Lo psicodramma romano di Fabio Fognini al Foro

Editoriali del Direttore

Lo psicodramma romano di Fabio Fognini al Foro

Pubblicato

il

TENNIS ATP MASTER 1000 ROMA – La più grossa delusione è arrivata dal protagonista più atteso. Novello Neuro Canè? Tanta attesa non gli ha giovato. E’ “balotelli…zzato?” I fischi incompresi da chi…”Ho fatto tanto per l’Italia!”.

Credevo proprio, in tutta sincerità, che Fabio Fognini avrebbe battuto Lukas Rosol e soprattutto non credevo che avrebbe potuto perdere – in caso di concomitante prestazione negativa sua e superpositiva dell’avversario – 63 62 senza conquistare neppure una palla break in un’ora e un quarto. Tempi da match sul cemento veloce, o l’erba dove certo Rosol eccelle maggiormente.
Per questo motivo ho dettato io il titolo dell’articolo firmato da Claudio Giuliani che ha commentato a caldo quanto accaduto sul campo centrale: “Clamoroso k.o. etc. etc.”.

Constato che molti lettori hanno contestato quell’aggettivo sostenendo che in realtà il suo k.o. non sarebbe stato per nulla clamoroso.

 

Per me resta invece tale, soprattutto con quel risultato. Clamoroso. Come clamorosi sono i fischi per un giocatore capace di esaltare (vedi Napoli) e di deprimere (quale città devo mettere?). A Roma non mi ricordo con chiarezza un altro tennista italiano cui sia successo. Forse Paolino Canè – ribattezzato Neuro da Gianni Clerici – quando perse qui piuttosto malamente da Martin Jaite? Non ci giurerei, se qualche lettore ricorda qualche caso per favore me lo scriva.

Sinceramente Fabio Fognini, a dispetto dell’atteggiamento strafottente e poco professionale in conferenza stampa (ma c’è da capirlo, gli giravano a mille e avrebbe fatto volentieri a meno di venire al cospetto dei giornalisti) mi ha ispirato umana compassione stasera. E non solo perché è stato così poco lui – come ha sottolineato con una sacrosanta domanda il collega Martucci della Gazzetta “Dov’era il vero Fognini, oggi non l’abbiamo visto, non ha nemmeno rotto una racchetta…” – da apparire irriconoscibile, ma perché ovunque avrebbe accettato di perdere male, fuorché forse a Roma (anche se poi ha detto che perdere non gli piace da nessuna parte, ed è ovvio, ma si sa che a casa propria le sconfitte bruciano di più).

Per tutta la settimana tutti i media italiani lo hanno presentato come il giocatore che più di ogni altro avrebbe potuto imitare il cammino di Filippo Volandri, semifinalista qui al Foro quando battè Gasquet, Berdych e Federer prima di cedere a Gonzalez (2007). Difficile che ce la possano fare, adesso, Bolelli (che ora ha Raonic), Seppi che se supera Haas si trova nel quarto di Wawrinka e Berdych, o Cecchinato che se superasse il non irresistibile olandese Sijsling, n.53 del mondo, avrebbe poi proprio il vincente di Haas-Seppi.

Fabio è stato protagonista – o vittima? – di diverse ospitate televisive nei giorni scorsi. Non soltanto nella tv di casa Fit, ma anche a “La vita in diretta” sulla Rai, dove perfino mia moglie Tiziana lo ha trovato “bellissimo” e mia figlia ha esclamato “che bel sorriso e che bei denti bianchi, dovrebbe fare l’attore”, e poi di nuovo a “Quelli che il calcio…”. Ma l’ho visto intervistato anche da Barbara Schett per Eurosport. E altre tv. E tutti a chiedergli se non temesse di sentire troppo la pressione.

E lui a dire “no, no”. Invece, a giudicare da come ha giocato, la risposta giusta – peraltro oggettivamente difficile da dare – era un “Sì, sì, ma non ci posso far nulla”.

Non vorrei far psicologia da supermercato, ma io che credo di conoscere Fognini meglio di tanti che forse lui considera grandi amici. E giuro che gli avrei evitato nel suo interesse tutto questo, sempre se avessi dato priorità a un suo buon risultato piuttosto che ad operazioni di marketing per lui medesimo e per il torneo. Operazioni che poi, quando i risultati non vengono, rischiano di diventare temibilissimi boomerang. Tipo i fischi che lo hanno sommerso all’uscita del campo, complice un pochino anche la ..distrazione della speaker che abituata a fare sempre lo stesso tipo di annuncio di…consolazione per il giocatore sconfitto, ha invitato il pubblico “a fare un bell’applauso a Fabio Fognini!”.
Immaginabile la reazione del pubblico, infastidito dalla resa di Fabio e dall’atteggiamento remissivo. Fognini ha così pensato bene – si fa per dire – di uscire dal campo sollevando polemicamente il pollice (come per dire, “Bravi, che bravi che siete a fischiarmi!” ). Per fortuna non era il medio.

