Il nuovo Marat Safin: "Che noia giacca e cravatta!"

Interviste

Il nuovo Marat Safin: “Che noia giacca e cravatta!”

È stato uno dei grandi personaggi del tennis contemporaneo ma ora Marat Safin ha messo la testa a posto ed è uno stimato politico della Federazione Russa. L’ex campione di Mosca si racconta in questa intervista a margine dell’IPTL in cui spiega i segreti per la serenità dopo l’attività agonistica, e svela i suoi pensieri sul tennis di oggi, ancora fortemente legato al suo vecchio rivale, Roger Federer

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Quando l’ex n. 1 del mondo, Marat Safin, decise di appendere la racchetta al chiodo sei anni fa, non molti, nemmeno lui stesso, si sarebbero aspettati che il suo futuro avrebbe incluso giacca e cravatta, un ufficio e un posto nel Parlamento russo.
Poichè non gli è mai mancata la personalità – è un uomo che trasmette carisma in quantità industriale – Safin ha sempre detto ciò che gli passava per la testa e raramente si è preoccupato di dire la cosa giusta o di comportarsi nel modo giusto durante i suoi dodici anni di carriera da professionista che lo hanno visto vincere due titoli del Grande Slam e raggiungere la vetta della classifica mondiale, spaccando centinaia di racchette lungo il percorso.

Una volta festeggiò un punto tirandosi giù i pantaloncini al Roland Garros e quando l’arbitro gli diede un penalty point per questo, lui lo applaudì sarcasticamente. La sua spiegazione per l’insolito mini-strip tease? Il punto lo meritava davvero” disse lui “Nessuno si è lamentato. Stavano tutti bene.”  

È ragionevole pensare che non ci siano spogliarelli nell’attuale lavoro di Safin, che dal 2011 è un rappresentante della regione di Nizhny Novgorod per il partito “Russia Unita” del Presidente Vladimir Putin, nella Duma di Stato (la camera bassa dell’Assemblea Federale).
Safin si è ritirato dal tennis quando aveva solo 29 anni, dopo che il suo corpo aveva sofferto un infortunio dopo l’altro e non ce la faceva più.
“È meglio lasciare lo sport prima che lo sport lasci te” ha detto Safin a Dubai in occasione dell’IPTL.

 

L’ex n. 1 del mondo è ora, come detto, coinvolto attivamente in politica. Come molti altri atleti professionisti Safin dovette affrontare l’inevitabile incertezza di quello che  avrebbe fatto dopo essersi allontanato dallo sport.
“Non ci sono molte opzioni per noi – ammette il trentacinquenne di Mosca – è piuttosto difficile trovare qualcosa da fare dopo il tennis. O ti crei un’attività oppure entri in politica. È difficile creare un business perchè devi avere una buona squadra intorno a te che ti deve guidare, ma è difficile da trovare. Quindi bisogna passare atrraverso certe fasi e devi essere consapevole di quello che stai facendo e altrettando consapevole di coloro con cui lo stai facendo…
Devi capire che devi partire da zero, ti devi dimenticare di chi eri prima, n. 1, n. 2, quanti tornei hai vinto… quello non conta più. Devi iniziare una nuova vita da capo.
Se l’affronti da questo punto di vista tutto andrà bene per te. Se arrivi pensando di essere stato qualcuno e quindi tutto ti sia dovuto, allora non funziona”.

La politica potrebbe non essere stata la scelta più ovvia per Safin che si deve fermare a riflettere a lungo prima di poter dire il  motivo per cui ha scelto quella particolare carriera. “Bella domanda… Perché no? È qualcosa di diverso. La tua vita va avanti, la tua carriera finisce, che cosa vuoi fare? Visto che sono ancora giovane e mi sono infortunato molto giovane, volevo fare qualcosa che potesse aiutare le persone. Sono entrato  in politica con il cuore libero e ho cercato di aiutare attraverso il mio punto di vista, le mie esperienze viaggiando in giro per il mondo, così da poter implementare queste cose in Russia e svilupparle per i ragazzi. Lentamente stiamo facendo qualcosa anche se è un  po’ difficile a causa della nostra mentalità, bisogna adattarsi bene.”

