La Grande Sfida: cosa ricordiamo di loro?

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La Grande Sfida: cosa ricordiamo di loro?

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TENNIS FOCUS – A due giorni dalla Grande Sfida di Genova e Milano, ecco i “flash” che McEnroe, Lendl, Chang e Ivanisevic accendono nella mente di un malato di tennis degli anni ’80 e ‘90.

 

Ormai manca poco, lo sappiamo….Venerdi a Genova e sabato a Milano, rivedremo quattro miti del tennis degli anni ’80 e ’90. Ebbene sì: stiamo parlando dei due “quasi nonnetti” McEnroe e Lendl e dei due ormai maturi ragazzi degli anni ’90, Ivanisevic e Chang. Qui non si vuol scrivere l’ennesimo pezzo celebrativo, ricordare tutti i loro successi, i loro risultati, le loro carriere. Qui ci si chiede, semplicemente: se un malato di tennis di quei decenni chiude gli occhi e riflette, cosa ricorda di loro? Quali flash, quali immagini, quali ricordi gli vengono subito alla mente? Beh, è un esercizio che chi scrive vuole provare a fare…Per invitare i lettori un po’ agèe (si fa per dire) a fare altrettanto, e anche magari per trasmettere ai più giovani qualcosa di autentico, genuino, istintivo, diverso da una pagina di wikipedia, utile a capire cosa hanno fatto, ma forse non a comprendere chi erano e sono…

 

John McEnroe:

la rabbia: è la prima cosa che viene alla mente: il viso di Mac corrucciato, imbronciato, iroso, esplosivo. Mac che grida, Mac che protesta, Mac che sbotta, Mac che ricopre di volgarità giudici di sedia, di linea, fotografi cameramen. Una rabbia spesso distruttiva, ma in realtà anche spesso talvolta produttiva, per lui…Quante volte sapeva canalizzare quella forza negativa in energia positiva, vincente…Mac viveva meglio nella bagarre che nella quiete…E talvolta proprio per questo scatenava la tempesta. Solo in rari casi ne pagava le conseguenze, anche se Dio solo sa cosa accadde nella sua mente dopo aver gridato “chiudi il becco!” nel microfono di un cameraman sul centrale di Parigi nella più infausta delle sue giornate.

il talento e la dolcezza: sembrano parole in contrasto, e sono infatti parole pienamente antitetiche a quelle scritte poco fa, non c’è dubbio, ma Mac era questo. Era tutto ed il contrario di tutto, il bianco e il nero. Due minuti dopo averci condotto nell’abisso di un accesso di una rimostranza rabbiosa e volgare, ci sollevava oltre le nuvole, nel campo del sublime: un voleè stoppata toccata con una dolcezza infinita, un attacco osato su una violenta prima avversa togliendosi la palla dallo stomaco, un rovescio piatto schiaffeggiato in cross o invece tagliato in maniera più spietata di quanto farebbe la lama di un rasoio. Tutto con naturalezza e souplesse stupefacenti.

Wimbledon 1980: Il tiebreak leggendario, il quinto set, la gioia e il dolore; l’Orso s’inginocchia, Mac si dispera, la testa tra le mani, infagottato nella tuta della squadra Usa di Coppa Davis; un dramma che aiuterà a crescere…

Il 1984: un anno intero di ispirazione, di ricerca della perfezione, un’aurea di inavvicinabilità, l’impotenza degli avversari, la loro paura. Lendl spazzato via a New York a Gennaio al Masters e in settembre a Flushing Meadows, Connors che sul Centre Court subisce l’umiliazione più amara della carriera. 82-3 l’incredibile bilancio…E se solo, se solo quel 10 giugno a Parigi..Se solo…

Roland Garros 1984: per due set e un’ora e mezzo la perfezione offensiva trasferita sul rosso, Lendl affoga sotto di due set…Poi quel grido di rabbia gettato nel microfono di un cameramen, qualcosa che si rompe nella testa, la stanchezza che improvvisa assale, la prima che abbandona, il calore del sole, e quell’odioso cecoslovacco che lentamente lo soffoca…Alla fine lo shock più grande di una carriera, la testa china, la schiena incurvata…Un dramma indelebile…

La maglietta Tacchini: è “la maglietta” di Mac, non ci sono santi, è quella che, attraverso le sue varianti, lo ha accompagnato nel periodo in cui Mac era Mac, è rimarrà nei nostri occhi come il vestito di Mac..Le Nike del 1985 in avanti ci ricorderanno sempre il declino, la fatica, l’impossibilità di tornare ad essere quello che fu…

Ivan Lendl:

l’antipatia e la fierezza: difficile per chi scrive (suo fanatico tifoso) ammetterlo, ma nella mente di molti è forse questa la prima immagine di Ivan: egli era il nemico, il tennista odioso, che nulla concedeva al pubblico, che nulla regalava agli avversari. Freddo, scostante… Non la freddezza controllata di un Borg, o quella elegante di un Wilander. Un gelo rabbioso, d’oltre Cortina, un ego richiuso in sé; Ivan Drago. Opportunista nel perdere un match di un Masters per convenienza per esempio. Odio o indifferenza. Come quella celebrata dalla copertina di Sport Illustrated nell’autunno del 1986, “The Champion Nobody Cares About” appunto. O la derisione talvolta, come accadde al Foro Italico, quandò in finale nel 1988 piegò da solo non solo Perez Roldàn, ma l’intero stadio. Lendl non si è mai preoccupato di piacere al pubblico. Alla domanda rivoltagli da un giornalista dopo il ritiro a fine 1994, sul modo nel quale voleva essere ricordato risponderà. “In nessun modo particolare, basterà leggere il mio palmarès per capire che sono stato un grande tennista”.

il duro lavoro: dici Lendl e ricordi il primo, vero, grande professionista del tennis; puntiglioso, perfezionista ai limiti del maniacale, capace di fustigare se stesso per raggiungere i suoi obbiettivi; ecco che anche ni questo caso i ricordi si affollano nella mente: Ivan che, per non correre alcuni rischio e giocare sempre con la stessa tensione, cambia, lui per primo, la racchetta ad ogni cambio di campo. Ivan che nella pubblicità del Gatorade corre a piedi e forse anche in bicicletta (e lo faceva poi davvero, sulle colline del Connecticut, anche con la neve); Ivan che a fine 1988 invita il ragazzino Pete Sampras nella sua lussuosa dimora, gli consegna un rigoroso programma delel settimana, gli dà la sveglia alle 6 tutte le mattine per metterlo in atto. Ivan che a fine 1987 dice ai giornalisti “mi piacerebbe fermarmi per un periodo lungo ma non posso” e che sogna un 1988 senza sconfitte (sarà invece uno dei suoi anni più amari…). Un mostro, una macchina inarrestabile.

Roland Garros 1984: se per Mac è uno dei flash che la mente inevitabilmente ti presenta, beh, lo stesso fa per Lendl: il coniglio, che come scrisse Gianni Clerici si trasformò in leone, cominciò a farlo in quel fatidico 10 giugno 1984 sul centrale di Roland Garros; quasi umiliato, sotto due set a zero, risale la corrente, trionfa 7-5 al quinto, vince finalmente un titolo della Slam dopo quattro finali perdute scacciando la fama di “looser”, e contemporaneamente dando al suo più acerrimo nemico la più grande delusione della sua vita.

Wimbledon: Lendl? Nella mente subito un ritornello risuona imperterrito: “non ha mai vinto Wimbledon”; e anche nella mente del povero Ivan il ritornello inesorabile si ripeteva…Il Becker tronfio e sicuro di sé che nel 1986 lo abbatte tre set a zero nella prima finale del cecoslovacco ai Championships, capace di giocare un colpo al volo da posizione sdraiata dopo che il passante di Ivan aveva colpito il nastro. Il Cash che senza pietà lo batte nella seconda finale del 1987 e scala gli spalti del Centre Court. La semifinale del 1989, che vede Ivan finalmente giocare bene sull’erba, ma che alla fine, dopo l‘interruzione per pioggia lo vede ancora una volta arrendersi a Bum-Bum in cinque set. I tentativi “scientifici” del 1990 e del 1991, con Lendl capace di rinunciare due volte a giocare Parigi pur di prepararsi al meglio per lo Slam che gli manca. Un’ossessione, chissà, forse ancora oggi, per lui, altri ricordi per noi.

I tic e la segatura: ecco, pare di rivederlo: si guarda intorno, lo sguardo è gelido, si asciuga la fronte con i maxi-polsini, si strappa alcune sopracciglia, colpisce, soprattutto sulla terra rossa, le scarpe con i telaio della racchetta, poi fa rimbalzare la palla quattro volte prima della prima di servizio e tre prima della seconda. Come dimenticare…

Michael Chang:

Chang-Lendl 46 46 63 63 63: non ci sono statistiche, ma si può affermare quasi con certezza che è questo il primo “lampo” di Chang nella mente dell’appassionato: quel giorno del 1989 a Parigi, nel quale Davide battè Golia. L’affermato, blasonato Lendl, indiscusso numero uno del mondo, che dopo aver vinto i primi due set, entra in una trappola tesagli da un ragazzino irrispettoso: il sovrano si innervosisce, comincia a sbagliare, a essere ottenebrato tatticamente. Mentre dall’altra parte della rete un piccolo diavolo dalle sembianze cinesi, arriva su tutto e mangia banane al cambio di campo. E quando non ce la fa più, quando i crampi giungono a tormentarlo, ecco che si ingegna, ecco che s’inventa qualcosa di imprevedibile, che manda in tilt il computer Lendl. Prima pensa bene si servire dal basso e passare l’avversario, poi sul match point, attende la battuta di Ivan a pochi centimetri dalla linea del servizio, provocando il doppio fallo del furente re del tennis..Malizia e innocenza..Un mix indimenticabile…

La mamma: par di vederla ancora adesso la signora con gli occhiali, sempre pronta a confortare il figlio con lo sguardo e magari i gesti. Un’altra immagine di Michelino…

Il Roland Garros 1989: sì, il Roland Garros 1989, che non fu solo il match leggendario contro Lendl, ma proseguì fino al trionfo finale, all’epica vittoria in cinque set contro Stefan Edberg, con la decina e più di palle break che Chang fu in grado di annullare nel quarto set allo svedese che era avanti due set a uno. Ed eccolo Michelino, che solleva la Coppa dei Moschettieri e ringrazia Iddio per questo dono.

L’elasticità: come scordare certe riprese sulla figura di Michelino durante lo scambio: una mobilità clamorosa, la capacità di effettuare recuperi, specie laterali, stupefacente. Da far impallidire il miglior Nadal. E quella capacità di apparire come di gomma, capace di assorbire l’impeto in una direzione per ripartire come un fulmine nell’altra.

Goran Ivanisevic:

Il servizio: anche qui dubbi non ce ne sono: il primo ricordo di Goran è il servizio; quel gesto rapido, quel mulinello supersonico, la palla lanciata non troppo alta, la portentosa accelerazione del braccio, la bomba letale, che parte e non dà scampo all’avversario. Così terribile, così letale, da diventare monotono, da asciugare gli scambi. Dopo una finale, se non erro a Stoccarda nel 1992 in cui aveva annichilito Edberg a suon di ace, molti cominciarono a chiedersi se non si dovesse cambiare qualcosa, se non fosse il caso di rallentare le superfici o addirittura di concedere una sola palla di battuta. Anche a Wimbledon si cominciarono a non gradire quegli scambi scarni, ridotti all’osso a cui i croato dava vita con Pete Sampras. Chissà, forse non lo sapremo mai, ma Goran forse è uno degli involontari artefici della lenta erba di oggi e di come conseguentemente è cambiato il tennis ai Championships…

Wimbledon 1992: altro ricordo indelebile questo. È la prima finale di un major per Ivanisevic, una battaglia tra uno dei più grandi servizi ed una delle più grandi risposte della storia, quella di Andreino Agassi; ed alla fine, sul 5-4 al quinto set per il kid di Las Vegas, eccoli id due doppi falli di Goran, che in pratica lo condanno ala sconfitta lanciando Agassi nel paradiso del suo primo Slam. Proprio il colpo che gli ha regalato decine e decine di punti ora lo condanna.

Wimbledon 2001: sono passati 9 anni da quella finale del 1992, di acqua sotto i ponti ne è passata molta, e molte sono le amarezze che Goran ha vissuto a Wimbledon, con l’inespugnabile Sampras, ma forse ancora di più i suoi nervi che hanno costretto Goran a due altre finali perdute. Eppure non è amara l’ultima immagine che ci ricordiamo di Ivansevic sul Centre Court, ma gioiosa e commovente al tempo stesso: i suoi occhi pieni di rabbia, gioia, lacrime, subito dopo l’ultimo punto giocato contro Pat Rafter nellaq finale del 2001 sono realmente un flash incancellabile. Lui, che di finale ne aveva perse tre, arrivava incredibilmente a 30 anni, con una wild card, a vincere quel titolo, o più semplicemente “il titolo” che gli era sempre sfuggito…

La follia: espressa in molto modi, in conferenza stampa, e forse e soprattutto sul campo; scelte folli, appunto, talvolta lo condannarono, talvolta lo salvarono; ricordo di un match point a Wimbledon annullato con una seconda di servizio; ma non ricordavo bene la circostanza; confesso di essermi andato a documentare, e mentre ho riletto quanto accadde, si sono materializzate e rese nitide in me le sfocate immagini di cui avevo vaga traccia nella memoria, a Wimbledon nel 1993, contro il giocatore di casa Bailey, Ivanisevic serve sul 5-6 nel quinto set: serve una prima ma la sbaglia ed ecco… Le immagini che ricordavo a fatica tornano chiare: la seconda colpisce il nastro ma non esce dal rettangolo di servizio, la nuova seconda palla è un servizio centrale imprendibile!  “O questo ha un cervello piccolo così, o ha due palle grosse così“, Bud Collins dixit.

 

Luca Pasta

 

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ATP

Gipo Arbino (coach Sonego): “Ecco come Lorenzo ha costruito la vittoria di Metz” [ESCLUSIVO]

Il coach del tennista torinese a Ubitennis: “Questo successo conferma che Lorenzo può competere contro chiunque. Probabilmente non andremo ad Astana”

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Lorenzo Sonego e coach Gipo Arbino a Wimbledon

La vittoria di Metz rilancia in grande stile Lorenzo Sonego, che alza il suo terzo titolo di sempre migliorando sensibilmente il bilancio di una stagione complicata sotto il punto di vista dei risultati e rilanciandosi nel ranking ATP. Ne abbiamo parlato con lo storico coach del giocatore torinese, Gipo Arbino, che a Ubitennis rilascia queste dichiarazioni all’indomani della bella vittoria in terra francese.

Cinque grandi partite di Lorenzo, cosa è stato determinante per presentarsi a Metz in questo stato di forma?

“La cosa fondamentale è stata la preparazione di 12 giorni precedente; abbiamo lavorato molto sia fisicamente che tennisticamente. Abbiamo lavorato sui colpi che dovevano crescere, la risposta e il rovescio, ma anche potenziato i colpi già forti, il dritto e il servizio. Di conseguenza, Lorenzo è arrivato a Metz molto preparato. E abbiamo lavorato moltissimo anche sul piano dell’atteggiamento tattico da tenere in campo: bisogna giocare più aggressivi quando si è avanti ed essere più solidi nelle situazioni di punteggio più rischiose, come 15-30, 30-30, 30-40. Questo è stato un lavoro su cui ci siamo concentrati tanto in allenamento, un concetto fondamentale per tenere il servizio e per prendere i rischi giusti quando si andava a rispondere. E, relativamente alla risposta, il lavoro è stato fatto principalmente sull’idea di rispondere sempre in avanzamento, salvo che in situazioni particolari. Lorenzo è stato bravissimo a gestire ogni situazione in campo”.

 

La non convocazione in Coppa Davis ha costituito un’ulteriore motivazione?

“No, perché sono convinto che si debbano accettare le scelte del capitano. Era lampante che Lorenzo abbia avuto una stagione difficile e la scelta di Volandri si è rivolta verso Sinner, Berrettini e Musetti che hanno una classifica superiore alla sua”.

Cosa rappresenta per Lorenzo questa vittoria nel contesto di questa stagione?

“Questa vittoria dà grandissima fiducia e per noi è una conferma del fatto che il livello di Lorenzo è salito, che si è completato e che può competere ai massimi livelli contro chiunque. Qualcosa che servirà per i prossimi tornei, anche se siamo consci che, essendo alto il livello generale, ci può stare perdere delle partite. Però siamo anche consapevoli della nostra forza”.

Ora Sofia, poi il programma cosa prevede? Quali sono gli obiettivi in termini di ranking da qui a fine anno?

“Ci sono ancora cinque tornei in programma, a partire da Sofia, ed escludendo Astana; probabilmente fermerò Lorenzo per quanto riguarda questo torneo, anche se è un 500. Vorrei che si ricaricasse bene in vista di Firenze, Napoli, Vienna e Bercy, sperando di entrare direttamente in tabellone a Parigi. L’obiettivo è quello di giocare bene: se il livello di gioco c’è, il ranking sarà una conseguenza”.  

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Flash

WTA: a Errani non basta lo spirito guerriero, passa Davis. A Parma ok anche Sakkari e Stephens, facile Bencic a Tallinn

In Emilia sfuma il possibile derby italiano con Trevisan. In Estonia fuori all’esordio Madison Keys, semifinalista a Cincinnati, sconfitta nettamente da Viktorija Golubic

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Sara Errani – WTA Parma 2022 (foto: Daniele Combi)

L’unica italiana impegnata oggi nel Parma Ladies Open era la padrona di casa Sara Errani, cui non basta il proverbiale attaccamento alla partita per prevalere su Lauren Davis, che la sconfigge in due set tiratissimi. Esordio vincente anche per Sakkari e Stephens, vincitrici entrambe in tre set, con la statunitense alle prese anche con un’ape (e non è la prima volta!). Al Tallin Open abdica a sorpresa Madison Keys, mentre avanza senza fatica Belinda Bencic

L. Davis b. S. Errani 7-5 7-5

IL MATCH – Sara Errani lotta come sempre fatto in carriera, ma Lauren Davis è brava a resiste ad oltre due ore e mezza di battaglia, imponendosi con un doppio 7-5. Come ampiamente prevedibile il servizio non è un’arma letale – anzi – e la statunitense passa gran parte del primo set in vantaggio di un break, conquistato in apertura. Dopo due break consecutivi in risposta (che la portano prima sul 3-3, poi sul 4-4) l’azzurra annulla altri due break point e mette finalmente la testa avanti, salendo sul 5-4 anche grazie ad alcune ottime smorzate. Dal 5-5, però, David inanella una striscia vincente di tre game consecutivi e, sul set point in suo favore, la palla corta di Errani non arriva neanche a rete: 7-5.

 

Tolte le fasi iniziali della seconda frazione, in cui l’italiana riesce a restare in vantaggio – seppur annullando due break point nel primo gioco – Davis è la prima a prendere nuovamente il largo, portandosi sul 4-2. Negli ultimi otto game del match, ben in sei occasioni c’è almeno un’opportunità di break per chi risponde. Errani riesce due volte ad operare l’aggancio con enorme caparbietà, ma né sul 4-4 né sul 5-5 riesce a tenere il servizio. Davis capisce poco quando l’azzurra può far male con le sue variazioni (smorzata e pallonetto su tutte), eppure è maggiormente solida nei momenti cruciali. Nel dodicesimo gioco, alla quarta chance, la statunitense riesce a vincere 7-5 7-5 e a raggiungere il secondo turno, mandando in fumo le possibilità di un derby tricolore. Qui troverà la vincente del match tra Martina Trevisan, numero due del seeding, e la spagnola Sara Sorribes Tormo.

SAKKARI E STEPHENS AVANTI IN TRE SET – Oltre ad Errani, erano particolarmente attese in Emilia-Romagna anche Maria Sakkari e Sloane Stephens, rispettivamente teste di serie numero uno e quattro. Match simili per entrambe, che partono a rilento lasciando il primo set, salvo poi riuscire a rimettersi in carreggiata. La greca perde al tie-break il primo parziale contro l’ucraina Kateryna Baindl, numero 124 WTA, che però cede alla distanza. La numero 7 del mondo fa valere la classifica e, con cinque break negli ultimi due set, vince 6-7 (2) 6-2 6-3. Agli ottavi troverà Rus o Udvardy.

Più complicato l’incontro della campionessa dello US Open 2017, che suo malgrado ha rivissuto un’esperienza simile a quell’indimenticabile torneo. In una conferenza stampa, infatti, l’avversario più temibile si era dimostrato un insetto da lei apostrofato “Dragon”. Oggi, sul campo, si è nuovamente verificata la stessa situazione, con la differenza che la povera Sloane questa volta è stata punta (senza riuscire a difendersi con una scarpa come accaduto in precedenza). Decisamente scomoda anche la situazione di punteggio in cui si è verificato l’episodio, avvenuto sul 4-4 al terzo. “Non è stata un’esperienza piacevole, non la raccomando a nessuno: 0/10”, ha commentato Stephens sul proprio profilo twitter, riuscendo comunque a stringere i denti ed imporsi per 3-6 6-3 6-4 contro Magdalena Fręch.

A TALLINN CADONO KEYS E TOMLJANOVIC, FACILE BENCIC – In un tabellone ricco di grandi nomi (da Kontaveit a Haddad Maia, giusto per farne un paio) comincia senza problemi l’avventura della numero due del seeding Belinda Bencic, che in poco più di un’ora lascia appena due game alla 22enne estone Elena Malygina, numero 400 WTA. La svizzera si impone 6-0 6-2 e approda senza fatica al secondo turno, dove incontrerà Katie Boulter (che ha sconfitto 6-3 6-1 Jaqueline Cristian).

Buone vittorie in tre set per la 17enne ceca Linda Noskova (2-6 6-3 6-4 a Diane Parry) e Marta Kostyuk (6-4 4-6 6-3 a Bernarda Pera). L’ucraina affronterà Barbora Krejcikova, brava a resistere ad un duro secondo set dopo aver dilagato nel primo contro Ajla Tomljanovic, sconfitta 6-1 7-6 (3). Noskova attende invece la vincitrice del match tra Wang e Haddad Maia, testa di serie numero 3.

Da segnalare infine, nell’ultima partita di giornata, l’inattesa sconfitta di Madison Keys, numero 4 del tabellone e semifinalista a Cincinnati. La statunitense non riesce mai ad entrare davvero in partita, racimolando appena cinque giochi contro la qualificata svizzera Viktorija Golubic, che prevale 6-3 6-2.

IL TABELLONE COMPLETO DEL WTA 250 DI PARMA

IL TABELLONE COMPLETO DEL WTA 250 DI TALLINN

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ATP

ATP: Thiem lotta e rimonta Djere a Tel Aviv. La sorpresa Lazarov raggiunge Musetti a Sofia in memoria del nonno

Dominic fatica ma si guadagna la sfida con Cilic. Prima storica vittoria del bulgaro classe 1997, che dedica il successo al nonno-allenatore, scomparso quest’anno

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Dominic Thiem - Challenger, Rennes 2022 (Instagram @domithiem)

Solo cinque partite giocate in questo lunedì tra Sofia e Tel Aviv, i due ATP250 della settimana da seguire attentamente per la presenza di quattro italiani in Bulgaria (con Sinner prima testa di serie), oltre al tanto atteso ritorno di Novak Djokovic in Israele. Da segnalare la vittoria di carattere di Dominic Thiem al Tel Aviv Open, che settimana dopo settimana cerca di tornare al top, oltre al grande successo della wild card bulgara Alexander Lazarov, alla prima vittoria in carriera contro un top100. Troverà al secondo turno Lorenzo Musetti.

[WC] D. Thiem b. L. Djere 5-7 7-6 (3) 6-4

IL MATCH – Thiem mostra subito qualche difficoltà al servizio, risalendo da 0-30 nel primo game ma dovendo cedere la battuta nel terzo. Djere parte meglio, infila tre giochi consecutivi e si porta sul 3-1, mantenendo si in vantaggio. Pian piano l’austriaco si scioglie ed inizia ad entrare in partita e, dal 2-4, è lui a firmare una striscia importante di tre game di fila, che gli consente di rientrare prepotentemente nel set. Alla seconda opportunità, infatti, il vincitore dello US Open 2020 trova il contro-break, tenendo successivamente il proprio servizio ai vantaggi. Dal 5-4 in suo favore, tuttavia, l’attuale numero 173 del mondo conquisterà soltanto 4 punti. Prima viene agganciato sul 5-5, quindi perde una seconda volta la battuta, con il serbo che sul 30-40 trova una risposta vincente molto stretta con lo sventaglio di dritto e poco dopo chiude 7-5, con un parziale di 12 punti vinti negli ultimi 16 disputati nel set.

 

Thiem non sembra particolarmente centrato e paga certamente la grande differenza tra vincenti ed errori non forzati rispetto al suo avversario (-6 contro +8). Djere sembra in controllo del match, eppure nel quarto game fa registrare un clamoroso passaggio a vuoto. Si fa riprendere da 40-15 e commette tre doppi falli, incluso uno sulla prima palla break del set: il suo rivale ringrazia e consolida il vantaggio sul 4-1. Va detto che il livello di tennis espressonon è così elevato e il contro-regalo di Thiem nontarda ad arrivare. Nel settimo gioco, infatti, l’austriaco incappa in ben quattro errori gratuiti, restituendo il break: 4-4. I due provano ad accendersi con qualche fiammata, ma la strada per il tie-break è ormai tracciata. Si procede on serve fino al 3-3, quando il primo a concedere un mini-break è Djere. L’ex numero 3 del mondo ringrazia, tiene i suoi due turni di servizio con altrettante prime corpose e si procura tre set point. Basta il primo – senza neanche doverlo giocare – perché il serbo commette doppio fallo, consegnandogli 7-6 (3) il secondo parziale.

Il numero 72 ATP sembra in totale confusione e nel terzo gioco è costretto a fronteggiare cinque palle break, salvate con un ace e tre ottimi dritti, oltre ad un gratuito di Thiem, che proprio non riesce ad allungare. Djere allora, senza neanche costruirsi una chance per conquistare il game, decide di fare tutto da solo, mettendo in fila altri due gratuiti e regalando il break al suo avversario, che si porta poi sul 3-1. Il serbo pare ormai totalmente scollegato dalla partita, rischiando di capitolare nel settimo gioco (in cui salva un’altra palla break), ma accorciando comunque sul 3-4. In risposta non riesce però a costruirsi alcuna chance per rientrare in partita e, al secondo match point, Thiem chiude con un ace per 5-7 7-6 (3) 6-4. Un match tutt’altro che brillante, che però può senz’altro contibuire, passo dopo passo, alla ricerca della miglior condizione.

Al secondo turno viene così stabilita la battaglia tra campioni dello US Open. L’ex numero tre del mondo, infatti, affronterà la testa di serie numero due Marin Cilic, beneficiario di un bye all’esordio, contro cui ha vinto tutti i 4 precedenti. Nella giornata di oggi a Tel Aviv – oltre alle qualificazioni in cui, purtroppo, Luca Nardi ha perso al turno decisivo – si è disputato un altro match a livello di main draw, anche in questo caso vinto in rimonta. Roman Safiullin, infatti, ha sconfitto 3-6 6-4 6-2 Hugo Grenier, raggiungendo il secondo turno: qui attende il vincente tra Karatsev, numero 6 del seeding, e l’argentino Etcheverry.

ATP SOFIA: LAZAROV TROVA MUSETTI – Anche al Garanti Koza Sofia Open si è giocato poco a livello di main draw, con appena tre partite disputate. Ad aprire le danze sono stati Ricardas Berankis e Kamil Majchrzak, con quest’ultimo che si è imposto per 7-5 6-2. Un incontro decisamente ben condotto dal polacco, forte anche di 11 ace, 78% di punti vinti con la prima e un fantastico 26-3 nel bilancio tra vincenti ed errori gratuiti. La partita più emozionante del giorno è però, senza dubbio, la storica vittoria di Alexander Lazarov. Il bulgaro, numero 334 del mondo in gara grazie ad una wild card, ottiene il suo primo successo in un torneo ATP in carriera, battendo 7-5 6-3 il ben più favorito Jiri Lehecka, che paga i 31 errori non forzati.

Davvero emozionanti le sue parole a fine partita, con la dedica al nonno scomparso: “Mio nonno era anche il mio coach e quest’anno purtroppo è venuto a mancare. Questa vittoria è tutta per lui. Al secondo turno il sorprendente bulgaro incontrerà Lorenzo Musetti, testa di serie numero 4 del tabellone e quasi 300 posizioni in classifica più avanti di lui. Dotato di un gran servizio (ha toccato anche i 217km/h oggi), Lazarov non avrà comunque niente da perdere e farà di tutto per regalarsi un altro sogno.

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 250 DI SOFIA

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 250 DI TEL AVIV

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