(S)punti tecnici della settimana: Dominic Thiem, la tecnica di base portata alla massima potenza

(S)punti Tecnici

(S)punti tecnici della settimana: Dominic Thiem, la tecnica di base portata alla massima potenza

L’austriaco Dominic Thiem è il giocatore del momento. Vediamo da vicino i suoi fondamentali, perfetti esempi della tecnica esecutiva moderna

Pubblicato

il

Mi scuso da subito con i lettori, ma questa puntata della rubrica tecnica sarà incentrata principalmente sulle immagini, e più che un’analisi sarà una descrizione. Il semplice motivo è che, dovendo andare a osservare da vicino il talento austriaco Dominic Thiem, soprannominato “Dominator”, fresco vincitore dei tornei di Buenos Aires e Acapulco, di particolare da far notare nei suoi fondamentali non c’è praticamente nulla. Il che, già di per sé, costituisce una caratteristica tecnica interessante: un po’ come quando guardiamo il nostro Simone Bolelli, o Stan Wawrinka, giocatori a lui paragonabili come gesti, siamo di fronte a esecuzioni estremamente precise, splendide, e ineccepibili dal punto di vista biomeccanico. Per l’appunto, colpi “da scuola”, di quelli che andrebbero mostrati come esempi ai ragazzini che imparano a giocare. E a ben vedere, la cosa “speciale” che un professionista di alto livello come Thiem riesce a fare è proprio la capacità di produrre tanta potenza e top-spin, oltre che qualità, rimanendo sempre preciso e pulito nella postura, come un maestro di tennis che però invece di palleggiare a 60 all’ora spara catenate super-cariche ai 140, ma senza minimamente scomporsi. Veramente bello, andiamo a vedere i dettagli.

thiem dritto

Qui sopra vediamo la fase di preparazione e caricamento del dritto, bella ricerca della palla con la mano sinistra, entrambe le braccia allineate e semidistese. Stance semi-open (adatta al lungolinea), ottimo trasferimento del peso in avanti, notiamo le ginocchia e la rotazione-trascinamento del piede destro.

 

thiem dritto 2

Qui sopra, l’impatto e le fasi di follow-through, assetto braccio-racchetta di tipo “double-bend”, cioè a braccio flesso, presa semiwestern piena, anzi abbastanza accentuata, molto evidente l’ingresso dell’anca destra in conseguenza della spinta della gamba esterna, e il cosiddetto “unit-turn”, ovvero la rotazione del busto-spalle, a sviluppare un perfetto finale windshield-wiper (a tergicristallo). Gran bella esecuzione, forse – ma forse – solo un minimo macchinosa e con tanta distensione all’indietro, siamo comunque nell’ambito delle caratteristiche tecniche e della predisposizione coordinativa personali, non stiamo certamente parlando di difetti o errori.

thiem rovescio

Qui sopra, le fasi di preparazione e caricamento del rovescio coperto, da notare la testa della racchetta portata piuttosto alta e abbastanza distanziata dal busto, quindi Dominic va a sviluppare un’ovalizzazione molto ampia e “rotonda”, segnale questo di grande sicurezza e timing istintivo da quel lato. Chiarissimo il deciso passo a “piantare giù” l’appoggio del piede destro, stance semi-chiusa, non completamente ruotata, postura questa tipica anche di Stan Wawrinka. Rilascio della mano sinistra dal sostegno all’attrezzo correttamente eseguito all’ultimo momento, vediamo nel frame a destra l’istante esatto, la palla è già praticamente arrivata al piano di impatto.

thiem rovescio 2

Qui sopra, l’impatto e l’accompagnamento finale, sale in avanti il piede sinistro, l’impugnatura è una eastern saldissima con presa di tipo “hammer grip”, indice accostato al medio e pollice a coprire entrambe le dita. Follow-through con articolazione del polso correttamente bloccata a 90°, e braccio sinistro che “esce” verso dietro-laterale allineato al destro, per bilanciare lo swing. Rovescio perfetto.

thiem slice

Qui sopra, vediamo la preparazione dello slice, bello deciso anche qui il passo in ricerca dell’appoggio del piede destro, ottimo caricamento del braccio-racchetta (non alto come Roberta Vinci, ma quello slice lo ha solo lei), ineccepibile l’allineamento delle due braccia, con la mano sinistra sul fusto della racchetta a sostenere l’attrezzo tra pollice e indice.

thiem slice 2

Qui sopra, impatto dello slice e accompagnamento finale, notevole il contributo del ginocchio avanzato che va correttamente a flettersi fino ad appena sotto il livello della palla, e ottima distensione del braccio-racchetta con attrezzo che finisce orizzontale verso avanti-destra.

