WTA: dodici match da ricordare (prima parte)

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WTA: dodici match da ricordare (prima parte)

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TENNIS AL FEMMINILE – Da gennaio a ottobre, dagli Australian Open al Masters, da Serena-Cornet a Bouchard-Ivanovic e Venus-Kerber: dodici match memorabili del 2014 per qualità tecnica, tattica e agnostica. Una carrellata di partite capaci di emozionare e farsi ricordare

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Questa è la classica antologia di fine anno, per la quale ho preferito evitare il titolo di “migliori match” perché la scelta è stata fatta solamente partendo da quelli che ho visto: un numero davvero minimo rispetto a tutti quelli che si disputano in una stagione.
Oltre alla qualità del match in sè, nella valutazione ho anche cercato di tenere presente l’importanza del palcoscenico e delle situazioni; perché un conto è giocare bene un primo turno International, un conto una partita di uno Slam. Nel momento in cui ho cominciato a fare una prima selezione, mi sono accorto che due giocatrici comparivano più frequentemente delle altre: Maria Sharapova e Venus Williams. Per brevità non elenco tutte le loro partite che ho preso in considerazione, ma solo con quei match sarebbe stato possibile fare un articolo completo. Per questo se trovate che manchi qualche loro incontro, devo riconoscere che è una decisione che ho preso per allargare il ventaglio delle protagoniste.
Tutte queste premesse non mi salveranno dalle critiche: sono consapevole dell’altissimo grado di opinabilità delle mie scelte.
Ecco i 12 match, presentati in ordine crescente di qualità, dal dodicesimo al primo:

 

12  Eugenie Bouchard def. Ana Ivanovic
5-7, 7-5, 6-2 (Australian Open, QF)
Highlights
Se nel 2014 Eugenie Bouchard è riuscita ad entrare tra le prime dieci del mondo lo deve ai grandi risultati ottenuti negli Slam, mentre ha raccolto molto meno negli altri tornei. La stagione di Ivanovic è stata invece l’esatto opposto: Ana è stata fra le migliori nei tornei WTA, ma ha deluso nei Major.
In questa occasione Ivanovic parte favorita: è reduce dal successo su Serena e probabilmente dispone di più armi tecniche per vincere.
Ana sale e scende di livello sull’onda dei suoi entusiasmi, ma anche delle sue paure. Mentre invece Eugenie è sempre lì, tosta, che non cede di un centimetro; subisce quando Ivanovic si esalta, ma si rifà sotto quando l’avversaria cala. In più Bouchard ha il merito tattico di far giocare molta parte del match sulla diagonale dei rovesci: e quando Ivanovic si irrigidisce e accorcia, riparte per prendere in mano gli scambi e fare male con i suoi anticipi.
Un braccio di ferro disputato sotto un sole cocente in cui alla fine la componente tattica e mentale risulta decisiva. La semifinale Slam raggiunta da Bouchard sarà la prima di tre consecutive.

– 11  Taylor Townsend def. Alizè Cornet
 6-4, 4-6, 6-4 (Roland Garros, R64)
Highlights
Negli Slam ci sono le grandi partite di finale, con protagoniste le migliori del mondo, attese e pubblicizzate dai media. E poi ci sono i match che si svolgono tra le pieghe dei primi turni, che superficialmente si possono interpretare come la necessaria scrematura di preparazione al grande evento.
Ma con un po’ di fiuto (e di fortuna) può capitare di scovare ugualmente match interessanti, che a volte diventano addirittura memorabili. Come questo disputato a Parigi in un pomeriggio piovoso sul campo Suzanne Lenglen: da una parte Alizè Cornet, beniamina di casa, dall’altra Taylor Townsend, diciottenne mancina statunitense, numero 205 del mondo, all’esordio tra le adulte.
Townsend pratica un tennis unico: brillante e tecnico, fatto di dritti al fulmicotone e repentine discese a rete, dove è capace di soluzioni sorprendenti. Un tennis che però è difficilissimo, e che per essere proficuo richiede nervi saldi e un braccio che non tremi.
Invece Taylor si fa trascinare dalle emozioni; fa e disfa: si porta avanti in ogni set, ma poi sente la pressione del punteggio quando si avvicina il momento di chiudere la partita. Finisce per perdere il secondo set e rischia la rimonta anche nel terzo, quando manca quattro match point sul 5-2.
Il crollo sembra quasi certo quando Cornet vince 10 punti su 11 e si porta sul 4-5. Ma qui con uno scatto di orgoglio Townsend tiene il servizio e si aggiudica la partita, spegnendo l’entusiasmo del pubblico, accorso a sostenere la numero uno di Francia.
E così i grandi media si accorgono di Taylor Townsend, dando rilievo alla notizia, a volte anche con titoli di dubbio gusto. Per sintetizzare la partita io invece preferisco affidarmi al tweet di Andy Murray, che di tennis un po’ dovrebbe intendersene.

– 10  Maria Sharapova def. Lucia Safarova
7-6(5), 6-7(5), 7-6(2) (Stoccarda, R32)
Highlights
Tre tie break. E la storia di due giocatrici sintetizzata in un match: una nata vincente e l’altra… un po’ meno.
Non voglio essere ingiusto verso Safarova, che mi piace umanamente e stimo molto per le sue qualità tecniche, ma questa partita racconta, una volta ancora, quanto conti nel tennis l’aspetto mentale.
Dopo due set davvero ben giocati e che da soli richiedono oltre due ore, nel terzo Sharapova sale 5-1. Ci si avvicina alle tre ore e le energie fisiche cominciano a mancare: si gioca sui nervi.
Quando ormai non ha più nulla da perdere, Safarova si rifà sotto: libera il braccio e inizia una rimonta imprevedibile, approfittando anche dell’appannamento di Maria. Lungo la strada della risalita, Lucie salva un match point sul 3-5. Poi altri due sul 4-5 e riesce addirittura a ribaltare completamente il risultato portandosi 6-5 30-0 e servizio.
Ma a due punti dal match arriva, ineluttabile, il braccino: commette due doppi falli nel game e perde il servizio a 30. E poi perde anche il tiebreak a 2.
Come a Miami qualche settimana prima, al dunque vince di nuovo Sharapova.

– 9  Madison Keys def. Angelique Kerber
6-3, 3-6, 7-5 (Eastbourne, Fin.)

Partita completa
Degna finale di un torneo davvero fortunato. Fortunato perché, escludendo gli Slam (che sono di un’altra categoria per numero di partite e per importanza) è stato uno dei migliori dell’anno, per via delle tante belle partite che si sono viste.
In questo momento nel circuito ci sono due giocatrici che si meritano l’appellativo di mine vaganti: una è Camila Giorgi; l’altra è Madison Keys. Entrambe in grado di tirare fortissimo e di prendere quasi sempre il comando dello scambio, ma altalenanti nei risultati.
In attesa di trovare continuità di rendimento, a Eastbourne Keys vive una settimana quasi perfetta, e ancora teenager si aggiudica il suo primo torneo WTA (un Premier) dimostrando di trovarsi a suo agio sull’erba.
La finale è la classica situazione del contrasto di stili (attaccante vs difensore) che molto spesso è un ottimo ingrediente di partenza per match appassionanti.
Keys spinge molto da fondo, ma per avere la meglio non rinuncia nemmeno alle discese a rete  e  alle palle corte. Vincenti in continuità che alla fine producono numeri davvero fuori dalla norma: addirittura sessanta vincenti per Madison Keys (48 gli errori non forzati) con 17 ace all’attivo.

– 8  Venus Williams def. Angelique Kerber
6-3, 3-6, 6-4 (Montreal, R16)

Highlights
Venus e Angelique sono “recidive”: già due anni fa agli US Open avevano dato vita ad un match straordinario, che aveva infiammato il centrale di Flushing Meadows.
A Montreal si ripetono: il contrasto di stili crea un’alchimia particolare, che rende la partita elettrizzante.
Dopo i problemi fisici degli ultimi anni, Venus sorprende tutti perché contro una giocatrice come Kerber non si poteva pensare avrebbe prevalso anche sul piano della resistenza e della lucidità nei momenti decisivi. Williams conquista il pubblico con la sua generosità quando accetta anche di allungare gli scambi in attesa di trovare il momento giusto per colpire.
Il game conclusivo, di quasi dieci minuti, contiene un punto indimenticabile: scambio da 22 colpi concluso con una volèe bassa di dritto che probabilmente solo Venus (con il suo allungo e il suo talento) sarebbe riuscita a giocare.
Da sottolineare anche la reazione di Angelique: è facile mostrare fair play sui punti qualsiasi, ma applaudire in un momento del genere è cosa da poche.

– 7  Alizè Cornet def. Serena Williams
1-6, 6-3, 6-4 (Wimbledon, R32)
Highlights
Situazione alla fine del primo set, vinto da Serena per 6-1.
Da una parte la pluricampionessa che sull’erba londinese dopo aver conquistato il primo set ha una percentuale del 98,4%: 64 vinte e 1 sola persa (nel 2001 contro Jennifer Capriati). Dall’altra una giocatrice con un record davvero poco invidiabile: negli Slam non ha mai sconfitto un’avversaria classificata tra le prime venti (zero vinte, 13 perse).
In quel momento i bookmaker a quanto pagavano la vittoria di Cornet?
Eppure Alizè non si dà per vinta. Comincia a trovare i tempi per rispondere meglio, riesce a entrare sempre più spesso nello scambio e strappa la battuta a Serena in apertura di secondo set. E poi si ripete nel turno successivo, salendo 5-0.
E’ diventata un’altra partita, e Serena inizia a tentennare sul piano tattico: di fronte a qualche errore evitabile è incerta se giocare più in sicurezza o se invece spingere a tutta per provare a ribaltare il set e chiudere il prima possibile; una incertezza che rischia di dare fiducia all’avversaria. E contro Cornet, sarebbe meglio evitarlo: lo ha già sperimentato a Dubai, quando ci ha perso in semifinale.

Anche nel linguaggio del corpo Serena è altalenante: oscilla tra la muta introversione e le esplosioni di aggressività. Che però non intimoriscono un tipo sfrontato come Cornet, anzi: Alizè aggiunge sempre più spesso alle sue soluzioni la palla corta, dimostrando di non temere nemmeno il corpo a corpo a rete. E sta giocando ispiratissima.
Sale 5-2 nel terzo set con due break di vantaggio. Serena sull’orlo del baratro strappa una volta la battuta all’avversaria, si rifà sotto ma non riesce a chiudere il gap: perde 6-4 il set decisivo.
A partita finita, Cornet festeggia e Serena raccoglie le sue cose; e poi, con due piccoli colpi alla spalla difficili da interpretare, avvisa Alizè che a Wimbledon il protocollo prevede di uscire dal campo insieme.
La testa di serie numero uno, cinque volte campionessa di Wimbledon, è fuori al terzo turno.

Domani, nella seconda parte, i match dal sesto al primo posto

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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