ATP Cincinnati: Raonic stende Fognini, Federer supera Murray

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ATP Cincinnati: Raonic stende Fognini, Federer supera Murray

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TENNIS – Nei quarti di Cincinnati, senza storia la partita di Fabio Fognini che raccimola un solo game contro il canadese Raonic. Federer batte Murray in due set rimontando due break nel secondo. Julien Benneteau recupera un set di svantaggio e poi lascia appena tre giochi a Stan Wawrinka. David Ferrer batte Tommy Robredo in 3 set e sfiderà il francese in semifinale.

J. Benneteau b S. Wawrinka (3) 1-6 6-1 6-2 (Francesco Rio)

 

Un grande Julien Benneteau batte per la terza volta in quattro sfide Stan Wawrinka e per la prima volta in carriera raggiunge le semifinali di un Masters 1000. Partita piuttosto anomala quella che ha aperto il programma dei quarti di finale a Cincinnati con Wawrinka che dopo aver dominato il primo set primo è notevolmente calato dal punto di vista fisico, consentendo al suo avversario di rientrare in partita e vincere l’incontro.

Nel primo set lo svizzero, numero 3 del seeding, è inarrestabile. Strappa il servizio a Benneteau nel quarto e nel sesto gioco e chiude il primo parziale in soli 20 minuti con una percentuale altissima di punti vinti con la prima (91%) e con la seconda (86%). Complessivamente il campione degli Australian Open ha concesso al francese solo due punti nei turni di risposta.

Nel secondo set però la situazione si ribalta completamente. Wawrinka inizia a commettere tanti errori soprattutto con il dritto in fase di spinta e Benneteau ne approfitta strappandogli il servizio nel secondo e nel sesto game. Il secondo parziale termina dopo 28 minuti. Il francese ha notevolmente ridotto i gratuiti e aumentato sensibilmente la percentuale di prime in campo ricavandone il 93% dei punti. Lo svizzero chiude il set con un bilancio di 6 vincenti e 15 gratuiti.

Anche nel terzo set la musica non cambia. Benneteau appare sempre più sicuro e padrone del campo, mentre Wawrinka inizia a sbagliare tantissimo anche con il rovescio, il suo colpo migliore. Il francese quindi chiude agevolmente il set con il punteggio di 6-2.

Ad attendere Benneteau in semifinale c’è David Ferrer che ha superato nel derby spagnolo, Tommy Robredo col punteggio di 6-4 3-6 6-3 in 2h06 di gioco.

Ferrer ha vinto 4 dei 5 giochi nel terzo set andati ai vantaggi incluso quello sul 4-3 che gli ha regalato il break decisivo. Si è arrivati al terzo set dopo che i primi due si erano decisi in maniera speculare con una serie di tre break consecutivi ciascuno. Ferrer ha breakkato due volte nel primo set e Robredo ha fatto altrettanto nel secondo.

Il bilancio finale di entrambi é negativo ma quello di Robredo in maniera nettamente peggiore con 22 vincenti e 51 errori contro i 34 vincenti e 43 errori del suo avverarsario. Ferrer ha difeso in maniera migliore la sua prima di servizio ottenendo il 75% dei punti contro il 63% del suo connazionale.

Ci sono ben 9 precedenti tra Benneteau e Ferrer con lo spagnolo che conduce 5-4 avendo vinto l’ultima sfida sul cemento di Valencia sul finire della stagione scorsa. L’iberico parte favorito ma attenzione a dare il francese per spacciato.

(5) M. Raonic b F. Fognini (15) 6-1 6-0 (Vanni Gibertini)

Purtroppo non è stata nemmeno una partita quella che ha visto in campo Fabio Fognini contro Milos Raonic nel suo primo quarto di finale in un Masters 1000 fuori dalla terra battuta. L’incontro è iniziato male e finito peggio per il ligure, che alla fine del primo set ha anche dovuto chiedere un “medical time-out” per farsi massaggiare la coscia sinistra. Troppo solido Raonic e troppo inconsistente Fognini perché ci potesse essere partita.

Fognini ha avuto una partenza “diesel” come in tutte le altre sue apparizioni in questo torneo, perdendo il servizio in apertura e concedendo un secondo break due giochi più tardi. Purtroppo per lui, però, l’avversario di oggi è di ben altra caratura: dimostra di appartenere meritatamente al club dei Top 10 non concedendo nulla al taggiasco, scappando subito 4-0 e difendendo un turno di battuta complicato sul 4-1 con grande determinazione.

Non si è mai avuta la sensazione che il match potesse girare: Raonic ha messo subito in cascina due break in entrambi i set, costruendosi un confortevole margine che ha amministrato con grande mestiere, riuscendo sempre a trovare aiuto nel suo servizio anche quando ha dovuto affrontare le sette palle break faticosamente ottenute da Fognini. Ventuno minuti il primo set, trentacinque il secondo, cinquantasei minuti di partita che consegnano a Raonic la sua prima semifinale in carriera a Cincinnati e la diciassettesima vittoria della stagione nei tornei Masters 1000 (solo Djokovic lo supera in questa classifica), a dimostrazione della continuità che sta dimostrando in questa annata.

Al prossimo turno Raonic affronterà il vincente della sfida tra Murray e Federer, in quella che sicuramente sarà la semifinale “nobile” del torneo e che consegnerà all’atto finale il favorito sulla carta.

(2) R. Federer b. (8) A. Murray 6-3, 7-5 (Vanni Gibertini)

Era sicuramente sulla carta il più succulento dei quarti di finale maschilli di questo Western&Southern Open di Cincinnati, e non ha tradito le attese. Davanti ad un centrale gremito Federer e Murray hanno dato vita ad una partita che probabilmente non ha fatto vedere il miglior tennis che questi due grandi campioni possono esprimere, ma la qualità del match è stata sicuramente di alto livello, con colpi spettacolari, scambi mozzafiato e grande tatticismo condito da una grande varietà di colpi.

Alla fine l’ha spuntata Federer in due set, dopo un primo parziale quasi dominato, nonostante il punteggio di 6-3, ed un secondo set nel quale è riuscito a rimontare uno svantaggio di due break grazie alla perseveranza nella sua strategia aggressiva alla ricerca della rete e ad un migliore uso del rovescio slice per tamponare una preoccupante serie di errori gratuiti.
Dei cinque turni di battuta avuti da Murray nel primo set, ben quattro hanno visto palle break. La sua bassa percentuale di prime palle (47%) e l’attitudine offensiva di Federer hanno consentito allo svizzero di comandare gli scambi quasi sempre con i piedi dentro il campo, costringendo Murray ad un gioco principalmente difensivo. Dopo ben sei palle break salvate nei primi due turni di servizio, tre gratuiti di diritto costano allo scozzese il primo break al quinto game. Federer è molto efficace a rete (8 punti su 12 discese) anche se qualche pasticcio di troppo non gli consente di concretizzare in maniera ancora più pesante il vantaggio che palesa in termini di gioco. Il primo set finisce con un 6-3 pesante in 41 minuti dopo che Murray cede a 15 il suo ultimo turno di battuta.

Il “vento” del match cambia all’inizio del secondo set quando Murray inizia a trovare maggiore continuità in risposta ed i suoi diritti anomali, alti ed arrotati sul rovescio di Federer cominciano a dare i frutti sperati. Il rovescio slice dello svizzero veleggia oltre le righe del campo un con maggiore frequenza e Murray riesce ad aggredirlo con i suoi fondamentali da fondo. Sull’1-1 Federer si trova quasi senza accorgersene 0-40, e dopo aver annullato le prime due palle break mette un banale diritto in rete. Due giochi più tardi si fa rimontare da 40-15 da un Murray sempre più ringalluzzito, e sul 4-1 pesante tutti i presenti sono pronti ad assistere ad un succulento terzo set. Federer però ha altri piani. Un delizioso passante di rovescio incrociato in back ed un serve and volley poco convinto di Murray danno il via alla rimonta dell’elvetico, che approfittando della prima di servizio dello scozzese tornata latitante, mette il turbo conquista quattro giochi consecutivi portandosi ad un passo dalla semifinale. Sul 4-5 Murray non trema, ma sul 5-6 si fa riagganciare dal 30-0, subisce uno schema drop-shot e volée, e sul primo match point finisce per appoggiare malamente un diritto in rete dopo 1 ora e 33 minuti di gioco.

Non ci sono scuse per aver sprecato un vantaggio come quello nel secondo set – ha esordito un Murray molto deluso in conferenza stampa – non ho più 18 anni, ho giocato questo torneo nove volte, non posso permettermi di avere questi cali. E’ l’aspetto del mio gioco che al momento è più deficitario: la continuità. A questi livelli non puoi permetterti più di un paio di game al di sotto dei tuoi standard, ma qui dal 4-1 nel secondo set non ricordo di aver giocato un solo colpo decente, e ne ho sbagliati alcuni di quasi dieci metri”.

In semifinale Federer se la dovrà vedere con Milos Raonic ed il suo servizio supersonico. I due si sono già incontrati cinque volte, l’ultima delle quali poco più di sei settimane fa in semifinale a Wimbledon, ed in tutte le precedenti occasioni è sempre stato Federer ad uscire dal campo vincitore.

 

 

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ATP Finals, il futuro è adesso: Maestro Zverev supera Djokovic

Nole battuto in due set. Sascha è il primo tedesco a vincere le Finals dai tempi di Becker (’95). Prestazione molto passiva per il serbo che manca l’aggancio al record di Federer

Luca Baldissera

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Dal nostro inviato a Londra

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 6-4 6-3

 

Nell’ordine, Isner, Zverev, Cilic, Anderson, stasera in finale ancora Alexander Zverev: l’altezza media degli avversari che il numero uno del mondo Novak Djokovic si è trovato di fronte in questa edizione 2018 delle ATP Finals supera comodamente i 2 metri. Non credo sia mai successo prima che un giocatore affrontasse esclusivamente lungagnoni simili per un intero torneo. Visti i risultati ottenuti finora, vittorie comode con tutti, condite da strisce statistiche impressionanti (in particolare, il rendimento al servizio, 36 turni di battuta tenuti lasciando a chi rispondeva solo 32 punti, meno di uno a game, incredibile), è evidente che i bombardieri dalle leve lunghe il buon vecchio Nole se li gestisce senza grossi problemi. Se ci mettiamo anche che negli ultimi due incontri Sascha ha racimolato la miseria di 8 giochi totali, compresi i 5 di mercoledì nel girone, la faccenda appare quasi insormontabile per il tedesco. Precedenti totali, 2-1 per il serbo. Nelle precedenti 18 occasioni in cui in finale si è avuta una rivincita del match giocato nel girone, 9 volte ha vinto chi aveva perso in precedenza.

La partita è buona fin dall’inizio, Zverev e Djokovic si attaccano a vicenda con bella grinta, servono bene, il pubblico della O2 Arena (tutto esaurito in ogni ordine di posti) si diverte parecchio. Contrariamente a quello che le caratteristiche dei giocatori potrebbero far pensare, spesso è Sascha a farsi valere in difesa e contrattacco, davanti alla pressione e agli anticipi del serbo. Fino al 4-4, nessun pericolo per chi è alla battuta, anche se – rispetto alla perfezione quasi assoluta dei giorni scorsi – qualche minima incertezza da parte di Nole al servizio si intravvede. I numeri dicono 62% di prime palle in campo Djokovic, 84% Zverev, la differenza è sostanziale. E i nodi vengono al pettine proprio nell’ottavo game, con un paio di errori del serbo, tra cui una brutta volée giocata da troppo lontano, e un dritto affondato malamente in rete: incredibile ma vero, ecco il primo break subìto da Nole nel torneo, 5-4 Sascha. Il giovane tedesco non trema, anzi, nel game decisivo: 3 ace di fila, che lo portano ad altrettanti set-point, il secondo, con l’errore il lunghezza di Djokovic, è quello buono, 6-4 e un set a zero per lui. Sorpresa notevole, la situazione si fa interessante nell’ottica dell’avere un match lottato, avesse perso il primo parziale, sarebbe stato difficile immaginare una rimonta di Zverev. Gli spettatori, che evidentemente dopo le inqualificabili scene alla fine dell’incontro con Federer si sentono un po’ in colpa con Sascha, lo incoraggiano con convinzione.

Il momento di crisi al servizio di Nole prosegue in avvio di secondo set, la prima palla lo tradisce, Zverev regge alla grande da fondocampo, arrivano altri errori gratuiti, e due palle break non consecutive. Nella prima occasione Djokovic si salva col servizio, nella seconda, propiziata da un rovescio in rete, dopo uno scambio tiratissimo, il drittone chiuso da Sascha fa venire giù lo stadio, e cosa per lui ancora più importante, lo manda avanti 1-0 e battuta. Due break di fila subiti dal giocatore che alla battuta aveva letteralmente nascosto la palla a tutti per l’intera settimana, che sport strano e imprevedibile a volte il tennis. Come se si fosse reso conto all’improvviso del consistente vantaggio conquistato, e gli fosse balenata in mente la consapevolezza di potercela fare, Zverev si contrae in modo inaspettato. Due doppi falli e la solita gran manovra da dietro del serbo portano al controbreak immediato, siamo 1-1. Il match è appassionante, la cosa interessante è che gli scambi lunghi, oltre i 7-8 palleggi, li vince spesso Sascha. Le percentuali al servizio di Nole non migliorano (sta galleggiando intorno al 50-55% di prime palle in campo, mentre Zverev è fisso sopra l’80%), si trova sotto 15-40 anche nel terzo game, continua a sbagliare parecchio (4 vincenti e 14 errori ora, 15-12 Sascha), e arriva ancora il break, sono 3 di fila, che roba. Bravo il tedesco con attacchi e passanti, tiene a 30, e sale 3-1. Finalmente un turno di servizio tenuto di autorità da Djokovic, che rimane in scia, dovrà scuotersi rapidamente se vuole rimettere in carreggiata la partita. Brutto inizio di sesto game per Sascha, con doppio fallo (il terzo del set) e rovescio largo, ma una bella discesa a rete, due bastonate al servizio e un errore di Nole gli danno il 4-2. Non ne immagino il motivo, ma l’impressione dalla tribuna è che Djokovic sia meno intenso e concentrato del solito, più che nel gioco lo si intuisce dal linguaggio del corpo, e dalle scarne reazioni emptive all’andamento del punteggio. Uno che di solito caccia i suoi proverbiali “urli di guerra” anche in momenti di assoluto controllo del match, oggi sta oggettivamente combinando diversi pasticci, e pare che la cosa non lo infastidisca nemmeno. Non che mi auguri lanci di racchetta o cose simili, ma un minimo di grinta esibita, anche per far sentire al giovane avversario che ci sei e che non gliela mollerai facilmente, ci vorrebbe.

La confusione anche tattica, strana e inaspettata, che attanaglia Nole stasera è ben evidenziata anche da un paio di discese a rete senza senso, su cui fa pure punto, ma che non ci stavano assolutamente. In un amen Sascha sale 5-3, e poi grazie agli errori incessanti del serbo, va 15-40 e due match point. Annullato col servizio il primo (anche qui, un serve&volley a dir poco azzaredato), e poi il passante lungolinea di Zverev lo decreta Maestro del 2018. Va a terra Sascha, per poi ricevere l’abbraccio dell’avversario. Titolo pesante, probabilmente il primo di tanti per lui. Strameritato, dopo aver sconfitto in fila due leggende come Federer e Djokovic. Potrebbe essere l’alba di una nuova e bella storia nel tennis, e con il massimo rispetto per il fuoriclasse sconfitto, non può che far bene al nostro sport.

DJOKOVIC – “Congratulazioni Sascha, hai giocato meglio che nel girone! (sorrisi). Spero di vedervi ancora tutti per molti anni qui, mettendo le cose in prospettiva è stata una bella stagione per me, devo ringraziare il mio team, e tutti i fan che rendono il tennis speciale. Grazie a tutti!”

ZVEREV “Ora come ora non posso descrivere le mie sensazioni. Congratulazioni Novak, hai giocato in modo incredibile tutta la settimana, per fortuna non contro di me oggi! Abbiamo parlato parecchio insieme in questi giorni, non solo di tennis, sei una gran persona. Complimenti al tuo team, aver avuto un intervento chirurgico e poi risalire al numero uno è un’impresa. Ringrazio il mio team, ovviamente, mio padre che è stato il mio primo coach, Ivan, grazie di esserti unito alla squadra, mi pare che abbiamo iniziato abbastanza bene no? (risate)”

RIVINCITE IN FINALE

Esiti opposti rispetto al girone

2018: Zverev b. Djokovic 6-4 6-3
2015: Djokovic b. Federer 6-3 6-4
2005: Nalbandian b. Federer: 6-7 6-7 6-2 6-1 7-6
2000: Kuerten b. Agassi 6-4 6-4 6-4
1999: Sampras b. Agassi 6-1 7-5 6-4
1996: Sampras b. Becker 3-6 7-6 7-6 6-7 6-4
1994: Sampras b. Becker 4-6 6-3 7-5 6-4
1990: Agassi b. Edberg 5-7 7-6 7-5 6-2
1989: Edberg b. Becker 4-6 7-6 6-3 6-1
1976 Orantes b. Fibak: 5-7 6-2 0-6 7-6 6-1

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ATP Finals: Djokovic implacabile, Anderson raccoglie le briciole

Devastante prova di forza del serbo, impotente il sudafricano. Per Djokovic si tratta della settima finale, andrà alla caccia del sesto titolo. A Zverev ha lasciato 8 game in tutto negli ultimi 2 precedenti

Luca Baldissera

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ATP Finals: Zverev mette KO Federer ma è subissato di fischi

[1] N. Djokovic b. [4] K. Anderson 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

 

La sfida tra Kevin Anderson e Novak Djokovic ha un paio di aspetti molto interessanti. Il primo, è che stiamo assistendo alla “rivincita” di una finale Slam, quella di Wimbledon (cosa già avvenuta due mesi fa nei quarti di finale a Shanghai, ma l’importanza del match è evidentemente diversa), il secondo è tecnico, e riguarda il rendimento al servizio. Anderson è uno dei migliori battitori del circuito, ricordiamo le sue eccezionali performance proprio ai Championships, contro Federer e Isner nei due terribili match andati a oltranza. Ma Djokovic, di cui tutti conoscono le straordinarie qualità nella tenuta e nel contrattacco da fondo, in questa edizione delle ATP Finals ha realizzato numeri fuori dal comune proprio con la battuta. Mai breakkato in 28 turni di servizio, ha affrontato e annullato solo due palle break finora. Quando uno che è un muro di gomma inattaccabile sullo scambio (e se i suoi tifosi si insolentiscono per questa che è una semplice metafora, assolutamente non denigratoria, pazienza), e risponde come un diavolo, diventa pure ingiocabile quando batte, il problema per gli avversari rischia di diventare impossibile da risolvere. I precedenti sono 7-1 per il serbo. Rispetto alla partita tra Federer e Zverev, che attende il vincitore di stasera in finale, c’è qualche vuoto sugli spalti.

Tutta la consistenza di Djokovic si palesa fin dall’avvio, Kevin spinge ma gli ritorna qualsiasi cosa, e appena accorcia si trova lui a subire. Break Nole nel primo game, rischio di doppio break nel terzo, bravo il sudafricano ad annullare due opportunità che avrebbero potuto “ammazzare” il set già dopo meno di un quarto d’ora, e a rimanere almeno in scia, 2-1. Senza problemi per chi serve si arriva al 3-2, e qui il serbo va sotto 15-30, ma recupera e sale 4-2. Anderson tira senza paura, ed è ammirevole per questo, ma in realtà piuttosto che fare a pallate da fondo dovrebbe prendersi più spesso il rischio dell’anticipo e della eventuale discesa a rete, a botte da dietro Djokovic non lo sfondi mai. E nel settimo game, proprio gli errori in pressione da fondo di Kevin gli costano il secondo break, 5-2, il primo parziale è già in cassaforte per Nole, sono passati 35 minuti. Allo scoccare del quarantesimo minuto, 6-2 Djokovic, partita robusta da parte sua, in generale certamente né spettacolare né palpitante, considerando anche che Anderson, con tutte le sue belle qualità, non è che sia proprio un fantasioso in campo. 4 vincenti, 8 errori Nole, 10-17 Kevin, poco materiale da highlights onestamente. 5 soli punti persi alla battuta dal serbo, a conferma della straordinaria solidità della sua settimana londinese finora. Qualche fischio dalle tribune, più di preoccupazione per il rischio della stesa veloce che per altro.

Il secondo set si apre in modo orribile per Anderson, con due errori e un doppio fallo, ed è subito 0-40, tre palle per il terzo break in favore di Nole. L‘errore che manda il serbo in vantaggio 1-0 è tanto frustrante da costare al di solito correttissimo Kevin un code violation per una probabile parolaccia. Dall’altra parte, in controllo totale della situazione, Djokovic viaggia a braccio sciolto, e come si suol dire, piove sul bagnato. 6-2 3-1 per il serbo, 58 minuti, ora le grida di incitamento dagli spalti iniziano a diventare un brusìo di insoddisfazione. Che si tramuta subito in un mormorio ammirato, quando Nole piazza una sequenza di risposta in allungo di dritto a mille all’ora, più rovescio lungolinea chiuso sulla riga, che lascia basito Kevin. Altra palla break, annullata dal servizio di Anderson, ma veramente non c’è partita. Quasi a farsi perdonare per la rapidità e l’essenzialità con cui sta sbrigando la pratica, Nole tira a tutto braccio anche uno spettacolare dritto all’incrocio, seguito da un cross vincente, che lo manda 4-1 e servizio, il match è finito. Che fenomeno. Francamente esagerato, però, e sopra le righe (dato l’andamento del punteggio), l’urlaccio del serbo verso il suo angolo, il pubblico infatti non apprezza, e fischia apertamente. Djokovic non si scompone, un minuto dopo è 5-1, non si capisce il motivo di tanto nervosismo in effetti. Kevin, frastornato, tiene il servizio del 2-5, ma è ovvio che con la testa è già a fare la doccia. La volée aggiustata dal nastro che decreta il 6-2 e la settima finale al Masters di fine anno per Nole arriva dopo un’ora e un quarto giusta, contro Alexander Zverev è in vantaggio 2-1. I precedenti non sono incoraggianti però, considerato che nelle ultime due partite Sascha ha fatto 8 game.

Gran numeri anche stasera al servizio per Nole, 7 punti ceduti in tutto. In questa settimana, in 36 turni di battuta, Nole ha concesso 32 punti, 19 con la prima, 13 con la seconda, compresi 5 doppi falli. Roba da matti.

“Penso sia stata la miglior partita della settimana per me, è stato importante breakkarlo subito, poi ho cercato di pressare sulla sua seconda palla. Sì, probabilmente sto servendo meglio che mai, difficile fare meglio cone ace e statistiche rispetto a Kevin. Nel girone ho giocato bene contro Sascha, ma penso che domani sarà diverso, lui è cresciuto, ha battuto Roger. Sarà l’ultima partita dell’anno per tutti e due, daremo tutto entrambi”, conclude tranquillo e soddisfatto Djokovic.

Risultati:

[3] A. Zverev b. [2] R. Federer 7-5 7-6(5)
[1] N. Djokovic b. [4] K. Anderson 6-2 6-2

La classifica finale dei gironi e il tabellone

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ATP Finals: Zverev mette KO Federer ma è subissato di fischi

Sascha cinico e superiore al servizio. L’episodio del raccattapalle che perde la palla, con il tedesco che interrompe una situazione favorevole a Roger e poi fa ace scatena il pubblico quasi tutto pro Federer

Luca Baldissera

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[3] A. Zverev b. [2] R. Federer 7-5 7-6(5) (da Londra, il nostro inviato)

 

Siamo arrivati alle semifinali, si ritorna alla tradizione tennistica del “dentro o fuori”, dopo due gironi all’italiana francamente deludenti per pathos agonistico e contenuti tecnici. Roger Federer (15esima semifinale al Master su 16 partecipazioni, record assurdo) affronta il suo pupillo Alexander Zverev, 21 anni, che è il più giovane in semifinale in questo torneo dai tempi di Juan Martin del Potro, che alla stessa età, nel 2009, si spinse fino alla finale, poi persa da Davydenko. Il pubblico del sabato pomeriggio alla O2 Arena è quello delle grandi occasioni, tutto esaurito in ogni prdine di posti, l’atmosfera è elettrizzante. Precedenti, 3-2 per Federer.
Nei giorni scorsi Sascha ha fatto vedere, in particolare, un servizio davvero “caldo”, sempre sopra le 130 miglia (210 kmh) con la prima palla, spesso oltre le 140 (225 kmh). E da subito il tedesco si mette di buzzo buono a martellare, con precisione ed efficacia. Roger replica a sua volta tenendo bene nei suoi turni di battuta, ovviamente lo svizzero è meno esplosivo, ma gli angoli e le rotazioni dei suoi servizi sono altrettanto ficcanti. Un paio di volte Zverev viene portato avanti dalle palle tagliate e basse di Federer, per poi venire messo in difficoltà dai passanti bassi e intelligenti della leggenda di Basilea. Ricordo l’improvvisato e divertente coaching di Roger a Sascha alla Laver Cup, con l’invito a stare il più possibile in avanti verso il campo, per togliere tempo all’avversario. La tattica potrebbe rivelarsi molto buona proprio contro Federer stesso, chissà se Zverev se ne ricorderà. Nel sesto game, con lo svizzero al servizio, due punti molto divertenti, in cui Roger scherza Sascha con i suoi tocchi al volo e le smorzate. In realtà gli scambi spettacolari nascono fondamentalmente da errori in chiusura e scelte di lato sbagliate in chiusura, ma gli spettatori apprezzano eccome. Si arriva al 5-5 senza che nessuno dei giocatori in risposta abbia superato il 30, Zverev continua a bastonare come un cecchino (bello come sempre il rovescio), Federer manovra con attenzione, e piazza ottimi tocchi al volo, è una buona partita finora. Sul 6-5 per Sascha, è Roger a combinare la frittata: due errori, un bel passante del tedesco, ed è 0-40, le prime palle break del match, che sono anche set-point. Il cross di dritto largo di Federer consegna il primo set a Zverev, un passaggio a vuoto grave nel momento più importante. Bravo Sascha a cogliere con cinismo l’occasione, 7-5 e un set a zero per lui. Meritato, visto anche il dato dei vincenti e degli errori, 7 -6 Federer, 11-10 Zverev, il tedesco ha spinto un po’ di più e ha giustamente incassato il premio per i maggiori rischi corsi.

Nel secondo parziale, la prevedibile reazione dello svizzero si concretizza sull’1-1. Un paio di bordate, prima rovescio, poi dritto, gli danno lo 0-40 e le prime palle break del suo match, ben tre consecutive. Quando alla terza occasione Federer sfonda con un regale rovescio lungolinea, esplode lo stadio, 2-1 e servizio per lui. Ci stiamo divertendo tutti, finalmente lo spettacolo vale il prezzo del biglietto, bravi Roger e Sascha. Purtroppo per Federer, però, accade la stessa cosa vista contro Anderson nel primo set: dopo essere passato in vantaggio, non continua a pressare con sufficiente cattiveria, e concede l’immediato controbreak, a 15. In questo set, per ora il 33% di prime in campo messe dallo svizzero, non ci siamo. Zverev, ottimo finora, ringrazia e passa a condurre 3-2. Ci crede e fa bene Sascha, inizia a entrare con le risposte a ogni occasione, e spinge in anticipo con i piedi dentro il campo appena può. Grazie, coach Roger, lezione imparata e applicata. O Federer sale di intensità, e in fretta, o rischia di brutto. Sotto 4-3 e 0-30, con l’acqua alla gola, Roger mette due vincenti da campione, e pareggia, ora la palla pesa come una pietra, la gente grida a ogni punto. Zverev non fa una piega, e sale 5-4 in un attimo, nessun margine rimasto per lo svizzero. Gran scambio vinto da Zverev nel decimo game, ma Federer tiene duro e si prende il 5-5. Cominque vada a finire, belle emozioni in questo pomeriggio di tennis, era ora. Ammirevole la solidità di Sascha, che non toglie il piedone dall’acceleratore, 6-5 per lui. “Highway To Hell” degli AC DC, sparata da DJ al cambio campo, suona quasi come un presagio dal punto di vista di Roger, che comunque rimane concentrato, tiene a zero, e siamo al tie-break.

Le urla e i cori “Let’s go Roger, let’s go!” sono assordanti. Sascha continua a lascare poco e nulla quando è alla battuta, anche Roger adesso sembra più incisivo con la prima palla. Sul 4-3 Zverev ferma il gioco a causa di una palla sfuggita a un “ball boy”, che poveretto si vede vorrebbe sprofondare, poi fa ace e siamo 4-4. Oggettivamente danneggiato qui lo svizzero, che stava comandando lo scambio in risposta, ma è solo sfortuna. Due punti dopo, una brutta volée in rete di Roger dà il 6-4 e due match-point a Zverev: il primo cancellato in attacco con coraggio, il secondo è quello che manda in finale Sascha, con lo schoaffo al volo vincente di rovescio. L’ultimo tedesco in finale al Masters è stato Boris Becker nel 1996 ad Hannover, poi sconfitto da Sampras. Federer fuori in semifinale per la terza volta, Sascha alla partita decisiva alla seconda partecipazione.
Sgradevoli i fischi del pubblico, che forse non ha in parte capito la situazione precedente. “Prima di tutto voglio scusarmi per l’episodio nel tie-break, c’era una palla in campo sfuggita al raccattapalle, non potevamo continuare lo scambio. Mi scuso anche con Roger e con i suoi fan, ma il regolamento è quello, che potevo fare, ancora mi dispiace, mi dispiace tanto. Lavorare tanto per questi traguardi, e raggiungerli, è bellissimo, ringrazio il mio team e Lendl. Chi preferisco in finale tra Anderson e Djokovic? Beh, forse una preferenza ce l’ho, ma non posso dirla!”, conclude in modo dolceamaro Zverev.

(in aggiornamento)

Risultati:

[3] A. Zverev b. [2] R. Federer 7-5 7-6(5)
[1] N. Djokovic vs [4] K. Anderson ore 21

La classifica finale dei gironi e il tabellone

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