L'imbarazzante... Millennium di Sua Maestà Roger Federer

Editoriali del Direttore

L’imbarazzante… Millennium di Sua Maestà Roger Federer

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Perchè il campione svizzero sta mettendo in imbarazzo il tennis italiano, i suoi avversari, i teenagers, i giornalisti, due Beatles su tre. Che storia se vincesse l’Australian Open
Già, proprio imbarazzante. Pensateci bene. La conquista del torneo n.83 in questo 2015, anno in cui l’8 agosto Roger Federer compirà 34 anni, nonché le sue mille certificate vittorie nel massimo circuito dei professionisti, a ben vedere rappresentano momenti storici – per il nostro tennis – e leggendari per tutto lo sport in senso lato – che dovrebbero indurre a riflessioni un tantino più profonde di una registrazione passiva di un altro record, l’ennesimo, ancorché, per via di Jimbo Connors e Ivan Lendl, non si tratti di un record assoluto.

Riflessioni che, appunto, dovrebbero andare al di là dell’universale ammirazione che inevitabilmente suscitano per il fenomeno che lo svizzero certamente è ed ha mostrato di essere per almeno 17 anni dal giorno del suo esordio fra i “pro” nel 1998 a oggi.

Trascurando quindi la sua storia da junior che pure era stata tutt’altro che banale. Chi scrive ne rimase a dir poco impressionato quando in quello stesso anno 1998, ma a primavera, lo vide imporsi non ancora diciassettenne nel torneo internazionale under 18 di Pasqua alle Cascine, per l’appunto dieci anni dopo un altro svizzero, Marc Rosset.

 

Ma c’è anche la straordinaria fenomenalità della sua vicenda di cui andrebbe tenuto debito conto.

17 anni di carriera “Pro” e, ancora per l’appunto, 17 trionfi in altrettanti Slam. Con almeno un torneo vinto negli ultimi 15 anni. Non starò qui a snocciolare, per la centesima volta, tutti i suoi record, anche se per me quello più straordinario fin qui è stato certamente quello delle 23 semifinali consecutive raggiunte negli Slam. Pazzesco.

Imbarazzante, questo record, soprattutto per il vostro cronista che, illusosi a metà anni Settanta sull’avvenire del tennis italiano – tutta “colpa” di Nicola Pietrangeli, Beppe Merlo, Adriano Panatta e Corrado Barazzuttiche mi avevano “viziato” – ha dovuto registrare zero semifinali negli Slam dal Roland Garros 1980 (Barazzutti) a oggi.

34 anni e 134 Slam senza che un solo giocatore nato nei patri confini – di tanti che pure si sono impegnati al limite delle loro forze per diventare bravi giocatori – riuscisse a raggiungere una sola volta quel traguardo tagliato da un solo tennista, Roger Federer, 23 volte di fila (più tutte le altre… e lasciamo pure perdere).

Insomma, non è imbarazzante per tutto un Paese di 65 milioni di abitanti che da anni ne ha circa un paio (di milioni) che giocano a tennis?

In questo arco di tempo, 34 anni, e ripeto 34, troppi altri Paesi, che pure non hanno avuto un fenomeno come Roger Federer – ma, suvvia, chi l’ha avuto? Forse l’Australia dei grandi aussies, Laver, Rosewall, Hoad, gli Stati Uniti dei Tilden, Sampras, Agassi, McEnroe… ehi non ricominciate a parlare di GOAT adesso, per favore! – hanno però festeggiato giocatori capaci di vincere uno Slam e quantomeno di arrivare in finale, e sennò almeno in semifinale. L’Italia no!

Chi dei lettori di Ubitennis ha voglia di cimentarsi in una ricerca statistica abbastanza elementare, per stabilire quante nazioni abbiano avuto almeno un semifinalista negli ultimi 134 Slam? Ogni contributo in tal senso è bene accetto.

Con quale faccia tosta si possa arrivare a sostenere che il tennis italiano è in salute, lo sa solo il politico di turno, il dirigente che bluffa. Cioè un presidente federale dopo l’altro, nessuno escluso. Imbarazzante.

Per carità, gli slam non sono tutto ciò che esprime un movimento tennistico, sono semmai soltanto la proiezione del ritratto del suo vertice, ma lo sono certo di più della Fed Cup, credetemi (sebbene vincerla per quattro volte non debba essere considerato exploit da poco. Guai a fraintendere). E anche della Coppa Davis.

Gli Slam sono la vera cartina di tornasole del tennis ad alto livello, al massimo livello. Un Paese che non riesce mai ad esprimere un giocatore in grado di arrivare fra i primi 4 in quattro opportunità che si verificano puntualmente ogni anno, è un Paese che ha fallito in modo imbarazzante la sua missione tecnica. Il resto sono balle, anche perchè arrivare una volta fra i primi quattro non vuole dire essere un campione. Tanti ci sono arrivati senza esserlo. Possibile mai un italiano? Solo sfortuna? Imbarazzante.

E perciò invece più che sacrosanto essere “patriotticamente” assai orgogliosi degli exploit negli Slam della Schiavone, della Errani, della Pennetta (senza stare qui a sottilizzare se siano stati “prodotti tecnici” di una federazione oppure no). Sono state straordinarie, bravissime proprio anche perchè sono riuscite ad uscire da un humus non proprio fertile, non stimolante, a prezzo di scelte coraggiose, sacrifici importanti (loro e delle loro famiglie). In questo ambito devono essere applaudite vigorosamente anche Farina e Vinci, oltre alla più “anziana” Reggi.

Ma torniamo agli altri imbarazzi che suscita, inevitabilmente, Roger Federer.

Un giocatore di quasi 34 anni che ancora oggi riesce a battere quasi tutti (tutti?) i suoi rivali, e proprio quando non si fa che sottolineare come il tennis sia cambiato, come sia impossibile per un teenager affermarsi come negli anni Ottanta quando la forza fisica, i muscoli non erano così suppostamente fondamentali, è imbarazzante per tutti i suoi competitors. Competitors che hanno clamorosi alti e bassi, che si fermano per lunghi periodi e fanno fatica a tornare su. Quali che siano i motivi. Federer sta dimostrando che se c’è la classe, il talento, non è vero che un ragazzo di 18/20 non potrebbe imporsi, non potrebbe emergere, anche in tempi in cui fra i primi 100 oggi c’è forse solo Coric, mentre Kyrgios è già quasi un over 20. Il fatto è che di Federer non sembrano nascerne più dai primi tempi di Nadal e Djokovic che, con caratteristiche tecniche diverse, sono riusciti ad emergere prima dei 20 anni. Perchè anche loro, evidentemente, avevano numeri straordinari.

Federer e il suo… “Millennium” è imbarazzante anche per molti addetti ai lavori, giornalisti e anche semplici appassionati convinti di saperne una più del diavolo. Da quanti è stato dato per finito e in parabola drammaticamente discendente già anni fa? Scagli la prima pietra… e non sarò certo io a scagliarla. Il confronto con gli anni in cui sembrava davvero imbattibile, quando perdeva 4 o 5 partite l’anno (e principalmente poi sulla terra rossa con l’avvento prorompente di Rafa Nadal, 5 anni più giovane e più “terraiolo”), suggeriva sentenze superficialmente premature un po’ a tutti e soprattutto a chi ambiva ad essere il primo a stupire, a dirlo e a scriverlo.

Ricordo – 6 anni fa? – un articolo del Corriere della Sera – lo citai anche sul blog Servizi Vincenti conquistandomi antipatia perenne – che parlava di Roger Federer come del “caro estinto”. Imbarazzante, a rileggerlo oggi.

È vero peraltro che lo svizzero, conscio del suo superiore talento ogni oltre dire – di presunzione non ha mai fatto difetto, ma d’altronde poteva permettersela – ha creduto anche superati i 30 anni di potersi permettere allenamenti rarefatti, quasi snobbando le “fatiche di Ercole” cui invece si sottoponevano indefessamente per scalzarlo i suoi giovani ed ambiziosi avversari, assistiti da coach e da vere e proprie equipe di specialisti (ciascuno nel proprio campo specifico). Federer quasi sempre da solo, spesso senza coach, talvolta solo con la fedelissima Mirka.

Il risultato è stato un 2013 imbarazzante, stavolta per Federer. Talmente imbarazzante che perfino lui si è convinto che se voleva ritornare ai livelli abituali non c’era che una strada: cambiare registro nell’approccio ad un 2014 di riscatto. Lavorare di più, studiare nuove strategie e soluzioni. Stefan Edberg è stata una di queste. E Roger Federer che una volta, a detta di uno dei suoi primi allenatori, il simpatico grassone svedese Peter Lundgren, “quando viene a rete ha paura e si preoccupa come un nuotatore circondato dagli squali anche se la tecnica che possiede gli consentirebbe di sfuggirli”, nel 2014 ha riscoperto la via della rete come quando era un ragazzino più incosciente… anche perché allora non aveva di fronte mostri sacri del passing-shot come Nadal, Djokovic e Murray, i Beatles della racchetta.

Così nel 2014 un Federer orgogliosamente motivato, atleticamente preparato, tecnicamente evoluto e strategicamente impostato, è tornato a imbarazzare i critici che lo avevano dato al tramonto, e soprattutto gli avversari (Stakhovski, Del Bonis) che sembravano aver smesso di preoccuparsene.

Imbarazzo generale, sia pur osannato dai suoi miliardi di estimatori, quando Roger è quasi incredibilmente risalito a n.2 del mondo, e quando ad un paio di settimane dalla finali ATP di Londra si è perfino palesata la possibilità che potesse addirittura scalzare Djokovic e riconquistare il trono del tennis.

Prima di conquistare quella Coppa Davis, la ciliegina sulla torta di una carriera unica, che lo ha reso in patria ancora più eroe leggendario di quanto già non lo fosse.

Ed imbarazzo, forte imbarazzo, adesso, alla vigilia dell’Australian Open, quando Roger Federer, dopo aver vinto Brisbane e ricevuto le dovute onorificenze nientemeno che da Rod Laver e Roy Emerson (20 Slam in due contando soltanto i singolari), gode oggi di maggior credito e di pronostici favorevoli che non Rafa Nadal, che non il campione di un anno fa e suo connazionale, Stan Wawrinka, che non Andy Murray, insomma di due… Beatles sui tre residui. E Djokovic? Beh, le prime apparizioni del neopapà nel 2015 sono state tutt’altro che esaltanti, anche se in parte dovuti a motivi fisici.

Anche sotto questo aspetto – la salute, e Roger e i suoi tifosi tocchino pure legno – Federer è stato un fenomeno. La serie continua degli Slam cui ha preso parte, 61, altro record è impressionante, anche per la sua solidità fisica. Perchè poi non è che li giochi tanto per giocare ed aggiungere una tacca. Li gioca tutti per vincere. “La prima volta che sentissi di non poter vincere il torneo non mi iscriverei più” ha detto una volta. Una mononucleosi, abbastanza leggera per fortuna – pensate a Ancic, a Soderling… – un ricorrente ma sopportabile mal di schiena di tanto in tanto e stop. Ma scende sempre in campo, sempre competitivo. Dopo quasi 30 anni di tennis, di sollecitazioni spaventose a tutte le articolazioni, maratone pazzesche, viaggi continui, tornei (300?), 1000 partite vinte.

Sarebbe una bella storia di vita e di tennis se, dopo la resurrezione del 2014 in cui però non ha conquistato nessuno Slam e quel n.17 pare quasi gli porti sfortuna, Roger trionfasse in questo Ausralian Open 2015 che lo vede fra i primi due favoriti nonostante i tre set su cinque siano un ostacolo non indifferente per un quasi trentaquattrenne. E le belle storie sono il succo e il godimento di chi per professione fa il cronista di – appunto – storie di tennis. Bella da scrivere, insomma. Anche se sarebbe imbarazzante per tutti i suoi più giovani avversari. E lasciamo perdere i tennisti italiani che una semifinale di Slam, ad oggi, sembrano ancora vederla con il lumicino. Perchè nessuno pare avere nemmeno le qualità del semifinalista. Che tristezza. Meno male che ci sono i Federer, i Nadal, i Djokovic, i Murray, i del Potro. Si può sempre tifare per loro. Senza cadere in depressione.

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Editoriali del Direttore

Il caos provocato dal Roland Garros e le possibili ritorsioni di ATP e WTA

Francesi colpevoli ma non troppo. Roma e Italian Open alla finestra. Anche Rafa Nadal egoista? Ma allora Roger Federer? Gaudenzi e Calvelli malcapitati coraggiosi. Non è la prima guerra nel tennis

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I trofei del Roland Garros (foto via Twitter, @rolandgarros)

La mossa a sorpresa dei francesi, con il rinvio del Roland Garros al mese di settembre, in barba a cinque tornei fra ATP e WTA e alla Laver Cup, non poteva non scatenare un putiferio di reazioni. Non è pensabile che il presidente della federtennis, il francese (corso come Napoleone) Giudicelli e il direttore del torneo Guy Forget non se lo aspettassero. Hanno voluto mettere il cappello sulla prima data valida e sono andati dritti per la loro strada, pensando che sì… gli altri centri di potere del tennis non avrebbero gradito, ma magari tanti giocatori sì, perché soprattutto quelli che non sono invitati a Boston per la Laver Cup, a uno Slam non rinunciano tanto volentieri. Solo gli Slam garantiscono – quale più quale meno – intorno ai 40.000 euro a chi perde al primo turno.

IL (SOLITO) PROBLEMA DEL CALENDARIO

Come ho scritto pochi minuti dopo aver appreso l’annuncio-bomba, concordando abbastanza con la terminologia con cui si è espresso Vasek Pospisil (che però aveva torto nel dire che nessuno era stato interpellato), è stata una dichiarazione egoistica, menefreghista, arrogante per il modo molto francese di comunicarla. Ed è stata o una sorta di guerra a tutto l’establishment dei centri di potere che governano il tennis, oppure – nel migliore dei casi – una aperta provocazione volta a raggiungere l’obiettivo di una ristrutturazione del calendario. Una ristrutturazione che tutti quegli stessi organismi che gestiscono il tennis invocano da sempre, ma ciascuno vorrebbe gestirlo in modo da fare gli interessi propri. E così l’accordo non si è mai raggiunto.

LE POSSIBILI RITORSIONI DEI GIOCATORI

Magari lo scacco dei francesi a ATP, WTA, Australian Open e USTA – più che a Wimbledon che mantiene sempre un certo distacco, noblesse oblige frase francese che gli inglesi impersonano meglio – si rivolterà contro gli stessi francesi come un boomerang, nel cui lancio soprattutto gli australiani sono grandi maestri. Le “ritorsioni” dei giocatori, ATP come WTA, potrebbero rivelarsi di vario tipo.

La prima: boicottare in massa il Roland Garros settembrino. La seconda (dopo aver constatato di non poter riuscire a conquistare un’unanimità sindacale tipo Wimbledon 1973 perché molti giocatori premerebbero per giocare ugualmente uno Slam dopo aver subito già troppe cancellazioni per via del Coronavirus; fra questi Andrey Rublev è stato chiaro: “Meglio giocare uno Slam che rinunciarvi. Noi non abbiamo stipendi. Ma montepremi.Se non si gioca non si guadagna”): togliere i punti ATP a chi gioca il Roland Garros a settembre. La terza: minacciare di toglierli anche nel maggio 2021 (ipotesi che potrebbe non dispiacere anche agli altri tre Slam). La quarta: cancellare il Masters 1000 di Bercy che appartiene alla stessa federazione francese, regalando ad un’altra città l’ambita data.

 

GLI ALLEATI DI PARIGI

Parigi e la federtennis francese potrebbero trovare, d’altro canto, insperati alleati in quei tornei della stagione “rossa” che il Coronavirus ha cancellato e dei quali l’eventuale rinvio delle Olimpiadi, dei Masters 1000 di Canada e Cincinnati nonché al limite dello stesso US Open – chi può sapere come sarà messa la Grande Mela a fine agosto? – potrebbe favorire la insperata resurrezione. All’insegna del detto latino più cinico fra tutti, mors tua vita mea. E allora ecco che Roma – se di nuovo città aperta – e altre sedi di cancellati tornei sulla terra battuta potrebbero rifarsi sotto, ben felici – anche dopo aver pensato il peggio sulla mossa di Giudicelli e Forget – di far da prologo al Roland Garros settembrino. Molto meno probabile mi pare l’ipotesi di un Torino o Milano indoor che a novembre, di concerto con l’ATP, cancellasse l’ATP Next Gen o sostituisse Bercy…

Oggi è in programma una riunione in videoconferenza del consiglio della Federtennis. Scommetterei che verrà assunta una posizione pilatesca, d’attesa. Del tipo: noi ci siamo, se ci date uno slot siamo pronti ad occuparlo. Non mi aspetto nessuna condanna nei confronti dei francesi. Semplicemente perché anche i nostri Machiavelli se intravedranno una opportunità di disputare il torneo più in qua, ad agosto come a settembre o ottobre, prima o dopo lo Slam parigino, non la scarteranno di certo.

IL SILENZIO ASSENSO DI NADAL

Tornando alla mossa rivoluzionaria francese – del resto chi più dei francesi ha la titolarità per scatenare una rivoluzione? – non c’è dubbio che in tempi di pandemia e di lotta che dovrebbe essere universalmente solidale essa è invece apparsa all’intero microcosmo tennistico come un atto assolutamente unilaterale. Anche per la tempistica e il modo in cui è stata comunicata. Che si siano preoccupati di conquistare il consenso del re del Roland Garros Rafa Nadal è stato quasi un gesto dovuto. Se Rafa gli avesse detto subito di no, la loro posizione si sarebbe fortemente indebolita. L’assenso di Nadal l’hanno raccontato Giudicelli e Forget. Il silenzio di Nadal – che almeno fino a ieri non si era pronunciato ma non aveva neanche smentito – pare interpretabile come un silenzio assenso. È criticabile allora anche l’egoismo di Rafa (che supporta anche la Davis di ITF e Piquè almeno fino a che la si gioca a Madrid)? Certo che sì, ma d’altra parte allora che dire di Federer e della sua Laver Cup che dal nulla si è accaparrata una settimana del calendario (che avrebbe fatto tanto comodo alla Coppa Davis per evitare quegli orari allucinanti del novembre scorso)? 

A pagina 2: il coraggio dei nuovi boss ATP, Roland Garros colpevole ma non troppo, le guerre di potere

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Editoriali del Direttore

Il Roland Garros slitta di quattro mesi: si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre

Il rinvio del Roland Garros è una dichiarazione di guerra o una provocazione per l’apertura di una trattativa alla riforma del calendario? Si giocherebbe una settimana dopo l’US Open. Gli Internazionali d’Italia nella data di Parigi?

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Tetto Philippe Chatrier (via Twitter, @rolandgarros)

Il clamoroso annuncio della Federazione francese (ore 16,48) di spostare la disputa del Roland Garros da maggio a settembre-ottobre (20 settembre- 4 ottobre) ha preso tutti in contropiede. ATP, WTA e tutti i giocatori compresi (furiosi, direi imbestialiti). Forse lo sapeva solo Haggerty, presidente ITF, la federazione internazionale di cui Bernard Giudicelli, presidente della Federtennis francese, è vicepresidente. Si vedrà in seguito se questo annuncio è anche una dichiarazione di guerra all’ATP e alla WTA e forse una dura, durissima provocazione per riaprire una trattativa sul calendario, al fine di:

  • a) impedire che Indian Wells e Miami potessero mettere il  cappello su quelle stesse date come a un certo punto era trapelato  (e chissà, magari pure un Wimbledon costretto al rinvio)
  • b) conquistare una settimana in più per la Coppa Davis in barba alla Laver Cup tanto cara a Roger Federer e a quei top player che con l’evento previsto a Boston dal 25 al 27 settembre guadagnano (divertendosi) montagne di soldi.

Può la Federtennis francese, pur supportata prevedibilmente dall’ITF, mettersi in guerra contro giocatori e giocatrici, facendosi forza soltanto sul prestigio di uno Slam, degli Slam? L’ATP diventò un sindacato molto più forte per una vicenda molto meno prepotente nel 1973, quando un’ottantina dei giocatori più forti del mondo decise di boicottare Wimbledon per protestare contro una sola federazione, quella jugoslava, che aveva sanzionato e squalificato Nikki Pilic reo di essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis (dove giocava gratis) per seguire invece il programma dei suoi tornei. Fu una battaglia di principio, quella dell’affermazione del professionismo nel tennis. A Wimbledon disputarono la finale due tennisti dell’Est comunista, il ceco Kodes e il russo Metreveli che non poterono scioperare come gli altri.

 

Il clamoroso annuncio francese a mio avviso finirà per decretare anche la cancellazione degli Internazionali d’Italia. Dopo che tutti i politici e gli opinionisti italiani hanno dato di irresponsabili a governanti francesi e britannici per aver sottovalutato la pandemia del Coronavirus, voglio proprio vedere con quale coraggio, con quale incoscienza, invece in Italia si potrebbe pensare di fare giocare gli Internazionali come se nulla fosse. Già solo proseguire nei lavori di ristrutturazione al Foro Italico mi sembrerebbe strano. Però francamente non so se la FIT sia assicurata per il lucro cessante (20 milioni di euro circa?).

Vero che lo scorso anno la Federtennis si distinse per i non dissimulati tentativi di non rimborsare i biglietti studiando tutti i possibili stratagemmi per non farlo, ma credo che a questo punto sarà il Governo italiano a decidere misure analoghe a quelle del Governo francese, visto che gli Internazionali d’Italia avrebbero dovuto disputarsi a partire dal 10 maggio, due settimane prima del Roland Garros. E ovviamente le qualificazioni si dovrebbero giocare nella settimana ancora precedente.:

UN POSSIBILE COLPO DI SCENA?

Ma ci potrebbe essere un colpo di scena: gli Internazionali d’Italia potrebbero scivolare al posto del Roland Garros, spostarsi di 15 giorni più in là sperando che l’effetto Coronavirus fosse scemato. Potrebbe essere una carta disperata, ma perché non tentarla? Di sicuro all’ATP non dispiacerebbe. E Binaghi e soci pur di salvare capra e cavoli ci potrebbero provare. Ma se Monte-Carlo, Madrid altri tornei volessero conquistarsi le settimane lasciate vacanti dal Roland Garros a chi l’ATP darebbe priorità senza scatenare un putiferio per il privilegio assegnato?

L’annuncio del presidente Giudicelli ha colto tutti di sorpresa, anche se i prodromi, se non proprio le avvisaglie, si potevano avvertire quando a seguito del decreto del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e del ministro dell’interno Christophe Castaner che aveva bloccato una grandissima parte dei cantieri edili di lavoro, tutto si era fermato anche a Porte D’Auteuil. Era prevista per il 23 maggio la festosa inaugurazione del nuovo tetto retrattile con 16 ali di diverse centinaia di tonnellate ciascuno che avrebbe coperto il Philippe Chatrier, ma la festa non ci sarà. La fase di sospensione dei lavori avrebbe dovuto come minimo riguardare 15 giorni per “i lavori non essenziali”. Ma avrebbe però potuto essere prolungata, stante l’incertezza sullo sviluppo della pandemia. L’appello del Governo era stato volto a favorire il lavoro in via telematica.

I cancelli nella mattinata di martedì erano rimasti chiusi, le gru erano abbandonate nel mezzo delle vie di scorrimento del Roland Garros, dei 600 operai normalmente impegnati per la conclusione dei lavori non c’era quasi più traccia.

I lavori fermi a Parigi

Le misure prese dal Governo francese hanno fatto dichiarare ai responsabili della federtennis francese: È impossibile per noi continuare per rispettare le date originariamente programmate”.Nel comunicato della FFT si legge di seguito: “L’intero mondo è sotto gli effetti della crisi della salute pubblica per via del COVID-19. Per assicurare la salute e la sicurezza di chiunque sia coinvolto nell’organizzazioen del torneo, la FFT ha deciso che l’edizione 2020 del Roland Garros si disputerà dal 20 settembre al 4 ottobre”.

Cioè esattamente una settimana dopo la conclusione dell’US Open – con un arduo intemerato passaggio dal cemento di Flushing Meadows alla terra rossa di Parigi (che cosa sceglierà Rafa Nadal se davvero ci fossero due Slam così ravvicinati? Avrebbe 4000 punti ATP da difendere nei due Slam! Vero che anche fra Roland Garros e Wimbledon per anni c’erano solo due settimane e il passaggio da una superficie all’altra non era così banale…) e di fatto… montando sopra il weekend previsto a Boston per la disputa della Laver Cup. Roba mai successa nella storia del tennis, il cui maggior rivoluzionamento del calendario avvenne fra il 1977 e il 1985, quando l’Australian Open passò ad essere l’ultimo Slam dell’anno nel calendario dopo essere stato sempre il primo. Qualcuno ricorderà anche che per molti anni gli Internazionali d’Italia si svolgevano dopo quelli di Francia.

Una mossa super-coraggiosa o super-incosciente? Vedremo. Di certo la Federtennis francese, a giudicare dalla prime reazioni dei giocatori, incluso il board-member canadese Vasek Pospisil (sempre uno dei più ribelli allo status quo già da anni), non ha avvertito nessuno delle proprie intenzioni: È follia! (madness). Nessuna comunicazione con i giocatori né con l’ATP. We have ZERO say in questo sport (contiamo zero). It’s time. È tempo” (tweet poi cancellato e sostituito con una versione leggermente più edulcorata, ma dopo aver dato a tutti la possibilità di leggerlo).

Significa, ovviamente, “è tempo che noi tennisti reagiamo”. Come reagiranno loro che già da anni si lamentavano perché i quattro Slam facevano guadagni pazzeschi mentre le percentuali spettanti agli attori protagonisti dello spettacolo, i giocatori, erano a loro dire modeste, insufficienti? Sono anni che c’era guerra più o meno sotterranea fra le varie sigle che governano il tennis. Adesso è venuta allo scoperto. Nelle prossime ore ne sentiremo delle belle.

Proseguiva ll comunicato francese: “È impossibile sapere quale sarà la situazione il 18 maggio (quando sarebbero dovute cominciare le gare di qualificazione), ma le misure di contenimento (imposte dal Coronavirus) ci hanno reso impossibile continuare a lavorare per preparare il torneo che a questo punto non possiamo mantenere nelle date previste.

Per agire responsabilmente e proteggere la salute dei suoi impiegati, dei fornitori di servizi durante il periodo organizzativo la FFT ha scelto l’unica opzione che gli consente di mantenere in piedi l’edizione 2020 pur continuando a combattere la lotta contro il COVID-19. In questo importante momento della sua storia, e poiché i progressi nella modernizzazione dello stadio dicono che il torneo può essere mantenuto, la FFT era felice di poterlo fare. Quindi il Roland Garros si giocherà dal 20 settembre al 4 ottobre. La decisione è stata presa nell’interesse della comunità dei giocatori professionisti (Vedremo se la intenderanno così, e vedremo cosa ne penseranno i direttori dei tornei di settembre-fine ottobre; n.di UBS) la cui programmazione è già stata compromessa, e nell’interesse di tanti fan del tennis e del Roland Garros”.

“Abbiamo preso queste diffiicile e coraggiosa decisione in questa situazione senza precedenti che si è evoluta fortemente dallo scorso weekend. Stiamo agendo responsabilmente e dobbiamo lavorare insieme lottando per assicurare la salute e la sicurezza di tutti” ha dichiarato Giudicelli. È stato intanto annunciato con grande tempestività che tutti i biglietti acquistati verranno rimborsati o cambiati in conseguenza della nuove date. Verranno date successivamente informazioni al riguardo.

È chiaro che c’erano, ci sono, in ballo tantissimi soldi che la federazione francese non vuole perdere dopo averne investiti già tantissimi per tutti i lavori di ammodernamento del Roland Garros. Se non ricordo male il ricavato utile di ogni edizione del Roland Garros sfiora i 100 milioni di euro. Non sono noccioline. Non ci si rinuncia facilmente. E poi a favore di chi? Dei tornei ATP del circuito asiatico? La FFT ha preso anche una decisione contro il proprio torneo di Metz, oltre che quello di San Pietroburgo. Cinque tornei ATP 250, un WTA Premier 5 a Wuhan e un Premier Mandatory a Pechino si dovrebbero disputare in quelle stesse due settimane.

Adesso quanto tempo passerà prima che la nostra Federtennis prenda anch’essa una decisione altrettanto tempestiva? Essa certamente non può mettersi contro ATP e WTA come hanno fatto i francesi. Gli Internazionali d’Italia fanno parte di quei due circuiti. Non sono due Slam.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, come tante volte succede nelle situazioni semi-disperate. Potrebbe finalmente essere riformato quel calendario assurdo che secondo John McEnroe sarebbe stato riformato soltanto se il mondo del tennis avesse avuto un “commissioner” come hanno gli sport professionistici americani. Fino ad oggi le varie sigle, ATP, WTA, ITF non hanno mai consentito di organizzare il calendario in un modo ragionevole. Basti pensare a che cosa è successo con la nuova Davis Cup by Piquè-Rakuten versus l’ATP Cup per la quale l’Australia, da una parte componente ITF ma dall’altra co-organizzatrice di Federer-Laver Cup e ATP Cup, ha tenuto il piede in tre staffe! Un miracolo di equilibrismo. E di opportunismo. Il problema del Coronavirus e della salute pubblica è primario, ma come sempre sono anche i soldi che comandano. Anche se tutti si mascherano dietro a scelte di tipo ideologico.

Bernard Giudicelli, presidente della FFT, ha dichiarato: “Abbiamo preso una decisione coraggiosa in questa situazione senza precedenti, stiamo agendo con responsabilità e dobbiamo lavorare insieme per assicurarci della salute e della sicurezza di tutti”.


DIRETTA FACEBOOK – Il punto di vista di Luca Baldissera e Vanni Gibertini

Rivoluzione francese: Il Roland Garros a fine settembre

Pubblicato da Ubitennis su Martedì 17 marzo 2020

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Editoriali del Direttore

Coronavirus, le maglie larghe del decreto ‘Resto a casa’. I 165 tennisti speciali

La FIT dà il via libera a 165 tennisti in barba al principio generale del decreto Conte. Alla fine sarebbero migliaia di persone, coach, genitori, inservienti, a frequentare circoli aperti anziché chiusi. Basta un “contagiato” che raccoglie una palla per servire, che tocca una maniglia, un rubinetto… e zac

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Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

Il Coronavirus non fa sconti, l’Italia è quasi in ginocchio ma ho fiducia che si rialzerà. Però le maglie del blocco governativo alla circolazione degli italiani sono troppo larghe: mi riferisco in particolare alla possibilità di consentire allenamenti agli atleti di cosiddetto interesse nazionale. Se mi si parla di atleti che si stiano preparando per le Olimpiadi (anche se chissà se a Tokyo si svolgeranno davvero…) beh saranno sei, sette, dieci fra uomini e donne. E non 165! Con ragazzini e ragazzine che mettiamo a rischio di corona virus – loro e le loro famiglie …e non solo i nonni! – come se due settimane di allenamento fossero assolutamente imprescindibili.

Per il solo tennis la FIT, rifacendosi al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 marzo 2020, art. 1 punto 3 (esso autorizza lo svolgimento a porte chiuse delle sedute di allenamento per atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Coni e dalle rispettive Federazioni) ha autorizzato 165 tennisti a proseguire gli allenamenti. Ma dove? In circoli che allora devono aprirsi per consentire quegli allenamenti? Ma allora che razza di chiusura è? Certo un tennista non ha il campo da tennis in casa, come uno sciatore non ha pista in casa, chi fa volteggio al cavallo non ce l’ha in casa, chi gioca a golf idem (e allora vanno aperti i club di golf), e lo stesso discorso vale per le migliaia di squadre di calcio, basket, volley… E chi fa ciclismo correrà in giardino se ce l’ha?

Allora questo significa che tutti gli sportivi di cosiddetto interesse nazionale – migliaia, forse una decina di migliaia,  se si pensa che le discipline sportive sono oltre 40 – sono esentati dallo “io resto a casa” e possono contagiare tutti quelli che sport non fanno?

 

Se faccio sport, e anche sport di contatto, io il coronavirus non lo becco? Oppure io faccio sport e allora sono libero di contagiare gli altri?”. Inutile illudersi con il fatto che anziché stringersi le mani a fine match, e a darla all’arbitro, ci scambiamo i pugnetti. E le palle allora? Quelle che, con o senza raccattapalle, prendiamo in mano all’atto di servire, siano esse state infilate in tasca? Per carità, va già bene che i “pro” debbano servirsi da soli per il rito dell’asciugamano, ma è un palliativo, se poi le occasioni di contatto con materiali “contagiabili” sono tantissime altre nel corso di una sola partita e prima di andare negli spogliatoi (che non sono tutti quelli di Wimbledon) a farsi una doccia. Ricordo, quando c’erano le doghe di legno dove si poggiavano i piedi, che era facilissima la trasmissione di funghi…

Apro un inciso su questa mania dell’asciugamano che viene utilizzato dopo ogni punto. Prassi ridicola davvero a prescindere dagli aspetti igienici e direi anche morali: ma il raccattapalle deve diventare anche un “servo” dei tennisti? Tennisti che, abituati a servirsene anche dopo un ace sul 15-0 del primo punto del primo game, lo tirano spesso di malagrazia, figurarsi se ringraziano (questo è anche inevitabile se lo puoi fare punto dopo punto…)! Si prendano un fazzoletto, si mettano una pezzolina che pende dai pantaloni (sebbene non elegantissima) come facevano i tennisti americani degli anni Cinquanta-Sessanta, si mettano la segatura in tasca come faceva Ivan Lendl cospargendo tutto il campo, e molto più modestamente anche il sottoscritto che aveva anche il problema degli occhiali e, prima che inventassero gocce antisudore aveva con sé sempre una sequela di fazzoletti per combattere l’appannamento… Sulle reti di recinzione del campo dove giocavo… stendevo il bucato! Ma perché debbano essere i raccattapalle a fare i lacchè ai tennisti iper-viziati proprio non capisco.

Chiuso il lungo inciso, vi dico che ho pubblicato un estratto di quanto ho scritto sopra sul mio Facebook  e su quello di Ubitennis, e ho letto anche alcune obiezioni. Tipo uno che ricordava come deve essere consentito di lavorare a chi deve lavorare. Beh, un vero professionista del tennis effettivamente non può fermarsi per 3 settimane – una magari sì però eh, può sempre fare ginnastica… – ma mica mi vorrete persuadere che i 160  (circa) dell’elenco siano tutti professionisti aspiranti alle Olimpiadi?

Qui di seguito vi copio la mail che, dopo una telefonata di un amico, mi ha scritto uno dei 50 firmatari di un’altra missiva che mi è arrivata in Jpeg (una fotografia) e che vedrete ancora più in basso. Chi mi ha mandato la mail mi chiede alla fine e prima della firma, come potete constatare, di restare anonimo. Voi non potete immaginare quante volte ricevo mail che… gettano il sasso ma nascondono il braccio. Così alla fine non resta che Ubaldo Scanagatta e Ubitennis a non aver paura di lanciare quei sassi che altri vorrebbero lanciare ma non se la sentono.Evidentemente la paura, il timore di possibili vendettine personali, per non chiamarle ritorsioni (sarebbe eccessivo!), è il segnale di un clima che in un ambiente sportivo non dovrebbe albergare. Ma alberga.

Sapeste quanti circoli mi segnalano anche cose di modestissima gravità, per esempio su come viene organizzata (o disorganizzata) la Serie A, ma poi si affrettano a raccomandarsi: ”Oh Ubaldo ma non dire che te l’ho detto io eh! Sai, non vorrei danneggiare il mio circolo, i miei giocatori…”. Succede molto più spesso di quanto possiate immaginare. Del resto basta però pensare a quanto mi accadde nel maggio scorso con il ritiro del mio pass-stampa (l’accredito) agli ultimi Internazionali d’Italia, per far capire a chi ci legge, il clima che si respira per chiunque non resti allineato e coperto. La mail… anonima (per voi, ma non per me):

Gentile Ubaldo

Le scrivo poiché non so se lei è già a conoscenza del fatto che la FIT ha stilato una lista di giocatori che possono allenarsi prendendo le dovute precauzioni nonostante le misure governative. Questa lista include alcuni giocatori junior e giocatori che sono nei primi 600 ATP. Molti di noi crediamo che ciò sia inaccettabile poiché il problema è molto serio e così facendo si mette in pericolo diversi giocatori, allenatori, genitori dei junior e via dicendo e si fa sì che il virus possa proliferare ancora dato che la maggior parte delle persone è asintomatica. E poi è stata fatta una distinzione abbastanza discutibile: il numero 599 può allenarsi mentre il numero 601 no.

A tal proposito è stata scritta una lettera che le invio qui di seguito. È stata firmata col nome “racchette italiane” poiché crediamo che quelle parole racchiudono il pensiero di giocatori, genitori, gestori di circoli, manutentori e via dicendo. Se la sua testata crede che sia un buon motivo pubblicare tale documento, bene che venga fatto. La prego solamente di fare in modo che resti anonima. Un caro saluto e grazie.

Elenco di tutti i giocatori, grandi e piccini, famosi e non, che possono correre (e far correre) rischi anche per questi 15/20 giorni di coprifuoco: Alvisi Eleonora, Andaloro Fabrizio, Arnaboldi Andrea, Arnaboldi Federico, Arnaldi Matteo, Baldi Filippo, Balzerani Riccardo, Basiletti Noemi, Basso Andrea, Battiston Alessandro, Bega Alessandro, Bellucci Mattia, Berrettini Jacopo, Berrettini Matteo, Biagianti Martina, Bilardo Jacopo, Bolelli Simone, Bonadio Riccardo, Bondioli Federico, Bortolotti Marco, Brancaccio Nuria, Brancaccio Raul, Bronzetti Lucia, Buldorini Peter, Cappelletti Monica, Carboni Lorenzo, Caregaro Martina, Caruana Liam, Caruso Salvatore, Cecchinato Marco, Chiesa Deborah, Ciavarella Niccolo’, Cina’ Federico, Cobolli Flavio, Cocciaretto Elisabetta, Colmegna Martina, D’agostino Stefano, Dal Pozzo Giulia, Dalla Valle Enrico, Dambrosi Giacomo, Darderi Luciano, De Marchi Andrea, De Matteo Francesca, Delai Melania, Dessi’ Niccolo’, Dessolis Barbara, Di Giuseppe Martina, Di Muzio Erika, Di Sarra Federica, Donati Matteo, Ercoli Matilde, Errani Sara, Fabbiano Thomas, Ferrando Cristiana, Ferrara Virginia, Ferri Lorenzo, Fognini Fabio, Fonio Giovanni, Forti Francesco, Frinzi Mattia, Furlanetto Marco, Gaio Federico, Gandolfi Gianmarco, Gatto Giorgio, Gatto Monticone Giulia, Giannessi Alessandro, Gigante Matteo, Giorgi Camila, Giovine Claudia, Giustino Lorenzo, Gramaticopolo Biagio, Guerrieri Andrea, Iannaccone Federico, Iaquinto Antonio Matteo, Jevtovic Milena, Lorenzi Paolo, Maestrelli Francesco, Mager Gianluca, Maggioli Emiliano, Malgaroli Leonardo, Marcora Roberto, Mariani Matilde, Martinelli Giulia, Massacri Benito, Mazzola Filippo, Meduri Andrea, Meliss Verena, Miceli Marco, Minighini Daniele, Moratelli Angelica, Moroni Filippo, Moroni Gian Marco, Musetti Lorenzo, Napolitano Stefano, Nardi Luca, N’gantha Lliso Yannick, Nosei Aurora, Nosei Giacomo, Ocleppo Julian, Ornago Fabrizio, Orso Alberto, Paganetti Vittoria, Pampanin Pietro, Paoletti Matilde, Paolini Jasmine, Paradisi Anna, Parenti Luca, Passaro Francesco, Pedone Giorgia, Pellegrino Andrea, Perego Giulio, Perez Wilson Yaima, Petrillo Greta, Pieri Jessica, Pieri Tatiana, Pigato Lisa, Piraino Gabriele, Quinzi Gianluigi, Rapagnetta Daniele, Ricci Beatrice, Ricci Mattia, Rocchetti Sofia, Romano Filippo, Rosatello Camilla, Rossi Federica, Rottoli Lorenzo, Rubini Stefania, Ruggeri Jennifer, Sacco Federica, Sanesi Gaia, Scala Camilla, Sciahbasi Lorenzo, Scotuzzi Federico, Sensi Benedetta, Seppi Andreas, Serafini Asia, Serafini Marcello, Silvi Arianna, Simone Alessandra, Sinner Jannik, Sonego Lorenzo, Stefanini Lucrezia, Tabacco Fausto, Tabacco Giorgio, Tammaro Mariano, Teodosescu Alessandra, Tramontin Alessio, Travaglia Stefano, Trevisan Martina, Trione Riccardo, Turati Bianca, Urgesi Federica, Valente Denise, Valletta Emma, Vanni Luca, Vasami’ Jacopo, Vavassori Andrea, Versteegh Alessandro, Vincent Ruggeri Samuel, Viola Matteo, Zanolini Camilla, Zeppieri Giulio, Ziodato Sara, Zucchini Arianna.

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