Zarina Diyas ma anche Roger Federer: Baraldo ne ha per tutti

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Zarina Diyas ma anche Roger Federer: Baraldo ne ha per tutti

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TENNIS – Intervista al preparatore atletico Stefano Baraldo, professionista di successo del settore che ne ha per tutti, anche per Federer e Nadal, “che devono lavorare su potenza e footwork”. E ancora: Nello sport il primo problema è sempre fisico, ma la soluzione è mentale”.

Stefano Baraldo

Stefano Baraldo

Qualche mese fa, in occasione degli ottavi di finale di Wimbledon, abbiamo parlato approfonditamente dell’ascesa di Zarina Diyas, la giovane tennista kazaka che in poco più di otto mesi ha scalato circa 200 posizioni nel ranking Wta, affermandosi in breve tempo nella Top 60 mondiale. Abbiamo avuto il piacere di fare una bella chiacchierata con uno degli artefici di questa “esplosione”: stiamo parlando del suo preparatore atletico, il senese Stefano Baraldo, che ci ha svelato qualche aspetto inedito del suo lavoro.

Potito Starace, Federico Luzzi e Flavia Pennetta  sono (e sono stati) solo alcuni dei tennisti più famosi seguiti da Baraldo, che in tutta la sua giovane carriera da preparatore ( è un classe ’80) ha già aiutato tanti atleti ad affermarsi ad altissimi livelli nel circuito.

 

L’intervista, oltre a raccontare nel dettaglio come sta procedendo la preparazione della Diyas in vista degli Us Open, fornisce diversi spunti di riflessione relativamente al fattore atletico, cioè di come negli anni sia diventato sempre più determinante anche nel tennis femminile, e alle differenze di metodologie di allenamento tra gli uomini e le donne. E poi opinioni su Roger Federer, Rafael Nadal e… Anna Kournikova.

Come e quando è iniziata la collaborazione con la giovane kazaka? E quali obiettivi vi eravate prefissati, sia a breve che medio termine?
Zarina non riusciva a rientrare da un intervento alla spalla svolto nel 2011. A settembre 2013 ha deciso di esser seguita da Alan Ma, Marco Panichi e me in Cina. Era 260 del mondo e non riusciva a rientrare nelle 200. Il goal per il 2014 era giocare Parigi in main draw, ossia intorno alla 110ma posizione, e provare a chiudere la stagione nelle 100. Poi è andata meglio del previsto…

Era da inizio anno che Zarina Diyas mostrava segnali di crescita costanti. Mancava l’acuto in un grande appuntamento, ed è arrivato proprio a Wimbledon, dove ha raggiunto gli ottavi di finale. Eri fiducioso che questi risultati sarebbero arrivati in così breve tempo?
Il finale della stagione 2013 ci lasciava ben sperare, ma Zarina ha iniziato a vincere, vincere e rivincere. Questa è la WTA. Non basta tanto lavoro, serve anche molta esperienza. Lei ama il tennis… in America si dice: find what you love.

Abbiamo notato che Zarina ha inserito nella sua programmazione ben due tornei di preparazione a Wimbledon: il challengher di Nottingham, dove si è spinta sino in finale , e il wta di Birmingham, dove al primo turno, al termine di  due set molto tirati, si è arresa a Coco Vandeweghe. Segnali di forte feeling con questa superficie.  Ciò è dovuto ad una preparazione atletica e tattica specifica per l’erba o soltanto ad una naturale predisposizione della tennista alla superficie? E qual è la superficie su cui, secondo te, si adatta meglio?
Zarina ha una casa ad Amsterdam, forse questo l’ha aiutata per la stagione sull’erba (ride) … Scherzi a parte,  ha delle caratteristiche tecniche ideali per questa superficie. Altri coach ben più esperti mi avevano già detto che avremmo avuto grandi opportunità a Wimbledon. Perdere agli ottavi con la numero 3 del mondo è un gran risultato.  Penso che se Halep non si fosse infortunata durante il primo set in semifinale contro Bouchard, la Kvitova non avrebbe vinto cosi facilmente la finale di Londra. La superficie preferita da Zarina è il cemento, ma ovviamente l’erba non essendo apprezzata da molte colleghe, potrebbe offrire altre opportunità nel futuro. Se riusciremo a potenziare il fisico di Zarina non escludo sorprese anche sulla terra battuta.  Dipende molto dai tabelloni in realtà.

Ora è in corso la preparazione in vista della stagione sul cemento americano: nelle prossime settimane ci saranno tornei importanti che potrebbero portare davvero tanti punti alla tua atleta. Qual è la sua programmazione dei prossimi mesi sino agli Us Open e come vi state preparando?
Giocherà Washington, Montreal, Cincinnati, New Haven e NY… Dopo Londra era molto provata, quindi stiamo lavorando per arrivare in forma a NY e mantenere la condizione per i tornei successivi in Asia dove si gioca “in casa”.  Alan sta aggiustando il dritto, io punto a incrementare la potenza e il footwork,ma ci sono dei tempi biologici da rispettare. Zarina gioca ogni partita al limite quindi siamo sempre molto focus sulla prevenzione infortuni e recupero tra le partite.

Quali sono gli aspetti su cui hai maggiormente puntato quando hai cominciato a lavorare con lei? E quali sono i suoi punti forti?
A 20 anni si ha molta energia, il volume di lavoro è molto alto. Zarina ama il suo lavoro, il suo sport, ed è disposta a tutti i sacrifici necessari! Il problema è che, non essendo particolarmente dotata fisicamente, è necessario mantenere un rapporto tra quantità e qualità dell’allenamento adeguati. In poche parole: si lavora senza fretta! Siamo già in una situazione di classifica eccezionale… quindi lasciamo sempre un buon margine di sicurezza in tutto. In particolare abbiamo lavorato e continueremo sulla “ricerca-posizione-risposta” e ovviamente sul servizio. Credo molto nelle sue doti di aggressività in campo! Vorrei che si potesse raggiungere un ordine e una reattività il più vicini possibili alle top 10. La resistenza è migliorata molto, ma l’esplosività è cresciuta del 16% rispetto a dicembre. Bene, ma non basta. Per puntare in alto Zarina deve diventare un’ atleta di alta prestazione. Senza infortuni ce la faremo in 3 anni, spero: quindi Olimpiade o 2017.

Attualmente Zarina occupa la posizione n.54 del ranking Wta, mentre nella “Road To Singapore” è addirittura già 47esima. Ti aspettavi questa vorticosa salita in così pochi mesi?
Non mi aspettavo un rendimento così continuo da top 50. Spesso ancora ci ridiamo sopra. Ma ci dà forza per lavorare sempre meglio. Tutto il Team è molto motivato, crediamo in Zarina perché se lo merita più come persona che come tennista. Il tennis è tanto cuore, forse è più cuore che testa.

Ci descrivi con tre aggettivi la giovane Diyas, dal momento che è poco conosciuta dalla folta schiera di appassionati di tennis?
Coraggiosa, costante, concentrata.

Dove può arrivare?
Per scherzo a Miami le ho detto che non sarà mai top 10. Per me conta più che sia una persona felice, però sotto sotto…grazie alle nostre immense tenniste italiane ho capito che ce la possiamo fare. Sarò sempre grato a Flavia, Francesca, Sara e Roberta.

Tu che sei nel circuito da molti anni, come hai trovato quest’anno la tanto criticata erba di Wimbledon?
Wimbledon non è un torneo di tennis. È semplicemente un evento mondiale, storico. Ho avuto la grande fortuna di andarci già 7 volte. Dopo aver perso ho portato Zarina al museo del “Championships”: questa è storia.  È sempre più bello, organizzazione pazzesca. Indescrivibile… se i giocatori ci scivolano la seconda settimana, fortunati loro: è erba, va rispettata e non calpestata!

Con Zarina lavori a Guangzhou, nel quartier generale del suo coach, Alan Ma. Come vedi in prospettiva il tennis cinese femminile, che in Top 100 ha già 4 tenniste?E come mai gli uomini invece fanno più fatica?
Entro un paio di anni ci saranno più di 20 milioni di tennisti principianti in Cina. Ma non ci siamo. Il sistema è ancora troppo chiuso. La mentalità non è ancora lontanamente pronta a sfornare una squadra di  campioni in un “gioco” come il tennis. Il post Li Na è incerto per il femminile, figuriamoci per il maschile…ma un giorno le cose cambieranno. Non nei prossimi 4/5 anni. Spero che ci provino per le Olimpiadi di Tokio 2020, ma ho seri dubbi a riguardo.

Hai lavorato con tantissimi tennisti, sia uomini che donne. Nel tennis di oggi, sport in cui anche la donna punta molto sulla potenza, ci sono ancora parecchie differenze nella preparazione fisica di uomini e donne?
La metodologia di preparazione e allenamento si sta omogeneizzando tra ATP e WTA. È ovvio che, per natura, i volumi e la qualità del lavoro siano differenti. I maschi sono più predisposti geneticamente, le donne più minuziose perché possono compensare il divario tecnico con le avversarie attraverso la prestazione atletica.

E specificamente per le tenniste, in passato hai seguito tante atlete importanti del circuito, penso a Flavia Pennetta o ad Alisa Kleybanova: negli ultimi 4-5 anni  hai dovuto apportare qualche modifica particolare alle tue metodologie di lavoro a causa dell’evoluzione di questo sport? Se sì, quale?
Ogni persona che ha lavorato con me ha un percorso personalizzato. Per me conta molto che tipo di giocatore sei e che tipo di personalità hai. Modifico ogni anno il mio lavoro aggiungendo nuovi attrezzi. Il metodo rimane sempre quello…il mio. Di tanti strumenti e attrezzi ho sempre più fiducia in un semplice, ma geniale macchinario sviluppato dal collega Salvatore Buzzelli (SensoBuzz) con il quale sto collaborando da 5 anni per sviluppare un modello di allenamento complementare a quelli tradizionali. Un allenamento fisico e mentale.

Sembra scontato chiederlo a te, ma in una carriera conta più il fattore psicologico o il fattore fisico?
Secondo me bisogna essere onesti, umili e darsi da fare per evolversi e migliorare: imparare ad ammettere i propri errori cercando di non ripeterli. Conoscere i propri limiti e superarli. Non girarci intorno. Nello sport il primo problema è sempre fisico, ma la soluzione è sempre mentale. Nessuno è perfetto. Imparare da tutti è sempre utile. Dare il massimo è mentale. Tutte le risposte esistono, basta farsi delle domande. Questo vale nello sport come nella vita. Non esiste il giusto o sbagliato, esistono le azioni e le conseguenze. E ricordarsi sempre che nella vita si può avere tutto, ma non tutto nello stesso momento! La carriera è una priorità: se giochi a tennis la priorità è il tennis.

Come vedi la carriera di Federer e Nadal, i due big veterani del circuito, da qui a 3 anni? E su cosa dovrebbero lavorare secondo te per mantenere ancora altissimo il loro livello di gioco?
Roger ha ancora tanto da dare fisicamente, spero per noi che ne abbia anche mentalmente! Per quello che ho visto dal vivo questa stagione, sta meglio di altri anni, ma gli manca un pizzico di esplosività, il famoso 10% sul ginocchio. Un pizzico di potenza in più ed è sempre Re Roger! In campo lo vedo come un Dio, fisicamente sta bene e tennis stellare. Però secondo me arriva a Rio 2016 e lascia. Spero di no, perché è un genio ed è una persona evoluta. Rafa è il mio preferito, perché è educato e generoso. È ancora giovane, tra 3 anni starà sempre lì a lottare. Secondo me si potrebbe muovere meglio, anche se quando lo dico ai colleghi ridono tutti! Comunque per Federer direi la potenza e per Rafa il footwork.

Domanda secca: due tennisti, un uomo e  una donna, presi tra i primi 15 delle classifiche attuali per i quali la preparazione atletica ha costituito, in assoluto, l’ arma vincente della carriera.
Halep e Ferrer

Quali sono le collaborazioni che ricordi con più soddisfazione nella tua carriera?
Mi manca molto Federico Luzzi! Come disse una volta a Federer negli spogliatoi di Roma: “Roger, dopo la mezzanotte sono io numero 1”. Ma sarò sempre riconoscente a Potito di avermi dato tanta fiducia e tante emozioni, per me rimane sempre il mio personale numero 1.

C’è  un tennista, uomo o donna che sia, che vorresti seguire, oppure che avresti voluto seguire?
Avrei voluto seguire Anna Kournikova! Per ovvi motivi…

Hai seguito in passato anche una grande promessa del tennis azzurro, ossia Giacomo Miccini, che abbiamo visto recentemente giocare il primo turno al Challenger di Recanati (da wildcard): sembrava destinato ad una grande ascesa, poi invece problemi fisici l’hanno più volte bloccato. È il tuo grande rimpianto? Ne hai altri nella tua carriera?
Jack Miccini è un rimpianto, sì. Come Burnett e tanti altri italiani, come la Giovine e Naso ad esempio. La Giorgi è dinamite. Ho seguito anche Fognini per un mese circa a febbraio del 2009: è estremamente facile da allenare atleticamente, mi sarebbe piaciuto continuare ma non c’erano i presupposti. Fosse per me allenerei tutti, ma per fare le cose per bene ci vuole tempo…

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WTA Parma: a vincere è l’esperienza di Begu, il gioiello di Paoletti però brilla sempre di più

La 19enne perugina fa intravedere spunti da futuro roseo, ma il dritto e il servizio della rumena fanno la differenza nei momenti concitati. 12 successo in fila sul rosso per la n. 33 WTA

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Matilde Paoletti - Palermo 2022 (foto Palermo Ladies Open)

[3] I. C. Begu b. [WC] M. Paoletti 6-4 6-4

L’Italia del tennis femminile ha avuto in questa fredda serata emiliana, la conferma di avere tra le mani un gioiello dal potenziale ancora indecifrabile nella sua totalità, e che potrebbe essere in grado di rinverdire i fasti gloriosi della racchetta delle Ladies italiche. Lungi da noi mettere eccessiva pressione sulle spalle di una giovane 19enne perugina o paragonarla alle dive del passato, ma quello che ha mostrato Matilde Paoletti nel match contro Irina Camelia Begu va ben oltre il – seppur assolutamente significativo – “giocar bene” e fornire una performance importante alle prime esperienze di alto livello nel tennis professionistico. Perché la classe 2003, che si allena presso il Centro Federale di Formia, ha dimostrato di possedere uno stile decisamente completo per quelli che sono i canoni del tennis moderno; e soprattutto di poter rappresentare un progetto tecnico diametralmente opposto a quello a cui ci hanno abituato le nostre Girls nel post: Pennetta, Vinci, Errani e Schiavone.

Non sulla stregua delle “trottoline”, sì forti di gambe che però comunque devono necessariamente impregnare il loro gioco di un’accentuata fase difensiva per essere competitive; ma una giocatrice che fa del servizio e del dritto le sue armi principali ed imprescindibili. A ciò abbina anche un signor rovescio, ed in particolar modo una tenuta mentale da fare invidia per la sua età. La capacità di coprire il campo poi, per una delle sue leve, è più che ottima. Chiaramente bisogna lavorare sulla consistenza da fondo, ma l’istinto alla propensione offensiva, alla spinta e al dominio del punto, con un focus tattico che non si fa distogliere dalla prima tramontana che passa; è una bella base di partenza. Che migliori, il futuro è suo. Nel frattempo ha tenuto testa ad una, esperta come la 32enne di Bucarest che con il successo odierno, conseguenza di un dritto e di una battuta implacabili quando più contava, è arrivata a quota 12 vittorie consecutive su terra – prima di questo torneo, ha trionfato all’ITF 125 di Budapest senza perdere set – e che vuole ripercorrere le orme palermitane. Dal canto suo Matilde fa fruttare ancora una volta la wc concessale dalla Federazione, dopo le prime prime vittorie a Palermo nelle quali, a Parma si è spinta anche oltre e questo è certamente solo l’inizio.

 

IL MATCH – Nell’ultimo incontro di giornata al Parma Ladies Open, in una cornice di pubblico non di quelle che si vedono nelle grandi occasioni – tutt’altro, pochissimi i seggiolini occupati, forse anche a causa della temperatura rigida, scesa di colpo nella serata emiliana – si affrontano la nostra Matilde Paoletti opposta alla tds n. 3 del torneo emiliano: la rumena Irina Camelia Begu. La classe 2003 perugina è forse tra le tenniste, su cui è riversato il maggior interesse nazionale tra le giovani ragazze italiche che si stanno affacciando al Tour professionistico. Infatti, grazie al suo metro e 80, si distingue e distacca pienamente dal prototipo italiano, ora in voga nel tennis femminile: grande efficacia in battuta, sfruttando a dovere le sue lunghe leve, accompagnata da un’ottima propensione alla solidità e allo stesso tempo alla spinta con i suoi fondamentali di rimbalzo. Curiosamente la sua avversaria odierna, è una giocatrice che per caratteristiche ricorda molto la 19enne azzurra. La 32enne di Bucarest, chiaramente però può contare su un’esperienza ai massi livelli del circuito, anche per una questione puramente anagrafica, assolutamente non paragonabile con quella agli albori della propria carriera della giovane nativa del capoluogo umbro.

La prima parte del match è difatti, condizionata e determinata, proprio dal fattore abitudinale a calcare certi palcoscenici: il primo momento di rottura arriva nel terzo gioco, dove sul 30-30 due doppi falli consecutivi dell’italiana spianano la strada al primo break dell’incontro. Sempre un doppio errore al servizio, tuttavia, dà il là al contro-break immediato con la rumena che si fa male un po’ da sola anche a causa di alcuni errori banali in lunghezza uscendo dal servizio. Ciò nonostante, meriti a Matilde di essersi fatta trovare pronta quando serviva, questa sua puntualità è dimostrata perfettamente da una risposta profonda e solida. Ma Irina Camelia, come detto, non è una alle prime armi – anzi – e senza scomporsi minimamente si va a riprendere subito il vantaggio nel quinto game, breakkando addirittura a 0 (3-2). Bisogna comunque sottolineare, come non ci siano state per nulla gravi disattenzioni della “nostra” nel concedere il break, ma che il nuovo strappo si dipeso esclusivamente dall’eccezionale consistenza della n. 33 WTA, che ha costretto Paoletti a doversi disimpegnare sempre con un ulteriore colpo per vincere un quindici.

Ebbene, questo è sostanzialmente il leitmotiv di tutto il parziale, con la n. 366 del mondo a fare la partita in continua spinta da fondo, comandando le operazioni di ogni scambio, e da contro altare l’estrema solidità difensiva di Begu. La 19enne italiana tiene benissimo il campo, ma come è facilmente intuibile, non è pensabile che in questa fase della sua carriera forzi a tutto gas attraverso le accelerazioni, senza incorrere in qualche gratuito. Tra settimo e ottavo game, altre tre palle break si materializzano: una a favore dell’ex n. 22 del ranking mondiale per il doppio break, annullate meravigliosamente dalla wc di casa che è bravissima nel tirare su dalle sabbie mobili un game quasi perso dimostrando tutta la sua tempra e il proprio attaccamento alla partita, e una per riequilibrare la contesa cancellata dalla prima di servizio da Bucarest. Matilde non molla neanche un punto, e come Paolini nel match precedente, prima mette in mostra tutta la sua forza di volontà annullando un set point, per poi accorciare sul 4-5. La terza forza del torneo, comunque, riesce a mettere fine al parziale senza dover affrontare ulteriori insidie facendo affidamento alla suo “essere veterana”: a 30 il suo ultimo turno di servizio, per il 6-4 in 51 minuti.

Nonostante il set perso, ripetiamo, prova assolutamente di livello e degna di un appuntamento WTA per la giovanissima azzurra: ha fatto vedere il suo tennis in toto, il dritto – sua arma principale – in tutte le sfaccettature possibili ed immaginabili, dagli strettini alle debordanti fiondate a sventaglio. Anche il rovescio è un ottimo colpo, non solo in tenuta, ma pure in spinta, ed infine ha fatto vedere di possedere perfino buona manualità negli approcci in slice. Una nervosa Begu, o comunque non soddisfatta appieno della propria performance odierna, che prima si copre il volto tra un set e l’altro con il suo berretto – non Matteo nazionale, ma un semplice cappellino – giallo e poi dopo aver rotto le corde della racchetta, la scaraventa rabbiosamente verso il campo. Questo nervosismo è per certi versi propedeutico per la rumena, che rinsavisce dal piattume passivo nel quale era entrato il suo gioco innalzando i giri del motore in termini di velocità delle sbracciate da fondo. Specialmente di dritto, con questo fondamentale tira fuori tre vincenti lungolinea che gli regalano il 3-0 “pesante”. Irina Camelia dà però seguito a qualche sensazione negativa percepita, confermando che non tutto è al proprio posto, rimettendo in partita la padrona di casa con un gentile cadeaux.

A questo punto, sulle ali dell’entusiasmo per il break omaggiato dall’avversaria, l’ex n. 17 junior prova il forcing finale per rientrare completamente nel match: è autrice dell’incredibile e spettacolare punto partita, con un eccezionale arpionata di rovescio sullo smash al volo rumeno. Ma ancora una volta, la prima della 33 del mondo toglie quest’ultima d’impiccio. (4-2 Begu). La ragazza italica che è seguita dal Centro Federale di Formia, dà riprova del suo invidiabile atteggiamento, che le permette di rimanere sempre “connessa” dentro la partita e di navigare nel fluttuante mare che è un incontro di tennis, senza essere travolta dalle intemperie del momento ed essendo in grado di tener fede al proprio piano tattico qualunque cosa accada. Annulla anche due match point Paoletti ma al terzo deve cedere, per il 6-4 finale dopo 1h42’ di una prova alquanto positiva della nostra giovane promessa.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI PARMA

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ATP

ATP Tel Aviv: Cressy elimina Korda, Cilic in tre set su Thiem

L’attaccante franco-americano elimina il figlio di Petr. Nel match di maggior blasone della giornata, primo successo del croato contro l’austriaco.

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Cinque incontri di singolare in programma nel mercoledì del Watergen Tel Aviv Open, due a completare il primo turno e i restanti valevoli per i quarti di finale. Per quanto riguarda il doppio, l’attesa coppia formata da Novak Djokovic e il ritirando Jonathan Erlich non è scesa in campo, sembra a causa di un infortunio patito dal veterano israeliano nell’allenamento di sabato scorso insieme al connazionale Andy Ram.

Al primo turno, Tomas Martin Etcheverry aveva ottenuto la sua miglior vittoria in carriera contro il n. 39 Aslan Karatsev, primo top 50 battuto su sei tentativi; una vittoria che il classe 1999 argentino aveva dedicato alla sorella scomparsa la settimana scorsa. Non si è ripetuto al secondo turno contro un altro russo, Roman Safiullin, che lo ha battuto 6-1 6-4 prendendosi il suo secondo quarto di finale ATP in carriera dopo le semifinali raggiunte a Marsiglia in febbraio. Venerdì, Roman cercherà almeno di replicare quel risultato contro il vincente fra Schwartzman e Rinderknech.

Lo statunitense Maxime Cressy, quarto del seeding, si fa bastare un break per set per superare il connazionale Sebastian Korda con il punteggio di 6-4 6-4. La rottura nel primo parziale arriva già nel terzo gioco dopo un primo “15” ben manovrato da Sebi che chiude con il vincente il lungo scambio. Maxime però prende la rete dopo una buona risposta, poi è lui a lavorare bene la palla; un paio di imprecisioni del classe 2000 di Bradenton ed è sorpasso. Korda subito a caccia del contro-break, ma l’altro risale da 15-40 con un ace di seconda e una prima che gli offre una comoda volée. Sebastian non avrà altre occasioni nel resto del match, anzi è lui a rischiare ancora nel settimo gioco, salvandosi però con una seconda profondissima seguita da dritto imprendibile. Nel secondo set, Cressy passa sul 4 pari infilando tre punti ai vantaggi: un doppio fallo, un errore con lo slice e una risposta vincente. Chiude poi tenendo a zero come aveva fatto nel primo set prendendosi il quarto di finale contro Emil Ruusuvuori oppure Constant Lestienne, vincitore di Mannarino nell’incontro che ha aperto il programma del Centrale.

 

Il match di cartello tra due campioni Slam vede Marin Cilic battere 6-7(6) 6-2 6-4 Dominic Thiem, primo successo croato dopo le sconfitte nelle quattro precedenti sfide.

Scambi pesanti, accelerazioni, variazioni slice, occasionali sortite a rete, anche se il livello non è certo il più alto che i due hanno espresso in carriera e che ci si augura possano tornare a farci ammirare, soprattutto da parte austriaca. Insomma, c’è qualche errore di troppo, ma il duello si fa guardare. Il primo strappo è di Domi che gioca un buon quinto game, approfittando anche della complicità croata con lo smash relativamente comodo fuori bersaglio. All’ottavo gioco, però, Thiem si fa prendere dalla fretta dopo l’errore con il rovescio steccato: un serve&volley avventuroso e due colpi fuori di metri significano 4 pari. Il parziale si decide allora al tie-break, dove risulta determinante lo sventaglio di Marin che finisce in corridoio, errore punito dalla battuta vincente di Thiem che gli vale il set.

Riparte più convinto Cilic, mentre Dominic sbaglia davvero troppo e muove il punteggio solo quando è già sotto 0-4. Parziale compromesso per lui, anche perché Cilic in battuta non concede nulla e si va al terzo.

Il ventinovenne di Wiener Neustadt esce per un toilet break e al rientro Cilic gli fa male con il dritto procurandosi subito tre palle break consecutive che si vede però annullare, l’ultima con monomane lungolinea che strappa applausi. Al sesto gioco, Cilic salva il 30-40 con la battuta, mentre Domi può recriminare per non essere riuscito a rispondere in campo alla seconda al corpo sullo 0-30. Si arriva senza scossoni al 3-2 Thiem che ha una palla break non sfruttata nel sesto gioco: non sarà altrettanto generoso nel gioco successivo dove arriva il break decisivo. Cilic lo difende senza problemi e chiude 6-4 dopo 2h44 festeggiando così alla grande il suo 34° compleanno.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI TEL AVIV

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WTA Parma: tempra inossidabile per una Paolini d’acciaio, ma quante chance mancate da Cocciaretto

Elisabetta propone un tennis più vario, con molte soluzioni, ma paga il 5 su 20 nella concretizzazione delle palle break. Ne approfitta Jasmine, che trova gusto nel rimontare

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Jasmine Paolini - Parma Ladies Open 2022 - Credits Daniele Combi

J. Paolini b. E. Cocciaretto 4-6 6-3 6-4

Ci ha preso gusto, oramai, a vincere di rimonta Jasmine Paolini, a trionfare soffrendo. Dopo aver passato in campo 2h21’ di gioco, sul Centrale del Tennis Club Parma, per avere la meglio sulla quartofinalista dell’ultima edizione di Wimbledon Julie Niemeier, le è servito lo stesso kilometraggio temporale con l’aggiunta di un minuto, per superare la connazionale di cinque anni più giovane Elisabetta Cocciaretto. Lo score finale recita 4-6 6-3 6-4 in, appunto, 2h22’. Un risultato però, per ampi tratti della partita andata in scena, bugiardo rispetto alla prestazione mostrata dalla marchigiana. Il dato emblematico, che rappresenta alla perfezione la mole di tennis messa a disposizione del mattone tritato romagnolo da parte della 21enne di Ancona, ma allo stesso tempo ciò che le è mancato per andarsi prendere realmente la partita; è quello relativo al cinismo nel far fruttare la quantità industriale di palle break che si è procurata. Infatti Betta, ha concretizzato soltanto 5 dei – udite, udite – 20 break point offerti gentilmente dall’avversaria, ma anche costruiti di forza a suon di soluzioni pregiate e raffinate. Variazioni, che tuttavia si sono frantumate in mille pezzi dinanzi all’agonismo inossidabile di Jas e che hanno fatto da cornice al solito derby azzurro tra sfidanti “trottoline”, con i servizi ovviamente viziati da una sfilza di break (11 in tutto il match). Ai quarti del Parma Ladies Open per Paolini ci sarà la montenegrina Danka Kovinic (n. 78 WTA), esattamente un posto avanti in classifica alla 26enne toscana.

IL MATCH – Primo set molto equilibrato e disputato dinanzi ad una non foltissima cornice di pubblico. Parte bene Cocciaretto che strappa il servizio alla sua connazionale alla quinta palla break costruita. Paolini si rifà subito nel turno di battuta successivo, ma la precarietà della prima di servizio da una parte e dall’altra rende spigoloso il percorso di entrambe. E’ Paolini la giocatrice più in affanno sul suo turno di battuta e sarà costretta ad annullare ben sette palle break. La svolta nel primo set, arriva dopo 40 minuti quando Cocciaretto aumenta la qualità dei suoi colpi e costringe Paolini alla resa nel corso del nono gioco. Il break viene consolidato immediatamente dalla n. 98 del ranking che al primo set point chiude 6-4

 

Nel secondo set, Cocciaretto avrebbe immediatamente l’occasione per ammazzare la partita, anzi ben tre, issandosi 0-40 nel game iniziale della seconda frazione. Qui però, ad un passo dal precipitare nel burrone, Paolini riesce a salvarsi miracolosamente facendo affidamento a tutta la sua caparbietà agonistica. Tuttavia questo turno di servizio tenuto in piedi in extremis dalla 26enne di Castelnuovo di Garfagnana, si rivelerà soltanto un unicum nell’andamento intrapreso dal parziale. Infatti, dopo che la 21enne di Ancora porta a casa, a quindici, il proprio game alla battuta inaugurale del set, viene dato il via libera al Festival “dei servizi strappati”, con addirittura un filotto di quattro break consecutivi, che hanno fissato così il punteggio a metà score sul 3-3 in perfetto equilibrio. Il match sembrava decisamente ben indirizzato nelle fauci della n. 98 WTA, invece quel sesto game – del secondo set – in cui Elisabetta pur andando avanti 30-15, non è riuscita consolidare il vantaggio ma anzi si è fatta rimontare subendo un nuovo contro-break e dimostrandosi anche non cinica nello sfruttare due possibilità di 4-2 – cedendo al contrario, ai vantaggi, il fondamentale d’inizio gioco alla seconda chance -; può aver di fatto cambiato l’inerzia della contesa e riscritto le pieghe della sfida. Questo perché, nell’ottavo gioco sul 4-4, la classe 2001 marchigiana si è vista sottrarsi per la terza volta nel parziale il proprio gioco di servizio, dando il là alla conquista della frazione da parte della tennista toscana; la quale nonostante sia stata costretta a ricorrere al terzo set point, in qualche modo è riuscita nell’intento di trascinare la contesa al set decisivo: 6-3 in 45 minuti per la n. 79 del ranking mondiale.

Coccia rischia di capitolare definitivamente, nel game d’apertura della frazione finale ritrovandosi a dover rincorrere dal 15-30; tuttavia aggrappandosi al match con tutta la sua forza di volontà supera indenne questo svarione recuperando lo svantaggio. A quel punto, rinvigorita dallo spavento corso ma brillantemente “sconfitto” si procura complessivamente nei due turni di risposta successivi: tre palle break, una nel secondo gioco del set e due consecutive nel quarto. Purtroppo però, alla semifinalista junior dell’Australian Open 2018 manca per l’ennesima volta in questo incontro la “castagna” del killer instinct – ha concretizzato soltanto 4 dei 18 break point avuti a disposizione in tutta la partita -. Ed in questa circostanza, non riesce a dimostrarsi – come invece fatto nelle precedenti medesime situazioni – forte mentalmente nel farsi scivolare di dosso le possibilità sprecate, concede la testa della “corsa” all’avversaria in un momento che potrebbe essere fatale per il prosieguo del suo torneo emiliano. Ma la classe ’96 di madre ghanese, con anche origini polacche, è benevola nei confronti della connazionale, decidendo dunque di rimetterla in careggiata quasi come se provasse un certo senso di disagio nel poter – anche solo immaginare – di vincere questo derby nonostante tutte le chance avute da Elisabetta (3-3). La 21enne toscana però, che si allena presso il CT di Porto San Giorgio, sembra frastornata e tramortita da tutte le ghiotte occasioni non concretizzate, e perciò inizia a spegnersi fragorosamente riconsegnando nelle mani dell’ex n. 44 delle classifiche nuovamente le redini del duello. Come accaduto anche nella parte centrale del secondo set, va in scena un parziale di break in fila – questa volta tre, nel secondo erano stati quattro -. Sul 4-3 per Paolini, infatti, non c’è alcun acuto di reazione della inseguitrice con Jas che prima s’inerpica sul 5-3, e poi sui guadagna un match point nel gioco successivo. All’allieva di Fausto Scolari va comunque riconosciuto il merito di non essersi lasciata andare totalmente, allungando l’allungabile; ma al terzo match ball nulla ha potuto, dovendosi arrendere alla combattività formidabile di Jasmine: un 6-4 di rimonta, a chiudere i giochi dopo la bellezza di 2h22’ di partita.

GLI ALTRI MATCH – (a cura di Paolo Michele Pinto) Sugli altri campi, Zanevska sfrutta un infortunio occorso a Galfi nel secondo game del primo parziale. La belga vince 6-1 6-3 in 1h16’. Tanta sofferenza per l’ungherese, mentre la belga tiene saldamente il suo servizio e chiude la pratica agevolmente. Affronterà Sakkari, che invece vince in rimonta su Rus 3-6 6-2 6-3 in un match dai due volti. Olandese che non mette mai in partita la greca nel primo parziale e che arriva a palla break nel primo gioco del secondo parziale. Da lì in poi Sakkari sale di livello e riesce a limitare gli errori gratuiti. Non sfrutta una palla break nel sesto gioco del terzo set e va in affanno nel suo turno di servizio successivo dove deve rimontare da 15-30. Anche nel game decisivo della gara annulla una palla break prima di chiudere al secondo match point.

Anche Bogdan vince soffrendo: la sua sfida contro Schmiedlova finisce 6-2 3-6 6-3 in 2he21’. La testa di serie n. 6 si complica la vita dopo un set agevole. Finisce sotto di un break nel set decisivo e con un medical time-out da chiamare per allentare la fatica fisica. Da lì in poi è un’altra partita e per la belga si spalancano le porte dei quarti di finali.

Sherif, invece, battaglia e conquista meritatamente il passaggio del turno ai danni di Waltert 6-3 7-6(1) in 1h48’. Gara intensa, con numerosi game combattuti. Primo set agevole per l’egiziana che, però, soffre nel secondo set il ritorno dell’avversaria che va avanti anche di un break. Sherif è brava a restare lucida e a rientrare in partita. Domina il tiebreak e continua la sua avventura a Parma. Affronterà una splendida Lauren Davis tornata ad esprimersi su buonissima livelli. L’americana batte Sorribes Tormo con il punteggio di 3-6 6-4 7-5, dopo una battaglia tennistica durata ben 3h05’. Brava a crederci la n. 99 del ranking. Sotto di un set e di un break nel terzo, ha saputo trovare la forza per risalire la corrente e vincere 7-5 una gara molto combattuta.

Va fuori, invece, Sloane Stephens, testa di serie n. 4. Kovinic la batte in tre set con il punteggio di 7-5 2-6 7-5. L’americana dovrà soffermarsi molto dopo questa sconfitta sulle occasioni mancate, una su tutte il black-out in cui incappa quando è andata a servire per il primo set: subisce un parziale di tre giochi a zero che serve alla montenegrina per portare a casa il round. Poi arriva la roboante reazione di Stephens che lascia poco margine all’iniziativa dell’avversaria e con il suo gioco riequilibra la gara. Nel terzo set succede di tutto. Americana avanti di un break sul 2-1, cede subito il servizio e finisce sotto 4-2. Stephens annulla un match point all’avversaria prima di ribaltare, ancora una volta, il filo conduttore del match. Kovinic va a servire per il match, ma incappa in due doppi che rimettono in partita l’americana. La montenegrina soffre anche per un problema alla gamba destra vistosamente fasciata, ma stringe i denti e infila otto punti di fila e passa il turno chiudendo in 2h35’.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI PARMA

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