Schiavone da favola (Martucci), Ciao Federer, distratto dai suoi gemelli (Clerici), E la Pennetta supera miss Futuro (Azzolini), Delusione Giorgi «Uscita di testa» (Viggiani)

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Schiavone da favola (Martucci), Ciao Federer, distratto dai suoi gemelli (Clerici), E la Pennetta supera miss Futuro (Azzolini), Delusione Giorgi «Uscita di testa» (Viggiani)

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Schiavone da favola

Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport del 15.05.2014

Rieccola. Un quinto di vento di tramontana (che ha stravolto il Foro Italico), un quinto di sorteggio (che le ha proposto le ventenni Eugenie Bouchard e Garbine Muguruza), un quinto di esperienza (34 anni da compiere il 23 giugno), un quinto di qualità da terra rossa (trionfo al Roland Garros 2010 e finale 2011) e un quinto di vera Francesca Schiavone. E quindi condizione atletica, voglia, concentrazione, determinazione e irrefrenabili scariche d’adrenalina. E perciò cocktail di tutti i colpi del repertorio tennistico, con un affascinante tira e molla che abbatte anche la grande speranza di Spagna, Muguruza, dopo due set a senso unico, e un terzo equilibratissimo, e poi un tie-break in trance agonistica come ai tempi belli, con Franci» che salta come una rana, felice, e il pubblico impazzito. Così nostra signora dello Slam, l’unica azzurra capace di entrare nell’albo d’oro di singolare dei Majors e fino al numero 4 della classifica mondiale (il 31 gennaio 2011), riappare all’improvviso, da numero 61, sulla massima scena, agli Internazionali Bnl d’Italia, qualificandosi agli ottavi, dove incrocia la prima avversaria davvero difficile, Agnieszka Radwanska (3 della classifica), partendo dalle ultime 5 sconfitte consecutive nei testa a testa – e senza vincere un set – che segnano un solco chiarissimo con le prime 4 vittorie di fila della «Schiavo». Ombra Un’ombra che oscura solo per un attimo il sorriso raggiante della Schiavone: «Lei è molto molto solida. E ha le capacità, come Manina Hingis, di leggere la palla molto in anticipo, specialmente negli angoli, non a caso è 3 del mondo. Ha un timing incredibile, ci ho giocato su una superificie velocissima in Polonia, e so che per batterla bisogna essere veramente in condizione. Sarà difficilissimo però sono stracontenta di avere la possibilità di giocare un altro match qui a Roma». Quando gambe e cervello sono sincronizzate Francesca è un portento, ma finora aveva 9 ko al primo turno in 12 tornei: «Ho lavorato, sono qua, sto cercando di dare il massimo, sono salita un pochino di livello, faccio andare la palla un po’ di più, alla fine non è che ci siano segreti. Tutti sanno benissimo che si può migliorare con lavoro, disciplina, attenzione a quello che fai e cercare di restare concentrato». 11 tempo riporta indietro, come Siddharta, e Francesca è tornata alla nada Milano, da dove era partita per tentare la via argentina, poi quella spagnola, quindi per quella italiana (con Renzo Furlan prima e con Corrado Barazzutti poi): ora s’allena con l’ex azzurra, Laura Golarsa «Che crede in me e pensa che io abbia ancora molto da esprimere, e anche un nuovo preparatore atletico. E poi sono tornata a casa mia, ritrovando il calore dei miei genitori. Mi sento coccolata e protetta. Più tranquilla. Lo definirei un nuovo inizio». oggi e domani Francesca si guarda indietro: «Sicuramente non sono la persona di 2, 4, 8, 10 anni fa. Quando cresci con gli anni sei molto più consapevole, fai delle scelte ragionate, o le fai tu o non le fa nessun altro. In questo periodo sto cercando di fare le scelte migliori per me, per il mio tennis, per restare a galla in una situazione che oggi mi è favorevole. Vivo giorno per giorno e questo vale anche per la vita dove puoi incontrare delle difficoltà ma anche delle discese. Questo è un momento favorevole e oggi mi godo questo momento». Francesca si cerca in un’altra Schiavone: «Tra le nuove, mi piace molto la Garcia, ha tutti I colpi, è molto attenta, con quegli occhi ben aperti, mi ci rivedo un po’. Anche se è molto più avanti di quanto fossi io all’età sua». Francesca, oggi, contro Aga Radwanska, ha bisogno della vecchia Francesca.

