Adeu Barcelona, tra rose, tennis e cielo grigio

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Adeu Barcelona, tra rose, tennis e cielo grigio

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Dalla festa di San Jordi alle piazze nascoste della Barceloneta 5 giorni di tennis quasi clandestino. Troppo presente il calcio, troppo glamour l’intera città per dedicare attenzione ad un torneo meno affascinante del solito


L’arrivo alla metropolitana Arc de Triomf e è meno disorientante del solito, gli anni passati hanno evidentemente fatto il loro lavoro e adesso non temi più di essere a Parigi. Anzi, la Estación Norte, che accoglie chi arriva dalla Costa Brava, è uguale a quella di mille altre città, neanche un cartello che indichi che in questi giorni si gioca un torneo di tennis. Bisogna spostarsi verso il centro, andare a Plaza Catalunya, quella dove i tifosi del Barça festeggiano o la Liga o la Champions – anche se per la gente che non si è mai ammalata di sport è solo il punto da cui parte la Rambla diretta verso il mare – per trovare i primi cartelloni che mostrano “la tierra del tennis”. Ma è proprio vero che anche i “nostri eroi sono poveri” solo che, invece di chiedersi troppi perché, si limitano a guardarti, dai pali a cui sono appesi, con un’aria che vorrebbe essere virile e invece suscita tenerezza.

©dorangri

Plaça Catalunya (©dorangri)

Le edicole sono curiosamente vuote, hanno pochi giornali, soprattutto se siete abituati a quelle italiane che traboccano di riviste che sembrano avere cent’anni. Se sbirci i titoli ci trovi Messi e Nymar, il Barça e la Catalunya; e poi, un riquadro, in genere in alto a destra, in cui campeggia la foto di Nadal. Se decidete di percorrere la Rambla, seguendo il flusso di persone che rendono complicata la semplice passeggiata – ma tranquilli, Roma è peggio – rimanendo sulla parte destra non potrete non trattenere un sorriso che in pochi capiranno, quando darete un’occhiata ad un elegante negozio con l’insegna marrone. La “Farmacia Nadal” fa immaginare articoli che i lettori di Ubitennis smaschererebbero subito come “provocatori”, parola di cui non è mai chiaro il significato.

 
©dorangri

©dorangri

Ma non siamo qui per fare i turisti (ehm…) e quindi è il momento di dirigersi verso il Real Tennis Club, nientemeno. Per fortuna il percorso è piacevole. Sul Passieg de Gracia si affacciano sia la casa Batlo che la Pedrera, finalmente senza impalcature, sono stati necessari tre tornei per riuscire a vederla per intero. Cinquanta metri dopo la vecchia amica, l’Avenguda Diagonal – o semplicemente la “Diagonal”, come la chiamano qui – una specie di ferita lunghissima della città, che parte dal Mediterraneo e non finisce mai, mai, probabilmente arriva fino all’Atlantico, e che dopo un paio di chilometri incrocia Avenguda de Pedralbes.
Ed è solo avvicinandosi al quartiere residenziale di Pedralbes, oltre Sarrìa (ricordati di Paolo Rossi), dove giardini curati ti fanno pensare che lì, piuttosto che amore, possano crescere villette ad un piano, che un po’ di tennis prende vita. Niente a che vedere con Federation Square o la zona di Flinders Park, ma si vede qualche pallina, qualche programma del torneo.

Al club si incontrano facce note, come vita vuole alcune simpatiche altre meno; noti che l’eccitazione da prima volta è andata, stancamente si firma qualcosa e in cambio si riceve la classica targhetta con il tuo faccione e una borsettina in cui speri, per una volta, di trovare qualcosa di interessante o da portare a casa. O almeno di utile. Ormai esperto, invece di prendere l’ingresso principale fai la stradina laterale che ti consente di evitare la folla, passando tra i posti auto riservati a Nadal, Ferrer, Robredo, Granollers, Almagro. C’è anche una Ferrari, chissà di chi è. In sala stampa fotografi si aggirano attorno alla macchinetta del caffè, cronisti incanutiti guardano i ragazzetti da websites col sorriso che non arriva alle labbra, alcuni ticchettano sul computer. Fa tanto “Front Page” ma senza Lemmon e Matthau è difficile fare Billy Wilder, rimane solo da maledire l’assenza del wi fi. Ci sono i cavetti, come il secolo scorso – o erano solo due anni fa? – e quest’anno niente pranzo al buffet, c’è aria di crisi.

I tre televisori in sala stampa sono in realtà due perché uno serve per guardare le repliche del Barça, figuriamoci. Quello sul campo centrale ti rimanda le immagini di Ferrer, nessuno guarda, al massimo un’alzata di testa verso il terzo, quello con i risultati dei tre campi in cui si gioca il torneo. Ti fai spazio tra spagnoli che parlano di “Rafa”, “Tommy” “Marcel”. Tutti nomi, mai un cognome. Un briciolo di lusinga nel vedere che l’addetto stampa si ricorda di te, ti saluta in italiano, ti chiede chi è la fotografa che è con te – Anna Dorangricchia, le foto che accompagnano le cronache, e questo pezzo, sono sue – ti porta dall’addetto dell’ATP che “è italiano come te, siete gli unici qui”. In sala conferenze quando arriva Fognini che ha appena battuto Rublev sotto un sole infuocato (c’erano gli occhiali da sole nella borsetta!) ti chiede se hai delle domande da fare. Persona di rara gentilezza, forse è anche merito suo se Fognini appare finalmente rilassato, in grado di tormentare meno le sue povere unghie; speriamo di incontrarlo ancora.

Il giorno di Nadal e Fognini è quello di San Jordi. Qui ci si scambiano rose e libri, c’è il sole la giornata è bellissima; tutte le ragazze hanno la rosa, non tutti i ragazzi hanno il libro. I giocatori consigliano un loro libro, chissà se hanno regalato la rosa. Mi riprometto di chiederlo a Fognini, lo dimenticherò.

Quando Fognini e Nadal scendono in campo la Pista Central non è ancora piena. Hanno appena finito Ferrer e Ymer, che devo ringraziare perché mi danno modo di sorprendere il mio vicino di posto che credeva potessero arrivare al terzo set; quando sul 4-0 per lo svedese gli dico che non credo che Elias possa vincere un altro game mi guarda compassionevole. Il 6-4 finale cambierà il suo sguardo, ma siamo già su Fognini che serve e tiene la battuta. So che in Italia è l’unica partita che conta e quindi ci si trasforma nel “bravo cronista”: bloc notes e punti annotati, non mi sfuggirà niente, neanche la percentuale di prime.  Fognini è calmo, qualche commento su qualche palla, ma dall’altra parte c’è Nadal, c’è rispetto per lui. Rafa è scuro in volto, si vede che non è convinto, prova a fare delle cose che gli vengono male, perde il primo set e sempre più irritato grugnisce con toni più alti. La Pennetta guarda e applaude chissà se davvero pensa che Fabio possa vincere. Vedo finalmente esultare Nadal alla vecchia maniera, avambraccio all’altezza del viso e belluino “Vamos!”, il pubblico non aspettava altro per impazzire. A Fognini riesce quell’incredibile passante sullo smash che farà delirare il pubblico italiano davanti alla tv e scatenerà il gossip sul diamante che si intravede attorno al dito di Flavia finalmente serena.

Quando Nadal tira lungo quel dritto si scappa in sala stampa con un pensiero a Ubaldo – adesso ci sarà l’inferno – dando un’occhiata al taccuino. Davanti al computer il segnale acustico di Skype impazzisce, scrivo e rispondo, Nadal arriva subito per la conferenza, devo interrompere, di rileggere non se ne parla, se un lettore si lamenta mi rimprometto di andarlo a cercare a casa quando torno. Pentagallo per fortuna ha già messo titolo, abstract e screenshot, Ubaldo mi strappa un sorriso perché – come dico sempre a chi vuole fare l’inviato – lui è davvero convinto che siamo dotati del dono dell’ubiquità, ma conclude con un paterno “so che ti farai onore”. Nadal si fa strada tra tutti, sotto il cappellino è sempre più rabbuiato, la voce spezzata, la testa bassa. Si riprende lentamente, va via, posso tornare a scrivere, aggiungere qualcosa; chissà, forse togliere qualche refuso. Macché. Arriva Fognini che dice addirittura che stapperebbe una bottiglia di champagne e che vale doppio per lui questa vittoria perché gli si riconosce una certa tranquillità. Noi siamo tutti contenti, andiamo a casa tardi, solo davanti ad una “fideua” (una terribile specialità valenciana simile alla paella) ci si ricorda che si doveva dare un’occhiata all’avversario di domani, Andujar. Se ne parlerà l’indomani, purtroppo.

Quando si torna al club la sala stampa è svuotata della metà, nessun problema per trovare un posto a cui attaccare il cavo, nessuno realmente interessato ai 4 spagnoli. Con Giuliani si parla di Crimea e Russia, perde Robredo ma tutti sono interessati al ritorno del Pep: il Bayern affronterà il Barcellona per le semifinali della Champions League. Per fortuna Ferrer batte Kohlschriber, poi, in un campo semivuoto e umido, Fognini deve stropicciarsi gli occhi come se avesse delle lacrime. È un peccato che non venga in conferenza, gli avrei fatto i complimenti perché credo sia importante perdere in quel modo, cioè senza strepiti né sceneggiate, ne sono convinto. Tutti dobbiamo abituarci al nuovo Fognini, almeno speriamo.

Adesso c’è più tempo, Silvia Berna e Garofalo decidono che posso andare a fare un giro e il salto alla Barceloneta è obbligatorio e pazienza per il cielo grigio. Anzi no, meglio così, il mare in fondo è la cosa meno interessante. Molto meglio la piazza, dove alle 11 e quarto trovi questi negozi, quasi bettole, senza insegna pieni di gente intenta a mangiare e non soltanto le tapas. Altro che i ritardi spagnoli… Il dovere chiama anche se il week end finale è una specie di strazio, nonostante Andujar faccia di tutto per migliorarlo. Allora c’è tempo anche per Klizan che serve in un modo molto curioso col piede sinsitro che alla fine del movimento martella dolcemente la terra rossa, come fosse un picchio. Della partita non saprei dire, francamente.

La finale è programmata per le 17.30, non scommetterei un soldo sui 5 game di Andujar (Giraldo l’anno scorso ne fece 4) e quindi con Daniele Vallotto scriviamo il pezzo prima che cominci la partita, così per le 19.30 posso essere a Plaça d’Espanya che è come una specie di luogo incantato, nonostante la folla, e tutto il resto. Si finisce tardi e la sala stampa è invasa dai giapponesi. Non che il risultato fosse in discussione tant’è che si leggono cartelli nostalgici a base di “Rafa we miss you” chissà perché in inglese. Si mette anche a piovere, ma Plaça de Espanya con i colori della fontana che cambiano, rimane meravigliosa.

Oggi il Tibidabo, domani Istanbul. Si, sempre meglio che lavorare.

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Flash

WTA Cincinnati: Serena Williams perde nettamente contro Raducanu e saluta per sempre il torneo

Emma Raducanu domina Serena Williams che lascia il torneo senza salutare il pubblico e saltando la conferenza stampa.

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Serena Williams - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

[10] E. Raducanu b. [WC] S. Williams 6-4 6-0 (da Cincinnati il nostro inviato)

Serena Williams non ha voluto alcuna celebrazione una volta uscita dal campo dopo la sua netta sconfitta nel primo turno del “ Western & Southern Open” . Ha salutato con una stretta di mano laconica la giovane britannica, ma d’altronde anche quando era nel fiore della giovinezza Serena non era un esempio di particolare sportività nell’accettare le sconfitte. Ha abbandonato il campo salutando velocemente quel pubblico che l’ha vista trionfare in Ohio “back to back” nel 2014 e nel 2015.

La partita si sarebbe dovuta giocare lunedì sera ma gli organizzatori all’ultimo secondo hanno deciso di spostarla alla sera seguente scatenando la rabbia di coloro che avevano organizzato il viaggio nel sud dell’Ohio solo per salutare Serena Williams. Forse questa “fuga” dopo la sconfitta da parte di Serena è un po’ egoistica verso coloro che erano venuti soprattutto per assaporare l’atmosfera dell’addio e si sono trovati a uscire dal ‘Lindner Family Tennis Center” non solo senza una partita ma  nemmeno senza l’effimero fascino di un degno “farewell”. 

 

Per quanto riguarda il match c’e’ davvero poco da dire. Serena Williams e’ apparsa come non mai dipendente dalla prima di servizio, ha tirato sette aces ma con la seconda ha vinto solo il 17% di punti. È apparsa spesso lenta in uscita dal servizio e, rispetto anche a qualche stagione fa, la sua palla ha perso in velocità. Raducanu, nata nello stesso anno in cui Serena diventava numero uno del ranking per la prima volta in carriera, non si è fatta spaventare dal palcoscenico giocando un match ordinato.

Durante l’intervista sul campo Raducanu ha speso le solite parole di circostanza “capisco che facevate il tifo per lei perché anche una parte di me voleva che lei vincesse”. Un’altra ragazza cresciuta nel mito di Serena o nonostante i soli diciannove anni ha già imparato le regole del gioco.

Emma Raducanu – Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

L’ho vista giocare qui per la prima volta quando aveva poco più di vent’anni “ ci dice Karl, nativo di Cincinnati e una vita passata a fotografare giovani promesse, che avevamo già conosciuto durante il Challenger di Champaign lo scorso novembre. “Paul Flory, il vecchio direttore del torneo di Cincinnati – aggiunge Karl – diceva sempre che se Venus perdeva la mattina sicuramente Serena avrebbe perso nel pomeriggio perché senza Venus non aveva motivazione”. Andando a rispolverare le vecchie edizioni del torneo  nell’edizione 2009 Venus perse a gli ottavi contro Flavia Pennetta e qualche ora seguente Serena venne sconfitta da Sybille Bammer. Forse una semplice coincidenza. “Alla fine questo sport e’ intrattenimento – aggiunge Karl – Serena negli anni d’oro era talmente forte che la gente voleva vederla giocare. Fatte le proporzioni è come Kyrgios. Entrambi hanno avuto moltissimi comportamenti discutibili ma sono in grado di attirare il pubblico”. 

La “legacy” di Serena Williams a livello umano e’ meno tangibile rispetto a quella sul campo. Per quanto possa essere banale, da quella sconfitta allo US Open del 2015 contro Roberta Vinci di pari passo con il suo declino anche il tennis femminile ha faticato terribilmente a trovare una regina degna di lei. 

Poco dopo le 21 la maggioranza degli spettatori ha lasciato l’impianto, Serena Williams probabilmente non calcherà mai più i campi in cemento di Mason ma l’empatia verso una grande campionessa ha lasciato spazio a una delusione per uno spettacolo mancato.     

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ATP

ATP Cincinnati: esordi vincenti per Alcaraz e Medvedev

Decisamente agevole la prima assoluta in Ohio dello spagnolo, molto meno convincente la vittoria del numero uno del mondo

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Daniil Medvedev, Cincinnati 2022 (foto: twitter @CincyTennis)

La notte italiana è teatro di alcuni degli esordi più attesi al Western & Southern Open, come quelli di Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev, rispettivamente teste di serie numero 3 e 1. Scende in campo per primo l’enfant prodige spagnolo, che in poco più di un’ora ha la meglio su Mackenzie McDonald senza spendere chissà quante energie. Giornata abbastanza negativa quella dello statunitense, che non può opporsi in nessun modo all’avanzata del numero 4 del mondo.

Totalmente diverso il match di Medvedev, chiamato a riscattarsi dopo la sconfitta con Kyrgios patita a Montreal la scorsa settimana e che non ha un battesimo facile contro Botic Van De Zandschulp. L’olandese non sembra in una gran giornata, sbaglia tantissimo – soprattutto nel primo set – ma viene più volte graziato dal russo, bravo a chiudere in due set ma costretto ad annullare un set point nel secondo parziale.

[3] C. Alcaraz b. M. McDonald 6-3 6-2

 

McDonald parte al servizio e conquista i primi due punti della partita, ma Alcaraz non si fa pregare e entra subito al 100%, infilando quattro punti di fila e partendo subito in vantaggio. Non appena si entra nello scambio lo spagnolo fa valere la maggiore pesantezza di palla e lo statunitense può far poco, andando subito sotto 0-2. Il primo set si gioca nei turni di battuta della testa di serie numero 3, che certamente non è una gran notizia per McDonald. Il numero 72 del mondo, data anche la posizione arretrata di Alcaraz in ribattuta, prova a mantenersi in scia accorciando gli scambi con alcuni serve&volley che gli fruttano diversi punti. In risposta, tuttavia, non riesce praticamente mai ad essere aggressivo nonostante una percentuale di prime non elevatissima dello spagnolo, che con la seconda spesso sceglie a ragione di andare al corpo.

Avanti 4-2 il numero 4 del mondo ha la possibilità di crearsi un’altra palla break, ma sul 30-30 McDonald copre benissimo la rete con due ottime volée e accorcia le distanze poco dopo. Nonostante qualche errore qua e là Alcaraz continua a non avere problemi nei suoi turni di battuta, aumentando le percentuali al servizio e portandosi sul 5-3. Nel primo set l’iberico conquista il 90% di punti sulla seconda, dato in cui si cela la grande difficoltà di McDonald a trovare profondità in risposta. Al servizio per rimanere nel set, lo statunitense è costretto a cedere nuovamente la battuta: anche grazie a un lob millimetrico (e al doppio fallo del suo avversario sul set point) Alcaraz chiude 6-3 la prima frazione.

Anche in avvio di secondo parziale la situazione non cambia, con il 19enne di Murcia che continua ad essere dominante con i suoi colpi da fondo, mentre il suo avversario non riesce a trovare le giuste contromisure, specialmente con il dritto. Come nel primo set McDonald cerca di prendere costantemente la rete, ma nel quarto gioco viene passato con il rovescio da Alcaraz, che si procura un break point ma sbaglia la risposta subito dopo. Il game si trascina ai vantaggi, lo statunitense vince il punto più bello della partita dopo uno scambio prolungato nei pressi rete e impatta sul 2-2.

I problemi però per McDonald sono appena iniziati, dato che da quel momento non conquisterà più un singolo gioco. Alcaraz si procura altre due palle break consecutive nel sesto gioco e questa volta va a segno. Lo spagnolo è totalmente in controllo del match, affonda ripetutamente con dritto e rovescio e si porta senza fatica sul 5-2. L’incontro si conclude con il quarto break in favore della testa di serie numero 3, che con l’ennesimo dritto penetrante si impone 6-3 6-2 ed ottiene la sua prima vittoria in carriera a Cincinnati: al terzo turno per lui ci sarà il vincente del match tra Cilic e Ruusuvuori.

[1] D. Medvedev b. B. Van De Zandschulp 6-4 7-5

Decisamente più equilibrato rispetto al match precedente è l’esordio del numero uno del mondo. Van De Zandschulp parte al servizio con le idee chiarissime: conquistare la rete il prima possibile. Il piano funziona a metà, perché sì gli porta i primi due punti, ma gli costa anche il break. Ai vantaggi infatti l’olandese si precipita ancora a rete, ma sbaglia la direzione dell’attacco e viene infilato. Con qualche patema, pur senza annullare chance di controbreak immediato, Medvedev sale subito 2-0 e ha una possibilità per il doppio break nel terzo gioco, ma sbaglia la risposta. Il numero 24 ATP questa volta ne approfitta e accorcia le distanze, cercando spesso di variare gli angoli al servizio vista la posizione arretrata del suo avversario.

Il russo non mostra certo la sua miglior versione in avvio, ma i diversi errori di Van De Zandschulp lo aiutano a mantenersi in vantaggio. L’olandese conquista soltanto due dei primi dodici punti dalla riga di fondo ed è ancora costretto ai vantaggi nel quinto game, dove annulla una nuova opportunità di break grazie allo schema servizio-dritto, portandosi sul 2-3. È una partita povera di spettacolo e ricca di errori, dove a fare la differenza è unicamente il break conquistato da Medvedev ad inizio partita. Anche usufruendo dei diversi gratuiti del suo avversario (e dell’apporto della prima di servizio, 12/12), il russo riesce a conservare il vantaggio fino a fine set, archiviato 6-4 con due grandi dritti alla Medvedev e dopo aver vinto gli ultimi sedici punti al servizio.

In avvio di secondo parziale Van De Zandschulp mette la testa avanti per la prima volta nel match e, in generale, dà la sensazione di essere un po’ più aggressivo e propositivo. Diminuiscono pian piano i gratuiti da una parte e dall’altra, anche se il match resta tutt’altro che spettacolare. I problemi dell’olandese continuano però ad essere in risposta, dove non riesce a conquistare punti. Sul 2-2 Medvedev ha l’occasione di porre una seria ipoteca sul match: sul 15-15, infatti, infila una gran risposta vincente di dritto e ringrazia i due doppi falli consecutivi del suo avversario, che lo mandano avanti di un break anche nel secondo set.

Al momento di allungare il numero uno del mondo fa registrare un calo inaspettato e, con un comodo rovescio spedito in rete, restituisce immediatamente il break. Van De Zandschulp tiene ai vantaggi il settimo game e si porta sul 4-3, ma i problemi per lui si ripalesano nel gioco successivo, dove finisce subito sotto 0-40. L’olandese però non si perde d’animo, gioca soltanto più serve&volley e riesce clamorosamente a rimettere in piedi un game che sembrava perso. Va detto che l’aiuto di Medvedev si rivela fondamentale, con il russo che avrebbe potuto fare decisamente meglio su almeno due delle tre palle break e si trova così a servire per rimanere nel set. Annullato un pericoloso set point, con un ace provvidenziale la testa di serie numero uno opera prima l’aggancio sul 5-5, quindi il definitivo sorpasso. Esattamente come sul 2-2 sono i doppi falli a condannare Van De Zandschulp, addirittura tre in questa occasione. Medvedev fatica a chiudere, annulla una nuova palla break ma al terzo match point si impone 6-4 7-5: al prossimo turno attende il vincente del match tra Paul e Shapovalov.

Il tabellone completo dell’ATP di Cincinnati

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ATP

ATP Cincinnati: Carreno Busta subito fuori, Kyrgios e Paul d’ordinaria amministrazione, travolgenti Fritz e De Minaur

Nessun problema per i due australiani, men che meno per gli americani, in un martedì senza scossoni a Cincinnati

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de minaur 16 08 2022

Nessun risultato che lasci a bocca aperta in quanto ad eliminazioni, ma se c’è un risultato che può essere quasi sorprendente, in questo martedì al Western and Southern Open, è quello di Nick Kyrgios. Infatti l’australiano ha battuto 7-5 6-4 Alejandro Davidovich Fokina, dunque per una volta non è il suo il risultato più comodo di giornata. Scendendo nei dettagli della partita, in realtà, non si trovano particolari problemi per l’ex finalista di questo torneo, che subisce solo un contro-break nel secondo set, dunque vedendosi costretto a rimandare il momento della vittoria, ma senza mai trovarsi a rincorrere lo spagnolo, autore di una prestazione sufficiente che non basta però per questo Nick. Chiude con 10 ace e il 71% di conversione con la prima, come sempre abbinando buon servizio e colpi da applausi da fondo, andando a creare un incrocio da urlo al prossimo turno contro il n.1 d’America.

Quella che sulla carta potrebbe sembrare una sorpresa, in realtà non lo è poi tanto: il vincitore di Montreal, Pablo Carreno Busta, è stato sconfitto al primo turno da Miomir Kecmanovic al tie-break del terzo set (1-6 7-5 7-6). È risaputo come chi vince un torneo rischi parecchio all’avvio del torneo successivo, soprattutto in un caso come questo nel quale il torneo vinto è certamente il più prestigioso nella carriera del vincitore. Sceso in campo neanche 48 ore dopo il trionfo in Canada, Carreno Busta è partito benissimo ma ha poi pagato le tante energie nervose spese nel weelend passato e ha dovuto cedere sulla volata finale a Kecmanovic, che ora incontrerà sul suo cammino Jannik Sinner.

 

Taylor Fritz ha travolto per 6-1 6-1 Sebastian Baez (decisamente sfortunato con il sorteggio in questi due 1000, la settimana scorsa all’esordio a Montreal pescò Kyrgios), centrando un ottimo esordio all’ultimo Master dell’anno sul suolo di casa, ben memore di Indian Wells. Decisamente convincente la tds n.11, che chiude con l’80% di conversione con la prima e salvando 3 palle break su 3, contro un argentino che come sempre ci ha provato fino all’ultimo, ma sul cemento ha ben pochi mezzi per impensierire Fritz. Eliminato per due volte di fila (Washington e Montreal) da Daniel Evans agli ottavi l’americano, al secondo turno affronterà per la prima volta in carriera Nick Kyrgios. Uno dei due australiani che hanno vinto con successo oggi, insieme ad Alex De Minaur, tra l’altro eliminato proprio dal connazionale agli ottavi in Canada. Il trottolino ha battuto 6-2 6-2 senza problemi il qualificato Henri Laaksonen, senza dover mai neanche annullare una palla break e perdendo solo 3 punti al servizio. Il recente campione di Atlanta incontrerà al prossimo turno, in una partita da leccarsi i baffi, la settima forza del tabellone Felix Auger-Aliassime.

Parlando di giocatori in forma, chiudiamo citando il debutto vincente e convincente di Tommy Paul, che la scorsa settimana ha raggiunto il primo quarto di finale 1000 della carriera, abbinandolo alla vittoria più prestigiosa nel meraviglioso secondo turno contro Carlos Alcaraz. Il n.31 al mondo ha battuto 6-3 6-2 il connazionale Jenson Brooksby, che ha un po’ deluso nei due 1000 estivi americani, mettendo in campo un brillante 88% di conversione con la prima e divertendo e divertendosi come suo solito con il tipico tennis pieno di estro e ad alto tasso di godibilità che sempre mette in campo. E, a proposito di divertimento e di secondi turni da vedere, il prossimo avversario sarà Denis Shapovalov, alla perenne ricerca di sé stesso, in quello che si preannuncia un blockbuster tennistico per andare a sfidare (eventualmente) il n.1 al mondo Daniil Medvedev.

Il tabellone completo del Masters 1000 Cincinnati

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