Qualificazioni ATP Mosca, Vienna e Stoccolma: avanza solo Gaio

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Qualificazioni ATP Mosca, Vienna e Stoccolma: avanza solo Gaio

Quella di ieri non una gran giornata per le nostre “seconde linee” per quanto riguarda le qualificazioni dei tornei di Mosca, Vienna e Stoccolma. Nei tre ATP 250 e 500 sparsi per l’Europa non brillano i colori azzurri, viste le sconfitta di Napolitano e Bellotti. Solo Federico Gaio si salva

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Il giovane Stefano Napolitano, classe ’95 che quest’anno è entrato fra i primi 400 del mondo, è uscito di scena al primo contro un giocatore di casa, sulla carta piuttosto giocabile, Richard Muzaev, numero 1028 ATP. Dopo aver vinto al tie-break il primo set il piemontese non è riuscito a capitalizzare il vantaggio perdendo 7-5 6-4 i due successivi parziali con uno scarto di soli tre punti.

Stesso destino anche per Riccardo Bellotti, testa di serie numero 8 nel tabellone delle qualificazioni dell’ATP 500 di Vienna. È di nuovo un giocatore di casa a eliminare un nostro portacolori, trattasi di Lucas Miedler, ottimo doppista in divenire, che questa volta ha ricevuto una wild card in singolare. Oltre due ore di match anche in questo caso in cui Riccardo parte forte conquistando il primo set, per poi cedere con un doppio 6-4.

L’unico a portare a casa una vittoria è stato Federico Gaio, impegnato nel 250 di Stoccolma, neanche a dirlo, contro un giocatore di casa, Jonathan Mridha (884 ATP). Il faentino non ha avuto troppi problemi ad aggiudicarsi il suo primo turno, sconfiggendo il suo avversario con un secco 6-1 7-5 in un’ora e 16 minuti. Al secondo turno Gaio, testa di serie numero 5, se la vedrà con Philippe Petzschner.

 

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ATP

ATP Montreal: Fognini conquista il main draw, battuto Altmaier

Fabio Fognini rimedia alla distrazione del secondo set e battendo Daniel Altmaier entra nel tabellone principale a Montreal

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Fabio Fognini (ITA) Credit: AELTC/Simon Bruty

[2] F. Fognini b. D. Altmaier 6-3 4-6 6-2

Missione compiuta per Fabio Fognini. Il ligure ha superato in tre set Altmaier e si è così qualificato per il main draw dell’Omnium Banque Nationale di Montreal, dove sarà protagonista anche in doppio con Simone Bolelli.

Fabio ha avuto un piccolo blackout nelle fasi conclusive del secondo parziale che gli è però costato il set. Nel terzo l’azzurro non ha avuto comunque problemi, approfittando dei tanti errori del tedesco e amministrando bene il vantaggio.

 

Fognini ha quindi saputo sfruttare un tabellone di qualificazione (in cui era la seconda testa di serie) abbordabile per ottenere un risultato importante se visto alla luce delle difficoltà che sta attraversando in singolo.

IL MATCH – L’ultima (e unica) partita tra Daniel Altmaier e Fabio Fognini si era disputata ad inizio stagione a Sydney, sul cemento australiano, con vittoria comoda dell’italiano in due set. Un trend portato avanti da Fognini nel ben giocato primo set. Che soffre al servizio (è infatti il primo ad offrire palla break in tutta la partita) ma in risposta è chirurgico e breakka Altmaier alla prima occasione portandosi avanti per 2-1. Il tennista italiano deve salvare altre tre palle break nel finale di primo set, ma Fognini dimostra la sua superiorità da fondocampo rimontando da sotto 15-40 e manda nel pallone il tedesco, che nel game successivo subisce il break da 40-0 sopra e regala il primo set a Fognini. Il secondo set non si apre sotto i migliori auspici, con Fognini costretto al medical timeout per un problema fisico.

Dopo mezz’ora abbondante di secondo set senza sussulti, sul 4-4 Fognini gioca il game peggiore della partita: doppio fallo nel primo e nel terzo punto, in mezzo un attacco poco incisivo che permette ad Altmaier prima di alzare un buon pallonetto e poi di chiudere con un passante di rovescio, e per finire un dritto in uscita dal servizio portato abbondantemente fuori dal vento. È quindi break a zero per il tedesco che si ritrova, quasi senza sapere come, a servire per prolungare la partita al terzo.

Fabio avrebbe anche l’opportunità di recuperare lo svantaggio ma non ci riesce un po’ per demerito e un po’ per sfortuna (sul 30-30 una risposta bloccata di dritto viene beffardamente stoppata dal nastro). Altamaier allora chiude il set con una prima vincente: 6-4.

La partenza del ligure nel parziale decisivo non è delle migliori, almeno nei primissimi punti. Con un dritto a metà rete Fognini regala una palla break ma poi si riprende mettendo a segno un bel rovescio lungo linea e poi una palla corta. Potrebbe trattarsi della svolta della partita anche perché nel gioco successivo Altmaier diventa assai falloso dopo essere salito sul 40-15. Sulla parità l’azzurro è bravo a infilare con il rovescio il tedesco sceso a rete dopo un attacco rimasto molto corto. Il resto lo fa ancora il numero 79 del mondo che con un doppio fallo ricambia il regalo ricevuto da Fognini in conclusione di secondo set.

È lo strappo decisivo: da lì il match è assolutamente in discesa per l’ex top ten italiano che sul 5-2 si procura con una veronica di rovescio due match point sul servizio dell’avversario. Il secondo è quello buono: dopo 2 ore e 17 minuti Fognini chiude con il punteggio di 6-3 4-6 6-2. Il ligure torna così a vincere due partite di fila dopo tre mesi e mezzo (anche se in un tabellone di qualificazione) e si guadagna il main draw del 1000 di Montreal. Tra i possibili accoppiamenti nel primo turno del National Bank Open by Rogers ci sono quelli con Bautista Agut, Rune e Nishioka. Ma Fabio potrebbe anche sfidare un altro qualificato con la prospettiva di incrociare poi Sinner (sarebbe uno spicchio di tabellone a forti tinte tricolori vista la presenza anche di Berrettini) o in alternativa Tsitsipas.

(Ha collaborato Andrea Mastronuzzi)

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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Marcelo Rios sul suo pupillo Juncheng Shang: “Nessuno mi aveva mai impressionato così”

Tra adulazione, avvertimenti e aneddoti, l’ex n. 1 del mondo racconta della nascente collaborazione con il diciassettenne cinese

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Quando abbiamo visto che Marcelo Rios ha concesso un’altra intervista, ci siamo istintivamente domandati con chi se la sia presa questa volta. Perché l’ex numero 1 del mondo, quando parla, spesso dissemina epiteti contro chiunque gli capiti a tiro o gli venga in mente per un qualche motivo. Ci ha sorpresi, invece, el Chino, facendo tana ai nostri preconcetti perché dalle pagine del quotidiano cileno La Tercera non lancia strali (diciamo pure insulti) verso chicchessia, anzi, si spertica in lodi, appare motivatissimo, affascinato, cose insomma che verrebbe da provargli la febbre o chiamare un esorcista. Il tutto – e qui non si scappa – espresso nel solito eloquio colorito che potrebbe tornare parecchio utile nel caso volessimo attaccare briga con tre energumeni in un bar malfamato nella zona del porto di Santiago (il fatto che Santiago non abbia un porto non è la parte più stupida). Ma cosa è successo a Marcelo?

La vera domanda è “chi” e la risposta è Juncheng Shang, da un mese pupillo di Rios. Classe 2005 di Pechino e un anno fa primo nel ranking ITF junior, Juncheng ha lasciato il circuito under 18 con la finale persa allo US Open 2021 e adesso è n. 344 ATP.. Anche se è uscito sconfitto dai tre match finora disputati nei main draw del Tour, vanta già vittorie di un certo peso, come quelle contro Etcheverry e Francisco Cerundolo e ha passato le qualificazioni a Indian Wells. Ed è mancino come il suo coach nuovo di zecca, no, coach in prova in attesa che l’accordo venga formalizzato. Vediamo allora che cosa ha raccontato il quarantaseienne di Santiago a proposito della nascente collaborazione.

1, 2, 3, PROVA – “Abbiamo cominciato venerdì 22, sei giorni di allenamento alla IMG di Bradenton. Sono stati più una prova per decidere se continuare o meno. Mi hanno offerto un accordo finanziario e Jeff [Schwartz], il mio agente, sta negoziando con loro. Però, dato che aveva intenzione di giocare cinque Challenger, gli ho detto di farne quattro e di riposarsi dopo i primi due e che poi ci saremmo allenati per una settimana e l’avrei accompagnato gratis agli altri – mi avrebbe pagato solo il viaggio”.

 

Sembra che la parte “gratis” sia stata ben accolta dall’entourage del giovane tennista, questa settimana impegnato a Lexington. “Gli ho detto che sarei andato a vederlo se avesse raggiunto le semifinali”. Nel frattempo e tra parentesi, il giorno delle semifinali nel Kentucky è arrivato e Shang è presente. “Avrei dovuto chiudere il contratto lunedì, ma ho detto di no perché voglio andare a questi Challenger con lui e capire come trovo prima di prendere una decisione”.

COME TI CAMBIO IL PUPO – “In questi sei giorni ho cambiato solo tre cose, perché ho paura di fare troppe modifiche” spiega Marcelo. “Ha un ottimo dritto mancino molto pesante ma molto piatto, un po’ come il mio. Quindi, ho provato a far sì che morda di più, come quello di Nadal. Ci abbiano lavorato un giorno e il ragazzetto l’ha fatto suo immediatamente”.

Il secondo aspetto su cui ha messo le mani è la risposta. “Gioca sempre uguale, ha tutti i colpi, ma non sa quando usarli. In risposta indietreggia e sul lato del vantaggio gli ho detto di stare sulla linea e di fare un passo avanti come facevo io. Così può colpire verso il rovescio dell’altro e non sapeva come farlo. L’ha imparato in un giorno e lo fa perfettamente”.

Infine, il servizio. “Tecnicamente, è come il mio, ma il lancio era molto basso. Ora colpisce la palla più in alto. Gli ho anche detto che il break non è un break se dopo non riesce a tenere la battuta”. È poi venuto il momento di metterli in pratica nelle partite di allenamento. “Ha battuto Evans senza problemi e ha dato 6-1 6-1 al n. 1 junior”.

SE MOLLI TI MOLLO – “Lo sbarbato impara in fretta. Ma credo che sia troppo educato. Dice ‘sorry, sorry’ dopo un nastro e non osa tirare una mazzata quando sei a rete. Così l’ho fatto io: palla trattenuta dal nastro, lui non si è mosso e io l’ho colpito al petto. Ha recepito il messaggio. ‘Questo fa parte del gioco, non c’è nulla di sbagliato’ gli ho detto. ‘A volte non hai altra scelta. Dopo, chiedi scusa’”. C’è però qualcosa che Marcelo davvero non tollera: “Gli ho detto che se lo vedo mollare un incontro me ne vado. Lui ride e io, ‘che ti ridi, ciccio?’. Un’altra volta gli ho detto che se mi fa andare in Egitto e butta un match, non mi vede più. Si può giocare fino a 40 anni se lo fai bene e, quando ti ritiri, devi poter dire ho dato tutto perché non sai quello che può succedere”. I loro momenti insieme devono essere spassosi da quanto racconta Rios. “Mi dice di parlargli in spagnolo perché lo vuole imparare e io lo mando aff*** in cileno”. Poi riconosce un pregio particolare al suo allievo: “Diversamente da quasi tutti, durante le pause dell’allenamento non tira fuori il telefono”. Per non parlare del fatto che i genitori, lui ex calciatore e lei ex campionessa di tennis tavolo, non si intromettono nel lavoro sul campo.

SPECCHIO DELLE MIE BRAME – “Mi ricorda me stesso” una constatazione che un po’ racchiude tutta l’ammirazione per Jerry, come lo chiamano negli Usa. “In tutta la vita non sono mai rimasto così impressionato vedendo giocare qualcuno. 17 anni, mai avuto un coach fisso, mai fatto una preparazione pre-season e già così è n. 300, immagina dove può arrivare. Tecnicamente è valido, tatticamente deve imparare molto, ma lo fa in fretta e non mi stupirei se arrivasse al 150 ora e non l’anno prossimo”. E prosegue: “È un ragazzo fantastico. Gli dico di non copiare le mie ca****e, ma voglio che sia uno tosto in campo, che dica ‘sono qua e non mi rompete il…”.

Si lascia poi andare a paragoni che fanno alzare le sopracciglia: “Ha un rovescio migliore di Alcaraz, anche il dritto, più pesante, e serve meglio, però Alcaraz è un insieme di cose, ha altre caratteristiche”. E incalza: “Ha la flessibilità di Djokovic nei recuperi, però non mi piace perché abusa di questa sua facilità. Di notte mi alzo anche cinque volte per andare in bagno e inizio a pensare come migliorarlo. Vorrei che il tempo scorresse in fretta per vedere fin dove arriverà”.

Che dire, la scintilla è scoccata tra el Chino e… il cinese. Non resta che vedere se i due avranno un luminoso futuro insieme. E, sì, anche noi abbiamo un po’ fretta di vederlo.

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Iga Swiatek: “Voglio ancora migliorare”

La tennista polacca si presenta in Canada per la prima volta dopo tre anni

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Non torna in Canada dal 2019 la numero uno indiscussa del tennis femminile Iga Swiatek, che proprio a Montreal nella sua ultima presenza aveva battuto, da numero 65 del mondo e 18enne, Alja Tomljanovic e Caroline Wozniacki prima di arrendersi negli ottavi a Naomi Osaka. La campionessa polacca ha ricordato le sensazioni di quell’ultima volta alla Rogers Cup. “Ricordando quel periodo, mi rendo conto di quanto lavoro ho fatto e di come mi sento diversa adesso. Ogni allenamento di allora studiavo e vedevo come mi sarei sentita, vedevo con chi potevo giocarmela, chi era troppo forte per me. Le due partite che ho giocato contro Caroline Wozniacki e Naomi sono quelle che mi hanno fatto sentire in grado di fare qualcosa“.

Dopo la vittoria del Roland Garros Swiatek ha un po’ stentato, perdendo al terzo turno di Wimbledon su una superficie a lei poco congeniale come l’erba e soprattutto contro Caroline Garcia nei quarti di finale del torneo di casa a Varsavia e sulla sua amata terra battuta. Nonostante tutto la tennista polacca arriva a Montreal con delle statistiche impressionanti, come le trentasette vittorie consecutive tra Doha e Wimbledon e la vittoria in tutti i WTA1000 disputati in questa stagione. “So che ci sono molte giocatrici che hanno fatto ancora di più, ma sono abbastanza orgogliosa di quello che ho fatto nella prima parte della stagione. Spero che questo mi faccia giocare liberamente perché non devo dimostrare nulla. D’altra parte, può anche mettermi sotto pressione, quindi sto cercando di non pensare a quello che è successo, ma di prepararmi per quello che verrà“.

Per Swiatek però l’importante non sono i titoli o la posizione in classifica, che anche la vede saldamente al comando sia della Race che della classifica WTA con quattromila punti di vantaggio. La tennista polacca sente di poter migliorare ancora tanto il suo gioco, nonostante i risultati già raggiunti. “Spero solo di non concentrarmi solo sulla vittoria, perché voglio anche migliorare alcune cose nel mio gioco. Abbiamo avuto il tempo di allenarci un po’ di più dopo il Roland Garros e dopo Wimbledon. Spero quindi di mettere in pratica queste cose“.

 

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