Il nuovo Marat Safin: "Che noia giacca e cravatta!"

Interviste

Il nuovo Marat Safin: “Che noia giacca e cravatta!”

È stato uno dei grandi personaggi del tennis contemporaneo ma ora Marat Safin ha messo la testa a posto ed è uno stimato politico della Federazione Russa. L’ex campione di Mosca si racconta in questa intervista a margine dell’IPTL in cui spiega i segreti per la serenità dopo l’attività agonistica, e svela i suoi pensieri sul tennis di oggi, ancora fortemente legato al suo vecchio rivale, Roger Federer

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Quando l’ex n. 1 del mondo, Marat Safin, decise di appendere la racchetta al chiodo sei anni fa, non molti, nemmeno lui stesso, si sarebbero aspettati che il suo futuro avrebbe incluso giacca e cravatta, un ufficio e un posto nel Parlamento russo.
Poichè non gli è mai mancata la personalità – è un uomo che trasmette carisma in quantità industriale – Safin ha sempre detto ciò che gli passava per la testa e raramente si è preoccupato di dire la cosa giusta o di comportarsi nel modo giusto durante i suoi dodici anni di carriera da professionista che lo hanno visto vincere due titoli del Grande Slam e raggiungere la vetta della classifica mondiale, spaccando centinaia di racchette lungo il percorso.

Una volta festeggiò un punto tirandosi giù i pantaloncini al Roland Garros e quando l’arbitro gli diede un penalty point per questo, lui lo applaudì sarcasticamente. La sua spiegazione per l’insolito mini-strip tease? Il punto lo meritava davvero” disse lui “Nessuno si è lamentato. Stavano tutti bene.”  

È ragionevole pensare che non ci siano spogliarelli nell’attuale lavoro di Safin, che dal 2011 è un rappresentante della regione di Nizhny Novgorod per il partito “Russia Unita” del Presidente Vladimir Putin, nella Duma di Stato (la camera bassa dell’Assemblea Federale).
Safin si è ritirato dal tennis quando aveva solo 29 anni, dopo che il suo corpo aveva sofferto un infortunio dopo l’altro e non ce la faceva più.
“È meglio lasciare lo sport prima che lo sport lasci te” ha detto Safin a Dubai in occasione dell’IPTL.

 

L’ex n. 1 del mondo è ora, come detto, coinvolto attivamente in politica. Come molti altri atleti professionisti Safin dovette affrontare l’inevitabile incertezza di quello che  avrebbe fatto dopo essersi allontanato dallo sport.
“Non ci sono molte opzioni per noi – ammette il trentacinquenne di Mosca – è piuttosto difficile trovare qualcosa da fare dopo il tennis. O ti crei un’attività oppure entri in politica. È difficile creare un business perchè devi avere una buona squadra intorno a te che ti deve guidare, ma è difficile da trovare. Quindi bisogna passare atrraverso certe fasi e devi essere consapevole di quello che stai facendo e altrettando consapevole di coloro con cui lo stai facendo…
Devi capire che devi partire da zero, ti devi dimenticare di chi eri prima, n. 1, n. 2, quanti tornei hai vinto… quello non conta più. Devi iniziare una nuova vita da capo.
Se l’affronti da questo punto di vista tutto andrà bene per te. Se arrivi pensando di essere stato qualcuno e quindi tutto ti sia dovuto, allora non funziona”.

La politica potrebbe non essere stata la scelta più ovvia per Safin che si deve fermare a riflettere a lungo prima di poter dire il  motivo per cui ha scelto quella particolare carriera. “Bella domanda… Perché no? È qualcosa di diverso. La tua vita va avanti, la tua carriera finisce, che cosa vuoi fare? Visto che sono ancora giovane e mi sono infortunato molto giovane, volevo fare qualcosa che potesse aiutare le persone. Sono entrato  in politica con il cuore libero e ho cercato di aiutare attraverso il mio punto di vista, le mie esperienze viaggiando in giro per il mondo, così da poter implementare queste cose in Russia e svilupparle per i ragazzi. Lentamente stiamo facendo qualcosa anche se è un  po’ difficile a causa della nostra mentalità, bisogna adattarsi bene.”

Ed è stato preso sul serio dal principio?
“Certo che no – dice l’ex bad boy del tennis –  naturalmente tutti erano scettici all’inizio perchè pensano ‘che cosa ne sa un giocatore di tennis di politica?’ Io credo che gli sportivi conoscano alcune cose meglio di altre persone. Per esempio come migliorare lo sport in Russia per i ragazzi, nelle scuole, piccole cose così. Prima devono vedere che cosa fai, come ti comporti, perchè non puoi andare lì e iniziare a fare lo sbruffone e dire ‘io sono quello intelligente e voi non capite niente’. Devi prendere le cose con calma e guadagnarti un po’ di rispetto dalle persone perchè se cominci a dire fesserie, non sai di cosa stai parlando e non ti comporti bene, ovviamente ne paghi il prezzo. All’inizio è stata dura.”

Tra le cose che Safin ha fatto fatica a gestire all’inizio, una è stata abituarsi ad indossare giacca e cravatta ogni giorno al lavoro. “Questo lavoro è basato soprattutto sul parlare e ogni parola ha un peso. Vado in ufficio ogni giorno dalle 10 del mattino e finisco alle 6, ma a volte facciamo gli straordinari quindi non c’è un vero e proprio orario di lavoro. Molte riunioni, molte discussioni e ovviamente ti stanchi per tutto quel parlare e pensare invece di fare attività fisica come il tennis. Ma poi ci si abitua.”

Safin, che ha vinto quindici titoli durante la sua carriera da giocatore, dice di non guardare per niente tennis in tv ma ogni tanto sente alcune delle notizie più importanti.
Come contemporaneo e a volte vincitore del miglior Roger Federer, Safin ritiene che lo svizzero, diciassette volte vincitore Slam, sia un uomo che ha cambiato il gioco per sempre.
Era un periodo diverso. C’era un ricambio generazionale allora. Avevamo molti più giocatori di qualità, direi, rispetto ad adesso. Federer ha portato nuove cose nel tennis. Il modo in cui gioca, le sue abilità, aveva un gioco a tutto campo, semplicemente un bellissimo tennis. Ha alzato il livello del tennis di modo che la nuova generazione salisse a quel livello. Così tutti quelli che arrivano ora hanno colpi migliori, più preparazione fisica, più abilità. Per esempio Nick Kyrgios, è incredibile il modo in cui gioca e genera potenza. Anche Kei Nishikori è molto bravo.
Nel mio caso è stato molto difficile competere alla fine perchè mi infortunavo sempre, quindi ritornavo ogni anno ma ero sempre rotto. A quel punto era un pochino frustrante giocare ed essere numero 20 e 30 del mondo perchè i ragazzi giovani sapevano che non ero al massimo della forma.”

Ma Safin ora conosce la ricetta per una vita serena dopo il tennis e gli è tornata utile quando sua sorella, l’ex n. 1 del mondo Dinara Safina ha dovuto allontanarsi dal tennis per problemi cronici alla schiena ad appena venticinque anni.

“Devi semplicemente iniziare la vita da zero. Hai un po’ di soldi, cominci con calma e trovi qualcosa che ti piace fare e continui a cercare di migliorare nel farla”, è stato il suo consiglio a sua sorella.
“Goditi la vita perchè nel tennis ogni giorno è competere, competere, competere e una volta che ti infortuni seriamente è difficile rendersi conto che la tua vita da tennista è finita. Devi iniziare tutto da capo e devi metterci tutto l’impegno, partendo da zero perchè è semplicemente un nuovo inizio. Perché no?”

Traduzione di Luca De Gaspari da Sport360.com

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Focus

Gemelli diversi: intervista doppia (e auguri) a Lorenzo Sonego e Andrea Vavassori

Lorenzo e Andrea, affiatati partner di doppio, compiono 25 anni a pochi giorni di distanza. Sono entrambi di Torino e fanno molte cose insieme. Anche vincere

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Lorenzo Sonego (n.33 ATP) e Andrea Vavassori (n.70 ATP in doppio) sono nati entrambi a Torino nel 1995, nel mese di maggio, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro (Andrea il 5 e Lorenzo l’11, quest’oggi) e il destino ha voluto che entrambi giocassero a tennis. Il loro percorso è stato parallelo, le loro vite strettamente intrecciate in un rapporto dove la rivalità è ben presto sfociata in una profonda amicizia.

È un piacere allora, in occasione del loro compleanno e per salutare l’inizio degli Internazionali di Roma e a meno di un mese dal Roland Garros, dedicare loro questa chiacchierata a due voci. Da cui emerge il ritratto di due ragazzi molto determinati ma non monotematici, due seri professionisti che però sanno concedersi il gusto della battuta, con quel sottile filo di ironia tutto sabaudo.


Buongiorno ragazzi, innanzitutto grazie del vostro tempo. Anzi, per ora grazie a te Lorenzo perché Andrea è in ritardo...

 

Lorenzo: Non mi stupisco, credo che non sia mai arrivato puntuale una sola volta in vita sua (ride, ndr).

Sai cosa facciamo? Iniziamo dalle domande dedicate a te, in attesa del ritardatario. E precisamente da quel famoso provino quando, a dieci anni, ti portarono al circolo da Gipo Arbino (il suo coach storico, ndr) e dal maestro Bonaiti. Gipo assicura che tu, con due sole lezioni di tennis alle spalle, eri già meglio di tutti gli altri ragazzi della SAT. Leggenda?

Questo è quello che dice Gipo (ride, ndr), ma è vero che, appena presa in mano la racchetta, scoprii subito di avere una grande coordinazione, mi veniva tutto abbastanza facile. Chissà, forse contribuiva il fatto di aver giocato a calcio nelle giovanili del Torino. 

Grazie a questa tua coordinazione e velocità riuscisti a giocartela da subito contro ragazzi più grandi di te. Diventasti ‘un rematore assoluto’, come dice sempre Gipo. Cioè uno cui non facevi mai punto perché tiravi su tutto.

Infatti, comincio subito a vincere qualche partita anche contro quelli più bravi, che casomai facevano qualche errore. Purtroppo ero piccolo e gracile e appena salivo un po’ di livello facevo fatica proprio perché mi mancava la forza per spingere. Il rovescio, ad esempio, mi veniva più naturale a una mano, ma proprio non ce la facevo fisicamente e allora Gipo mi impostò bimane. 

Per fare il salto di qualità Gipo decise che non potevi limitarti ad essere un regolarista e iniziò a trasformarti in un attaccante da fondo. L’inizio non fu dei più brillanti perché perdevi contro chiunque, non avevi proprio la misura dei colpi.

Vero, presi anche una gran stesa dal signore che si è appena aggiunto alla chat.

Benvenuto Andrea.

Lorenzo: Sempre in ritardo, sempre. Sei davvero incorreggibile.
Andrea: Buongiorno a voi e perdonate il ritardo. Scusate se mi inserisco ma vorrei puntualizzare: non è che Lorenzo cercasse di colpire più forte, semplicemente aveva scambiato il tennis per il baseball, specialista in fuoricampo (ride, ndr).
Lorenzo: Effettivamente a volte esageravo e ho perso anche con persone di classifica inferiore, ma non ero preoccupato dei risultati. Avevo fiducia in Gipo e sapevo che prima o poi ce l’avremmo fatta. 

Sempre Gipo dice che tu sei un giocatore che non sente proprio la pressione.

Lorenzo: Non è che non sento la pressione, diciamo piuttosto che sotto pressione mi diverto e riesco a tirare fuori il mio meglio. Più il momento è critico più trovo coraggio. 

Pare che tu non soffra nemmeno per la lontananza da casa quando sei in trasferta.

No, mi piace molto viaggiare. Poi devo dire che, non appena posso, le persone importanti me le porto dietro. Inoltre, allenandomi a Torino, cioè a casa, quando non sono in giro per tornei recupero i miei affetti e i miei rapporti. 

Parlaci della partita di Vienna quando nei quarti di finale hai rifilato un 6-2 6-1 a Djokovic.

Forse non fu il miglior Nole della storia, ma era pur sempre il numero 1 del mondo. E io giocai molto bene. È stato uno dei passaggi decisivi della mia carriera, assieme alla vittoria su Robin Haase (allora n.43 ATP) al primo turno dell’Australian Open 2018 e ai quarti di finale a Montecarlo 2019.

Parlatemi del vostro rapporto in doppio.

Andrea: A me il doppio è sempre piaciuto molto. Una delle prime volte assieme fu in un Future a Saint Gervais. Poi siamo cresciuti e siamo passati ai Challenger (vittoria ad Andria nel 2017). Adesso, compatibilmente coi rispettivi impegni, ce la giochiamo nel tornei ATP. La vittoria di Cagliari è stata senza dubbio il miglior risultato della mia carriera.

