Angelique Kerber conquista l'Australian Open 2016! Sorpresa una Williams diesel

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Angelique Kerber conquista l’Australian Open 2016! Sorpresa una Williams diesel

La numero uno del mondo regala 24 punti nel primo set a Melbourne. Primo Slam per la tedesca Angelique Kerber, neo numero due WTA. L’ombra di Steffi Graf su Serena Williams: sfumato per sempre il sogno Grande Slam?

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Il primo acuto di Angelique: il quarto di finale contro Flavia Pennetta a Flushing Meadows 2011 (Rino Tommasi)

[7] A. Kerber b. [1] S. Williams 6-4 3-6 6-4 (dal nostro inviato a Melbourne Luca Baldissera)

Stats Kerber-Williams

 

Penultimo atto, almeno per quanto riguarda i tabelloni di singolare, di questi Australian Open 2016: in campo alle 19.30, orario standard di inizio delle sessioni serali qui a Melbourne, Serena Williams e Angelique “Angie” Kerber. Per l’americana, è la finale numero 26, di cui 21 vinte, per la tedesca è la prima. I precedenti tra le due registrano un 5-1 in favore di Serena, tutte le partite sono state giocate sul duro, l’unica vittoria per Angelique a Cincinnati 2012 (6-4 6-4), l’unico altro confronto a livello Slam allo US Open 2007 (6-3 7-5 Williams). L’ultima tedesca a vincere uno Slam è stata Steffi Graf a Parigi nel 1999, ed è proprio al record di vittorie major della “signora Agassi” che punta Serena stasera, con la possibilità di raggiungerla a quota 22. La Kerber aveva annullato un match point al primo turno contro la giapponese Misaki Doi.

Bella serata limpida, siamo finalmete fortunati con il meteo dopo giorni molto piovosi, solito pubblico entusiasta, e per la seconda volta – dopo l’ovvio Federer-Djokovic – tribuna stampa esaurita, con diversi colleghi senza media-seat assegnato, in particolare quelli al seguito delle produzioni televisive, che dovranno attendere che si liberi un posto.
19.45 esatte, Serena colpisce la prima palla della finale, servizio esterno, dritto e volée, 15-0. Errore in risposta e poi sullo scambio di Angie, servizio vincente, 1-0 Williams. Spara fuori la prima risposta di rovescio della sua partita Serena, poi entra pesante sullo scambio, 15 pari. Doppio fallo Kerber, poi ancora errore rovescio Serena, ace Kerber, errore Serena, 1-1. Risposta strettissima un po’ fortunata della tedesca, attacco vincente Williams, 15 pari, poi bello scambio comandato da Angie e chiuso da un gran rovescio in cross, 15-30. Rovescio affondato in rete Williams, 15-40, due palle break, rovescio lungo Serena, break Kerber, 2-1 e servizio per lei. Già quattro brutti gratuiti dal lato sinistro per l’americana.

Volée impacciata di Serena nel primo punto del quarto game, poi bel dritto, poi ancora dritto ma stavolta lungo, 30-15. Quinto rovescio fallito (a metà rete questo) da Serena, 40-15, poi risposta aggressiva dell’americana, ma Angie smash a rimbalzo dopo un net della Williams, 3-1 per lei. Stranamente, quella più contratta sembra Serena, e come le succede sempre in questi casi, il suo colpo meno fluido, il rovescio, ne risente. Kerber invece picchia in scioltezza, risposta aggressiva, poi errore di dritto Williams, è 0-30. Quasi doppio fallo (nastro-riga) della Williams, poi bella progressione in avanti. 15-30 e primo “Come on!” dell’americana, che va ancora a spingere, altro urlo, 30-30, poi scambione di botte a tutto braccio, 40-30, ma subito dritto fuori tre metri, si va ai vantaggi. Palla corta bene accarezzata da Serena, poi bel servizio centrale (anche con la battuta deve ancora entrare in ritmo la Williams), 2-3.

Scappa il rovesco esterno a Kerber, che però poi spinge bene, 15-15. Dritto largo anche per Serena, con strillo di fastidio in falsetto, poi bell’attacco con schema partito dall’aggressione a una seconda palla ad appena 120kmh di Angie, seguito però da un dritto in rete, 40-30, poi bene Williams in pressione, due volte, 40 pari e poi vantaggio suo, palla del 3-3 trasformata con una risposta vincente e un “Come on!” stavolta a pieni polmoni, con tanto di piroetta. Si è definitivamente svegliata l’americana, ora Angie deve tenere e stare lì punto a punto. Servizio pesante Williams seguito da doppio fallo, 15 pari, cross mancino a spostare l’avversaria Kerber, 15-30, bel lungolinea di dritto Serena, 30-30. Ma dal centro rovescio largo, male di nuovo lì la Williams, ed è 30-40, ancora palla break Kerber, concretizzata grazie al dritto lungo di Serena.

4-3 per la tedesca, Williams mai vista finora tanto contratta in questo torneo, 15-0, poi seconda a 126 di Angie subito punita da Serena, 15 pari, ancora dritto facile da chiudere sparato via dalla Williams, 30-15, di nuovo metri lunga con il dritto l’americana, 40-15, rovescio largo Williams, 5-3 Kerber. Errori in serie, ora sia di dritto che di rovescio, per Serena, che nel primo punto del nono game picchia ancora fuori uno schiaffo al volo, 0-15, ma si riscatta con due bei vincenti accompagnati da grandi urla di rabbia e forse paura a questo punto, 40-15. Ancora dritto lungo Williams, mamma mia che brutte percentuali Serena, 40-30, poi risposta fallita da Angie (che invece, a meno che non venga messa sotto pressione, non sbaglia quasi niente, e questo sta banalmente facendo la differenza finora), 4-5. Momento della verità per la tedesca, chiamata a servire per il set. Seconda a 124 ma Williams rovescio in rete, poi discesa poco convinta di Serena che non tira su una volée bassa, 30-0, scambio prolungato sulla diagonale destra concluso, manco a dirlo, dal dritto di Serena in rete, 40-0 e tre set point, poi difende bene Angie, e incassa l’ennesimo errore (rovescio sul nastro) di Serena, 6-4 Kerber alla prima opportunità, un set a zero, non toglieva un parziale alla Williams da Cincinnati 2012. Serena non perdeva il primo set di una finale Slam dal 2011 allo US Open contro Sam Stosur.

Serve per prima Serena anche nel secondo, 0-15, poi nastro che stavolta la salva, 15-15, attacco finalmente deciso, 30-15, errore – uno dei pochi – Kerber, 40-15 e poi 1-0 Williams. Deve salire di intensità e soprattutto limitare i gratuiti Serena, perchè Angie non sembra affatto intenzionata a renderle la vita facile. Due servizi vincenti e un ace portano però Kerber sull’1-1, certo è molto colpa di Serena, ma stiamo avendo una finale equilibrata ed emozionante finora, e non va tolto nulla alla ottima solidità e al coraggio della Kerber, che sta tirando tutto appena può incurante dell’importanza dell’avvenimento e del risultato. Bellissima partita per Angie, esemplare l’approccio alla finale Slam.

Tiene a 30 la Williams, 2-1 per lei, poi Kerber in difficoltà alla battuta, due doppi falli, e 0-40, tre palle break Serena, forse per la prima volta Angie si rende conto di essere davvero un set avanti. Scappa un rovescio alla tedesca, break Williams e 3-1 per lei. Reazione immediata Kerber, con gran passante di dritto, 0-30, poi Serena picchia con dritto e servizio, 40-30, attacca convinta, e sale 4-1. Forse sta girando il match, certamente l’americana può solo migliorare, e questa non è una buona notizia per Angie. Che sul 30 pari nel già decisivo game successivo attacca due volte con convinzione, e accorcia sul 2-4. Un turno di servizio solido Serena, 5-2, il ritmo dell’americana e salito e si vede, ma nel game successivo anche Angie in affanno e sotto 15-30 tira un ace e tre vincentoni, 3-5. Carattere e qualità della tedesca, buon livello anche dell’americana ora, è una bella partita. Al servizio per chiudere il secondo set Serena ancora solida, non lo era stata per oltre un set, tiene a 15 ed è 6-3 per lei, si va al terzo, giusta conclusione visto l’equilibrio in campo finora. Williams solo 5 errori nel secondo set (contro i 24 del primo).

Escono entrambe qualche minuto per la pausa prima della ripresa del gioco, apre il set che deciderà gli Australian Open 2016 la Kerber al servizio, e lo tiene a 15, il livello è salito ancora, vincenti da entrambe le parti, ma nel secondo game di nuovo incerta Serena (brutta volée), poi fantastica Angie, tre vincenti uno meglio dell’altro, in particolare il secondo, con difesa incredibile e passante finale, e break a zero, 2-0 per lei. Reazione Serena, 15-40 e due opportunità di contro-break, fallita la prima, realizzata la seconda, con gesto di stizza accennato per la prima volta da una Kerber fin troppo calma fino adesso. 2-1.

Altro punto fenomenale Angie (passante in allungo estremo su volée alta non conclusiva Williams), poi tre gran botte con dritto e rovescio Serena, 40-15, ace, 2-2. Che bella finale adesso, pubblico spesso in piedi, entusiasmo alle stelle. Serve Kerber, spingendo bene i colpi, spinge ancora di più Serena, 30 pari, gran curva mancina al servizio Angie, 3-2 per lei. Passante Kerber che colpisce nastro e avversaria insieme, 15-30, Williams scende troppo a rete da quel lato, come se non si ricordase che Angie è mancina, e subendo i suoi ganci in recupero da sinistra, 15-40 due palle break che potrebbero essere pesantissime, qui da campionessa Serena annulla con gran punto in spinta da fondo seguito da ace esterno a 190kmh. Ma poi ancora passante di dritto Angie (davvero gran resa con quel colpo stasera per la tedesca), ancora palla break, e qui Serena si decide ad affondare sulla destra di Kerber e annulla ancora, poi bastonata di servizio a 192, suo il vantaggio. Angie risponde a una prima di nuovo a 190 esterna, e chiude con splendida palla corta, parità. Scossa, la Williams commette un gravissimo doppio fallo, quarto break point, e arriva il gratuito della Kerber, che non regalava un punto da parecchio. Ancora attacco Williams giustamente sul rovescio, ancora vantaggio per lei. E di nuovo, al termine di uno scambio tirato al massimo della violenza, Angie piazza il drop shot, che classe. Parità, ed esattamente come dopo la palla corta precedente, doppio fallo Serena, quinto break point, la Williams serve forte e tira tutto quello che ha, ma Kerber difende alla grande e incassa l’errore in lunghezza con il dritto dell’americana: break, 4-2 e servizio Angie, comunque finisca sarà una partita memorabile per lei.

Ancora solidissima la tedesca, tiene a zero (serve a velocità non certo alte Kerber, ma con rotazioni mancine e piazzamento ottimi), 5-2, ci avviciniamo a una conclusione clamorosa. Serena spinge, Angie non molla nemmeno le palle impossibili e contrattacca appena può, che match, 30 pari, a due punti dal sogno Kerber. Botta in mezzo Serena, 40-30, poi buon attacco, 3-5. Standing ovation ad accompagnare Angie che va a servire per il match, ma qui la tensione la irrigidisce, 0-30. Grave errore (visto il momento) di Serena, 15-30, ma poi grandiosa in spinta con il dritto l’americana, 15-40 e due palle del contro-break. Errore Williams, sfuma la prima, errore Kerber, 5-4. Potrebbe pagarlo caro Angie il piccolo passaggio a vuoto.

Serve Williams, ancora per rimanere nel match, due gratuiti, 0-30, Kerber per la seconda volta a due punti dal match, ace Serena, 15-30, poi bell’anticipo di rovescio, 30 pari, splendida e coraggiosa anche Williams, ancora scambio tiratissimo, lo stadio con il fiato sospeso, chiude ancora Serena in avanzamento di rovescio, 40-30. Risposta lungolinea vincente di dritto Angie, parità, che brave, tutte e due. Ancora superscambio vinto da Angie, ed è il match point. Serena a rete, scappa la volée, e si ritrova distesa a terra con le mani sul viso la campionessa 2016 degli Australian Open, Angelique Kerber. Potrebbe essere stato l’esatto istante in cui è sfumato definitivamente il sogno “Grande Slam” per Serena, il 2017 sembra davvero troppo lontano.

Splendido abbraccio finale tra le due, da lunedì la Kerber sarà numero 2 del mondo: benvenuta tra le grandi Angie.

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Australian Open: positivi sui voli per Melbourne, 47 giocatori in isolamento

Sono stati riscontrati casi di Covid nei voli partiti da Los Angeles e Abu Dhabi. Nishikori, Azarenka, Andreescu, Pliskova, Kenin, Muguruza e Sabalenka (tra i tanti) non potranno allenarsi

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L’incubo di tanti giocatori si è purtroppo avverato. Nel volo QR7493, che da Los Angeles è arrivato a Melbourne all’alba di venerdì 15 gennaio, due passeggeri sono risultati positivi al Covid-19. I due test positivi riguardano un membro dell’equipaggio e una delle 1200 persone giunte in Australia per motivi tennistici (che 72 ore prima di partire era risultato negativo). Dovrebbe trattarsi di Edward Elliot, coach di Lauren Davis. Tra le 79 persone a bordo, 24 erano tennisti. L’Australian Open ha subito rilasciato un comunicato a riguardo, specificando che i giocatori che si trovavano sul volo non potranno lasciare la loro camera d’albergo per tutti i 14 giorni di quarantena previsti dal protocollo. Salta quindi, nel loro caso, tutto il programma di allenamenti sul campo già predisposto: dovranno accontentarsi di un lavoro individuale da svolgere in camera. Sicuramente insufficiente per preparare uno Slam.

Ma chi era su quel volo? Secondo le ultime indiscrezioni tra i 24 atleti ci sono Kei Nishikori, Pablo Cuevas, Guido Pella, Juan Ignacio Londero, Santi Gonzalez, Tennys Sandgren, Artem Sitak, Vasek Pospisil, Lauren Davis, Victoria Azarenka e Sloane Stephens. Particolare il caso di Pella, che in occasione dell’ultimo US Open non ha potuto prepararsi al meglio perché costretto alla quarantena, sempre non per causa sua: in quel caso era risultato positivo il suo preparatore atletico. Saltò Cincinnati e si presentò in condizioni non ottimali allo Slam. Tennys Sandgren invece è salito sull’aereo nonostante l’ultimo tampone avesse dato esito positivo: il suo test però riportava solo dei residui non contagiosi (si è infettato a novembre), motivo per cui gli è stato dato il via libera. Cuevas ha deciso invece di sdrammatizzare e pubblicherà su Instagram quotidianamente i suoi allenamenti in camera d’albergo:

 

“Sappiamo che non immaginavate che la vostra preparazione sarebbe iniziata in questo modo, ma la nostra squadra è pronta a supportarvi e a farvi superare tutto questo” ha aggiunto nella nota il direttore del torneo Craig Tiley. Ciò che dovete sapere ora è che non siete da soli e siamo qui per fornirvi tutto il supporto che vi serve” si legge.

Tuttavia anche gli atleti che hanno viaggiato sul volo EY8004 da Abu Dhabi rischiano di vedersi cancellata la possibilità di allenarsi in campo: Marta Kostyuk ha infatti pubblicato una foto di una comunicazione ufficiale che notifica un caso di positività anche sul suo volo. Ancora non si conosce il nome dello sfortunato, ma sembrerebbe che su quel volo ci fossero ben 23 giocatori, principalmente del circuito WTA, tra cui nomi importanti del tabellone femminile: Bianca Andreescu, Angie Kerber, Svetlana Kuznetsova, Ons Jabeur, la stessa Kostyuk, Belinda Bencic, Elina Svitolina, Karolina Pliskova, Aryna Sabalenka, Garbine Muguruza e Maria Sakkari.

Resta ancora da confermare la notizia di un caso di positività su un terzo volo, stavolta diretto ad Adelaide, dove si alleneranno Serena Wiliams, Osaka, Halep, Thiem, Djokovic e Nadal (ma anche Jannik Sinner, in coppia con lo spagnolo). Secondo il giornalista Jannik Schneider, il preparatore atletico di Krajinovic (che si allenerà con Djokovic) è risultato positivo. Tuttavia, come precisa Sascha Ozmo su Twitter, un test sierologico ha certificato solo la presenza di anticorpi contro il Covid. Perciò i giocatori presenti sul volo non dovranno stare in quarantena forzata e potranno allenarsi.

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Tennis e dati: cronaca di una partita con il ‘charting’. Djokovic-Federer a Bercy 2018

Nell’ultimo articolo abbiamo fatto un’analisi basata sui numeri di dominio pubblico; oggi facciamo un passo in più usando quelli raccolti da Ubitennis. Si parla ancora di Federer e Djokovic edella bellissima semifinale indoor di Parigi

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Roger Federer e Novak Djokovic - ATP Parigi-Bercy 2018 (foto via Twitter, @RolexPMasters)

Siamo arrivati alla fine della serie pensata dalla redazione per parlare dell’evoluzione delle statistiche nel tennis, sia in termini di strumentazione per la loro raccolta che di sfruttamento. Divulgazione a parte, però, qual è l’utilizzo che il giornalismo di settore può fare dei cambiamenti che continueranno a susseguirsi nel mondo del tennis? Oggi vogliamo proporre un esempio di come l’analisi delle partite potrebbe cambiare su questo stesso sito. 

Disclaimer: un lavoro di questo tipo è naturalmente pensato per i match più importanti del circuito, quelli che fanno parlare di sé per giorni (e più) sia prima che soprattutto dopo il loro svolgimento; l’idea è quella di continuare a fornire la consueta informazione post-partita, a cui seguirebbero nei giorni successivi, per chi fosse interessato, degli approfondimenti sulle cause profonde del risultato da ritrovarsi nel cosiddetto match charting – in poche parole, si passerebbe dalla descrizione all’interpretazione informata delle partite attraverso la raccolta dati punto per punto. 

Nell’ultimo articolo si è parlato di Federer-Djokovic, semifinale di Bercy 2018, facendo riferimento solo alle statistiche reperibili sul sito dell’ATP. Oggi proveremo a raccontare lo stesso match utilizzando la lente di un database molto più ampio costruito da Federico Bertelli, che già aveva iniziato ad affrontare l’argomento parlando della sfida fra Sinner e Zverev a Colonia, come si intuirà dallo stile delle grafiche. La scelta del match di Parigi si può ricondurre a tre motivi: in primis, fu una partita straordinaria; secondo, è un incontro di cartello; terzo, e più importante, sappiamo che per questi due giocatori in particolare (ma non solo) è importante avere a disposizione analisi sempre più raffinate, e questo significa che dobbiamo supporre che la narrativa di un loro match risenta di queste informazioni, giustificando perciò un lavoro di questo tipo. 

 

FLASHBACK

Facciamo dunque finta che la partita si sia giocata due o tre giorni fa. La prima vittoria 1000 del povero Khachanov è stata rapidamente riposta in un cassetto in virtù di quanto si è visto il giorno prima in una semifinale memorabile – specificamente, la psiche collettiva degli appassionati è ancora ferma qui.

Detto questo, però, ci si potrebbe chiedere: qual è stata la chiave per Nole in un match in cui non ha mai tolto la battuta all’avversario (0/12 lo score nelle palle break, una delle quali è il riflesso Jedi di cui sopra) in tre ore e due minuti di gioco? Per rispondere ci concentreremo su tre dati: la lunghezza degli scambi, i colpi chiave (o “key shots”), vale a dire quelli con cui un giocatore prende il sopravvento nello scambio, e la direzione del servizio.  

DURATA DEGLI SCAMBI

Il mantra ripetuto da qualche anno da Craig O’Shannessy è che circa il 70 percento dei punti nel tennis maschile si chiudano entro i quattro colpi, e che di conseguenza i match si decidano in questa tipologia, a maggior ragione su una superficie indoor, dove la maggior pulizia del colpo consente di mettere più pepe ai colpi, favorendo quindi una maggior assertività ad inizio scambio. Ebbene, il match scelto non risponde a questi assunti (quasi degli assiomi ormai), come si evince dalla prima grafica del nostro charting:

(clicca per ingrandire)

Non solo la partita è stata vinta dal giocatore che ha portato a casa meno punti rapidi (seppur di poco), ma la percentuale di scambi giocati sopra i 4 colpi è stata decisamente più elevata del “canonico” 30 percento, assestandosi al 41,6. Di seguito si può vedere il grafico delle tipologie di scambi, suddivisi in base alla percentuale di punti vinti (il cerchio più esterno rappresenta gli scambi sopra i nove colpi, poi quelli fra i cinque e i nove, e infine quelli sotto i cinque):   

Djokovic ha dunque prevalso principalmente grazie agli scambi lunghi, e poco importa che la maggior parte siano avvenuti nei suoi turni di servizio (Tennis Abstract mostra che oltre un terzo dei punti sulla battuta di Djokovic hanno superato i sette colpi, per Federer meno di un quinto, e oltre due terzi degli scambi sopra i nove colpi sono stati sul servizio di Nole), perché come vedremo la sua resa alla battuta è stata pressoché perfetta, e la sua abilità nel manovrare il punto senza esporsi a rischi eccessivi non si scopre certo oggi (o nel novembre del 2018, in questo caso). 

Il fatto che il serbo abbia vinto più scambi lunghi non sorprende, e anzi indica una superiorità nella gestione della partita che verrà ribadita nelle altre due sezioni, nonché una maggiore abilità nel creare un habitat più consono alle proprie abitudini: sempre il blog di Jeff Sackmann mostra che la lunghezza media degli scambi di Nole in carriera (o almeno nei match considerati, che sono 370 nel suo caso, un sample robusto) è di 4,8 colpi al servizio e 4,9 in risposta contro i 3,6 e 4,1 di Federer.  

KEY SHOTS 

L’analisi dei colpi chiave, in generale, ci mostra la dipendenza dello svizzero dal servizio già mostrata dal precedente articolo; questo colpo, infatti, copre 45 dei 100 key shots eseguiti nel corso del match, con una percentuale di successo superiore al 90 percento (41 su 45):

Djokovic ha invece distribuito maggiormente la propria assertività, visto che la battuta è stata il fattore decisivo per lui in 26 occasioni (25 volte ha fatto il punto), quindi circa il 30 percento, mentre la sua risposta ha fatto da key shot in 16 occasioni contro le sole 3 dell’avversario:

Soprattutto, però, vediamo la prevalenza di Nole sulla diagonale di sinistra: Djokovic ha infatti vinto il 100 percento dei punti quando il suo rovescio è stato il colpo chiave dello scambio (in altre parole, Federer non è mai riuscito a ribaltare l’inerzia dello scambio quando Nole è entrato con il colpo bimane), ed è anche riuscito in tre occasioni su otto a vincere il punto quando Roger ha spinto con il rovescio lungolinea. In realtà anche Federer ha vinto il 100 percento dei punti quando il colpo decisivo è stato il suo rovescio in cross; il problema è che è riuscito a farlo in una sola occasione, mentre il vincitore del match ha prevalso grazie a quella diagonale in ben 13 circostanze. 

Lo slice, invece, è l’epitome del numero da interpretare: è vero che Federer ha vinto tutti i punti in cui lo slice è stato il colpo decisivo (7 su 7), ma è anche vero che si tratta di un colpo la cui natura è, potremmo dire, ‘guastatrice’ se non addirittura interlocutoria, perché raramente dà il punto diretto e generalmente funziona solo se usato con giudizio, almeno contro avversari della caratura di Djokovic. Inoltre, è un colpo che in molti casi si traduce in uno stato di passività nello scambio: Roger ha infatti colpito più della metà dei suoi rovesci con il back (80 su 155, secondo Tennis Abstract), e questo ridimensiona parecchio la percentuale di volitività del colpo, e di conseguenza la sua validità come tattica. 

Dal canto suo, infatti, Nole non ha mai usato il rovescio tagliato come colpo decisivo, essenzialmente perché non ne ha mai avuto bisogno (ne ha giocati solo 10 su 97 rovesci), e questo ci dà la dimensione della sua abilità di dettare il gioco con il colpo, soprattutto quando consideriamo che entrambi hanno giocato più rovesci che dritti nel corso dell’incontro – addirittura il 62,2 percento dei colpi da fondo di Federer sono stati rovesci, una chiara indicazione del fatto che, se da un lato lo slice poteva essere un’arma tattica, dall’altro il pallino del gioco è quasi sempre stato nelle mani del serbo. 

DIREZIONE DEL SERVIZIO

Nonostante la lunghezza degli scambi, si sta pur sempre parlando di un match indoor su una superficie rapida, dettato per tutta la sua durata dal servizio, visto il solo break operato in oltre tre ore. Ma che scelte hanno fatto i due in termini di direzione del colpo? Partiamo da Federer. Di seguito vediamo i dati relativi al servizio da destra

Queste, invece, le percentuali da sinistra:

Possiamo notare come con la prima lo svizzero abbia scelto di non sfidare la velocità di esecuzione dell’avversario, evitando di servire al corpo, ma se da destra la preferenza è stata per il servizio esterno atto ad aprirsi il campo (la velocità media complessiva della prima di Federer è stata di 189 chilometri orari, non elevatissima), da sinistra si è seguita con maggior successo la logica dell’imprevedibilità, con una distribuzione pressoché equa fra servizio esterno e centrale, con percentuali di successo simili (76 e 72 percento, entrambe più alte rispetto alla prima da destra). Sono invece più diluite, come logico, le percentuali di direzione della seconda, anche se in entrambi i casi la preferenza è stata per il kick verso il rovescio di Nole.

Passiamo invece a Djokovic. Questi i dati da destra:

E questi quelli da sinistra:

Anche in questo caso si delineano delle scelte ben precise, scelte che confermano la strategia di Nole già evidenziata nella sezione sui key shots: in tutte e quattro le categorie prevale infatti la ricerca del rovescio di Federer – da un punto di vista tecnico, la risposta è il fondamentale in cui il rovescio a una mano va più facilmente in ambasce, costringendo il ribattitore a bloccare il colpo passivamente (il concetto verrà approfondito a breve). Per la medesima logica si può notare anche un utilizzo marcato del servizio al corpo da destra, soprattutto sulla seconda, mentre da sinistra Nole ha quasi sempre cercato di obbligare Federer a gestire il rimbalzo alto del kick – anche nel suo caso, la prima da sinistra ha funzionato meglio, con un rendimento dell’84% con la botta esterna e del 75 con quella al centro.    

Un’ultima nota, infine, sulla seconda di servizio, l’unico dato in cui si nota una forte discrasia fra i due (Djokovic ha infatti vinto il 76 percento dei punti con il colpo, un dato clamoroso, contro il 54 di Federer), e che spiega come mai lo svizzero abbia giocato ben 26 punti in più al servizio e concesso più chance, peraltro non influenzate dalle percentuali al servizio (nel senso che le palle break avute da Djokovic non sono arrivate grazie a un calo della percentuale di prime in campo). In questo caso si può riscontrare la maggiore efficienza della risposta del serbo: l’approccio dei due, infatti, è stato pressoché identico, visto che hanno giocato il 44,4 percento ciascuno di risposte classificabili come “controlled aggression” o “extreme aggression”; la differenza è che Djokovic ha vinto il 55 percento dei punti in cui ha giocato questo tipo di risposte, Federer solo il 31,25 – il serbo ha inoltre giocato solo una risposta “passiva” sulla seconda di Federer contro le sette dello svizzero.

Di seguito possiamo vedere il rendimento di Djokovic sulla seconda:

CONCLUSIONE

L’analisi ci mostra che nonostante l’equilibrio Djokovic è riuscito a portare la partita sui propri binari, rischiando poco o niente sul proprio servizio e allungando i game di Federer, senza però riuscire a sfondare e prevalendo solo nei due tie-break.

