Claudia Coppola in esclusiva: “Mi hanno portato via 6 mesi ma non la mia passione”

Interviste

Claudia Coppola in esclusiva: “Mi hanno portato via 6 mesi ma non la mia passione”

Non esistono solo Djokovic e Serena Williams e non ci sono solo le grandi promesse come Kyrgios o Zverev. Claudia Coppola è una ragazza italiana che ha attraversato mille vicissitudini, compresa una squalifica che sembra assurda. Abbiamo incontrato una ragazza solare, forse a disagio in un mondo che “è un brutto ambiente. Senza i soldi non vai da nessuna parte”

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Claudia Coppola ha 21 anni ed occupa la posizione 1026 nel ranking mondiale (career high 869 nel settembre 2013). La ragazza di origini napoletane, trapiantata in Germania fin da ragazzina, è salita, suo malgrado, alla ribalta nel 2013. Non per i suoi risultati sportivi, bensì per essere stata squalificata dalla Tennis Integrity Unit in seguito ad un presunto tentativo di combine nel corso di un torneo ITF disputato a Sharm el-Sheikh.

Claudia è una ragazza semplice e spontanea. Non le manca l’ambizione ed è animata da un grande desiderio di rivincita. Vuole riscattarsi agli occhi del mondo del tennis che troppo facilmente l’ha giudicata perché “io sono innocente, ma nessuno mi ha mai creduto”. E adesso vuole prendersi la sua rivincita. Soprattutto nei confronti di chi l’ha lasciata sola nel momento più difficile. Perché nonostante tutto, nonostante la squalifica, le accuse, la solitudine e gli infortuni che hanno minato la sua carriera fin da giovane, ha trovato dentro di sé la forza di reagire, di darsi una seconda possibilità. Voleva dire basta Claudia, mollare tutto, perché per lei “il tennis è divertimento, è libertà” mentre in quel momento tutto ciò che provava era delusione.
Ha deciso di raccontarci la sua versione dei fatti sulla nota squalifica, ci ha descritto i suoi primi passi sul campo da tennis, ci ha parlato della scelta di essere seguita da suo padre, dei problemi avuti con le Federazioni, della difficoltà di mantenere una carriera agonistica. Ci ha inoltre rivelato di non amare l’ambiente tennistico ma di avere una passione smisurata per il gioco e non ci ha nascosto le sue ambizioni né le sue fragilità.
La giovane azzurra sta vivendo un periodo complicato dal punto di vista sportivo. La stagione 2016 non è iniziata nel migliore dei modi: ha fallito le qualificazioni a Grenoble (dove dopo un ottimo primo incontro è stata eliminata al secondo turno da Cristiana Ferrando) e Trnava. Dopo la trasferta in Slovacchia si è spostata in Tunisia, dove ha partecipato a cinque tappe del torneo di Hammamet. Bottino risicato per Claudia, che è ancora alla ricerca della prima vittoria stagionale in un main draw. In Tunisia ha fallito due volte la qualificazione al tabellone principale e nelle altre tre tappe è stata sconfitta al primo turno.
Insomma, la risalita è lunga, il tempo perso molto, ma Claudia si è finalmente lasciata il passato alle spalle. La rincorsa verso la sua personale rivincita è appena iniziata, ma siamo sicuri che non si arrenderà tanto facilmente. La voglia e la passione non le mancano di certo.

Ciao Claudia, che ne dici di iniziare raccontandoci qualcosa di te, in modo che i nostri lettori possano iniziare a conoscerti meglio? Come ti sei avvicinata al mondo del tennis?
Nella mia famiglia l’unico ad aver giocato a tennis è mio zio. Il vero sportivo però è stato mio padre, pilota di Formula 3. Ci siamo trasferiti in Germania poco dopo la mia nascita per volontà di mio padre. Avevo quattro anni, ero seduta sul divano di casa con mio padre e stavamo assistendo ad una partita della Williams. A quel punto lui mi chiese se volevo provare a giocare a tennis. “Certo, perché no? Buttare una pallina sopra la rete è facilissimo. Domani vedrai anche me in televisione” risposi io. Così il giorno seguente ci recammo su un campo e provammo a giocare. Cercando di prendere la pallina mi resi subito conto che non era così facile come sembrava. Da lì ho iniziato a giocare nel club della mia città e non mi sono più fermata. Il tennis è divertimento, è libertà. Quando gioco a tennis mi sento bene.

 

Qual è per te l’aspetto più complicato del gioco?
Quello mentale. Finché giochi e non pensi va tutto bene. Il problema è quando inizi a pensare. E non va più bene niente. Le pause fra un punto e l’altro, quando sei seduta a bordo campo… Ti fermi a pensare agli errori precedenti, alle occasioni mancate. L’aspetto mentale è quello che distingue i grandissimi dai buoni giocatori. Ed è il mio problema più grande.

Che tipo di giocatrice sei? Quali sono le tue caratteristiche principali e su quale superficie ti senti più a tuo agio?
Sicuramente sul veloce. Non amo molto la terra, soprattutto perché odio scivolare. E prediligo gli scambi corti e rapidi. Sono una giocatrice di attacco, gioco soprattutto di dritto e cerco di venire a rete il più possibile. Spingo molto con il servizio cercando di prendere subito in mano lo scambio.

Sei allenata da tuo padre. È sempre stato così o in passato hai lavorato anche con altri tecnici?
Sì, in passato ho lavorato anche con altri coach. Da bambina sono stata seguita da un allenatore specializzato fino a quando sono stata notata da un coach del mio circolo che mi è stato davvero utile. È stato lui ad insegnarmi i fondamentali e la tecnica e ha reso il dritto il mio punto forte. Però mio padre mi è stato sempre vicino. Ho lavorato anche con alcuni tecnici federali ma non è andata benissimo. Né con la Federazione tedesca, né con quella italiana. Da piccola mi allenavo spesso con Annika Beck. Dopo averla battuta una volta in allenamento non mi hanno più permesso di giocare con lei. E da quel momento lei ha iniziato a giocare soltanto con il suo allenatore. Per l’Italia ho giocato da ragazzina la Coppa Belardinelli vincendo tra l’altro tutte le partite. Quella è stata l’ultima volta che mi hanno chiamato. Da lì in poi non ho più sentito nessuno. Ho persino chiesto degli aiuti in passato, ma niente. Per i tedeschi sono italiana e per gli italiani sono tedesca. Mi sono dovuta arrangiare da sola.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi derivanti dal fatto di essere allenata da tuo padre?
La cosa più importante è che lui non ha interessi nascosti. Se lui mi dice una cosa è per il mio bene e basta. Però litighiamo spesso. Come tennista e allenatore. Mai come padre e figlia. Lui a volte mi mette sotto pressione per cercare di stimolarmi, ma io spesso mi irrigidisco. Mi capita di piangere, di farmi prendere dallo sconforto, dalla paura di non riuscire a fare quello che lui mi chiede. Ma mio padre conosce meglio di chiunque altro il mio potenziale e cerca continuamente di tirarmelo fuori. “Non bloccarti, tu sei forte! Sai quello che puoi fare” mi ripete sempre.

Quali sono i tuoi margini di miglioramento dal punto di vista tecnico, tattico, mentale e fisico?
Fisicamente sto benissimo. Mi alleno da sola, senza preparatore. Faccio piscina, palestra, atletica, molta resistenza. Ho iniziato da poco a praticare anche la boxe, molto utile per migliorare la rapidità nell’avambraccio al momento di colpire la palla. Inoltre ti costringe a stare bassa e a muoverti sempre sulle punte dei piedi. Fare altre cose mi permette di distrarmi un po’, di non focalizzarmi solo sul tennis. Per quanto riguarda la tecnica, sto cercando di lavorare su precisione e profondità del dritto mentre sul rovescio ho lavorato molto nel periodo in cui mi sono allenata da Castellani. Da un punto di vista tattico, l’obiettivo è quello di essere sempre più aggressiva e comandare lo scambio, non subire il gioco dell’avversaria. Anche se questa impostazione mi porta a commettere qualche errore di troppo, ma ci stiamo lavorando. Ovviamente stiamo cercando di migliorare anche la fase difensiva e gli spostamenti in avanti su cui ho qualche difficoltà in più, mentre mi muovo molto bene in laterale. Stiamo provando anche ad inserire qualche variazione, come la palla corta ad esempio. Ma l’aspetto su cui stiamo lavorando maggiormente è quello mentale. Sulla ricerca della concentrazione e sull’essere positivi anche nei momenti di difficoltà. In passato mi sono avvalsa anche dell’aiuto di uno psicologo sportivo.

C’è stato un momento della tua carriera, quando eri ancora molto giovane, in cui sembravi davvero lanciata verso grandi obiettivi. Poi è arrivato il grave infortunio alla spalla che ti ha tormentato per molto tempo. Come stai adesso?
Parto dal principio. Considera che a dieci anni inizia a giocare i tornei europei a livello under 14. E arrivai al numero 90 in Europa. A tredici anni passai subito a giocare i tornei Open. Disputai quattordici tornei in un anno; ne vinsi dodici e feci finale negli altri due. Fu un anno bellissimo. A quindici anni ero nelle prime 900. Poi è arrivato l’infortunio alla spalla che in pratica mi ha bloccato per quasi quattro anni. Non ero completamente ferma ma non riuscivo a giocare più di due tornei a stagione. Dopo terapie su terapie decisi di operarmi. Tutto inutile. Il dolore continuava a tormentarmi. Ma non mi sono mai arresa. Ci sono voluti anni per capire che in realtà il problema non è nell’articolazione ma nei nervi. Ho una cassa toracica troppo piccola che finisce per comprimere il nervo della spalla. La conseguenza è che il nervo si infiamma causandomi intorpidimento delle dita. In realtà è una cosa con cui ho ormai imparato a convivere, non ho altre possibilità. A volte mi fa ancora un po’ male ma tutto sommato riesco a tenerlo sotto controllo.

A PAGINA 2 Claudia racconta la sua verità sulla squalifica del 2013

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Roland Garros, Swiatek si toglie pressione: “Prima o poi perderò, ma questa stagione è già un successo”

La numero 1 punta al suo secondo Slam: “Da quando sono in vetta la gente mi tratta in modo diverso. Tenere a mente che questa striscia può finire è salutare”

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Iga Swiatek - Mutua Madrid Open 2022 (PHOTO- ANGEL MARTINEZ : MMO)

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Non ci sono dubbi da sciogliere, Iga Swiatek a poche ore dall’inizio del Roland Garros 2022 è la chiara favorita per la vittoria finale. La polacca arriva a Parigi come meglio non potrebbe: ha vinto gli ultimi 5 tornei che ha disputato, inanellando 28 vittorie consecutive. Inoltre ha già vinto sui campi del Bois de Boulogne nel 2020, quando però a dire il vero le condizioni climatiche e di conseguenza di gioco erano ben diverse da quelle che i giocatori troveranno da domenica 22 maggio in poi. La gestione della pressione sarà più che mai il fattore decisivo per la numero 1 mondiale, un aspetto che l’ha tradita nella scorsa edizione quando difendeva il titolo. Iga ha parlato così ai giornalisti nella consueta conferenza pre-torneo.

D: È chiaro che il gioco è dove vuoi che sia, ma è una sfida mentale per te adattarsi a questa nuova situazione? Se sì, come ti stai preparando?

Swiatek: “Beh, finora è andato tutto bene, ma in realtà non ho giocato un Grande Slam da quando è iniziata la striscia di successi. Quindi immagino che vedremo se tutto quello che ho fatto finora è abbastanza. Ma ho dei pensieri davvero positivi. Onestamente, è capitato un paio di volte in questi tornei di essere già stressata, sono stata in grado di lavorare su questo e fare un ottimo lavoro semplicemente concentrandomi sul tennis. Quindi spero di poter continuare a farlo”.

 

D: Essere numero 1 sembra essere adatto a te. Non sembri sentire troppa pressione, almeno per tutti noi che ti guardiamo. Avevi pensato molto a come sarebbe stato essere numero 1 mondiale prima di arrivare in cima e ora è come ti aspettavi?

Swiatek: “Non ci stavo pensando, ma è una buona domanda. Di solito quando scalavo la classifica non sapevo nemmeno dove fossi, onestamente. Stavo solo andando avanti, e non mi importava davvero se fossi numero 50 o 100. Era sicuramente importante quando partecipavo ai tornei, ma per me era solo un numero, quindi non mi importava. In questo momento mi sento come se grazie alla mia nuova classifica, le persone intorno a me mi trattassero in modo un po’ diverso. Così il mondo è cambiato, di sicuro (sorride). Mi sento comunque come se stessi rimanendo me stessa, come giocatrice e persona. Ma ritengo che ci sia ancora da migliorare”.

D: Hai pianificato qualche trucco per tenere la mente libera nei day off durante questo torneo, fino al tuo primo turno e si spera dopo, avete alcune attività da fare solo per non pensare alle partite?

Swiatek: “In realtà, quest’anno mi sembra più facile non pensare alle partite, perché ci sono anche molte cose che possiamo fare, come fare un giro turistico, anche fare una passeggiata. L’anno scorso con la bolla è stato piuttosto difficile, ed è stato normale che tutti stessero solo pensando al tennis perché era l’unica cosa da fare alla fine. Sto leggendo molto, come al solito, quindi niente di speciale. Guardo serie TV. Oggi, per esempio, sarà il mio giorno libero, quindi di sicuro andrò a fare un giro se il tempo migliorerà. Quando ho avuto i miei giorni di allenamento, speravo che piovesse, quindi avrò più giorni liberi, ma piove quando ho il giorno libero, quindi come al solito (sorride)”.

D: Cosa stai leggendo ora? In secondo luogo, come potresti definiresti un successo in questo torneo?

Swiatek: “Sto leggendo “21 Lessons for the 21st Century”, ho la tua approvazione? (sorride). È difficile rispondere alla seconda, perché non ho obiettivi come ad esempio raggiungere la semifinale o una finale. Vedrò partita dopo partita. Sono consapevole che questa striscia potrebbe finire presto, quindi non voglio avere il cuore spezzato quando succederà. Penso che esserne consapevoli sia abbastanza salutare. Ho già così tanti punti e sono abbastanza contenta degli ultimi tornei, a tal punto che penso questa stagione sia già un successo per me (sorride)”.

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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RG: per Zverev favoriti Nadal e Djokovic. Medvedev: “Sulla terra posso perdere da chiunque”. Tsitsipas e la sfida con Musetti

Il n.2 Daniil Medvedev svela i suoi piani per la stagione sull’erba. Tsonga e Simon sperano in un’ultima soddisfazione

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Daniil Medvedev - Acapulco 2022 (Twitter - @AbiertoTelcel)
Daniil Medvedev - Acapulco 2022 (Twitter - @AbiertoTelcel)

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Giornata di allenamenti e parole per alcuni tra gli uomini più attesi della 121esima edizione del Roland Garros, al via domenica. Oltre a Nadal e Djokovic, si sono presentati in sala stampa per le conferenze della vigilia anche due beniamini di casa come Tsonga e Simon (entrambi ormai a un passo dal canto del cigno) e le teste di serie dalla numero due alla quattro: Medvedev, Zverev e Tsitsipas. Gli spunti interessanti tra le loro dichiarazioni non sono mancati, a partire dal russo che ha parlato a lungo delle sue sensazioni dopo l’operazione che gli ha impedito di partecipare ai ‘mille’ sulla terra e della sua programmazione per i prossimi mesi in cui sarà costretto a saltare Wimbledon

Medvedev non ha cercato di nascondere il fatto di non gradire più di tanto la terra, tanto che quando un giornalista gli ha fatto notare il suo bilancio assai negativo contro i giocatori francesi affrontati sul rosso (la sconfitta più recente è quella arrivata martedì con Gasquet al suo rientro nel circuito a Ginevra), il russo ha risposto così: “Onestamente, su questa superficie posso perdere con chiunque!. Tuttavia ha anche detto che per lui è stato un dispiacere non poter giocare a Montecarlo, Madrid e Roma per via dell’infortunio che ormai è del tutto superato: “Fisicamente mi sento bene, in grado di giocare cinque set. La prima settimana di allenamento è stata complicata perché per i muscoli è difficile dopo due-tre settimane senza fare niente, ma ho fatto le cose passo dopo passo e ora sono pronto”. Lo stop gli è stato persino d’aiuto: “sentivo di avere bisogno di un break per ricaricare le batterie anche a livello mentale”.

Il numero 2 del mondo, stuzzicato in più occasioni sulla decisione di Wimbledon di escludere i tennisti russi (qui il provvidimento dell’ATP a tal riguardo), ha anche affermato di non avere intenzione di fare ricorso al TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) e di avere comunque intenzione di giocare sull’erba: “probabilmente giocherò ad Halle, ‘s-Hertogenbosch e anche a Mallorca”. Ha inoltre aggiunto che potrebbe iniziare la stagione sul cemento già a Los Cabos, ATP 250 a cui si è iscritto. Daniil si è anche espresso sul fatto di essere capitato nella parte di tabellone più “morbida”: “è sempre meglio non avere vicini giocatori come Nadal e Djokovic”.

 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Del 13 volte vincitore a Parigi e del campione in carica ha parlato anche Zverev, secondo cui i due non possono che essere i maggiori favoriti. Il tedesco, che si trova nella stessa metà di tabellone di Rafa e Nole (e di Alcaraz), si è sbilanciato affermando che a suo avviso “il vincitore del torneo uscirà dalla parte alta (cioè quella più dura, ndr)”. Il numero 3 del mondo ha affrontato il tema dei tanti fattori che entrano in gioco nel corso di un major. Per lui ciò che fa la differenza rispetto agli altri tornei è proprio il sogno che tutti hanno di vincere uno Slam: “penso di aver perso alcuni match per la pressione di voler vincere a tutti i costi uno Slam”. Per questo secondo Sascha sarà interessante vedere come gestirà questo elemento Alcaraz.

Nella metà di tabellone debole si trova invece Tsitsipas che al primo turno affronterà il nostro Lorenzo Musetti e anche di lui ha parlato: “È un ottimo giocatore su questa superficie, ha un grande potenziale e ha dimostrato di poter esprimersi su alti livelli. So che dovrò essere in grado di mettere sul campo il mio miglior tennis”. Il greco è stato sollecitato anche sulle sue attività extra-campo e in particolare sui social, dove spesso pubblica dei contenuti in un certo senso “filosofici”: “tra i miei follower ci sono molti bambini e ragazzi e per questo voglio essere una sorta di mentore, di maestro per loro e quindi condivido opinioni che penso siano importanti. Spero di poter aiutare gli altri a vivere meglio le loro vite”.

Non sono di certo tra i favoriti del torneo ma sono comunque molto attesi dal pubblico Tsonga e Simon. Per entrambi sarà l’ultima volta sui campi del Roland Garros: per il primo sarà l’ultimo torneo in assoluto, mentre Gilles aspetterà la fine della stagione per dire addio al tennis. I due hanno parlato delle loro emozioni, di cosa li ha portati a prendere questa decisione e del loro futuro. L’ex numero 5 del mondo si è detto “sollevato” di essere arrivato all’ultimo torneo e di aver potuto decidere quando smettere: “Il mio obiettivo era poter essere consapevole di star giocando il mio ultimo torneo in modo da godermi ogni singolo momento […] Il mio corpo e la mia mente mi hanno detto che arrivato il momento di mettere un punto […] Voglio andare in campo per giocarmela con un giocatore molto solido (Ruud, ndr) anche se so che sarà difficile. Sono sicuro che le emozioni saranno tante”. Tsonga ha poi parlato del suo amico Simon, definendolo “parte della sua storia tennistica” e ripercorrendo alcuni momenti del loro rapporto iniziato all’età di 11-12 anni.

Gilles ha spiegato di non avere ancora dei piani per il futuro: “Se potrò avere un anno di break sarà un bene per me, ma il tennis è sempre stata la mia passione e di sicuro non mi allontanerò da esso, anche non so in che modo e con quale ruolo. Ho sempre voluto essere un tennista sin da quando ero piccolo, per questo qualsiasi cosa farà dopo non era una mia priorità, ma non ci ho ancora pensato: vedremo”. Invitato a tracciare un bilancio della sua carriera, il francese ha detto di aver dato il massimo durante la sua carriera: “avrei potuto fare meglio, sicuramente, ma anche peggio. Sono riuscito a essere orgoglioso di me stesso in varie occasioni (ha ricordato ad esempio la vittoria a Metz e quelle su Nadal e Federer). Non si tratta solo di vittorie, sconfitte e ranking, ma è qualcosa che va oltre”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Djokovic: “Ho dato un’occhiata al tabellone, ma è qualcosa che non puoi controllare. Voglio solo iniziar bene”

Il campione in carica Novak Djokovic è in forma per il Roland Garros: “A Roma ho raggiunto il livello desiderato”

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Novak benvenuto. Oltre al primo turno dove c’è Nishioka, il potenziale quarto è con Nadal, e poi eventualmente Alcaraz o Zverev. Hai dato uno sguardo al tabellone?
Sì. Ho dato un’occhiata al tabellone. Penso che ogni giocatore guardi sempre l’intero tabellone e lo studi in un certo senso. Puoi concentrarti solo sulla tua prossima sfida. E ovviamente è una prima metà molto difficile del tabellone maschile, ma si tratta di qualcosa che non puoi davvero influenzare. È così e basta. Per quanto mi riguarda, penso solo a iniziare bene il torneo contro Nishioka e poi partirò da lì.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Sei il campione in carica. Hai battuto Rafa qui l’anno scorso, lo hai definito, come molte persone, il re della terra rossa. Hai avuto molto successo, ovviamente hai molta fiducia nelle tue capacità sulla terra battuta. Come consideri te stesso e lui all’inizio di questo torneo?
Beh insomma, se parliamo dei favoriti del Roland Garros e della terra battuta, sai, Nadal deve sempre essere presente, a causa dei suoi record in particolare in questo torneo. E poi hai Alcaraz che ovviamente è la storia del tennis maschile degli ultimi quattro o cinque mesi per validi motivi. Ha fatto degli enormi balzi in avanti nelle classifiche e i risultati che sta ottenendo sono fenomenali per qualcuno della sua età. Quindi sento di essere sempre in quella contesa per lottare per qualsiasi trofeo del Grande Slam. Credo nelle mie capacità di arrivare lontano e di lottare per uno dei trofei più prestigiosi del mondo del tennis. Come campione in carica, ovviamente devo credere di poterlo fare di nuovo. Rivivere i ricordi dell’anno scorso è qualcosa che ovviamente mi dà la pelle d’oca e la motivazione per provare a replicarlo. Ma ovviamente ogni stagione e ogni anno è diverso. Ci sono così tanti giocatori che vogliono mettere le mani su quel trofeo tra poche settimane. Ne sono molto consapevole. Penso che l’esperienza di essere in tuor per così tanto tempo aiuti a sapere come spendere le energie in campo partita dopo partita, tirare fuori la giusta intensità, gestire tutto ciò che accade anche fuori dal campo. Al meglio delle cinque le cose sono diverse. Penso che uno Slam susciti tanta motivazione ed emozioni in un tennista. Vincerne uno è il sogno di molti tennisti. Ecco perché non puoi sottovalutare nessuno e probabilmente non confrontare le prestazioni di quei giocatori in nessun altro torneo con le prestazioni potenziali qui in uno Slam. Quindi, sapendo questo, ecco il mio approccio rispetto ai giocatori, al gioco e al torneo, ma in ogni caso credo in me stesso perché l’ho fatto in passato e so cosa serve.

 

Puoi dire qualche parola su Jo-Wilfried Tsonga, perché sta terminando la sua carriera?
Gli auguro il miglior addio possibile al tennis, e sono sicuro che ci sarà molto supporto per lui al centro del campo. Penso che al primo turno giocherà con una testa di serie, quindi sono sicuro che sarà molto emozionante per lui (tds 8, Ruud). E ovviamente con tutta la folla francese che lo ha visto giocare nel corso degli anni, lui è stato uno dei tennisti più carismatici ed energici là fuori. Quando era al suo meglio è stato costantemente tra i primi 10 del mondo, e ha giocato contro di me nella mia prima finale Slam. Era anche la sua prima finale Slam in Australia, quindi torniamo indietro di molto tempo (2008). Conosco molto bene Jo anche un po’ dai tempi delle giovanili. Ci siamo sempre trovati molto bene. Ho un sacco di rispetto per lui. Davvero, davvero un bravo ragazzo. Ha portato molta attenzione positiva allo sport con il modo in cui si comportava e giocava. Penso che possa essere molto orgoglioso di tutto ciò che ha realizzato e lasciato in questo sport.

Volevo chiederti, cosa significa giocare qui e in generale sulla terra battuta, e se questa superficie più di ogni altra tende a cambiare e può avere effetto su una partita e così di settimana in settimana, torneo in torneo?
Questa superficie è la più impegnativa credo sotto vari aspetti. Innanzitutto fisicamente, devi sempre aspettarti di giocare un tiro o due in più rispetto a qualsiasi altra superficie a causa della natura della terra. È lenta e, sai, richiede molto sforzo mentalmente, emotivamente, fisicamente. Penso che tutti i giocatori lo sappiano. Quindi, ovviamente, adattano il loro regime di allenamento alla stagione su terra. Ovviamente non posso parlare a nome degli altri giocatori, ma per me in particolare, storicamente è sempre stato necessario un po’ di tempo e diversi tornei per sentirmi davvero a proprio agio giocando sulla terra battuta. Raramente mi sono sentito al meglio sulla terra nel primo o nel secondo torneo della stagione. Quindi è stato così anche in questa stagione. Mi ci sono voluti due tornei per sentire davvero che mi sto avvicinando al livello desiderato. Ho raggiunto quel livello a Roma. Quindi non ho perso un set lì e ho vinto il torneo. Roma è sempre stato un torneo di grande successo per me nella mia carriera, ed è arrivato davvero al momento giusto. Sono sempre riuscito ad arrivare alle fasi successive di quel torneo solo la settimana prima di Parigi, momento perfetto per trovare davvero la forma.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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