Maria Sharapova contro Serena Williams: nascita di un complesso

Al femminile

Maria Sharapova contro Serena Williams: nascita di un complesso

Agli Australian Open 2005 Maria Sharapova e Serena Williams si giocano l’accesso alla finale. Masha vince il primo set e per due volte arriva a servire per il match, con tre match point a favore…

Pubblicato

il

 
 

Tre match point. Tre occasioni in cui un solo punto avrebbe potuto fare la differenza e, forse, indirizzare in modo diverso il confronto negli anni successivi. Tre match point mancati da Maria Sharapova contro Serena Williams in un momento cruciale del loro rapporto, quando le dinamiche psicologiche erano profondamente differenti rispetto a quelle odierne.

Ormai quella tra Serena e Maria è stata definita una “non rivalità”. O quanto meno una rivalità anomala; perché se è vero che sul piano della popolarità e dei guadagni sono ai vertici del tennis femminile, da tanti anni quando si affrontano sul campo il risultato è sempre lo stesso: vince Serena. I numeri sono inequivocabili: 18 vittorie a 2, con una striscia consecutiva di 17 successi ancora aperta.

Ma le cose non sono andate sempre in questo modo, e c’è stato un momento in cui sembrava che il confronto avrebbe potuto prendere una piega opposta. Tanto che sorge un dubbio di quelli classici della ucronia: cosa sarebbe successo se…? E quel “se” fa riferimento ad un incontro disputato oltre dieci anni fa.
Dieci anni nello sport sono davvero tanto tempo. Una periodo così lungo che spesso può contenere un’intera carriera; e se nel caso di Williams e Sharapova non è così, è perché stiamo parlando di due fenomeni del tennis, in termini di longevità e di carattere.

 

La partita in questione si è giocata il 27 gennaio 2005 a Melbourne, semifinale degli Australian Open. Prima di entrare nel merito e provare a spiegarne l’importanza, occorre ricostruire un minimo di contesto storico, visto che, al momento di quel match, le due giocatrici avevano alle spalle periodi profondamente differenti.

1. Antefatto
Prima degli Australian Open 2005 Serena è reduce da una fase difficile. Dopo aver ottenuto il cosiddetto Serena Slam, a cavallo tra il 2002 e il 2003, e conquistato cinque degli ultimi sei Major (sempre in finale contro la sorella Venus), al termine di Wimbledon 2003 (vinto) si è fermata per una operazione al ginocchio sinistro. Lo stop previsto era di un paio di mesi: in realtà finirà per stare fuori quasi una stagione intera.

Quando rientra, nel marzo 2004 a Miami, le gerarchie sono state rivoluzionate per l’emersione di forze nuove; scalzate le sorelle Williams (che avevano disputato una contro l’altra sei delle ultime otto finali), negli Slam è la volta delle finali tra giocatrici della stessa nazione: prima le belghe (con Henin vincitrice su Clijsters) e poi le russe, con le vittorie di Myskina e Kuznetsova su Dementieva.
Unica eccezione: Wimbledon 2004, quando Serena riesce a tornare in finale, ma perde a sorpresa da una nuova stella siberiana, la diciassettenne Maria Sharapova.

In sostanza Serena dopo l’intervento al ginocchio ha perso la leadership del movimento e la risalita si rivela complicata, anche perché in sua assenza si sono rafforzate le alternative, incluse Davenport e Mauresmo.
Tra le possibili pretendenti al trono WTA, Sharapova appare lanciatissima: è entrata stabilmente nel circuito nel 2003 e nel giro di un anno è già riuscita a stupire il mondo, vincendo appunto a Londra ma anche al Masters.

2. I confronti diretti
Prima della semifinale degli Australian Open 2005, nei confronti diretti tra Masha e Serena conduce 2-1 la russa. No, non è un errore: Sharapova è in vantaggio.
Serena ha vinto 6-4, 6-3 il primo match, disputato nel marzo 2004 a Miami, proprio al rientro dopo l’operazione. Si tratta del quarto turno del torneo e in quel momento Sharapova, ancora sedicenne, è solamente numero 23 del mondo.
Maria in quella occasione definisce Serena una giocatrice “molto forte, con tanta potenza”. Papà Williams da parte sua critica Sharapova per avere puntato troppo sulla pesantezza dei colpi, mentre a suo dire per mettere in difficoltà la figlia occorrono palle profonde ma meno potenti.

Pochi mesi dopo si ritrovano di fronte in un evento ben più importante: la finale di Wimbledon 2004. Serena è favorita, visto che è dal 2000 che una Williams vince sui prati di Londra, ormai diventati feudo di famiglia. Ma invece Sharapova si impone nettamente: 6-1, 6-4, lasciando attonita Serena, forse sorpresa dalle capacità agonistiche di quella teenager.

Lo stesso esito si ripete nella finale del Masters 2004 di fine stagione, in una partita condizionata da un problema agli addominali di Serena, che chiama un MTO sul finire del secondo secondo set, e non riesce a servire alla solita velocità. Nel terzo set il match segue un andamento anomalo; situazione solo apparentemente incomprensibile, visto che non è la prima volta che un infortunio altera le normali tattiche di gioco: Williams si porta avanti 4-0, ma poi non vince più un game. La partita si chiude a favore di Sharapova 4-6, 6-2, 6-4.

In sostanza i due più importanti successi della carriera di Sharapova sono arrivati proprio battendo in finale Serena. Non solo. Maria in quel momento può vantare un record significativo: è l’unica giocatrice in attività con un bilancio positivo contro Serena tra quelle che l’hanno affrontata più di una volta.
Questa è, sommariamente, la situazione prima di quel fatidico gennaio 2005. Da una parte Serena Williams, 23 anni compiuti (è nata il 26 settembre 1981) dall’altra Maria Sharapova che non ne ha ancora 18 (è nata il 19 aprile 1987) e che nel 2004 ha vissuto una stagione di vera e propria esplosione.

Un ultimo dato. Questo era il ranking nella settimana precedente gli Australian Open, in cui Sharapova è la più giovane top ten:

Ranking WTA gennaio 2005

3. La semifinale degli Australian Open 2005
Ricordo le condizioni di gioco e lo scenario di dieci anni fa: campo in cemento tutto verde (televisivamente uno dei più brutti possibili, a mio parere); e superficie non solo differente nel colore, ma anche nella composizione: è il Rebound ace, che sarà sostituito nel 2008 dal Plexicushion.
Si gioca in una tipica giornata estiva australiana: le nuvole schermano i raggi del sole, ma non riescono più di tanto a mitigare il caldo stagionale. In campo ci si aiuta con i ”salsicciotti” di ghiaccio per cercare di mantenere la temperatura corporea a livelli accettabili.
Non c’è ancora il falco e quindi, come accade in uno dei primi scambi, se l’arbitro decide un overrule, alla giocatrice non rimane che accettare la decisione.
Ad ogni stagione la moda sportiva propone un colore dominante: per il 2005 la Nike ha puntato sul giallo, con tocchi di bianco e celeste; Serena in pantaloncini e canottiera, Sharapova con un più classico vestito intero.

Ad inizio partita il nervosismo è tangibile. Anche i raccattapalle devono ancora ingranare: non sono velocissimi nello smistare le palline e questo produce leggeri ma chiari segnali di insofferenza da parte delle protagoniste in campo. Evidentemente le due giocatrici si temono e si rispettano: concentrazione e tensione sono ai massimi livelli, e incidono sulla tranquillità di esecuzione; e infatti la qualità di gioco non sarà sempre eccezionale.

4. Cronaca del match
Normalmente non sono favorevole a cronache dei match troppo dettagliate, perché penso siano faticose e noiose da leggere. Per una volta faccio un’eccezione, visto che la partita si è disputata molti anni fa, e per qualcuno potrebbe essere interessante recuperare i passaggi decisivi dell’incontro; chi non voglia seguire nel dettaglio la cronaca può direttamente passare al paragrafo successivo.
Se siete interessati a rivedere integralmente il match è possibile farlo andando QUI, nel sito ufficiale degli incontri storici degli Australian Open. Il sito fornisce anche un servizio utilissimo, visto che i passaggi chiave (highlights) sono elencati e individuabili con un semplice clic.

– Primo set: Sharapova 6-2
Serena serve per prima, e appare quella più in difficoltà a trovare la misura dei colpi. Infatti nel terzo gioco cede per prima la battuta, con un game negativo: tre gratuiti e un doppio fallo, e break a 30.
Sharapova tiene il servizio, sale 3-1 e poi Williams peggiora ulteriormente le cose; altri tre gratuiti di fila per lo 0-40, seguiti da un tentativo di palla corta che corta non è: rimbalzo a metà campo, colpo di approccio di Sharapova e passante fuori di Serena; game ceduto a zero: 4-1 con doppio break di vantaggio per Maria.
Dopo il cambio di campo Serena aumenta la pesantezza di palla, ma al massimo riesce a portare ai vantaggi Sharapova. Si prosegue tenendo i servizi fino al 6-2. Nel game che ha chiuso il set Maria ha messo a segno due ace e gestito senza particolari problemi. Trenta minuti di gioco complessivi.

– Secondo set: Williams 7-5
Si comincia sulla falsariga del primo, con Serena che deve subito salvare una palla break.
La partita si fa più intensa dal 3-2: prima Sharapova è costretta ai vantaggi per il 3-3, poi nel game successivo Serena salva la seconda palla break del set (30-40) prendendo la rete e chiudendo il punto con uno smash.
Sul 4-3 arrivano le scintille. Maria concede le prime palle break dell’intero incontro, quando si trova 15-40. Salva la prima dopo aver prevalso con un duro confronto sulla diagonale dei rovesci, e poi la seconda grazie a un vincente contestato da Serena: dritto anomalo ad uscire giocato da centro campo e palla che forse pizzica la riga laterale, o forse no. I replay televisivi lasciano il dubbio irrisolto e in tribuna mamma Oracene fa segno che anche per lei la chiamata è da 50 e 50%. Non c’è il falco per dirimere la questione, e quindi vale l’operato della giudice di sedia: parità.
Terza palla break dopo una risposta aggressiva di Serena: annullata con un potente dritto lungolinea di Maria, che Serena non riesce a controllare. La qualità è salita e Sharapova pareggia sul 4-4 dopo uno scambio vinto grazie ad un’ottima difesa.

Il nono game, con Serena al servizio, sembrerebbe quello decisivo: quasi dieci minuti di lotta, in cui si alternano errori a vincenti; alla fine la spunta Sharapova grazie a due prodezze sul terzo break point: prima risponde con un grande allungo di dritto ad un incisivo servizio centrale e poi dopo la discesa a rete di Serena confeziona un passante in corsa (cross di rovescio) vincente, che rende vano il tuffo dell’avversaria. L’immagine di Serena a terra è emblematica della situazione: Maria ha vinto i due ultimi, lottati game e si è guadagnata la possibilità di servire per il match.
Ma sul 6-2, 5-4 e servizio, Sharapova comincia a concedere qualcosa: a parte il primo quindici serve solo seconde, su cui Serena aggredisce prendendo in mano gli scambi. Si arriva inevitabilmente al 15-40, ed è addirittura un doppio fallo che procura il 5-5. Proprio sul traguardo a Sharapova è mancata la freddezza per dare il meglio di sé.

Serena sembra essersi liberata di un peso: nel game successivo chiude facilmente a 15, e poi strappa di nuovo il servizio a 30 a Sharapova. Il parziale degli ultimi tre game è stato di 12 punti a 4. Williams chiude 7-5 in 63 minuti di gioco.

– Terzo set: Williams 8-6
Le giocatrici sono scariche per il finale di secondo set. L’inizio del terzo si sviluppa a strappi: break e controbreak. Dopo due ore esatte di gioco sul 3-3 terzo set è tutto in equilibrio. La vincitrice si deciderà in volata.
Nel settimo gioco (sul 3-3, 30 pari e servizio) stranamente Serena non solo smette di spingere, ma compie un paio di passi indietro nella conduzione del palleggio. L’iniziativa passa completamente in mano a Sharapova che vince il primo scambio grazie ad un nastro fortunato e il secondo per un dritto di Williams abbondantemente lungo. Break.

Maria continua a spingere e sale (tenendo a zero il servizio) sul 5-3, vincendo fra l’altro il punto più rocambolesco della partita grazie ad un lob vincente, sportivamente applaudito anche da Serena.
Williams tiene la battuta a 15, e quindi si ripropone la stessa situazione del secondo set: Maria servirà di nuovo per chiudere i conti sul 5-4; il game della ucronia è il decimo del terzo set.

Sul 15 pari Serena è costretta ad un recupero a sinistra, e per la prima volta gioca un rovescio in back: Sharapova è in difficoltà, prova uno slice che si infrange in rete. Ma sul 15-30 a differenza del secondo set Sharapova riesce a tenere in mano l’iniziativa dello scambio e si aggiudica i due punti successivi.
Match point sul 40-30: Sharapova continua a spingere, Serena è sistematicamente in contenimento; alla ricerca del controllo dello scambio, Maria mette lungo un dritto incrociato. Con il senno di poi si può dire che questo risulterà il vero rimpianto per Sharapova. Parità.
Gran servizio a uscire di Maria, solo scheggiato in risposta da Serena e secondo match point Sharapova: sulla seconda di servizio Williams replica con una risposta fulminante di dritto. Parità.
Ancora servizio a uscire di Maria non controllato da Serena e terzo match point: di nuovo seconda di servizio, e qui inizia uno scambio articolato, inizialmente in equilibrio, in cui però Serena riesce progressivamente a prendere il comando del gioco. Maria accorcia e Serena chiude con un contropiede di dritto. Ancora parità. Con due dritti sbagliati (uno in rete, l’altro lungo) Sharapova perde il game.

Sul 5-5 è di nuovo tutto in equilibrio, ma sul piano psicologico il vantaggio è passato dalla parte di Serena, che di slancio vince i quattro punti successivi: 6-5. Sharapova replica con il 6 pari.
Agli Australian Open non è previsto il tiebreak nel set decisivo; nel tredicesimo gioco Maria dal 40 pari conquista ancora tre break point, tutti annullati grazie a ottime prime che consentono a Serena di chiudere gli scambi. Williams ottiene il 7-6 con due discese a rete.
Nel 14mo game Sharapova al servizio fa suo il primo quindici, ma poi Serena vince i tre punti successivi, compreso un grande scambio per salire 15-40. La partita si chiude al primo match point grazie ad un rovescio incrociato vincente di Serena: 2-6, 7-5, 8-6. Due ore e 39 minuti di gioco totali.

In finale Serena batterà Lindsay Davenport 2-6, 6-3, 6-0 vincendo il settimo Slam in carriera.

5. Valutazione della partita
Come si ricava dalle statistiche della partita, il servizio di Serena non è stato un grande fattore, solo leggermente più incisivo di quello di Sharapova. Altro aspetto significativo: complessivamente il saldo tra vincenti ed errori gratuiti è negativo per entrambe; che fosse per il caldo o per la tensione per la posta in palio, fatto sta che spesso sono stati gli errori a determinare il punteggio.

Statistiche semifinale Aus Open 2005
Sul piano psicologico la mia impressione è che Sharapova abbia avuto il controllo delle operazioni sino al 5-4 del secondo set. Sin lì non aveva mai ceduto la battuta, e per arrivare a servire per il match si era aggiudicata i due game più combattuti della partita (l’ottavo e il nono del secondo set) prima salvando tre break point e poi riuscendo invece a strappare il servizio a Serena al termine di un gioco durato quasi dieci minuti.

Sul 6-2 5-4, nel game potenzialmente definitivo, Maria ha invece perso sicurezza non riuscendo più a mettere prime di servizio dopo il primo quindici; e cercare di chiudere una semifinale Slam contro Serena Williams servendo solo seconde è praticamente impossibile.

Il secondo passaggio decisivo del match è quello del settimo gioco del terzo set, quando Maria brekka sul 6-2, 5-7, 4-3 (e poi tiene il servizio del 5-3). Il break arriva per un evidente calo di Serena, che sul 3 pari 30-0 improvvisamente smette di spingere, arretrando la posizione in campo e giocando quasi solo in contenimento, nell’attesa dell’errore altrui: subisce invece un parziale di 8 punti a zero. Che sia dipeso da un cedimento fisico (possibile, viste le condizioni di gioco) oppure da un momento di particolare tensione è difficile dirlo. Certo non doveva essere facile fronteggiare la sensazione di sfrontatezza che comunicava la sua avversaria più giovane.

Il decimo gioco del terzo set è veramente quello del redde rationem; sul primo match point l’inerzia della partita sembra ancora dalla parte di Maria: è lei che comanda lo scambio ed è lei che sbaglia un colpo aggressivo di dritto con cui cerca di prendere il controllo definitivo dello scambio.
Dal secondo match point, con una risposta vincente, è invece Williams a trovare in se stessa le risorse di grande campionessa che siamo abituati a riconoscerle, e a comandare gli scambi decisivi. È come se dopo il rischio enorme scampato dopo il primo match point avesse subito la scossa decisiva per risollevarsi e mettere in campo nuovamente tutta la sua personalità.

Allora naturalmente non si poteva sapere, ma quei tre match point sono stati gli ultimi raggiunti da Sharapova contro Serena sino a oggi. Invece che salire 3-1 negli scontri diretti, tutto torna in equilibrio, sul 2-2. E la partita è la prima di una striscia di diciassette in cui Williams finirà per avere la meglio.

In conferenza stampa Sharapova rilascia dichiarazioni che rilette oggi suonano quasi beffarde, visto che la storia ha smentito la sua fiducia: “Certo che sono triste, ed è duro perdere, ma ho una lunga strada davanti a me. Questo non è uno sprint, è una maratona. Ho appena 17 anni e ho raggiunto le semifinali degli Australian Open. Non c’è nulla di negativo”.
“Serena è una delle migliori avversarie là fuori. Lei sa come far girare un match e questo le deriva dall’esperienza. Spero di imparare e migliorare“.

Dopo questa partita Serena e Maria si incontreranno nuovamente solo due anni dopo, ancora a Melbourne per la finale degli Australian Open 2007. Malgrado per i bookmakers fosse favorita Sharapova (1.41 contro 3.22) di fronte ad una Williams rientrante dopo un 2006 in cui aveva giocato pochissimo (ed era classificata al numero 81 del mondo), l’incontro sarà senza storia: vittoria di Serena per 6-1, 6-2.

QUI la seconda parte:
Australian Open 2005 – 2015, Serena e Sharapova 10 anni dopo: più forti allora o più forti oggi?

Continua a leggere
Commenti

Al femminile

Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

Pubblicato

il

Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

Continua a leggere

Al femminile

La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

Pubblicato

il

Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

Continua a leggere

Al femminile

Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

Pubblicato

il

Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement