Hall of Fame: a luglio verrano introdotti Marat Safin e Justine Henin

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Hall of Fame: a luglio verrano introdotti Marat Safin e Justine Henin

Tramite una conferenza stampa indotta stamane l’International Tennis Hall of Fame ha deciso di affibbiare la più alta onorificenza tennistica a Justine Henin e Marat Safin. Inoltre Yvon Petra e Margaret Scriven saranno eletti per induzione postuma nella categoria Master Player

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L’International Tennis Hall of Fame ha sede a Newport, Rhode Island, ed è un’istituzione no-profit che oltre a dedicarsi allo sviluppo del tennis juniores si occupa di fare da punto di riferimento per tutti gli appassionati dello sport non solo tramite il maestoso museo che si trova all’interno della sede, ma anche se non soprattutto sancendo di anno in anno chi inserire nell’Hall of Fame: rendendo il tennista in questione immortale nella storia di questo sport.
Il 16 luglio saranno investiti di tale onore la tennista belga Justine Henin e il russo Marat Safin; inoltre verranno eletti tramite induzione postuma nella categoria Master Player l’inglese l’inglese Margaret Scriven e il francese Yvon Petra.

I due Master Player sono campioni del passato: difatti Margaret Scriven era una tennista inglese che fu la prima ad essere n. 5 al mondo. Prima giocatrice mancina della storia riuscì a vincere (e fu la prima anche in questo) il Roland Garros del 1933 non essendo teste di serie, per poi bissare l’anno successivo.
Yvon Petra è l’ultimo tennista francese ad aver vinto Wimbledon (nel 1946) e nella sua carriera e sempre stato tra i migliori al mondo. La sua vittoria ai Championships fu accolta con molto stupore dal pubblico e dai media dell’epoca visto che Petra era stato appena rilasciato da un campo prigionieri in Germania (vi era stato per più di cinque anni).

Justine Henin è stata numero 1 WTA per 117 settimane complessive, agguantando il primo posto nel 2003, nel 2006 e nel 2007. La belga è sette volte campionessa Slam (43 titoli WTA in singolare), medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Atene 2004 e ha portato il Belgio alla vittoria della Fed Cup nel 2001. Da quando ha smesso con il tennis giocato ha aperto una prestigiosissima accademia di tennis in Belgio e da alcuni mesi è consulente di Elina Svitolina. La Henin è ricordata per le sue volée infallibili, per il suo dritto solido e per il rovescio a una mano stilisticamente perfetto, si dichiara entusiasta per la nomina: “Per me è un grandissimo onore. Avevo appena cinque anni quando ho iniziato a impugnare una racchetta e il mio sogno è stato sempre quello di diventare una campionessa e posso dire di avercela fatta. Tutte le vittorie nei singoli tornei e quelle nei Grand Slam sono state emozioni fortissime e indescrivibili vissute nel corso della mia carriera che tuttora porto con me. Entrare nell’Hall of Fame vuol dire far parte di questo mondo per sempre e ne sono davvero molto onorata”.

 

Marat Safin è un due volte Campione Slam (15 titoli ATP) ed è stato per nove settimane n. 1 al mondo e per ben 119 settimane è rimasto all’interno della top 5. I suoi due Slam sono gli US Open del 2000 dove sconfisse in finale Pete Sampras e gli Australian Open del 2005 dove ebbe la meglio sull’idolo di casa Lleyton Hewitt. Vinse una Coppa Davis nel 2002 e dal suo ritiro ha fatto parte del Comitato Olimpico Russo e della Federazione Tennis del suo Paese per poi entrare in politica ed essere eletto nel Parlamento Federale. Safin è stato senza ombra di dubbio uno dei tennisti più talentuosi della storia, ma ha vinto molto meno di quanto potesse perché spesso si è fatto fermare da qualche distrazione di troppo. Da quanto è entrato in politica sembra essersi nettamente calmato: “Sono molto felice di essere inserito nella Hall of Fame. Voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno supportato e sopportato nel corso della mia carriera. Far parte della Hall of Fame è il sogno di una carriera e sono onorato di essere il primo russo a rappresentare il mio Paese a fianco dei più grandi campioni nella storia di questo sport”.

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ATP Buenos Aires: Mager cede ad Andujar in due set

Una battaglia di oltre due ore non basta a Gianluca per superare lo spagnolo nel torneo argentino

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Si ferma al secondo turno l’avventura di Gianluca Mager al torneo ATP 250 di Buenos Aires (era l’ultimo italiano ancora in gara nei tornei maschili di questa settimana.

L’azzurro è stato battuto in due set molto lottati dall’espertissimo spagnolo Pablo Andujar, N.6 del seeding, per 6-4 7-6(5) in un match durato oltre due ore.

Un match equilibrato in cui però Mager ha sempre rincorso nel punteggio, non è mai stato avanti in nessuno dei due set perdendo la battuta in apertura in entrambi i parziali. Lo stesso è accaduto anche nel tie-break che ha chiuso l’incontro con Andujar avanti 3-1 e 5-3 prima di chiudere per 7 punti a 5.

 

Mager rimane dunque a ridosso della Top 100 mondiale anche se porta via dall’Argentina solamente 10 punti ATP

Il tabellone completo di Buenos Aires

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L’ATP sostenibile: aumenta ancora la base del prize money per i 250 e i 500

Stanziati 5,2 milioni di dollari per sostenere i giocatori non di prima fascia, anche grazie a Federer e Nadal. La somma deriva dalla rinuncia a parte dei bonus di fine stagione dei top 12 del ranking. Gaudenzi ringrazia il Player Council

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Rafa Nadal e Roger Federer a Città del Capo, 2020 (foto via Instagram @rafaelnadal)

Insieme al nuovo meccanismo di calcolo del ranking valido fino al 9 agosto 2021, l’ATP ha annunciato anche una rimodulazione del prize money per i tornei 250 e 500 che si disputeranno fino all’atteso ritorno di Wimbledon. La fascia minima di compenso per i partecipanti a questi tornei aumenterà rispettivamente dell’80 e del 60 per cento, rispetto al 50 già previsto dai provvedimenti straordinari in vigore. La cifra stanziata raggiunge complessivamente i 5,2 milioni di dollari. Questa modifica è stata resa possibile grazie alla rinuncia da parte dei primi 12 del ranking di parte del Bonus Pool di fine stagione. Una decisione approvata dal Player Council, con il consenso – tra gli altri – di Roger Federer e Rafael Nadal. La logica della mutualità, sostenuta dai vertici dell’associazione dei giocatori, punta a rendere sostenibile la vita nel circuito alla maggioranza dei protagonisti: i tennisti non di prima fascia.

SOSTEGNO – Andrea Gaudenzi, chairman dell’ATP, ha spiegato: “I ricavi dei nostri tornei continuano a essere influenzati dalle restrizioni sulla vendita dei biglietti, uno scenario che difficilmente potrà essere migliorabile prima della seconda metà della stagione. Il nostro obiettivo è garantire che il Tour possa continuare a sostenere il maggior numero possibile di giocatori. Vorrei ringraziare i tennisti top del ranking e il Player Council per averci supportato in questa misura che migliorerà le condizioni per la maggioranza dei giocatori nei prossimi mesi“. L’ATP ha anche annunciato lo stanziamento di 10mila dollari extra per ogni torneo del 2021, Challenger compresi, per andare a coprire spese extra di ospitalità derivanti da casi diretti di positività al Covid-19 o necessità di isolamento. Soprattutto a livello Challenger, un’assicurazione che potrà tornare utile.

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Marian Vajda: “Sono preoccupato per l’infortunio di Djokovic”

Lo storico coach del numero 1 del mondo non ha intenzione di perdersi altri successi del suo assistito e assicura: “Sarò al suo fianco al Roland Garros”

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Novak Djokovic e Marian Vajda - Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

Un paio di giorni fa era stato Goran Ivanisevic a parlare del suo assistito Novak Djokovic e a elogiarlo pubblicamente per il suo recente successo agli Australian Open, mentre adesso è il turno di Marian Vajda, storico allenatore del n. 1 del mondo il quale tuttavia non era presente a Melbourne. Parlando al tabloid serbo Kurir, Vajda ha ammesso: Mi è dispiaciuto molto non essere lì. Non dimenticherò mai il primo titolo che Nole ha vinto a Melbourne nel 2008. Ho assistito alla stragrande maggioranza dei suoi successi e non essere stato presente ad un titolo così importante per lui mi ha fatto molto arrabbiare”.

Il lavoro svolto insieme durante la off-season però ha dato i suoi frutti e i momenti passati insieme prima della trasferta oceanica, a Marbella, sono stati ben spesi. “Novak e io di solito stiamo insieme quasi ogni settimana” ha spiegato il coach slovacco. Siamo stati insieme durante il mese di dicembre. Per due settimane abbiamo deciso di fare un lavoro molto intenso, sia fisicamente che migliorando alcune cose che sembravano essere andate male negli ultimi tornei dell’anno. Abbiamo deciso di dare più enfasi al servizio, sia sulla prima che sulla seconda. È stato un piacere vedere da lontano come sia migliorato e come il lavoro sia servito a qualcosa”.

Ora il tour prosegue con due tappe in medio oriente (Doha e Dubai) alle quali però Djokovic non prenderà parte. Lo strappo agli addominali che ha accompagnato i suoi ultimi incontri in Australia gli impone cautela e persino il Masters 1000 di Miami è in dubbio. Ivanisevic preferirebbe un rientro direttamente sulla terra rossa e anche la visione Vajda non sembra troppo distante. “Dobbiamo vedere come sarà il suo programma dopo i recenti problemi” ha detto il coach slovacco. Sono molto preoccupato per il suo infortunio e stiamo valutando di ridurre il numero di tornei nel 2021. La sua salute è la cosa più importante in questo momento. Tra pochi giorni mi recherò a Dubai per vederlo e potrò parlare con lui faccia a faccia. Non so quando potrò accompagnarlo nei tornei, ma quello che so è che sarò al suo fianco al Roland Garros“.

 

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