Coppa Davis, World Group I: disastro Spagna, la Russia vince 3-2 grazie a Rublev. Rep. Dominicana ai play-off!

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Coppa Davis, World Group I: disastro Spagna, la Russia vince 3-2 grazie a Rublev. Rep. Dominicana ai play-off!

Per la prima volta nella sua storia la Spagna viene sconfitta in Davis dopo essere stata in vantaggio 2-0. Donskoy (schierato al posto di Kachanov) supera in 4 set Robredo, Rublev compleata la rimonta asfaltando Andujar. L’Uzbekistan piega la Corea, l’India rimonta la Nuova Zelanda e l’Olanda supera l’Austria. Ai play-off anche Polonia e Slovacchia

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COPPA DAVIS, WORLD GROUP I

ZONA EUROPA/AFRICA

RUSSIA-SPAGNA 3-2 (Marco Lauria)

Andrey Rublev aveva dichiarato dopo la sconfitta con Robredo ed infastidito dall’intervista rilasciata da quest’ultimo (“Con la Russia vittoria facile”) che da qui ad un anno lo avrebbe battuto facilmente. Non ha dovuto aspettare tanto per prendersi la sua rivincita. Dopo la vittoria di ieri nel doppio, la Russia realizza una clamorosa rimonta contro la Spagna. Donskoy che Tarpischev ha schierato al posto di Kachanov ha superato in 4 set lo stesso Robredo per il momentaneo 2-2. E’ stato poi proprio Rublev a sancire la rimonta locale asfaltando a suon di accelerazioni Pablo Andujar. Momento davvero disastroso per le furie rosse, che a settembre giocheranno contro la Danimarca addirittura per non finire nella serie C della Davis. Dopo le polemiche sulla nomina della Leon, le dimissioni del presidente della federazione Escanuela e quelle della stessa Leon, continua a piovere sul bagnato in casa iberica. Chissà quante polemiche seguiranno al ritorno a casa dei tennisti spagnoli.

 

E. Donskoy b. T. Robredo 6-3 5-7 6-2 7-6(3)

Conserverà a lungo Evgeny Donskoy il ricordo di questo match, che dovesse risultare decisivo ai fini del risultato sarebbe probabilmente la più importante vittoria della sua carriera. Un match superlativo quello giocato dal moscovita classe ’90, in grado di tenere in scacco Tommy Robredo per tutta la durata dell’incontro. E pensare che non doveva nemmeno essere in campo, spettatore non pagante del venerdì, Evgeny si è ritagliato un ruolo da protagonista grazie all’ottima prestazione sfoderata in doppio. Implacabile picchiatore seriale, ha ammattito lo sventurato Robredo mettendo in mostra un repertorio che non rispecchia di certo la sua classifica.
Inerme, nonostante l’attitudine difensiva tipica dei raccoglitori spagnoli, al quarto gioco Robredo perde il servizio, sfiancato da uno scambio estenuante che termina con un dritto in rete. Col break in tasca Donskoy contiene lo spagnolo sui suoi turni di battuta e lavora ogni punto con ordine e sorprendente tranquillità. Non si lascia pregare quando c’è da salire a rete a chiudere i punti, dimostrando come al braccio d’acciaio può abbinare un’ottima mano. Non rifiuta nemmeno di giocare palle corte, approfittando di un Robredo sempre ben oltre la linea di fondo campo. Il primo parziale fila via velocissimo col russo che non sembra volersi fermare nemmeno nel secondo.
Lo spagnolo cresce al servizio, ma non riesce a trovare la chiave per scardinare quello del suo avversario, almeno sino al 6-5, quando Donskoy affossa in rete una semplice volè in campo aperto e Robredo chiude con un meraviglioso inside-in, trasformando in set l’unica palla break che gli viene concessa.
Immaginare un calo del russo a questo punto non è esercizio di pura fantasia, ma il break in apertura mette il terzo set subito su binari diversi da quelli che si potevano prevedere. Robredo borbotta da fondo campo e mima i colpi, Donskoy colpisce forte e consolida il break con uno smash (ne giocherà tanti, non ne sbaglierà mezzo). Sul 30-0 del terzo game il moscovita trova tre quindici in altrettante risposte d’incontro che lasciano fermo Robredo, ma il break non arriva. Questione di minuti. Donskoy si libera dalla diagonale col rovescio bimane e si procura tre palle break. La doppia voce di Teledeporte scomoda un paragone con Novak Djokovic, poi si affievolisce quando arriva il 4-1 e di lì a poco il 6-2 che chiude il terzo set.
Conchita Martinez prova a scuotere il suo giocatore, mentre sull’altra panchina Shamil Tarpischev sembra imperturbabile. Gli equilibri del quarto set si rompono già al quinto gioco, quando un doppio fallo di Robredo regala l’ennesimo break a Donskoy. Il russo decide di fare altrettanto giocando un horror-game al servizio. Lo scambio di cortesie si prolunga ancora ed in modo bizzarro, quando sul 5-5 Robredo perde nuovamente la battuta, Evgeny può servire per chiudere il match, ma un moto d’orgoglio iberico trascina il set al tie-break. Robredo apre con un doppio fallo. Donskoy chiude a rete l’ennesimo dritto profondissimo che gli ritorna puntuale come un boomerang svogliato, poi con lo schiaffo al volo legittima il vantaggio. Si gira sul 4-2 in favore del russo e si va avanti senza minibreak sino al 5-3, Robredo gioca una demi-volè sulla quale Donskoy si avventa col dritto. Tutto facile, come il dritto che Robredo spara via sul match point sovietico. Aggancio riuscito

 

A. Rublev b. P. Andujar 6-4 7-6(4) 6-3

Le luci che dimenticano il parterre non permettono di capire quanta gente sia affluita negli ultimi minuti all’interno della Fetisov Arena, ma sono i decibel a non lasciar spazio ad interpretazioni. E’ lui l’idolo di casa, Andrey Rublev, gravato del dolce compito di completare la rimonta e trascinare la Russia al play-off. Nel post partita del venerdì aveva assicurato che nel giro di un anno sarebbe riuscito a battere Tommy Robredo, ma oggi il suo avversario è un altro. Pablo Andujar regge l’impeto sovietico solo due set, prima di abbandonare ogni velleità di vittoria nel terzo e conclusivo parziale di una partita che non è mai stata davvero in discussione.
Il primo set vola via veloce, trentasette minuti e un break agghindati da violente accelerazioni e gemiti iberici incapaci di frenare il furore moscovita. Togliere ritmo, rifiutare lo scambio, sono doti che Rublev ha nel suo Dna tennistico.
Un break per parte nel secondo set consente di approdare senza sussulti emotivi al tie-break. Andujar parte con il piede giusto, realizza un ace sporco, poi tiene lo scambio propiziando l’errore del russo per ben due volte. Rublev non teme le scure del boia e infila un parziale di 4-0 restituendo i due mini-break di svantaggio. Il dritto largo del castigliano sul quattro pari concede una nuova occasione al russo che non si fa pregare chiudendo in contropiede sulla diagonale del rovescio. Il due a zero, qualora se ne avvertisse il bisogno, dona vigore all’entusiasmo degli aficionados sugli spalti.
Sulle ali dell’entusiasmo nel primo gioco del decisivo set Rublev rimonta da 0-30 e porta a casa il game ai vantaggi. Andujar è sulle gambe, ma le granate del russo continuano a piovere copiose. Il break arriva immediatamente ed è a 0. Entrambi non avevano chiuso i rispettivi incontri del venerdì in buone condizioni, ma i muscoli di Rublev sembrano aver dimenticato ogni noia. Sul 2-0 l’opportunità di accorciare non viene convertita dallo spagnolo che spreca malamente due palle break. In totale trans agonistica Rublev torna a sedersi, Tarpischev lo osserva senza dire una parola. Si sposta i capelli, alza la spallina del t-shirt come faceva Roddick. Sale ancora 0-30, poi però perde il game. Torna a servire bene, si commisera dopo una voleé mal riuscita e salva due palle break che potevano riaprire il match. Ormai è incontenibile, Andujar può solo mettere la racchetta e pregare che non ne arrivi un altro ancora più forte che però arriva sempre, o quasi. Rublev tiene il servizio e risponde sempre aggressivo in risposta quasi volesse accorciare i tempi. Sul 5-3 40-0 mette i piedi in campo e tira un micidiale dritto lungolinea. Non celebra la vittoria e si reca sotto rete ad abbracciare Pablo Andujar, stremato dalla verve dell’enfant prodige. Missione compiuta.

 

ROMANIA-SLOVACCHIA 1-3 (Stefano Tarantino)
M. Klizan b. M. Copil 7-6(3) 6-3 6-3

Chiude come da pronostico la Slovacchia in Romania con il primo singolare della giornata conclusiva. Il punto decisivo lo conquista il nr.1 ospite Martin Klizan che fatica solo il primo set contro l’omologo rumeno Marius Copil. Molto solido il tennista ospite, Copil fa quel che può mettendo in mostra anche un’ottima attitudine al gioco di volo, ma nei momenti cruciali la velocità dei colpi di Klizan fa la differenza.
Chirurgico il tennista slovacco che si aggiudica in volata il primo set al tie break(7-3), brekka Copil sul 4-3 nel secondo e dal 3-3 nel terzo infila i tre game consecutivi che gli consentono di chiudere partita e contesa.

 

POLONIA-UCRAINA 3-1 (Stefano Tarantino)
J. Janowicz b. S. Stakhovsky 6-1 7-6(3) 3-6 6-3

Jerzy Janowicz recita finalmente il suo ruolo da numero 1 e porta la Polonia ai play-off di settembre nella speranza di portare per la prima volta la sua nazione nel World Group da quando esiste il tabellone unico. Il tennista polacco supera in 4 set Sergiy Stakhovsky, il cui unico rimpianto è quello di essersi svegliato troppo tardi, altrimenti il match avrebbe potuto avere anche un altro andamento.
Janowicz parte benissimo, ma è soprattutto Stakhovsky che pare essere rimasto negli spogliatoi. Il primo set vola in un amen, 6-1 per il tennista di casa senza che l’avversario opponga la minima resistenza.
Nel secondo set finalmente c’è partita, Stakhovsky inizia a trovare un minimo di risposta al servizio di Janowicz e inizia a giocare a tutto braccio i suoi colpi, soprattutto di rovescio. Un break a testa sanciscono un equilibrio che solo il tie break può spezzare. Ha la meglio ancora il tennista di casa che sale due set a zero.
La partita sembra oramai finita ed invece accade quello che non ti aspetti. Janowicz cala un attimo e Stakhovsky è bravo ad approfittarne. Il polacco manca due palle break che sono parenti a dei match point sul 2 pari, ma poi nel game successivo cede la battuta e consente l’allungo all’avversario. Che senza particolari patemi chiude il set nel nono gioco.
Ora Stakhovsky ci crede e Janowicz vacilla. I passanti del tennista ucraino fanno male, arriva una palla break sull’1 pari e ben 4 sul 2 pari. Bravissimo Janowicz ad annullarle tutte e ad operare invece l’allungo definitivo nel sesto game. Il polacco non si ferma più e chiude con un ace nel nono game per il 6-3 finale.

 

AUSTRIA – OLANDA 1-3 (Ciro Battifarano)
R. Haase b. D. Thiem 6-4 7-6(4) 6-3

A metà secondo set nel Tennis Stadium di Kitzbuhel suonavano le note della marcia di Radetzky, ma di trionfale c’è ben poco quest’oggi per i colori austriaci: la ribellione olandese al pronostico ed alle classifiche Atp non riesce ad essere bloccata dalla squadra austriaca alla quale è mancato il leader, Dominic Thiem, non ancora in grado di conquistare il primo successo nella competizione a squadre (con quella di oggi sono 3 sconfitte in singolare ed una in doppio). La terra di Kitzbühel  è ancora amara per Dominic, che qui lo scorso anno venne sconfitto nella prima finale in carriera da Goffin, mentre la nota località sciistica, dopo la sconfitta di venerdì, torna a sorridere a Robin Haase che qui ha conquistato i suoi unici trofei in singolare, vincendo il torneo nel 2011 e nel 2012.
Un bel sole saluta l’ingresso in campo dei giocatori ma non illumina la partenza del beniamino di casa che cede subito il servizio in apertura. Nel quarto gioco Thiem ha due volte l’occasione di fare il contro break ma ha Haase col servizio annulla e subito dopo si porta avanti di un secondo break. L’austriaco, molto teso e falloso, riuscirà a recuperarne soltanto uno e cede così il primo set.
Nel secondo set vige un totale equilibrio, con Haase solido al servizio ma sempre in cerca di spostarsi sul dritto, lasciando scoperta la parte destra del campo. Thiem ad ogni modo ne approfitta poco, commettendo ancora tanti errori gratuiti (50 a fine match per lui, poco meno della metà per l’avversario). Si arriva al tie-break nel quale Haase subito aggressivo si porta avanti 4-1 con due minibreak, l’austriaco riesce ad aggredire una seconda di servizio e a recuperarne anche in questo caso soltanto uno e, anche questa volta, il set si chiude in favore dell’olandese.
Anche nel terzo set permane l’equilibrio che premia chi è al servizio, con Thiem che ha anche qualche occasione in più nei turni di servizio di Haase, ma oggi gli errori dell’austriaco sono davvero troppi e gli saranno fatali nell’ottavo gioco nel quale concede la palla break (non se ne vedevano dal sesto gioco del primo set) che, realizzata, manderà Haase a servire per il match e che consente all’Olanda di accedere ai playoff per il World Group.

 

 

ZONA ASIA/OCEANIA (Stefano Tarantino)

Dalla zona asiatica approdano ai play-off Uzbekistan (per il secondo anno consecutivo) e India. Gli uzbeki chiudono facilmente la contesa con la Corea grazie alla vittoria del loro nr.1 Istomin che approfitta del ritiro del giovane coreano Chung ad inizio secondo set.
Impresa invece degli indiani in Nuova Zelanda. Il nr.1 locale Statham da forfait causa virus e viene sostituito dal connazionale Daniell. Devvarman lo batte in 3 set, ancora più agevolmente Bhambri piega Venus per la rimonta dall’1-2 dell’India, insieme quindi all’Uzbekistan una delle potenziali avversarie dell’Italia nei play-off di settembre per giocarsi un posto nel tabellone principale 2016.

UZBEKISTAN-COREA 3-1
D. Istomin b. H. Chung 6-1 1-0 rit.

NUOVA ZELANDA-INDIA 2-3
S. Devvarman b. M. Daniell 6-4 6-4 6-4
Y. Bhambri b. M. Venus 6-2 6-2 6-3

 

ZONA AMERICHE (Stefano Tarantino)

Alla fine il mitico Estrella-Burgos ce la fa. Dopo i 5 set di venerdì ne servono altri 4 oggi per battere il nr.1 ecuadoregno Escobar, ma alla fine la Repubblica Dominicana raggiunge uno storico traguardo. A settembre si giocherà un posto per accedere per la prima volta nella sua storia al tabellone principale della Coppa Davis

REP.DOMINICANA-ECUADOR 3-1
V. Estrella-Burgos b. G. Escobar 4-6 7-6(3) 6-2 6-0

 

Alla luce dei risultati di questi spareggi, le undici possibilità per il sorteggio che riguarda l’Italia (cioè i play-off di settembre) sono le seguenti:

Uzbekistan in casa
Uzbekistan fuori casa
India fuori casa
Slovacchia fuori casa
Olanda in casa
Russia fuori casa
Polonia fuori casa
Colombia in casa
Colombia fuori casa
Rep. Dominicana in casa
Rep. Dominicana fuori casa

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Coppa Davis, ranking per nazioni: Croazia in vetta, balzo Canada e Australia. L’Italia si conferma in top10

La Croazia si conferma al primo posto del ranking delle Nazionali, seguita da Spagna e Francia. Quarto posto per il Canada, settimo per l’Italia

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Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Canada - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La Coppa Davis 2022 continua a regalare record per il Canada. Dopo aver vinto la prima insalatiera della sua storia, grazie anche alla sua generazione tennistica più forte di sempre, i ragazzi con la foglia d’acero sul petto scalano anche la classifica delle Nazionali, pubblicata due volte all’anno (al termine delle fasi di qualificazioni e dopo le fasi finali).

In vetta al ranking si conferma la Croazia con 968,38 punti, anche grazie alla semifinale raggiunta quest’anno e persa contro l’Australia. Non solo però, perché sul primato dei croati – così come sulla posizione di ogni Federazione – pesano anche i risultati delle scorse stagioni. La classifica, infatti, tiene conto dei risultati degli ultimi quattro anni in modo via via decrescente. Per i risultati dell’ultimo anno, infatti, valgono il 100% dei punti; dei risultati del penultimo vengono considerati solamente il 75% dei punti, del terzultimo il 50% e del quartultimo il 25%. Bisogna tener conto anche dell’impatto del Covid-19 sulle stagioni 2020 e 2021, che vengono “unite” ai fini del calcolo del ranking (quindi, eccezionalmente, in questo periodo si tiene conto delle ultime cinque stagioni).

Per capire meglio, ad esempio, i punti totali di una squadra nel 2022 corrisponderanno la seguente somma:

 
  • 100% dei punti ottenuti nel 2022 + 75% dei punti ottenuti nel 2021 e 2020 + 50% dei punti ottenuti nel 2019 + 25% dei punti ottenuti nel 2018

Nel 2025 di tornerà a calcolare la classifica in maniera tradizionale, considerando dunque le ultime quattro stagioni. Il totale dei punti di una qualunque squadra, a fine 2025, corrisponderà dunque alla seguente somma:

  • 100% dei punti ottenuti nel 2025 + 75% dei punti ottenuti nel 2024 + 50% di punti ottenuti nel 2023 + 25% dei punti ottenuti nel 2022

I punti guadagnati sono ovviamente diversi in base alla fase della competizione raggiunta. In caso di vittoria ci si aggiudica 500 punti, mentre sono 300 quelli incassati per la finale, 200 per la semifinale, 150 per i quarti di finale e 100 se ci si ferma nel round robin.

A questi si aggiungono alcuni punti bonus, che possono variare da quattro a dieci in base al ranking dell’avversario: sono 10 se un tennista sconfigge un rivale che occupa il primo o il secondo posto nel ranking ATP, 9 se si batte il n°3 o il n°4, 8 se si prevale su un giocatore compreso tra il quinto e l’ottavo posto. Si guadagneranno poi 7 punti vincendo contro chi è compreso tra il 9° e il 16° posto, 6 punti contro uno tra il 17° e il 32°, 5 punti contro uno tra il 33° e il 64° e 4 punti contro uno dal 65° posto in giù.

Chiusa la parentesi sul calcolo del ranking, vediamo nel dettaglio la classifica. Dietro la Croazia, al secondo posto si trova la Spagna, orfana di Alcaraz e Nadal quest’anno, con 693,25 punti. Completa il podio la Francia con 628,00 punti.

Alle spalle dei transalpini si trova la prima variazione di posizione, visto che i primi tre posti sono rimasti invariati rispetto all’ultimo aggiornamento. Ai piedi del podio si trova il Canada con 565,75 punti, che grazie al successo di domenica scorsa ha guadagnato tre posizioni e, da quando il ranking per nazioni esiste (2001), si trova nel suo punto più alto di sempre.

Seguono Stati Uniti (490,34 punti), Germania (485,09) e Italia (473,00), che rimane stabile al settimo posto e chiude il 2022 tre posizioni più avanti rispetto al 2021. Completano la top10 l’Australia, finalista di questa edizione (430,25), la Gran Bretagna (398,00) e la Serbia (388,25). La Russia, vincitrice nel 2021 e bannata per le edizioni 2022 e 2023, è ferma al 16° posto. Questa dunque la top10 aggiornata a fine 2022:

  1. Croazia
  2. Spagna
  3. Francia
  4. Canada
  5. USA
  6. Germania
  7. Italia
  8. Australia
  9. Gran Bretagna
  10. Serbia

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Coppa Davis: è stata un’occasione buttata? Probabilmente sì. Si ripresenterà? Penso di sì

La scelta di Filippo Volandri che ha schierato Matteo Berrettini in doppio, sebbene a digiuno di tennis da 40 giorni, viene ancora oggi molto discussa. Nei circoli di tennis e sui social. Il post di papà Fognini, il commento di papà Bolelli, il pensiero del direttore…anche su questa Davis che non gli piace

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Matteo Berrettini e Fabio Fognini giocano il doppio decisivo contro il Canada - Malaga 2022, Coppa Davis (foto Roberto dell'Olivo)

Che peccato non aver vinto questa Coppa Davis. Era davvero alla nostra portata. Avessimo battuto il Canada non avremmo mai perso con l’Australia.

Più ci penso e più me ne faccio un cruccio. E mi chiedo se davvero non si sia un po’ buttata una grande occasione. Tutte le persone che mi è capitato di incontrare, a Malaga come al ritorno in Italia, sull’aereo, al circolo, con gli amici, sui social, condividevano l’identica sensazione.

Ha fatto, fa e farà discutere la scelta di Filippo Volandri che ha schierato in doppio Matteo Berrettini che non si era mai allenato con la squadra, che aveva provato a giocare solo un paio di giorni dacchè aveva perso a Napoli (con un piede gonfio come un melone…) la finale con Musetti.

 

Non frequento abitualmente Facebook ma mi è stato inoltrato un commento di papà Fognini, Fulvio, alias Fufo56  che qui riporto fedelmente con maiuscole e minuscole e mi ha fatto riflettere (al di là della discutibile… eleganza, ma pare che nei social network ci si esprima spesso così!): “LI SENTI PARLARE E SONO TUTTI CONTENTI PER ESSERE ARRIVATI IN SEMI…ma andate a fare in culo, questa era una DAVIS DA VINCERE!”. Sic dixit Fufo 56.

Dopodiché, e anche questo mi viene segnalato da un fedele addetto ai Facebook-posts, è arrivato a commento di ciò un “like” – che potrebbe apparire piuttosto significativo – di Simone Bolelli.

In aereo da Malaga a Bologna ho incontrato papà Bolelli, Daniele, e lui mi ha confermato – semmai ce ne fosse bisogno – che Simone aveva uno stiramento di 6 millimetri certificato da ecografia, motivo per cui non sarebbe stato certamente consigliabile farlo scendere in campo.

Era un problema peggiorato con la partita contro gli USA (vinta su Sock e su Paul…grazie capitan Fish, che hai preferito puntare sul n.103 del doppio invece che sul n.3 Ram! n.d.Ubs)- mi ha detto papà Bolelli – peraltro aveva questo problema già all’arrivo a Malaga…Peccato perché se avesse potuto giocare sono convinto che i nostri avrebbero vinto”.

Una sensazione condivisa anche da chi di Simone… non è il papà.

Però anche papà Bolelli non riusciva a spiegarsi – e presumo che ne avesse parlato anche con suo figlio – perché al fianco di Fognini fosse sceso in campo Berrettini e non Musetti. “Non mi risulta che sia stato Fabio (Fognini) a scegliersi il compagno”.

Non restava che chiederlo a Fognini e magari a Musetti, non senza aver appurato che Sonego aveva preso i sali e accusato i crampi  durante il suo vittorioso (e splendido) match di 3h e 15 m con Shapovalov.  Il bis di quello vinto con Tiafoe. Non era quindi, purtroppo, in grado di giocare.

Nel mio audio commento di sabato sera, subito dopo il doppio perso con il Canada, avevo detto: “Se Sonego avesse vinto in due set e in due ore, come poteva benissimo dopo essere stato a 2 punti dal match sul 5-2 del tiebreak del secondo set, il doppio lo avrebbe giocato quasi certamente lui accanto a Fognini”.

Ciò anche se, a differenza di Berrettini (che accanto a Fognini aveva collezionato 6 vittorie e 3 sconfitte, sia pure in tempi non recenti), Sonego con Fognini non avesse mai giocato.

Con un tiro incrociato di mini-indagini senza pretese sono riuscito a sapere che Fognini effettivamente non è stato interpellato riguardo a chi avrebbe dovuto giocare al suo fianco.

E questo in verità mi è parso piuttosto sorprendente. Avrei in origine scommesso il contrario. Ho saputo che Musetti (non appena raggiunti gli spogliatoi pochi minuti dopo la sconfitta patita con Aliassime) e tutti quanti gli altri componenti della squadra hanno appreso all’unisono dalle labbra di Filippo Volandri che il doppio lo avrebbero giocato Fognini e Berrettini.

Qualcuno, mi è stato detto, si è anche un po’ sorpreso, perché Matteo non si era praticamente mai allenato con il resto della squadra.

Quando a fine doppio perduto si sono presentati in conferenza stampa Volandri, Berrettini e Fognini, uno più abbacchiato dell’altro, non era certo il caso di infierire.

Nessuno infatti si è sentito di farlo. Anche perché sarebbe stato troppo facile dare la sensazione di esprimere un parere dettato dal senno di poi.

Io stesso, in quei momenti di chiara tristezza, mi sono sentito in dovere di ringraziare comunque un team che, a livello individuale come di squadra, negli ultimi due/tre anni ci ha dato soddisfazioni che non provavamo da più di 40 anni.

 E non l’ho fatto per buonismo, ma perché è vero che nell’ultimo triennio le cose sono andate ben diversamente rispetto al più recente (e meno recente) passato.

Dopodiché, fra amici e colleghi, ci siamo però anche detti: “Ragazzi, ma come è cambiato il nostro giornalismo! Ora siamo tutti buonisti, tutti ci preoccupiamo più di non turbare i nostri futuri rapporti con i tennisti, con il capitano, che non di scrivere quel che molti pensano e che anni fa sarebbe stato scritto su qualunque giornale”.

E cioè che – ripensandoci a mente fredda e senza voler assolutamente maramaldeggiare affidandosi al senno del poi – non è davvero troppo comprensibile la scelta di Volandri. Cioè l’aver scelto di schierare in doppio un Matteo senza alcun tennis alle spalle per 40 giorni anziché un Musetti che di tennis ne ha giocato parecchio e anche piuttosto bene, tanto da essersi costruito nel finale di stagione una classifica, n.23, di tutto rispetto, recuperando in buona parte il gap con Sinner e Berrettini che ormai lo sopravvanzano di soli 8 e 7 posti.

Un Matteo fermo da 40 giorni e che in 4 mesi da Gstaad in poi aveva giocato soltanto 15 singolari (meno di 4 al mesebattendo solo 3 top 50 di medio-bassa caratura (Coric 26, Baez 37 e Davidovich 39) e per il resto soltanto tennisti dal 70mo posto in giù.

Mentre Musetti negli ultimi 4 mesi aveva giocato più del doppio delle partite di Matteo – 31 match dal vittorioso Amburgo, registrando successi di un certo peso nei confronti di tennisti (Amburgo compreso) quali Alcaraz (6 all’epoca e poco dopo n.1), Ruud (4 una settimana prima di diventare n.3), Cilic (17), Kecmanovic (30), Cerundolo (30), Davidovich (35), Ruusuvuori (42) e altri giocatori d’esperienza come Goffin e  Lajovic, prima di battere lo stesso Berrettini (n.15) in quel di Napoli.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Che Matteo, fermo sulle gambe (sui piedi?), in clamorosa difficoltà nel rispondere di rovescio da sinistra, si sia rivelato spento di riflessi a rete, poco centrato perfino nel servizio oltre che nel dritto, non avrebbe dovuto essere una gran sorpresa per chiunque. O è solo senno di poi?

Nel tennis non ci si improvvisa. Tutti lo sanno. E qualcuno avrebbe dovuto pur accorgersene nei rarissimi allenamenti da mercoledì in poi. Un giorno? Due? Tre?

Qualcuno ha sottolineato che l’unica alternativa possibile a Berrettini, Lorenzo Musetti, era piuttosto abbacchiato per aver appena perso da Aliassime.

Ma, ragazzi, si sta parlando di una sconfitta patita con il n.6 del mondo! Uno dei tennisti più hot del tennis di questo autunno. E nel caso di Fritz, del n.9 del mondo, di un tennista che aveva appena raggiunto le semifinali al Masters ATP di Torino giocando alla pari con tutti i più forti. Dal quale, oltretutto, Musetti ha perso un primo set di un soffio, 10-8 al tiebreak, dopo averlo condotto per 5 punti a 3 ed essersi conquistato anche un paio di setpoint (annullati da servizi vincenti di Fritz su una superficie assai veloce).

LEGGI ANCHE Coppa Davis, Scanagatta: “Ancora una volta il Canada ci rispedisce a casa. È la terza volta” [VIDEO]

Insomma, ci sta che un ragazzo di 20 anni si possa sentire un po’ abbacchiato per non essere stato in grado di portare il punto da n.1 azzurro contro Fritz e Aliassime, ma Musetti non aveva mica giocato contro…pizza e fichi! Bastava farglielo capire.

Lì deve essere il capitano a tirarlo su, a dirgli, “dai Lorenzo sei stato bravo, hai perso contro due campioni, adesso ti butto dentro nel doppio e vedrai che giocherai benissimo”. Musetti è giovane, ma non è un under 10 che sarebbe stato incapace di reagire.

Ovvio che manca la controprova, a questo punto. Avrebbe giocato bene o male Lorenzo? Chi può saperlo con certezza? Nessuno. Ma avrebbe potuto giocare peggio di Matteo? Non lo credo possibile. Senno di poi? Solo fino a un certo punto.

Ho sempre stimato Matteoho creduto nelle sue possibilità e in quelle del suo ottimo team, dall’ottimo Santopadre in giù – ecco qui un link su quanto scritto anni fa, quando venni quasi ingiuriato da alcuni lettori quando dissi che aveva dimostrato di avere le potenzialità di un Thiem per averlo battuto una volta e perso di misura un’altra (poi lo avrebbe anche ribattuto al Masters di Londra)– quando ben pochi sembravano aver fiducia in lui.

Quindi non saltino fuori adesso coloro che mi accusino di avercela con lui o di essere negativo e ipercritico nei suoi confronti. Né di esserlo nei confronti di Volandri. Chi sceglie può sbagliare. Hanno sbagliato in passato tutti i capitani del mondo, all’estero (Fish l’ultimo caso!) e in Italia:  Pietrangeli, Panatta che pure è stato un ottimo capitano ma…ricordate quando schierò Narducci in Svezia “per dare una lezione a Canè”? E Nargiso a Vienna contro l’Austria? Ma anche Bertolucci e Barazzutti non sono sempre stati esenti da scelte contestate da critici e opinione pubblica. Può sbagliare, certo in buona fede, anche Fiippo Volandri. Mica l’ha fatto apposta!

Lui da una parte, Matteo Berrettini dall’altra, in buona fede hanno ritenuto di aver fatto la scelta migliore e di poter dare un contributo migliore. Nonostante una partita a dir poco imbarazzante di Matteo (che ha dato perfino per fuori palle finite abbondantemente dentro) grazie a un Fognini super per un set e mezzo – prima di venir travolto anche lui dalla mission impossible – il duo azzurro è stato avanti di un break sia nel primo sia nel secondo set. Il che non può non accrescere, però, i nostri rimpianti.

Che si sia sprecata una grande opportunità è purtroppo vero. In quel senso papà Fognini, papà Bolelli, Simone, hanno ragione. Non c’era la Russia (che non ci sarà neppure nel 2023) ed eravamo riusciti a battere gli Stati Uniti grazie ad un prodigioso Sonego – ben tornato Lorenzo! – e al doppio titolare Fognini-Bolelli.

Forse l’occasione si ripresenterà. Magari già tra un anno. Intanto perché abbiamo ottenuto una wildcard e perché rigiocheremo a Bologna nel girone che speriamo ci riporti a Malaga fra le 8 finaliste. E, come appena detto, la Russia di Medvedev e Rublev sarà nuovamente assente.

L’Italia ha almeno 4 singolaristi e 4 doppisti (incluso Vavassori che ho visto giostrare alla grande contro Pavic-Mektic e contro Krajicek-Dodig senza assolutamente sfigurare) di gran livelloE non penso che potrà avere tutta la sfortuna che ha avuto quest’anno. Alludo ai ripetuti infortuni di Berrettini, Sinner, Bolelli.

Dico questo anche se purtroppo dovremo sorbirci almeno ancora un anno di una formula Davis che non mi piace. Una Davis che attribuisce per due anni di fila la celebre “saladier” d’argento fatta coniare da Dwight Davis nel 1900 nella famosa gioielleria di Boston a una squadra che in una finale vince appena 4 set (2 per match, prima di rendere superfluo il doppio), non è parente della Davis che Mr.Dwight Davis aveva ideato quando il tennis era molto meno popolare di oggi e aveva team molto più risicati.

Vincendo quattro soli set in una finale una squadra non era neppure sicura di aver conquistato un punto, dei 3 che servivano per aggiudicarsi la Coppa Davis.

Ma di quel che penso su come la Davis – che non è da buttare, alla gente piace, di pubblico ce n’è stato tanto – potrebbe tornare ad assomigliare alla vecchia Davis, con quattro singolari incrociati e un doppio che valga per il 20% dei punti e non per il 33% (ma, tuttavia almeno quel doppio venga sempre giocato…a Malaga 3 volte su 7 non lo si è neppure giocato e i doppisti sono venuti a fare un viaggio a vuoto) scriverò prossimamente.

Si può sognare di ridarle parte dell’antico lustro ora che l’ATP Cup, quella pagliacciata “inventata” dagli australiani (per attirare i tennisti laggiù, Down Under, fin da gennaio in funzione Australian Open) e appoggiata dall’ATP in sciocca e miope antitesi alla Coppa Davis gestita – in modo purtroppo abborracciato e politichese da ITF e Kosmos – è fortunatamente morta e sepolta. Ne riparleremo qui su Ubitennis. Così come riparleremo dell’assurdità di considerare head to head validi statisticamente i match della Laver Cup che al posto di un terzo set fanno giocare un long tiebreak. Che brutta cosa la politica (e il dio denaro) quando inquina la natura di uno sport. I mondiali di calcio nel Qatar non sono l’unico esempio.

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Coppa Davis

Félix Auger-Aliassime: “Avrei preferito affrontare Berrettini al top della forma. Io e lui siamo amici”

“Nei prossimi anni l’Italia sarà tra le contendenti per la Coppa Davis. Sinner può vincere Slam in futuro” – così Auger-Aliassime alla Gazzetta dello Sport

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Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Domenica scorsa il Canada ha riscritto la storia del suo paese, conquistando la prima Coppa Davis della sua storia grazie a Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime, che nel 2015 avevano portato a casa anche la Davis Cup junior. Mattatore assoluto della settimana a Malaga è proprio stato il numero 6 del mondo, che ha mostrato ancora una volta i suoi incredibili miglioramenti in un 2022 da favola e nei 4 match disputati non ha mai perso il servizio.

“Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato ‘tira più forte che puoi‘, e quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi: le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se io e Denis avessimo chiuso un cerchio. La speranza è che questa generazione possa andare ancora molto lontano”.

In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Auger-Aliassime è tornato sulla sfida all’Italia, esprimendo un po’ di rammarico sulle condizioni del suo amico Matteo Berrettini, che avrebbe voluto affrontare al top della forma. I due si sono già scontrati cinque volte nel circuito ATP, con quattro vittorie dell’azzurro (due sull’erba e due alla Laver Cup). L’unico successo del canadese è arrivato l’anno scorso a Cincinnati.

 

“Io e Matteo ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo – prosegue FAA – peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato una gran bella sfida se tutti fossimo stati al 100%. Sono certo però che il peggio per lui sia passato: in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti alla Coppa Davis“.

Come detto in precedenza, Auger-Aliassime ha chiuso la stagione da numero 6 del ranking, in un 2022 che ha dato ampio spazio a risultati straordinari dei giovani. Oltre a lui, impossibile non menzionare il n°1 del mondo Carlos Alcaraz, vincitore di uno Slam e di due Masters1000, così come anche Holger Rune, che se non fosse stato per una manciata di punti persi per un Challenger giocato lo scorso anno avrebbe chiuso l’anno in top10.

“Ho già battuto Carlos, è un giocatore davvero forte. Ha enormi grandi potenzialità ed è impressionante pensare che a 19 anni sia già il numero 1 ATP abbia vinto uno Slam. C’è poi anche Holger, che ha fatto un exploit incredibile: sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti. I miei obiettivi da qui in avanti sono chiari, ovvero vincere i Masters 1000 e gli Slam. Gli italiani? La forza e la potenza di Matteo Berrettini sono impressionanti, poi è una bella persona: siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è il più giovane, sta anche lui facendo molti progressi e il suo tennis è davvero spettacolare“.

Per il 22enne di Montréal, che rispetto ai due 19enni citati in precedenza si sente già un “veterano”, non è però stato sempre tutto facile. Prima di questa stagione, infatti, non aveva mai vinto nemmeno un titolo ATP, vedendosi sempre più spesso attribuita l’etichetta di eterno secondo. Delle otto finali disputate prima del 2022, infatti, non era mai riuscito ad imporsi. Certo non è facile accettare la sconfitta, ma il canadese non si è mai dato per vinto:

“Quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque già un buon risultato. In alcune occasioni non ho giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto. Penso che la resilienza sia una delle mie qualità più grandi”.

C’è poi un aspetto molto importante di cui forse pochi sono a conoscenza, ovvero la grande generosità di Auger-Aliassime. Anche senza farne proclami, il giovane canadese è sempre impegnato in un importante progetto benefico legato al tennis:

Per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo (il paese originario del padre, ndr). Questa stagione devo dire che è andata piuttosto bene, per me questo progetto è una spinta ulteriore per dare tutto quello che ho sul campo“.

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