Serena Williams e Maria Sharapova dieci anni dopo: più forti allora oppure oggi?

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Serena Williams e Maria Sharapova dieci anni dopo: più forti allora oppure oggi?

Semifinale Australian Open 2005 e finale Australian Open 2015: stesso torneo, stesse protagoniste, Serena Williams e Maria Sharapova, e dieci anni di tennis di distanza. Meglio allora o meglio oggi?

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QUI la prima parte: Maria Sharapova contro Serena Williams: nascita di un complesso.

Confesso di rivedere raramente gli incontri del passato, per almeno due motivi: per me una componente fondamentale del tennis è seguire i match senza sapere come si svolgeranno e come andranno a finire, aperto a qualsiasi evenienza. E poi mi piace conservare nel tempo quelle emozioni, senza sovrapporne di differenti, figlie di una seconda visione meno coinvolta e un po’ troppo razionale.

Ma quando si decide di recuperare una partita storica come la semifinale degli Australian Open 2005, naturalmente è obbligatorio rivederla integralmente. A quel punto la tentazione di fare un confronto immediato con la medesima situazione (stesso torneo, stesse giocatrici) a dieci anni esatti di distanza diventa quasi irresistibile.
Per una volta, quindi, ho rivisto anche la finale degli Australian Open 2015, vinta da Serena Williams su Maria Sharapova per 6-3, 7-6(5). E devo dire che le differenze che ho trovato sono davvero tante, più di quanto avrei detto senza il supporto della seconda visione.

 

La prima cosa che balza all’occhio, senza che nemmeno si disputi un quindici, sono le trasformazioni fisiche delle protagoniste: se invece che tennis fosse pugilato si direbbe che sono cresciute di categoria. Quasi inevitabilmente per Sharapova, che nel gennaio 2005 aveva solo 17 anni e la struttura filiforme di un’adolescente; non che le mancasse la capacità di far viaggiare la palla, ma paragonata alla giocatrice di oggi la muscolatura risultava ancora acerba.
Ma è cresciuta molto anche Serena Williams che a 33 anni (gennaio 2015) è ancora più potente rispetto a dieci anni fa: Serena è diventata un’atleta unica nel panorama tennistico attuale, straordinariamente esplosiva. Tanta potenza a volte le costa qualcosa in termini di resistenza alla fatica, ma le permette di produrre colpi quasi incontenibili, così come anche di avere una rapidità in campo sorprendente.

Sul piano tecnico direi che si sono state novità ed evoluzioni comuni, mentre altre invece mi sembrano più specifiche e personali.
A mio avviso è aumentata per entrambe l’incisività della risposta. Tutte e due ne hanno fatto un colpo estremamente aggressivo, di qualità straordinaria. Per disinnescare l’aggressività del colpo occorre davvero servire bene, altrimenti si rischia subito di trovarsi in difficoltà, tanta è la precisione e la profondità della loro ribattuta.
Tenendo presente questo aspetto, non sorprende che tutte e due abbiano poi progredito anche in uscita dal servizio. Si citano sempre le prodezze di Radwanska e Kerber sul terzo colpo dello scambio; ma non è che Maria e Serena siano poi tanto meno dotate: certo, utilizzano accorgimenti tecnici differenti, ma anche loro quasi sempre riescono a controllare risposte estremamente profonde senza perdere campo.

Penso che questa caratteristica di Williams e Sharapova sia in realtà una tendenza dell’intero tennis femminile: l’aggressività in risposta, così come la volontà di non perdere campo in ogni occasione possibile, sono aspetti tipici del gioco contemporaneo, che erano molto meno perseguiti qualche anno fa. In sostanza negli ultimi anni chi non serve in modo efficace viene aggredita sistematicamente, e in questi casi occorre quanto meno saper controbattere con un terzo colpo dello scambio all’altezza.

Ma se dovessi dire che cosa mi ha colpito di più nel rivedere i due match uno dopo l’altro, sceglierei il modo di giocare molto più simile che mostrano oggi Serena e Sharapova rispetto a dieci anni fa.
Nella partita del 2005 Maria appariva come la tipica rappresentante della nuova generazione di colpitrici che basano il loro gioco sul puro scambio da fondo, con pochissime variazioni sulla verticale. Invece sotto questo aspetto Serena rimaneva una giocatrice in cui era rintracciabile l’eredità di un tennis più classico, cioè un gioco nel quale l’espressione massima di aggressività si concretizza con la discesa a rete.
Ed effettivamente la Serena del 2005 in diversi momenti cruciali del match attuava schemi da tennis del decennio precedente: attacco e volèe, attacco e smash. Intendiamoci: era pur sempre power tennis, ma nel suo modo di concepire lo scambio era ancora riconoscibile l’idea di uno schema costruito sulla transizione in verticale.