thiem volee

Qui sopra, l’approccio e l’aggiustamento della postura in preparazione per una volée di dritto, da sinistra a destra lo step in sospensione, la rotazione di ginocchia e anche verso il colpo, e il perfetto assetto braccio-racchetta un istante prima dell’impatto, con manico decisamente più avanti della testa dell’attrezzo.

thiem volee 2

Qui sopra, impatto e accompagnamento della volée, ineccepibile nel frame a sinistra l’angolo retto tra racchetta e avambraccio, interessante nello sviluppo finale del colpo il passo a strisciare leggermente in avanti del piede sinistro, contemporaneamente alla caduta verso il basso e alla rotazione ad andare sotto la palla della testa della racchetta, per conferire backspin e dare controllo alla palla. Presa continental o “a martello” da manuale.

thiem primo servizio

Qui sopra, caricamento e swing a colpire della prima palla di servizio. Spinta dei piedi da posizione “platform” o “foot-back” (senza passetto in avanti), da sinistra a destra vediamo “trophy position” con ottima uscita in avanti dell’anca sinistra, ingresso di taglio della racchetta, e buonissimo allineamento all’impatto tra braccio destro, schiena e gambe.

thiem primo servizio 2

Qui sopra, le fasi di pronazione e flessochiusura del polso sull’avambraccio dopo l’impatto, è interessante vedere il percorso “attraverso la palla” e poi a martellare verso il basso della testa della racchetta, per poi confrontarle con quelle nell’esecuzione della seconda palla in kick.

thiem secondo servizio

Qui sopra, caricamento e swing a colpire della seconda palla di servizio, che andrà a sviluppare una grandissima rotazione in kick (o top-spin) verso l’alto-esterno, forse è questo tipo di servizio il colpo migliore in assoluto di Thiem, insieme al gran rovescio. Nel frame a destra, l’istante dell’impatto, si nota molto bene il differente angolo di attacco alla palla della testa della racchetta rispetto al primo servizio, qui Dominic entra da sotto verso l’alto-esterno in modo fantastico.

thiem secondo servizio 2

Qui sopra, infine, il “cuore” di questo tipo di esecuzione, in cui Thiem è uno dei migliori insieme a Dolgopolov. Nel frame a sinistra si può notare come il piatto corde, che ha appena “spazzolato” la palla a velocità altissima, sia rivolto verso l’alto-esterno, rispetto allo stesso frame dell’esecuzione della prima piatta più su la differenza è molto evidente. Nel frame centrale vediamo lo scaricamento massimo verso il basso-destra della pronazione finale del polso, estremamente accentuata e violenta, con gomito che sale fino all’altezza del manico della racchetta. Nel frame a destra, la conclusione del colpo con l’appoggio del piede sinistro buoni 40 centimetri dentro il campo, e ottima postura delle gambe con il cosiddetto “arabesque”, la gamba destra che va alta all’indietro compensando e bilanciando la potente azione in avanti delle spalle e del braccio.

In generale, fondamentali tecnicamente davvero perfetti, Dominic ricorda molto il giovane “Stan The Man”, e se vogliamo addentrarci nel gioco dei paragoni, potremmo dire che Thiem sta a Wawrinka come Dimitrov sta a Federer: potenza da fondo e grandi rovesci i primi due, elasticità fisica e grandi variazioni (con anche migliore “manualità pura”) i secondi, che però hanno anche qualche anno in più. Se nelle prossime stagioni Dominic saprà mantenere il grande livello che ha espresso in queste settimane, e cosa ancora più importante, sarà capace di avanzare almeno un poco la posizione in campo come ha fatto con successo proprio Stan, mi stupirei se non riuscisse anche lui ad arrivare in fondo a qualche Slam, in particolare sul duro e sulla terra battuta. Fermo restando, in ogni caso, che per impensierire seriamente uno come Djokovic ci vuole questo e anche di più: ma il tempo è dalla parte del giovane “Dominator”, che ha ancora tanti anni “buoni” davanti a sè.

Continua a leggere
Commenti

(S)punti Tecnici

ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

Pubblicato

il

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Acquista l’outfit di Berrettini

Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Acquista l’outfit di Berrettini

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

Acquista l’outfit di Berrettini

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

Wimbledon, uno sguardo tecnico: cosa deve fare Berrettini per battere Hurkacz

Preview tecnica delle semifinali maschili: per Berrettini saranno fondamentali servizio e slice di rovescio, Hurkacz dovrà… rispondere. Le speranze di Shapovalov? Sbracciare come non ci fosse un domani

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Edward Whitaker)

In occasione delle semifinali maschili di Wimbledon, con la storica presenza di Matteo Berrettini, tornano le preview tecniche di Luca Baldissera – purtroppo non da bordo campo, a causa delle difficoltà attuale indotte dalla pandemia. Ma Luca conta di tornare a scrivere presto anche dal campo!


Djokovic contro tutti? Il “mantra” di questi ultimi giorni di torneo, quando i contendenti per il singolare maschile sono rimasti in quattro, sembra essere quello. Da un lato il supercampione, che dà costantemente l’impressione di viaggiare con il “cruise control“; dall’altro tre giovanotti di belle, se non bellissime, speranze. Che potrebbero arrivare a realizzarsi proprio qui a Church Road, chissà, anche se appare onestamente molto difficile. Ma andiamo con ordine, cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio?

Matteo Berrettini vs Hubert Hurkacz

Cosa deve fare Matteo per vincere: testa bassa, e fiducia totale nelle sue armi migliori, che possono essere devastanti per chiunque. Il servizio, innanzitutto, con le straordinarie percentuali di unreturned serves“, le palle che non tornano, dato assai più importante e significativo degli ace, dovrà mantenere l’efficacia mostrata finora. Siamo poco sotto al 50% in 5 partite, prime e seconde aggregate, tantissima roba, in cima alla classifica di questa statistica. Se poi qualcosa dall’altro lato della rete effettivamente ritornerà, entra in azione il dritto, che è una cannonata di velocità e pesantezza molto superiori a qualunque accelerazione dell’avversario. Si entra nello scambio? Allora ecco lo slice di rovescio, sempre interpretato come arma tattica che consenta poi di girarsi e mettere in azione il drittone di cui sopra. Tutto molto semplice tatticamente per Berrettini, dipenderà da lui e dalle percentuali che saprà realizzare.

 

Cosa deve fare Hubert per vincere: rispondere, rispondere, rispondere. Se vieni travolto dal bombardamento di Matteo non hai scampo, i suoi turni di battuta durano poco, e tu vai in affanno anche quando tocca a te servire, sapendo di non poterti permettere la minima sbavatura. Attenzione a non attaccare con troppa disinvoltura il rovescio dell’italiano, che è capace di giocare slice bassi e insidiosi, ma il pallino del gioco deve essere tuo. Tre-quattro colpi al massimo e poi via dentro, sfruttando la qualità dei due fondamentali. In un match del genere, come fosse un duello nel vecchio west, vince chi estrae la pistola e spara per primo. Purtroppo per Hurkacz, il calibro di Berrettini appare di poco superiore.

Novak Djokovic vs Denis Shapovalov

Cosa deve fare Denis per vincere: sbracciare a tutto campo come non ci fosse un domani (anche perché, se non ci riesce, il “domani tennistico” non ci sarà di sicuro). Ricordarsi del 13 maggio a Roma, quando fece soffrire Rafa Nadal per tre ore e mezza, sciorinando un tennis d’attacco di esplosività formidabile. Quando un tipo come Shapovalov decide di spaccare la palla, sono guai per tutti, Djokovic compreso. Ma gli alti e bassi di rendimento tipici del canadese, uno come Khachanov (per esempio) te li perdona, Novak no. Lo schema dritto mancino (e servizio) a spostare lateralmente l’avversario, seguito dall’accelerazione incrociata dall’altra parte può essere letale, specialmente se eseguita con l’anticipo di rovescio. Il problema, per Denis, è che anche tutto questo potrebbe non bastare, visto il mostro di continuità che si troverà davanti. Ma questo non deve impedirgli di provarci con tutta la convinzione possibile. Come lui stesso ha detto, in fondo si parte sempre da 0-0.

Denis Shapovalov – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Cosa deve fare Novak per vincere: presentarsi in campo (ok, scherzo). Il buon vecchio Djoker, per vincere, dovrà “semplicemente” alzare un minimo i suoi standard di rendimento soprattutto in risposta, e ricordarsi del primo set in assoluto giocato (e perso) in questo torneo dal giovane inglese Draper. I servizi mancini danno fastidio a tutti, Nole compreso, ma quando hai una qualità nell’impatto di rovescio di livello clamoroso devi fidarti del tuo colpo, e mollare il più spesso possibile l’anticipo diagonale o lungolinea. Se riesci a togliere da subito l’iniziativa a uno come Shapovalov, il resto (ovvero il controllo del palleggio e delle geometrie da fondocampo) diventa ordinaria amministrazione. Occhio a non rischiare troppo con le seconde palle aggressive, contro Shapovalov – che non è Nadal in risposta – non dovrebbe essere necessario, e regalare punti così è sempre pericoloso. Il pubblico sarà in maggioranza favorevole al canadese, ma questo non ha mai costituito un problema per Djokovic, come ha abbondantemente dimostrato proprio sul campo centrale due anni fa.

Continua a leggere

(S)punti Tecnici

US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

Pubblicato

il

da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement