ATP Nizza: il torneo della Costa Azzurra vota per Gulbis

Di Matteo Gallo
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Ernest Gulbis (foto C. GIULIANI)
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TENNIS – A Nizza si gioca in una settimana segnata da altri grandi eventi sulla Costa Azzurra. Ernest Gulbis è il giocatore più interessante in tabellone ma ha sofferto per arrivare in semifinale.
Compresso tra il Festival del cinema di Cannes e il GP di Montecarlo, l’Open Nice è l’ultimo torneo di preparazione al Roland Garros insieme a Dusseldorf. In Costa Azzurra si affilano le racchette prima di invadere Parigi, e nonostante i big siano già tutti a là  il tabellone offre sempre qualcosa di interessante. Peccato per il tempo infame; e arrivare a Nizza in treno in questi giorni non è una passeggiata. Il genio che ha progettato i nuovi treni regionali francesi li ha fatti 20 cm più larghi del previsto: dovranno cambiare le banchine di un migliaio di stazioni e il giorno dopo la notizia è scattato uno sciopero che ha ritardato il programma.
L’anno scorso anche Fognini giocó su questi campi. (Monfils lo eliminò al primo turno, e quasi ci litiga in campo per le solite scenate del nostro …) mentre quest’anno le attrazioni sono John Isner, Gilles Simon (che è nato a Nizza) e Gulbis. Soprattutto Gulbis.
Lo abbiamo raggiunto durante il secondo set del match con Tursunov, e ci siamo divertiti insieme al pubblico a vederlo lamentarsi con l’arbitro, il suo angolo e con tutto ciò che si muoveva in direzione contraria ai suoi desideri. Gulbis aveva iniziato la stagione nello stesso modo in cui noi comuni mortali inziamo l’anno nuovo: con tanti buoni propositi. Niente vita notturna, dosi massicce di allenamento e buon comportamento in campo. Se le prime due promesse sembrano state mantenute, e Gulbis non è mai stato così in alto nel ranking ATP, lo stesso non si può dire degli atteggiamenti in campo. Sarà perchè Tursunov ostenta una calma olimpica per tutto il match e quindi il contrasto con la schizofrenia di Gulbis la rende più evidente, ma quando le cose cominciano a girare a favore del russo si sveglia la bestia. Racchetta al suolo, dialoghi poco edificanti col suo angolo, insofferenza alle chiamate dell’arbitro. Gulbis perde il secondo set e si trova sotto di un break nel secondo.
I don’t give a shit anymore!” grida al suo coach, accompagnato da Dominic Thiem (gli abbiamo chiesto come sta dopo il ritiro di Madrid e l’eliminazione prematura in questo torneo, ha detto di non avere nessun problema fisico). Il suo coach scuote la testa quando va sotto un break nel terzo set e gli chiede di comportarsi in maniera decente.
Improvvisamente Gulbis si calma: Tursunov sta servendo per il match sul 5-3 ma Ernesto vince il primo punto e si carica; “C’mon!” grida mentre vede di nuovo la luce. Nel punto successivo Tursunov spazzola la linea con un rovescio lungolinea, e Gulbis reagisce con una tipica e intraducibile espressione lettone. Il coach lo guarda e ha la faccia di chi sta pensando “Ma quando imparerai a non fare queste cose?“. Gulbis scherza col fuoco ma passa il turno vincendo il tie-break del terzo set.
Intanto sul campo centrale è in fase avanzata il terzo match della giornata tra Isner e Delbonis. Isner è un habituè di questo torneo, secondo gli accordi col suo sponsor Lacoste. Ma con i campi così lenti per l’umidità, il suo servizio non deve far così male se Delbonis riesce a fare partita, a vincere il primo set e a strappare il servizio all’americano quando serve per il match sul 5-4 del terzo. Isner picchia forte ma Delbonis sta crescendo parecchio negli ultimi mesi, soprattutto in termini di fiducia. E lo ha confermato di nuovo. Dopo il break va avanti 6-5, minaccioso. Isner comincia a innervosirsi ma tiene il servizio. Mentre il cielo si fa nero di nuovo, i due si sfidano nel tie-break decisivo, come Gulbis e Tursunov. Il colpo decisivo, e che darà due matchpoint a Delbonis, sarà un mezzo pallonetto di rovescio un po’ fortunoso che atterra sulla linea a rallentatore sotto gli occhi di Isner e dell’arbitro. Nessuno apre bocca, la palla è buona. Isner è sicuro di no e cerchia il segno con la racchetta: l’arbitro scende e conferma la chiamata. “The ball didn’t touch any line!” urla Isner, ma sta solo prendendo tempo.
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