Wimbledon Junior: viaggio attraverso le semifinali

Focus

Wimbledon Junior: viaggio attraverso le semifinali

Una giornata passata cercando di destreggiarsi tra gli orari dei diversi campi per seguire le possibili future stelle: da Stefanos Tsitsipas a Denis Shapovalov, da Anastasia Potapova a Olesya Pervushina

Pubblicato

il

Seguire le partite degli junior a Wimbledon è meno semplice di quanto si immaginerebbe. Il torneo si svolge nella seconda settimana, senza giorni extra per recuperare eventuali ritardi; questo implica scelte obbligate da parte degli organizzatori, per rendere la competizione più regolare possibile. Alla base della programmazione c’è la consapevolezza che il clima di Londra è estremamente mutevole nel corso della stessa giornata. Per evitare squilibri e favoritismi, l’unico antidoto è l‘assoluta contemporaneità, e così i giocatori sono programmati agli stessi orari su diversi campi, per cui le loro partite si sovrappongono in modo sistematico. Per chi vuole conoscere più di una giovane promessa le cose sono quindi piuttosto complicate.

Il giorno delle semifinali provo a seguire tutti e quattro i match previsti (due maschili e due femminili). Decido di seguirli dal campo. Questo implicherà non poterli vedere per intero, ma credo non avrebbe senso non approfittare del fatto di essere sul posto per cercare di ricavare qualche informazione in più osservando i match dal vivo. Inutile dire che non ho nessuna pretesa di definire la qualità dei giocatori, e nemmeno di esprimere valutazioni compiute. So che potrò solo avere una prima impressione relativa alla singola partita: assolutamente niente di più.

Ore 11.00, Campo 18: Alex De Minaur (AUS) [7] def Ulises Blanch (USA) [2]
6-3, 6-2
Il match si svolge soprattutto da fondo, con rapidi uno-due che rendono difficile individuare le caratteristiche dei protagonisti. La prima cosa che si nota è la differenza di velocità nel servizio. Blanch serve sistematicamente più veloce di circa 10 miglia. Nelle statistiche la sua punta massima sulla prima è 129 miglia orarie, la media 121. Sulla seconda 112 e 101.
De Minaur serve come massimo 118 miglia e come media 110 sulla prima. 106 e 96 sulla seconda.

 

Dopo i primi game di studio (3 pari) De Minaur prende il largo: finirà per vincere 6-3, 6-2. Troppi gli errori gratuiti di Blanch, soprattutto con il dritto. Blanch con il dritto cerca forse di spingere di più (e, come detto, sbaglia anche di più), ma personalmente trovo più fluida l’esecuzione del rovescio, bimane, con il quale riesce a tenere il ritmo anche nelle situazioni difficili, quando per colpire c’è pochissimo tempo a disposizione.
E De Minaur? Anche lui bimane, devo confessare che non sono rimasto colpito da qualcosa in particolare (spero che gli esperti di tennis giovanile perdonino il mio scarso acume). Però, almeno in questo match, sbaglia pochissimo e regala nulla.
Dopo il primo set sono obbligato a spostarmi al campo 12, dove nel frattempo hanno già cominciato a giocare Tsitsipas e Shapovalov: naturalmente sono programmati alla stessa ora.

Ore 11.00, Campo 12: Denis Shapovalov (CAN) [5] def Stefanos Tsitsipas (GRE) [1]
4-6, 7-6(5), 6-2
Dopo aver visto De Minaur contro Blanch la sensazione è quella di passare dal giorno alla notte. Il match tra Tsitsipas e Shapovalov è molto più divertente: tutti e due i giocatori si muovono sulla verticale, cercano la rete con frequenza, facendo anche serve&volley. Nel match precedente le statistiche riportano il dato di zero serve&volley, in questo di 54: Tsitsipas 44, Shapovalov 10 (ma con altri 31 punti a rete da aggiungere).
Entrambi giocano il rovescio a una mano, ma non si può dire che risulti un colpo debole (almeno nel quadro del match), anche se ottengono più punti con il dritto.
In più Shapovalov è mancino e quindi la partita propone anche schemi tipici, a partire dai servizi slice a uscire. Decidere in pochi game quale sia meglio tra i due rovesci “monomani”sarebbe una follia, anche se la sbracciata di Shapovalov mi sembra ancora più fluida e naturale: ma sia chiaro che si tratta di gusti del tutto personali.
In un match con così tante discese a rete, se posso dire che cosa mi è un po’ mancato, forse sono stati i passanti: molto spesso quando l’avversario è a rete entrambi decidono di optare per il lob. Ma non avendo visto la partita per intero potrebbe essere stata una casualità.

I rilevamenti statistici consentono anche di valutare l’efficienza del loro servizio, che viaggia sicuramente veloce. Lo si capisce a occhio, e i numeri lo confermano: prima di Tsitsipas: 124 e 111 (velocità max e velocità media in miglia); seconda 102 e 96. Shapovalov: 126 e 116 (prima), 110 e 99 (seconda).
Tsitsipas risulta alto 1,92, Shapovalov 1,82. Per la verità, a occhio, non mi sembra ci siano dieci centimetri di differenza, tanto che mi viene il dubbio che Shapovalov sia cresciuto dall’ultima misurazione. In ogni caso tutti e due in campo si muovono piuttosto bene e la statura di Tsitsipas non mi pare faccia di lui un giocatore lento e poco reattivo. Anzi, uno dei colpi più belli della partita lo gioca proprio Stefanos in uscita dal servizio, quando con il rovescio in una frazione di secondo si toglie dalle ginocchia una risposta indirizzata direttamente al corpo.

Nel frattempo l’altro match maschile è finito (appena 49 minuti totali) e quindi non posso aspettare troppo, se non voglio correre il rischio di perdermi del tutto la prima semifinale femminile che segue sullo stesso campo. Devo tornare indietro. Mi spiace abbandonare a metà la partita: sarei rimasto più che volentieri a seguirla tutta. Scoprirò il risultato finale dai monitor, con la vittoria in rimonta di Shapovalov in 117 minuti di gioco.

Ore 12.10, Campo 18: Anastasia Potapova (RUS) [4] def Kayla Day (USA) [5]
5-7, 6-2, 6-0
Anastasia Potapova è l’unica protagonista che ho già visto giocare, due volte: l’anno scorso al primo turno (sempre del torneo Wimbledon junior) e quest’anno nel primo set dei quarti di finale. Potapova è una piccola stella del tennis giovanile, visto che è precocissima. Nel 2015 aveva esordito a 14 anni e ancora oggi, malgrado abbia già una certa esperienza, rimane tra le più giovani.
A distanza di dodici mesi inevitabilmente la trovo molto più forte, sotto tutti gli aspetti. Più solida, più atletica, più aggressiva. Pratica un gioco di pressione da fondo e quello che preferisco del suo tennis è il dinamismo che trasmette quando colpisce, soprattutto di rovescio (bimane).

La sua avversaria invece la vedo per la prima volta; la prima cosa che penso è che con il cognome Day se per caso riuscisse a sfondare farebbe sbizzarrire i titolisti, che potrebbero inventarsi una infinità di giochi di parole. A parte la futilità di questa idea, ci sono aspetti più significativi da dire su di lei: mancina, con qualche chilo di troppo (ma non è un eufemismo, basterebbe realmente poco per apparire perfettamente in forma), pratica un tennis in cui ama governare il palleggio soprattutto con il dritto, che varia utilizzando parabole differenti, mentre è forse più prevedibile con il rovescio (bimane). Se dovessi trovare una giocatrice attuale del circuito WTA a cui paragonarla sceglierei forse Misaki Doi.
Nel primo set riesce a piazzare un ace a game, quasi tutti con traiettorie a uscire da sinistra, da classica mancina. Arriva a servire sul 5-4, ma si fa riprendere dopo un game chilometrico; poi però strappa di nuovo la battuta a Potapova e si aggiudica il parziale 7-5. Nel secondo set Potapova reagisce, strappa subito la battuta a Day e non si fa più riprendere.
Ma non posso seguire il match sino in fondo, devo tornare sul campo 12, dove nel frattempo hanno iniziato le altre ragazze. Qui finirà per vincere nettamente Potapova, in rimonta dopo 106 minuti di gioco.

Ore 13.10, Campo 12: Dayana Yastremska (UKR) [7] def Olesya Pervushina (RUS) [1] 7-6(4), 6-7(2), 6-2
La precedente semifinale maschile è durata quasi due ore, e quindi le ragazze cominciano praticamente in contemporanea con Federer e Raonic.
Sul campo adiacente al nostro (il Court 2) viene utilizzato lo schermo per consentire agli spettatori di seguire la partita del Centre Court. Il volume è altissimo, e sicuramente non agevola la situazione nei campi vicini; il pubblico è scarso, ma le due ragazze mostreranno di sapersi adattare a tutto. In fondo se sul Centrale gli uomini si stanno giocando l’accesso alla finale, anche loro stanno facendo lo stesso sul 12.
Il match sarà una lotta atletica e mentale, con in campo due giocatrici piuttosto simili nello stile di gioco, ma abbastanza differenti fisicamente, e soprattutto caratterialmente.

Alta e dal fisico imponente Pervushina (testa di serie numero uno e prima nel ranking junior), che per la sua statura non si muove male. Non sono riuscito a recuperare dati precisi, per cui per cercare di descriverla direi che nella struttura ricorda Garbiñe Muguruza. Forse non è rapidissima di piedi, ma pratica un gioco piuttosto solido con entrambi i colpi da fondo (rovescio bimane). Un po’ più bassa Yastremska, che è più reattiva e ama spingere di più con il dritto. Ma ciò che colpisce di più è la differenza di comportamento: Yastremska è la classica giocatrice con grunting piuttosto forte, che non risparmia i “C’mon” sui punti vinti. Vinti non importa come: nelle fasi decisive dei set grida “C’mon” su tutti i quindici a suo favore, nessuno escluso.

Quasi opposta Pervushina: molto più tranquilla (almeno esternamente), nessun grunting, nessuna esultanza o quasi. Non porta nemmeno l’asciugamano in consegna ai raccattapalle: al cambio campo ogni volta lo piega scrupolosamente in otto e lo lascia appoggiato con fare metodico sulla sua sedia, perfettamente al centro della seduta. Pervushina cambia atteggiamento quando Yastremska non rivolge più i “C’mon” verso il suo angolo ma direttamente a lei. Allora ogni tanto reagisce con qualche esultanza in russo, dando l’impressione di non aver gradito l’aggressività dell’avversaria.
Quello che mi sorprende tecnicamente è che, pur essendo più alta e “grossa”, Pervushina serve più piano di Yastremska: 110 miglia di velocità massima contro 112.

La partita dura 135 minuti, e alla fine la testa di serie numero 7 ribalta le gerarchie. L’ultima semifinale è terminata. Mi rendo conto che più che i singoli protagonisti riesco a valutare l’interesse e la qualità delle partite. Sotto questo aspetto secondo me ha spiccato il match tra Tsitsipas e Shapovalov. Non sono assolutamente un esperto di tennis giovanile, e non mi azzarderei mai a esprimere un pronostico sul futuro di questi ragazzi. Però una cosa mi sento di dirla: se fossero loro due ad affermarsi e a dare vita a una rivalità tra gli adulti, il futuro del tennis maschile non sarebbe affatto male.

Wimbledon, Singolare ragazzi: i semifinalisti
Alex De Minaur
è nato a Sydney il 17 febbraio 1999, ma risiede in Spagna. Attualmente è numero 6 del ranking junior ma è stato anche numero 2. Semifinalista agli US Open 2015 e agli Australian Open 2016. Nell’archivio di Wimbledon non viene indicata la statura, ma solo il peso: appena 64 kg.

Ulises Blanch è nato negli USA (non specificato dove), il 25 marzo 1998; risiede in Florida e attualmente è numero 2 del ranking junior (suo miglior piazzamento). Finalista al trofeo Bonfiglio 2016. E’ alto 187 per 77 Kg.

Denis Shapovalov è nato il 15 aprile 1999, canadese ma è nato a Tel Aviv. Risiede in Ontario. Mancino miglior ranking junior è quello attuale: numero 13.
Semifinalista nell’ultimo Roland Garros e vincitore del torneo di Roehampton la settimana scorsa. È alto 1,82 per 70 kg.

Stefanos Tsitsipas è nato il 12 agosto 1998 ad Atene, dove risiede. Attuale numero 1 junior. Finalista all’Orange Bowl 2015, vincitore del Bonfiglio 2016 (in finale su Blanch) e tanti ottimi risultati negli ultimi tornei. E’ alto 1,92 per 78 kg.

Wimbledon, Singolare ragazze: le semifinaliste
Anastasia Potapova è nata il 30 marzo 2001 a Saratov, Russia. Numero 4 delle classifiche Junior (suo massimo in carriera), semifinalista al trofeo Bonfiglio 2016 e al Roland Garros 2016. Vincitrice del torneo di Roehampton giocato la settimana scorsa.

Kayla Day è nata il 28 settembre 1999 a Santa Barbara, California. Mancina, numero 6 delle classifiche Junior (suo massimo in carriera), ha raccolto ottimi risultati nei tornei nordamericani di categoria.

Dayana Yastremska è nata il 15 maggio 2000 a Odessa, Ucraina. Numero 10 delle classifiche Junior (numero 9 massimo in carriera), è arrivata ai quarti di finale del Roland Garros 2016.

Olesya Pervushina è nata il 20 aprile 2000 a Khabarovsk, Russia. Numero 1 delle classifiche mondiali. Vincitrice del trofeo Bonfiglio 2016, semifinalista al Roland Garros 2016 e finalista a Roehampton la settimana scorsa.

Continua a leggere
Commenti

Pagelle

Pagelle Roma: Imperatore Rafa, gladiatore Sonego

Rafa Nadal centra la decima agli Internazionali d’Italia battendo Djokovic. Swiatek padrona, Sonego show e la Fit che fa sempre centro

Pubblicato

il

Non è colpa loro eh, sia chiaro. Ci hanno pure provato a perdere e in più di un’occasione ma alla fine, per l’ennesima volta sono arrivati in fondo ancora loro. Ce l’aveva quasi fatta Shapovalov (7) a fermare il primo, ma niente. Ce l’aveva quasi fatta Tsitsipas (7,5) a fermare il secondo, ma niente.

“La NextGen siamo noi” ha detto Nole e si capisce, lo ha detto mentre guardava Pietrangeli in tribuna. Ma forse aveva proprio ragione Fabio Fognini (4,5 nel torneo, 10 alla dichiarazione dell’epoca) quando disse che “La NextGen è una cazzata”.
È così la finale di Roma è stata ancora una volta una storia tra loro due, gli eterni rivali nella città eterna. Fenomeni, mostruosi, inarrivabili, incommensurabili per abnegazione e voglia di vincere e non arrendersi mai.

Rafa Nadal (10) l’ha spuntata, come da pronostico e come da tradizione e può puntare verso Parigi con serenità ritrovata. Saranno felici dalle parte di Porte d’Auteuil che “Roma è davvero il posto più importante della mia carriera” ma vabbè, sono anche abituati ai discorsi di Rafa. E comunque, provateci voi ad essere originali se vi tocca fare sempre gli stessi discorsi negli stessi posti.
Insomma Djokovic (9) battuto ma non abbattuto, era chiaro che alla lunga avrebbe pagato l’accumulo di stanchezza ma tanto è tra qualche settimana che si parrà la sua nobilitade.

 

È stato un torneo entusiasmante, soprattutto per coloro i quali avevano comprato i biglietti nei mesi scorsi per poi ricevere una comunicazione che i loro tagliandi non rientravano nel 25% dei posti disponibili e vedere la Fit (10 e lode per la fantasia), mettere in vendita quegli stessi biglietti a prezzi raddoppiati. O per chi aveva acquistato un biglietto per la sessione serale e se l’è trovata dimezzata, salvo ricevere un voucher (di soldi neanche a parlarne). O per chi aveva acquistato un biglietto che comprendeva cinque partite, ne ha viste quattro e ha ricevuto in omaggio una bottiglietta di amuchina. Ma delle avventure degli spettatori ne abbiamo già parlato in settimana e non vi tedieremo oltre.

Per fortuna ci hanno pensato i nostri a farci dimenticare tutto. Lorenzo Sonego (9,5) ha insegnato a Belotti e compagni cosa significhi il cuore-Toro, ma soprattutto dopo questo torneo ora ha il dovere di credere in una carriera da top, poiché ha tutto per restare a lungo in vetta. E il sogno di giocare la Finals in casa si trasforma sempre più in un obiettivo.

Matteo Berrettini (7,5) ha dato una lezione agli italopitechi, spiegando con un elegante sorriso che se hai perso 6-2 il secondo set non puoi prendertela con un errore arbitrale, Jannik Sinner (7) ha perso con Nadal e si è arrabbiato, il che non può che essere una buona notizia.

Marco Cecchinato (5) non ha preso bene la mancata wildcard andata a Mager (6,5) lamentandosi di bambini e caramelle, mentre Camila Giorgi (4) è riuscita a perdere una partita che poteva perdere solo lei. Poi vabbè, l’arbitro ha un po’ esagerato nell’invocare assistenza contro Sergio Giorgi, che sarà pure scatenato ma non per questo è giusto trattarlo come un serial-killer.

Sono successe anche cose imprevedibili in questo torneo, tipo la pioggia che costringe ad una programmazione improvvisata o tipo Nishikori (7) che vince una partita per ritiro dell’avversario, al punto che eravamo sicuri si trattasse di un errore della grafica.

Lorenzo Musetti (6) ha dovuto sorbirsi gli strali dei tifosi da bar per la sconfitta con Opelka (8,5) salvo poi scoprire che Opelka è un signor giocatore. Certo l’idea degli organizzatori di programmare la partita  sul campo 1 dove gli out sono piccoli  non è un colpo di genio. Nadal ha avuto “la fortuna” di sfidare il gigante americano sul centrale e infatti si è piazzato a rispondere sul Pietrangeli…

Iga Swiantek (10) ha demolito tutte le sue avversarie, lanciandosi nel migliore dei modi verso la riconferma a Parigi, e il primo pensiero dopo la vittoria è stato poter finalmente mangiare il tiramisù. Se aggiungiamo che ha chiamato il suo gatto Grappa, capite perché la polacca è già un nostro idolo.

In tutto ciò ha pure rifilato un doppio indigesto bagel alla malcapitata Pliskova (7), che solo in gioventù aveva beccato una sconfitta simile, in un torneo Itf a Latina: fossimo in lei, eviteremmo di andare a giocare nel nascente torneo di Frosinone.

Ah, come abbiamo detto sopra Nadal e Djokovic continuano a dominare. A Roma abbiamo scorto Andy Murray giocare il doppio. E domani torna in campo a Ginevra un certo svizzero. Venus e Serena (auguri alla nostra Pigato che l’ha beccata alla prima partita della vita) ripartono da Parma. Magari non è proprio come dice Fognini, ma sul pianeta terra (rossa) i dinosauri non hanno nessuna intenzione di estinguersi.

Continua a leggere

ATP

ATP Ginevra: in attesa di Federer e Fognini, fuori Caruso. Sarà derby Travaglia-Cecchinato

La pioggia disturba l’inizio del torneo di Ginevra. Ci sarà un derby al primo turno grazie alla qualificazione di Cecchinato

Pubblicato

il

Lunedì tormentato dalla pioggia, quello dell’ATP 250 di Ginevra, anche se è andata un po’ meglio rispetto alle previsioni meteorologiche. Solo cinque incontri del tabellone di singolare in programma (sospeso nel momento in cui scriviamo), con un nostro rappresentante impegnato senza fortuna. A compensare, si arricchisce la presenza azzurra dopo le qualificazioni.

FUORI SABBO – Niente da fare per Salvatore Caruso che cede 6-3 6-4 a Tennys Sandgren. Un’ora e tre quarti di gioco disturbato da un paio di interruzioni per pioggia per due set caratterizzati da troppi errori dell’azzurro di fronte a una più che sufficiente solidità statunitense. Nessuno dei due è entrato in campo vantando finora una stagione particolarmente esaltante; soprattutto il ventinovenne del Tennessee che ha all’attivo due sole vittorie – non proprio prestigiose – di cui nessuna sulla terra battuta. Ma è rimasto piuttosto centrato nel corso di questa sfida, a differenza di Caruso che ha sofferto e offerto passaggi a vuoto risultati inevitabilmente decisivi.

Salvatore va subito sotto 0-2, cedendo il servizio dopo uno scambio di 27 colpi con cui Sandgren mette presto in chiaro di non avere alcuna intenzione di dispensare regali. Dopo una breve interruzione per pioggia, al settimo gioco Sabbo si riappropria del break grazie anche a un nastro fortunato. Ci si ferma ancora un po’ finché fa capolino il sole, a dispetto di qualche sito meteo che assicura rovesci consistenti (non nel senso di colpi bimani affidabili). Non si illumina però il gioco del nostro, i cui errori mandano l’avversario a servire per il set, compito che assolve senza problemi grazie a due buone prime e ad altrettanti dritti incisivi.

 

Secondo parziale senza scossoni fino al 4 pari, quando il tennista di Avola si ritrova a risalire da 0-40. Arriva a palla game chiudendo bene a rete uno scambio che lo statunitense n. 67 ATP commenta rivolgendosi a Caruso con un “quante righe riesci a colpire in un punto del cavolo?”. Riesce a evitare il turpiloquio anche due punti dopo, Tennys, e gliene va riconosciuto il merito perché il dritto d’attacco di Sabbo, forse pure destinato in corridoio, viene frenato e corretto dal nastro diventando imprendibile. Sandgren rimane però solido in risposta aspettando fiducioso altri errori azzurri che, puntuali, gli consegnano quel turno di battuta e chiude senza problemi al game successivo, trasformando il primo match point con il settimo ace.

Da segnalare l’esordio vincente in un main draw ATP della wild card francese Arthur Cazaux, finalista all’Australian Open Junior del 2020. Il diciottenne di Montpellier si impone in tre set su Adrian Mannarino – obiettivamente, non il peggiore dei sorteggi su terra battuta – per un successo che gli vale l’ingresso nei primi 500 del ranking.

QUALIFICAZIONI E PROGRAMMA – Si è concluso anche il tabellone cadetto che ha visto Marco Cecchinato prevalere al turno decisivo su Daniel Altmaier, il tedesco dal rovescio monomane che si era ben comportato al Roland Garros ottobrino, peraltro rovinando definitivamente la stagione a Matteo Berrettini. Nella giornata di domenica, Ceck ha brillato nel primo parziale dominato 6-1, per poi distrarsi nel secondo. Rientrato del break, è stato fermato dalla pioggia; alla ripresa, lunedì mattina, è arrivato al tie-break forte di quattro set point annullati, prendendosi gioco decisivo e match con due punti alla sua maniera: cariconi a inchiodare l’avversario nell’angolo sinistro e dritto inside-in alla prima palla un po’ meno profonda.

Il sorteggio lo ha accoppiato con Stefano Travaglia (2-0 i datati precedenti a favore del marchigiano) e l’incontro si disputerà martedì mattina alle 11 (chi vince troverà Denis Shapovalov). Niente da fare invece per Lorenzo Giustino, fermato in due set da Pablo Cuevas.

Attorno alle 15 di martedì scenderà invece in campo Fognini contro Pella, mentre poco più tardi sul centrale (difficilmente prima delle 16) andrà in scena l’esordio di Roger Federer contro Andujar.

Il tabellone di Ginevra

Continua a leggere

Editoriali del Direttore

Nadal e Djokovic andranno a Parigi con grande fiducia, ma anche i quattro azzurri

ROMA – I due non sono “Matusa” ma NextGen, come ha detto Djokovic. Berrettini, Sinner, Sonego e Fognini saranno fra le 32 teste di serie. Quindi con due turni sulla carta accessibili

Pubblicato

il

da Roma, il nostro inviato

È vero che Rafa Nadal poteva perdere contro Shapovalov nei quarti, ma resta il fatto che di quattro tornei giocati sulla terra rossa, ne ha vinti due, Barcellona e Roma e ha perso gli altri due nei quarti, Montecarlo con Rublev e Madrid con Zverev. Che non sono due broccacci, mi pare.

Montecarlo è spesso il primo approccio sulla terra rossa per molti giocatori alla ricerca di una forma che ancora non c’è. Nel caso di Djokovic e Nadal, poi, il torneo del Principato era stato preceduto da un lungo stop. Entrambi avevano giocato l’ultimo match all’Open d’Australia e certo a Montecarlo non erano al massimo.

 

Il secondo Masters 1000 europeo, a Madrid, si gioca in altura e i campi sono molto più veloci che a Parigi. Non è un caso che in finale siano andati Zverev e Berrettini. Nadal ha detto chiaramente più volte: se c’è un torneo sulla terra battuta che meno si adatta alle mie caratteristiche tecniche questo è certamente quello di Madrid. Inoltre a Madrid non c’era Djokovic.

Insomma, io sono abbastanza convinto di non essere affetto da miopia patriottica se penso che dei tre Masters 1000 europei gli Internazionali d’Italia sia il torneo più importante. Più importante oltre che come tradizione e prestigio, per il fatto di rappresentare il miglior test possibile sulla condizione di forma dei giocatori due settimane prima del Roland Garros. L’ultimo vero test.

Chiaro che l’aver vinto il torneo, e in finale sull’avversario storicamente più valido dacché non gira più per i tornei Roger Federer, fa fare il pieno di fiducia a Rafa che, tanto per tappare la bocca a eventuali scettici, ha giocato d’anticipo sul dubbio legato ai tre set su cinque dello Slam parigino: “Ho fatto diverse partite dure qui a Roma, oggi con Novak quasi tre ore, ma avrei tranquillamente potuto giocare un paio d’ore in più”. Un bel messaggio, oltre che per gli scettici, per tutti gli avversari della Next Gen che magari si fossero illusi di avere a che fare con un vecchietto imborghesito e stanco, privo dell’antica resistenza sovrumana.

A quest’ultimo proposito Novak Djokovic non ha vinto il torneo, ma di certo ha detto la battuta migliore all’ennesima e poco originale domanda postagli da Diego Nargiso sull’incalzare dei Next-Gen “Me l’hanno chiesto 55 volte ultimamente, ma io penso che i Next-Gen siamo noi, Rafa e io”.

In effetti il modo in cui Djokovic ha rimontato Tsitsipas e quello con cui Nadal ha reso lo stesso servizio a Shapovalov, sia pure correndo entrambi rischi pazzeschi – un punto e buonanotte suonatori! – fa dire anche a noi che sì, il cambio della guardia è inevitabilmente sempre più vicino, ma attenzione lo si dice da anni… anche per la Regina Elisabetta e il Principe Carlo.

Giustamente anche Djokovic, per quanto umanamente iper-dispiaciuto per aver perso questo duello che consente a Rafa di pareggiare il conto dei Masters 1000 vinti – 36 ciascuno – per ritrovarsi il maiorchino con il fiato sul collo nel numero dei duelli vinti (ora sono 29 a 28 per lui, dopo la cinquantasettesima sfida) e per essere stato “doppiato” sia nel conto delle finali romane da Rafa (4 a 2) sia nei trionfi al Foro Italico (10 a 5), ha però buoni motivi per credere nelle proprie chance per il prossimo Roland Garros. Rafa è in doppia cifra in una quantità impressionante di tornei: 10 titoli a Roma, 11 a Montecarlo, 12 a Barcellona, 13 al Roland Garros dove sarà il favorito n.1 – pur da n.3 del seeding – per il titolo n.14.

Nole ha perso contro Rafa – e sono sicuro che gli girano un po’ le scatole tutte le volte che sente ripetere, e magari pronuncia lui stesso con la bocca storta l’innegabile: “Nadal è il più forte tennista di tutti i tempi sulla terra battuta” – ma nella finale al Foro Italico non è stato davvero dominato, tutt’altro. Non solo ha rifilato a Nadal un pesante 6-1 nel secondo set, dopo essere stato trafitto da non so più quante sciabolate vincenti del ritrovato dritto del rivale nel primo set, ma nel terzo ha avuto due palle break che se trasformate avrebbero potuto rovesciare l’esito del match. In particolare la prima, un dritto da tre quarti campo, avrebbe dovuto essere una sentenza, una semplice esecuzione contro un Nadal impotente. Invece quel dritto, bello e comodo, l’ha clamorosamente schiacciato in rete. L’altra palla break invece l’ha ben annullata con un gran rovescio Rafa, ben felice d’essere scampato al precedente pericolo.

Come spesso accade il contraccolpo psicologico per il break mancato si è tramutato, di lì a poco, un break subito. E da lì in poi Rafa si è involato verso il traguardo sparendo dalla vista di Nole perfino sul rettilineo d’arrivo.

Rafael Nadal – ATP Roma 2021 (via Twitter, @atptour)

Quindi Nole ha ragione, a mio avviso, a valutare il bicchiere mezzo pieno e a pensare positivo in vista Roland Garros. Sono gli altri, semmai, a doversi preoccupare della condizione dei due “Old-Gen”, perché quelli se proprio non li ammazzi non muoiono mai. Hanno una testa, non solo un’esperienza, diversa. Si aggrappano a tutto, non mollano mai.

LA FINALE FEMMINILE

Inciso che non vuole apparire sessista: ma come fa la n.9 del mondo (ed ex n.1), Karolina Pliskova a prendere 6-0 6-0 in 46 minuti una finale che avrebbe dovuto cercare di onorare per la gente che era venuta alle 14,30 per assistervi e pagando un biglietto anche piuttosto salato? Il secondo premio, 132.200 euro, io sarei stato quasi tentato di sequestrarglielo (se si potesse…) vedendola sorridere come se nulla fosse dopo l’imbarazzante sconfitta assolutamente indecorosa e irrispettosa. Ricordo Natalia Zvereva perdere 6-0 6-0 in 34 minuti la finale del Roland Garros con Steffi Graf, ma Graf era Graf e con tutto il rispetto Iga non lo è ancora. E poi comunque io vidi Natalia prima piangere all’uscita dal campo e poi, più tardi, apparve imbarazzata e al tempo stesso imbufalita. Pliskova, invece, sembrava fosse stata reduce da un Players Party. Vabbè, chiudo l’inciso.

Alla fine io sono convinto che la stessa Iga, sebbene determinatissima anche nell’ultimissimo game a non concedere la minima chance a Pliskova e certo contenta di questo trionfo dopo quello dell’ultimo Roland Garros (quest’anno ha vinto anche ad Adelaide, fanno tre titoli), avrebbe tutto sommato preferito venire a capo di una partita un po’ più equilibrata nel suo svolgimento e nel punteggio. Perché in giro per il mondo a tutti verrà in mente, come prima cosa, di sospettare che Pliskova – che lo scorso anno in finale qui prese 6-0 e poi sul 2-1 si ritirò contro Halep per un problema alla coscia – avesse nuovamente qualche problema fisico che le impedisse di difendersi secondo le proprie possibilità.

Torneremo, tornerò su questi Internazionali d’Italia che ci hanno donato la grande gioia di ritrovare un italiano in semifinale, uno straordinario Lorenzo Sonego che ci consentirà di non dover più tirare fuori ogni anno quel che successe nel 2007 con Filippo Volandri, con buona pace dell’ex tennista livornese.

Due finali in Masters 1000 (Sinner a Miami e Berrettini a Madrid), un quarto di finale (Fognini a Montecarlo), Sonego in semifinale: quattro diversi italiani protagonisti di altrettanti exploit in tornei importantissimi, con affermazioni in tornei meno importanti come il Melbourne Great Ocean Road (Sinner su Travaglia) e il Sardegna Open (Sonego). Roba mai vista prima.

A Parigi avremo quattro italiani teste di serie, quindi almeno in teoria con un paio di turni sulla carta abbordabili per tutti e quattro. A Roma nessuno aveva avuto un buon sorteggio, meno male che Sonego ha fatto… i bambini con i baffi. Ma se a Parigi ci dice bene, almeno qualcuno dei quattro moschettiere in terra di Francia ci darà di sicuro buone soddisfazioni. Ad maiora.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement