Coppa Davis, World Group I: disastro Spagna, la Russia vince 3-2 grazie a Rublev. Rep. Dominicana ai play-off!

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Coppa Davis, World Group I: disastro Spagna, la Russia vince 3-2 grazie a Rublev. Rep. Dominicana ai play-off!

Per la prima volta nella sua storia la Spagna viene sconfitta in Davis dopo essere stata in vantaggio 2-0. Donskoy (schierato al posto di Kachanov) supera in 4 set Robredo, Rublev compleata la rimonta asfaltando Andujar. L’Uzbekistan piega la Corea, l’India rimonta la Nuova Zelanda e l’Olanda supera l’Austria. Ai play-off anche Polonia e Slovacchia

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COPPA DAVIS, WORLD GROUP I

ZONA EUROPA/AFRICA

RUSSIA-SPAGNA 3-2 (Marco Lauria)

Andrey Rublev aveva dichiarato dopo la sconfitta con Robredo ed infastidito dall’intervista rilasciata da quest’ultimo (“Con la Russia vittoria facile”) che da qui ad un anno lo avrebbe battuto facilmente. Non ha dovuto aspettare tanto per prendersi la sua rivincita. Dopo la vittoria di ieri nel doppio, la Russia realizza una clamorosa rimonta contro la Spagna. Donskoy che Tarpischev ha schierato al posto di Kachanov ha superato in 4 set lo stesso Robredo per il momentaneo 2-2. E’ stato poi proprio Rublev a sancire la rimonta locale asfaltando a suon di accelerazioni Pablo Andujar. Momento davvero disastroso per le furie rosse, che a settembre giocheranno contro la Danimarca addirittura per non finire nella serie C della Davis. Dopo le polemiche sulla nomina della Leon, le dimissioni del presidente della federazione Escanuela e quelle della stessa Leon, continua a piovere sul bagnato in casa iberica. Chissà quante polemiche seguiranno al ritorno a casa dei tennisti spagnoli.

 

E. Donskoy b. T. Robredo 6-3 5-7 6-2 7-6(3)

Conserverà a lungo Evgeny Donskoy il ricordo di questo match, che dovesse risultare decisivo ai fini del risultato sarebbe probabilmente la più importante vittoria della sua carriera. Un match superlativo quello giocato dal moscovita classe ’90, in grado di tenere in scacco Tommy Robredo per tutta la durata dell’incontro. E pensare che non doveva nemmeno essere in campo, spettatore non pagante del venerdì, Evgeny si è ritagliato un ruolo da protagonista grazie all’ottima prestazione sfoderata in doppio. Implacabile picchiatore seriale, ha ammattito lo sventurato Robredo mettendo in mostra un repertorio che non rispecchia di certo la sua classifica.
Inerme, nonostante l’attitudine difensiva tipica dei raccoglitori spagnoli, al quarto gioco Robredo perde il servizio, sfiancato da uno scambio estenuante che termina con un dritto in rete. Col break in tasca Donskoy contiene lo spagnolo sui suoi turni di battuta e lavora ogni punto con ordine e sorprendente tranquillità. Non si lascia pregare quando c’è da salire a rete a chiudere i punti, dimostrando come al braccio d’acciaio può abbinare un’ottima mano. Non rifiuta nemmeno di giocare palle corte, approfittando di un Robredo sempre ben oltre la linea di fondo campo. Il primo parziale fila via velocissimo col russo che non sembra volersi fermare nemmeno nel secondo.
Lo spagnolo cresce al servizio, ma non riesce a trovare la chiave per scardinare quello del suo avversario, almeno sino al 6-5, quando Donskoy affossa in rete una semplice volè in campo aperto e Robredo chiude con un meraviglioso inside-in, trasformando in set l’unica palla break che gli viene concessa.
Immaginare un calo del russo a questo punto non è esercizio di pura fantasia, ma il break in apertura mette il terzo set subito su binari diversi da quelli che si potevano prevedere. Robredo borbotta da fondo campo e mima i colpi, Donskoy colpisce forte e consolida il break con uno smash (ne giocherà tanti, non ne sbaglierà mezzo). Sul 30-0 del terzo game il moscovita trova tre quindici in altrettante risposte d’incontro che lasciano fermo Robredo, ma il break non arriva. Questione di minuti. Donskoy si libera dalla diagonale col rovescio bimane e si procura tre palle break. La doppia voce di Teledeporte scomoda un paragone con Novak Djokovic, poi si affievolisce quando arriva il 4-1 e di lì a poco il 6-2 che chiude il terzo set.
Conchita Martinez prova a scuotere il suo giocatore, mentre sull’altra panchina Shamil Tarpischev sembra imperturbabile. Gli equilibri del quarto set si rompono già al quinto gioco, quando un doppio fallo di Robredo regala l’ennesimo break a Donskoy. Il russo decide di fare altrettanto giocando un horror-game al servizio. Lo scambio di cortesie si prolunga ancora ed in modo bizzarro, quando sul 5-5 Robredo perde nuovamente la battuta, Evgeny può servire per chiudere il match, ma un moto d’orgoglio iberico trascina il set al tie-break. Robredo apre con un doppio fallo. Donskoy chiude a rete l’ennesimo dritto profondissimo che gli ritorna puntuale come un boomerang svogliato, poi con lo schiaffo al volo legittima il vantaggio. Si gira sul 4-2 in favore del russo e si va avanti senza minibreak sino al 5-3, Robredo gioca una demi-volè sulla quale Donskoy si avventa col dritto. Tutto facile, come il dritto che Robredo spara via sul match point sovietico. Aggancio riuscito

 

A. Rublev b. P. Andujar 6-4 7-6(4) 6-3

Le luci che dimenticano il parterre non permettono di capire quanta gente sia affluita negli ultimi minuti all’interno della Fetisov Arena, ma sono i decibel a non lasciar spazio ad interpretazioni. E’ lui l’idolo di casa, Andrey Rublev, gravato del dolce compito di completare la rimonta e trascinare la Russia al play-off. Nel post partita del venerdì aveva assicurato che nel giro di un anno sarebbe riuscito a battere Tommy Robredo, ma oggi il suo avversario è un altro. Pablo Andujar regge l’impeto sovietico solo due set, prima di abbandonare ogni velleità di vittoria nel terzo e conclusivo parziale di una partita che non è mai stata davvero in discussione.
Il primo set vola via veloce, trentasette minuti e un break agghindati da violente accelerazioni e gemiti iberici incapaci di frenare il furore moscovita. Togliere ritmo, rifiutare lo scambio, sono doti che Rublev ha nel suo Dna tennistico.
Un break per parte nel secondo set consente di approdare senza sussulti emotivi al tie-break. Andujar parte con il piede giusto, realizza un ace sporco, poi tiene lo scambio propiziando l’errore del russo per ben due volte. Rublev non teme le scure del boia e infila un parziale di 4-0 restituendo i due mini-break di svantaggio. Il dritto largo del castigliano sul quattro pari concede una nuova occasione al russo che non si fa pregare chiudendo in contropiede sulla diagonale del rovescio. Il due a zero, qualora se ne avvertisse il bisogno, dona vigore all’entusiasmo degli aficionados sugli spalti.
Sulle ali dell’entusiasmo nel primo gioco del decisivo set Rublev rimonta da 0-30 e porta a casa il game ai vantaggi. Andujar è sulle gambe, ma le granate del russo continuano a piovere copiose. Il break arriva immediatamente ed è a 0. Entrambi non avevano chiuso i rispettivi incontri del venerdì in buone condizioni, ma i muscoli di Rublev sembrano aver dimenticato ogni noia. Sul 2-0 l’opportunità di accorciare non viene convertita dallo spagnolo che spreca malamente due palle break. In totale trans agonistica Rublev torna a sedersi, Tarpischev lo osserva senza dire una parola. Si sposta i capelli, alza la spallina del t-shirt come faceva Roddick. Sale ancora 0-30, poi però perde il game. Torna a servire bene, si commisera dopo una voleé mal riuscita e salva due palle break che potevano riaprire il match. Ormai è incontenibile, Andujar può solo mettere la racchetta e pregare che non ne arrivi un altro ancora più forte che però arriva sempre, o quasi. Rublev tiene il servizio e risponde sempre aggressivo in risposta quasi volesse accorciare i tempi. Sul 5-3 40-0 mette i piedi in campo e tira un micidiale dritto lungolinea. Non celebra la vittoria e si reca sotto rete ad abbracciare Pablo Andujar, stremato dalla verve dell’enfant prodige. Missione compiuta.

 

ROMANIA-SLOVACCHIA 1-3 (Stefano Tarantino)
M. Klizan b. M. Copil 7-6(3) 6-3 6-3

Chiude come da pronostico la Slovacchia in Romania con il primo singolare della giornata conclusiva. Il punto decisivo lo conquista il nr.1 ospite Martin Klizan che fatica solo il primo set contro l’omologo rumeno Marius Copil. Molto solido il tennista ospite, Copil fa quel che può mettendo in mostra anche un’ottima attitudine al gioco di volo, ma nei momenti cruciali la velocità dei colpi di Klizan fa la differenza.
Chirurgico il tennista slovacco che si aggiudica in volata il primo set al tie break(7-3), brekka Copil sul 4-3 nel secondo e dal 3-3 nel terzo infila i tre game consecutivi che gli consentono di chiudere partita e contesa.

 

POLONIA-UCRAINA 3-1 (Stefano Tarantino)
J. Janowicz b. S. Stakhovsky 6-1 7-6(3) 3-6 6-3

Jerzy Janowicz recita finalmente il suo ruolo da numero 1 e porta la Polonia ai play-off di settembre nella speranza di portare per la prima volta la sua nazione nel World Group da quando esiste il tabellone unico. Il tennista polacco supera in 4 set Sergiy Stakhovsky, il cui unico rimpianto è quello di essersi svegliato troppo tardi, altrimenti il match avrebbe potuto avere anche un altro andamento.
Janowicz parte benissimo, ma è soprattutto Stakhovsky che pare essere rimasto negli spogliatoi. Il primo set vola in un amen, 6-1 per il tennista di casa senza che l’avversario opponga la minima resistenza.
Nel secondo set finalmente c’è partita, Stakhovsky inizia a trovare un minimo di risposta al servizio di Janowicz e inizia a giocare a tutto braccio i suoi colpi, soprattutto di rovescio. Un break a testa sanciscono un equilibrio che solo il tie break può spezzare. Ha la meglio ancora il tennista di casa che sale due set a zero.
La partita sembra oramai finita ed invece accade quello che non ti aspetti. Janowicz cala un attimo e Stakhovsky è bravo ad approfittarne. Il polacco manca due palle break che sono parenti a dei match point sul 2 pari, ma poi nel game successivo cede la battuta e consente l’allungo all’avversario. Che senza particolari patemi chiude il set nel nono gioco.
Ora Stakhovsky ci crede e Janowicz vacilla. I passanti del tennista ucraino fanno male, arriva una palla break sull’1 pari e ben 4 sul 2 pari. Bravissimo Janowicz ad annullarle tutte e ad operare invece l’allungo definitivo nel sesto game. Il polacco non si ferma più e chiude con un ace nel nono game per il 6-3 finale.

 

AUSTRIA – OLANDA 1-3 (Ciro Battifarano)
R. Haase b. D. Thiem 6-4 7-6(4) 6-3

A metà secondo set nel Tennis Stadium di Kitzbuhel suonavano le note della marcia di Radetzky, ma di trionfale c’è ben poco quest’oggi per i colori austriaci: la ribellione olandese al pronostico ed alle classifiche Atp non riesce ad essere bloccata dalla squadra austriaca alla quale è mancato il leader, Dominic Thiem, non ancora in grado di conquistare il primo successo nella competizione a squadre (con quella di oggi sono 3 sconfitte in singolare ed una in doppio). La terra di Kitzbühel  è ancora amara per Dominic, che qui lo scorso anno venne sconfitto nella prima finale in carriera da Goffin, mentre la nota località sciistica, dopo la sconfitta di venerdì, torna a sorridere a Robin Haase che qui ha conquistato i suoi unici trofei in singolare, vincendo il torneo nel 2011 e nel 2012.
Un bel sole saluta l’ingresso in campo dei giocatori ma non illumina la partenza del beniamino di casa che cede subito il servizio in apertura. Nel quarto gioco Thiem ha due volte l’occasione di fare il contro break ma ha Haase col servizio annulla e subito dopo si porta avanti di un secondo break. L’austriaco, molto teso e falloso, riuscirà a recuperarne soltanto uno e cede così il primo set.
Nel secondo set vige un totale equilibrio, con Haase solido al servizio ma sempre in cerca di spostarsi sul dritto, lasciando scoperta la parte destra del campo. Thiem ad ogni modo ne approfitta poco, commettendo ancora tanti errori gratuiti (50 a fine match per lui, poco meno della metà per l’avversario). Si arriva al tie-break nel quale Haase subito aggressivo si porta avanti 4-1 con due minibreak, l’austriaco riesce ad aggredire una seconda di servizio e a recuperarne anche in questo caso soltanto uno e, anche questa volta, il set si chiude in favore dell’olandese.
Anche nel terzo set permane l’equilibrio che premia chi è al servizio, con Thiem che ha anche qualche occasione in più nei turni di servizio di Haase, ma oggi gli errori dell’austriaco sono davvero troppi e gli saranno fatali nell’ottavo gioco nel quale concede la palla break (non se ne vedevano dal sesto gioco del primo set) che, realizzata, manderà Haase a servire per il match e che consente all’Olanda di accedere ai playoff per il World Group.

 

 

ZONA ASIA/OCEANIA (Stefano Tarantino)

Dalla zona asiatica approdano ai play-off Uzbekistan (per il secondo anno consecutivo) e India. Gli uzbeki chiudono facilmente la contesa con la Corea grazie alla vittoria del loro nr.1 Istomin che approfitta del ritiro del giovane coreano Chung ad inizio secondo set.
Impresa invece degli indiani in Nuova Zelanda. Il nr.1 locale Statham da forfait causa virus e viene sostituito dal connazionale Daniell. Devvarman lo batte in 3 set, ancora più agevolmente Bhambri piega Venus per la rimonta dall’1-2 dell’India, insieme quindi all’Uzbekistan una delle potenziali avversarie dell’Italia nei play-off di settembre per giocarsi un posto nel tabellone principale 2016.

UZBEKISTAN-COREA 3-1
D. Istomin b. H. Chung 6-1 1-0 rit.

NUOVA ZELANDA-INDIA 2-3
S. Devvarman b. M. Daniell 6-4 6-4 6-4
Y. Bhambri b. M. Venus 6-2 6-2 6-3

 

ZONA AMERICHE (Stefano Tarantino)

Alla fine il mitico Estrella-Burgos ce la fa. Dopo i 5 set di venerdì ne servono altri 4 oggi per battere il nr.1 ecuadoregno Escobar, ma alla fine la Repubblica Dominicana raggiunge uno storico traguardo. A settembre si giocherà un posto per accedere per la prima volta nella sua storia al tabellone principale della Coppa Davis

REP.DOMINICANA-ECUADOR 3-1
V. Estrella-Burgos b. G. Escobar 4-6 7-6(3) 6-2 6-0

 

Alla luce dei risultati di questi spareggi, le undici possibilità per il sorteggio che riguarda l’Italia (cioè i play-off di settembre) sono le seguenti:

Uzbekistan in casa
Uzbekistan fuori casa
India fuori casa
Slovacchia fuori casa
Olanda in casa
Russia fuori casa
Polonia fuori casa
Colombia in casa
Colombia fuori casa
Rep. Dominicana in casa
Rep. Dominicana fuori casa

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Preliminari Coppa Davis 2022: Slovacchia-Italia si gioca su cemento indoor a Bratislava

Scelta la sede e la superficie per lo spareggio del 4-5 marzo. Si gioca per raggiungere le Davis Cup Finals di novembre. C’è un precedente datato 2009

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Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Il percorso in Coppa Davis della Nazionale italiana di Filippo Volandri partirà ufficialmente il prossimo venerdì 4 marzo. Berrettini, Sinner e compagni voleranno in Slovacchia per la sfida di playoff che mette in palio la qualificazione alle Davis Cup Finals by Rakuten del 2022. È stata annunciata la sede del confronto, ovvero la NTC Arena di Bratislava. La superficie dovrebbe essere cemento indoor, dunque abbastanza favorevole ai nostri primi due singolaristi – se confermeranno la loro presenza per il 4 e 5 marzo – Matteo Berrettini e Jannik Sinner. La Slovacchia ha infatti ospitato il Cile lo scorso settembre, giocando sempre alla NTC Arena e scegliendo il cemento come superficie. Il team guidato da Gombos e dal capitano Tibor Toth si impose 3-1, guadagnandosi la possibilità di giocare il turno preliminare nel World Group 2022.

C’è un precedente tra Italia e Slovacchia, squadra finalista della competizione nel 2005, sconfitta proprio a Bratislava contro la Croazia. Nel 2009 gli azzurri ospitarono sulla terra rossa di Cagliari la Slovacchia nel match di secondo turno del Gruppo I Europa-Africa e si imposero per 4-1. Vinsero in tre set Starace su Hrbaty (6-1 6-2 6-4) e in cinque set Fognini su Lacko (1-6 6-3 6-2 1-6 6-1). Il ligure, dopo la sconfitta nel doppio, chiuse la pratica superando Hrbaty 7-6 6-1 6-3 (arrotondò il punteggio Cipolla contro Lacko). L’Italia si qualificò così ai playoff di settembre per accedere al World Group, ma nulla poterono Seppi, Bolelli e Starace contro la Svizzera di Federer e Wawrinka, che vinse 3-2 a Genova.

Oltre un decennio più tardi le prospettive sono totalmente diverse per la nostra nazionale, che si presentava già alle Finals del 2021 tra le favorite, ma proverà ad arrivare in fondo nella competizione anche nel 2022, sperando di aggiungere alla squadra il numero italiano 1 Matteo Berrettini, fermato dall’infortunio all’addominale a novembre e assente alle Finali di Davis. Si dovrà passare dal preliminare, così come faranno altre 23 nazionali. Dieci di queste hanno ottenuto il posto vincendo lo spareggio per entrare nel World Group a settembre, mentre le altre 14 sono squadre che si sono qualificate tra il terzo e il 18esimo posto alle Davis Cup Finals ’21. Le prime due classificate, Russia e Croazia, sono già di diritto alle Finali 2022, così come le due wild card, assegnate a Serbia e Gran Bretagna.

 

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Binaghi: “Vogliamo candidarci per ospitare uno dei gironi della Coppa Davis 2022”

Il presidente FIT conferma l’interesse ma la scelta del luogo non è scontata: “L’avremmo voluta fare a Cagliari, ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone”

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Angelo Binaghi a Cagliari per Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

A livello di risultati, la stagione 2021 è stata una delle più floride per la storia del tennis italiano, mentre dal punto di vista organizzativo è stata senza dubbio la più gloriosa di sempre. Negli ultimi dodici mesi, gli eventi di maggior prestigio ad essersi svolti nello stivale sono quelli che hanno concluso la stagione: le Nitto ATP Finals e un girone delle fasi finali della Davis Cup by Rakuten entrambi avvenuti al Pala Alpitour di Torino, oltre alle Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals all’Allianz Cloud di Milano. Al netto del caos biglietti, tutto si è svolto in maniera più che decorosa e tutto lascia sperare che da qui in avanti non si possa migliorare.

E mentre le Finals a Torino sono garantite fino al 2025, ora la Federtennis vuole confermare l’impegno anche nella competizione a squadre. Come già annunciato le settimane passate, infatti, dal prossimo anno la Davis si dovrebbe trasferire ad Abu Dhabi dai quarti di finale in poi, mantenendo tuttavia la forma a gironi per decretare le partecipanti della fase finale, anche se si passerà da sei gruppi da tre a quattro gironi da quattro nazionali. Ebbene, l’Italia vuole candidarsi per ospitare uno dei gironi come accaduto quest’anno.

“Come paese stiamo facendo un’offerta per avere per i prossimi cinque anni la fase finale di Coppa Davis“, ha detto Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis. “L’avremmo voluta fare a Cagliari ma ci chiedono un palazzetto da 8000 persone. Per capienza siamo alla posizione N.107 in Italia. Non la possiamo fare perché qui non c’è e a causa di questo la regione che più ha investito si vede scappare questa opportunità. Parteciperemo alla gara per la prima volta. Vorremmo ospitare i gironi a quattro squadre“. Queste le parole del numero 1 della FIT pronunciate durante la presentazione della giornata finale delle Cupra FIP Finals di padel a Cagliari. È scontato aggiungere che visto com’è andato quest’anno, la città di Torino con i 15.657 posti del PalaAlpitour sarebbe sicuramente la scelta più probabile.

 

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Coppa Davis 2021: RTF troppo forte, la sorpresa Gojo, Italia mezza delusione

Medvedev e Rublev non sbagliano un colpo. La Croazia in finale grazie al numero due, N.279 del ranking ATP. L’Italia fallisce l’appuntamento con le semifinali. Delusione Spagna. Organizzazione migliore rispetto al 2019, ma nel 2022 il format cambierà ancora

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Daniil Medvedev alla 2021 Davis Cup by Rakuten (Credit: Manuel Queimadelos/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

La stagione tennistica 2021 si è chiusa come da tradizione con la finale di Coppa Davis. La vittoria è andata alla RTF, a certificare un anno davvero d’oro del movimento tennistico russo. Oltre alla Davis alla federazione russa sono finite l’ATP Cup, la Billie Jean King Cup e la Coppa Davis juniores. Insomma, nel 2021 non ce ne è stato per nessuno.

Nulla si può dire sul successo dei russi in quel di Madrid. Ampiamente pronosticato prima dell’inizio della manifestazione, Medvedev e Rublev non hanno sbagliato una partita (se si esclude la rimonta subìta da Andrey contro Feliciano Lopez, di 16 anni più anziano…), partendo semmai con il freno a mano tirato nelle prime sfide e poi carburando alla grande quando il torneo andava avanti. Se al vecchio format della Davis si imputava la colpa di non premiare per molteplici fattori la squadra in assoluto più forte, la nuova formula mai come quest’anno ha premiato davvero i migliori e il verdetto appare incontrovertibile.

Nessuno invece si sarebbe aspettato la Croazia finalista. Ma le incredibili performance di Borna Gojo unite all’affidabilità dei numeri uno in doppio, Mektic e Pavic, ha fatto sì che i tentennamenti di Marin Cilic venissero ampiamente compensati. Del resto con l’attuale formula il doppio pesa per il 33%: quando almeno un singolare lo porti a casa e puoi schierare i migliori al mondo nella specialità (oltretutto anche campioni olimpici), la vittoria finale è praticamente cosa fatta. Complimenti ai croati, oltretutto finalisti nel 2016 e campioni nel 2018, gran bella testimonianza di continuità.

 

Diciamo la verità, ci attendevamo molto dalla nostra nazionale. Le aspettative erano alte nonostante l’assenza di Berrettini (che ha pesato e non poco). Ma la mancanza di un doppio collaudato (visto anche l’indisponibilità di Bolelli convocato proprio al posto di Berrettini) e l’eccessiva tensione (probabilmente) accusata da Lorenzo Sonego hanno fatto sì che la nostra nazionale si fermasse ai quarti. Certo, così come nel 2019 ci ha fermato la poi finalista, allora il Canada, quest’anno la Croazia. Ma la super-performance di Gojo non può essere una attenuante per i nostri ragazzi. Se si vuole andare avanti nella manifestazione bisogna essere più forti di tutto e tutti e nonostante un anno più che positivo per il nostro movimento l’appuntamento con la Davis è stato fallito. In ogni caso i margini per i prossimi anni sono più che ampi, il futuro sembra dalla nostra parte. Non resta che pazientare.

Per il resto vanno sicuramente fatti i complimenti alla Germania, che nonostante l’assenza di Alexander Zverev si è guadagnata le semifinali, facendo fuori nel girone la Serbia di Nole Djokovic (poi ripescata come migliore seconda). Anche qui decisivo un doppio formato da specialisti, Tim Puez e Kevin Krawietz. Molto bene anche la Svezia dei fratelli Ymer. Vero che sono passati come migliori secondi nel girone forse meno valido del lotto da un punto di vista qualitativo, però fa piacere rivedere nel tennis che conta una nazionale che per anni ha dominato nella manifestazione. Vedremo se nelle prossime edizioni gli svedesi sapranno confermarsi.

Djokovic si è dimostrato troppo solo per portare la Serbia in finale, uno degli obiettivi che il numero 1 del mondo si era riproposto di raggiungere e che invece ha puntualmente fallito. Ma in una formula che prevede le sfide su tre incontri, se non hai una valida spalla e un buon doppio fai fatica anche se sei il migliore del mondo. Maluccio la Spagna detentrice del titolo. Certo hanno pesato non poco l’assenza di Nadal e la positività dell’ultimo momento al COVID di Alcaraz. Ma che sia stato Feliciano Lopez a 40 anni il trascinatore della squadra la dice lunga, e l’eliminazione nel Round Robin è stata più che meritata.

Complimenti al solito Kazakistan, che oramai da matricola è diventato una costante mina vagante della manifestazione. Ai quarti si è arreso alla Serbia di Djokovic, ma se l’è giocata fino all’ultima palla e per il movimento kazako non è cosa da poco. Con Bublik in campo per i prossimi anni, il Kazakistan potrebbe regalare altre piacevoli sorprese.

Se Ecuador e Colombia hanno fatto quello che potevano, grosse delusioni sono venute da Francia e Stati Uniti che rispetto alla loro storia passata hanno tradito le attese. La Gran Bretagna ha mancato le semifinali perdendo nei quarti con la Germania in una rivincita dei quarti del 2019 che allora aveva vinto. Potenzialmente i britannici erano più forti, piccola delusione.

Deludente anche l’Australia, sconfitta nettamente dalla Croazia e nella sostanza subito fuori dalla competizione. L’Ungheria ha fatto quello che poteva, vaso di coccio tra Australia e Croazia. Gli ungheresi hanno impegnato sia gli “aussie” che i croati poi futuri finalisti. Zombor Piros si è preso anche il lusso di battere Marin Cilic, di più era difficile aspettarsi.

Non giudicabile il Canada, troppo pesanti le assenze di Shapovalov e Auger-Aliassime, certo passare da finalisti a ultimi del lotto è davvero pesante. Non giudicabili nemmeno Cechia e Austria, arrivate alle Finals con minime aspettative e che hanno comunque onorato l’impegno.

Facciamo anche un rapido bilancio della nuova formula della Davis, che quest’anno rispetto all’edizione 2019 si è giocata su più giorni ma soprattutto ha diviso i Round Robin su tre sedi. Da questo punto di vista la mossa è stata sicuramente indovinata. È vero che non sono mancate le partite finite a tarda notte, ma si sono evitati gli scempi visti a Madrid e sicuramente tutta l’organizzazione ne ha giovato.

Va anche rimarcato che se l’obiettivo dell’ITF, al di là di quello economico, era far sì che la manifestazione fosse una specie di Coppa del mondo dove vince la squadra più forte, come detto all’inizio l’obiettivo è stato indovinato. Certo, il fattore campo è sempre stato un qualcosa di unico nel mondo tennistico per la Davis, ma probabilmente sia la vittoria della Spagna nel 2019 (anche se giocando in casa un piccolo vantaggio sicuramente c’era stato) sia quella della RTF quest’anno hanno premiato i team migliori, e i loro successi danno ancora più lustro alla manifestazione.

Come detto però la formula cambierà ancora. Si passerà a 4 gironi da 4 squadre, quindi le nazionali alle Finals passeranno da 18 a 16. Le prime due di ogni girone ai quarti che si giocheranno in un’altra sede (Abu Dhabi?), niente più calcoli cervellotici per scegliere le migliori seconde come nelle ultime due edizioni. Andrà meglio? Solo il tempo ce lo potrà dire. Per il resto ci sentiamo solo di rimarcare che nonostante tutto anche questa edizione della Davis ha riservato tante emozioni, tante piccole imprese da raccontare, tanti match combattuti, un’atmosfera sempre molto particolare e suggestiva. Si ricomincerà a marzo con i Qualifiers per le Finals 2022, l’Italia cercherà la qualificazione in Slovacchia (sulla carta impegno più che abbordabile). Nonostante tutto, lunga vita alla Davis!

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