La cosa curiosa è che a una prima occhiata questo match e quello di Wimbledon del luglio successivo potrebbero apparire simili, match equilibrati in cui Nole ha potuto contare su una maggiore freddezza nei momenti decisivi. Un’occhiata più approfondita, però, ci mostra invece che il modo in cui si è arrivati a esiti comparabili è piuttosto differente, perché se a Bercy Federer è stato bravo a rimanere in partita fino all’ultimo, e il game di spareggio è sempre sembrato l’unico modo per cercare (invano) di scalfire l’avversario, a SW19 è stato invece il serbo a dover quasi “sperare” di arrivare al 6-6, non avendo visto l’ombra di una palla break fino alla fine del quarto. In sintesi: a Bercy, Federer non ha lasciato il campo con molti rimpianti, diversamente da Londra.   

Per questo i numeri ci aiutano a superare i limiti del ‘distant reading‘ delle statistiche più sommarie (come direbbe Franco Moretti) o dell’eye test, quella prima impressione che a volte si rivela corretta, ma che in tante altre circostanze rischia di fermarsi al luogo comune, soprattutto quando si utilizzano truismi come “il giocatore x è più solido mentalmente” o “ha giocato bene i punti che contano”; espressioni quasi metafisiche di questo tipo hanno un loro valore, perché nessuno può entrare davvero nella testa di un giocatore impegnato ad eseguire ad una velocità e sotto una pressione disumane, ma alla lunga anche questi diventeranno elementi quantificabili – come ci ha raccontato Edoardo Salvati, anche gli aspetti apparentemente meno meccanici di un incontro potrebbero essere misurabili. 

Certo, va sempre tenuto a mente che i numeri non sono Paolo Fox, non ci dicono che qualcosa succederà sicuramente, non c’è determinismo causale. Quello che fanno è indicarci una tendenza. Una tendenza è una probabilità che in certe condizioni un dato evento possa verificarsi; sembra quindi ragionevole pensare che la consapevolezza di queste meccaniche sia un grande aiuto per comprendere meglio il gioco, e se, come detto all’inizio, per i giocatori questo è un supporto ormai indispensabile, non dovrebbe essere motivo d’interesse anche gli appassionati? 

In conclusione, questa è dunque la maniera in cui vorremmo approfondire i match più importanti dei due circuiti in futuro. Speriamo che la serie di articoli sia stata interessante e che abbia dato quantomeno un mini-spaccato della direzione del gioco e della sua narrativa negli anni a venire. 

Charting e grafiche a cura di Federico Bertelli

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Australian Open

Andy Murray è positivo al coronavirus: Australian Open a rischio

Lo scozzese non può partire per l’Australia: a rischio lo Slam, se Tennis Australia non gli permetterà di raggiungere Melbourne nei prossimi 7-10 giorni

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Andy Murray - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Corinne Dubrevil / Kosmos Tennis)

Dopo la vicenda di Tennys Sandgren, partito per l’Australia nonostante il test positivo al Coronavirus, è arrivata un’altra notizia significativa in vista dello Slam di Melbourne: Andy Murray è risultato positivo al coronavirus e la sua presenza al prossimo Australian Open è ora in bilico. Lo scozzese si è sottoposto al test pochi giorni prima della partenza per Melbourne, per poter fornire la prova della negatività al virus, che purtroppo per lui non è arrivata. Per ora quindi, Murray resterà a casa.

La notizia è stata riportata da diversi media britannici: secondo il Daily Mail l’ex numero uno del mondo ha sintomi lievi. La Gran Bretagna sta vivendo un momento terribile della pandemia: accanto al picco dei contagi si registrano ogni giorno oltre mille decessi.

Sicuramente Murray non riuscirà a partecipare agli eventi di preparazione della prima settimana di febbraio, ma ora la speranza è che si negativizzi presto e che Tennis Australia gli consenta di raggiungere comunque Melbourne (al di fuori della finestra indicata dal protocollo, che chiude in questo weekend) in tempo per l’Australian Open. Ancora non sono giunte informazioni a riguardo. Secondo qualche indiscrezione, il tre volte campione Slam avrebbe contratto il virus nel centro di allenamento di Roehampton, dove si è riscontrato un piccolo focolaio negli ultimi giorni. Nel gruppo di tennisti che si è allenato a Roehampton nei giorni scorsi, pare che anche Paul Jubb sia risultato positivo.

 

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