Che Fognini ritenesse immeritati quei fischi lo si è capito chiaramente dalla risposta che ha dato poco più tardi al giornalista che glielo ha chiesto espressamente: “Meritati o immeritati?”. Se leggeste soltanto i transcripts non capireste quale è stato il vero senso della sua risposta. Perché il tono non lo potete intuire…Ma io c’ero. Quando Fabio ha detto “Meritati certo, anche di più…” lo diceva ironizzando nei confronti dei contestatori nei cui confronti aggiungeva: “Ho fatto tanto per l’Italia – sic! (mica si accorge di come parla e di quanto possano suonare presuntuose od arroganti certe sue parole il buon Fabio: è solo gioventù) – ho vinto 5 match su 6 per l’Italia…(ribadiva alludendo agli incontri vinti in Davis)…ma non potrò cambiare la mentalità di tutti i quanti”.

Beh, c’erano più di 5.000 persone che…avevano quella mentalità. In effetti dovrebbe essere più facile cambiare la sua, ma chi ci proverà? Non certo nessuno dei familiari. Perlas? La moglie di Perlas? Flavia Pennetta? Boh…

Può capitare a tutti di avere una brutta giornata. Il fatto è stato che lui l’ha avuta, per l’ennesima volta, qui al Foro Italico. Ricordate quando prese una brutta stesa qui da Andreas Seppi? Quel giorno Fabio aveva problemi al polso. Anche se non molti giorni dopo, dopo aver fatto capire a Barazzutti di non essere pronto e di fatto disponibile per la Davis (“Chi vuole correre questo rischio? E se poi mi faccio male?”), andò poi a giocare singolare e doppio a Belgrado.

Ribadisco che Fognini non ha la maturità sufficiente per capire che se la gente lo esalta quando vince e gioca bene, come è successo a Napoli, poi lo fischia quando gioca male…perché il n.1 d’Italia è un personaggio pubblico. Nel bene e nel male. Con i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Deve imparare a conviverci. Prima o poi, forse, ci riuscirà.

Lui deve e dovrà sempre dare l’impressione di impegnarsi al massimo, di lottare, di schiumare magari rabbia, di reagire (il che non vuol dire spaccare racchette o imprecare contro tutto e tutti).
Invece che sul campo Fabio ha reagito in conferenza stampa quando un giornalista dell’Unità, Marco Bucciantini, si è permesso di rivolgergli una domanda estremamente corretta: “Non credi che i tuoi ultimi avversari ti abbiano studiato, abbiano incominciato a capire che sulla tua seconda di servizio possono aggredirti fin dalla risposta…”

Non c’era nulla di offensivo in questa domanda. Eppure Fognini ha creduto opportuno replicare con una domanda ai più apparsa arrogante: “Scusa… te per che giornale scrivi?”.

Non so se avesse temuto che quel giornalista, che non aveva visto spesso – ma è uno che ha seguito anche le Olimpiadi di Londra – fosse un collaboratore di Ubitennis…Fatto sta che quando Bucciantini, stupito come molti presenti, gli ha detto: “Lavoro per l’Unità”, Fognini gli ha detto allora: “Lei ha visto le mie ultime 3 partite?”.

E Bucciantini: “Ho visto le ultime 50…sono un tuo tifoso”.

Al che Fognini, visibilmente colto in contropiede mentre diversi presenti ridacchiavano più o meno manifestamente, sotto o sopra ai baffi, diceva: “Io sono tranquillo, le ultime tre partite le ho giocate contro avversari che giocano bene a tennis. Sono avversari che possono giocare bene e fare quello che hanno fatto, e avversari che possono giocare talmente male da perdere partite come ha fatto Dolgopolov l’anno scorso che è sceso a n.50, Klizan che è andato a 110 e questo Rosol di oggi. Sono avversari che giocano molto bene, quindi le ultime tre partite pur essendo state diverse tra loro, le ho giocate contro avversari che giocano bene. Ho avuto le mie chances, non le ho sfruttate”.

Oddio grandi chances contro Rosol Fabio non le ha avute visto che non conquistato neppure una pallabreak in tutto il match. Ma si vede che lui si è sentito di averle avute.

Però non aveva torto il collega che ci diceva, post-conferenza, come Fognini si sia recentemente un po’ troppo… “balotellizzato”.

E’ storia recente. Da un opinionista di Sky Balotelli si era sentito dire: “Non sei ancora un giocatore che fa la differenza perchè non aiuti la squadra con i tuoi movimenti…” Al che Balotelli, aggressivo, aveva chiesto, non potendo vedere l’interlocutore: “Chi è che sta parlando?” Dallo studio gli dissero: “Giancarlo Marocchi (ex scudettato con la Juventus)”. E Balo: “Mi muovo poco? Secondo me non capisci di calcio. Te lo dico io, fidati”.

A quella frase Boban aveva replicato: “Non hai detto una bella cosa…”  E Balotelli: “Non mi interessa!”

Vabbè con questi giovani sportivi di successo bisogna avere una gran pazienza. Grande comprensione. E come se fossero al centro di un mondo troppo grande per loro.

Certo è che io avevo scritto dopo gli exploit primaverili di Fabio che, salvo che per la cambiale pesante di Montecarlo (semifinale nel 2013), lui aveva solo da guadagnare punti, avendo fatto primo turno a Madrid e secondo a Roma, quindi mi ero sbilanciato nel dire che il traguardo dei top 10 non era irraggiungibile.

Invece Fabio ha perso negli ottavi a Montecarlo da Tsonga, la famosa partita degli insulti a familiari e clan al completo vista su You Tube in tutto il mondo, poi al primo turno a Barcellona, Madrid e Roma.

Credo certamente a Fognini quando dice. “Aver perso così fa più male a me che ai romani…”.

Certo che sì. Come è certo anche che o lui o qualcuno del suo clan legge attentamente Ubitennis e non solo per il modo in cui reagiscono “i suoi” ma anche perché, dopo che lui si era permesso di chiedere a Madrid ad un collaboratore di Ubitennis, Matteo Gallo, di allontanarsi dall’area di “mixed zone”, perchè appunto collaboratore di Ubitennis, io avevo scritto su questo sito a) che se avesse osato dirlo a me non me ne sarei mai andato b) che uno è padrone di rispondere “no comment” o anche a monosillabi ad un giornalista sgradito (dimenticando di dirgli che non ci fa comunque una gran bella figura).

Così ecco che Fognini a qualunque domanda io facessi ha deciso di rispondere a monosillabi. Sì, no. Divertitissimi nell’assistere a questi siparietti, pur non capendo domande e monosillabi, i colleghi della stampa americana, del New York Times e di Sports Illustrated. Che poi mi hanno chiesto la traduzione di domande e risposte (queste ultime le avevano capite).

Spazio esagerato tutto questo per Fognini? Forse. Ma lui è pur sempre il n.1 italiano, il nostro giocatore qui più atteso. E più deludente, mentre Francesca Schiavone, dodici sconfitte e tre vittorie nel 2014, dava segni di risveglio contro la Bouchard e anche la “fidanzata di Fabio”, Flavia Pennetta, si comportava bene contro la Meusburger.

Nella giornata “italiana” bene Bolelli, ma bene anche Travaglia che ha retto il confronto alla pari fino al tiebreak decisivo, male invece la Knapp che dacché era arrivata a due punti dal battere la Sharapova all’Australian Open è come se…soffrisse di vertigini. Volandri e Lorenzi anche loro a casa.

Insomma di 8 italiani in gara cinque sono andati a casa (ma uno era un derby). E questo martedì gli italiani saranno 7. I miei pronostici: vincono Errani e Vinci. Perdono gli altri, anche se Seppi con Haas potrebbe riscattare Monaco, e la Giorgi contro la Cibulkova sono match equilibrati che i nostri potrebbero volgere anche a loro favore (così come la Makarova, però, non potrà essere sottovalutata dalla Vinci).

Ubaldo commenta la terza giornata degli Internazionali d’Italia

Continua a leggere
Commenti

Editoriali del Direttore

Impasse Coronavirus: che impatto su Federer, Venus e Serena Williams, i Bryan, Nadal, Djokovic?

Dopo i tanti ritiri dell’ultimo biennio (Berdych, Ferrer, Almagro, Baghdatis), molti ipotizzavano che nel 2020 ci fosse il canto del cigno per tante star del tennis. Giocheranno ancora nel 2021?

Pubblicato

il

Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Avvertenza ai lettori. Evitino di leggerlo tutti coloro che, dopo aver letto il titolo, si appresterebbero a dire che sto, stiamo cercando di acchiappare clic. Cerchiamo semplicemente di trattare quegli argomenti che ci accorgiamo – in tempi di Coronavirus e di tennis off limits per chissà quanto tempo ancora – vengono discussi fra gli appassionati che sono bombardati da bollettini più o meno catastrofici sui contagi e ogni tanto vorrebbero anche distrarsi un po’ con qualche argomento più leggero.