 

 

Ciao Federer, distratto dai suoi gemelli

Gianni Clerici, La Repubblica del 15.05.2014

Alle quattro e un quarto sto fendendo la folla dei colleghi che si affrettano verso la conferenza stampa di Federer. Ultimo tra loro, certo di contraggenio, ecco il mio collega Stefano Semeraro. «Cosa ne dici» gli chiedo. «Quel che mi ha detto Federer. Riparto». Spero si apprezzi qualcosa che, forse, non apparirà sulla Stampa. Continuando il mio cammino aritroso dal Centrale, che chiamerò d’ora in poi L’Innominato, mi imbatto nel mio collega dell’Equipe Vincent Cognet..Mes compliments» inizio. E lui: .Chardy? Toujour le mème». Sempre lo stesso*. Mi ricordo che fu proprio il collega a parlarmene, in un giorno assolato e ventoso come quello di oggi, due anni fa, a Melbourne. Ero stato sospinto dai miei amici argentini ad ammirare Del Potro, e mi si paró davanti agli occhi un tipo bruno, che colpiva la palla quasi volesse sdrucirla. Jeremy Chardy, c’era scritto sul programma, veniva da Pau, terra di fieri rugbisti. Ammirai la vittoria sull’argentino, ritornai entusiasta in sala stampa, per sentirmi subito dire «Vedrai il turno successivo». E, infatti, Chardy mi riapparve come la controfigura di se stesso, o forse, secondo i pessimisti, come il personaggio vero, uno capace di spaccare tutti, ma prima di tutti se stesso. Fu dominato sino alla derisione da Murray. Mi attardo, ormai privo dei miei Maestri, capaci di criticarmi come oggi meriterei. Mi attardo, nell’informare che Federer ha perduto. Perduto nonostante I’amore che ha condotto una parte del pubblico a fischiare Chardy, quasi si trattasse di spettatori sciovinisti. Proprio contro un francese, figurarsi. In quell’atteggiamento sin troppo sentimentale, una delle ragioni è che non solo gli sciovinisti, ma gli esteti, avevano capito che Roger avrebbe potuto scomparire, almeno in questi giorni. Ma par giusto domandarsi. Federer è stato battuto soltanto da Chardy e dal Biparto, o si puó ritenerlo involontario complice? Si può, anche perché eravamo in due a guardarlo, e Maurilio Rigo è Maestro Fit, mentre io lo sono soltanto ATP. Secondo noi, Federer ha peccato di umiltà, per non chiamarla intelligenza. Visto che Chardy non sbagliava di meno, e tirava più forte e più vincenti, visto che c’era un vento dare-gata, l’unica soluzione sarebbe stata tener bassa la palla, soprattutto sul rovescio avversario, e insomma scegliere la regolarità invece del solito tennis vincente. Federer scegliere la regolarità, si ribellerannogli estimatori. Ai quali ribatto. Meglio banali che battuti, meglio umili che annebbiati, per così dire. Mentre raccatto i miei strumenti, mi passa vicino un federeriano. Gli dei non possono morire, mi mormora aggressivo. Oggi è un giorno francese, rispondo: «Les Dieux s’ en vont».

E la Pennetta supera miss Futuro

Daniele Azzolini, TuttoSport del 15.05.2014

Belinda sarà Top Ten. Lo sanno tutti. Ha la testa, le gambe e il tempo per capire. I diciassette anni che oggi la rendono fragile nelle partite più aspre, perché meno avvezza a giocarle, le danno modo di fare le cose come si deve, di crescere con accortezza e senza angosce. Ora è la numero 96 e sembra lontana, ma ha il passo di chi voglia sbrigarsi. Anche Flavia sarà Top Ten, e questa è una scommessa. Ma non impossibile. C’è già stata, ci tornerà. Le basta scalare due posizioni. Roma le offre un’opportunità, ma ancora troppe cose devono succedere, e in corsa c’ anche la Errani (numero 11), ieri a tu per tu con la Makarova che aveva eliminato la Vinci. Ma da oggi, i calcoli andranno fatti: o Flavia o Sara, la top ten è davvero vicina. IL FUTURO Flavia ha battuto Belinda Bencic, cioè il futuro. Ha trovato nel terzo set il break che serviva (sul 2-2) e ha chiuso i conti. Del resto, Belinda Bencic non rende le cose facili. Sta in campo in un certo modo, come dire… E attenta e rilassata. Tradotto in termini tennistici sta a significare che non si lascia irretire, e non esce dal campo se non ha provato la combinazione giusta per vincere. I tecnici andavano a vederla già quando giocava il circuito delle bimbe. Potrebbe ancora decidere di vincere qualche Slam juniores, ma sarebbe troppo facile. Voleva misurarsi con l’altro tennis, e in breve ha saltato anche il circuito minore, per ritrovarsi subito a tu per tu con le virago da combattimento. Ha stoffa, e si vede. La Svizzera non è il Paese del tennis, ma ha fortuna. Federer, Wawrinka, la stessa Belinda sono i figli della prima generazione di cittadini del mondo. Una mamma sudafricana, una famiglia polacca, le origini slave… E prima di loro la Hingis, con la mamma allenatrice, Melanie Molitor, che ora – guarda un po’ – segue proprio la Bencic, mentre Martina si dedica a Robredo, il suo nuovo amore. CHARDY FA FUORI ROGER Così, ai colleghi svizzeri, spiace di meno quando esce Federer. Lo capiscono e lo scusano. E in fondo hanno anche ragione. Non giocava da un mese, e ha trovato la giornata peggiore per i suoi colpi. Ma non aveva l’aria di uno che è in vacanza. Chardy gli è andato via due volte, nel terzo set, e Roger è andato a riprenderlo: prima sul 2-4,15-40 (per giunta…), poi ancora sul 2-4, ma del tie break Ha servito un matchpoint, Federer, e Il il francese ha pescato il colpo migliore della giornata, un passante filo rete da posizione obliqua e con le gambe quasi in spaccata. «Bravo, lui. Io ci ho provato, e un po’ mi dispiace. Ma ritengo di essere in forma, in ottima forma. Speravo solo di giocare qualche match in più… Il suo quarto posto in classifica ora rischia l’assalto di Ferrer, ma lo spagnolo dovrà almeno arrivare in finale. Roger, intanto, tornerà a occuparsi dei suoi piccoli gemelli.

Delusione Giorgi «Uscita di testa»

Mario Viggiani, Corriere dello Sport del 15.05.2014

ROMA Camila Giorgi è questa: prendere o lasciare. Un giorno pettina al contrario Dominika Cibulkova, numero 10 del mondo e quest’anno finalista agli Australian Open, e quello dopo perde malamente contro Christina McHale, che in classifica sta dietro di lei (54 contro 63), peraltro dopo essere stata in vantaggio per 6-2 2-0, infilando otto giochi consecutivi, e ancora 3-2 e servizio nel secondo set. A quel punto è stata la statunitense a collezionare otto game uno dietro l’altro, cosicché è stata inevitabile la sua vittoria, sigillata con un 6-1 che non lascia spazio alle recriminazioni. «Stavo giocando bene, poi ho iniziato a fare e errori e sono andata fuori di testa»: in questo commento c’è tutta la Giorgi con la sua filosofia di gioco “sparatutto”. Ha anche parlato di «piano B», per quando le cose iniziano a non andare come nelle sue intenzioni, ma subito dopo ha aggiunto e ribadito: «Io cerco il punto: ho fatto più errori e per quello ho perso». Camila tuttavia ha anche svelato un retroscena: «Non sentivo più pressione, dopo la vittoria sulla Cibulkova. Però non volevo giocare il doppio in serata (perso in coppia con Karin Knapp; ndr): è un altro sport, non fa per me, a me piace stare da sola in campo, non lo giocherò più». E ha tracciato un bilancio di questa avventura romana: «Mi porto via qualcosa di bello, ho giocato a casa. Rispetto a Wimbledon, ho un ranking miglior; ho giocato di più e sì, sono cresciuta. La terra rossa?I punti sono più lunghi, ma io non cambio il mio tennis». RITIRO HALEP. L’anno scorso almeno una minima rappresentanza della cornunità romena si fece notare sugli spalti del Foro Italico, accompagnando Simona Halep fino alla semifinale contro Serena Williams. Da qui la sua carriera è decollata (6 tornei vinti nel 2013, 1 nel 2014) e ieri la numero 5 del mondo ha anche vinto il match di esordio contro la statunitense Madison Keys, lasciandole un solo game dopo essersi fatta strappare il primo set Solo che poi intorno alle 19 s’è ritirata dal torneo per problemi ai muscoli addominali, regalando cosl il passaggio ai quarti alla sua mancata avversaria di oggi, la spagnola Carla Suarez Navarro.

