Wimbledon: analisi della finale femminile. Cosa c'è dietro al trionfo di Serena

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Wimbledon: analisi della finale femminile. Cosa c’è dietro al trionfo di Serena

Serena Williams contro Angelique Kerber è stato il confronto che nel 2016 ha deciso due Slam. Temi fondamentali e differenze tra i due match

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Non sempre accade che una finale Slam sia all’altezza delle aspettative, ma questa volta Williams contro Kerber non ha deluso. Dovessi dire cosa è mancato, sceglierei l’elemento più banale: il terzo set. Quando la partita è divertente se l’incontro si prolunga gli spettatori sono più felici; ma sono comunque stati due set intensissimi e davvero ben giocati.
Ecco il riepilogo statistico fornito da IBM sul match:

Stats finale donne Wimbledon 2016

Dunque Williams ha chiuso con un saldo di +18 (39 vincenti, 21 errori non forzati), che comprende anche 13 ace e 3 doppi falli. Per Kerber +3 (12/9) con zero ace e un doppio fallo.

 

Un dato interessante è quello che scompone gli scambi in base alla lunghezza. Logicamente quelli sotto i quattro colpi, in cui è preponderante l’incidenza del servizio, sono favorevoli a Williams (51 a 33). Altrettanto prevedibilmente favorevoli a Kerber gli scambi che si prolungano, cioè quelli tra i 5 e gli 8 colpi (18 a 13). Quasi pari gli scambi sopra i nove colpi (9 a 8 per Angelique): a prima vista un equilibrio inatteso, ma fino a un certo punto. Secondo me questo numero conferma che Serena, come tutte le grandi giocatrici, “sente” quando i punti diventano eccezionali e mette quel qualcosa in più sul piano dello sforzo per non concedere all’avversaria il primato degli scambi che infiammano lo stadio.

Un altro dato merita un piccolo rilievo: il numero di punti consecutivi vinti. Sono otto, e appartengono a Serena; questa serie coincide esattamente con gli ultimi otto punti del match: dal 3-4, 40-15 Kerber, al 6-3 finale. In particolare Williams ha vinto il primo punto con un lungolinea di rovescio, poi ha raggiunto la parità del game con un attacco di dritto lungolinea. Quindi è stata Angelique a darle una mano con due rovesci imprecisi che le sono costati il break. Gli altri quattro punti consecutivi sono tre servizi vincenti e la doppia volèe conclusiva.
La sensazione che ho avuto nella fase finale del match è che Kerber avesse lottato per tutto l’incontro per contenere la pressione (fisica, tecnica, mentale) di Serena, e che al minimo passaggio a vuoto (quei due errori di rovescio) sia stata travolta dall’avversaria, come quando cede l’argine di un fiume in piena: e sono arrivati quei servizi incontenibili dell’ultimo game.

A proposito dello scambio conclusivo, vinto con due colpi di volo: i numeri ci dicono che Serena si è aggiudicata 16 punti a rete su 22, cioè il 73% del totale. Nella finale persa a Melbourne (sempre contro Kerber) ne aveva vinti 15 su 32, vale a dire appena il 47%.
Un po’ tutti avevano evidenziato quella carenza dopo il match in Australia. Personalmente avevo sostenuto come Serena non fosse una cattiva volleatrice in assoluto, ma semmai che con il passare degli anni si era “arrugginita”; in sostanza rispetto alla prima fase di carriera aveva abbandonato le soluzioni di tennis più classico cercando un po’ meno lo schema attacco/volèe in favore del vincente definitivo da fondo, che non prevede più l’utilizzo del colpo di volo conclusivo.

Nella finale di Wimbledon abbiamo avuto la conferma che Williams è in grado di giocare di volo piuttosto bene (inclusi ottimi smash); e forse avere preso parte al torneo di doppio potrebbe averla aiutata in questo.
Ma credo che dietro il progresso numerico ci sia anche una ragione tattica: secondo me rispetto all’Australia Serena ha scelto meglio le direzioni da coprire sui passanti di Kerber. A Melbourne era stata ripetutamente infilata dai passanti di dritto incrociati. Una soluzione forse sorprendente, se si tiene presente che nello scambio da fondo Angelique si trova meglio a spingere il dritto lungolinea. Ma, grazie all’impugnatura molto chiusa, sul passante incrociato di dritto è in grado di dare molto lift al colpo e di farlo ricadere subito dopo la rete: una parabola non particolarmente potente, e quindi relativamente insidiosa nello scambio da fondo, ma geometricamente difficilissima da intercettare se ci si trova nei pressi della rete.

Serena deve avere analizzato i problemi di Melbourne, e preso le contromisure. Se si riguardano i primi game del match di sabato scorso se ne ha la prova: il primo punto in assoluto Kerber lo vince con uno scambio da fondo concluso con il suo classico dritto lungolinea, a conferma di quelle che sono le sue naturali predilezioni. Malgrado questo, negli scambi successivi quando scende a rete Serena va a coprire la direzione del dritto incrociato. Emblematico quello che accade nel quarto game, sul 30-0 Kerber: Williams viene avanti e si sposta con tempo perfetto sulla parte sinistra, quella appunto del cross di dritto avversario (ricordo che Kerber è mancina). E infatti concluderà con una stop volley di rovescio vincente: lì per lì la voleè non sembra particolarmente impegnativa, ma non lo è perché Serena ha coperto in anticipo il lato giusto di campo.

Credo che questo specifico tema ne dimostri anche un altro, più generale: Williams è una grandissima campionessa, un fenomeno assoluto del tennis: ma secondo me negli ultimi anni ha continuato a vincere anche perché ha avuto l’umiltà di mettersi a studiare le avversarie con una attenzione che probabilmente nei primi anni di carriera non metteva. Non mi sono mai fidato e mai mi fiderò della frase ripetuta all’infinito dalla maggior parte delle tenniste:“I just focused on my game”: questo è un mantra utile per tagliar corto durante le interviste. In realtà lo studio dell’avversaria, delle sue caratteristiche e predilezioni, è fondamentale, soprattutto quando le distanze di valore si assottigliano, e bastano pochi punti per spostare gli equilibri di un confronto. A Melbourne le volèe avevano penalizzato Serena; a Londra l’hanno aiutata a vincere.

Questi progressi nelle aree di gioco in cui la componente tattica è fondamentale finiscono per riequilibrare i cali legati alla componente fisica. Cali che secondo me nell’ultimo anno ci sono stati. Forse è solo una mia sensazione, ma penso che Williams abbia perso di efficacia nella fase difensiva: una volta faceva pochi recuperi per scelta, per dosare le energie adeguandosi alle sue caratteristiche fisiche di atleta super-potente ma non altrettanto resistente; ma quando ci si metteva era capace di significative prodezze anche nei recuperi. In questa stagione, invece, ho avuto l’impressione che anche quando ha desiderato applicarsi al gioco di contenimento abbia faticato più di quanto lei stessa si aspettasse; e le prodezze difensive sono sempre più rare. Contro Kerber spesso ha sofferto nelle rincorse laterali dalla parte del rovescio, il lato che (giustamente) si deve lasciare un po’ meno protetto vista la predilezione di Angelique per l’angolo opposto di campo.

Nel confronto tra le finali di Melbourne e Londra non si può dimenticare il cambio di superficie: Kerber gioca bene sull’erba, e i prati aiutano a rendere un po’ più insidiose le sue battute. Ma è nulla in confronto a quanto avvantaggiano i servizi di Williams, che in alcuni frangenti sull’erba diventa semplicemente ingiocabile. Per questo credo che vada riconosciuto ad Angelique un merito ulteriore: è stata all’altezza di un’avversaria del valore di Serena sul suo terreno preferito.
Durante questa finale Kerber ha saputo mixare un tennis di ritmo, condotto a ridosso delle linea di fondo, con altre fasi in cui inevitabilmente è stata spinta indietro, sacrificandosi in corse e recuperi che nel circuito femminile sono in pochissime in grado di fare quanto lei. La Kerber vincente di questa stagione è in sostanza una giocatrice più completa, che si è allontanata dallo stereotipo della difensivista di qualche tempo fa. Oggi il suo punto debole è probabilmente il servizio, il colpo dal quale ricava meno se paragonato a quasi tutte le sue colleghe ai vertici del ranking. Durante il torneo si è visto che non sempre è stata assistita dalla battuta, e in alcuni casi probabilmente l’ha salvata il suo mancinismo, che rende un po’ più insidiose le traiettorie; ma in termini di velocità di palla (e anche di spin) ci sono parecchie giocatrici davanti a lei.

Chiudo sulla finale di Londra con uno spazio dedicato ai “buoni sentimenti”. Nel primo set Serena ha vinto uno scambio estremamente spettacolare (21 colpi) e Angelique l’ha applaudita. Nel secondo set è accaduto lo stesso, a ruoli invertiti. Entrambe sono solite applaudire i grandi colpi delle avversarie, ma questa volta in più si è avuto il lungo abbraccio finale, che ha confermato come tra loro due ci siano rapporti molto buoni. Una sensazione emersa già a Melbourne, quando Serena si era comportata con molta eleganza e sportività nei confronti di un’avversaria che le aveva appena negato un traguardo storico. In conferenza stampa Kerber ha raccontato le poche parole che si sono dette al termine della partita di Wimbledon: “Ho detto a Serena: congratulazioni, sei una grande campionessa. E lei mi ha detto: ‘Lo sei anche tu'”.

P.S. Per la prossima settimana conto di tornare su Wimbledon 2016 presentando alcune statistiche generali, nel quadro di una visione di insieme del torneo. A martedì 19.

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Camila Giorgi riparte da Linz, per Trevisan doppia avventura a Doha e Abu Dhabi: il febbraio delle tenniste italiane

Dopo un Australian Open non proprio esaltante, ecco le partecipazioni azzurre ai tornei WTA di febbraio.

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Mettersi alle spalle l’Australian Open, tuffarsi in un febbraio che deve servire a trovare conferme per Camila Giorgi e Jasmine Paolini, ad accumulare ancor più punti in vista di Indian Wells e Miami per Martina Trevisan e Lucia Bronzetti. Sullo sfondo c’è anche la voglia di Sara Errani di tornare tra le prime 100 nel ranking WTA.

Le belle notizie dal tennis femminile, in questo avvio di 2023, sono arrivate proprio da Giorgi e Paolini. Il cammino della n. 69 del ranking all’Australian Open si è interrotto al terzo turno per merito di Belinda Bencic, testa di serie n. 12. Un’eliminazione in due set, dopo le vittorie su Pavlyuchenkova e Schmiedlova, ma che hanno dato indicazioni importanti su un percorso positivo da intraprendere in questo 2023. Sconfitta nettamente da Ljudmila Samsonova al primo turno a Melbourne, Jasmine Paolini è in corsa per una semifinale al WTA di Lione. Avversaria odierna, Caroline Garcia, beniamina di casa.

Il gennaio di Lucia Bronzetti è stato esaltante nella United Cup, competizione che ha galvanizzato la n. 62 del ranking, uscita, però, al primo all’Australian Open Siegemund in tre set.

 

Il match più esaltante fin qui disputato dalla n. 1 del tennis femminile, Martina Trevisan lo ha disputato alla United Cup. La vittoria in tre set su Maria Sakkari è stato un gran sussulto in questo nuovo anno. Male all’Australian Open, uscita al primo turno contro Anna Schmiedlova.

Sarà ancora il cemento il grande protagonista nei tornei femminili di tennis del mese di febbraio.

Dal 6 al 12 si giocherà contemporaneamente ad Abu Dhabi e a Linz.

Nel tabellone principale di Abu Dhabi l’Italia sarà rappresentata da Martina Trevisan. Ons Jabeur ha, invece, annunciato il forfait: sarebbe stata la testa di serie n. 1 del ranking.

In Austria, invece, al WTA di Linz ci saranno Lucia Bronzetti e Camila Giorgi. La partecipazione di Sara Errani, invece, passerà dalle qualificazioni.

Dal 13 al 19 febbraio si giocherà a Doha. Già in tabellone Martina Trevisan, dovrà affrontare le qualificazioni Jasmine Paolini.

Il febbraio delle principali tenniste italiane.

6/12 febbraio: Trevisan ad Abu Dhabi, Bronzetti e Giorgi a Linz, Errani alle qualificazioni

13/19 febbraio: Trevisan e Paolini a Doha

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United Cup: delusione Australia, ottimo avvio per Grecia, USA e Svizzera. Wawrinka sorprende Bublik

Kvitova regala l’unico punto alla Repubblica ceca. Tsitsipas e Sakkari brillano anche in doppio. Disfatta argentina contro la Francia

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Stan Wawrinka - United Cup 2022 (Twitter @UnitedCupTennis)

In attesa dell’esordio di Nadal e Zverev in programma domani, ecco i risultati definitivi dopo le prime due giornate di gioco alla United Cup. Non c’è solo il successo dell’Italia sul Brasile, di cui vi abbiamo parlato qui.

Grecia – Bulgaria 4-1

Kuzmanov – Pervolarakis 6-1, 6-1

 

Sakkari – Tomova 6-3, 6-2

Sakkari/Stefanos Tsitsipas – Topalova/Andreev 6-4, 6-4

La Grecia si aggiudica la sfida con la Bulgaria nel primo turno di United Cup per 4-1. La Bulgaria rispetta il pronostico nella sfida tra Dimitar Kuzmanov, n. 196 del ranking, e Michail Pervolakis, n. 504. Il doppio 6-1 dà coraggio ai bulgari che riaprono il computo complessivo della sfida. Ma poi ci pensano i rispettivi n. 1 ellenici del maschile e femminile a dare la sterzata decisiva alla sfida. Vince Maria Sakkari agevolmente in due set su Viktorya Tomova, 6-3, 6-2. Poi in coppia con Strefanos Tsitsipas, la greca dà spettacolo e con un doppio 6-4 si pensa al turno successivo. Debole nelle seconde linee, con Sakkari e Tsitsipas la Grecia può dir la sua nella competizione.

USA – Repubblica Ceca 4-1

Kvitova – Pegula 7-6, 6-4

Tiafoe – Machac 6-3, 2-4 ret Machac

Pegula/Taylor Pegula – Bouzkova – Lehecka 2-6, 6-3, 10-7

Ottimo il debutto nella competizione per gli statunitensi. La sconfitta in due set di Pegula contro Kvitova alla fine risulterà ininfluente. Decisivo il tie-break del primo set, in cui Petra annulla ben tre set point alla sua avversaria. Machac è costretto sul più bello al ritiro nella sfida con Tiafoe. Sotto di un set, ma avanti di un break, il ceco è costretto al forfait per una distorsione alla caviglia destra. Il doppio se l’aggiudica la coppia composta da Jessica e Taylor Pegula.

Francia – Argentina 4-0

Garcia – Podoska 6-2, 6-0

Mannarino – Coria 6-1, 6-0

La vittoria della Francia sa di rivincita mondiale nei confronti dell’Argentina. Dal campo di calcio a quello di tennis, dal Qatar all’Australia, stavolta sono i transalpini a gioire e anche abbastanza nettamente lasciando soli tre game ai singolari odierni. Rullo compressore Caroline Garcia, n. 4, supera Nadia Podoska, n. 195, per 6-2, 6-0. Adrian Mannarino, n. 46, la imita battendo Federico Coria, n. 75, 6-1, 6-0, il tutto in 2he10’ complessivi.

Australia Gran Bretagna 1-3

Dart – Inglis 6-4, 6-4

Kubler – Evans 6-3, 7-6(3)

Momento decisamente sfortunato per l’Australia, data da molti per favorita nella competizione. Il forfait di Kyrgios e successivamente quello di Tomljanovic, per un problema al ginocchio sinistro, hanno cambiato l’inerzia del confronto con la Gran Bretagna. In svantaggio 0-2, è toccato a Maddison Inglis, n. 180 del mondo, affrontare Harriet Dart, n. 98 del ranking Wta. Doppio 6-4 e semaforo verde per i britannici. Inutile ma comunque rocambolesca la sconfitta di Evans contro Kubler. Sotto di un set, nel secondo parziale il britannico si è fatto rimontare da 5-0, perdendo in malo modo al tie-break.

Svizzera – Kazakhistan 4-0

Teichmann – Kulambayeva 6-3, 6-2

Wawrinka vs Bublik 6-3, 7-6(3)

Tutto facile per la Svizzera. Stan Wawrinka (n. 148) soffre nel secondo set contro il talentuoso Alexander Bublik, n. 37. Ricambio generazionale? Non ditelo al buon vecchio Stan che porta a casa il punto decisivo per il passaggio del turno dei rossocrociati. Bene anche Jil Teichmann, n. 35, nel singolare femminile contro Zhibek Kulambayeva, n. 441, che viene sconfitta 6-3, 6-2.

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Il fallimento di FTX costa caro a Naomi Osaka

Grave perdita economica per la tennista giapponese Osaka, che aveva investito nella criptovaluta FTX

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Non un gran momento per la ex numero 1 al mondo Naomi Osaka. Oltre alle sconfitte sul campo di gioco, per la pluricampionessa Slam i problemi provengono anche dalle finanze. È, infatti, una delle azioniste di FTX, un’azienda per lo scambio di criptovalute che ha dichiarato bancarotta l’11 novembre.

Non solo Osaka, ma sono tanti gli sportivi che hanno visto andare in fumo i propri proventi dal fallimento di FTX. L’azienda era riuscita ad acquistare così tanta credibilità da riuscire a mettere il proprio logo sulle vetture e le divise di Lewis Hamilton e George Russel, piloti della Mercedes in Formula 1; e anche a vedersi intitolato lo stadio NBA dei Miami Heats.

Il valore di mercato di FTX ha subìto un grave crollo negli ultimi sette giorni, passando da $22 a $1.40. Il CEO di FTX Sam Bankman-Fried – ora sotto investigazione per come ha gestito l’azienda fondata nel 2019 – ha già dichiarato fallimento a seguito dell’enorme svalutazione della criptovaluta.

 

Osaka aveva firmato l’accordo con FTX nel marzo 2022 mentre era negli Stati Uniti impegnata per l’Indian Wells e il Miami Open. La tennista ha acquistato delle azioni di FTX e nell’accordo era previsto che la tennista giapponese fosse ambasciatrice nel mondo dell’azienda, per influenzare quante più persone possibili a credere in loro. L’accordo di Naomi Osaka includeva anche la sua partecipazione nella creazione di contenuti multimediali per promuovere la criptovaluta. Non sono state ufficializzate le cifre riguardanti la perdita subita dalla tennista.

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