Wimbledon: analisi della finale femminile. Cosa c'è dietro al trionfo di Serena

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Wimbledon: analisi della finale femminile. Cosa c’è dietro al trionfo di Serena

Serena Williams contro Angelique Kerber è stato il confronto che nel 2016 ha deciso due Slam. Temi fondamentali e differenze tra i due match

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Non sempre accade che una finale Slam sia all’altezza delle aspettative, ma questa volta Williams contro Kerber non ha deluso. Dovessi dire cosa è mancato, sceglierei l’elemento più banale: il terzo set. Quando la partita è divertente se l’incontro si prolunga gli spettatori sono più felici; ma sono comunque stati due set intensissimi e davvero ben giocati.
Ecco il riepilogo statistico fornito da IBM sul match:

Stats finale donne Wimbledon 2016

Dunque Williams ha chiuso con un saldo di +18 (39 vincenti, 21 errori non forzati), che comprende anche 13 ace e 3 doppi falli. Per Kerber +3 (12/9) con zero ace e un doppio fallo.

 

Un dato interessante è quello che scompone gli scambi in base alla lunghezza. Logicamente quelli sotto i quattro colpi, in cui è preponderante l’incidenza del servizio, sono favorevoli a Williams (51 a 33). Altrettanto prevedibilmente favorevoli a Kerber gli scambi che si prolungano, cioè quelli tra i 5 e gli 8 colpi (18 a 13). Quasi pari gli scambi sopra i nove colpi (9 a 8 per Angelique): a prima vista un equilibrio inatteso, ma fino a un certo punto. Secondo me questo numero conferma che Serena, come tutte le grandi giocatrici, “sente” quando i punti diventano eccezionali e mette quel qualcosa in più sul piano dello sforzo per non concedere all’avversaria il primato degli scambi che infiammano lo stadio.

Un altro dato merita un piccolo rilievo: il numero di punti consecutivi vinti. Sono otto, e appartengono a Serena; questa serie coincide esattamente con gli ultimi otto punti del match: dal 3-4, 40-15 Kerber, al 6-3 finale. In particolare Williams ha vinto il primo punto con un lungolinea di rovescio, poi ha raggiunto la parità del game con un attacco di dritto lungolinea. Quindi è stata Angelique a darle una mano con due rovesci imprecisi che le sono costati il break. Gli altri quattro punti consecutivi sono tre servizi vincenti e la doppia volèe conclusiva.
La sensazione che ho avuto nella fase finale del match è che Kerber avesse lottato per tutto l’incontro per contenere la pressione (fisica, tecnica, mentale) di Serena, e che al minimo passaggio a vuoto (quei due errori di rovescio) sia stata travolta dall’avversaria, come quando cede l’argine di un fiume in piena: e sono arrivati quei servizi incontenibili dell’ultimo game.

A proposito dello scambio conclusivo, vinto con due colpi di volo: i numeri ci dicono che Serena si è aggiudicata 16 punti a rete su 22, cioè il 73% del totale. Nella finale persa a Melbourne (sempre contro Kerber) ne aveva vinti 15 su 32, vale a dire appena il 47%.
Un po’ tutti avevano evidenziato quella carenza dopo il match in Australia. Personalmente avevo sostenuto come Serena non fosse una cattiva volleatrice in assoluto, ma semmai che con il passare degli anni si era “arrugginita”; in sostanza rispetto alla prima fase di carriera aveva abbandonato le soluzioni di tennis più classico cercando un po’ meno lo schema attacco/volèe in favore del vincente definitivo da fondo, che non prevede più l’utilizzo del colpo di volo conclusivo.

Nella finale di Wimbledon abbiamo avuto la conferma che Williams è in grado di giocare di volo piuttosto bene (inclusi ottimi smash); e forse avere preso parte al torneo di doppio potrebbe averla aiutata in questo.
Ma credo che dietro il progresso numerico ci sia anche una ragione tattica: secondo me rispetto all’Australia Serena ha scelto meglio le direzioni da coprire sui passanti di Kerber. A Melbourne era stata ripetutamente infilata dai passanti di dritto incrociati. Una soluzione forse sorprendente, se si tiene presente che nello scambio da fondo Angelique si trova meglio a spingere il dritto lungolinea. Ma, grazie all’impugnatura molto chiusa, sul passante incrociato di dritto è in grado di dare molto lift al colpo e di farlo ricadere subito dopo la rete: una parabola non particolarmente potente, e quindi relativamente insidiosa nello scambio da fondo, ma geometricamente difficilissima da intercettare se ci si trova nei pressi della rete.

Serena deve avere analizzato i problemi di Melbourne, e preso le contromisure. Se si riguardano i primi game del match di sabato scorso se ne ha la prova: il primo punto in assoluto Kerber lo vince con uno scambio da fondo concluso con il suo classico dritto lungolinea, a conferma di quelle che sono le sue naturali predilezioni. Malgrado questo, negli scambi successivi quando scende a rete Serena va a coprire la direzione del dritto incrociato. Emblematico quello che accade nel quarto game, sul 30-0 Kerber: Williams viene avanti e si sposta con tempo perfetto sulla parte sinistra, quella appunto del cross di dritto avversario (ricordo che Kerber è mancina). E infatti concluderà con una stop volley di rovescio vincente: lì per lì la voleè non sembra particolarmente impegnativa, ma non lo è perché Serena ha coperto in anticipo il lato giusto di campo.

Credo che questo specifico tema ne dimostri anche un altro, più generale: Williams è una grandissima campionessa, un fenomeno assoluto del tennis: ma secondo me negli ultimi anni ha continuato a vincere anche perché ha avuto l’umiltà di mettersi a studiare le avversarie con una attenzione che probabilmente nei primi anni di carriera non metteva. Non mi sono mai fidato e mai mi fiderò della frase ripetuta all’infinito dalla maggior parte delle tenniste:“I just focused on my game”: questo è un mantra utile per tagliar corto durante le interviste. In realtà lo studio dell’avversaria, delle sue caratteristiche e predilezioni, è fondamentale, soprattutto quando le distanze di valore si assottigliano, e bastano pochi punti per spostare gli equilibri di un confronto. A Melbourne le volèe avevano penalizzato Serena; a Londra l’hanno aiutata a vincere.

Questi progressi nelle aree di gioco in cui la componente tattica è fondamentale finiscono per riequilibrare i cali legati alla componente fisica. Cali che secondo me nell’ultimo anno ci sono stati. Forse è solo una mia sensazione, ma penso che Williams abbia perso di efficacia nella fase difensiva: una volta faceva pochi recuperi per scelta, per dosare le energie adeguandosi alle sue caratteristiche fisiche di atleta super-potente ma non altrettanto resistente; ma quando ci si metteva era capace di significative prodezze anche nei recuperi. In questa stagione, invece, ho avuto l’impressione che anche quando ha desiderato applicarsi al gioco di contenimento abbia faticato più di quanto lei stessa si aspettasse; e le prodezze difensive sono sempre più rare. Contro Kerber spesso ha sofferto nelle rincorse laterali dalla parte del rovescio, il lato che (giustamente) si deve lasciare un po’ meno protetto vista la predilezione di Angelique per l’angolo opposto di campo.

Nel confronto tra le finali di Melbourne e Londra non si può dimenticare il cambio di superficie: Kerber gioca bene sull’erba, e i prati aiutano a rendere un po’ più insidiose le sue battute. Ma è nulla in confronto a quanto avvantaggiano i servizi di Williams, che in alcuni frangenti sull’erba diventa semplicemente ingiocabile. Per questo credo che vada riconosciuto ad Angelique un merito ulteriore: è stata all’altezza di un’avversaria del valore di Serena sul suo terreno preferito.
Durante questa finale Kerber ha saputo mixare un tennis di ritmo, condotto a ridosso delle linea di fondo, con altre fasi in cui inevitabilmente è stata spinta indietro, sacrificandosi in corse e recuperi che nel circuito femminile sono in pochissime in grado di fare quanto lei. La Kerber vincente di questa stagione è in sostanza una giocatrice più completa, che si è allontanata dallo stereotipo della difensivista di qualche tempo fa. Oggi il suo punto debole è probabilmente il servizio, il colpo dal quale ricava meno se paragonato a quasi tutte le sue colleghe ai vertici del ranking. Durante il torneo si è visto che non sempre è stata assistita dalla battuta, e in alcuni casi probabilmente l’ha salvata il suo mancinismo, che rende un po’ più insidiose le traiettorie; ma in termini di velocità di palla (e anche di spin) ci sono parecchie giocatrici davanti a lei.

Chiudo sulla finale di Londra con uno spazio dedicato ai “buoni sentimenti”. Nel primo set Serena ha vinto uno scambio estremamente spettacolare (21 colpi) e Angelique l’ha applaudita. Nel secondo set è accaduto lo stesso, a ruoli invertiti. Entrambe sono solite applaudire i grandi colpi delle avversarie, ma questa volta in più si è avuto il lungo abbraccio finale, che ha confermato come tra loro due ci siano rapporti molto buoni. Una sensazione emersa già a Melbourne, quando Serena si era comportata con molta eleganza e sportività nei confronti di un’avversaria che le aveva appena negato un traguardo storico. In conferenza stampa Kerber ha raccontato le poche parole che si sono dette al termine della partita di Wimbledon: “Ho detto a Serena: congratulazioni, sei una grande campionessa. E lei mi ha detto: ‘Lo sei anche tu'”.

P.S. Per la prossima settimana conto di tornare su Wimbledon 2016 presentando alcune statistiche generali, nel quadro di una visione di insieme del torneo. A martedì 19.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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