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Intervista a Flavia Pennetta: “Contro Ivanovic e il mio ex per la Hall of Fame. Temevo una bufala invece la merito” (Piccardi)

La rassegna stampa di lunedì 18 ottobre 2021

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Intervista a Flavia Pennetta: “Contro Ivanovic e il mio ex per la Hall of Fame. Temevo una bufala invece la merito” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

All’eterna ragazza di Brindisi è sempre piaciuto mettere il naso davanti alle altre. Prima tennista italiana della storia a entrare nelle top lo della classifica mondiale (agosto 2009), prima n.1 del ranking in doppio (febbraio 2011), unica ad aver conquistato un titolo Slam sia in singolare (Us Open 2015) che in coppia (Australian Open 2011 insieme all’argentina Dulko).

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Flavia, comincia la campagna elettorale per farsi votare dal tifosi (vote.tennisfame.com) e dal comitato della Hall of Fame presieduto da Stan Smith. «E qui iniziano i guai: mio padre Oronzo dice che sono una pessima politica, e ha ragione. Io sto mandando messaggi agli amici, userò Instagram, vedo tanti appassionati di tennis italiani entusiasti, mi colpisce l’attenzione mediatica data alla notizia. Va bene, tutto fa brodo per mantenere alta la visibilità rispetto agli altri candidati». Passiamo in rassegna rivali. Cara Black e Lisa Raymond non sembrano pericolose. Molto di più lo è Ana Ivanovic, sposata con l’ex calciatore tedesco Schweinsteiger, attivissima sui social. «Insieme a Serena Williams, la mia bestia nera, peraltro. Non riuscivo a capire dove tirasse, mi mandava ai matti. Cinque confronti, tra singolare e doppio, e cinque sconfitte da Wimbledon 2005 a Miami 2014. Che rabbia…». E poi i due uomini da battere: gli spagnoli Carlos Moya, suo ex oggi coach di Rata Nadal, e Juan Carlos Ferrero. «Scontrarmi con Moya è buffo, mi fa ridere: sarà un osso duro perché con Rafa è rimasto nel circuito e gode di grande visibilità. Ferrero mi impensierisce di meno».

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Qualcuno le aveva messo una pulce nell’orecchio? «Macché. È stata una sorpresa totale. Ricevo una mail da Stan Smith: ciao Flavia, mi dai Il tuo numero di telefono? Penso a una bufala, ma dopo un controllo scopro che è tutto vero!». Perché i membri della Hall of Fame dovrebbero votarla (short list entro fine anno, ammissione nel 2022)? «Ho dato anima e corpo al tennis, mi sono divertita rispettando sempre le avversarie, ho avuto una carriera bellissima, terminata con una vittoria Slam a 33 anni. Penso di aver regalato qualcosa, in termini di risultati ed emozioni, al mio sport». Le place il suo sport, oggi? Per la quinta stagione consecutiva i quattro Slam hanno avuto quattro regine diverse: «A me non piace. Quello che sta succedendo, questa fortissima discontinuità, a mio parere non è un bene per il tennis. Ai miei tempi non sarebbe mai potuto succedere che una ragazzina partita dalle qualificazioni, come Emma Raducanu a New York, vincesse uno Slam. Le atlete al top facevano troppa differenza. C’è qualcosa che non va. Manca il carisma, così il tennis femminile è più difficile da vendere». Il declino dello strapotere di Serena Williams ha aperto la porta a chi è più in forma. «Le giovanissime, Raducanu e Fernandez, è tutto da dimostrare che si confermino. Una regina Slam non può sparire nel nulla. Io non sono mai stata tra le superstar però sono durata ad alto livello quindici anni, e Francesca Schiavone idem».

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Kim Kljisters, 38 anni e tre figli, è tornata a giocare. In questo tennis così fluido non cl sarebbe spazio anche per Flavia Pennetta? «Noooo. Capisco la voglia di riprovarci, perché l’adrenalina del match non la ritrovi più da nessuna parte. Io non avrei più la forza mentale per stare in campo. Sta per arrivare il terzo figlio, che è l’ultimo. Mi ha fatto sorridere il tweet di Andy Roddick: nella Hall of Fame deve entrare la Pennetta perché resiste al fianco di suo marito Fabio Fognini, un risultato straordinario!».

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Mistero Djokovic verso la soluzione. Finals più vicine (Crivelli). Una volata a cinque per Torino (Bertellino). Depressione addio. Bentornata Badosa (Crivelli)

La rassegna stampa di domenica 17 ottobre 2021

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Mistero Djokovic verso la soluzione. Finals più vicine (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

C’è un fantasma che aleggia sul castello del tennis in questo finale di stagione infiammato dalla rincorsa agli ultimi posti per le Finals di Torino. E’ quello di Novak Djokovic, che ha giocato l’ultima partita il 12 settembre nella notte stregata di New York, in cui Medvedev gli strappò dalle mani il sogno di realizzare il Grande Slam. E dopo la quale ha trascorso il riposo, o meglio la decantazione della delusione più grande della carriera, tra Belgrado, Montecarlo e Marbella, le sue tre residenze, senza rivelare nulla sulle intenzioni per i tornei che chiudono l’annata. Siccome le ultime parole prima di un lungo silenzio erano risuonate nella pancia dell’Arthur Ashe e allungavano parecchie ombre sul resto del 2021 («Non ho piani per il futuro, ho promesso a me stesso di stare di più con i bambini»), il dubbio era che il Djoker desse appuntamento direttamente a gennaio, anche se la questione del vaccino richiesto al momento dagli Australian Open potrebbe complicargli i piani per il rientro. La sua assenza dalle Finals libererebbe un altro posto. aprendo le porte al 10° della Race che in questo momento è Jannik Sinner. Ma i contendenti (in lotta per gli ultimi due pass restano in cinque) farebbero bene ad affidarsi alle proprie forze, perché i rumors dalla Serbia danno per certo il ritorno a breve: secondo il «Kurar» , quotidiano sempre ben informato sulle vicende di Nole e che cita un’anticipazione dell’ufficio stampa del campione, Djokovic tornerà in campo in questo tramonto di stagione, ma non avrebbe ancora definito il programma. Facile prevedere che lo si possa rivedere al Masters 1000 di Parigi Bercy (dove è ancora iscritto), alle Finals di Torino e poi in Davis.

Una volata a cinque per Torino. Si deciderà solo a Parigi (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

 Inedita la collocazione in calendario, dalla classica primavera all’autunno, del tutto inatteso il quadro delle Semifinali nel Masters 1000 di Indian Wells, penultimo di categoria In stagione. Le semifinali, andate in scena nella tarda serata e notte italiana, hanno opposto Cameron Norrie a Grigor Dirnitrov e Nikoloz Basilashvili a Taylor Fritz. Nessuno è compreso tra i migliori 25 del mondo (mai accaduto in un Masters 1000). Il risultato nel complesso comporta, indipendentemente dall’esito degli ultimi scontri, un rimescolamento delle carte per quanto riguarda le ultime posizioni utili ad entrare di diritto alle Nitto ATP Finals di Torino. E’ tornato prepotentemente alla ribalta il britannico Norrie, risalito in 12^ (11^ considerando il forfeit certo di Nadal) alle spalle di Felix Auger-Aliassime e Jannik Sinner e con la possibilità, in caso di ulteriori successi nel torneo californiano, di miglioramenti. Ha consolidato la nona piazza Hubert Hurkacz, ora in vantaggio di 360 punti su Sinner; ha sorpassato il tetto dei 3000 punti Casper Ruud che ha anche ufficialmente scavalcato Nadal in 7^ posizione. Scendendo nella graduatoria potrebbe entrare tra i pretendenti alla partecipazione persino Basilashvili, per la prima volta in semifinale in un Masters 1000 dopo aver sconfitto nei quarti il n° 3 del mondo Stefanos Tsitsipas. Molto dipenderà dagli ultimi match di Indian Wells e dai tornei che seguiranno in calendario. Certamente decisivo sarà il Masters 1000 di Parigi Bercy, dall’1 al 7 novembre.

Depressione addio. Bentornata Badosa, la nuova Sharapova (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Più che la nuova Sharapova, finalmente la vera Badosa. Non e facile portarsi appresso un’etichetta così ingombrante come il paragone con la divina Masha fin da quando hai 18 anni: e infatti la bella Paula a un certo punto dell’ancor tenera carriera si perse nel tremendo tunnel della depressione. La finale raggiunta a Indian Wells, la prima in un Masters 1000 per la spagnola, conquistata battendo la grande amica Ons Jabeur che però può consolarsi con la top ten, rappresenta dunque il definitivo riscatto da un passato di grandi tormenti. Nata a New York da genitori che lavorano nella moda, la Badosa nel 2015 vince il Roland Garros juniores. È alta, bionda e tira forte da fondo, fin troppo semplice accostarla alla giocatrice più glamour. Firma contratti milionari, si prende una casa da sola a Barcellona e furoreggia sui social. Ma presto crolla sotto il peso delle aspettative: «In preda all’ansia, non riuscivo a uscire dal fosso». Scende oltre il 200° posto e in tre stagioni, dal 2016 al 2018, si ritira da metà dei tornei cui è iscritta adducendo infortuni che in realtà sono solo nella sua testa. Fino a quando affronta la situazione e telefona a Xavi Budo, ex coach della Suarez Navarro: «La prima volta che le ho parlato mi sono reso conto che era su una nuvola e il personaggio aveva preso il sopravvento sulla persona». Ma ne è uscita e, dopo aver iniziato l’anno da numero 70 e con una positività al Covid in Australia, se oggi batte la Azarenka diventa numero 11. Bentornata.

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Sinner battuto da Fritz (Crivelli, Mastroluca, Bertellino). «Candidata per aver abbattuto un muro» (Mastroluca). Pennetta nominata alla Hall of Fame: «Non ci credevo» (Cocchi)

La rassegna stampa di venerdì 15 ottobre 2021

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Sinner caduta amara. La corsa alle Finals adesso si complica (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

L’uragano Fritz si abbatte sull’Italia e in due giorni spazza via dal deserto californiano i frutti migliori del nostro tennis. Sognavamo un derby agli ottavi di Indian Wells, l’americano invece si è opposto al progetto e ha eliminato in serie prima Berrettini e poi Sinner, tra l’altro con lo stesso punteggio. Ma se la sconfitta del peggior Matteo di stagione non compromette affatto i suoi piani per le Finals di Torino, quella di Jannik rappresenta una complicazione nel cammino verso il Masters. L’allievo di Piatti resta 10′ nella Race, ma non ha accorciato le distanze da Ruud, ha visto allontanarsi l’amico Hurkacz e soprattutto adesso deve guardarsi pure le spalle dal possibile rientro di Norrie che è già in semifinale e in quella parte del tabellone, non più presidiata da Medvedev e Rublev, ora tutto è possibile. E chi dovesse raggiungere la finale si ritroverebbe con .un bottino di punti insperato e sostanziosissimo. Intanto, Jannik dovrà subito metabolizzare lo stop, maturato nonostante molte occasioni per portare il primo set dalla sua parte e la rimonta da 1-5 e due palle break per il 4-5 del secondo: «Non mi sentivo bene sulla palla, era come se non riuscissi a muovermi bene, ma ho provato a lottare fino alla fine. Quest’anno ho già perso alcune partite in modo simile, ma ogni sconfitta ha un suo perché. Forse ha influito il fatto di aver giocato dopo tre giorni per il ritiro di Isner: mi è sembrato quasi un primo turno». Per continuare a inseguire il sogno, Sinner ha in programma tre tornei, che potrebbero diventare quattro (Stoccolma la settimana prima del Masters) se avesse bisogno degli ultimi punti: Anversa da lunedì, Vienna a fine mese e il Masters 1000 di Bercy la prima settimana di novembre. Certo, sulle Finals continua ad aleggiare il fantasma di Djokovic, nel senso che una sua rinuncia, di cui si parla fin da dopo gli Us Open, libererebbe un altro posto insieme a quello già reso disponibile dal sicuro no di Nadal, che tornerà solo nel 2022. […]

Sinner ora rischia di mancare Torino (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

 

Jannik Sinner è abituato alle discese sugli sci, ma adesso per coltivare il sogno delle Nitto ATP Finals dovrà imparare ad andare in salita. La sconfitta contro Taylor Fritz agli ottavi del Masters 1000 di Indian Wells, infatti, complica non poco la strada verso Torino. Lo statunitense, che già aveva eliminato Matteo Berrettini, si trasforma così nel “nemico Fritz” dei tennisti italiani. «In campo non riuscivo a muovermi come avrei voluto, non mi sentivo bene sulla palla, era come se non riuscissi a muovermi bene», ha detto l’altoatesino dopo la partita. In un braccio di ferro a chi tirava più forte, l’azzurro ha avuto il merito di lottare fino all’ultimo punto. Ma, come ha ammesso, l’aver tardato nella ricerca di opzioni alternative ha avuto un peso non trascurabile nella determinazione del risultato. Sinner ha vinto solo un punto su tre quando ha messo in campo la seconda di servizio e nel corso del match ha fatto più fatica a contenere le accelerazioni di diritto dell’avversario. Fritz, più efficace tanto negli scambi brevi quanto in quelli più prolungati, ha giocato meglio. L’azzurro, lucido nelle analisi anche delle sue sconfitte, l’ha ammesso chiaramente. Eppure, nonostante questo, di occasioni per invertire il corso del match ne ha avute comunque. «Ho mancato diverse palle break, penso al primo game del secondo set – ha detto -, poi ho servito io e non ho sfruttato le palle game per tenere il servizio. Non mi riuscivano cose che normalmente faccio. Pere, sono rimasto in partita fino alla fine, ho anche ottenuto un contro-break che avrebbe potuto riaprire il secondo set». Ma con i se non si va da nessuna parte, Jannik lo sa meglio di tutti. […] La qualificazione alle Nitto ATP Finals rimane possibile, per la matematica, ma certo più difficile. Il suo migliore amico nel circuito, il polacco Hubert Hurkacz che l’ha sconfitto in finale a Miami, può contare su un tesoretto di circa 400 punti di vantaggio. Dopo gli ottavi di finale, Hurkacz è virtualmente l’ultimo dei qualificati alle Nitto ATP Finals. Sinner ha ancora almeno tre jolly, ovvero il 250 di Anversa, l’ATP 500 di Vienna e il Masters 1000 di Parigi-Bercy. Recuperare così tanti punti non sarà facile.

Sinner già su Torino (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La decima giornata del Masters 1000 di Indian Wells ha portato grandi sorprese in campo maschile. La più eclatante è stata la sconfitta di Daniil Medvedev, n° 2 del seeding e del mondo, ad opera di Grigor Dimitrov. Una partita, quella tra i due tennisti dell’est, che pareva conclusa quando Medvedev conduceva 6-4 e 4-1 con due break. Poi il russo ha giocato un game di scarico cedendo il primo dei due break acquisiti. Dimitrov ha iniziato a mettere in campo tagli e contro tagli d’ogni tipo, è risalito grazie ad alcuni colpi spettacolari e ha pareggiato i conti. Nel terzo set ancora Dirnitrov ha fatto la differenza con la sua classe innata e il russo si è arreso sul 4-6 6-4 6-3. Allo Stadium 2, dove aveva perso Berrettini, il suo stesso giustiziere, Taylor Fritz, si è regalato i quarti eliminando Jannik Sinner, n°14 del mondo per 6-4 6-3. Sinner era partito bene (4-2 40-40) spingendo sul rovescio del terrnista USA, ma da quel momento Fritz ha preso in mano le redini del gioco e ribaltato la situazione con 8 game vinti consecutivamente (6-4 4-0). Sinner ha servito con poca efficacia, soprattutto la seconda palla, e perso i tre giochi a cavallo tra il primo e il secondo set che sono stati dei veri lungometraggi (41 punti complessivi). Sullo 0-4 l’azzurro è tornato competitivo variando un po’ le proprie trame e ha avuto due chance per centrare il contro-break numero due del set sul 5-3 15-40 servizio Fritz. L’americano ha trovato però colpi e concentrazione e chiuso 6-3 dopo un’ora e 41 minuti. Prende il via oggi il suo viaggio itinerante il Trofeo delle Nitto ATP Finals. Alle 14, da Palazzo Civico, sede del Comune di Torino, verrà prelevato per raggiungere l’area X di Intesa San Paolo…la sua prima tappa. Sarà poi anche a Milano e ad Asti. […]

«Candidata per aver abbattuto un muro» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Flavia Pennetta potrebbe diventare la prima tennista italiana a entrare nella International Tennis Hall of Fame, il tempio che celebra i più grandi di questo sport. La brindisina, prima italiana a entrare in Top 10 in singolare, campionessa dello US Open 2015 nella prima finale Slam tutta azzurra contro Roberta Vinci, figura tra i sei candidati proposti per la cerimonia di induzione di luglio 2022. Prima voteranno i tifosi, fino al 31 ottobre, poi una giuria composta di campioni del passato, membri già ammessi nella Hall of Fame, giornalisti. Per raggiungere questo traguardo, bisogna raggiungere complessivamente il 75% dei consensi. La candidatura è un po’ come una nomination all’Oscar e Flavia ha accolto la notizia con tanta emozione. «E’ un grande onore anche solo essere presa in considerazione – ha detto – Sapere che hanno pensato a me, mi fa capire quanto venga considerato quel che ho fatto nella mia carriera».

Nel presentare la sua candidatura, la Hall of Fame ha sottolineato che ha raggiunto II numero 1 In doppio. Quanto è stato significativo quel traguardo?

A me è sempre piaciuto il doppio, era una forma di competizione da vivere con meno tensione rispetto al singolare. Ho avuto l’occasione per due anni di giocarlo con la mia migliore arnica nel circuito, Gisela Dulko. Eravamo una coppia affiatata in campo e fuori, abbiamo vinto uno Slam e un Masters: non male direi.

Essere la prima italiana in Top 10 resta un traguardo storico. Come ha vissuto quel momento?

Con grande gioia, finalmente ero riuscita a rompere un muro con cui tante mie colleghe in passato si erano scontrate. Quel traguardo è servito a me per avere consapevolezza di quel che stavo diventando. Ma penso sia servito a tutto il tennis italiano femminile, perché le altre hanno visto che si poteva fare. Da lì in poi, con Francesca Schiavone, Sara Errani e Roberta Vinci si put, dire che ci siamo sbizzarrite.

Con loro ha condiviso quattro trionfi In Fed Cup, I primi per l’Italia. Quali partite hanno segnato di più la sua esperienza in Fed Cup? Immaginiamo che quella memorabile contro Amelie Mauresmo del 2009, quando mostrò il dito all’arbitro, rientri in questo elenco.

Quella è impossibile dimenticarla, non so che mi è preso ma l’importante è che l’ho portata a casa. Ho giocato tante belle partite, non parlo necessariamente delle finali. Per esempio una vittoria di cuore in una trasferta “tragica” contro l’Ucraina delle sorelle Bondarenko o una partita lottatissima contro l’Australia.

Il momento clou rimane il trionfo alla US Open del 2015. L’immagine che si porta dietro di quel torneo?

Non dico la finale, ma l’esultanza dopo la vittoria contro Sam Stosur, una partita per me molto dura e molto importante. Ho chiuso con un punto pazzesco e ho fatto una specie di “come on!” gridando più forte che mai. […]

Pennetta nominata alla Hall of Fame: «Non ci credevo» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

La chiamata di Stan Smith, ex numero 1 al mondo, è arrivata a Brindisi, dove Flavia Pennetta sta con Federico e Farah in attesa di partorire il terzogenito di casa Fognini. Non una telefonata di cortesia, ma la comunicazione della nomination per Hall of Fame del Tennis, l’olimpo di chi ha fatto la storia della racchetta. Potrebbe essere lei la prima giocatrice italiana e figurare nell’elenco dei fenomeni, sempre che riesca a superare la concorrenza degli altri candidati. Insieme alla campionessa dello Us Open 2015 tra candidati ci sono Juan Carlos Ferrero (ex n.1 del mondo, campione al Roland Garros 2003), Lisa Raymond (ex n.1 in doppio e vincitrice di 6 Slam tra doppio e misto), Ana Ivanovic (ex n.1 al mondo e campionessa al Roland Garros 2008), Carlos Moya (ex n.1 e campione al Roland Garros 1998, ora allenatore di Rafa Nadal), Cara Black (ex n.1 al mondo in doppio e campionessa di numerosi Slam tra doppio e misto). Incredula Flavia racconta il retroscena della candidatura a cui subito non aveva creduto, pensando si trattasse di uno scherzo: «Mi è arrivata una mail in cui Stan Smith (presidente della Tennis Hall of Fame, ndr) mi chiedeva il numero di telefono per contattarmi. Io ho fatto lo screenshot e l’ho mandato alla mia manager chiedendole di verificare che fosse vero. Poi mi ha confermato che era il vero Stan e mi sono emozionata moltissimo». La concorrenza è forte, ma Flavia è amatissima: «Non penso riuscirò a battere gli altri. Gente come Moya e Ferrero, o come la Ivanovic. Ana è sempre stata una mia bestia nera, non sono mai riuscita a batterla in campo. Non capivo mai dove mandasse la palla…». […]

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