Maria Sharapova positiva all'anti-doping: "Ho commesso un errore, mi assumo ogni responsabilità"

Focus

Maria Sharapova positiva all’anti-doping: “Ho commesso un errore, mi assumo ogni responsabilità”

Maria Sharapova ha fallito un test anti-doping all’Australian Open a causa di un medicinale divenuto illegale con le nuove regole (Meldonium). “Prendo questo farmaco da dieci anni, non sapevo fosse diventato proibito. Mi assumo ogni responsabilità, spero mi diano la possibilità di non chiudere così la mia carriera”. La russa sarà sospesa a tempo indeterminato a partire dal 12 marzo, in attesa di determinare l’entità della sanzione

Pubblicato

il

Quando Masha sorprese Serena (2004-2012)

E Dio creò Maria Sharapova (2006)

Il tennis femminile va… di moda, e la Sharapova va dagli sponsor  (2008)

 

Il Career Grand Slam al Roland Garros, contro Sara Errani (2012)

Il secondo trionfo al Roland Garros di Maria Sharapova (2014)

La più bella intervista di Ubaldo Scanagatta a Maria Sharapova (video)

“Salve a tutti, grazie per essere venuti qui con così poco preavviso. Voglio farvi sapere che pochi giorni fa ho ricevuto una lettera dall’ITF in cui si diceva che avevo fallito un test anti-doping all’Australian Open. Ho davvero fallito il test e me ne ne assumo la responsabilità”. Queste le prime parole di Maria Sharapova, per aprire la conferenza stampa da lei indetta, con un certo clamore, in un albergo della Downtown di Los Angeles.
Negli ultimi 10 anni ho usufruito di un farmaco chiamato Mildronate, in base ad una prescrizione del mio medico di famiglia. Pochi giorni fa, dopo aver ricevuto la lettera dell’ITF, ho scoperto che ha anche un altro nome, Meldonium, cosa di cui non ero al corrente. È molto importante che capiate che per 10 anni questo farmaco non era presente nella lista delle Sostanze Proibite della WADA e che ho assunto questo medicinale legalmente per gli ultimi 10 anni. Ma il 1 gennaio 2016 le regole sono cambiate e il Meldonium è diventato una sostanza proibita. Cosa che non sapevo. Ho pensato che fosse giusto da parte mia venire qui e parlare di questo davanti a tutti voi perché nel corso della mia lunga carriera sono sempre stata trasparente ed onesta. Affronto il mio lavoro ogni giorno con grande responsabilità e professionalità. Ho commesso una grande errore. Ho deluso la mia famiglia, i miei tifosi, lo sport che gioco da quando avevo 4 anni e che amo così profondamente. So che dovrò affrontare le conseguenze del mio errore ma non voglio terminare così la mia carriera. Spero davvero di avere un’altra opportunità di giocare ancora a tennis.

Sharapova ha comunque trovato il tempo di scherzare: “So che molti hanno pensato al mio ritiro; quando deciderò di smettere, spero riuscirò a dare l’annuncio in un posto diverso da una sala congressi di un albergo di Downtown Los Angeles con una moquette così orrenda”.
La russa ha giustificato l’utilizzo del Meldonium: Il mio dottore mi ha prescritto questo farmaco a causa di alcuni problemi di salute di cui ho sofferto nel 2006. Mi ammalavo molto spesso. Soffrivo di una carenza di magnesio, influenza e per diversi mesi i risultati delle mie analisi erano irregolari. E oltre a questo, la presenza di malattie diabetiche nella storia della famiglia. Il farmaco mi faceva stare bene e quindi ho continuato a prenderlo.” La russa ha concluso la sua conferenza stampa rispondendo ad alcune domande da parte dei giornalisti presenti: “Non posso incolpare nessuno tranne me stessa, si tratta del mio corpo e di quello che assumo, me ne prendo la completa responsabilità. È molto importante avere intorno un grande team, allenatore, medici, ma alla fine riguarda solo te stessa. Ho ricevuto una lettera dalla WADA il 22 dicembre 2015, una mail contenente i cambiamenti riguardanti la stagione successiva, e un link dove verificare la lista di tutte le sostanze che sarebbero state proibite nel 2016. Non ho controllato la lista. È una situazione completamente nuova per me, ho ricevuto la lettera solo pochi giorni fa. Collaborerò con l’ITF. Non so quando tornerò“.

Non si è fatto attendere il commento di Steve Simon, CEO della WTA: “Sono davvero triste nell’apprendere questa notizia. Conosco Maria da molto tempo, e so che è da sempre una persona di grande integrità. Ciononostante, come la stessa Maria ha ammesso, è responsabilità dei giocatori e delle giocatrici fare attenzione al loro corpo e alle sostanze che assumono. La faccenda passerà nelle mani della Unità Anti-Doping, con le procedure standard. La WTA sosterrà le decisioni che verranno prese da quest’organo”Sharapova sarà sospesa a tempo indeterminato a partire dal 12 marzo, in attesa di determinare con certezza l’entità della sanzione.

Questo il comunicato stampa rilasciato dall’ITF:

In seguito alle dichiarazioni rilasciate oggi in conferenza stampa da Maria Sharapova, il TADP (Tennis Anti-Doping Program) conferma quanto segue:

  • il 26 gennaio 2016 Maria Sharapova ha fornito un campione per l’analisi anti-doping al TADP in relazione alla sua partecipazione agli Australian Open 2016;
  • lo stesso campione è stato analizzato da un laboratorio certificato dalla WADA (World Anti-Doping Agency) ed è risultato positivo al meldonium, che è una sostanza proibita secondo il codice della WADA e del TADP;
  • in base all’articolo 8.1.1 del TADP, Sharapova è stata accusata il giorno 2 marzo di Violazione delle Normative Anti-Doping;
  • Sharapova ha accettato la scoperta del meldonium nel campione da lei presentato il 26 gennaio;
  • considerato che il meldonium è una sostanza-non specificata contenuta secondo la WADA (e il TADP) nella lista delle Sostanze Proibite e Metodi Proibiti, Sharapova sarà provvisoriamente sospesa a partire dal 12 marzo, in attesa di determinare l’entità della sanzione.

Questo della Sharapova si aggiunge alla già folta schiera di casi di sospensione per tennisti risultati positivi a controlli antidoping: l’ultimo in ordine di tempo era stato Marin Cilic nel 2013, che subì una pesante squalifica per aver assunto Nikethamide, a sua detta tramite “zollette di zucchero” alterate. Richard Gasquet, nel 2009, fu segnalato addirittura per utilizzo di cocaina, così come Martina Hingis nel 2009, a Wimbledon. Guillermo Coria fu sanzionato per aver utilizzato del Nandrolone (da cui il soprannome che il duo Clerici-tommasi gli affibbiò durante le celebri telecronache, Nandrolino), mentre il suo connazionale e omonimo Canas, che nel 2007 battè due volte in due settimane Roger Federer (interrompendo una striscia vincente di 41 partite e quasi sette mesi di imbattibilità dello svizzero), rimase fermo per dodici mesi tra 2005 e 2006. Nel 2008 l’azzurro Filippo Volandri fu accusato per essere risultato positivo al Salbutamolo, utilizzato per combattere il broncospasmo; Volandri è stato poi assolto del tutto. Victor Troicki è rientrato lo scorso anno dopo aver scontato diciotto mesi di squalifica, per essersi rifiutato di sottoporsi a un controllo.

Al Meldonium è risultata positiva anche la pattinatrice russa Bobrova, che per questo motivo non parteciperà con il suo compagno Soloviev ai Mondiali di Boston in programma a fine marzo; stesso esito per i controlli del ciclista russo Eduard Volganov e della biatleta ucraina Olga Avramova. All’elenco si aggiungono Abebe Aregawi, campionessa mondiale dei 1500m nel 2013, e Endeshaw Negesse, maratoneta, entrambi etiopi (la prima naturalizzata svedese).

Il Meldonium – inserito dalla WADA nella lista delle Sostanze Proibite a partire dal 1 gennaio 2016 – è una sostanza anti-ischemica, utilizzata clinicamente per combattere angina, infarti del miocardio e debilitazioni cardiache. È prodotto in Lettonia, con il nome di Mildronato, e rappresenta uno dei maggiori materiali d’esportazione per il paese, con un introito di 65 milioni nel 2013.

Continua a leggere
Commenti

Libreria

La Piccola Biblioteca di Ubitennis. Top 10 dei libri sul tennis (prima parte)

Se il tennis giocato è fermo quello raccontato non dorme mai. Ecco l’antidoto di Ubitennis al coronavirus: i migliori 10 libri di tennis di sempre

Pubblicato

il

Gianni Clerici, bacheca delle balette (2014)

1.Fisher M. J. (2009), Terribile splendore. La più bella partita di tennis di tutti i tempi, tr. it Cognetti P. e Bonfanti F., 66th and 2nd, 2013

La Più Bella Partita di Sempre, dentro il libro più bello mai scritto intorno al tennis. Se credete che Federer vs Nadal abbiano rappresentato la vetta emotiva di questo sport, dopo questo libro guarderete il tennis da un’altra prospettiva. Verrete proiettati in un tempo che non c’è più e assisterete dal centrale di Wimbledon alla semifinale di coppa Davis tra Germania e Stati Uniti. Da una parte quello che sarà il primo uomo a completare il Grande Slam e dall’altra un aristocratico barone il cui aspetto e lignaggio rappresentava la sintesi perfetta della propaganda ariana. Da una parte Donald Budge, dall’altra il barone von Cramm. Un figlio della classe media cresciuto a jazz e campetti di periferia contro uno che andava a cavallo quando gli altri non sapevano ancora leggere o scrivere. Annus domini: 1937. Luogo: Centrale di Wimbledon. Posta in gioco: la libertà (quella vera).

Se da soli questi presupposti dovrebbero invogliare alla lettura, in realtà il libro è molto di più. Marshall Jon Fisher usa quella partita come il prisma della celebre copertina dei Pink Floyd. La Partita Più Bella di Sempre entra come un fascio luminoso e si riverbera in mille luci. Ogni luce una storia. Quella del Grande Bill Tilden da sola vale l’intero libro. È un libro dentro il libro. Seguire la sua vicenda è attraversare l’alba del tennis e farsi un giro su un palcoscenico di qualche teatro d’inizio secolo. C’è tutto. La sua infanzia, gli anni del suo dominio, la sua omosessualità, il suo crepuscolo, gli atteggiamenti da divo, l’ipocrisia di un secolo e la sua morte solitaria su di un letto con accanto quelle racchette che non abbandonò mai. Insomma “Terribile splendore” è una specie di capolavoro che tutti gli appassionati di tennis dovrebbero leggere per decreto legge.

2. Clerici G. QUALSIASI COSA ABBIA SCRITTO. Valgono anche i pezzi di cronaca[1], le cartoline agli amici o la lista per la spesa

Siccome però da qualche parte bisognerà pure iniziare, per non sbagliare direi 500 anni di Tennis, Divina, Gesti Bianchi e il Tennis nell’arte, un quadrilatero perfetto che mescola storia (del tennis), un grande inchino alla più grande tennista di sempre (Susanne Lenglen), letteratura a cinque stelle e arte. Con le dovute proporzioni Omero sta alla guerra di Troia come Clerici sta al tennis.

3. Wallace D. F. VALE QUELLO DETTO PER CLERICI

Siccome però Federer come esperienza religiosa l’ha letto anche mia nonna e Infinite Jest è sì un capolavoro, “il monolite nero della letteratura contemporanea” ma è (quasi) illeggibile, consiglierei Wallace D. F. (1999) L’abilità professionistica del tennista Michael Joyce come paradigma di una serie di cose tipo la scelta, la libertà, i limiti, la gioia, l’assurdità e la completezza del genere umano, un saggio di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa perché lo ha scelto anche Andrea Petkovic, contenuto in Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più, Minimum fax, Roma, 1999, trad. Vincenzo Ostuni, Christian Raimo e Marina Testa (1997).

Un Wallace a pieni giri davanti alla cosa che ama di più: il Tennis. Non saprei dirla meglio, quelle 50 pagine sono semplicemente inmigliorabili. Mandato a seguire da vicino la giovane promessa americana Michael Joyce attraverso il Vietnam delle qualificazioni degli Open Canadesi “che somigliano alle raffinate finali che si vedono in TV più o meno quanto un macello assomiglia a un pezzo di filetto presentato elegantemente in un ristorante”, il tennis viene fotografato ai raggi x, e ci è restituito dentro la miglior grana letteraria immaginabile. Descrizioni al fulmicotone diluite dentro un reportage quasi esistenzialista (ma allegro) che chiama in causa il concetto di “scelta” e quello di “libertà” più o meno all’interno della trappola dorata del successo e del tennis professionistico. Un esempio: “Michael Chang, 23 anni e n. 5 del mondo, sembra composto di due persone cucite insieme grossolanamente: un tronco normale appollaiato su delle enormi gambe muscolose e completamente prive di peli. Ha la testa a fungo, capelli neri come l’inchiostro e un’espressione di profonda e ostinata infelicità, la faccia più infelice che io abbia mai visto al di fuori di un corso post-laurea di scrittura creativa”.

 
David Foster Wallace

4. Drucker J. (2004), Jimmy Connors mi ha salvato la vita, tr. it Di Falco D., Effepi Libri, 2006

Se nella teoria evoluzionista di Darwin il grande problema è sempre stato trovare il famoso anello di congiunzione, nel tennis il problema non si pone. Il maschio alfa, che ha mandato in soffitta i gesti bianchi e ha catapultato il tennis nell’era contemporanea, ha un nome e un cognome preciso: Jimmy Connors. Se prima di lui il tennis era uno sport snob, elitario, da gentiluomini, in ultima analisi anglosassone, dopo di lui si è trasformato in uno sport di massa, competitivo, spettacolare e spietato. In due parole americano. Con Jimbo il tennis da hobby agonistico è diventato un misto ad alta tensione tra pugilato e rock and roll. Sport, più show. Business, più rissa da saloon. Lo stupendo libro di Drucker ci racconta questo enigma a stelle e strisce in maniera sorprendente. Non una biografia ma due. La storia di Connors viene intrecciata con quella dell’autore, consapevole di quanto la sua vita sarebbe stata diversa senza quella del campione americano, perché, se non lo sapevate, il tennis e la scrittura possono salvare la vita.

5. Picasso Petzschner

Non saprei come dirla meglio. Tolto il totem (Clerici) Picasso Petzschner è di gran lunga il miglior scrittore di tennis in Italia. Poco importa se lo conosciamo in quindici, se non ha mai pubblicato un libro e se non sappiamo nemmeno il suo vero nome. Dovete “accontentarvi” di andare sul suo blog dal titolo azzeccatissimo: Tennis e Psiche. Decine e decine di pagine sul tennis tra satira sociale, spleen esistenziale e pennellate d’autore. Avete presente Bukowski dopo una notte di whisky che va a scommettere sulle corse di cavalli? Dove gli altri vedono dollari e adrenalina lui vede una cruda radiografia della vita che cola bellezza andata a male da tutti i pori. Fatte le dovute proporzioni Picasso Petzschner, gioca la stessa partita. Sostituite il whisky con birra Peroni spuntata, Los Angeles con Tor Pignattara ma è sempre vita cruda quella che viene fuori dalla sua penna. Quasi che su quelle tele immaginarie, che ci ostiniamo a chiamare campi di tennis, si possano davvero divinare i destini e le miserie degli esseri umani.

Dimenticatevi la cronaca, i numeri, l’obiettività e il politicamente corretto. Nella poetica di Picasso la bellezza di un gesto, meglio ancora se perdente, è in grado di riscattare una vita anonima fatta di pomeriggi afosi trascorsi su divani comprati su Postal Market. Credo che se gli chiedessero chi è il più grande giocatore di tutti i tempi lui risponderebbe serissimo “McEnroe”. “E tra quelli in attività?” “McEnroe”, e non sarebbe una battuta.

[1] Clerici G. (2010), Gianni Clerici agli internazionali d’Italia, Mondadori e Clerici G. (2013), Wimbledon. Sessant’anni di storia dal più importante torneo del mondo, Mondadori

Leggi tutte le recensioni della libreria di Ubitennis!

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Lo so e lo so che c’è di peggio, ma è un mini-choc

Dopo 46 Wimbledon di fila, da Connors-Rosewall a Djokovic-Federer, questa cancellazione dei Championships è per me quasi come l’interruzione di un’esperienza religiosa, un piccolo trauma. Due anni interi vissuti in Church Road, mille momenti, mille ricordi indelebili

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

Non c’è più neanche Wimbledon. Anche i Championships che dall’edizione del 1877 vinta da Spencer Gore a oggi si erano interrotti soltanto in occasione delle prime due guerre mondiali, 1915-1918 e 1940-1945 (sul Centre Court i tedeschi nel 1940 avevano sganciato una bomba che lo aveva quasi interamente distrutto), e che dal 1946 con la vittoria del gigante francese Ivan Petra si erano disputati per 74 anni di fila… si sono dovuti arrendere al Coronavirus. Stiamo combattendo una terza guerra mondiale contro un nemico invisibile ma che non ha coinvolto soltanto alcune nazioni come le prime due guerre, ma proprio tutto il mondo. Una guerra planetaria.

Lo so bene che ci sono cose e situazioni molto più gravi di uno stop ai Championships in Church Road. Lo so bene che l’importante è la salute e che tanti, troppi l’hanno persa per sempre. Lo so bene che tante famiglie, troppe, hanno perso i loro cari e non hanno avuto nemmeno la possibilità di vederli, di star loro vicino fino all’ultimo, perfino di seppellirli e di sapere dove hanno messo i loro corpi. Lo so bene che quelle sono le vere tragedie. Lo so bene che tante famiglie continueranno a soffrire le conseguenze di questo terribile virus, nel ricordo straziante di chi non c’è più e nella difficoltà di risollevare situazioni economiche seriamente compromesse di aziende intere con i loro dipendenti, di attività familiari, di lavori perduti, di casse integrazioni umilianti, di ostacoli burocratici di tutti i tipi.

Lo so bene che posso considerarmi molto fortunato perché la mia casa è abbastanza grande da averci permesso di condividere questo mese di clausura forzata in sette persone di famiglia senza patire le difficoltà di chi si è trovato invece a vivere in spazi angusti, in condizioni disagiate e con financo difficoltà di approvvigionamento. Lo so bene che già per il solo fatto di non avere avuto sintomi – fin qui almeno – è già una gran fortuna.

 

Lo so bene che siamo in decine e decine di milioni di italiani a non avere alcuna idea se siamo positivi oppure no, o se lo siamo stati, perché il tampone non abbiamo potuto farlo, né sappiamo quando ci sarà tolta questa spada di Damocle.

Lo so bene che non avere perso nessuno dei familiari più cari e degli amici più vicini è anch’essa una grande, impagabile fortuna.

Non avrebbe quindi alcun senso, mentre ancora la pandemia infuria e nessuno sa quando potrà essere davvero sradicata del tutto – temo fino a che la scienza non ci regalerà un vaccino che ci copra anche dalle possibilità di ricadute – mostrare eccessivo dispiacere per lo sport che si ferma, in mezzo a mille attività obiettivamente più importanti e fondamentali, per il tennis che non si gioca più, né nei circoli, né nei tornei, quindi togliendoci anche la possibilità di distrarsi dai drammatici bollettini del Coronavirus almeno in TV.

Orfani del tennis – Queen’s 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Lo so bene che la sopravvivenza di Ubitennis, per quanto una ventina di persone ne traggano qualche beneficio, non può essere considerata una priorità nell’emergenza nazionale.

Infatti non intendo assolutamente lamentarmi per il fatto che dodici anni di lavoro indefesso – in casa me lo chiamano più fesso che indefesso – per sviluppare questo sito di tennis in termini di credibilità giornalistica, traffico e autosufficienza economica rischino di perdere parte dell’avviamento faticosamente costruito. Ci sta e sappiamo che tanti stanno peggio perché noi abbiamo sviluppato esperienze che ci consentiranno di sopravvivere. Siamo fiduciosi se anche dovessimo perdere tutto il 2020 di tennis, di sponsor.

Ho lottato, via via con tutti i ragazzi che hanno collaborato impegnandosi tantissimo in questi anni a Ubitennis.com ma anche Ubitennis.net e Ubitennis.es, per assicurare un futuro a loro più che a me stesso ormai “âgé”- mi rifugio nei francese perché scrivere vecchio mi disturba – visto che i miei due figli hanno preso tutta un’altra strada professionale. Ma io, e credo anche loro, l’abbiamo fatto consapevoli delle difficoltà che ci sarebbero state e senza mai troppo illudersi. Ora che stavamo per tirare finalmente la testa fuori dall’acqua e cominciavamo a intravedere orizzonti più rosei, questo Coronavirus ci ha maledettamente preso in contropiede come un tweener vincente di Federer.

Vero peraltro che in questo mese di marzo Ubitennis ha retto incredibilmente bene, perché abbiamo continuato ad avere – senza tennis giocato – fra le trenta e le quarantamila visite al giorno. Per questo devo rivolgere un grande, grandissimo grazie a chiunque stia continuando a leggerci quotidianamente, nonché a tutti i collaboratori perché so che abbiamo in cascina una trentina di articoli inediti (non quindi materiale d’archivio) pronti all’uscita – tutta una serie di interviste a grandi personaggi del tennis mondiale e nazionale, una serie di video-ritratti di campioni, accompagnati da dati e aneddoti, statistiche, belle storie tennistiche i cui prodromi avete forse già visto nei giorni scorsi e una chicca in via di sviluppo: un progetto di podcast live, una storia di UbiRadio settimanale, che vogliamo far partire il prima possibile.

Tutto ciò premesso, consentitemi di dire che il sottoscritto – come invidio a Gianni Clerici di essersi per primo autonominato “lo scriba”… è così brutto definirsi il sottoscritto oppure usare la perifrasi “chi scrive” – pur consapevole di tutto il peggio che mi poteva capitare, è tuttavia un tantino turbato nel ritrovarsi chiuso in casa con la prospettiva di non andare a Wimbledon dopo averlo fatto per 46 anni di fila. Una vita insomma. Dal ‘74 a oggi, Connors batte Rosewall fino a Djokovic che cancella due match point a Federer e trionfa, non ne avevo saltata una sola edizione, un solo giorno. 92 settimane che fra giorni d’arrivo, di partenza e qualche rinvio piovoso al lunedì (più il torneo olimpico del 2012 vinto da Andy Murray) sono due anni di vita vissuta in Church Road, dal mattino presto a notte.

Wimbledon 2019 di notte (foto via Twitter, @Wimbledon)

Non so perché, ma i 46 tornei al Country Club di Montecarlo, i 48 al Foro Italico, i 44 Roland Garros (da Adriano Panatta campione nel ’76 su Harold Solomon al dodicesimo trionfo di Rafa Nadal nel 2019), mi hanno fatto meno effetto, colpito meno. Forse perché guardavo avanti, perchè il momento topico della stagione tennistica per me è rimasto nostalgicamente sempre il leggendario Wimbledon, il torneo che si gioca nel Tempio del tennis, non a caso il torneo di cui ricordo una per una e senza nessuno sforzo tutte le finali e migliaia di particolari, di aneddoti, di storie, di personaggi, di vita vissuta. Wimbledon mi mancherà incredibilmente. Avevo scritto di getto ‘terribilmente’, ma ho subito corretto perché come detto sopra, le assenze e le cose terribili sono ben altre, però per molto più di metà della mia vita per me andare a Wimbledon è stata soltanto un po’ meno esperienza religiosa che per un pellegrino recarsi ad un luogo santo. Ci sarei andato a piedi.

Continua a leggere

Focus

Wimbledon cancellato, Federer: “Non vedo l’ora di tornare il prossimo anno”

Numerosi giocatori hanno commentato con dispiacere la notizia di ieri. Da Murray a Serena Williams, passando per Halep, Gauff e Kvitova. Tutte le reazioni social

Pubblicato

il

Roger Federer - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Era atteso da più parti, e alla fine lo stop a Wimbledon 2020 è arrivato nella giornata di mercoledì. Questo non significa però che il colpo sia più facile da digerire, sia per i tifosi sia soprattutto per i giocatori, che più di tutti vivono nella mistica di SW19. Molti hanno affidato le proprie reazioni ai social media, come da costume – non che ci possano essere altri modi in queste settimane, peraltro. La più attesa non poteva che essere quella di Roger Federer. Non ce ne vogliano i fan degli altri big, ma il responso dello svizzero è per forza il primo della lista, per vari motivi.

Innanzitutto, Federer fa più o meno manifestamente della ‘Quest’ per il nono titolo la ragione principale per continuare a giocare, oltre all’amore smisurato che nutre per il tennis; è quello con la liaison più intensa con Wimbledon; è sostanzialmente l’unico big che gioca la stagione su erba per intero (quest’anno avrebbe probabilmente partecipato a tre tornei, vista l’assenza sulla terra); e, infine, ogni edizione potrebbe essere la sua ultima, e quindi la cancellazione non dà garanzie su sue partecipazioni future, visto che Wimbledon 2021 si svolgerà poche settimane prima del suo ingresso fra gli “anta”.

Per fortuna, però, Roger ha pubblicato una storia su Instagram con cui ha tranquillizzato i suoi adepti, scrivendo: “Non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo. Tutto questo ci fa apprezzare ancora di più il nostro sport”. Decisamente più funereo il mood del tweet di qualche minuto prima, quando la reazione a caldo era finita su Twitter, con una sola parola, “devastato”, seguita da una GIF sull’impossibilità di esprimere il proprio dolore… con una GIF:

 

Non sono ancora arrivati commenti da parte del campione in carica, Nole Djokovic, né da parte di Rafa Nadal, mentre Andy Murray ha scritto un post su Facebook, rammaricandosi in egual modo anche per il Queen’s ma richiamando l’attenzione sulle problematiche più serie che hanno portato alla decisione del Board londinese:

Very sad that the Fever-Tree Championships and Wimbledon have been cancelled this year but with all that is going on in…

Pubblicato da Andy Murray su Mercoledì 1 aprile 2020

Va anche detto che Muzza è fermo da novembre, e l’annullamento gli darà la possibilità di essere molto più competitivo il prossimo anno (a scanso di nuove ricadute), e sappiamo quanto il pubblico britannico aneli a un suo ritorno in grande stile sui giardini della capitale anche nel singolare.

Sul fronte femminile, invece, le finaliste della scorsa edizione, Simona Halep e Serena Williams, hanno a loro volta utilizzato Twitter. Qui la rumena…

…e l’icastica (in questa occasione soltanto) americana, sette volte trionfatrice ai Championships:

A loro si aggiungono Coco Gauff, che si è costruita un seguito cult durante la scorsa edizione, e due vincitrici degli anni passati quali Petra Kvitova e Angelique Kerber:

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement