cilic e Gojo. Sinner dovrà giocare contro Cilic e Sonego contro Gojo. E anche in quel caso sarà meglio vincere entrambi i singolari, perché contro Pavic e Mektic, n.1 mondiale del doppio, sarebbe meglio non dover giocare un match decisivo.

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Editoriali del Direttore

Davis Cup, i tennisti vedono l’Italia favorita con gli USA. Io mica tanto, ma spero di sbagliarmi

Tante incertezze sulle formazioni. Il gran dubbio Fognini-Sonego. Chi giocherà fra Isner e Tiafoe? E sì che Isner sarebbe il N.1, ma Opelka non lo si discute

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Ho sempre pensato che la Croazia fosse più forte di quest’Australia, anche se non mi aspettavo che Gojo battesse Popyrin. E a confermare il mio pronostico è arrivata la prima tristanzuola giornata di Coppa Davis a Torino, pochissimi spettatori nonostante i ragazzi portati dalle scuole, spalti vuoti salvo uno sparuto gruppo croato.

D’altra parte non si poteva pretendere che qualcuno arrivasse dall’Australia, fra i Paesi più difficili al mondo da raggiungere (o in cui rientrare) ma non semplice neppure da lasciare.

La Croazia, che ha chiuso sul 2-0 i singolari ancora prima di schierare il doppio n.1 del mondo Pavic-Mektic (che infatti hanno dominato gli aussies Peers-De Minaur) giocherà lunedì – ormai sono in vena di pronostici – contro chi emergerà già stasera dal duello Italia-USA.

 

Partita durissima, quella dei nostri, perché giocare indoor contro i giganti americani, Opelka 2 metri e 11, Isner 2 metri e 8, e senza l’apporto di Matteo Berrettini non è davvero un sorteggio ideale.

Oggi i giocatori con cui ho avuto la possibilità di parlare, Gojo, Popyrin, Cilic, hanno detto tutti che l’Italia doveva essere considerata leggermente favorita. Chi riferendosi alla gran forma di Sinner, chi al fattore campo, chi all’annata particolarmente felice del tennis italiano.

Io confesso di non essere stato in grado di capire se Filippo Volandri ha intenzione di schierare come secondo singolarista Fabio Fognini oppure Lorenzo Sonego. Non ho potuto verificare chi sia più in forma dei due, il “trispapà” Fabio o il torinese e torinista Lorenzo, perché a differenza di Jannik che si è allenato al PalaAlpiTour con un Volandri ancora in buone condizioni atletiche e tennistiche, loro due sono andati a giocare al Cral Reale Mutua.

Volandri in questi giorni sembra essere stato in maggiore sintonia con Fognini, che stamattina si è allenato sfoggiando una maglia azzurra con su scritto Italia. Forse Volandri ha più fiducia nell’esperienza di Fognini. Ma è anche vero che conosce tutto sommato meglio Fognini che Sonego, il quale avrebbe l’handicap di esordire con la maglia della nazionale (salvo che alle Olimpiadi…).

Il campo con i rimbalzi alti, e non particolarmente veloce – anzi…e poi ci sono le palle Wilson anziché le Dunlop delle ATP Finals – parrebbe dare a Fognini qualche margine di vantaggio. Tuttavia a me la scelta Fognini pare molto rischiosa: non so quanto abbia potuto allenarsi e non è che i suoi ultimi risultati siano stati entusiasmanti.

Bisogna vedere anche chi sceglierà capitan Mardy Fish: se decidesse di schierare i due giganti, Isner N.24 scenderebbe in campo da N.1 contro Sinner ma per secondo, mentre il primo match lo disputerebbero i numeri due, Opelka N.26 e Fognini N.37.

Però, se invece Fish volesse tenere fresco Isner, 36 anni e mezzo, per schierarlo in doppio al fianco di Sock o di Ram, allora Opelka diventerebbe il N.1 contro Sinner e Tiafoe giocherebbe contro Fognini.

Onestamente il doppio italiano non mi sembra forte come qualunque dei tre doppi che possono schierare gli Stati Uniti. La vittoria all’Open d’Australia di Fognini e Bolelli è ormai parecchio datata: 2015, sono passati quasi sette anni.

Ergo dobbiamo cercare di vincere i due singolari. E mentre Sinner deve essere considerato favorito, con le riserve del caso, nel singolare dei numeri uno, nell’altro match a me non pare che saremmo favoriti.

Quindi, augurandomi ovviamente di sbagliare, a differenza di quello che hanno detto tutti i tennisti ascoltati oggi, un leggerissimo margine per me ce lo ha il team USA.

Quanti break potranno mai subire Opelka e Isner se dovessero giocare i singolari? Di sicuro qualche set finirà al tiebreak. E magari perderanno un set 6-4 o 7-5. Se Fognini perdesse un servizio, come ne recupererebbe uno o due?

Sulle prime mi ero rallegrato che il campo di questa Coppa Davis non fosse così veloce come quello delle ATP Finals.  Però poi ho sentito Mardy Fish dire che ai suoi giocatori il campo più lento piaceva: “Gli aces e i servizi vincenti li fanno ovunque, anche se un campo è lento. Ma se è troppo veloce non riescono a recuperare sugli angoli. Forse per Isner il campo in terra  battuta è quello ideale…”.

E in effetti mi sono ricordato di Isner che battè Federer sulla terra rossa in Svizzera in Coppa Davis o che fece una gran battaglia con Rafa Nadal al Roland Garros nel 2011. Rafa vinse 6-4 6-7 6-7 6-2 6-4. Quest’anno al Roland Garros Isner ha lottato per 4 set con il finalista del torneo Tsitsipas.

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Editoriali del Direttore

Sascha Zverev, un doppio Maestro e una storia che ricorda Ivan Lendl: tanti tornei vinti, zero Slam

Il percorso del tedesco, già n.3 ATP a soli 20 anni e mezzo, è simile a quello del ceco che nel novembre 1981 era anche lui già n.3, ma fino all’84 non vinse uno Slam. Poi però furono 8

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Alexander Zverev - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto @atptour)

Non avrà vinto ancora uno Slam, ma intanto è un doppio Maestro. Aveva vinto le ATP Finals a Londra nel 2018, sorprendendo Nole Djokovic dal quale aveva perso nel round robin, si è ripetuto a Torino ridiventando Maestro dopo aver battuto il n.1 Djokovic e il n.2 del mondo Medvedev fra semifinale e finale.

Zverev è soltanto il quarto tennista che infilando la doppietta n.1 e n.2, finisce per vincere il Masters. Ci sono stati anche tre tennisti che avevano battuto il n.1 e il n.2 del mondo fra girone all’italiana e semifinale, ma poi non avevano vinto il torneo che chiude l’anno ATP: Gene Mayer, David Goffin e Dominic Thiem. I soli tre invece che battendo n.1 e n.2 hanno invece trionfato nel Masters erano stati Lendl nell’82 (che batté McEnroe e Connors), Edberg nell’89 (superò Lendl e Becker) e Agassi nel ’90 (sconfisse Edberg e Becker).

Per ora il cammino di Sascha Zverev ricorda molto da vicino quello di Ivan Lendl che fino al 1984 – quando rimontò John McEnroe in una memorabile finale a Parigi – non era mai riuscito a vincere uno Slam pur avendo giocato quattro finali Majors. Ricordo che molti scrissero di lui come se potesse essere una vittima di un “complesso Slam”. Sì, perché da quando un Ivan ventenne – nato il 7 marzo 1960 – aveva vinto il suo primo torneo nell’aprile del 1980 sulla terra battuta di River Oaks a Houston, si era cominciato a parlare di lui come di un ormai prossimo Slam-winner. Peccato, però, che al momento decisivo Ivan falliva sempre la prova.

