Rafael Nadal: campione di tennis e di lamento?

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Rafael Nadal: campione di tennis e di lamento?

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TENNIS – Un articolo di Bleacher Report sulla tendenza di Nadal a lamentarsi di tante cose (troppe?) offre lo spunto per diverse riflessioni oltre la diatriba tra guelfi e ghibellini, ovvero federiani e nadaliani

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Rafael Nadal è appena tornato a calcare i campi da tennis dopo l’ennesimo stop, raccogliendo un’eliminazione a Pechino ai quarti di finale per mano di Martin Klizan e un’uscita di scena a Shangai all’esordio (era il secondo turno, ma Rafa godeva del bye) ad opera del connazionale Feliciano Lopez. Tutto nella norma per chi rientra dopo diversi mesi (ossia dalla sconfitta contro Kyrgios a Wimbledon), specie nel periodo dell’anno per lui tradizionalmente più ostico. Durante l’ATP 500 di Pechino è però accaduto un episodio in sé poco rilevante, ma secondo Merlisa Lawrence Corbett di Bleacher Report eloquente circa un tratto del carattere del campione spagnolo.

 

Nella capitale cinese Rafa si è da subito lamentato delle palline impiegate: un articolo di tennis.com riporta le dichiarazioni del mancino di Manacor, raccolte dopo la vittoria contro Peter Gojowczyk: “Le palline sono pessime qui, i rimbalzi vanno dovunque. Non si tratta di vincere o perdere, a Rio ho vinto con queste stesse palle, che nel nostro sport sono una componente fondamentale”. L’ex n.1 del mondo ha anche sottolineato i rischi d’infortunio: “Questa settimana giochiamo con queste palline, la prossima con delle altre: è pericoloso per le spalle e per il gomito”. La lamentela è stata appoggiata da Andy Murray: “Se si vuole vedere grande tennis tutto l’anno, non si dovrebbero cambiare le palline da torneo a torneo, perché queste rispondono in modo diverso. Sono certo che se dessero ai golfisti palline diverse ogni settimana anche loro necessiterebbero di tempo per adattarsi”.

Evidentemente, non la pensa così la firma di Bleacher Report, che in un articolo al vetriolo si scaglia sui mugugni del maiorchino con un titolo che non lascia spazio a equivoci: “Rafa Nadal corre il rischio di essere additato come frignone?”
Prima di lasciarci andare a riflessioni, commenti e sfoghi (a seconda del livello di distacco, affetto o contrasto verso lo spagnolo), vale la pena leggere per intero cosa dice l’articolo:

Rafa Nadal potrebbe aggiungere un altro rituale alle sue abitudini: il lamento. Secondo lui cambiare palline da torneo a torneo è pericoloso per spalla e gomito. Oh, Rafa, Rafa, Rafa: che altro c’è ora? A volta sembra che lo spagnolo si lamenti sempre di qualcosa. Va detto che anche Murray ha esternato critiche verso le palline, ma il reclamo di Rafa è solo l’ultimo capitolo di una lunga e crescente saga di lagnanze. Adesso le palline, mentre ogni anno brontola sul numero di tornei sul duro e sull’impatto che questo provoca sulle sue ginocchia. Nel Novembre 2013, il mancino di Manacor si lamentò del fatto che le Finals ATP si giocassero sempre su campi veloci indoor. “Negli ultimi nove anni, il Masters è sempre stato indoor, su superfici a me non congeniali … lo trovo ingiusto”.
Pensate che Roger Federer preferisse che qualche Roland Garros si giocasse talvolta sull’erba? Invece ogni anno la stessa cosa … terra battuta. È così ingiusto.

Oh, Rafa, Rafa, Rafa. A volte si comporta come se il mondo agisse contro di lui. Come al Roland Garros dell’anno scorso, quando attaccò la programmazione degli organizzatori, bollandola come iniqua.
Nadal pensa che molte cose siano inique (il termine su cui insiste l’autrice è “unfair”). Due anni fa, contrariato dalla terra blu di Madrid, lui e Djokovic minacciarono di disertare il torneo l’anno successivo se non fosse tornato all’amata terra rossa.
Non c’è nulla di sbagliato se un atleta professionista dice ciò che pensa, ma Nadal, anziché apparire franco, si mostra lamentoso. C’è qualcosa nel modo in cui Rafa esprime le sue tesi forse sbagliato. È forse il tono della sua voce, che a malapena supera il borbottio? Forse è il linguaggio del corpo, sono le sue alzate di spalle in conferenza stampa? Qualunque cosa sia, sta cominciando a stancare. Come le unghie che grattano una lavagna, le lamentele continue di Nadal infastidiscono.
È un peccato perché Nadal è un ragazzo umile. Mostra dignità nella sconfitta ed è un eccellente ambasciatore del nostro sport. Qui a Pechino ha offerto delle rose a Li Na nell’ambito delle celebrazioni per il suo ritiro ed è stato uno dei pochi tra i giocatori uomini a presentarsi all’evento.
Ma Rafa, Rafa, Rafa, lamentarsi delle palline?
Dopo che Nadal insistette a lungo sulla terra blu sperimentale di Madrid (fortemente voluta da Ion Tiriac), Peter Bodo dedicò un’intera colonna di Tennis Magazine per interrogarsi sull’ostinata critica di Rafa. Scrisse Bodo: “Logico che abbia le sue critiche: il calendario troppo fitto, la compilazione del ranking (che lui vorrebbe ripartita sui risultati degli ultimi 24 mesi, non 12 come avviene oggi), i rischi per le sue ginocchia, la terra blu … Rafa non è certo l’unico che si lamenta per queste cose, ma nessuno tra i suoi più forti avversari ha così tante tematiche che non lo soddisfano, né prende le frasi degli altri così sul personale, al punto da lasciare il Council dell’ATP perché, sembra, gli altri non lo seguivano abbastanza”.
Ognuno può dire se le lamentele di Rafa siano o meno giustificate, fatto sta che le voci che sottolineano questa tendenza del campione iberico sono sempre di più. Il talento e le vittorie di Rafa sono già ora meritevoli di riservargli un posto nella Hall of Fame e nei libri dei record, ecco perché i tanti reclami sembrano al di sotto della sua grandezza.
Oh Rafa, Rafa, Rafa. D’accordo avere delle idee ed esprimerle, ma porta avanti meglio le tue battaglie, oppure guadagnati un nuovo soprannome: Rafaree”.

Così chiude la cattivissima Merlisa Lawrence Corbett, dove “Rafaree” richiama, in pieno stile british (gli inglesi amano molto giocare sulle parole) il termine referee, arbitro, per invitare Nadal a portare avanti le sue idee con fare meno lamentoso oppure, se deve rimanere così, meglio che sulle varie questioni non intervenga proprio e faccia da arbitro.

Cosa dire su questo articolo, su questo leggerissimo (per usare un gergo fantozziano) attacco al vincitore di 14 Slam?
Chi scrive ora dirà la sua, sperando che chi vuole commentare lo faccia sia sulla posizione della Corbett sia sulla mia.
Sì, Rafael Nadal si lamenta troppo: in questo sposo in pieno il pensiero di Peter Bodo. Se ci fosse un Masters alla fine dell’anno con gli otto giocatori che più hanno manifestato fastidio, Rafa entrerebbe sempre da n.1 e di sicuro porterebbe finalmente a casa l’unico grande trofeo che manca alla sua straordinaria bacheca, indipendentemente dalla superficie.
Sul modo di porsi, invece, meglio stendere un velo pietoso sulle parole della firma di Bleacher Report (il tono di voce da borbottio, le spallucce in sala stampa), utili solo per annoverare a pieno titolo la suddetta tra quelli che detestano Rafa.
È opportuno però a questo punto fare dei distinguo: su molte critiche, il calendario troppo fitto, il ranking che dovrebbe abbracciare due anni e non uno solo, Nadal ha perfettamente ragione. Su altre, come le palline, non trova il mio sostegno ma si tratta di una critica perfettamente legittima. È sui riferimenti ai vari malanni, specie in occasione di una sconfitta, che il campione iberico dovrebbe limitarsi e tenerli nascosti il più possibile, anche se pensa legittimamente che senza quelli avrebbe potuto offrire ben altra prestazione. È una questione di stile e quindi di completa attribuzione dei meriti di chi lo ha battuto. Di sicuro in questo la stampa e il suo staff non lo aiutano, sempre pronti la prima a fargli la fatidica domanda (ma fa parte del mestiere), il secondo a sottolineare i vari problemi dell’ex n.1.
Spesso infatti non è lui a sollevare la questione, ma anche di fronte a una precisa domanda sono state davvero poche le volte in cui ha risposto: “No, il problema fisico stavolta non c’entra niente, lui ha giocato meglio e basta, oggi avrei perso anche fossi stato al 100 %”. Va ricordato che Federer non fa mai riferimento ai problemi fisici, anche le (poche) volte in cui ci sono stati. Pensiamo alla finale di Roma 2013, quando Roger prese una stesa micidiale: avrebbe perso in ogni caso, ma la sua schiena era messa molto male eppure lui non ne fece alcun cenno in conferenza stampa.
Più in generale, secondo molti addetti ai lavori Nadal nelle dichiarazioni è più apprezzabile di Federer perché, pur senza costituire una manna per i giornalisti in termini di esternazioni clamorose, non rinuncia a dire quello che pensa anche quando può attirarsi critiche, mentre lo svizzero è sempre molto politically correct, non si espone mai ben sapendo che ogni sua frase potrebbe essere interpretata in modo imprevisto. Qui si tratta di scegliere: meglio uno che non fa mai una grinza, non tanto perché è asettico ma appunto perché vuole sistematicamente evitare qualsiasi rischio di mal di pancia da parte di qualche sponsor milionario (è uno furbo Roger, altro che politically correct…), o uno che non rinuncia a dire la sua?
Difficile per un giornalista optare per il primo modello, da sempre chi scrive sbava per andare dietro a chi gli regala titoloni (quasi superfluo a tal proposito ricordare che dramma fu per i colleghi del calcio l’addio alla Serie A di Josè Mourinho, per altro dopo che lo stesso li aveva trattati non proprio coi guanti – ricordate la celeberrima “prostituzione intellettuale”?).
Semmai, quando dici la tua dovresti mostrarti senza peli sulla lingua e al contempo rispettoso verso chi attacchi. In questo Rafa non delude affatto. Quando, nel gennaio 2012, attaccò Federer sul calendario che secondo il campione di Basilea andava bene così come era (e com’è), mentre per lui era troppo fitto e usurante per i giocatori, di sicuro fu inelegante nella forma ma almeno ruppe quel muro di amicizia invalicabile, quasi mielosa, di fronte alla quale ogni critica all’amico-totem era inibita. Giusto che se ritenesse di criticarlo lo avesse fatto, indipendentemente dal merito della questione. Un conto è essere un po’ scomposti (“facile per lui parlare, con aria da gentleman, se ha un fisico straordinario, io, Murray e Djokovic non l’abbiamo”), un altro irrispettosi: non fu quello il caso.
Insomma, Rafael Nadal potrebbe rappresentare il giusto compromesso tra i noiosi politicamente corretti (tipo Federer e Sampras) e gli energumeni stile Mourinho del tennis (Connors, McEnroe, Safin, Gulbis). Se non fosse per qualche lagnanza di troppo …

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Ash Barty passeggia per Melbourne Park: “Mi manca gareggiare, ma non tutto ciò che ne consegue”

L’ex n. 1 del mondo, oramai in pensione, si sta godendo la normalità mentre dà gli ultimi ritocchi alla sua fondazione, che si occuperà principalmente delle comunità indigene

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Ash Barty in conferenza con i media australiani
Ash Barty in conferenza con i media australiani

Ashleigh Barty è tornata nel luogo dove tutto si è concluso – come riporta il The Guardian -, dove ha realizzato il sogno più grande della sua carriera sportiva: vincere l’Australian Open. Un successo che l’ha talmente appagata dà spingerla appena un mese dopo ad annunciare, scioccando l’intero universo dello sport, un clamoroso ritiro dalle scene. Per cui potremmo assolutamente definirlo un comeback nella location che difatti è stato il luogo del delitto della propria vita da tennista. Ash ha avuto così l’opportunità di visitare ed ammirare l’immenso impianto di Melbourne Park, in una versione a lei pienamente estranea e sconosciuta: rendersi conto dello spettacolo della Rod Laver Arena, in uno scenario completamente vuoto e dunque antitetico rispetto a quello gremito di australiani che ha accompagnato il suo trionfo all’Happy Slam. La circostanza si è venuta a creare in occasione del lancio del nuovo libro a cura dell’ex n. 1 del mondo WTA – oramai da diverso tempo nelle vesti di scrittrice – “My Dream Time“, che all’interno del suo Tour promozionale vedeva per l’appunto nel teatro dell’ultimo successo tennistico di Ash una delle tappe principali.

La campionessa tre volte vincitrice Slam, ha sfruttato questo appuntamento per rilasciare alcune dichiarazioni che testimoniano e certificano ancora una volta come abbia definitivamente chiuso il capitolo “Tennis” alla voce ‘carriera professionistica’ rincarando la dose e dando corpo a ciò che aveva già fatto capire in passato: non ci sarà un ritorno di fiamma, non rientrerà nel circuito. Il suo essersi calata, oramai, completamente nella normalità della quotidianità della vita come qualsiasi persona su questo globo, accantonando senza ripensamenti il suo passato da atleta di fama mondiale con tutte le vicissitudini mediatiche che ne conseguono; lo si evince perfettamente dal suo essersi distaccata da quello che era il proprio mondo a tal punto dal non avere più per lui neanche posto nei ricordi: “Non riesco a ricordare l’ultima volta che ho camminato qui – si riferisce a quel labirinto di tunnel che collega la Rod Laver Arena con i campi di allenamento, e che la stessa Barty quando giocava frequentava assiduamente facendo la spola -. Sono assolutamente stupita di come sia cambiata. Così come è cambiata tutta l’area attorno allo Show Court Three, così come anche non avevo mai visto prima un evento nel Grand Slam Oval in pieno svolgimento. Non ero mai stata al livello del punto di osservazione del pubblico, da dove gli spettatori possono vedere il torneo. E’ molto diverso come sensazioni e percezioni“.

Barty ha preso la decisione di dire basta con il tennis agonistico perché spinta dalla voglia di nuove avventure e di raggiungere nuovi traguardi o successi che esulassero dai soli ottenibili con una racchetta in mano; considerando anche che se fosse stato questo il suo reale obbiettivo probabilmente adesso non la ritroveremmo ad allietare con carta e penna ma a competere in quel di Fort Worth per le Finals – titolo che tra l’altro vinse nel 2019 – per poi successivamente attraversare l’Oceano Atlantico e andare a difendere i colori dell’Australia in Billie Jean King Cup. Dunque il senso di appagamento è rimasto immutato dal giorno del ritiro. Tuttavia la voglia di competizione, ed in particolar modo di costante sfida con se stessa rimane ancora viva dentro di lei. Ma Ash è riuscita ad ovviare a questa situazione, perseguendo altri cammini che non siano quello del tennis: “Mi manca sfidare me stessa nella competizione con i migliori del mondo, ma non non ciò che ne deriva. Ora probabilmente mi sto abituando a sfidare me stessa in modi diversi, scovando continuamente altri percorsi che mi permettano di competere e di crescere ancora. E penso che uno dei modi sia stando a casa, vivendo dei momenti che prima non avevo l’opportunità di vivere“. Ebbene, avere la possibilità di vivere esperienze familiari che nel passato viaggiando in giro per il mondo non poteva vivere, riempiono il cuore di Ashleigh che ama moltissimo interpretare il suo ruolo di Zia.

 

Ma quando si ha di fronte una campionessa del calibro della 26enne di Ipswich, è inevitabile non toccare il tema dell’attualità sportiva. E così chi meglio di colei che ne ha ereditato la corona per sciogliere il ghiaccio: “È una boccata d’aria fresca e ha completamente dominato questa stagione“. È rimasta per certi versi meravigliata dall’annata di Swiatek, Ash, ma allo stesso tempo crede che la polacca – che considera sinceramente un’amica – sia capace di cose ancora più grandi in futuro: “E’ stata sia per il livello espresso, che per testa nettamente sopra tutte le altre, ed è stato incredibile vederla fiorire“.

Come detto, però, la vita della prima australiana a riportare il Major Down Under nuovamente a casa, dopo un digiuno di 44 anni, prosegue a gonfie vele al ritmo di un fiume in piena – anche senza la sua amata racchetta – tra svariate iniziative di ogni genere. Circa cinque mesi fa, assieme ai suoi due ex coach Craig Tyzzer e Jason Stoltenbery si è incontrata con il CEO di Tennis Australia Craig Tiley per discutere dell’avviamento di un piano di coaching sul quale vertono forti speranze. Inoltre i suoi primi mesi da “pensionata”, le hanno fruttato anche diverse richieste di partnership da parte di molte aziende – anche una di Telecomunicazioni – dove lei cerca di apprendere da esperti dirigenti portando la sua abitudine al lavoro di squadra. Ma soprattutto una parte che rivesterà un ruolo fondamentale nei suoi prossimi anni, sarà la propria Fondazione; di cui il suo team sta apportando gli ultimi ritocchi e che concentrerà il proprio lavoro sulle comunità indigene. Alcuni sono inoltre convinti, che Barty abbia le qualità necessarie per diventare un’allenatrice straordinaria, nelle ultime settime infatti ha seguito la 20enne della Gold Coast Olivia Gadecki che sta muovendo i primi passi nel circuito.

Dunque è un’Ashleigh sempre pronta a nuove sfide ed impegnata in una serie innumerevole di progetti, che sigillano così la chiusura con il passato spezzando quel legame con il suo essere tennista: “Devo ancora definire con precisione ciò che farò in futuro, ho ancora tante cose da portare avanti. E’ pazzesco pensare che manchino solamente un paio di mesi alla fine dell’anno. E’ volato“. Perciò pur mancando molto al tennis femminile, lei certamente non si sta annoiando.

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ATP

ATP Finals: il tennis a 360° tra Palazzo Madama e il Fan Village. Pala Alpitour verso il tutto esaurito

Tanti gli ospiti di rilievo, da Chiellini a Flavia Pennetta e Francesca Schiavone passando per Guido Meda, Max Gazzè e Willie Peyote. Binaghi nella conferenza stampa di presentazione è entusiasta: “Numeri straordinari, ii dati di vendita sono superiori al 2021 quando avevamo la certezza di avere Berrettini”

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Il Pala Alpitour di Torino (foto palaalpitour.it)

Manca sempre meno alla seconda edizione delle Nitto ATP Finals di Torino, di scena nel capoluogo sabaudo dal 13 al 20 novembre. Come ogni grande evento sportivo e non che si rispetti, lo spettacolo riservato agli spettatori ed appassionati di tennis sarà una manifestazione ad ampio respiro che travalichi quelli che sono i meri aspetti agonistici per dare sfoggio delle bellezze di carattere culturale e folcloristico. Un’occasione, dunque, per mostrare le eccellenze e le peculiarità nei vari campi d’interesse della città ospitante. Ebbene anche il capoluogo piemontese non poteva farsi sfuggire questa opportunità, in grado di incentivare il turismo locale. Dopo il grande successo dello scorso anno il Fan Village è stato riconfermato, quest’anno con sede a Piazza d’Armi, ma la novità più eclatante sarà rappresentata dalle esibizioni di musica itinerante e dalla vetrina delle eccellenze gastronomiche che verrà collocata nel cuore di Palazzo Madama. A queste, si aggiungeranno le iniziative del calendario, redatto per l’occasione, ideate dal Comune, dalla Regione Piemonte e dalla Camera di Commercio; in collaborazione con Turismo Torino e Provincia, Visit Piemonte e Fondazione per la Cultura.

CASA TENNIS CON TANTI OSPITI DEL MONDO DELLO SPORT E DELLA MUSICA – Come descrive Diego Molino su “La Stampa” saranno diverse le aree che verranno costituite ad hoc per l’occasione e svariati i momenti d’interesse per il pubblico; a partire dal Blue Carpet di venerdì 11 novembre con la passerella degli otto tennisti che prederanno parte al torneo, nella stessa giornata – a mezzogiorno – verrà inaugurata la mostra “50 Game Changing” sotto i portici di Piazza San Carlo a cura di Gallerie d’Italia. Un punto, invece, nevralgico della struttura a latere del Pala Alpitour sarà Palazzo Madama che ospiterà per tutta la durata dell’evento: Casa Tennis, la quale verrà inaugurata sabato 12 novembre. Il modello che verrà seguito, è quello che è stato già utilizzato e promosso durante l’Eurovision Song Contest: le porte della Corte Medievale e della caffetteria si apriranno per l’occasione non soltanto ai giornalisti, ma anche a tutti i torinesi e a tutti i turisti accorsi per ammirare Djokovic e compagni in azione, ogni giorno della settimana dalle 10:00 alle ore 20:00. Casa Tennis, inoltre, sarà il luogo in cui si svolgeranno talk e conferenze, con esponenti del mondo della musica, dello spettacolo, dello sport e dell’editoria: fra gli altri parteciperanno il calciatore Giorgio Chiellini, il giornalista di Sky Sport ed esperto di Moto GP Guido Meda, le ex tenniste azzurre Flavia Pennetta e Francesca Schiavone, il cantuatore Max Gazzè e il rapper torinese Willy Peyote. Le varie giornate del torneo inizieranno con le Merende Reali a cura dei Maestri del Gusto, per poi arrivare all’ora di pranzo al momento del ‘viaggio nel Gusto del Piemonte’ e dulcis in fundo concludere con il Tempo della Merenda e con gli aperitivi a base di birre locali e vermouth.

Altri appuntamenti ricreativi e di festa cominceranno con il Bus panoramico City Sightseeing, che per l’intera settimana diventerà il palco itinerante sul quale suoneranno band e musicisti di vario genere partendo ogni giorno dalle ore 17:00 da Piazza Castello. Dal 15 novembre sino al termine dell’evento, verrà inoltre allestito un mini campo – sempre in Piazza Castello – per l’iniziativa “Tennis in Piazza”.

 

CONFERNZA STAMPA DI PRESENTAZIONE, LE ATP FINALS PER RILANCIARE IL TURISMO TORINESE

La seconda edizione della Finals azzurre ha raccolto, stando ai dati forniti dalla Federtennis, vendite superiori al 2021, con la Regione e il Comune che fanno eco alla federazione rimarcando l’eccezionale rilevanza ed importanza che costituisce l’investimento nei grandi eventi come volano di una ripartenza turistica anche a livello internazionale, che ha avuto già i suoi frutti dopo l’edizione 2021 visto e considerato che nei primi nove mesi del 2022 i turisti che hanno soggiornato a Torino sono raddoppiati rispetto all’anno precedente: 980 mila nuovi arrivi, dati che rispecchiano quasi quelli relativi all’era Pre-Covid. Nella conferenza stampa di presentazione dell’evento sabaudo, come riporta su “La Stampa” Maurizio Tropeano, serpeggiava un clima di ottimismo ascoltando le parole dei vertici istituzionali; consci che la prima edizione senza vincoli pandemici possa rappresentare un effetto moltiplicatore sull’economica cittadina e non solo. Grande euforia, che appare limpida nelle dichiarazioni del Presidente della FIT – che dal primo gennaio assumerà ufficialmente una nuova denominazione – Angelo Binaghi che si sbilancia parlando di “numeri straordinari” e affermando che: “sarà un’edizione di grande successo. I dati di vendita sono superiori all’anno scorso quando avevamo la certezza di avere Berrettini in campo. Sono convinto che arriveremo al sold out sicuramente nei weekend, stiamo vendendo più di mille biglietti al giorno“. Il 62enne cagliaritano è convinto inoltre dell’assoluta efficacia del modello organizzativo delle ATP Finals: “Ha funzionato alla perfezione e pensiamo possa funzionare anche per altri sport. Noi ci crediamo, fin dal primo momento abbiamo pensato a creare un nuovo modello organizzativo per la gestione di questi grandi eventi che ci desse più successo e ricadute possibili“.

Non ci resta dunque che aspettare e verificare, se queste alte ed entusiasmanti aspettative verranno rispettate.

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ATP

La carriera esemplare di Andreas Seppi, dalla costanza ad alti livelli alla versatilità di superfici

Si chiude per l’altoatesino una carriera fuori dal comune per i numeri accumulati nel corso degli anni

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Andreas Seppi - US Open 2021 (Garrett Ellwood/USTA)

Non basta il numero diciotto del mondo e tre titoli per descrivere la lunga e prosperosa carriera di Andreas Seppi, che oggi ha annunciato che quelli di Napoli e Ortisei saranno gli ultimi tornei della sua carriera. Alla soglia dei trentanove anni, in arrivo a febbraio, il tennista di Bolzano si può tranquillamente definire come uno dei migliori tennisti italiani di sempre, e prima dell’avvento di Sinner e Berrettini il migliore dal 2000 in poi assieme a Fabio Fognini, che ha avuto picchi più alti ma meno costanza del tennista altoatesino. Per descrivere la versatilità e la costanza di Seppi “bastano” anche solo i suoi record per quanto riguarda il tennis italiano. Seppi è infatti stato il primo tennista italiano a vincere un torneo sull’erba e soprattutto il primo a conquistare la “tripletta” di titoli sulle tre superfici dell’ATP Tour, cemento (Mosca 2012 contro Bellucci), erba (Eastbourne 2011 contro Tipsarevic) e terra rossa (Belgrado 2012 contro Paire). Quest’ultimo traguardo ha resistito per nove anni, con Lorenzo Sonego che lo ha eguagliato quest’anno vincendo il torneo di Metz.

Anche i tornei dello Slam danno la misura della costanza e della solidità delle prestazioni di Seppi, che ha raggiunto gli ottavi in tre tornei dello Slam su quattro, uno di questi grazie alla storica vittoria in quattro set con il suo amico Roger Federer all’Australian Open 2015. Per completare il traguardo dei quattro ottavi in tutti e quattro gli Slam a Seppi è mancato solo lo US Open, in cui ha raggiunto il terzo turno tre volte, l’ultima volta nel 2021. Sempre negli Slam Seppi è autore della terza striscia di partecipazioni più lunga di sempre, con 66 dietro solo ai 67 di Fernando Verdasco e i 79 di Feliciano Lopez. Con le sue 67 apparizioni in un tabellone di uno Slam Seppi è il nono tennista di sempre, dietro ai 68 del trio Djokovic, Gasquet e Kohlschreiber. In assoluto Seppi è addirittura il settimo tennista della storia per partecipazioni nei tornei ATP con le sue 404 apparizioni, a due lunghezze da Jimmy Connors.

Ci sono i numeri e poi ci sono le grandi partite giocate, da quella in Coppa Davis contro lo spagnolo Juan Carlos Ferrero a quella di Roma con Wawrinka nel 2012. Ci sono diciotto stagioni di grande tennis vissuti con grandissima passione, quella che lo ha spinto a dare grande battaglia fino alla fine, anche in questo 2022, prima di arrendersi a qualche problema fisico che gli ha fatto capire come non fosse più il caso di stressare il suo fisico, un fisico che comunque per tutta la carriera gli ha dato tante soddisfazioni e ben pochi grattacapi grazie alla sua dedizione e alla sua professionalità. In questo mese di ottobre dunque saluteremo Andreas Seppi, che tra Napoli e Ortisei chiuderà non il suo rapporto col tennis (è entrato a far parte di Horizon Tennis Home, il progetto tecnico che ha a capo proprio il suo storico coach Max Sartori) ma la sua bellissima carriera. Una carriera ricca di soddisfazioni, in attesa del suo prossimo capitolo fuori dal campo da tennis.

 

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