Ons Jabeur, il racconto del suo ex coach italiano

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Ons Jabeur, il racconto del suo ex coach italiano

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Luca Appino, il coach italiano che ha seguito Ons Jabeur nel periodo dei suoi successi da junior, racconta alcuni interessanti retroscena tecnici.

La rubrica “al femminile” di martedì 17 marzo era stata dedicata alla giovane tennista tunisina Ons Jabeur.
Nella parte iniziale avevo accennato brevemente alla sua carriera junior e tra le altre cose avevo ricordato che durante il periodo dei due Roland Garros giovanili era allenata del coach italiano Luca Appino.

Riporto i paragrafi al riguardo:
Ons Jabeur è stata una piccola stella del tennis giovanile, visto che nel suo palmares vanta una vittoria al Roland Garros junior 2011, la finale del 2010, una semifinale agli US Open 2011, un quarto a Wimbledon 2010, e il quarto posto nel ranking. Qualche nome di avversarie sconfitte da junior? Bouchard, Svitolina, Garcia, Stephens, Puig, Cepelova, Beck, Witthoeft…

Nel periodo dei successi parigini era seguita da un coach italiano, Luca Appino, che allora lavorava per la federazione tunisina e che in precedenza come talent scout per la Babolat aveva messo sotto contratto, da giovanissimi, futuri campioni come Nadal, Roddick, Clijsters, Safina.
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Contattato da Ubitennis, Luca Appino ci ha risposto con una mail che consente di scoprire meglio alcuni aspetti della carriera di Ons Jabeur. Per questo, d’accordo con Ubaldo Scanagatta (e naturalmente con lo stesso Luca Appino) abbiamo ritenuto che il testo meritasse la pubblicazione.

Comincio dall’aspetto che penso stia più a cuore a qualsiasi coach che ha seguito una tennista: desidera che sia chiaro tutto l’impegno dedicato. Anche se per la verità non credo che i lettori abbiano interpretato l’articolo in questa chiave.
Tutte le parti in grassetto sono di Luca Appino:

“Dal suo articolo, molto ben scritto, si evince che la parte fisica sia stata curata poco o male.
Il fatto è che Ons ha problemi di salute che non le consentono di raggiungere una forma fisica ideale.

Appena arrivato in Tunisia ho creato intorno a lei, con il supporto della Federazione, uno staff composto da un ottimo preparatore fisico: Karim Chamari (fisiologo di fama internazionale, anche stimato ricercatore), un medico, una nutrizionista, una mental coach e una fisioterapista.”

Quindi se per caso qualcuno avesse ritenuto che Jabeur non fosse nella forma fisica ideale per negligenze o incapacità dei coach, può togliersi il dubbio: non è questa la ragione.
Aggiungendo ai problemi di salute gli infortuni che ha avuto negli ultimi anni, si capisce perché in diversi periodi della carriera non abbia potuto raggiungere la condizione necessaria per esprimersi al meglio.
Per la precisione Luca Appino ha lavorato con Jabeur a cavallo del 2010 e 2011, vale a dire dopo il raggiungimento della prima finale al Roland Garros junior (finale persa da Elina Svitolina). L’anno successivo (giugno 2011) avrebbe di nuovo raggiunto la finale a Parigi, questa volta vincendola, contro Monica Puig.

“Prima del mio arrivo Ons non aveva ancora vinto alcun torneo fuori dall’Africa. Ho iniziato a seguirla da luglio 2010 come Direttore Tecnico della Federazione Tennis della Tunisia e l’ho allenata personalmente da novembre 2010 a luglio 2011 (prima di lasciare la Tunisia in seguito alle conseguenze della “Révolution du Jasmin”).”

E poi la parte di mail con le questioni tecniche più approfondite e interessanti:

“La sua creatività è stata accentuata e sviluppata nel primo periodo in cui l’ho allenata, per due motivi:

– essendo reduce da un infortunio da sovraccarico al polso dell’arto sinistro, quando l’ho presa in consegna, abbiamo lavorato molto sul rovescio slice, sulle variazioni di velocità, ritmo etc. Sul servizio e sul gioco al volo.

– avendo una buona “mano” e coraggio, non particolare fisicità e potenza, abbiamo impostato un gioco che valorizzasse le sue qualità e la sua fantasia, cercando di evitare gli eccessi in favore dell’efficacia.”

E così si capisce che il lavoro di un coach è anche quello di saper fare di necessità virtù: partendo da limiti più o meno strutturali si possono trarre spunti per sviluppare alcuni aspetti del gioco.
Se ad esempio il polso sinistro è troppo sollecitato si lavora sul rovescio slice ad una mano, che così consente di risparmiare l’articolazione. Oppure se il fisico non è da “valchiria” superpotente si supplisce accentuando ulteriormente fantasia e creatività.

Vorrei anche sottolineare il termine ”coraggio”, riferito al carattere di Ons Jabeur: perché per mettere in campo un tennis così differente ci vuole anche questo aspetto.
Per quanto mi riguarda da una parte non posso che essere dispiaciuto dal fatto che Ons non possa fare leva più spesso sulla potenza (che pure in alcuni frangenti mostra di poter esibire); ma dall’altra credo che molti spettatori siano contenti di poter seguire una tennista dal gioco così speciale, per nulla standardizzato.

Concludo con l’ultima frase della mail:
Nonostante le circostanze abbiano diviso le nostre strade siamo rimasti in buoni rapporti che conserviamo vedendoci in vari tornei.”

Ecco, questo è quanto. Mi auguro si possa ritornare in futuro su Ons Jabeur, magari in occasione di qualche suo successo nel circuito WTA.

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