 

Quando finalmente Lendl trionfò al Roland Garros, e in circostanze abbastanza rocambolesche, con McEnroe che lo stava dominando e improvvisamente perse la testa per via di un fotografo che lo disturbava con i clic della sua macchina fotografica, Lendl aveva già vinto la bellezza di 40 tornei. Tornei anche importanti, fra quelli del circuito WCT e altri che oggi equivarrebbero ai Masters 1000. Il trionfo al Roland Garros 1984 fu il titolo n.41 per il ceco di Ostrava. Aveva appena compiuto 24 anni. Ma già prima dell’US Open 1981 Lendl era asceso al terzo posto delle classifiche mondiali. A 21 anni e mezzo. Nessuno pensava che gli ci sarebbero voluti altri due anni e mezzo prima di aggiudicarsi uno Slam.

Stessa cosa si è pensato per Sascha Zverev quando già nel 2017, a 20 anni, ha vinto cinque tornei e fra quelli due Masters 1000 come gli Internazionali d’Italia e il Canadian Open (oltre a Washington, sì il torneo vinto quest’estate da Sinner, Monaco e Montpellier). E poi, nel 2018, un altro Masters 1000 sulla terra battuta, Madrid, prima del bis a Washington e Monaco, e delle Finals ATP a Londra per il primo incoronamento da Maestro. Però, dopo un’involuzione tecnica e psicologica che lo portava a commettere più doppi falli che ace nelle fasi decisive di un match, nel 2019 Sascha ha fatto il passo del gambero, retrocedendo da n.3 a n.7 del mondo. Soltanto al diciottesimo Slam, nel gennaio 2020 a Melbourne, è riuscito a raggiungere la prima semifinale di uno Slam. E a fine 2020 c’è stata quella finale all’US Open nella quale, dopo aver vinto i primi due set, si è fatto rimontare e, pur avendo servito per il match contro Thiem, ha finito per perdere la trebisonda, servendo con braccio rattrappito dalla tensione nel finale, perso al tiebreak decisivo.

Adesso Zverev ha vinto 19 tornei, e dimostrato a Torino di aver compiuto davvero grandissimi progressi. Ha giocato per tutto il torneo in modo davvero eccellente. Ha vinto la maggior parte degli scambi prolungati a fondocampo con Djokovic sabato sera. Ha dominato Medvedev anche negli scambi di rovescio domenica. E avrebbe dovuto vincere già nel round robin contro lo stesso avversario. Invece ci ha perso al tiebreak del set decisivo e solo per 8 punti a 6.

In finale, rovesciando l’esito del match del girone eliminatorio come è successo per 11 volte su 19 Masters, si è preso il rischio e la soddisfazione di servire l’ace con la seconda battuta sul matchpoint al termine di una partita nella quale non ha concesso lo straccio di una pallabreak al russo. Lo aveva breakkato nel terzo game del primo set, e di nuovo nel primo gioco del secondo set per un doppio 6-4.

Perché Zverev conquisti il suo primo Slam prima dei 25 anni, dovrà cercare di vincere l’Australian Open. A questo punto, con Djokovic alle prese con il vaccino sì-vaccino no, con Federer che è incerto perfino se partecipare a Wimbledon 2022, con Nadal che non ha più giocato agonisticamente da Washington, Zverev sa di poter essere considerato favorito del torneo non meno di Medvedev e …Djokovic se Nole andrà.

A novembre 1984 Lendl vinse il Benson&Hedges e il suo torneo n.42, Zverev nel novembre 2021 è fermo a quota 19. Però il tedesco dal 2017 in poi ha dovuto misurarsi con i Fab 4… Questo non basta a spiegare tante cose? Oggi Sascha, a 24 anni e mezzo – è nato il 20 aprile del 1997 – è indiscutibilmente il n.3 del mondo. Ha trionfato in 6 tornei, più di chiunque altro, e fra questi 6 tornei ce ne sono almeno 4 di assoluto prestigio: i 2 Masters 1000, il torneo olimpico di Tokyo con la medaglia d’oro, le finali ATP. Alla fine il presunto “complessato” Lendl ha vinto 8 Slam e anche se non ha mai centrato il suo incubo Wimbledon – due finali, 5 semifinali però – ha vinto 2 Australian Open, 3 Roland Garros e 3 US Open. Io dico che Zverev firmerebbe per vincere 8 Slam. Voi no?

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