Avverto subito di seguito i lettori superstiti per correttezza, o onestà intellettuale come ormai si usa dire, che non ho notizie certe sulle ipotesi che sto per fare, ma che tuttavia uso le previsioni che da più parti del microcosmo tennistico venivano fatte. Non anni fa, ma fino a pochissimo tempo fa. Direi fino alla cancellazione del torneo di Indian Wells – come vola il tempo, sembra un secolo fa! – quando sembravano ancora attendibili, attendibilissime. E tuttavia da qualche dato, da qualche aspetto curioso, da qualche considerazione che ho in testa, penso che una amichevole discussione dovrebbe poter scaturire.

Comincio con il ricordare che fra 2019 e inizio 2020, a far fronte all’inattesissimo, sorprendente, quasi inspiegabile “comeback” di Kim Cljisters si sono verificati tanti ritiri di giocatori noti, a cominciare da un paio di “sempreverdi” top-ten, David Ferrer e Tomas Berdych, per proseguire con Nicolas Almagro, Mikhail Youzhny, Marcos Baghdatis, ma anche Victor Estrella Burgos e Max Mirny. E fra le donne la più famosa è certo l’ex n.1 del mondo Maria Sharapova, ma anche Sweet Caroline Wozniacki, Dominika “Cipollina” Cibulkova. Nel 2018 aveva detto basta Tommy Haas, le nostre Francesca Schiavone, Roberta Vinci e Karin Knapp, Nadia Petrova e chissà quanti/e dimentico… aggiungete pure voi.

 

Ma cosa si prevedeva che sarebbe successo nel 2020 e oltre? Per quanti questo sarebbe stato l’anno dell’addio? Beh, i gemelloni sovrani del doppio Bryan, 42 anni il prossimo 29 aprile – Bob 119 titoli di doppio e Mike 124 – avevano annunciato che avrebbero giocato l’ultimo US Open per poi appendere la racchetta al chiodo dopo essere stati insieme n.1 del mondo di specialità per 438 settimane (ma Mike lo è stato per 506), di cui 139 consecutive: ennesimo record. Altro record: per 10 anni hanno chiuso la stagione da n.1. Potrebbero rivedere i loro piani e giocare le Finali di Davis a novembre? Anche se adesso perfino la nuova Coppa Davis rischia di saltare, sebbene a Madrid la si giochi quando più tardi non si potrebbe. Ma nessuno può giurare che l’effetto Coronavirus, che in Spagna sta imperversando quasi come in Italia, sia davvero finito, anche se tutti ce lo auguriamo.

Dai 42 anni dei Bryan, andando a ritroso dai più anziani e soffermandosi sugli ex n.1 ecco Venus Ebony Williams. Il 17 giugno Venus compierà 40 anni. Pur avendo vinto 7 Slam (in 16 finali), fra cui 5 Wimbledon, Venus è stata n.1 del mondo in tre occasioni ma complessivamente soltanto per 11 settimane, una differenza enorme con Serena che lo è stata per 319 (9 più di Roger Federer!) e certo gliene ha sottratta più d’una. Beh Venus mi aveva fatto intendere un anno fa che il suo obiettivo era partecipare ancora una ultima volta alle Olimpiadi. Già medagliata d’oro 4 volte (come soltanto la sorella Serena) con un oro in singolo e tre in doppio (più una medaglia d’argento in doppio misto. Record per il tennis, a pari merito con
Kitty McKane Godfree), lei che era già la sola tennista a potersi vantare di aver vinto una medaglia in 4 Olimpiadi diverse (da Sydney 2000 in poi), se fosse riuscita a vincere un’altra medaglia anche a Tokyo avrebbe stabilito un record probabilmente imbattibile. In 14 finali di Slam in doppio femminile lei e Serena non ne hanno persa una.

Le due sconfitte patite con una ragazzina che avrebbe tranquillamente potuto essere sua figlia, la quindicenne Coco Gauff in due Slam, Wimbledon e Australian Open, non l’hanno turbata al punto da dichiararsi pronta al ritiro, però anche se la classifica “ghiacciata” dal virus la vede oggi e per chissà quanto soltanto n.67 del mondo, io confesso che sarei molto ma molto sorpreso se con le Olimpiadi slittate al 2021 Venus non avesse già detto “no mas”. Oltretutto riguardo a Tokyo 2020 da disputare nel 2021 – i giapponesi non vogliono buttare a mare i loghi e tutto il materiale pubblicitario contrassegnato dal 2020 – non si sa ancora quale possa essere la data. Chi dice giugno (quando ci saranno europei di calcio, Giro d’Italia, per citare i primi eventi che mi vengono a mente…), chi dice marzo, quando per almeno uno dei due Masters 1000, Indian Wells oppure Miami si tratterebbe di un nuovo disastro, chi dice la stessa data che era stata programmata per quest’anno.

Venus Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A PAGINA 2: CI SARANNO ROGER FEDERER E SERENA NEL 2021?

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

Pubblicato

il

I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

Pubblicato

il

Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement