Le grandi partite dell'anno. Luglio: a Wimbledon Federer raggiunge la perfezione

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Le grandi partite dell’anno. Luglio: a Wimbledon Federer raggiunge la perfezione

Il 2015 è ormai agli sgoccioli, ma è stato un anno di tennis molto intenso e pieno di grandi partite. Quella di oggi è forse la più clamorosa, visto che persino il nostro inviato perse il suo aplomb very british. Roger Federer batte un grande Andy Murray a Wimbledon con una prestazione forse mai vista prima. Rivivetela con noi

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Uno straordinario Roger Federer supera Andy Murray nella seconda semifinale ai Championships. Partita strepitosa di entrambi, ma lo svizzero ha chiuso con soli 11 errori gratuiti e 56 vincenti 

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[2] R. Federer b. [3] A. Murray 7-5 7-5 6-4 

 

Giornata perfetta per giocare a tennis. E non soltanto per la temperatura, ma soprattutto per la straordinaria aria di un fine settimana di campagna. Coppie con l’ombrellino, gruppi di ragazzini middle class in attesa di diventare upper, anziane signore che sorseggiano il te grazie al delicato sole del Kent, tutti a passare del tempo piacevole, “lovely” figurarsi, prima della cena. E in mezzo a tutto questo il Centre Court, con la guglia della chiesetta di Wimbledon in lontananza, pronto ad ospitare quella che in fondo è la migliore partita sul lawn tennis di questi anni. Roger Federer, il Re, il distruttore del passato, il fondatore di una nuova religione, contro il bad boy di casa, il borbottante moccioso, il ragazzo finalmente sposo che ha sempre l’aria di voler essere da qualche altra parte: contro Andrew Barron Murray.

Dopo che Djokovic e Gasquet ci hanno fatto la cortesia di un match decente, alla seconda semifinale si chiedevano grandi cose. Ma nessuno, nessuno, poteva immaginare cosa avremmo visto da lì a qualche minuto: discese a rete, passanti, variazioni continue di velocità, lob, schermaglie tattiche. Una serie di highlights a cui non mancava nulla. Il tutto con una percentuale di errori bassissima.

Non era quindi sorprendente, visto che i due non sbagliavano mai, che l’unica palla break (a favore di Murray) fosse arrivata nel primo game, cioè quando i due stavano ancora completando il riscaldamento. Le prime di Federer hanno messo le cose a posto e poi è cominciato appunto lo show. Se Murray non perdeva mai lo scambio al di sopra dei 5-6 tiri, era impensabile fare il punto quando Federer riusciva ad aggredire. Sembravamo dirigerci verso l’obbligato tiebreak – anche se qualche piccola alzata di sopracciglia ci coglieva nell’undicesimo game quando per un’istante è balenata a Federer l’idea di fare il furbetto su una palla chiamata out dal giudice di linea e corretta prontamente da Layhani per evitare il 15-30. Ma niente di che, un ace rimetteva a posto le cose. Ma quando sembrava tutto apparecchiato per il tiebreak Murray regalava qualcosina. Prima un dritto in rete, e poi era sufficiente una seconda per farsi aggredire dal dritto a uscire di Federer, che si procurava le prime palle break della partita. Che erano anche set point. Attacco all’arma bianca sul primo e puntuale passante di Murray; ma sul secondo set point Federer bloccava la risposta e Murray tirava il dritto venendo a rete sul rovescio di Federer. Lo aspettava una micidiale replica di Fed, che tirava un passante sui lacci di Andy e chiudeva il set dopo 38 minuti.

Ma per quanto fosse stato bello il primo set il meglio doveva venire. Il secondo set cominciava con un Fed in gran fiducia che vinceva agevolmente il primo game e andava 15-30 sul servizio di Muzzino. Qui lo scozzese era bravissimo a non cedere campo e a non farsi distrarre da uno strano rumore prodotto da Layhani nell’annunciare il 40-30 (i maliziosi penseranno alle conseguenze di un pasto pesante, noi non commentiamo, visto che poco prima era al ristorante con una strana pappetta davanti, in cui sembrava ci fossero delle cozze…). Nel quarto game però Murray soffriva ancora, Federer si procurava una palla break e la gettava al vento con un rovescio poco complicato che usciva largo di niente. Due buone prime tenevano Andy in partita. Al servizio i due facevano più fatica adesso, anche Federer si trovava indietro di un punto,  ma un dritto dei tempi belli e due ottime prime risolvevano il problema. La sensazione era che lo svizzero tirasse in modo più deciso il dritto, quel colpo, che lo aveva un po’ abbandonato gli scorsi anni. Con un livello del gioco che restava altissimo, i due arrivavano sul 5 a 4 Federer. Non sapevamo che stava per iniziare il game più bello dell’era Open, concedete qualcosa all’iperbole.

