Wimbledon e Nashville: come raccontare uno Slam?

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Wimbledon e Nashville: come raccontare uno Slam?

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TENNIS AL FEMMINILE – I Championships non sono solo la più importante manifestazione del tennis, sono anche una grande narrazione sportiva, con al via 128 potenziali protagoniste. E se si provasse a raccontare il torneo in modo differente anche giocatrici come Coco Vandeweghe, Garbine Muguruza e Tereza Smitkova potrebbero meritare il grande palcoscenico del Centrale

A dieci giorni dalla conclusione del torneo di Wimbledon credo si abbia la giusta distanza per fare qualche valutazione che vada oltre il puro dato tecnico: vorrei provare a ragionare sul modo in cui è presentato e seguito un torneo del grande Slam.

I tornei del grande Slam scandiscono il calendario tennistico: quattro volte all’anno si confrontano i migliori 128 tennisti del mondo alla ricerca di una vittoria che consente a chi la raggiunge di passare alla storia del proprio sport.
I 128 giocatori si affrontano nell’arco di due settimane in un tabellone a eliminazione diretta. La caratteristica di un torneo così strutturato è quella di avere come ultimo evento l’incontro decisivo, la finale; ma anche di avere una netta differenza tra il numero di partite giocate nella prima settimana rispetto a quelle della seconda.

 

Ad esempio il calendario femminile di Wimbledon, se non interferiscono le condizioni meteo, prevede che si giochino i primi tre turni dal primo lunedì al sabato, e gli ultimi quattro dal secondo lunedì al secondo sabato. In termini numerici significa che nei primi sei giorni si disputano 112 partite (64+32+16) mentre nei secondi sei giorni se ne disputano soltanto 15 (8+4+2+1). E’ una sperequazione molto marcata, che incide nel modo in cui il torneo viene presentato.
Se nella seconda settimana c’è la possibilità di prendere in considerazione praticamente tutte le partite, è inevitabile che per i primi turni si debbano fare delle scelte, privilegiando alcuni match rispetto ad altri.

Negli ultimi anni una svolta fondamentale si è avuta con la trasmissione in TV di molti campi contemporaneamente; questo ha allargato il respiro del racconto, ma non ha comunque eliminato il processo di selezione. A dire il vero, anche di fronte al gran numero di partite del primo turno (64 sono davvero tante) un modo per orientarsi c’è sempre: il ranking e le teste di serie. Facendo riferimento al computer, possiamo stabilire delle priorità e cercare di tenere sempre ben presenti i match da considerare importanti rispetto a quelli secondari.

Io però vorrei sostenere che è proprio questo atteggiamento strettamente legato al destino delle migliori e delle favorite, quello che trovo meno stimolante e che mi auguro possa venire in parte mitigato a favore di scelte differenti.

Credo sia venuto il momento di spiegare il titolo dell’articolo. “Nashville” si riferisce al film di Robert Altman (1975), che ha per soggetto il festival musicale che si svolge nella capitale del Tennessee.
Un film che è diventato una pietra miliare del cinema americano: per raccontare i cinque giorni di una grande kermesse canora (trasformata in una metafora della società statunitense) Altman rinuncia ad utilizzare il classico schema fatto di pochi personaggi che si muovono in una vicenda che cresce in “verticale”. Invece che affidarsi alla consueta divisione tra protagonisti principali e secondari, in Nashville la trama è a sviluppo orizzontale, e segue le storie di 24 differenti figure, tutte di importanza simile.
Il film si basa quindi sulla contemporaneità di molte vicende, grazie a due dozzine di ruoli di pari rilievo. Al momento di girare il film, per nessuno di quei ruoli Altman scelse un “divo”; nessuno degli attori era una superstar. Chi ha visto il film si ricorda che probabilmente sono due le scene più importanti.

