Rio de Janeiro a un anno dai giochi: la città che non sa di essere olimpica

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Rio de Janeiro a un anno dai giochi: la città che non sa di essere olimpica

Impianti non finiti, linee di trasporto da completare, traffico ancora in tilt e soprattutto una cosa: in città non c’è traccia delle Olimpiadi. A un anno da Rio 2016 un piccolo viaggio nella città dei sogni brasiliana, che per ora dorme ancora, scottata dai Mondiali e dalle sue insanabili contraddizioni

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È una città lontana, lontanissima dall’immaginario occidentale che la vuole tutta luci, colori, samba e ballerine, la Rio de Janeiro che sta lentamente lavorando per prepararsi ad accogliere i Giochi della XXXI Olimpiade. Una metropoli piena di contrasti che vive, ancora oggi, appoggiata sulla inconciliabile distonia tra le spiagge ricche, vivaci e piene di turisti, a Copacabana, Ipanema e Leblon, e le favelas arroccate sui “morros” appena dietro, ricettacolo non solo di criminalità e povertà da terzo mondo, ma anche di un ceto medio cresciuto meno velocemente rispetto al costo della vita, e non ancora in grado di comprarsi una casa nella Rio più urbanizzata.

Brasile_Panorama Rio

Il panorama di Rio che si gode dall’alto

In mezzo a tutto questo, i lavori per costruire i Giochi: lontani, a dire il vero, dal cuore pulsante della ex capitale del Brasile.
Prima materialmente che geograficamente: girando per le strade di Rio, in qualsiasi quartiere e anche nelle prossimità degli impianti, non c’è nessun rimando, un cartellone, un manifesto, un led, un volantino, che parli di Olimpiadi. Al Maracanà campeggiano ancora i cartonati dei Mondiali di calcio, lo scheletro del Villaggio Olimpico e delle sue infrastrutture è lontanissimo dal centro, il cantiere di ampliamento dello Stadio “Joao Havelange”, che sarà il tempio dell’atletica, è nudo di qualsiasi riferimento olimpico, e il viaggiatore distratto e non sportivo penserebbe che lì si stia lavorando e basta, non che si stia preparando il terreno per ospitare la specialità regina dell’evento sportivo più importante dell’epoca contemporanea.

Brasile_Maracana Mondiali 1

Lo stadio del Maracanà, che ha ospitato i Mondiali di calcio

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ATP

Luca Van Assche, il primo 2004 a vincere un torneo Challenger: ecco il dato che può renderlo ottimista

Il diciottenne francese di origini italo-belghe iscrive il suo nome in un elenco che lo vede in compagnia anche di Alcaraz e Sinner

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Luca Van Assche – Maia Open 2022 (foto via Twitter @ATPChallenger)

Era in agguato da un paio di mesi, Luca Van Assche. Una, due, tre prede gli erano state soffiate all’ultimo momento da Cecchinato, Barrere e Krutykh. Era ormai solo questione di tempo, ma il tempo stava per scadere. O, meglio, il calendario era arrivato all’ultimo foglio da strappare, quello con i nomi di Maspalomas, nella Canarie, e Maia, in Portogallo. È stata quest’ultima la destinazione scelta da Luca per l’ultimo torneo della stagione, il Maia Open, categoria Challenger 80. Così, dopo tre finali perse, il diciottenne francese ha messo le mani sul suo primo trofeo a questo livello. Ora francese, ma nato a Woluwe-Saint-Lambert, comune nei pressi di Bruxelles, da padre belga e madre italiana, per poi trasferirsi con la famiglia a Aix-en-Provence all’età di tre anni.

Da numero 501 del ranking, a inizio anno ha giocato il suo ultimo torneo ITF, vincendolo. Ha così continuato la sua rapida ascesa (un anno prima era fuori dai primi 1500) fino all’attuale n. 138, l’ultimo (ma certo non ultimo) best ranking conquistato. Vincitore del Roland Garros 2021, per l’ATP misura 178 cm, un’altezza che, se confermata e definitiva, non è molto promettente, per quanto i due top 20 più bassi vantino appena cinque centimetri più di lui – e parliamo di Alcaraz e Ruud, numero 1 e 3 del mondo.

Di sicuro, almeno per adesso, non possiede il colpo che lascia fermo l’avversario, né a destra, né con il rovescio bimane, né con il servizio. Riservandoci di capire meglio nel prossimo futuro le qualità su cui può puntare per continuare un’ascesa che si fa sempre più ripida, ci sono un paio di dati che paiono di buon auspicio e, forse, anche per questo Luca sembra essersi avventato con particolare urgenza sul trofeo portoghese. Innanzitutto, l’elenco dei vincitori francesi under 18 a livello Challenger vede Richard Gasquet, Gael Monfils, Fabrice Santoro e Sébastien Grosjean. Vabbè, anche Corentin Moutet.

 

Inoltre, ci svela un tweet di Luca Fiorino, c’era una casella vuota in corrispondenza della classe 2004 nella lista dei primi vincitori Challenger di ogni annata ed è stata occupata appunto da Van Assche. Non che la concorrenza fosse agguerritissima, con il solo connazionale Fils (quello che aveva battuto Fognini nelle quali di Bercy per poi perderci al primo turno) a frequentare abitualmente la categoria. In ogni caso, considerando i nomi che lo precedono – Auger-Aliassime, Sinner, Musetti e Alcaraz – il giovane francese ha un motivo in più per essere ottimista riguardo alla propria carriera da pro.

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ATP

Bollettieri, da Todd Martin a Mouratoglou e Shapovalov: il saluto del mondo del tennis

Così il tennista canadese: “Ricorderò per sempre i tuoi insegnamenti”. E Mouratoglou: “Grazie a te ho sognato di costruire una mia accademia”

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Il mondo del tennis piange Nick Bollettieri: il noto coach americano è morto domenica 4 dicembre 2022 all’età di 91 anni dopo una vita dedicata a questo sport e alla crescita di campioni della racchetta. E mentre la notizia fa il giro del mondo, sono tante le reazioni di giocatori, coach e addetti ai lavori. Di seguito una breve raccolta dei pensieri di chi ha conosciuto e apprezzato Bollettieri durante la sua lunghissima attività nel tennis.

“Nick è stato uno dei più grandi ambasciatori del tennis – sono le parole di Todd Martin, ex giocatore statunitense -. La sua passione e la sua enorme energia sono state di ispirazione per chi lo ha conosciuto. Aver allenato più di dieci numeri uno del mondo è stato solo uno dei traguardi raggiunti da Nick. Ha lasciato un impatto duraturo a tutti i livelli di questo sport”.

Ecco il ricordo di un altro coach molto noto, Patrick Mouratoglou: “Nick, sei stato un pioniere e un visionario. Grazie a te ho sognato di avere una mia Accademia, per aiutare le giovani generazioni a diventare adulti inseguendo un sogno. Chi ti ha incontrato può testimoniare che avevi un’energia unica ed eri in grado di trasferire la tua potenza ai tuoi giocatori. Bollettieri ha fatto crescere l’industria del tennis e ha aperto opportunità per coach e giocatori. Ricorderemo tutti lo speciale essere umano che era”.

 

Telegrafico il ricordo su Twitter del coach e commentatore Brad Gilbert: “Nick, sei stato un gigante che ha aiutato intere generazioni di giocatori”. Un altro cinguettio è quello di Denis Shapovalov, che racconta: “E’ stato un onore conoscerti, Nick. Ricorderò e apprezzerò per sempre i tuoi consigli. Hai dato molto a questo sport, sarei sempre ricordato e amato come uno dei più gentili”. Infine, il ricordo della Hall of Fame del tennis è nelle parole dello storico Joel Drucker: “Nick Bollettieri è stato un carismatico allenatore in grado di lavorare con dieci numeri uno del mondo, uno dei soli cinque coach inseriti nella Hall of Fame. Un’infinita passione, unita a uno stile di vita da star dei film e un’etica votata al lavoro sette giorni su sette, è ciò che ha reso unico Bollettieri. […] E’ stato un innovatore, creando a fine anni Settanta quella che è diventata la prima accademia pienamente dedicata al tennis”.

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Flash

La classifica finale ATP degli azzurri: segnali positivi non solo da Musetti. Quanti giovani in ascesa!

Lorenzo Musetti è il solo a migliorare in top 100, ma dietro è invasione di under 21: Passaro (120), Nardi (129), Arnaldi (135), Bellucci (154), Zeppieri (163) e Cobolli (173) possono dare la caccia alla Top 100 nel 2023

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Lorenzo Musetti - Napoli 2022 (Riccardo Lolli – Tennis Napoli Cup)
Lorenzo Musetti - Napoli 2022 (Riccardo Lolli – Tennis Napoli Cup)

Terminati anche gli ultimi tornei Challenger del 2022, a Casa Italia è tempo di tirare le somme in attesa della nuova stagione. Un’annata condizionata dai numerosi problemi fisici dei nostri primi due alfieri, Jannik Sinner e Matteo Berrettini, e avara di risultati per Lorenzo Sonego, che ha però ritrovato fiducia nel finale, ma anche risplendente dei progressi di Lorenzo Musetti e di altri ragazzi nati in questo millennio. Andiamo allora a vedere chi sono e che posizione occupano i primi venti azzurri della classifica ATP e la variazione rispetto a un anno fa prima di addentrarci in qualche considerazione.

PosizioneRanking ATPGiocatoreEtàPunti+/- 2021
115Jannik Sinner212,410-5
216Matteo Berrettini262,375-9
323Lorenzo Musetti201,865+36
445Lorenzo Sonego27950-18
555Fabio Fognini35843-18
6104Marco Cecchinato30562-4
7120Francesco Passaro21473+477
8129Luca Nardi19437+289
9135Matteo Arnaldi21419+223
10140Franco Agamenone29403+59
11154Mattia Bellucci21370+487
12163Giulio Zeppieri20350+84
12173Flavio Cobolli20335+30
14184Andrea Pellegrino25316+30
15190Riccardo Bonadio29301+112
16196Raul Brancaccio25287+102
17199Francesco Maestrelli19281+568
18204Luciano Darderi20273+137
19214Gianluca Mager28262-152
20215Andrea Vavassori27262+48

Rispetto a dodici mesi fa, all’interno della top 100 solo Musetti ha un saldo positivo, con un balzo di 36 posizioni, curiosamente quante ne perdono complessivamente Sonego e Fognini. Per quanto riguarda Fabio, se la stagione non è stata esaltante in singolare (bilancio 19-23 nei main draw), in doppio si è regalato più di qualche soddisfazione al fianco di Simone Bolelli con quell’11° posto nella Race.

Come detto, grandi progressi dei giovani azzurri, con ben sette presenze under 21 tra il 101° e il 200° posto. Salti davvero enormi per Passaro, Bellucci e Maestrelli, ma anche per Nardi e Arnaldi, senza dimenticare l’ingresso in top 200 di Zeppieri e Cobolli. Se è vero che nel dicembre 2021 potevamo vantare la presenza in top 10 con addirittura due giocatori, Matteo e Jannik, possiamo anche affermare che la loro uscita è stata legata a problemi fisici (anche di pura sfortuna, come il Covid del Berretto nel suo momento migliore, subito prima di Wimbledon) piuttosto che tecnici – anzi, Sinner ha messo in mostra i progressi fatti con il team Vagnozzi-Cahill. Per questo non c’è motivo di dubitare di un loro ritorno nell’élite del tennis, fermo restando che la condizione atletica, intesa anche come integrità fisica, è componente essenziale per la permanenza ai massimi livelli.

 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

La perdita di terreno nei pressi della vetta non deve tuttavia distogliere dalla citata presenza di sette “next gen” tra i secondi 100, un dato non solo incoraggiante di per sé, ma incredibile se paragonato a 12 mesi fa quando il conteggio diceva zero e il più giovane in quella fascia era l’allora ventitreenne Moroni seguito dal classe 1992 Caruso. Tornando verso l’alto, oltre a confidare in un Sonego che potrebbe prendere slancio dalle vittorie in Coppa Davis, non possiamo non augurarci un ulteriore salto di qualità da parte di Lorenzo Musetti. Perché, alla faccia di coloro per cui ogni opzione deve obbligatoriamente contenere una parte negativa, di fronte alla minaccia dell’indiscussa n. 1 WTA che dichiara di non essere interessata a giocare bene bensì a vincere (con buona pace di chi ha pagato il biglietto) e con tutto il rispetto per Brad Gilbert, la verità è che… it’s better to win pretty than to lose ugly.

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