Ed è stato preso sul serio dal principio?
“Certo che no – dice l’ex bad boy del tennis –  naturalmente tutti erano scettici all’inizio perchè pensano ‘che cosa ne sa un giocatore di tennis di politica?’ Io credo che gli sportivi conoscano alcune cose meglio di altre persone. Per esempio come migliorare lo sport in Russia per i ragazzi, nelle scuole, piccole cose così. Prima devono vedere che cosa fai, come ti comporti, perchè non puoi andare lì e iniziare a fare lo sbruffone e dire ‘io sono quello intelligente e voi non capite niente’. Devi prendere le cose con calma e guadagnarti un po’ di rispetto dalle persone perchè se cominci a dire fesserie, non sai di cosa stai parlando e non ti comporti bene, ovviamente ne paghi il prezzo. All’inizio è stata dura.”

Tra le cose che Safin ha fatto fatica a gestire all’inizio, una è stata abituarsi ad indossare giacca e cravatta ogni giorno al lavoro. “Questo lavoro è basato soprattutto sul parlare e ogni parola ha un peso. Vado in ufficio ogni giorno dalle 10 del mattino e finisco alle 6, ma a volte facciamo gli straordinari quindi non c’è un vero e proprio orario di lavoro. Molte riunioni, molte discussioni e ovviamente ti stanchi per tutto quel parlare e pensare invece di fare attività fisica come il tennis. Ma poi ci si abitua.”

Safin, che ha vinto quindici titoli durante la sua carriera da giocatore, dice di non guardare per niente tennis in tv ma ogni tanto sente alcune delle notizie più importanti.
Come contemporaneo e a volte vincitore del miglior Roger Federer, Safin ritiene che lo svizzero, diciassette volte vincitore Slam, sia un uomo che ha cambiato il gioco per sempre.
Era un periodo diverso. C’era un ricambio generazionale allora. Avevamo molti più giocatori di qualità, direi, rispetto ad adesso. Federer ha portato nuove cose nel tennis. Il modo in cui gioca, le sue abilità, aveva un gioco a tutto campo, semplicemente un bellissimo tennis. Ha alzato il livello del tennis di modo che la nuova generazione salisse a quel livello. Così tutti quelli che arrivano ora hanno colpi migliori, più preparazione fisica, più abilità. Per esempio Nick Kyrgios, è incredibile il modo in cui gioca e genera potenza. Anche Kei Nishikori è molto bravo.
Nel mio caso è stato molto difficile competere alla fine perchè mi infortunavo sempre, quindi ritornavo ogni anno ma ero sempre rotto. A quel punto era un pochino frustrante giocare ed essere numero 20 e 30 del mondo perchè i ragazzi giovani sapevano che non ero al massimo della forma.”

Ma Safin ora conosce la ricetta per una vita serena dopo il tennis e gli è tornata utile quando sua sorella, l’ex n. 1 del mondo Dinara Safina ha dovuto allontanarsi dal tennis per problemi cronici alla schiena ad appena venticinque anni.

“Devi semplicemente iniziare la vita da zero. Hai un po’ di soldi, cominci con calma e trovi qualcosa che ti piace fare e continui a cercare di migliorare nel farla”, è stato il suo consiglio a sua sorella.
“Goditi la vita perchè nel tennis ogni giorno è competere, competere, competere e una volta che ti infortuni seriamente è difficile rendersi conto che la tua vita da tennista è finita. Devi iniziare tutto da capo e devi metterci tutto l’impegno, partendo da zero perchè è semplicemente un nuovo inizio. Perché no?”

Traduzione di Luca De Gaspari da Sport360.com

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Interviste

I cinque punti di vista di Stefanos Tsitsipas

Ospite del programma “To Proino” per la tv greca Ant1, il numero tre del mondo è tornato a esternare su vaccini, avversari, padre-coach, pause bagno e… sé stesso

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Stefanos Tsitsipas - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

Movimentata la stagione di Stefanos Tsitsipas, anche, e forse per certi versi soprattutto, in ottica mediatica. Solo che fino a giugno TV, radio e giornali mettevano in prima pagina il greco per gli straordinari risultati colti in campo; dal principio dell’estate in avanti, con l’indice di vittorie in precipitoso calo, hanno preso a far gola le esternazioni regalate dal numero 3 del mondo riguardo ai temi più disparati.

Nella prima metà del 2021 sono arrivati due titoli (Montecarlo e Lione) in cinque finali, compresa quella persa da due set sopra al Roland Garros contro Novak Djokovic; nella seconda le furenti e striscianti polemiche su pit stop alla toilette e vaccini. Ci sarebbero gli avversari da tener d’occhio, nel frattempo, e un finale di stagione in cui provare a risalire la china. Tempo di un consuntivo, in ed extra campo: l’occasione l’ha offerta Giorgios Laigkas, presentatore del programma “To Proino” per la tv greca Ant1. Ultimamente ciarliero anzichenò, Tsitsipas non se l’è lasciata sfuggire.

L’esordio, in verità un pizzico trito, non poteva che essere dedicato al fatidico gabinetto, come tutti sanno centro del dibattito e probabile oggetto di una notevole riforma da parte di ATP. “Non ho mai infranto alcuna regola in questo senso – ha tenuto a ribadire per l’ennesima volta Stefanos -, mi piace prendermi il mio tempo, sempre stando all’interno di quello che mi è concesso. È un mio diritto, e ne ho approfittato anche dopo aver vinto un set per sei-zero: in quel caso non penso proprio di avere tratto vantaggio dalla pausa. Semplicemente è mia abitudine gestire la questione in quel modo, qualunque sia il punteggio. Se durante i break sento al telefono mio padre? Sì, nei sogni”.

 

La voglia di scherzare appassisce un po’ quando il microfono sposta l’orizzonte sul tema vaccini, spinosissima faccenda che Stefanos aveva in estate approcciato da ultra-dubbioso – “alla mia età non credo sia necessario, i vaccini sono stati testati per troppo poco tempo, lo farò se e quando i vantaggi saranno superiori agli effetti collaterali” – salvo ingranare retromarce sempre più vistose dopo il rimbrotto governativo recapitatogli dal portavoce Giannis Economou – “non ha competenze specifiche sulla materia, si concentri sul tennis visto che è un grande campione”.

L’ultima piroetta è andata in scena proprio nel corso dell’intervista in oggetto, e il finalista del Roland Garros 2021 ha mostrato un approccio incerto e fragile sull’argomento. “Non ho mai promosso il vaccino, ma nemmeno sono mai stato contrario. Supporto chiunque decida di sottoporvisi e anch’io entro la fine dell’anno lo farò sicuramente, è l’unico modo per avere una vita sociale normale. Sono decisamente più competente sul tennis, in ogni caso. Forse è meglio che parli di quello”. Non proprio convintissimo, ecco, ma shopping e ristoranti sono parecchio attraenti. Dalla puntura al dritto e rovescio il passo non è così lungo, quindi urge riflettere, considerati i risultati ultimamente lusinghieri centrati dai suoi coetanei più pericolosi in ottica presente e futura.

A New York Daniil Medvedev è diventato il primo tra i nati nel 1996 o successivamente a vincere uno Slam, mentre Sascha Zverev un mesetto prima aveva conquistato l’oro olimpico a Tokyo, al culmine di un’estate oltremodo convincente. Poche parole sul tedesco; parole che sanno di onore delle armi: “È molto forte, ha giocato alla grande nell’ultimo periodo”.

L’argomento Medvedev è più complicato, visto il rapporto – ci si perdoni lo spericolato eufemismo – non proprio idilliaco tra i due, e si fatica a non scorgere qualche riposto rancore nelle parole di Tsitsipas che lo riguardano. “Non dico che il suo gioco sia noioso – ha detto Tsitsipas -, ma penso sia unidimensionale. È molto costante, un rivale veramente difficile. Tuttavia sono molto sorpreso dal fatto che riesca ottenere risultati così importanti adottando quello stile”. L’evidenza dei fatti obbliga comunque a un tributo:Daniil è il miglior giocatore del mondo in questo momento”. Sospettiamo che la definizione “gioco unidimensionale” associata a Medvedev sia perfetta per dare il là a una nuova bagarre mediatica.

Si prospettano anni di aspre battaglie, considerando anche la generazione successiva in prepotente arrivo. La questione si sposta dunque sul personale: dove si colloca nella contingenza tennistica attuale il recordman delle partite vinte in stagione (50, contro le 47 di Medvedev le 44 di Djokovic)? “Gli avversari non sono migliori di me, semplicemente hanno giocato meglio di me nell’ultimo periodo”. A Stefanos Tsitsipas, comprensibilmente, la fiducia nei propri mezzi non fa difetto. Occorrerà, autostima o meno, alzare il livello anche oltre l’amata terra battuta. Lo può fare, lo farà. Occorrerà affiancarsi a un coach “vero”, come in molti più o meno celatamente sembrano da molto tempo suggerirgli? Su questo nessun dubbio. Al suo fianco continuerà a esserci papà Apostolos: “Ne sono sicuro al 100%. È il miglior allenatore possibile per me”. Tra una decina di giorni Indian Wells, poi le ATP Finals, per tornare a sentire il dolce in coda a una stagione fattasi amara, dentro e – soprattutto – fuori dai 23×8 regolamentari.

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Due chiacchiere con Paolo Lorenzi

“A Wimbledon con Sky mi sono divertito e ho portato bene. Ho smesso perché il fisico non ha più retto”. Le parole di Paolo Lorenzi, fresco di ritiro dal tennis

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Paolo Lorenzi - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Giovedì abbiamo fatto due chiacchiere con il nostro veterano, che ha appena appeso la racchetta al chiodo, e ci ha raccontato i suoi primi passi da ‘pensionato’. Paolo Lorenzi ha comunicato la decisione di ritirarsi dall’attività agonistica da meno di un mese: una storia più che ventennale, troppo ricca e troppo bella per essere riassunta in poche righe. Per chi volesse ripercorrere le tappe della sua straordinaria carriera, rimandiamo al bell’articolo di Tommaso Villa, o all’intervista che gli abbiamo fatto lo scorso dicembre, in occasione del suo compleanno. Questa volta abbiamo solo voluto sapere dalla sua viva voce come sta affrontando questa nuova fase della propria vita.

Buongiorno Paolo, come sono andati i tuoi primi giorni da ‘pensionato’?
Direi molto bene, anche se è un po’ strano non dover preparare una valigia e partire per tornei. Fortunatamente non ho molto tempo per valutare le sensazioni perché sono molto impegnato.

Cosa stai facendo?
Adesso sono appena sbarcato dall’aereo (ricordiamo che Paolo vive a Sarasota, Florida, ndr) e mi trovo a Siena. Nel fine settimana sarò a Iseo per un’esibizione e poi devo giocare la Serie A con Crema. 

 

Vabbè, allora ti sei ritirato per finta.
Ma no dai (ride, ndr), ho detto basta ai tornei ufficiali e ai punti ATP. La seria A è soprattutto un momento di grande divertimento. Come anche l’esibizione che giocherò appunto a Iseo con Andrea Agazzi nell’ambito del ‘Memorial Carlo Agazzi’. Dopo la partita di esibizione scambierò qualche colpo anche coi bambini della scuola tennis. 

Dieci mesi fa avevi detto che avresti smesso il giorno in cui ti fossi accorto che non ne avevi più voglia. E’ successo questo?
Più che altro è successo che il fisico non ha più retto. Nell’ultimo periodo riuscivo ad allenarmi molto meno di quello che avrei voluto e dovuto. Il tracollo è stato in gennaio quando ho subito uno strappo al polpaccio. E per me, che in carriera non avevo mai avuto infortuni gravi, è stato strano ritrovarmi con le stampelle. Dopo ho sempre dovuto pensare più a recuperare che ad allenarmi. 

E quando eri in campo che sensazioni avevi?
Fondamentalmente mi ero accorto che arrivavo in ritardo sul colpo e questo non mi permetteva di fare le scelte che volevo, ero sempre costretto a rincorrere la palla e le iniziative dell’avversario. Poi è stato duro scoprire che anche se vincevo una partita il giorno dopo non ce l’avrei fatta a recuperare per scendere di nuovo in campo. E per me, che avevo il mio punto forte proprio nella durata e nella resistenza alla fatica, è stata una brutta sorpresa. Se prima prolungare le partite non era mai stato un problema, adesso sapevo che se andavo al terzo il giorno dopo avrei fatto fatica ad alzarmi dal letto. 

Ti sei fermato a due sole vittorie dal record assoluto di Ruben Ramirez Hidalgo come vittorie Challenger (421 contro 423, ndr).
Peccato, devo anche dire che la pandemia non mi ha aiutato. In quei sette mesi di completa inattività un paio di partite forse le avrei vinte, no? (ride, ndr). Poi in realtà avrei anche potuto giocare qualche altro Challenger, visto che la classifica mi permetteva ancora di entrare in tabellone, ma ho preferito chiudere allo US Open, nel mio Slam preferito. Tra qualche anno mi piacerà ricordare di aver giocato la mia ultima partita a New York e non in qualche posto anonimo. 

Hai seguito gli ultimi US Open?
Sì certo, cerco sempre di seguire gli italiani che questa volta erano particolarmente numerosi. Poi c’era anche Djokovic che doveva realizzare il grande Slam.

Hai un’opinione nel dibattito sul GOAT? Djokovic, Federer o Nadal?
Djokovic vincendo a New York avrebbe probabilmente posto fine a ogni discussione. Adesso ognuno rimarrà della propria opinione, lo stile di Federer, la mentalità di Nadal o la continuità impressionante di Nole. E’ impossibile dire che uno è meglio di un altro…io poi non ho vinto con nessuno di loro (ride, ndr).

A proposito di italiani, tu avevi profetizzato che, nel giro di qualche anno, avremmo avuto Sinner n.1 e Musetti in top 10. Direi che ci stiamo avvicinando, cosa pensi della loro annata?
Sicuramente molto positiva, non dimentichiamo che Sinner sta lottando per qualificarsi per le ATP Finals e Musetti, dopo la semifinale ad Acapulco, ha giocato in maniera incredibile a Parigi. Poi i passaggi a vuoto sono fisiologici, se no a cosa servirebbe l’esperienza? Ci sono quelle occasioni in cui sbagliano proprio il torneo, forse perché si trovano a sperimentare campi e situazioni che non conoscono. Ci sta.

Paolo, adesso ti dobbiamo chiamare collega?
Ancora no, devo fare ancora tanta gavetta (ride, ndr). Però a Wimbledon con Sky mi sono davvero divertito e, se non altro, ho portato bene. Alla mia prima collaborazione un italiano in finale, cosa potevo pretendere di più? 

A parte Sky quali programmi hai per il futuro?
Ovviamente mi piacerebbe rimanere nel mondo del tennis. Per fine settembre spero di poter essere più preciso.

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US Open, Flink: “La sconfitta di Djokovic è dovuta più a un calo fisico che mentale”

Recap del torneo con il direttore Scanagatta: la grande corsa di Raducanu; i miglioramenti di Berrettini e Zverev; le sorprendenti sconfitte di Osaka e Barty. Qual era il pronostico di Rod Laver?

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Novak Djokovic - US Open 2021 (Andrew Ong/USTA)

È stato uno US Open storico da ogni punto di vista, e non solo per il ritorno del pubblico. Djokovic si è fermato alla soglia del Grande Slam contro un Medvedev che ha vinto il suo primo Slam, mentre Emma Raducanu ha rovesciato ogni tipo di aspettativa vincendo il torneo da qualificata e senza mai perdere un set. Di questo e di molto altro hanno parlato il direttore Scanagatta e Steve Flink nel loro ultimo video, che potete vedere di seguito:  

00:00 – Ubaldo: “Prima del weekend pensavo che Djokovic avrebbe riscritto la storia del tennis, invece la storia è stata scritta da Raducanu”.

03:38 – Flink: ”Raducanu ha avuto un tabellone migliore di Fernandez perché quest’ultima ha dovuto battere nomi importanti fra cui tre Top 5 e una ex-campionessa Slam come Kerber. Allo stesso tempo Raducanu è sembrata sempre più inarrestabile, i punteggi degli incontri non sono stati casuali”. Ubaldo: “È vero che il suo tabellone era leggermente più facile, ma ha sconfitto ottime giocatrici”. Flink: “Ciò che mi ha impressionato che ha sconfitto tutte in maniera netta”.

 

06:18 – Le delusioni Osaka e Barty. Ubaldo: “Quando abbiamo discusso non ci aspettavamo che Osaka uscisse così presto, idem Barty. È uno Slam strano da questo punto di vista”. Flink: “Se Barty avesse vinto contro Rogers, credo che avrebbe vinto il torneo”.

09:35 – Su Fernandez. Flink: “Ha giocato match molto lunghi e faticosi, fisicamente stava bene ma è uscita vincitrice da situazioni complicate e questa volta sapevo che sarebbe stato difficile sconfiggere la sua avversaria”.

20:17 – Flink: “Sabalenka si è nuovamente sabotata. É frustante perché lei gioca così bene quando è concentrata e i match sembrano totalmente nelle sue mani. Sembrava così anche contro Fernandez, ma poi il set le è sfuggito e il match è diventato in salita per lei. Lei può essere una grande giocatrice ma deve tenere le sue emozioni in campo sotto controllo”. Ubaldo: “Ha una sorta di doppia personalità. Quando parli con lei fuori dal campo è sempre sorridente, in campo cambia completamente da un momento all’altro”.

25:24 – Ubaldo: “Medvedev ha giocato benissimo, non poteva servire meglio e non poteva correre più di quanto ha fatto, a fondo campo è sembrato forte quanto Djokovic”. Flink: “Non ci sono dubbi che Medvedev ha giocato bene, ma la domanda è quanto Djokovic era lontano dalla sua versione migliore. Quando Medvedev a fine match ha dichiarato che Djokovic non era al suo meglio era un eufemismo, perché ha capito che questo era un Djokovic molto al di sotto del suo massimo. Medvedev però ha dovuto lottare con il pubblico che era dalla parte di Djokovic”.

28:59 – Flink: “Guardando il modo di giocare di Djokovic, lui non si sentiva in grado di muoversi bene da una parte all’altra o in avanti, non aveva le gambe. Penso che l’aspetto fisico abbia pesato il 60% mentre la pressione emotiva di completare il Grande Slam il 40%, perché nessuno gestisce la pressione come lui”. Ubaldo: “Penso che la parte mentale sia stata il problema principale, perché ha perso subito il servizio, anche se era già capitato in altri match, ma ho avuto l’impressione che non stesse spingendo la palla con la solita intensità”.

35:05 – Flink: “Pensavo che il supporto del pubblico lo avrebbe aiutato, non credo che lui abbia mai pensato che il pubblico sarebbe stato completamente dalla sua parte”. Ubaldo: “Il pubblico era dalla sua parte non perché amava Djokovic, ma verso la fine perché volevano il match durasse di più, e soprattutto volevano dire a parenti e amici ero lì quando la storia del tennis è stata scritta. Non so quanti di loro tiferanno Djokovic domani in un altro match contro Medvedev”.

Daniil Medvedev e Novak Djokovic – US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

39:16 – Ubaldo: “Medvedev non solo ha giocato bene col servizio e con i colpi ma anche tatticamente, perché giocando sempre al centro del campo ha costretto Djokovic ad imporre il suo gioco invece di correre e trovare lui stesso gli angoli, perché quando cerchi di aprire gli angoli ti scopri ai contrattacchi dell’avversario”. Flink: “Medvevev è quasi sempre uno di quelli che pensano meglio in campo”.

41:50 – Ubaldo: “Nessuno merita più di Djokovic di vincere il Grande Slam, senza considerare l’aspetto tecnico ma considerando l’atteggiamento sulle diverse superficie, Djokovic è il più completo”. Flink: “Non dimentichiamo che Djokovic, per quanto riguarda gli uomini, è stato il primo dopo Laver a vincere i primi tre Slam dell’anno”. Ubaldo:” Nessuno come Serena sa cosa significa, ma lui ha raggiunto la finale mentre Serena ha perso in semifinale. La differenza è che nessuno ha mai dubitato che Serena sia la miglior giocatrice del terzo millennio, mentre Djokovic aveva molta più pressione perché molti dubitano che lui sia il migliore”.

50:16 – Su Rod Laver. Flink: “Ho parlato con lui e la sua opinione era che Djokovic avrebbe vinto in quattro set, e in un’intervista il giorno dopo ha affermato nuovamente ciò che mi ha detto. Penso che Laver sarebbe stato più che felice della vittoria di Djokovic e che lo considerasse degno dell’onore”.

52:25 – Flink: “Credo che Djokovic sia un giocatore leggermente migliore su terra di Federer”. Ubaldo: “È difficile da dire, Djokovic ha vinto due Roland Garros, l’ultimo contro Nadal ma non è lo stesso Nadal che batteva Federer al Roland Garros. Federer è stato un po’ fortunato nei primi anni in cui ha vinto gli Slam perché gli avversari non erano così duri come quelli che ha trovato Djokovic, ma dall’altra parte Djokovic sta approfittando del fatto che Federer sta invecchiando, e lo stesso vale per Nadal”.

55:05 – Ubaldo: “Sono rimasto impressionato da Alcaraz, credo diventerà un top player molto presto, un Top 10 in un anno, un top 5 in tre/cinque anni”. Flink: “È stato fantastico contro Tsitsipas e anche nel match successivo, ma contro FAA mi ha deluso. Detto questo credo che sarà facilmente in Top 20 alla fine dell’anno prossimo, forse Top 10, e negli anni successivi sarà incredibilmente pericoloso”.

56:29 – Zverev. Flink: “Credo che abbia giocato un ottimo match contro Djokovic, e onestamente se avesse battuto Djokovic, contro Medvedev sarebbe stato un match molto combattuto. Credo che Zverev probabilmente vincerà un Major l’anno prossimo, mi piace il modo in cui sta giocando”.

58:05 – Berrettini. Ubaldo: “Spero che Berrettini riesca a giocare uno Slam senza finire nella parte di tabellone di Djokovic perché contro il miglior Djokovic al momento non ha un rovescio abbastanza forte”. Flink: “Contro giocatori come Zverev ha delle possibilità anche se Zverev è migliore di lui. È migliorato molto rispetto a quando ha perso contro Nadal nella semifinale dello US Open. Il suo servizio è magnifico. Ha provato che merita di stare in Top 10, non sono sicuro possa raggiungere la Top 5”.

60:00 – Ubaldo: “Sinner ha perso in tre set contro Zverev, sono stato leggermente deluso ma ha vent’anni e anche Zverev a vent’anni negli Slam non era competitivo. Tutt’ora a ventiquattro anni non ha ancora vinto contro un Top 10 in un Major”. Flink: “Sono preoccupato del suo diritto, sembra perdere il controllo delle volte”.

62:48Auger Aliassime. Flink: “Mi è piaciuto il modo in cui ha giocato, ha raggiunto la sua prima semifinale, e un ottimo atleta, un giocatore a tutto tondo, sa come giocare a rete, il servizio sta migliorando ma ha buttato via una buona opportunità nel secondo set contro Medvedev. É ancora fragile mentalmente. È migliorato nell’ultimo anno ed è più affidabile dal punto di vista dei risultati del suo connazionale Shapovalov”. Ubaldo: “Se dovessi pagare un biglietto preferirei andare a vedere Shapovalov che Aliassime, ma è vero che mi aspettavo di più da Shapovalov e meno da Aliassime. Anche se Aliassime è mentalmente fragile, è più solido di Shapovalov”.

Transcript a cura di Giuseppe Di Paola

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