Una è, abbastanza logicamente, quella finale, che coinvolge tutti i personaggi e molti abitanti della città nel parco di fronte al Partenone di Nashville (copia americana di quello greco). Magari qualcuno non ha visto il film e quindi evito di raccontarla, tanto la trama si può trovare ovunque.
Ma la seconda scena (che trovate QUI) è molto meno grandiosa: è quando il personaggio interpretato da Keith Carradine canta una canzone d’amore in un piccolo locale, e ciascuna di quattro differenti donne (tutti personaggi che abbiamo imparato a conoscere) presenti tra il pubblico crede, almeno all’inizio, che sia dedicata a se stessa.
Rispetto al festival, naturalmente si tratta di una questione marginale, ma è la struttura del racconto che la rende rilevante. All’interno della sua organizzazione corale, quindi, il film trova comunque momenti che emergono anche in modo inaspettato.

Perché citare Nashville? Perché i cinque giorni del festival canoro non sono poi così lontani dai primi sei di Wimbledon; e forse una modalità di narrazione più orizzontale potrebbe avere aspetti positivi nei primi giorni di torneo. Se uno Slam viene strutturato solo in funzione delle prime teste di serie e delle grandi favorite, secondo me finisce per perdere tante occasioni di racconto che la presenza di 128 potenziali personaggi offre.
Quasi ci si chiede il senso di una partecipazione così vasta se poi le seconde linee vengono prese in considerazione solo con la logica un po’ crudele di portarle al centro dell’attenzione quando il sorteggio le pone di fronte alle primissime, in confronti che la maggior parte delle volte hanno esito scontato.
Ecco, nei primi giorni di torneo si potrebbe pensare di allargare lo sguardo, qualche volta perfino perdendo di vista la meta finale ancora distante (chi vincerà il torneo), per provare a presentare storie e giocatrici meno conosciute. Si correrà il rischio di seguire vicende di tenniste che non hanno concrete possibilità di vincere, ma molto spesso ci si accorgerà che si tratta di protagoniste comunque degne di reggere la scena.

Ma perché farlo proprio in uno Slam?
Una delle differenze tra uno Slam e gli altri tornei sta nel fatto che il prestigio dell’avvenimento è tale per cui non sono i giocatori a qualificare il torneo, ma viceversa: è il torneo che dà prestigio ai giocatori e proietta una luce differente sulle partite, rendendo importanti incontri che disputati altrove conterebbero poco. Giocare in uno Slam è come esibirsi alla Scala o al Metropolitan: se in cartellone il protagonista è un giovane cantante (e non un nome celebrato) non viene vissuto come uno spettacolo di ripiego, ma diventa l’occasione per gli appassionati di scoprire nuove voci. Perché è l’importanza del teatro che cambia la prospettiva.

Per non ragionare in termini puramente teorici, voglio fare un esempio concreto. Nell’ultimo Wimbledon secondo me l’incontro di primo turno tra Muguruza e Vandeweghe avrebbe potuto essere collocato su un campo importante coperto dalla TV. Poteva essere una occasione ideale per provare ad allargare i temi del torneo. E, non lo dico per esagerare, l’avrei programmato sul centrale o sul campo 1.
Da una parte c’era una giocatrice capace a Parigi di eliminare Serena Williams e di impegnare strenuamente Maria Sharapova, e che aveva dichiarato che considerava l’erba la sua superficie preferita. Dall’altra c’era la fresca vincitrice di s’Hertogenbosh, torneo su erba conquistato partendo dalle qualificazioni.
Tutte e due giovani in crescita, e in un periodo di grande forma: ci sarebbero state molte buone ragioni per presentarle al grande pubblico. Anche le loro storie personali erano interessanti: da una parte una spagnola/venezuelana ancora incerta su quale cittadinanza prendere, dall’altra l’ultima rappresentante di una famiglia famosa nello sport americano. Ed entrambe, pur essendo poco più che ventenni, già passate attraverso momenti di difficoltà (infortuni, problemi di peso, e altro ancora che qui non descrivo per ragioni di sintesi).
Gli organizzatori di Wimbledon le hanno ignorate; ma io, testardamente, le ho comunque seguite al livescore; da quanto ho capito la partita sarebbe stata effettivamente all’altezza di uno stadio importante: una lotta molto equilibrata di due ore e mezza con match point salvati in diversi game, e conclusa solo 7-5 al terzo. Secondo me la loro era una parte di tabellone che avrebbe meritato più attenzione, perché c’era appunto il potenziale per raccontare storie interessanti. Il match lo ha vinto Coco Vandeweghe, e a quel punto avrei fatto il passo successivo,  cercando di valorizzare anche il turno seguente: Vandeweghe vs Smitkova.

Essendo coperta dalle telecamere ho potuto seguire la partita; ed è stata sorprendente perché ha finito per prevalere la teenager ceca. Dico sorprendente perché non so chi  conoscesse Tereza Smitkova prima di questo Wimbledon; io no. Se vi fidate del mio giudizio, posso dire che è stato comunque un match che avrebbe potuto tranquillamente reggere un palcoscenico più importante del campo 6. Anche in questo caso per ragioni di spazio non entro nel dettaglio della partita; mi limito a dire che  Coco ha finito per non dare la mano al giudice di sedia al termine del match…

A questo punto però mi direte: delle due protagoniste iniziali su cui avevi puntato (Muguruza e Vandeweghe) dopo appena due match nessuna era più in gara. Può capitare, ma il testimone dell’interesse sarebbe passato alla sorpresa Smitkova, che ha poi saputo raggiungere addirittura il lunedì successivo (vincendo il terzo turno 10-8 al terzo), prima di perdere da Lucie Safarova. E così ci sarebbe stata la possibilità di approfondire anche la storia di una diciannovenne ceca proveniente dalle qualificazioni, prima di lasciare tutto lo spazio, come ovvio nella seconda settimana, alle partite principali che determinano la vincente del 2014.

Mi rendo conto che scelte di questo genere rischiano di scontentare gli sponsor, i giornalisti più pigri (che si ritrovano a dover cercare notizie sulle tenniste di retrovia del circuito) e anche il pubblico più tradizionalista. Però qualche mossa coraggiosa da parte degli organizzatori, che vada in direzione di un approccio più allargato (alla Altman, appunto) secondo me meriterebbe di essere provata. Sono convinto che, se si sceglie con attenzione, così come al cinema si possono realizzare film straordinari senza attori famosissimi, allo stesso modo il tennis può offrire storie degne di essere raccontate anche se non coinvolgono le solite superstar.

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WTA, chi migliorerà nel 2022?

Scommesse vecchie e nuove di inizio anno: come sono andate e come andranno le cose nel ranking femminile? Ecco quali spostamenti ho indovinato, quali ho sbagliato, e quali ipotizzo per il futuro

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Clara Tauson (Photo by Alexandre Hergott/Open 6ème Sens - Métropole de Lyon)

Avvertenza: La questione Djokovic, esplosa proprio martedì scorso, ha prodotto come conseguenza anche il rinvio di questa rubrica. Per questo esce oggi l’articolo preparato per il 4 gennaio. Visti i contenuti trattati, mi preme sottolineare che l’articolo non ha subìto alcun cambiamento. Significa cioè che tutte le analisi e i pronostici che leggerete sono precedenti alle partite svolte in questo inizio di 2022. Lo segnalo per dovere di correttezza nei confronti dei lettori.

È terminato il 2021 e comincia in questi giorni la stagione 2022. È il momento di chiudere i bilanci con il passato e dedicarsi al futuro. Quest’anno però oltre al solito tentativo di previsione sulla nuova stagione (che troverete da pagina 3) ho deciso di recuperare un articolo scritto ventiquattro mesi fa. Può sembrare una stravaganza, ma ci sono buoni motivi. Facciamo qualche passo indietro.

Il 7 gennaio 2020 era uscito un pezzo che presentava una serie di previsioni. Non era la prima volta che lo scrivevo, sempre con lo stesso criterio: provare a individuare all’interno delle prime 100 giocatrici del mondo chi avrebbe concluso la stagione con un progresso in classifica. Quel primo articolo, naturalmente, ne sottintendeva anche un secondo alla fine della stagione per verificare l’esito delle previsioni.

 

Poi però nel marzo 2020 la pandemia aveva bloccato i tornei, il Tour era stato gravemente menomato e, in sovrappiù WTA aveva modificato i criteri di calcolo della classifica. Per questi motivi ritenevo le regole del gioco troppo alterate per considerare la “scommessa” ancora valida. Ne ero così convinto che non sono più nemmeno andato a controllare i 14 nomi su cui avevo puntato per scoprire se, come previsore, ne sarei uscito bene o male. Tutto annullato.

Qualche giorno fa, però, mi è tornata in mente quella scommessa e mi sono detto che forse poteva avere un senso fare il controllo riferendosi a quanto accaduto nel 2021. Certo, sappiamo che anche nel 2021 non è stato proprio tutto normale, ma in fondo si tratta semplicemente di verificare le scelte di allora basandosi sui risultati dell’anno successivo. Una variazione che mi sembra più accettabile.

Una volta decisa la verifica, ho pensato di indicare per completezza anche la posizione alla fine del 2020. Ma, lo ripeto, il mio riferimento è quello di fine 2021. Ecco la lista dei 14 nomi secondo l’ordine dell’articolo originario di due anni fa.

Camila Giorgi
ranking di riferimento (fine 2019): n°100
ranking 2020: 75
ranking 2021: 34
Differenza: +66
Camila Giorgi è una giocatrice molto seguita dagli appassionati italiani: non è necessario entrare nel dettaglio dei suoi risultati. Su tutti rimane la vittoria nel WTA 1000 di Montreal 2021, che le ha permesso di riavvicinarsi alle prime 30 del mondo. Direi che come scommessa non era molto rischiosa, visto il ranking di partenza.

Jasmine Paolini
ranking di riferimento (fine 2019): 96
ranking 2020: 96
ranking 2021: 53
Differenza: +43
Per Paolini le cose non erano scontate come per Giorgi, ma secondo me si intuiva che Jasmine stava trovando il modo giusto di affrontare il livello WTA. Nel 2020, forse a causa della programmazione spezzettata dalla pandemia, non era riuscita a ingranare. La crescita di rendimento del 2021 è stata però evidente, coronata dalla vittoria a Portorose (primo titolo WTA della carriera).

Anastasia Potapova
ranking di riferimento (fine 2019): 92
ranking 2020: 100
ranking 2021: 69
Differenza: +23
Potapova aveva avuto un 2020 tribolatissimo, visto che dopo la pandemia non era più scesa in campo. Prima lo stop delle competizioni, poi la decisione di operarsi alla caviglia che l’ha tenuta ferma sino al mese di dicembre. Se a fine 2020 non è crollata nel ranking è stato grazie alla introduzione delle nuove regole che le hanno permesso di tenere validi molti punti del 2019.

Tecnicamente più attendibile la stagione 2021. Senza acuti particolari (3 quarti di finale come massimo), ma sufficienti per un progresso di oltre 20 posizioni. Neanche male per una giocatrice che ha compiuto vent’anni solo qualche mese fa.

Christina McHale
ranking di riferimento (fine 2019): 88
ranking 2020: 80
ranking 2021: 158
Differenza: -70
Tredici successi nel 2020, stagione in cui si è potuto giocare meno del solito, appena 8 successi (con 22 sconfitte) nel 2021, quando il Tour si è riavvicinato alla normalità. In sostanza la stagione negativa che ha vissuto Christina McHale condanna senza appello la mia previsione.

Taylor Townsend
ranking di riferimento (fine 2019): 81
ranking 2020: 89
ranking 2021: 293
Differenza: -212
La pandemia e la maternità; la somma di questi due fattori spiegano l’attuale classifica di Taylor Townsend. Direi che nel suo caso le vicende extra tennistiche hanno influito in modo così determinante da rendere la scommessa senza riferimenti tecnici. Nel 2020, una volta scoppiata la pandemia, Townsend aveva preferito non uscire dagli Stati Uniti. E questo non sorprende, visto che già in passato aveva anteposto ad alcuni impegni nel Tour la partecipazione a manifestazioni nazionali, come il World Team Tennis.

Poi però è stata la maternità a fermare le sue competizioni. Di fatto, dal marzo 2020 Townsend ha disputato solo due partite valide per conquistare punti WTA (entrambe perse): il primo turno di qualificazione a Cincinnati 2020 e il primo turno allo US Open 2020.

Coco Gauff
ranking di riferimento (fine 2019): 68
ranking 2020: 48
ranking 2021: 22
Differenza: +46
Alla fine del 2019 Coco Gauff era reduce dal primo successo in un torneo WTA, a Linz, a nemmeno 16 anni. Il dubbio che la circondava non era tanto sulle potenzialità fisico-tecniche quanto piuttosto sui rischi determinati dalla precocità. A oggi però sembra essere stata brava a reggere le pressioni, tanto che nel settembre scorso per alcune settimane è stata anche Top 20.

Iga Swiatek
ranking di riferimento (fine 2019): 60
ranking 2020: 17
ranking 2021: 9
Differenza: +51
Non c’è bisogno di dire molto su Iga Swiatek. Numeri e risultati parlano per lei: uno Slam vinto già nel 2020 e l’ingresso in Top 10 nel 2021.

a pagina 2: Le altre sette giocatrici scelte due anni fa

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WTA Hot Shots! (12) + 12 punti memorabili del 2021

Seconda parte dell’articolo dedicato ad alcuni grandi scambi della stagione 2021, con protagoniste attese ma anche sorprendenti

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Laura Siegemund - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Ultimo articolo della rubrica del martedì per il 2021, dedicato alla seconda parte della carrellata dei migliori punti della stagione. Come ho già spiegato la scorsa settimana, la scelta di partenza è stata quella di dividere i punti in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Dopo la prima parte riservata ai singoli colpi (vedi QUI), nella seconda ci concentriamo sui grandi scambi.

Ribadisco che non c’è alcuna pretesa di completezza né tanto meno di oggettività. Si tratta di un semplice svago, basato su scelte del tutto opinabili: una scusa per continuare a parlare di tennis anche quando le competizioni sono ferme. Per dare più pepe al gioco, ho deciso di mettere i punti in ordine da 12 a 1, ma confesso che non sono stato molto a riflettere sulle posizioni. Via dunque alla carrellata dedicata ai dodici scambi del 2021.

12. Karolina Pliskova e Viktorija Golubic
(QF Wimbledon, Pliskova b. Golubic 6-2, 6-2)
Cominciamo la rassegna con due punti (posizione 12 e posizione 11) che vedono protagonista Karolina Pliskova, che dopo un avvio di 2021 opaco ha progressivamente ritrovato la forma, sbocciando con il suo tennis migliore a Wimbledon.

 

Qui siamo nei quarti di finale contro una delle sorprese del torneo, Viktorija Golubic, e dallo scambio capiamo i motivi che hanno permesso a Karolina di arrivare in finale ai Championships. Infatti alle sue riconosciute doti di attaccante aggiunge alto rendimento in ambiti che non sono propriamente il suo forte: mobilità e recuperi difensivi. E così prima salva in allungo di dritto, poi di rovescio, per concludere con l’ultima perla rappresentata da un rovescio in avanzamento.

11. Karolina Pliskova e Sara Sorribes Tormo
(QF Montreal, Pliskova b. Sorribes Tormo 6-4, 6-0)
Il secondo set vinto 6-0 contro Sorribes Tormo a Montreal è stato forse il set migliore disputato da Pliskova in tutto il 2021. Ricordo che in quel momento Sorribes era in un periodo di grande condizione (qualche giorno prima a Tokyo aveva sconfitto la numero 1 Barty), ed era capace di offrire tennis di contenimento di alto livello. Tanto che spesso provocava alle sue avversarie dei “fuori giri” offensivi, causate dalla frustrazione che le coglieva di fronte alla impossibilità di sfondare il muro difensivo eretto dalla giocatrice spagnola.

Ecco, dare 6-0 a quella Sorribes significava raggiungere livelli di gioco eccezionali. E in un certo senso il punto proposto lo dimostra: nel corso dello scambio Karolina non riesce a sfondare in avvio, e anzi deve a sua volta impegnarsi in difesa, prima di trovare finalmente il colpo definitivo.

10. Daria Kasatkina e Jelena Ostapenko
(QF Eastbourne, Ostapenko b. Kasatkina 1-6, 7-5, 6-2)
Daria Kasatkina e Jelena Ostapenko sono due delle rappresentanti della generazione del 1997 che qualche anno fa si era messa in luce per la precocità ad alti livelli. Ancora teenager, per esempio, erano state protagoniste sulla terra di Charleston 2017 di una delle più giovani finali della recente WTA.

Nel 2021 Daria e Jelena si sono incontrate due volte, sempre sull’erba e ha sempre vinto Ostapenko, anche se al termine di partite tirate. Qui siamo a Eastbourne, poi si ritroveranno a Wimbledon e il match finirà 6-1, 3-6, 8-6. Il punto in questione è interessante perché si gioca tutto (o quasi) sulla diagonale sinistra. Ostapenko prova diverse soluzioni per sfondare: rovesci di pesantezza e angoli differenti, ma anche un dritto anomalo e perfino un dropshot. Ma Kasatkina riesce sempre a replicare, concludendo il punto con un cambio di direzione di assoluta accuratezza.

9. Mihaela Buzarnescu e Serena Williams
(2T Roland Garros, Williams b. Buzarnescu 6-3, 5-7, 6-1)
I prossimi due punti sono scelti dallo stesso match, disputato al Roland Garros fra due tenniste molto esperte: Serena Williams 39 anni e Mihaela Buzarnescu, 33 anni. Dopo l’infortunio subito nel 2018 alla caviglia, Buzarnescu non è più riuscita a recuperare la continuità ad alti livelli esibita in quella straordinaria stagione. Ma questo non significa che non sappia ancora oggi dimostrare tutte le sue qualità tecniche.

In questo scambio siamo nel secondo set, con Serena all’attacco e Mihaela in difesa, che sfodera una serie di recuperi eccezionali. La chiave del punto è la lettura anticipata dei contropiede. Deliziosi per sensibilità del braccio i due colpi a fine scambio.

8. Serena Williams e Mihaela Buzarnescu
(2T Roland Garros, Williams b. Buzarnescu 6-3, 5-7, 6-1)
Stesse protagoniste e stesso match della posizione numero 9, ma qui il punto è forse ancora più spettacolare. Siamo nel terzo set, e lo scambio si dipana con una serie di colpi in cui attacchi e recuperi cambiano più volte l’inerzia della situazione.

Non entro nel dettaglio sui diversi rovesciamenti di fronte, ma alla fine non si può che concordare con l’ammirevole fair play di Buzarnescu, che applaude il colpo definitivo di Serena.

7. Ashleigh Barty e Jil Teichmann
(Fin. Cincinnati, Barty b. Teichmann 6-3 6-1)
Non chiedetemi perché, ma questo è il punto giocato da Barty nel 2021 che mi è rimasto più impresso di tutta la sua stagione. Non so se sia davvero il suo migliore, ma a mio avviso racchiude in pochi secondi tante delle sue qualità tecniche e di tocco. Siamo a Cincinnati, in un match che vede di fronte la testa di serie numero 1 Barty contro la sorpresa Jil Teichmann, che ha raggiunto la finale giocando il miglior tennis della carriera.

E che Jil sia in forma lo si capisce da come riesce a tenere testa a tutte le soluzioni differenti che Ashleigh sviluppa durante lo scambio. Anzi: sembra addirittura avere la meglio quando riesce ad agganciare il dropshot di Barty replicando con un rovescio incrociato (da mancina) strettissimo. E invece Ashleigh è in grado di trovare la soluzione migliore con un dritto eseguito correndo in avanti e, malgrado questo, piazzato alla perfezione. Peccato per la pessima qualità del video, che per lunghi tratti rende la palla invisibile.

a pagina 2: Gli scambi dalla posizione 6 alla 1

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WTA Hot Shots! 12 (+12) punti memorabili del 2021

Prima parte dell’articolo dedicato ad alcuni grandi colpi della stagione 2021, con protagoniste attese ma anche sorprendenti

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Ons Jabeur

Ultimi due articoli dell’anno, dedicati ai migliori punti del 2021. Come già in passato, ho deciso di dividerli in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Penso sia l’unica strada possibile per dare ordine al materiale scelto, perché altrimenti i punti avrebbero caratteristiche così diverse da non essere quasi paragonabili. In alcuni casi la distinzione è difficile, ma ho preferito incorrere in qualche scelta dubbia piuttosto che mischiare situazioni troppo differenti.

Le fonti da cui sono ricavati i punti sono sostanzialmente due: le diverse scelte che si trovano su Internet e i promemoria che prendo io stesso durante l’anno mentre seguo le partite, e che spero rendano la selezione meno scontata. Purtroppo poi non sempre riesco a recuperare i video dei punti individuati, e questo finisce per limitare la presentazione. In ogni caso non ho alcuna pretesa di completezza né tanto meno di oggettività. Si tratta di un semplice svago, basato su scelte del tutto opinabili: una scusa per continuare a parlare di tennis anche quando le competizioni sono ferme.

Per dare più pepe al gioco, ho deciso di mettere i punti in ordine da 12 a 1, ma confesso che non sono stato molto a riflettere sulle posizioni. Cominciamo con i colpi, per gli scambi ci ritroveremo martedì 28 dicembre.

 

12. Harmony Tan
(2T Roland Garros, Vondrousova b. Tan 6-1, 6-3)
Nella selezione degli Hot Shots non può mancare un tweener. Tra tutti quelli della stagione 2021 ho scelto questo perché eseguito dopo una corsa in diagonale, una situazione che rende più difficile mantenere la percezione del campo spalle alla rete. Protagonista Harmony Tan, giocatrice francese ammessa nel tabellone principale del Roland Garros grazie a una wild card. E in un momento di buona forma, altrimenti al primo turno non avrebbe vinto il derby contro la ben più titolata Alizè Cornet.

Veniamo al punto. Tan si trova contro Marketa Vondrousova, che dello schema “dritto incrociato profondo + palla corta di rovescio lungolinea” ha fatto uno degli architravi del suo gioco: una situazione ampiamente codificata del suo modo di stare in campo (vedi QUI). In certe situazioni Marketa non perdona: parte il drop shot e diventa difficile cavarsela. Qui però Tan è molto brava nella doppia corsa avanti-indietro conclusa dal tweener potente e preciso che sorprende tutti, inclusa Vondrousova.

11. Dayana Yastremska
(1T US Open, Kerber b. Yastremska 3-6, 6-4, 7-6)
Immagino i dubbi dei detrattori: Dayana Yastremska è una giocatrice da “o la va o la spacca”, tanto che quando si è affacciata sul circuito proponeva un tennis con tassi di rischio e aggressività mai visti prima. E non era una semplice sensazione, ma un dato confermato dagli statistici.

US Open, match contro Kerber. Lo scambio di per sé è semplicissimo: Yastremska serve a uscire, e non è nemmeno una cattiva battuta; ma Kerber risponde ancora più incrociato con una parabola strettissima che obbliga l’avversaria oltre il corridoio. A questo punto Dayana sa che l’inerzia dello spostamento la spingerà fuori dal campo in modo quasi irreversibile. E allora si inventa una replica di dritto di assoluta precisione: il suo dritto passa fra la il seggiolone del giudice arbitro e il paletto della rete, atterrando esattamente all’incrocio delle righe, imprendibile per chiunque.

a pagina 2: I colpi da 10 a 6

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