Federer si portava sullo 0-30 dopo uno scambio fantastico. Prima reggeva di solo polso col rovescio e poi tirava un dritto strettissimo imprendibile per Murray. Nel punto successivo, il nastro prima dava una mano a Murray e poi gli fermava la palla dalla sua parte. 0-40, tre set point. Sul primo Murray metteva una ace con la seconda; sul secondo Federer sbagliava un dritto in allungo; sul terzo una prima di Murray non veniva controllata dallo svizzero. Murray provava ad uscire dalla buca con uno splendido passante di dritto e la folla – che aveva ripristinato per qualche minuto il “silenzio di Wimbledon” – provava a trascinarlo sul 5 pari. Adesso entrambi giocavano lunghissimo, con la palla che cadeva sempre sugli ultimissimi cm del campo. Ma Federer era incredibilmente solido rispondeva benissimo ad una prima a 130 miglia orarie di Murray e l’errore successivo dello scozzese gli offriva il quarto set point. Murray sbagliava la prima e sulla seconda resisteva al dritto a uscire di Federer che metteva in rete il colpo successivo! Non finiva qui. Ancora una volta Fed non aveva problemi a bloccare una risposta su un’altra super prima di Murray, e ancora una volta lo scozzese metteva in rete il rovescio. Di nuovo seconda lunghissima, scambio splendido chiuso con una palla delicatamente appoggiata nel campo di Federer da Murray. Delirio sugli spalti quando finalmente Murray chiude con un ace il game più bello degli ultimi dieci anni. O forse anche di più, come dicevamo.

Ma la partita doveva continuare. Federer assorbiva il colpo senza fare neanche un plissè e chiudeva a zero il game successivo. Tiebreak stavolta? Macché. Roger con due rovesci spettacolari andava 15-30 e si procurava il sesto set point grazie ad un rovescio in rete di Murray. Stavolta Roger non sbagliava, e chiudeva un altro incredibile scambio con una facile volée alta di dritto.
Avevamo assistito ad un’ora e 35 minuti di gioca semplicemente straordinarie, simili – forse migliori – al Federer-Djokovic del Roland Garros 2011.

Per quanto in quei 100 minuti si fossero concentrati un nugolo di emozioni che può bastare per un intero anno, c’era da giocare anche il terzo set. In un’altra partita, in un’altra cronaca, avremmo raccontato di nove game bellissimi. Qui, considerate le emozioni appena provate, i giochi filavano via quasi senza che nessuno se ne accorgesse. Al decimo game tornava la reincarnazione di nessuno, perché nessuno è stato Roger Federer. Lo svizzero si portava 0-30 con un rovescio che non è giusto raccontare, perché non si racconta la bellezza, si deve vedere e quindi recuperatela in qualche modo. Murray riusciva ad andare sul 30 pari, ma Roger andava a match point grazie ad risposta incrociata di rovescio. Stavolta non c’erano altre emozioni, Murray mandava in corridoio un dritto e la partita si chiudeva qui.

Roger Federer vince una partita di cui parleranno a lungo i nonni ai nipoti, come si usa dire. Partirà domenica senz’altro da favorito contro Novak Djokovic e questo è già una specie di miracolo. Ventisei finali slam, dieci a Wimbledon (mai nessuno così tante nello stesso Slam, neanche Nadal a Parigi), ma se cominciamo con i numeri non finiamo più. Godiamoci questo signore, perché quando non ci sarà più saremo tutti più tristi. Ma questo racconto è giusto che si chiuda con Andrew Barron Murray, fuoriclasse straordinario forse il miglior ribattitore del mondo. Oggi ha avuto una palla break, una misera palla break, nel primo game del primo set. E poi basta. Pensava di dover giocare con un altro fuoriclasse, un grande campione che ha fatto la storia del tennis, ma che insomma è pur sempre un uomo. Si sbagliava.

Match Statistics The Championships Wimbledon 2015 Official Site by IBM

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Luca Van Assche, il primo 2004 a vincere un torneo Challenger: ecco il dato che può renderlo ottimista

Il diciottenne francese di origini italo-belghe iscrive il suo nome in un elenco che lo vede in compagnia anche di Alcaraz e Sinner

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Luca Van Assche – Maia Open 2022 (foto via Twitter @ATPChallenger)

Era in agguato da un paio di mesi, Luca Van Assche. Una, due, tre prede gli erano state soffiate all’ultimo momento da Cecchinato, Barrere e Krutykh. Era ormai solo questione di tempo, ma il tempo stava per scadere. O, meglio, il calendario era arrivato all’ultimo foglio da strappare, quello con i nomi di Maspalomas, nella Canarie, e Maia, in Portogallo. È stata quest’ultima la destinazione scelta da Luca per l’ultimo torneo della stagione, il Maia Open, categoria Challenger 80. Così, dopo tre finali perse, il diciottenne francese ha messo le mani sul suo primo trofeo a questo livello. Ora francese, ma nato a Woluwe-Saint-Lambert, comune nei pressi di Bruxelles, da padre belga e madre italiana, per poi trasferirsi con la famiglia a Aix-en-Provence all’età di tre anni.

