Marcos Baghdatis: "Se sono ancora qui è grazie a mia moglie. Vorrei portarla a Capri"

Interviste

Marcos Baghdatis: “Se sono ancora qui è grazie a mia moglie. Vorrei portarla a Capri”

Intervista esclusiva con Marcos Baghdatis. I ricordi, gli obiettivi e la serenità di uno dei trentenni che amano ancora calcare i campi del tour…

Pubblicato

il

Dustin Brown: “La mia vittoria con Nadal il momento più bello”

Ha “ubriacato” Jo-Wilfried Tsonga con più di 60 smorzate nel corso del match, offrendo uno spettacolo da brividi sul Philippe Chatrier. Alla fine, è comunque il francese a poter esultare di fronte ai suoi tifosi impazziti dalla gioia (redarguiti durante la partita perfino dal giudice di sedia per un tifo ai limiti dell’antisportività); tuttavia, il match di Marcos Baghdatis rivela comunque che il cipriota forse sta vivendo una seconda giovinezza in campo.

Campione del mondo juniores nel 2003, Marcos nel 2006 si issa in finale all’Australian Open contro Roger Federer. Ha conquistato finora 4 titoli in carriera e disputato altre 9 finali, salendo al n. 8 del mondo, suo best ranking. Oggi, a 30 anni, e sposato con l’ex n. 17 Wta Carolina Sprem ed è padre di due bimbe. Ma la voglia di calcare i grandi scenari del tour è ancora accesa tant’è che dopo alcuni anni di alti e bassi, quest’anno il cipriota è riuscito a raggiungere la finale del torneo di Dubai, sconfitto da Wawrinka. Attuale n. 39 del ranking, Baghdatis si dice pronto a scalare ancora la montagna…

 

È stato molto bello oggi vederti giocare in questo modo. Hai prodotto in campo un gioco estremamente vario, soprattutto “servendo” a Tsonga tantissime smorzate. Si trattava di una tattica precisa a cui avevi pensato per affrontarlo?

Sì, è stata una tattica già dall’inizio del match. Ha funzionato bene nei primi due set ma poi, a partire dal terzo, un po’ meno. Jo ha cominciato a giocare meglio e a capire quello che volevo fare.

Oggi hai 30 anni. Ci sono molti giocatori nel circuito che sono ancora molto competitivi a questa età. Come ti organizzi, oggi, con gli allenamenti e la preparazione rispetto a qualche anno fa?
Si deve puntare più sulla qualità che sulla quantità. A 30 anni mi prendo più tempo tra un torneo e l’altro per recuperare. E poi, adesso sono sposato e ho due bambine piccole quindi voglio prendere anche un po’ più di tempo da dedicare a loro, per trovare un buon equilibrio senza disputare troppi tornei. Infatti l’anno scorso è stata la prima volta che ho partecipato a 20 o a 22 tornei soltanto e mi rendevo conto che ero più preparato e giocavo meglio.

Del resto quest’anno hai raggiunto la finale a Dubai, un grande risultato… Puoi dirmi qualcosa su Patrick Mouratoglou? Penso sia stata una persona importante nella tua vita visto che sei arrivato giovanissimo nella sua accademia…
Sì certo. Sono arrivato nella sua accademia quando ero molto giovane. In quell’epoca era il mio agente perché non era ancora coach di un giocatore in particolare ma in seno all’Accademia. Mi ha molto aiutato dal punto di vista economico, soprattutto all’inizio. Poi è diventato allenatore. Io in quel periodo ero seguito da altri coach ma è vero che mi ha aiutato davvero molto economicamente quando ero giovane.

Quanto è importante per te e per la tua carriera avere una moglie ex tennista (ex n. 17 WTA) ?
Lei mi ha aiutato molto perché nel momento in cui ero sul punto di interrompere la mia carriera, 3-4 anni fa, mi ha aiutato a prendere le decisioni giuste, mi ha fatto riamare il tennis e mi ha aiutato a pormi nuovamente degli obiettivi in questa fase della mia vita. Senza di lei, oggi non sarei qui. Lei è molto importante per la mia carriera e per la mia vita.

Quali sono i tuoi obiettivi adesso?
Quest’anno ho l’obiettivo di entrare nalla Top 30 e poi il grande obiettivo è di entrare, entro 5 anni, nei top 20 o Top 15. Lo facciamo progressivamente, piano piano; l’anno scorso sono entrato in top 50 e quest’anno vediamo se riesco a entrare nel top 30 o 20.

Qual è il tuo ricordo della finale del 2006 all’Australian Open? Pensare a quei momenti come ti può aiutare oggi per il prosieguo della tua carriera?
Sono una persona che sa da dove viene. So quali erano i miei sogni e quando ho lasciato il mio paese a 14 anni sapevo esattamente cosa desideravo. Oggi sono molto fiero di quello che ho ottenuto. Forse poi ho fatto alcuni errori, come tutti del resto, ma non ho nessun rimpianto. Sono veramente contento di ciò che ho fatto ma felice anche di aver avuto intorno a me persone che mi hanno aiutato. Sono stato fortunato  ad avere tante brave persone nella mia vita che mi hanno sostenuto, così come sono felice di avere oggi una moglie e due bambine in buona salute. Riesco ad essere felice nella mia vita personale e professionale.

Conosci un po’ l’Italia? Ci vai ogni tanto?
Non conosco molto l’Italia ma con mia moglie volevamo fare la luna di miele a Capri e sulla Costa Amalfitana. Poi, purtroppo, con la nascita della bambina non è stato possibile, ma vorrei davvero andarci con lei prima o poi.

Sì andateci quando potrete perché è un luogo davvero incantevole…
Sì, infatti, me l’hanno detto e vogliamo davvero andarci!

 

Marcos Baghdatis e Laura Guidobaldi - Roland Garros 2016 (foto di Roberto Dell'Olivo)

Marcos Baghdatis e Laura Guidobaldi – Roland Garros 2016 (foto di Roberto Dell’Olivo)

Continua a leggere
Commenti

Flash

Novak Djokovic sul pezzo: “Giocare per la Serbia è sempre magico”. E sostiene la WTA sul caso Peng

Il numero uno crede nella chance dei suoi, per bissare il trionfo di undici anni fa: “In Davis è sempre tutto aperto”

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Coppa Davis 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Un Novak Djokovc raggiante e sereno quello che si presenta davanti ai giornalisti dopo il successo in doppio sul Kazakistan, utile a garantire alla Serbia un posto nella semifinale di venerdì contro la Croazia. Felice, perché giocare per la nazionale lo rigenera, ne smussa gli spigoli più polemici. Stare nel gruppo lo fa stare bene. Certo le vittorie aiutano ad allargare il sorriso, ma la giornata in ufficio del numero uno al mondo è stata impegnativa. Dopo la pazzesca sconfitta incassata dal giovane adepto Kecmanovic nel primo incontro con Kukushkin, Nole ha dovuto fare gli straordinari in una serata dall’alto coefficiente emozionale: prima ha battuto Bublik in scioltezza; poi ha trascinato Nikola Cacic al punto della qualificazione, alla fine di un match complesso contro la rodata coppia kazaka conclusosi non molto prima della mezzanotte. La corsa verso il bis del trionfo Davis del 2010 può proseguire, almeno fino a venerdì.

È stata una sfida dura, molto intensa. Miomir ha perso la prima partita ma è stato davvero vicino a vincere, ha avuto molti match point. Un debutto duro per lui, ma sono sicuro che saprà trarre molte cose positive da questa esperienza. Del resto Kukushkin non è facile da affrontare in questa competizione, il suo storico parla per lui; è un tennista di qualità e ama giocare per il Kazakistan. Per quanto mi riguarda sono felice di come ho affrontato la partita con Bublik, ho fatto tutto quello che avevo in mente. Non lo avevo mai affrontato ed è pericoloso, ha servito davvero bene per tutto l’incontro. Per me non è stato facile, le emozioni vissute durante la partita di Miomir erano ancora vivide nella mia testa, ma sono stato molto solido. Il doppio, specialmente in Davis e alla fine di una lunga giornata, può sempre finire in qualsiasi modo. Nedovyesov e Golubev hanno giocato insieme molte più volte di quanto non lo avessimo fatto io e Cacic; inoltre io e Nikola avevamo perso gli ultimi tre incontri in volata, e sono cose che rimangono in testa, ma siamo stati bravi a reagire dopo un brutto secondo set. Un bel sospiro di sollievo e una grande spinta per la prossima sfida“.

Il prossimo ostacolo si chiama Croazia, un avversario che non può mai essere assimilato agli altri, a prescindere da questioni strettamente inerenti al campo. “Sarà un tie delicato – ha continuato Nole – perché sono forti e perché sono i nostri vicini di casa. La gente sente molto questa rivalità, così come noi giocatori. Li conosco bene, e prima di ogni altra questione c’è un grande rispetto tra di noi. Ho giocato contro Cilic tantissime volte, è un grande giocatore e un amico, non sarà assolutamente un match scontato contro di lui. Poi c’è Borna Gojo, un ragazzo che forse in troppi abbiamo sottovalutato. È giovane, ha un gran servizio e si trova a meraviglia in questa competizione. Ha battuto Sonego in Italia, una vittoria che mi ha impressionato e credo dica molto del suo livello e del suo spirito. Sul loro doppio poco da dire: Mektic e Pavic formano la coppia più forte del mondo, fin qui hanno vinto ogni incontro in modo piuttosto comodo e se il doppio dovrà essere decisivo sarà complicato batterli, ma la Davis è la Davis“.

 

Oltre all’insalatiera, ci sono altre questioni che scuotono l’attualità della pallina, di questi tempi. Trasloco della Davis ad Abu Dhabi a parte, è la brutta faccenda riguardante il caso di Shuai Peng – l’ex numero uno del doppio WTA scomparsa da qualche settimana dopo un post di accusa all’ex vice-Premier del governo cinese – a tenere tristemente banco. La notizia del giorno è la decisione dell’associazione tenniste di non disputare alcun torneo in Cina e a Hong Kong fintanto che sulla questione non sarà fatta opportuna chiarezza, e il nostro direttore Ubaldo Scanagatta ha chiesto a Nole un parere in merito alla netta presa di posizione del governo della racchetta femminile. “Non sapevo della decisione – ha detto Djokovic -, me la state comunicando voi in questo momento, ma credo che ogni organizzazione coinvolta nel governo del nostro sport, sia essa l’ATP, La PTPA, la WTA o l’ITF poco importa, debba collaborare per provare a risolvere una situazione molto poco chiara“.

Qui non si tratta di una partita di tennis – ha proseguito -, di una vittoria o di una sconfitta, ma della vita di una giocatrice. Fino a quando non saremo certi che Peng sta bene dovremo continuare a combattere e a tenere le antenne bene alzate, tutti insieme. Le ultime notizie su di lei non mi rassicurano, sono preoccupato. La decisione della WTA è quella giusta, la sostengo e farò il possibile per dare il mio contributo“.

Nel frattempo lo show dovrà andare avanti, il gran finale di stagione essendo alle porte. Per Nole c’è una Davis da conquistare, sarebbe la seconda della carriera e un alloro non da poco da appuntare a un petto ricchissimo di riconoscimenti, anche se le forze, sul finire di stagione, sono quelle che sono. “Ma quando si gioca la Davis il serbatoio si riempie da sé. L’ho detto più volte negli ultimi anni: le priorità adesso per me sono i Major e le gare a squadre. Giocare per la nazionale mi motiva tantissimo, finché starò bene darò il mio contributo per onorare questa competizione storica e l’ATP Cup. Abbiamo un team giovane, qualcuno dovrà essere pronto a prendere il testimone quando non ci sarò più, ma intanto ci sono e sono ispirato. Fare parte della nazionale Serbia mi rende orgoglioso, e finché sarò in grado di contribuire in modo positivo state certi che lo farò“.

Continua a leggere

Flash

Coppa Davis, Volandri: “Primo mattoncino per il futuro”. Sinner: “Giocare per la nazione è totalmente diverso”

I protagonisti azzurri commentano l’uscita di scena contro la Croazia. Fognini: “Fatico a stare lontano da casa”

Pubblicato

il

Filippo Volandri e Jannik Sinner - Finali Coppa Davis 2021 (photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Difficile per l’Italia del tennis digerire una sconfitta arrivata in casa nel doppio decisivo, tuttavia come si è visto in campo la superiorità della Croazia nell’ultimo match è stata evidente e dunque il capitano Filippo Volandri in conferenza stampa ha giustamente elogiato la sua squadra: “Sono molto orgoglioso dei miei ragazzi, abbiamo cercato di vincere, questa settimana è stata fantastica ma abbiamo dovuto gestire varie emergenze con gli infortuni di Simone [Bolelli] e Matteo [Berrettini]. Parlando poi in proposito dell’ultimo match ha aggiunto: “Tutte le squadre contro cui abbiamo giocato avevano un doppio pazzesco. I colombiani e gli americani erano fortissimi. I croati sono i migliori al mondo”. E il PalaAlpitour deve portare bene alla nazione balcanica, che a Torino, nel 2016, con la sua squadra di basket aveva estromesso l’Italia dall’Olimpiade di Rio de Janeiro vincendo all’overtime (84-78) lo spareggio decisivo.

La vera delusione per il risultato di ieri sta nel match che ha aperto la giornata durante il quale si è consumata una vera e propria sorpresa quando il n. 276 Gojo ha battuto in tre set il nostro numero 2. Lorenzo [Sonego] sapeva che dal suo lato il punto era necessario e ha sentito più tensione del solito, nel terzo set ha sentito troppo il dovere di vincere la partita. Questo succede in coppa Davis, la sua miglior partita è stata contro Opelka, che era la partita più difficile. Oggi ha dovuto combattere con tante emozioni, ha avuto una bella reazione nel secondo set, ma è andata così“.

In questa fase finale della Davis Cup c’è stato anche l’esordio nella competizione di Jannik Sinner il quale ha risposto alla chiamata con tre vittorie in singolare e due sconfitte in doppio al fianco di Fognini. È molto diverso da un torneo normale, tutti hanno dato il 100%. Spero di essere cresciuto in queste partite” ha commentato l’altoatesino. Ormai abbiamo imparato a conoscerlo e sappiamo quanta importanza metta nel processo di apprendimento come ha ribadito nuovamente. “Ho imparato tante cose già nelle Finals; giocare qua è totalmente diverso perché giochi per tutto il team e non per te stesso. C’è più responsabilità perché giochi per la nazione, ovviamente il doppio lo devo ancora imparare, credo che Fabio abbia tanta esperienza e mi ha insegnato tanto, anche con Bolelli. Mi ha fatto piacere stare in questo gruppo, non è facile fare il Capitano, anche per lui era la prima volta, ma ci ha lasciato abbastanza liberi”.

Volandri è poi tornato a parlare concentrandosi sul futuro e scacciando via pensieri di rammarico per il risultato. “Abbiamo messo un primo mattoncino per qualcosa di più importante in futuro. Sul doppio siamo stati sfortunati perché Bolelli è il numero 9 del mondo in doppio e Matteo avrebbe potuto dare un grosso aiuto anche lì ma non abbiamo potuto averli a disposizione”. Su un possibile trasferimento delle fasi finali della Coppa Davis per la prossima stagione invece: “Su Abu Dhabi non saprei, a me piace giocare la Davis in casa o comunque nelle sedi delle squadre che la giocano. La proposta di Nole di giocare in sei location differenti è molto interessante”.

 

Infine ha parlato anche il 34enne Fabio Fognini che ieri sera ha disputato il suo 67esimo incontro con la maglia azzurra. “Faccio sempre più fatica a stare lontano da casa per periodi prolungati. Penso che giocherò tornei ravvicinati. Futuro in nazionale? C’è un ricambio in atto, dovrò meritarmi la convocazione, ci sono tanti giovani molto forti”. In precedenza aveva anche voluto ricordare il Professor Parra e il grande apporto che ha dato a tutto il team: Sono molto triste per la scomparsa di Parra, abbiamo passato bei momenti insieme”.

Continua a leggere

Flash

[ESCLUSIVA] Santopadre: “Berrettini non ha lesioni agli addominali. Tornerà ad allenarsi tra 7-10 giorni”

Il Direttore Scanagatta ha parlato con il coach del numero uno italiano al termine di Italia-Colombia di Coppa Davis: “Sonego e Sinner sono stati bravi a crescere di livello”

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabrò)

La squadra italiana si è presentata alla Davis Cup by Rakuten orfana del proprio numero uno Matteo Berrettini, dal cui campo arrivano però notizie confortanti; al termine della sfida fra vinta dall’Italia contro la Colombia sabato 27 novembre, infatti, il Direttore Ubaldo Scanagatta ha intervistato l’allenatore di Matteo, Vincenzo Santopadre, presente al Pala Alpitour: “Sono qui in molteplici vesti. Mi piacciono la Davis e le competizioni a squadre, conosco bene il capitano e il team, e mi faceva piacere venire qui a tifare, ho anche portato mio figlio. Inoltre domani ci sarà il simposio qui a Torino organizzato dalla Federtennis e avevo dato la mia adesione a partecipare“.

LE CONDIZIONI FISICHE DI BERRETTINI

Interpellato sul problema addominale occorso al suo protetto durante le Nitto ATP Finals ha commentato: “Sta meglio, per fortuna la lesione che temevamo non c’è. Penso che in tempi relativamente rapidi possa essere in campo e sicuramente lo rivedremo a gennaio. Tra una settimana, 10 giorni potrà riprendere ad allenarsi”.

Di sicuro però non è facile chiudere un anno fantastico in questo modo: “È stato un duro colpo, perché quando fai un anno come ha fatto lui e hai fatto tanti sacrifici nel corso della carriera vuoi arrivare ad assaporare la gioia quella ciliegina sulla torta che sono le ATP Finals e le finali di Coppa Davis. Conoscendo poi quanto è passionale e sentimentale Matteo è stato davvero un brutto colpo“.

 

Santopadre, tuttavia, si focalizza sui lati positivi: “Siamo abituati a vedere quanto di buono è stato fatto, quanto di buono c’è nel complesso e quanto ormai Matteo sia stabilmente un giocatore di livello altissimo, sicuramente avrà modo di giocare di nuovo la Coppa Davis e speriamo possa avere modo di giocare nuovamente le ATP Finals. Certo per lui l’attesa era stata tanta e ci teneva parecchio a far bene qui a Torino”.

Mentre il livello di gioco di Berrettini è più che una garanzia, la preoccupazione degli appassionati è legata ai suoi frequenti infortuni e la possibilità che siano legati all’esplosività dei colpi oltre che al fisico imponente. Secondo lui è però necessario valutare anche le circostanze di un problema come quello avuto contro Zverev: “Matteo è un giocatore possente, ha un ‘motore grosso’ essendo un giocatore molto potente, ma credo non sia solo questione di fisico, in questo specifico caso a Torino c’era anche una tensione particolare che ti fa giocare un pochino meno rilassato e quindi credo ci siano stati una molteplicità di fattori che hanno influito. Diciamo che abbiamo cercato di trarre ancora più insegnamento da questa esperienza; stiamo approfondendo per cercare di andare sempre di meno dal medico, puntando sulla prevenzione”.

UN COMMENTO SU SINNER E SONEGO

Vista la sua presenza a Torino, gli è stato chiesto un parere anche sulla sfida con la Colombia: ”Sono state due vittorie più sofferte di quelle che si potesse immaginare, perché contro gli Stati Uniti Lorenzo e Jannik hanno giocato due partite eccezionali contro avversari particolarmente scomodi”.

Santopadre ha evidenziato la capacità dei due italiani di recuperare, gestendo la pressione: “Oggi erano due partite completamene diverse, dove c’era assolutamente da vincere contro avversari più facili da affrontare dal punto di vista tecnico-tattico. Magari la pressione di dover vincere ha attanagliato i nostri nel primo set, perché sia Lorenzo sia Jannik hanno giocato un inizio di partita al di sotto del loro migliore tennis. Credo si tratti di situazioni possibili e normali, specialmente in Davis. Sono stati bravi entrambi a continuare a lottare a stare sul pezzo e a venirne a capo con un crescendo di livello”.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement