Più equilibrio ora che alla vigilia. Forse la Francia leggera favorita?

Editoriali del Direttore

Più equilibrio ora che alla vigilia. Forse la Francia leggera favorita?

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TENNIS COPPA DAVIS – Roger Federer giocherà anche il doppio con Stan Wawrinka. Lo pensano tutti. E stamattina i due si sono “scaldati” a fianco contro Lammer-Chiudinelli. La Francia sceglie a sorpresa la coppia Gasquet-Benneteau. Vedi ultima ora a fianco.  Ma non è detto che il doppio decida l’incontro. All’interno il video del divertente dialogo con Luthi e Federer…  

 

Fino a ieri ci si era soffermati, nello stilare un pronostico, sulla schiena di Roger Federer e sulla possibile influenza del pubblico francese.

 

Stasera, dopo l’1a1 con cui si è conclusa la prima elettrizzante giornata – forse più elettrizzante per l’atmosfera di questo stadio, di questo pubblico (27.432 spettatori, record assoluto per la Davis), di questo incredibile teatro che per il livello di gioco (sebbene i due vincitori abbiano fatto vedere colpi super-spettacolari, in particolare i rovesci di Wawrinka e i dritti di Monfils) – l’aspetto più positivo è il fatto che questa finale di Davis dovrà come minimo arrivare alla terza giornata per decretare un vincitore. Ma quale?

Io credo che vedremo in campo nel doppio le due formazioni più forti e quotate, da una parte Gasquet e Tsonga (con Tsonga che non ha mai perso un doppio in 5 match, mentre Gasquet ne ha vinti 2 su 3, i due giocati al fianco di Tsonga: e particolarmente significativo quello vinto su Berdych e Stepanek, più che su Hewitt-Guccione che per l’appunto hanno invece sconfitto Federer e Wawrinka) e dall’altra Wawrinka-Federer.

Se Luthi schierasse in doppio Chiudinelli al posto di Federer secondo me sarebbe folle. Anche un Federer all’80 per cento vale di più di Chiudinelli, se non altro per la diversa personalità, per l’ascendente che avrebbe sui suoi avversari.

È vero che Federer e Wawrinka dopo aver vinto l’oro olimpico a Pechino hanno spesso deluso in Davis: hanno perso quattro volte su 6, l’ultima dai kazaki Golubev e Nedovyesov quest’anno, lo scorso anno dagli olandesi Haase e Rojer, in passato da Mike Bryan e Mardy Fish, e sull’erba da Guccione e Hewitt, ma il loro potenziale resta notevole…a confronto con un doppio che schieri Chiudinelli.

Tanto più in una situazione del genere, nella quale Federer in singolare non dà grande garanzie. Diverso sarebbe stato il caso di un Federer in piena forma. Ecco perché se alla vigilia di questa finale si potevano considerare gli svizzeri favoriti in 4 singolari e sfavoriti nel doppio, adesso la situazione sembra essersi modificata in maniera abbastanza decisa. Da un possibile 4-1 per la Svizzera, siamo ora più orientati verso un 3-2 per la Francia.

Ho chiesto ad Angelo Cucaro di informarsi e informarci sulle quote dei bookmakers adesso.

Magari mi smentiranno. Ma il Monfils di stasera mi ha impressionato quasi quanto Wawrinka, anche se nelle due perfomances vittoriose dei due è difficile capire quanto siano stati agevolati dall’incerta condizione delle loro due vittime.
Non mi è piaciuto Tsonga e non mi è piaciuto Federer, infatti. Nel caso dello svizzero ero però condizionato, almeno quanto lui stesso, dai suoi supposti problemi alla schiena. Mentre per quanto concerne Tsonga non me lo aspettavo così piatto, passivo. Non vinceva gli scambi di dritto, figurarsi quelli di rovescio.

Il Federer di stasera non era certo il miglior Federer, però il Monfils scatenato di stasera potrebbe sul 2 pari esaltarsi ancora di più e dimostrarsi capace di tutto contro Wawrinka, il quale oggi ha certo dimostrato progressi di personalità, però sull’eventuale 2 pari potrebbe anche tremare più di Monfils che…essendo un po’ matto e un altro po’ inconsciente secondo me giocherà un’altra grande partita. Monfils perde tante partite che non dovrebbe perdere perché va via di testa, ma in un match di Coppa Davis, con l’assistenza di un capitano e con il pubblico che lo sostiene secondo me è un giocatore che può salire di un buon venti per cento rispetto all’abituale rendimento.

Non a caso Monfils che considera questa come la più importante vittoria della carriera per le particolari circostanze che la contrassegnano (“La finale, l’avversario mai battuto prima sulla terra battuta, l’aver giocato davanti a questa folla, certamente uno dei tre top-match della mia vita”), dopo aver detto di essere sceso in campo un po’ nervoso poi “la gente mi ha dato una gran carica (sugli spalti anche Santoro e Leconte con tanto di sciarpa francese al collo, n.d.r.), mi ha stimolato a giocare i miei colpi, a servire con il massimo della forza, con i dritti più potenti … mi sono bastati due o tre games e mi sono sentito su, al massimo…sono riuscito a dimenticare la tensione abbastanza presto”.

Ma Gael è talmente matto che quando gli è stato chiesto quali fossero le altre due partite cui si riferiva quando ha accennato alle sue tre migliori ha risposto: “La prima quando ho battuto mio padre, la seconda quando ho…perso con Lleyton Hewitt a Bercy, 63 76, ma c’era anche quella volta una grandissima atmosfera…”.
Strano Gael non abbia ricordato allora i suoi match con Fognini!

Federer ha fatto buon viso a cattiva sorte quando è venuto a dirci in conferenza stampa che “mi sento bene, l’aspetto incoraggiante è che ora ho delle informazioni sulla mia condizione e che ho finito meglio di come avevo cominciato. Non ho mai sentito dolori lancinanti, ma chi ha giocato ad alti livelli sa che si sente la paura di farsi male…è come un fantasma che senti presente e che può uscire fuori in ogni momento”.

A seguito di queste dichiarazioni quasi ottimistiche, ho preferito chiedere allora a Luthi: “Puoi dirci se hai più chances di vincere il punto del doppio con Roger o un singolare con lui dopo averlo visto giocare…”

E Luthi, come del resto prevedibile, ha fatto il pesce in barile: “Non puoi saperlo prima di un match, è difficile dirlo, Penso che sia molto positivo, come hai detto (?), che lui si è sentito sempre meglio nel corso del match. Sì vedremo quale sia la decisione più giusta da prendere. Ma non te lo posso dire adesso…”.

E io: “Beh, scusa, ma non credo che tu abbia risposto alla mia domanda…”

“Questo è possibile…” – mi ha risposto sorridendo.

Io: Forse non hai capito…

Interviene Roger Federer: – Oppure non voleva risponderti. Metti anche quest’ipotesi eh…(ride Roger e ridono tutti in sala conferenze).

Io: –Beh, allora Roger puoi rispondere te che sei più spontaneo…
Roger si nega, sia pur sorridendo: “No, no… – e comincia a parlare in svizzero tedesco a Luhti che, per tutta risposta, precisa: “Ho capito, ho capito la domanda (e tutti di nuovo ridono…ma la risposta alla domanda non arriva, ormai non mi restava che rassegnarmi. Ma, insomma, noi giornalisti ci si deve pur provare, sennò è inutile andare alle conferenze stampa).

Di seguito il video del divertente siparietto

La pretattica è comprensibile, anche se non serve a niente. Non è che Tsonga e Gasquet dormiranno in modo diverso sapendo di dover affrontare una coppia piuttosto che l’altra.

Capitan Clement l’aveva anche detto, a proposito del match di Monfils: “Gael è sceso in campo pensando di dover giocare contro un fortissimo Federer…non puoi scendere in campo contando sul fatto che l’avversario non possa giocare bene. Sarebbe stato un grave errore. Il modo più sicuro per perdere è pensare che l’avversario non riuscirà a correre o a giocare bene. Devi focalizzare il tuo tennis su quello che l’avversario fa, adattarsi alle sue strategie. Questo è quello che Gael ha fatto molto bene. Roger ha fatto diversi errori sì, anche gratuiti. Ma avevo anche la sensazione che potesse muoversi bene. Non ci siamo potuti rendere conto di alcun problema con la sua schiena nel corso del match…”.

Dopo di che Clement ha detto di essere praticamente sicuro che a scendere in campo nel doppio saranno proprio Federer e Wawrinka, fianco a fianco.

È circolata allora la battuta: “E Mirka Federer farà un tifo infernale per entrambi!”.

Vabbè, bisogna anche poter scherzare no? Uno spettatore ha gridato stasera “crybaby” (“piagnone”) a Wawrinka quando lo svizzero aveva perso il secondo set con Tsonga, riferendosi naturalmente all’ infelice aggettivo usato da Mirka Federer sabato scorso a Londra. Un collega svizzero mi ha ricordato stasera che quell’aggettivo “crybaby” per  un tennista svizzero si era molto più sottolineato per Federer piuttosto che per Wawrinka. Quante volte, in effetti, abbiamo visto Federer in lacrime, sia dopo uno Slam vinto sia dopo uno perso.

Il doppio è in programma alle 15,30. Tutti lo considerano, come sempre, molto importante. Eppure non sarà decisivo. Perché in caso di sconfitta del duo svizzero un Federer in miglior condizione potrebbe battere Tsonga e Wawrinka rovesciare l’1-2 in un 3-2 (anche se non è successo tante volte), così come nel caso di una vittoria svizzera in doppio Tsonga potrebbe benissimo battere questo Federer poco convinto (lo ha già battuto anche al Roland Garros, oltre che a Wimbledon) e poi Monfils fare il miracolo battendo Wawrinka come gli è riuscito 2 volte su 4, anche se i due non si sono ma affrontati sulla terra rossa.
Insomma, potrebbe davvero dimostrarsi una finale di Coppa Davis indimenticabile, decisa all’ultimissimo punto dell’ultimissimo singolare.

Intanto stasera in hotel ho incontrato Arnaud Boetsch, ex vincitore di coppa Davis nel ’96 – fu suo il punto decisivo contro Kulti a Malmoe – nonché manager della Rolex e commentatore tv con Patrice Dominguez , e mi ha detto: “Secondo me la Francia vincerà il doppio e poi Clement sostituirà Tsonga con Gasquet.”

Un rapido sondaggio fra i giornalisti presenti nel nostro hotel ha detto che quasi tutti, salvo naturalmente gli svizzeri e i tedeschi, vorrebbero vedere la Francia vittoriosa per 3-2 con Monfils che conquista il punto decisivo.

Questa sarebbe, aggiungo, anche la sola situazione che spingerebbe Roger Federer a giocare la Coppa Davis anche l’anno prossimo. Se invece la Svizzera vincesse la Coppa potreste star sicuri che Roger non la giocherebbe più. E questa allora, se non cambia formula, potrebbe essere l’ultima vera grande finale con interesse mondiale. Fino a quando una fase finale a 8 squadre in un’unica sede non diventerà un evento mondiale anche televisivamente

 

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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