La Serena del 2015 ha invece abbandonato questa impostazione. Le palle attaccabili, che una volta sarebbero state utilizzate per scendere a rete, oggi vengono aggredite con l’intento di chiudere immediatamente lo scambio. E il movimento in avanti non è quasi più previsto, se non quando l’avversaria accorcia a tal punto da rendere inevitabile la presa della rete. Purtroppo non sono riuscito a recuperare il dato del terzo set per avere la statistica completa, ma nel solo primo set del 2005 Serena era scesa a rete 14 volte. In tutto il match del 2015 appena 10 (e in qualche occasione perché obbligata dai dropshot di Sharapova).
Sul piano dell’evoluzione tennistica quindi, è più Serena che si è “sharapovizzata” (perdonate il neologismo) che viceversa. E questo ha finito per rendere il match del 2015 meno ricco sul piano degli schemi proposti.

Un altro aspetto in comune è la crescita nel gioco di contenimento; sia Serena che Sharapova oggi sono in grado di controllare palle complicatissime per quanto sono profonde, ma anche di utilizzare chop difensivi sulle rincorse laterali che dieci anni fa difficilmente riuscivano ad organizzare.
Penso che in questo settore di gioco Serena (che pure partiva da un livello superiore) sia cresciuta più di Maria: quanto sia forte Williams nel gioco difensivo non lo si nota spesso perché oggi tende a dosare gli sforzi; ma se le capita di dover rincorrere nel punto davvero decisivo, allora sì che mette in mostra tutte le sue straordinarie doti in difesa.

Ci sono poi differenze tecniche più specifiche e personali. La prima, testimoniata anche dai dati statistici, è la crescita di efficacia del servizio di Serena: una battuta nemmeno tanto migliorata nella velocità di punta rispetto a dieci anni fa (199 km/h nel 2005, 203 km/h nel 2015), quanto piuttosto nella precisione e nella velocità media (prima e seconda: +11 km/h). Con una capacità di variare e mascherare le direzioni davvero terribile per le malcapitate che devono cercare di intuire dove andrà la palla.
Nel 2005 il rendimento delle due giocatrici sulla prima di servizio nell’arco del match era stato assolutamente identico (66% di punti vinti), tanto che la differenza era stata determinata dai punti vinti sulla seconda. Nel match del 2015 è invece la qualità della prima di servizio a scavare il solco determinante: 18 ace in due soli set, e 84% di punti vinti con la prima per Williams, contro il 67% di Sharapova, che pure a distanza di dieci anni ha leggermente migliorato con la seconda di servizio (47% contro 40%).

La crescita della prima di servizio è un progresso che manca a Sharapova, che dopo i problemi dovuti all’infortunio e all’operazione alla spalla nel 2008 ha sì recuperato gradualmente la qualità della battuta, ma per tornare ad assestarsi all’incirca al livello dei primi successi. E lo testimoniano le velocità rilevate praticamente identiche a distanza di anni.

Ricordo anche che in occasione della semifinale di Melbourne 2005, Sharapova aveva appena 17 anni ed è quindi comprensibile che faticasse su alcune variazioni tecniche. Innanzitutto nell’esecuzione dello slice di rovescio che invece oggi, anche se poco utilizzato, risulta piuttosto insidioso perché carico di sidespin. E poi nel gioco di volo che, pur non essendo un punto di forza del suo tennis, è comunque cresciuto rispetto a dieci anni fa.
Infine sottolineerei il dropshot, colpo non utilizzato nel 2005 e al quale fa invece ricorso alcune volte nella finale del 2015.

Ma c’è anche un piccolo spazio per i peggioramenti: secondo me Serena volleava meglio allora. Credo sia una conseguenza del cambio di gioco descritto prima: i colpi di volo sono diventati meno importanti e meno frequenti, e la desuetudine probabilmente qualche traccia di ruggine la procura.

Veniamo quindi alla domanda delle domande: più forti allora o più forti oggi?
Sinceramente non credo che un confronto attraverso un solo match possa essere molto attendibile; prendere in considerazione appena due partite e pretendere di elevarle a paradigma utile per rispondere a una domanda del genere non sarebbe corretto.
Ma se la questione è circoscritta al paragone tra i due match, e ci limitiamo a questo, allora non ho dubbi: secondo me le giocatrici della finale del 2015 mostrano un livello superiore rispetto alle semifinaliste del 2005; e chiunque delle due in versione 2015 avrebbe vinto la semifinale del 2005.

Riguardare una dopo l’altra due partite lontane nel tempo è un ottimo antidoto all’effetto nostalgia, che a volte tende a farci ricordare le cose del passato con maggiore benevolenza. Ad esempio fa un certo effetto vedere la difficoltà che tutte e due mostrano nella gestione delle traiettorie più profonde nel 2005 rispetto al 2015.
In sostanza la partita del gennaio scorso, anche se meno ricca di soluzioni di gioco, secondo me è superiore: per la qualità media degli scambi, per la capacità di tenere la palla più profonda, ma anche di allargare il campo con soluzioni in cross stretto che nel 2005 non venivano utilizzate. E per la sicurezza con cui entrambe riescono a trasformare in un vincente i colpi più attaccabili dell’avversaria.
In generale la sensazione è che tutte e due sappiano giocare in modo più incisivo e più vicino alle righe, riuscendo comunque a limitare gli errori. Del resto nel 2005 avevano chiuso con un saldo vincenti/gratuiti negativo; nel 2015 è positivo per tutte e due.

Detto questo, non vorrei nemmeno che si compisse l’errore opposto: a detta di tutti la finale di Melbourne 2015 è stata una delle migliori partite in assoluto della stagione, per questo pretendere di considerarla l’unità di misura del tennis odierno sarebbe troppo ottimistico.

Statistiche match Australian Open 2005 - 2015

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I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

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Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

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Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

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Taylor Townsend

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’ottavo articolo, che affronta il primo tema legato al gioco di volo. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Come trattare il gioco di rete?
Questo articolo comincia ad affrontare il gioco di rete. Come organizzare il tema? Avrei potuto cavarmela con un solo articolo, riunendo tutti i colpi in un’unica classifica; del resto la definizione complessiva esiste (appunto “gioco di rete”) e quindi non sarebbe stata una decisione illogica.

 

Ma questo metodo non mi soddisfaceva. Troppe qualità diverse da confrontare, troppe situazioni di gioco accorpate. Tanto che mi sono convinto che, alla fine, più che sui punti di forza avrei dovuto cominciare a ragionare sulle diverse debolezze: capire quali sarebbero state meno gravi per arrivare a una lista conclusiva piena di falle e di controindicazioni. Insomma, a mio avviso un approccio troppo generico e brutale.

All’estremo opposto ci sarebbe stata la via che considerava a sé stante ogni singolo colpo eseguibile nei pressi della rete: un colpo, un articolo. Ma penso che il risultato sarebbe stato eccessivo. Ecco un elenco sommario:
– Volée di dritto
– Schiaffo al volo di dritto
– Demivolée di dritto
– Volée di rovescio
– Schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée di rovescio
– Smash
– Gancio
– Veronica (volée alta dorsale di rovescio)

E questo sarebbe solo il punto di partenza, visto che le volée normalmente si suddividono ancora, considerando il punto di impatto:
– Volée bassa (se colpita sotto al livello della rete)
– Volée “normale”
– Volée alta

Potenzialmente ci sarebbe stata la possibilità di dividere il tema in una decina o più categorie. Davvero troppo, anche perché oggi gli scambi che portano a colpi nei pressi della rete non sono così frequenti. Alla fine ho scelto una via intermedia, e così ho suddiviso il tutto in quattro temi:

1. Volèe di dritto + schiaffo al volo di dritto
2. Volée di rovescio + schiaffo al volo di rovescio
3. Demivolée (di dritto e di rovescio)
4. Overhead (smash, veroniche, ganci)

Capisco chi mi criticherà per avere accorpato volée e schiaffo al volo (swinging-volley per gli inglesi), ma nel momento in cui si sovrapponevano alcune categorie ho preferito tenere separati i due lati del del corpo (diritto e rovescio) piuttosto che la modalità esecutiva (schiaffo o volée classica). Anche perché a volte la stessa giocatrice sceglie esecuzioni diverse sulla stessa identica traiettoria.

Categoria a sé le demivolée, gli unici colpi al rimbalzo usati nei pressi della rete, e quindi inevitabilmente da trattare a parte. Infine gli overhead; definizione inglese, che non ha una diretta traduzione italiana, ma che invece a mio avviso identifica una caratteristica piuttosto precisa del giocatore di tennis: la capacità di gestire le parabole al di sopra della testa (appunto over head), in condizioni di equilibrio e con riferimenti diversi da tutti gli altri colpi. Normalmente overhead è sinonimo di smash, ma può capitare di dover ricorrere a opzioni differenti: veroniche, ganci. Colpi rari che però alcune tenniste sanno utilizzare nel momento opportuno.

a pagina 2: Volèe e schiaffo di dritto

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