WTA: dodici match da ricordare (seconda parte)

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WTA: dodici match da ricordare (seconda parte)

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TENNIS AL FEMMINILE – Da gennaio a ottobre, dagli Australian Open al Masters, da Ivanovic-Sharapova a Kvitova-Venus e S.Williams-Wozniacki: dodici match memorabili del 2014 per qualità tecnica, tattica, agonistica. Una carrellata di partite (e giocatrici) capaci di emozionare e farsi ricordare.

Qui la prima parte, con i match da 12 a 7

 

– 6  Agnieszka Radwanska def. Victoria Azarenka
6-1, 5-7, 6-0 (Australian Open, QF)

Highlights
Questa è la partita che ho fatto più fatica a collocare nella graduatoria: che meritasse di trovare posto non avevo dubbi; ma a che punto? Da una parte dovevo tenere conto che la Azarenka degli Australian Open 2014 era forse un po’ sotto al livello degli anni precedenti. Ma dall’altra c’era la prestazione di Radwanska: una partita sensazionale, comunque compiuta contro la bicampionessa in carica del torneo.
Sono anche convinto che il saldo negativo di Vika a fine match (-14: 33/47) sia dipeso in gran parte dal fatto che la sua avversaria rimandava indietro tutto, obbligandola di conseguenza a rischiare molto più del solito (Radwanska +8: 23/15).
Ma quel giorno alla grande qualità difensiva Agnieszka ha aggiunto una serie di punti straordinari, da prendere e collocare direttamente nella selezione dei migliori dell’anno. Che siano stati giocati tutti nella stessa partita, è qualcosa di eccezionale, di cui mi è sembrato giusto tenere conto.

Davvero per vincere questo match “Aga la maga” ha dovuto fare ricorso a tutti i suoi incantesimi, finendo però per rimanere senza nel prosieguo del torneo.
Fuori di metafora: la partita si è disputata nelle ore più calde dell’estate australiana; e in più il programma non prevedeva il solito giorno di riposo prima del turno successivo. Dopo aver chiesto così tanto a se stessa sul piano fisico e mentale, Radwanska non è riuscita a recuperare in poche ore, presentandosi svuotata in semifinale.
Ma voglio portare le prove di quanto sostengo. Ecco a cosa mi riferisco quando parlo di punti straordinari, degni di far parte delle selezioni di fine anno. Anche questo spiega il 6-0 del terzo set.

Primo set
Primo set
Secondo set
Terzo set
Terzo set
Terzo set
Terzo set

– 5  Ana Ivanovic def. Maria Sharapova
6-2, 5-7, 7-5 (Cincinnati, SF)

Highlights

Non il miglior match sul piano tecnico, ma di sicuro il più intenso dell’anno sul piano del confronto emotivo; si gioca negli Stati Uniti e la partita sembra proprio scritta da uno sceneggiatore hollywoodiano. Ana e Maria sono al terzo incontro nel 2014 e la ruggine è cresciuta: non si amano e non lo tengono nascosto.

Ivanovic parte meglio, vince il primo set e nel secondo si porta avanti 5-2. Ma battere Sharapova non è mai facile: Maria reagisce, mentre Ana comincia a pensare troppo, e va in confusione. Cinque game consecutivi di Maria e 7-5.
Sembra la replica della partita di Stoccarda in cui Ivanovic, incapace di riprendersi dalla delusione per la rimonta subita, aveva lasciato strada nel terzo set.
Ma questa volta Ivanovic non vuole cedere; esce dal campo alla fine del set: si sta cambiando o è toilet break? Sharapova non gradisce l’interruzione e chiede spiegazioni all’arbitro.
Si riprende a giocare, ma dopo un game Ivanovic si ferma di nuovo: accusa dei capogiri e chiede l’intervento medico. Sharapova non la prende per nulla bene; il match ormai è diventato elettrico e i C’mon” si susseguono sempre più forti.
In questo clima di tensione il servizio non è più un fattore e i break si moltiplicano; quando Maria subisce un break con un un doppio fallo chilometrico si rivolge all’arbitro polemicamente: Check her blood pressure.
Sul piano emotivo la partita è diventata una guerra in cui non si fanno prigionieri. Il tutto mentre si gioca anche a tennis e gli errori si alternano ai grandi scambi. Il migliore è questo, vinto da Ivanovic, che finirà poi anche per vincere il match, malgrado i due match point avuti da Sharapova.
Maria si prenderà la rivincita a Pechino, pareggiando i conti stagionali. In attesa del prossimo incontro.

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Prima di proseguire vorrei esprimere una breve valutazione: i prossimi quattro match secondo me sono quelli di livello più alto. Ho avuto molti dubbi nel metterli in ordine, ma non a identificarli piuttosto rapidamente come gli unici possibili candidati al vertice.
Ci sono tutte le componenti che si possono desiderare in una grande partita: innanzitutto qualità tecnica, ma poi anche importanza del torneo, incertezza del risultato e ricchezza emotiva.

 – 4  Angelique Kerber def. Maria Sharapova
7-6(4), 4-6, 6-4 (Wimbledon, R16)

Highlights
A mio avviso la miglior partita di Angelique Kerber nel 2014.
In un anno in cui è spesso mancata nei momenti decisivi, in questa occasione si comporta sino alla fine come un vera fighter, tenendo testa a Maria Sharapova.
Kerber si presenta con un brutto record: non ha mai sconfitto una top ten in un torneo dello Slam; ci riesce proprio contro una delle favorite del torneo, rovesciando un esito che pareva già scritto.
La partita è senza pause: Sharapova che spinge e Kerber che riprende tutto, senza mai risparmiarsi; e trovando in alcune occasioni anche la forza di rovesciare lo scambio.
Guardate questo punto e il successivo nel filmato, e capite cosa intendo. Per conquistare un quindici Maria deve fare il punto tre volte.

Kerber manca un match point quando è avanti 5-2 nel set decisivo, e poi perde la battuta sul 5-3; Sharapova serve sul 4-5 e sembra ad un passo dall’ottenere l’ennesima rimonta stagionale.
Nel decimo, lunghissimo game, ne succedono di tutti i colori, con match point alternati ad occasioni per il 5 pari; sino alla conclusione definitiva al settimo match point.
A conferma dell’alto livello entrambe chiudono con un saldo positivo: Sharapova 57 vincenti e 49 errori non forzati.
Kerber 27 vincenti e 11 errori non forzati. Se agli 11 errori togliamo i 5 doppi falli, durante lo scambio si ottiene il dato di soli 6 errori in 33 game, oltre due ore e mezza di gioco: un muro.

  3  Petra Kvitova def. Venus Williams
5-7, 7-6(2), 7-5 (Wimbledon, R32)

Highlights
Match da erba che più non si può, con due ex-campionesse di Wimbledon in giornata di grazia al servizio, e la profonda voglia di tornare ai fasti passati.
La grandissima qualità dei servizi produce statistiche del tutto inusuali per il tennis femminile: tre sole palle break (due convertite) nell’intera partita.
In queste condizioni servire per seconda costituisce un carico psicologico ulteriore, specie quando si avvicina la fine dei set. E infatti Kvitova cede il servizio sul 5-6 del primo set, e di conseguenza si ritrova a dover inseguire anche nel secondo.
Petra tiene il servizio per tutto il secondo set, esibendo una concentrazione e una continuità che non si vedevano dal suo anno migliore (il 2011). E’ probabilmente la chiave della partita, perché vincendo il tiebreak si assicura non solo il pareggio nei set ma anche il vantaggio di servire per prima nel terzo.
E proprio come Kvitova nel primo set, Venus perde il servizio ( e di conseguenza la partita) sul 5-6 del terzo set, alla prime palla break concessa dopo quella che aveva annullato nel game iniziale della partita, due ore e mezza prima.
Man mano che il match si sviluppa, in campo e sugli spalti cresce la consapevolezza che un solo passo falso può risultare fatale; e infatti nelle rarissime occasioni in cui una giocatrice si trova 0-30 la tensione sale alle stelle.

Un autentico thriller sportivo, 150 minuti psicologicamente estenuanti e intensissimi, in cui le due giocatrici hanno il grande merito di riuscire a dare comunque il meglio di sé: giocando con una profondità impressionante, unendo potenza a precisione, e facendo capire perché hanno vinto un torneo come i Championships.
Come si possano eseguire colpi come questo o come questo in una condizione di stress del genere, si spiega solo con la parola talento.
Vincenti/errori non forzati: Williams +6 (25/19),  Kvitova +14 (48/34)

 – 2  Maria Sharapova def. Simona Halep
6-4, 6-7(5), 6-4 (Roland Garros, Fin.)

Highlights
Dopo che Serena è stata eliminata al secondo turno, al Roland Garros 2014 Sharapova ha condotto la sua “campagna di Francia” da favorita. E che non voglia assolutamente farsi sfuggire l’occasione di bissare il successo del 2012 lo si è capito dalla combattività con cui ha passato i tre turni precedenti alla finale: ha sempre perso il primo set, ha sofferto le avversarie (Stosur, Muguruza e Bouchard) ma poi è riuscita a prevalere alla distanza, grazie a dei finali di secondo set e a dei terzi set di altissima qualità.
Halep ha dominato la sua parte di tabellone, facendo sembrare facili partite contro giocatrici che nei turni precedenti avevano mostrato di essere in forma: procede grazie a un tennis lucido, con pochissime sbavature e un senso della geometria che le permette di muovere la palla a piacimento per il campo.
In vista della finale ci si chiede come possa reagire: in fondo nessuna è ancora riuscita a impegnarla al 100%, e poi c’è sempre l’incognita della tenuta nervosa dell’esordiente in una finale Slam (Lisicki nel 2013 a Wimbledon insegna).

Simona dimostra di essere pronta per i grandi palcoscenici: parte subito bene con il vantaggio di un break, ma questa volta Maria non ha intenzione di concedere l’handicap di un set; reagisce immediatamente, riportandosi avanti e finendo per avere la meglio.
Vinto il primo set, Sharapova ottiene anche il vantaggio di un break nel secondo. Contro altre giocatrici sarebbe fatta, ma invece Halep alza il livello del suo tennis: aumenta l’aggressività, migliora ulteriormente in difesa, copre il campo benissimo con i suoi schemi e ribalta la situazione.
Sono due giocatrici toste: per due volte Simona brekka e va a servire per il set; e per due volte Sharapova reagisce con il controbreak.
Al tiebreak Maria manca il colpo del KO quando sale 5-3: è a due punti dal traguardo, invece arrivano quattro punti di fila per Halep che riportano tutto in parità.
L’Open di Francia si decide al terzo set.
Il tennis sul rosso richiede particolare resistenza fisica e mentale: i punti facili ottenuti direttamente con il servizio sono pochi, e si deve essere disposte all’applicazione più feroce. Quindici dopo quindici: senza farsi demoralizzare quando si perdono gli scambi lunghi, imponendo a se stesse di non rifiatare quando invece il fisico avrebbe voglia di staccare.
Nell’ultimo set del torneo, Sharapova prende più rischi e grazie al maggior numero di vincenti finisce per prevalere. Tre ore 3 e 5 minuti di partita avvincente, in cui entrambe si sono espresse con grandissima consistenza e senza passaggi a vuoto.

La migliore finale Slam dell’anno per equilibrio e continuità di gioco. Non a caso delle quattro finali 2014 è quella che ha visto in campo le tenniste che hanno chiuso la stagione con il ranking complessivo più alto: prima del Roland Garros erano numero 8 (Sharapova) e numero 4 (Halep), hanno terminato il 2014 da numero 2 e numero 3 del mondo.

1  Serena Williams def. Caroline Wozniacki
2-6, 6-3, 7-6(6) (Masters, SF)

Highlights
Serena vs Wozniacki è stato il classico della parte conclusiva dell’anno: quattro incontri nel giro di poche settimane.
Due match molto combattuti a Montreal e Cincinnati, poi la delusione della finale di Flushing Meadows, con Wozniacki ombra di se stessa.
Per fortuna il calendario offre una quarta occasione, e la semifinale di Singapore diventa il clou della saga “Serena contro Caroline”, le due nemiche/amiche.
Una partita cominciata bene ma non benissimo (con Wozniacki subito solida e incisiva, pronta ad approfittare della partenza lenta di Serena), che cresce con il passare dei game.
Serena, dopo aver rischiato l’eliminazione nei gironi, vuole approfittare della seconda chance avuta per rientrare nel torneo e reagisce a modo suo: la rottura della racchetta è il segnale che non ha nessuna intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set è lei a governare la situazione e Caroline fatica ad adeguarsi al nuovo livello che Serena propone. Ma non c’è da meravigliarsi: normalmente quel livello è quello che fa vincere partite e tornei in serie.
Però la “nuova” Wozniacki si sente una giocatrice rinata: è convinta delle sue possibilità, e questa convinzione la dimostra giocando un terzo set stratosferico. Risponde colpo su colpo a Serena: non ha paura di spingere, corre, difende, riprende il possibile e qualche volta anche l’impossibile, e quando si presenta l’occasione, rovescia lo scambio e colpisce.
Serena è obbligata a dare tutto: e allora ecco i servizi sul filo dei duecento orari per ottenere punti senza dover correre e poter riprendere fiato.
Ma Caroline ormai ci crede davvero: non solo gioca benissimo da fondo, ma riesce anche a volleare come non aveva mai fatto prima nella carriera. I successi delle prime sortite a rete la spingono a riprovarci, e così aggiunge una soluzione in più ai suoi schemi.
Riesce a portarsi sul 5-4 e servizio: ma Serena gioca un game alla risposta che sembra dare ragione a chi la definisce GOAT, e pareggia i conti.
Poi Wozniacki si ritrova a dover servire per stare nel match sul 5-6; sul vantaggio esterno sembra spacciata: match point. Invece vince uno scambio straordinario, concluso con un corpo a corpo a rete. E questo scambio fa girare la partita nuovamente; Serena paga lo sforzo profuso: ha rincorso di tutto in difesa nel tentativo di chiudere il match, e va in debito di ossigeno. Avrebbe bisogno della pausa del cambio campo, che però non è prevista prima del tiebreak.

Nel tiebreak cerca di accorciare gli scambi, ma contro questa Wozniacki l’azzardo non paga; si ritrova sotto 1-4.
Un nastro le dà il secondo punto e poi il tempo che passa e il cambio campo le fanno recuperare lucidità. Di nuovo in pista, conquista quattro punti consecutivi; sul 6-4 a suo favore la partita sembra davvero finita.
Ma Caroline non vuole proprio perdere, pareggia i conti sul 6-6 e obbliga Serena ad altri due punti per riuscire, finalmente, a chiudere il match.
Serena ha vinto; Caroline ha perso, ma agli spettatori ha regalato una partita memorabile e a se stessa la certezza di essere di nuovo una tennista realmente di vertice.

.Qui il terzo set per intero

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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