Da numero 501 del ranking, a inizio anno ha giocato il suo ultimo torneo ITF, vincendolo. Ha così continuato la sua rapida ascesa (un anno prima era fuori dai primi 1500) fino all’attuale n. 138, l’ultimo (ma certo non ultimo) best ranking conquistato. Vincitore del Roland Garros 2021, per l’ATP misura 178 cm, un’altezza che, se confermata e definitiva, non è molto promettente, per quanto i due top 20 più bassi vantino appena cinque centimetri più di lui – e parliamo di Alcaraz e Ruud, numero 1 e 3 del mondo.

Di sicuro, almeno per adesso, non possiede il colpo che lascia fermo l’avversario, né a destra, né con il rovescio bimane, né con il servizio. Riservandoci di capire meglio nel prossimo futuro le qualità su cui può puntare per continuare un’ascesa che si fa sempre più ripida, ci sono un paio di dati che paiono di buon auspicio e, forse, anche per questo Luca sembra essersi avventato con particolare urgenza sul trofeo portoghese. Innanzitutto, l’elenco dei vincitori francesi under 18 a livello Challenger vede Richard Gasquet, Gael Monfils, Fabrice Santoro e Sébastien Grosjean. Vabbè, anche Corentin Moutet.

 

Inoltre, ci svela un tweet di Luca Fiorino, c’era una casella vuota in corrispondenza della classe 2004 nella lista dei primi vincitori Challenger di ogni annata ed è stata occupata appunto da Van Assche. Non che la concorrenza fosse agguerritissima, con il solo connazionale Fils (quello che aveva battuto Fognini nelle quali di Bercy per poi perderci al primo turno) a frequentare abitualmente la categoria. In ogni caso, considerando i nomi che lo precedono – Auger-Aliassime, Sinner, Musetti e Alcaraz – il giovane francese ha un motivo in più per essere ottimista riguardo alla propria carriera da pro.

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ATP

Bollettieri, da Todd Martin a Mouratoglou e Shapovalov: il saluto del mondo del tennis

Così il tennista canadese: “Ricorderò per sempre i tuoi insegnamenti”. E Mouratoglou: “Grazie a te ho sognato di costruire una mia accademia”

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Il mondo del tennis piange Nick Bollettieri: il noto coach americano è morto domenica 4 dicembre 2022 all’età di 91 anni dopo una vita dedicata a questo sport e alla crescita di campioni della racchetta. E mentre la notizia fa il giro del mondo, sono tante le reazioni di giocatori, coach e addetti ai lavori. Di seguito una breve raccolta dei pensieri di chi ha conosciuto e apprezzato Bollettieri durante la sua lunghissima attività nel tennis.

“Nick è stato uno dei più grandi ambasciatori del tennis – sono le parole di Todd Martin, ex giocatore statunitense -. La sua passione e la sua enorme energia sono state di ispirazione per chi lo ha conosciuto. Aver allenato più di dieci numeri uno del mondo è stato solo uno dei traguardi raggiunti da Nick. Ha lasciato un impatto duraturo a tutti i livelli di questo sport”.

Ecco il ricordo di un altro coach molto noto, Patrick Mouratoglou: “Nick, sei stato un pioniere e un visionario. Grazie a te ho sognato di avere una mia Accademia, per aiutare le giovani generazioni a diventare adulti inseguendo un sogno. Chi ti ha incontrato può testimoniare che avevi un’energia unica ed eri in grado di trasferire la tua potenza ai tuoi giocatori. Bollettieri ha fatto crescere l’industria del tennis e ha aperto opportunità per coach e giocatori. Ricorderemo tutti lo speciale essere umano che era”.

 

Telegrafico il ricordo su Twitter del coach e commentatore Brad Gilbert: “Nick, sei stato un gigante che ha aiutato intere generazioni di giocatori”. Un altro cinguettio è quello di Denis Shapovalov, che racconta: “E’ stato un onore conoscerti, Nick. Ricorderò e apprezzerò per sempre i tuoi consigli. Hai dato molto a questo sport, sarei sempre ricordato e amato come uno dei più gentili”. Infine, il ricordo della Hall of Fame del tennis è nelle parole dello storico Joel Drucker: “Nick Bollettieri è stato un carismatico allenatore in grado di lavorare con dieci numeri uno del mondo, uno dei soli cinque coach inseriti nella Hall of Fame. Un’infinita passione, unita a uno stile di vita da star dei film e un’etica votata al lavoro sette giorni su sette, è ciò che ha reso unico Bollettieri. […] E’ stato un innovatore, creando a fine anni Settanta quella che è diventata la prima accademia pienamente dedicata al tennis”.

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Flash

La classifica finale ATP degli azzurri: segnali positivi non solo da Musetti. Quanti giovani in ascesa!

Lorenzo Musetti è il solo a migliorare in top 100, ma dietro è invasione di under 21: Passaro (120), Nardi (129), Arnaldi (135), Bellucci (154), Zeppieri (163) e Cobolli (173) possono dare la caccia alla Top 100 nel 2023

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Lorenzo Musetti - Napoli 2022 (Riccardo Lolli – Tennis Napoli Cup)
Lorenzo Musetti - Napoli 2022 (Riccardo Lolli – Tennis Napoli Cup)

Terminati anche gli ultimi tornei Challenger del 2022, a Casa Italia è tempo di tirare le somme in attesa della nuova stagione. Un’annata condizionata dai numerosi problemi fisici dei nostri primi due alfieri, Jannik Sinner e Matteo Berrettini, e avara di risultati per Lorenzo Sonego, che ha però ritrovato fiducia nel finale, ma anche risplendente dei progressi di Lorenzo Musetti e di altri ragazzi nati in questo millennio. Andiamo allora a vedere chi sono e che posizione occupano i primi venti azzurri della classifica ATP e la variazione rispetto a un anno fa prima di addentrarci in qualche considerazione.

PosizioneRanking ATPGiocatoreEtàPunti+/- 2021
115Jannik Sinner212,410-5
216Matteo Berrettini262,375-9
323Lorenzo Musetti201,865+36
445Lorenzo Sonego27950-18
555Fabio Fognini35843-18
6104Marco Cecchinato30562-4
7120Francesco Passaro21473+477
8129Luca Nardi19437+289
9135Matteo Arnaldi21419+223
10140Franco Agamenone29403+59
11154Mattia Bellucci21370+487
12163Giulio Zeppieri20350+84
12173Flavio Cobolli20335+30
14184Andrea Pellegrino25316+30
15190Riccardo Bonadio29301+112
16196Raul Brancaccio25287+102
17199Francesco Maestrelli19281+568
18204Luciano Darderi20273+137
19214Gianluca Mager28262-152
20215Andrea Vavassori27262+48

Rispetto a dodici mesi fa, all’interno della top 100 solo Musetti ha un saldo positivo, con un balzo di 36 posizioni, curiosamente quante ne perdono complessivamente Sonego e Fognini. Per quanto riguarda Fabio, se la stagione non è stata esaltante in singolare (bilancio 19-23 nei main draw), in doppio si è regalato più di qualche soddisfazione al fianco di Simone Bolelli con quell’11° posto nella Race.

Come detto, grandi progressi dei giovani azzurri, con ben sette presenze under 21 tra il 101° e il 200° posto. Salti davvero enormi per Passaro, Bellucci e Maestrelli, ma anche per Nardi e Arnaldi, senza dimenticare l’ingresso in top 200 di Zeppieri e Cobolli. Se è vero che nel dicembre 2021 potevamo vantare la presenza in top 10 con addirittura due giocatori, Matteo e Jannik, possiamo anche affermare che la loro uscita è stata legata a problemi fisici (anche di pura sfortuna, come il Covid del Berretto nel suo momento migliore, subito prima di Wimbledon) piuttosto che tecnici – anzi, Sinner ha messo in mostra i progressi fatti con il team Vagnozzi-Cahill. Per questo non c’è motivo di dubitare di un loro ritorno nell’élite del tennis, fermo restando che la condizione atletica, intesa anche come integrità fisica, è componente essenziale per la permanenza ai massimi livelli.

 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

La perdita di terreno nei pressi della vetta non deve tuttavia distogliere dalla citata presenza di sette “next gen” tra i secondi 100, un dato non solo incoraggiante di per sé, ma incredibile se paragonato a 12 mesi fa quando il conteggio diceva zero e il più giovane in quella fascia era l’allora ventitreenne Moroni seguito dal classe 1992 Caruso. Tornando verso l’alto, oltre a confidare in un Sonego che potrebbe prendere slancio dalle vittorie in Coppa Davis, non possiamo non augurarci un ulteriore salto di qualità da parte di Lorenzo Musetti. Perché, alla faccia di coloro per cui ogni opzione deve obbligatoriamente contenere una parte negativa, di fronte alla minaccia dell’indiscussa n. 1 WTA che dichiara di non essere interessata a giocare bene bensì a vincere (con buona pace di chi ha pagato il biglietto) e con tutto il rispetto per Brad Gilbert, la verità è che… it’s better to win pretty than to lose ugly.

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