Lorenzo e Andrea a Pula (Sardegna Open 2020)

Tra l’altro il doppio potrebbe garantirti una carriera in maglia azzurra perché, prima o poi, Simone Bolelli lascerà per raggiunti limiti d’età. 

Andrea: Si dai, tra un po’ prendiamo il suo posto (ride, ndr). E arrivarci assieme a Lorenzo sarebbe davvero una cosa speciale. Quest’anno ho già esordito in ATP Cup ma la Davis ha un fascino tutto particolare. 

Seguite altri sport?

Andrea: Ogni tanto gioco a basket con gli amici, ma giusto per divertimento. Sono però un grande appassionato NBA e colleziono le canotte delle squadre, sono già arrivato ad averne 15. Tifo per i Lakers perché è la squadra di Lebron James e fu la casa di Kobe Bryant. 
Lorenzo: Anche a me piace il basket ma la mia vera passione è il calcio. Da bambino, come detto, giocavo nelle giovanili del Torino, all’inizio da punta poi mi spostarono sulla fascia perché anche a calcio mi piaceva correre. 

Soprannome.

Andrea: Il mio è ‘Wave‘ che è un po’ una storpiatura del cognome, ma che mi piace molto perché c’è anche questa associazione con l’onda. Adesso nel circuito mi chiamano tutti così. 
Lorenzo: A inizio carriera nei Future mi chiamavano ‘Polpo‘ perché mi allungavo come un polipo e prendevo tutto. Poi mi hanno chiamato anche ‘Viking‘ perché sono un grande appassionato della serie TV. Passione che, tra l’altro ho trasmesso ad Andrea.

Letture.

Lorenzo: Poco, poco.
Andrea: Mia madre mi ha appena regalato ‘Il conte di Montecristo’.

Ma guarda, il libro preferito di Paolo Lorenzi. Però stai divagando perché nella bolla di Melbourne ti avevo lasciato alle prese con ‘Aria sottile’, il bellissimo libro di Jon Krakauer dedicato alla tragica spedizione sull’Everest. Non mi risulta che tu lo abbia ancora finito. 

Andrea: Giuro che, prima o poi, ce la faccio.

Sui social siete attivi?

Lorenzo: Io ci sono, ma non è che sia particolarmente appassionato. 
Andrea: E come potresti fare ad appassionarti? Dovete sapere che se Lorenzo dal vivo è veramente di compagnia, al telefono è un vero orso. Su WhatsApp spesso mi risponde a monosillabi. 

Riti scaramantici prima della partita?

Andrea: Diciamo che ho un rituale che si ripete sempre uguale. Mi isolo ascoltando musica in cuffia e mi carico. Poi faccio riscaldamento prima in campo e poi in palestra.
Lorenzo: Nessuna scaramanzia.

Il vostro colpo forte e quello invece da migliorare.

Andrea: Servizio e volée sono i punti forti del mio gioco. Da migliorare la risposta.
Lorenzo: Il diritto è il colpo forte. Anche per me la risposta è quello da migliorare.

Superfice preferita.

Lorenzo: Terra rossa.
Andrea: Anche per me terra rossa, ma ultimamente mi trovo molto bene anche sul veloce.

Un obiettivo credibile per la vostra carriera.

Lorenzo: Mi piacerebbe tanto qualificarmi per le ATP Finals di Torino.
Andrea: Entrare in top 10 in doppio.

Quando siete in viaggio riuscite a fare del turismo?

Andrea: A me piace molto, ma purtroppo col Covid si sono molto ridotte le possibilità di andare in giro. Ad esempio questo mese tra Cagliari, Belgrado e Monaco non sono riuscito a vedere niente: solo circolo e hotel. Ed è un po’ stressante.

Il posto più brutto dove avete giocato?

All’unisono: quel Future in Romania dove abbiamo sofferto entrambi di un’intossicazione alimentare.
Lorenzo: Io sono stato male la sera prima della partita con Rondoni che ovviamente ho perso.
Andrea: E io subito dopo essere stato eliminato da un lituano. Ho vomitato per tutto il viaggio di ritorno. Nessuno dei due infatti è mai più tornato in Romania.

Prima delle partite studiate i vostri avversari?

Lorenzo: Gipo li studia, eccome.
Andrea: Mio padre la sera prima mi manda sempre una scheda dei miei avversari. E anch’io guardo, se posso, un loro video recente. 

Andrea, come va il rapporto professionale con tuo babbo/coach?

Diciamo che le discussioni sono quotidiane. Ma abbiamo comunque trovato un giusto compromesso ed è un rapporto che potrei definire molto positivo.

E tuo fratello Matteo, ho sentito che vuole seguire le tue orme?

Adesso è cresciuto tantissimo, sia fisicamente che tecnicamente. A nemmeno 17 anni è già un ottimo sparring. Spesso il pomeriggio, quando torna da scuola, mi alleno con lui. Quando si diplomerà avrebbe intenzione di andare al College. 

A proposito di scuola, tu Andrea hai fatto il Liceo Scientifico Statale, nessuna scorciatoia. Tu Lorenzo?

Ho fatto ragioneria, anch’io in un istituto pubblico.

Situazione sentimentale?

Lorenzo: Io sto sempre, felicemente, con Alice. 
Andrea: Da un paio di mesi frequento una persona, ma non c’è ancora niente di ufficiale. 

La sorella di Andrea, che è al volante al suo fianco, ridacchia con aria complice. Peccato non possa parlare. Tu Lorenzo hai fratelli?

Lorenzo: Sì, una sorella più grande.

Il vostro rapporto coi soldi. Adesso si comincia a fare sul serio.

Lorenzo: Guarda, non è che ci faccia tanta attenzione anche perché non sono uno spendaccione. Ho delegato tutto a mio padre e me li gestisce lui. 

Quando ti arriverà una sua cartolina dalla Polinesia comincerai a preoccuparti.

(Ride, ndr), Figurati. Semmai lo raggiungo!

Andrea: Questo è stato il primo anno in cui ho veramente guadagnato qualcosa. Finora andava tutto in spese e l’unico introito vero proveniva dalla serie A, con Pistoia. Quest’anno con l’ATP Cup e qualche torneo di livello superiore sta andando abbastanza bene. 

I vostri migliori amici nel circuito?

Andrea: Lorenzo ovviamente, Mager e Pellegrino.
Lorenzo: Andrea, altrettanto ovviamente, Berrettini, Mager e Caruso.

Un pronostico secco su quello che sarà il best ranking di Sinner e Musetti.

Lorenzo: Sinner arriverà al n.1, non so quando ma succederà. Per Musetti ingresso in top 10.
Andrea: Guarda ho recentemente scommesso con il mio secondo allenatore Davide Della Tommasina che Sinner sarà n.1. Musetti penso anch’io in top 10.

A Torino vi frequentate anche al di fuori del tennis?

Andrea: Sì, usciamo spesso assieme, avendo tanti amici in comune.

Chissà quante volte vi sarete scontrati a livello giovanile.

Andrea: Quasi ogni settimana e vincevo spesso io (ride, ndr).
Lorenzo: In realtà dovrei controllare.
Andrea: Dai, diciamo che eravamo più o meno pari. Ti concedo però che le ultime cinque volte non ho toccato palla. 
Lorenzo: Eravamo i magnifici quattro (assieme a D’Anna e Marangoni), e tutti i tornei erano nostri. A parte quelli dove partecipavano Napolitano e Donati che erano veramente di un’altra categoria.

Con l’inglese come va?

Andrea: lui è migliorato tantissimo (ride, facendo di no con la testa, ndr). Io invece vado bene, soprattutto mi ha aiutato molto giocare spesso in doppio con compagni stranieri.

Toglietemi una curiosità, quando uno va a rete e l’altro batte cosa sono tutti quei segnali che vi scambiate dietro la schiena?

Lorenzo: Fai ace e non rompermi!

Seri, per favore!

Andrea: Il primo segnale indica la direzione verso cui vogliamo la battuta, il pugno chiuso significa che a rete resto fermo mentre mano aperta vuol dire che cercherò di cambiare. È un codice che penso che sia ormai universale. 

Ragazzi vi ringrazio tantissimo per la vostra disponibilità e vi faccio il nostro in bocca al lupo per il proseguimento della stagione.

Lorenzo: Grazie a voi di Ubitennis.
Andrea: È stato un piacere anche per me, poi in confidenza devo dire che non ricordo che in vita sua Lorenzo sia mai stato al telefono per 40 minuti come ha fatto oggi. Nemmeno con la sua fidanzata (ride, ndr).

Beh, più di mezz’ora Lorenzo ce l’aveva già dedicata un anno fa. E allora in bocca al lupo e auguri e entrambi!

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Paire: “Con gli stadi vuoti la partita è come un allenamento. La classifica? Approfitto del sistema”

Lunga conferenza di Benoît Paire da Roma: “Mi sono vaccinato 2 giorni fa, ho chiesto di giocare più tardi ma mi hanno fatto giocare lunedì alle 10”. Sulla foto al segno contro Travaglia: “Come avrei fatto contro un amico in allenamento”

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https://www.ubitennis.com/blog/2019/05/22/la-foto-di-fucsovics-che-fa-discutere-la-palla-e-buona-o-fuori/

Ci risiamo. Benoît Paire ne ha combinata un’altra delle sue, e nulla hanno potuto le buone sensazioni apparentemente ritrovate sulla terra madrilena la settimana scorsa. A Roma, durante il primo match di primo turno contro Stefano Travaglia, sul 6-4 2-2 del secondo set per il tennista marchigiano, il francese ha esternato tutto il suo malcontento per un servizio decretato out da Carlos Bernardes. Sono arrivati poi tre doppi falli, il conseguente break per l’azzurro, nonché un warning al francese per ripetute proteste. Infine, Benoît ha fotografato col telefono il segno della disputa, convinto che la sua palla avesse toccato la riga (una trovata che a Roma aveva già adottato Fucsovics due anni fa). A nulla sono serviti gli avvertimenti di Bernardes sul fatto che sarebbe incorso in una multa. Da quel momento, il blackout e il nostro Travaglia si è aggiudicato il match per 6-4 6-3.

In conferenza stampa, rispondendo ai giornalisti francesi, il 32enne di Avignone ha spiegato a briglia sciolta il suo stato d’animo e la sua mancata motivazione dovuta al fatto di ritrovarsi in uno stadio completamente vuoto: “Intanto, per cominciare, mi sono vaccinato due giorni fa. Ho chiesto dunque di poter giocare il più tardi possibile perché per me il vaccino è una cosa molto importante e penso che lo sia per tutti quanti. Per questa ragione sono potuto arrivare a Roma solo ieri sera. Mi fa ancora un po’ male il braccio dopo l’iniezione, è un po’ complicato alzarlo ma lo sapevo; ho chiesto di giocare tardi e alla fine mi sono trovato a giocare stamattina alle 10. Questo vuol dire che non ho neanche potuto palleggiare un po’ qui e non ho potuto allenarmi gli ultimi giorni“. Un episodio simile era accaduto già prima del suo esordio contro Sinner nell’edizione 2020; Paire aveva chiesto all’organizzazione che venisse posticipato l’incontro, che invece si è giocato regolarmente di lunedì con Paire al limite del tanking.

Per me resta una partita, ho fatto del mio meglio” ha proseguito Benoît. “Il risultato alla fine non è molto importante, ciò che importa è aver ritrovato il campo, aver giocato un po‘. Come ho detto già altre volte, per me si tratta soprattutto di un allenamento finché ci sono gli stadi vuotiprosegue Paire. “Ne ho già parlato ed è ciò che provo. Quando sono arrivato lo stadio era a porte chiuse, tutto vuoto, senza neanche un tifoso, ed è difficile sapendo bene che tipo di atmosfera c’è a Roma di solito; ho già giocato bene qui in passato e conosco bene quell’atmosfera e vedere lo stadio così per me è un po’ dura. Comunque vado avanti, settimana dopo settimana. Non sono preoccupato per il mio tennis. Vado a Ginevra la settimana prossima, poi a Parma e poi al Roland Garros e cercherò di fare del mio meglio quando ci sarà un po’ di gente, come ho detto sempre“.

 

Il francese poi entra nel merito dell’episodio incriminato durante la partita con Travaglia. “La palla? Beh, come ho detto, quando gioco senza pubblico per me è un po’ come se mi stessi allenando e quindi sono andato a vedere il segno come avrei potuto fare giocando contro un amico. Ecco tutto. Sono arrivato su un campo che ho davvero amato in passato perché ci ho giocato benissimo e invece è vuoto. Arrivare così su un campo vuoto, come succede per gli allenamenti, per me è un po’ dura. Allora sì, mi sono un po’ bloccato sul segno, ma come avrei potuto fare con i miei amici in allenamento quando scherziamo ma non è quel che segno che mi ha davvero disturbato. Non mi aspettavo di fare un match pazzesco dopo Madrid e la vaccinazione“.

Poi, lo stesso Benoît parla della classifica: “Non bisogna dimenticare che dopo tutte queste settimane, e nonostante abbia vinto due match in due anni, ho una buona classifica. Sono n. 35 del mondo. Ho conservato un po’ di punti di Marrakech, Lione e Roland Garros. Anche se scendessi al n. 50, non importa. Spero che la pandemia passi e che possa ritrovare un po’ di piacere ad essere in campo. L’avevo ritrovato un po’ a Madrid con i tifosi, ma non sono preoccupato per la classifica. Per me la Race non significa nulla, a parte per il Masters di fine anno. Per il resto sono abbastanza contento, ecco tutto. Ho ancora il doppio da fare e poi andrò a Ginevra con la mia famiglia, sono tranquillo”. Non prima però di essersi goduto un po’ la capitale italiana. “Dopo il torneo resterò ancora a Roma per qualche giorno per godere un po’ del tempo libero, vedo che qui i ristoranti sono aperti, quindi voglio approfittarne un po'”.

L’avignonese non si cura della classifica, ma come gestirà le partite al Roland Garros dove, sì, ci sarà il pubblico, ma i match sono al meglio dei cinque set e lui, finora, ha pochissimo tennis nelle gambe? “Mi allenerò, non ho detto il contrario. L’ho fatto dopo Madrid e sto cercando di farmi aiutare anche dal punto di vista atletico. Non sto dicendo che voglio smettere di allenarmi, ma solo che in questo momento per me è difficile affrontare questa situazione ai tornei. Voi mi conoscete, sapete che sono alquanto sensibile. Quando eseguo bei colpi ora vengono trasmessi solo su Tennis TV e intorno al campo c’è il silenzio totale; che faccia un errore o un vincente, è esattamente la stessa cosa, quindi ho davvero la sensazione di trovarmi in allenamento e non in gara. Non voglio gettare la spugna ma, in simili condizioni, non riesco ad essere competitivo. Cerco di fare il possibile”.

Benoit Paire – ATP Santiago 2021 (foto via Twitter @chile_open)

Parigi dovrebbe portare con sé un pizzico di normalità in più, sempre con le dovute limitazioni. “Poi, come detto, al Roland Garros ci sarà un po’ di gente, cercherò di allenarmi, di ritrovare una certa condizione fisica e il piacere di giocare con degli amici. Se non ce la farò per il Roland Garros, sarà per i prossimi tornei. Comunque sia, finché la situazione è questa, io non ci riesco anche se faccio il possibile. Ogni settimana salto da una città all’altra per un torneo, quando c’era un torneo non troppo importante per me come Estoril, sono andato alle Maldive ma poi ho giocato a Madrid. Adesso sono a Roma e poi andrò a Ginevra con i miei genitori, continuerò ad allenarmi e cercherò di trovare un allenatore. Mi piacciono i tornei e la loro atmosfera, anche quelli piccoli. Ad essere onesto quindi non ho molta paura, perché sento che ho ancora il mio gioco. Quando colpisco la palla ho buone sensazioni. È solo un po’ difficile e delicato mentalmente. Se non sarà a Roland Garros, sarà Wimbledon, e se non sarà Wimbledon sarà lo US Open. Sarò comunque in tabellone“.

Dovrò forse vincere qualche match per essere nei Masters 1000 di quest’estate”, puntualizza il francese, “anche se ho visto che il torneo in Canada verrà certamente annullato”. Questa notizia peraltro non era stata data da nessuno prima che ne parlasse Paire, e siamo ancora in attesa di poterla verificare.

“Io arrivo motivato ai tornei ma poi quando vedo gli stadi vuoti per me è difficile, perfino a Roma” ha concluso Paire. “Io approfitto del sistema, so che sono n. 35 e anche se la settimana prossima dovessi perdere al primo turno, conserverei comunque una finale, perché ho ancora la metà dei miei punti. E quindi, la settimana prossima, che mi fermi al primo round o faccia finale, è la stessa cosa. È difficile poi parlare di motivazione. Perché alla fine ora è come se avessi vinto un ‘250’ in quattro settimane, perché ho Lione e Marrakech e i due tornei messi insieme fanno una vittoria in un ‘250’. Ecco, non sono preoccupato, quando ritroverò la motivazione e la condizione atletica, il mio tennis ci sarà, e quindi non ho neppure fretta di ritrovare il mio miglior livello“.

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Flash

Berrettini: “Ho dimostrato di meritare la Top 10”

Pur sconfitto, il numero uno italiano ha giocato a un grande livello: “Zverev ha fatto più fatica con me che con Nadal e Thiem, questo mi dà fiducia”

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Matteo Berrettini nella finale di Madrid, 2021 (Credit: Mateo Villalba, MMO21)

Matteo Berrettini non può sicuramente essere contento della sconfitta patita contro Alexander Zverev nella finale di Madrid, ma dalla sua conferenza stampa traspare quantomeno una grande consapevolezza del risultato ottenuto e del tennis espresso durante la settimana. Nonostante l’andamento del match, che l’ha visto andare avanti di un set prima della rimonta di Sascha, il tennista romano non ha molto da recriminare: Non ho rimpianti, ho dato tutto. Ho parlato con il mio team dopo la finale e ovviamente siamo tristi, e io più di loro, però nel terzo ho avuto solo una palla break su cui lui ha giocato molto bene. Sono anche riuscito a rispondere a un servizio che andava sopra i 220 all’ora, ma questo è il tennis. Nel primo set sentivo di non stare giocando il mio miglior tennis, anche se ero sopra di un break, poi ho giocato molto bene all’inizio del secondo ma non sono riuscito a strappargli di nuovo la battuta; nel terzo invece è stata una lotta”.

Urge ricordare che questa era la prima volta che arrivava in fondo in un 1000 (prima di Madrid aveva fatto semifinale a Shanghai 2019, battuto sempre dal tedesco), un passo importante della carriera: “Questa era la mia prima finale 1000, spero che non sarà anche l’ultima. […] Giocarla è stata una sensazione incredibile, sono orgoglioso di me stesso e del lavoro che ho fatto, non solo nell’ultimo mese ma lungo tutto l’arco della mia carriera. A 18, 19, o 20 anni non ero nella lista di quelli che avrebbero potuto raggiungere simili traguardi, ho dovuto lavorare davvero duramente per farcela”. Nonostante questa condizione iniziale (e non solo, per certi versi) di underdog, ora il numero uno italiano vuole queste vittorie: Non stavo aspettando un risultato di questo tipo, stavo provando a raggiungerlo. Il mio obiettivo è di giocare bene i grandi tornei, gli Slam e i 1000. Ovviamente anche la vittoria di Belgrado è stata bella, ma tutti sanno che i Top 10 vogliono vincere i grandi tornei”.

Tornando al suo tennis, Berrettini ha aggiunto: Oggi non ho giocato in maniera straordinaria, anche perché lui non mi ha consentito di farlo, ma ho comunque giocato bene. […] Come dicevo nei giorni scorsi, so di poter giocare a questo livello e di meritare di essere qui. Quando uso le mie armi nel modo giusto, tutti fanno fatica contro di me, e questo mi fa sentire ottimista per il futuro. […] Si tratta di un risultato importante per il mio livello: Sascha ha vinto in due set contro Rafa e Thiem, ma contro di me ha fatto fatica, e questa cosa mi dà sensazioni positive che dovrò utilizzare per costruire buoni risultati anche nei tornei futuri. In questo momento la sconfitta brucia, ma alla lunga sarà utile”.

 
Matteo Berrettini – Madrid 2021 (photo Alberto Nevado)

Due parole, infine, sulle prospettive a breve e medio termine, visto che, nonostante gli infortuni, al momento Berrettini sarebbe qualificato per le Finals di Torino – ricordiamo inoltre che domani sarà in campo nella sua città: “Essere fra i primi otto della Race mi dà molta fiducia, la stessa fiducia che sentivo in Australia, forse di più. Comunque è ancora troppo presto per pensare a Torino, la cosa più importante per me in questo torneo era la salute: una volta che sono in salute posso raggiungere il mio miglior livello, come credo di aver dimostrato questa settimana. Fra due giorni gioco a Roma, dove avrò nuovi obiettivi”.

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