US Open, italiani: Lorenzi quasi eroico fa paura a Murray. Serve per il primo, vince il secondo e cede al quarto set (audio)

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US Open, italiani: Lorenzi quasi eroico fa paura a Murray. Serve per il primo, vince il secondo e cede al quarto set (audio)

Il cuore di Paolo Lorenzi non basta per avere la meglio sul numero due del mondo Andy Murray. L’azzurro gioca un match sontuoso, serve per il set nel primo parziale poi perso al tiebreak, e costringe l’avversario al quarto prima di capitolare con onore. Murray troverà Dimitrov agli ottavi

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[2] A. Murray b. P. Lorenzi 7-6(4) 5-7 6-2 6-3 (dal nostro inviato a New York)

Stats Lorenzi-Murray

 

Un grande Paolo Lorenzi esce tra gli applausi dell’Arthur Ashe dopo aver perso una grande partita (probabilmente la migliore della sua carriera) contro Andy Murray. L’azzurro ha impressionato per aver non di rado accorciato gli scambi scendendo a rete, oltre a essere stato perfetto dal fondo, dove alla nota solidità ha associato una profondità che in pochi si apettavano. Lo stesso Murray ha sbagliato molto proprio perchè sorpreso dalla grande competitività del senese, al punto che ha preso il sopravvento solo nel terzo set, dopo che le prime due ore di partita si erano chiuse con un set per parte. Vale davvero la pena ascoltare l’audio dell’intervista che Luca Baldissera ha fatto all’uscita dal campo a coach Claudio Galoppini.

Lorenzi si toglie la soddisfazione di giocare per la prima volta in carriera sull’Arthur Ashe nel match a pronostico chiuso contro il n.2 del mondo Andy Murray. Si registrano due soli precedenti, la cui lontananza nel tempo è indicativa della diversità delle due carriere: nel 2006 al primo turno dell’ATP australiano sul cemento di Adelaide l’allora n.252 del mondo, proveniente dalle qualificazioni, riuscì a strappare il primo set all’emergente Murray, allora n.64 ATP (3-6 6-0 6-2). L’anno prima (2005) il diciottenne di Dunblane negò al ventitreenne azzurro l’accesso al tabellone principale, battendolo nelle qualificazioni in due set per 6-3 6-2. Paolo non avrebbe nulla da chiedere di più a questo torneo (e a questa annata, che è la migliore della sua carriera), inoltre nelle 11 sfide contro un top10 ha sempre perso. Il suo gioco da lottatore dal fondo non sembra avere nessuna caratteristica per contrastare la spaventosa solidità del vincitore di Wimbledon e Olimpiadi, ma nei cromosomi del tennista di Siena c’è la granitica convinzione che nessuna partita è persa fino a quando non si stringe la mano all’avversario. Ad ogni scambio, c’è da giurarlo, vedremo Paolino correre come un ossesso. L’unica incognita a questo proposito riguarda lo stato di forma dell’italiano, che ha chiuso il match di 4 ore e 54 minuti con Simon dopo ripetuti attacchi di crampi.

Sono le 15:23 quando lo speaker del campo principale di Flushing Meadows annuncia: “Signore e signori, diamo il benvenuto a Paolo Lorenzi” e il pubblico risponde con calore a questo italiano che, un passo alla volta, si è guadagnato il pieno diritto a sfidare sull’Arthur Ashe Andy Murray, al quale è ovviamente tributato un boato. Dopo che Serena Williams ha schiantato in due set la giustiziera di Karin Knapp, Johanna Larsson, i tifosi presenti all’inizio di questa partita del fresco ma nuovolso sabato pomeriggio newyorkese non sono molti, ad occhio si stima all’inizio del match più di un terzo di posti vuoti.
Alla prima pausa sul 2-1 Murray, i maxi schermi dell’Ashe rivelano a tutti la presenza di Kevin Spacey: difficile che il grande attore sia qui per un anonimo terzo turno del campione di 3 Slam, per cui non può che essere l’altro il tennista ad aver attratto qui il due volte premio Oscar de “I soliti sospetti” e “American Beauty”… Battute a parte, assisterà a un grande match.
Nel frattempo il prossimo n.1 azzurro sta servendo molto bene, ma nel sesto gioco il servizio d’improvviso lo abbandona: è costretto ad annullare ben 4 palle break, la prima con un drop-shot da applausi, la seconda e la terza per due errori di Murray e la quarta addirittura con un coraggioso e pregevole serve&volley, uscendo indenne da un game durato 13 scambi.
Sul 4 pari, si eleva un grido solitario, “Forza Paolo!”, che si rivela premonitore: nel nono game il primo break del match è di Lorenzi, che sale 30-40 e continuando a colpire con profondità dal fono costringe all’errore Andy. Dopo 39 minuti l’italiano serve per il primo set. Lì Murray si fa più aggressivo in risposta, sale 15-30 e Lorenzi fallisce due dritti consecutivi: il primo a chiudere è appena largo e il secondo si spegne in rete. Immediato contro break e tutto da rifare per l’azzurro. Due game più tardi si arriva così al tie-break.
La tensione, per motivi opposti, attanaglia entrambi e i primi 4 punti sono vinti dal giocatore in risposta, poi una risposta fulminante di Murray e un dritto dell’inglese chiamato erroneamente “out” da Lorenzi concedono al campione di Wimbledon 3 set-point (6-3): la seconda è quella buona. Il primo set è durato un’ora netta, Lorenzi ha giocato alla pari ma Murray, pur al di sotto dei suoi standard, ha avuto il merito di giocare meglio i punti più importanti: è questa la caratteristica che Rino Tommasi chiama classe.

In avvio di secondo set, sul 30 pari, un lob di Murray finisce piuttosto fortunosamente all’incrocio delle righe, Lorenzi può solo buttare la palla dall’altra parte della rete, drop-shot dello scozzese e il recupero di Paolo è lungo. Subito break Murray, anche fortunato: ci sarebbe di che scoraggiarsi, ma il guerriero di Siena indovina il pefect game. Viene due volte a rete e per due scambi sembra Pat Rafter con un vincente in contro balzo da metà campo e un bel serve&volley, poi una palla in rete di un sorpreso Andy è il preludio a una cannonata dalla riga di fondo del nativo di Roma che il campione di Dunblane non controlla. Un gioco pari, con Lorenzi che allunga a 8 la striscia di punti consecutivi tenendo a zero il servizio del terzo game.
Si sono giocati un’ora e 13 minuti di partita e lo stadio si alza in piedi quando viene inquadrata la leggenda vivente Billie Jean King, che qui ha vinto 13 volte e infatti l’impianto porta il suo nome. Sul 3-2 e servizio Murray, il nostro tennista rimonta da 30-0 grazie a un gioco dal fondo perfetto: risponde colpo su colpo con la necessaria profondità e lo scozzese è sempre il primo a sbagliare, visibilmente sorpreso della competitività dell’avversario, al punto che cede il servizio con un doppio fallo. 4-2 e servizio Lorenzi, che conferma il break e sale 5-2 quando scocca l’ora e mezza di partita. 5 minuti dopo, sul 5-3 Lorenzi serve anche per il secondo set. Lì sul 15-30 assistiamo a uno scambio infinito, ma il braccio di ferro viene infine vinto da Murray, con un gran vincente di dritto. Il legionario ha combattuto come un centurione, ma è sfinito e il rovescio in rete con cui restituisce il break ne è la naturale conseguenza, ma nessuno dica che ha avuto il braccino, per favore! Semmai, il braccino lo ha avuto quando ha servito per il primo set, giocando davvero troppo morbido. Memore di questo, al momento di servire per il secondo ha fatto l’errore opposto: ha tirato a tutto braccio, ma il britannico ha spesso sbagliato (alla fine dei primi due set si conteranno 47 errori gratuiti) quando gli arrivavano colpi leggeri, con poco peso. Lo 0-30 iniziale è stato frutto di questo errore tattico dell’azzurro, per quanto comprensibilissimo.
Il match prosegue e quando, sul 5-4 Lorenzi, servizio Murray e 40-30, Paolo costringe Andy ai vantaggi, il pubblico gli tributa un grande applauso: impossibile non simpatizzare per uno come Paolo Lorenzi, che sul 5 pari 30-15 ringrazia gli appassionati con un rovescio vincente lungo linea al bacio.
Il n.1 italiano, dopo 1 ora e 55 minuti, ha due set-point (6-5 servizio Murray, 15-40), frutto di due errori dell’avversario e di un punto, sullo 0-15, che fa alzare in piedi l’Arthur Ashe e ci ricorderemo a lungo: palla corta sublime di Lorenzi su passante di rovescio del bicampione olimpico, recupero Murray, voleè alta dell’italiano che scavalca l’avversario e recupero di Murray che si spegne in rete. Lo scozzese manda lungo un dritto e Dopo 1 ora e 57 minuti siamo 1 set pari, impensabile all’inizio del match!

In apertura di terzo set l’italiano è visibilmente provato: a quasi 35 primavere (è nato il 15 Dicembre 1981) ha corso come un indiavolato per due ore, dopo averlo fatto due giorni fa per quasi 5 contro il n.30 ATP Gilles Simon. Cede la battuta alla seconda palla break, poi sul 2-0 evita il secondo break consecutivo annullando due break-point all’avversario sul 15-40.
Da segnalare che fino a questo momento il n.40 ATP ha il 100% di palle break vinte: 4 su 4
, a dimostrazione che in questa partita la classe non manca dalle parti di Siena. Dall’altra parte della rete, il n.2 del mondo ha portato a casa 4 palle break su 11, il 36,4%. Da lì in poi però il campione di Dunblane prende il largo: strappa la battuta all’avversario anche nel quinto game e vola 5-1, prima di chiudere 6-2.
Nel terzo parziale, il computo dei vincenti è 17-0 per Murray

Il quarto parziale vede il tennista nato a Roma salire 40-15, ma un doppio fallo dà il via alla rimonta del ventinovenne scozzese, che con quattro punti consecutivi si prende il break. Lo conferma nel gioco successivo, annullando con un ace la prima palla break che l’indomito Lorenzi fallisce in questo match (ora il bilancio è 4 su 5). I posti in tribuna stampa che Chris Widmaier, capo ufficio stampa dello US Open, ha riservato ai giornalisti italiani per il match del nostro connazionale sono davvero vicino al campo. Seduto in decima fila o poco più, in corrispondenza dell’angolo del campo a destra del giudice di sedia Pascal Maria, non ho difficoltà a osservare gli occhi spiritati dalla fatica e dalla ferocia che pervadono Paolo Lorenzi. Sembra di rivedere gli stessi occhi coi quali Totò Schillaci ci fece sognare nelle notti magiche dei Mondiali d’Italia ‘90. Dal 2-0 Murray il set segue i servizi, non basta all’azzurro la sesta palla break sul 30-40 del sesto game. Sul 5-3 e servizio per l’italiano, Murray chiude al secondo match-point una partita in cui uno ha giocato piuttosto peggio di quanto ci aspettavamo e l’altro molto meglio.

Murray ha vinto con un saldo attivo di 41 vincenti, a fronte di 21 errori gratuiti in più. A fine match lo scozzese dichiara ancora in campo: “Lorenzi è molto solido, non ti regala punti facili, come io forse mi aspettavo. Ho mandato le racchette ad accordare con una tensione più accentuata, visto che l’altra sera avevo giocato col tetto mentre oggi le condizioni erano diverse”.

Agli ottavi di finale il campione degli US Open 2012 affronterà Grigor Dimitrov, vincente sul portoghese Joao Sousa. I nove precedenti fra i due vedono avanti lo scozzese per 6 vittorie a 3. Tutte le sfide si sono giocate sul duro, a parte il quarto di finale di Wimbledon 2014 (quando vinse il bulgaro in tre set). Curioso che nell’unica sfida del 2016, lo scorso Marzo a Miami, abbia vinto Dimitrov.

In conferenza stampa, arriva un’esausto ma orgoglioso Paolo Lorenzi (sopra trovate l’audio integrale).

Sulla partita di stasera: Non ho rimpianti, avevo preparato bene la partita e le scelte che ho fatto erano giuste: purtroppo mi sono irrigidito nei momenti importanti del match. Su questi aspetti devo migliorare. Sono sceso in campo tranquillo e soprattutto nel secondo set ho giocato davvero bene. Sono dispiaciuto per la sconfitta, ma anche contento per aver fatto una bella prestazione e penso al secondo aspetto per cercare di trovare gli stimoli per fare sempre meglio.”

Sulla sua esplosione in età avanzata: “Non ho rimpianti per le mie scelte in carriera, magari se mi fossi allontanato prima da casa non avrei avuto la maturità necessaria e mi sarei perso.”

Su un confronto tra i Fab 4, tutti affrontati nel corso della carriera:”Con Diokovic ho avuto forse le maggiori difficoltà, magari anche perché quando c’ho giocato non ero a questo livello”

Sui sui obiettivi:”Credo di poter migliorare ancora, lavoro per giocare sempre più vicino alla linea di fondocampo e per avvicinarmi alla rete. Oggi l’ho fatto

Sui programmi per il resto della stagione: “Mi riposo una settimana in Italia, poi San Pietroburgo, tre tornei in Cina, infine la stagione indoor europea con Vienna e Bercy. Non credo di andare in Sudamerica a fine stagione per i challenger sulla terra, dove devo difendere due vittorie ed una finale.”

Grazie infinite, Paolino Lorenzi!

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Le sette meraviglie di Novak Djokovic: tutte le sue rimonte da uno svantaggio di due set a zero

Quella di oggi contro Jannik Sinner è stata soltanto l’ultima grande rimonta di Djokovic con le spalle al muro. E in tre casi ha poi vinto il torneo

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Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Jannik Sinner, nonostante una grande partita nei primi due set, non è riuscito a prevalere su un mai domo Novak Djokovic. Quella odierna è soltanto l’ultima rimonta da 0-2 che lo ha visto protagonista, che va ad aggiungersi alle altre sei realizzate in passato.

Sono sette in totale dunque, tre delle quali arrivate contro un italiano. Inoltre, è curioso il fatto che per tre volte, dopo essere riuscito a sopravvivere a match che quasi tutti avrebbero perso, Nole abbia poi vinto il torneo.

1. Wimbledon 2005 – Guillermo García López

Tutto ebbe inizio proprio a Wimbledon, quando l’allora 18enne Novak Djokovic perse i primi due set contro Guillermo García López, allora numero 81 del ranking (con un futuro da n°23 nel febbraio 2011). Il serbo riuscì ad approdare al tabellone principale dopo essere passato attraverso le qualificazioni. Furono particolarmente dure, perché nell’ultimo turno l’allora numero 128 del mondo la spuntò 6-3 al quinto contro Wesley Moodie.

 

Al primo turno nel tabellone principale Djokovic superò in tre set Juan Monaco, ma la sua prima impresa avvenne due giorni dopo. Al secondo turno, il futuro vincitore di 20 Slam recuperò un doppio 6-3 contro García López, vincendo il terzo e il quarto grazie a due tiebreak e imponendosi 3-6 3-6 7-6 (5) 7-6 (3) 6-4. La sua corsa si interruppe la partita seguente contro la testa di serie numero nove Sebastien Grosjean, a sua volta fermato da Andy Roddick ai quarti. L’americano perse poi in finale contro Roger Federer.

2. US Open 2011 – Roger Federer

Nell’arco di sei anni le prospettive di Novak Djokovic sono radicalmente cambiate. Da poco, infatti, il serbo si era issato per la prima volta in carriera al numero uno del mondo, traguardo ottenuto grazie alla vittoria su Rafael Nadal in finale a Wimbledon (in quello che rappresentò anche il suo primo trionfo sull’erba tennistica più prestigiosa). Poco meno di due mesi dopo Djokovic arrivò allo US Open da primo favorito del seeding, ma in semifinale venne seriamente impensierito da Roger Federer, numero tre del mondo.

Il campione elvetico vinse un primo set tiratissimo al tiebreak, conquistando anche il secondo. Da quel momento, però, Djokovic cambiò marcia, prendendosi i successivi tre parziali e raggiungendo l’ultimo atto grazie al definitivo 6-7 (7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Due giorni più tardi arrivò anche il primo titolo negli Stati Uniti, grazie alla vittoria in quattro set ancora su Nadal.

3. Roland Garros 2012 – Andreas Seppi

Il primo italiano a dover subire un comeback di Djokovic fu Andreas Seppi. L’altoatesino veniva da due vittorie al quinto nei turni precedenti, ottenute contro Mikhail Kukushkin al secondo turno e Fernando Verdasco al terzo. L’attuale numero 162 del ranking (allora era n°25) tentò l’impresa, mettendo a dura prova la resistenza del suo avversario.

Seppi strappò i primi due set, ma nel terzo perse ben quattro volte il servizio, contribuendo al rientro in partita di Djokovic, che alla fine si impose 4-6 6-7 (5) 6-3 7-5 6-3. Il serbo spese molte energie anche ai quarti contro Tsonga – sconfiggendolo 6-1 al quinto – e forse pagò il grande sforzo in finale contro Rafael Nadal, che non aveva ancora perso un set e lo sconfisse 6-4 6-3 2-6 7-5.

4. Wimbledon 2015 – Kevin Anderson

Novak Djokovic e Kevin Anderson sono stati protagonisti di alcune partita particolarmente importanti a Wimbledon, su tutte la finale del 2018, quando il serbo si impose 6-2 6-2 7-6 (3), certificando il suo definitivo ritorno ai massimi livelli. Tre ani prima, tuttavia, il gigante sudafricano ha rischiato di eliminare il nativo di Belgrado al quarto turno. Anderson vinse infatti i primi due set sul filo del rasoio, annullando anche un set point nel secondo.

Due tiebreak pressoché identici che avrebbero steso praticamente chiunque. Chiunque, sì, ma non Djokovic, che rispose subito con un 6-1 senza appello e chiuse poi 6-7 (6) 6-7 (6) 6-1 6-4 7-5. Nei successivi tre turni il serbo perse soltanto un set, nel trionfo in finale contro Roger Federer, che gli permise di bissare la vittoria dell’anno prima.

5. e 6. Roland Garros 2021 – Lorenzo Musetti e Stefanos Tsitsipas

Il vero capolavoro della carriera di Novak Djokovic è probabilmente il Roland Garros 2021. I sui successi sono tantissimi e svariati, certo, ma quello Slam parigino rientra senza dubbio tra le sue migliori opere d’arte. Se non è la più prestigiosa in assoluto, poco ci manca. La spedizione francese di Djokovic era cominciata in maniera piuttosto soft, con tre comode vittorie su Sandgren, Cuevas e Berankis, tutte in tre set.

Agli ottavi di finale si presenta la prima, grande – e un po’ inaspettata – minaccia: Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara esprime un tennis divino per i primi due set, vinti entrambi al tiebreak (il primo molto lottato, il secondo dominato), ma poi crolla fisicamente. Djokovic se ne rende conto e aumenta i giri del motore, non lasciando scampo al povero italiano che deve lottare anche contro un fisico spremuto al massimo. La lotta diventa impari e Musetti, a due game dalla sconfitta, non ha più energie e decide saggiamente di ritirarsi, crollando 6-7 (7) 6-7 (2) 6-1 6-0 4-0 rit.

Ai quarti di finale Nole prevarrà anche su Matteo Berrettini, ma è in semifinale che il serbo dà il meglio di sé. La vittoria in quattro set su Nadal è una delle partite più clamorose, epiche e devastanti (positivamente) degli ultimi anni. Steve Flink ha definito il terzo set “il più bello della loro rivalità“, mentre per Djokovic è stata la sua “miglior partita di sempre al Roland Garros“.

La ciliegina sulla torta arriverà due giorni più tardi nell’ultimo atto contro Stefanos Tsitsipas. In che modo? Ovvio, ancora rimontando da 0-2. Il greco ha disputato un torneo fantastico, eliminando Medvedev e Zverev sulla strada verso la sua prima (e finora unica) finale Slam in carriera. Una partita disputata ad altissimi livelli dall’ateniese, in cui ha strappato il primo set al tiebreak e si è portato a casa il secondo con un netto 6-2. Djokovic però – abbiamo imparato a capirlo non solo da questo articolo – non va dato per vinto nemmeno quando sembra finito. E così, anche in questo caso, la lenta e inesorabile rimonta del serbo lo ha condotto al 6-7 (6) 2-6 6-3 6-2 6-4 grazie al quale ha sollevato il 19esimo Slam, diventando il primo giocatore nell’Era Open a vincere tutti i Major almeno due volte.

7. Wimbledon 2022 – Jannik Sinner

L’ultima vittima speciale di Djokovic è Jannik Sinner, in una memoria ancora tristemente vivida. Il 20enne di San Candido è diventato il terzo italiano a portarsi in vantaggio di due set contro il serbo senza riuscire a vincere la partita (dopo i già menzionati Seppi e Musetti).

L’andamento del match è noto ai più, con Sinner stellare per i primi due set che, però, poco ha potuto dinnanzi al dirompente rientro in carreggiata del fenomeno di Belgrado. L’amaro risultato dei quarti di finale di questa edizione di Wimbledon recita 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 in favore della testa di serie numero uno, che ha saputo far sfogare il suo rivale per poi ingranare e non dargli più alcuna possibilità di reazione. In tre occasioni su sei, nello stesso torneo in cui è riemerso da 0-2 Djokovic ha poi vinto il titolo (US Open 2011, Wimbledon 2015 e Roland Garros 2021). Sarà la volta buona per il quarto?

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Zverev spera di poter rientrare allo Us Open, ma specifica: “Ci sarò solo se potrò vincerlo”

Il n. 2 del mondo si confida con una rivista settimanale tedesca. Annunciata una new entry nel suo staff per questo periodo di recupero dall’infortunio

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Zverev

Alexander Zverev non ha ancora abbandonato definitamente la possibilità, in cuor suo, di prendere parte al prossimo Us Open. E’ questa la notizia della mattinata, il n. 2 del mondo dopo l’intervento chirurgico a cui si è sottoposto per la ricostruzione di ben tre legamenti laterali della caviglia destra a seguito della terribile caduta e conseguentemente del tragico infortunio patiti nella semifinale del Roland Garros contro Rafa Nadal – che lo costrinsero al ritiro e dunque alla resa anticipata – parrebbe intenzionato a provare tutto il possibile per abbreviare i tempi di recupero e ripresentarsi in campo già per l’ultimo Slam della stagione. Infatti inizialmente sembrava che la pausa forzata dai campi da tennis e dalla competizione agonistica, dovesse essere abbastanza prolungata a tal punto da tenere fermo ai box il 25enne di Amburgo per tutto il resto della stagione. Dunque Sascha, questa era l’ipotesi più accreditata finora, l’avremmo rivisto nel 2023.

SE SARA’ AI NASTRI DI PARTENZA DELLO SLAM AMERICANO, PARTECIPERA’ AD ALCUNI TORNEI DI PREPARAZIONE – Invece, ecco che direttamente dalle parole rilasciate dall’oro olimpico di Tokyo alla rivista settimanale tedesca Bild am Sonntag – una tra le riviste periodiche più vendute in Germania – si apre un piccolo spiraglio sul futuro del due volte Maestro delle Finals. Alexander ci ha tenuto però a precisare che sarà ai nastri di partenza di Flushing Meadows il 29 agosto, solo ed esclusivamente se potrà essere in grado di competere per il successo finale: “Non sarò mai quel tipo di giocatore che gioca dopo essere stato infortunato solo per un secondo turno. Se gioco lo US Open, allora sarà per vincerlo e non per passare solamente uno o due turni”. Ovviamente un eventuale presenza allo Slam newyorkese del recente semifinalista dell’Open di Francia, presuppone un precedente rodaggio negli appuntamenti di preparazione al Major americano, per ritrovare condizione e smalto: “Non so se sarò agli US Open, perché se ci dovessi essere, dovrei necessariamente giocare uno o due tornei prima. Ma l’unica cosa certa la momento è che non ho cancellato New York”.

IL PERCORSO RIABILITATIVO PRENDERA IL VIA AD UN MESE DALL’OPERAZIONE – Al momento, comunque, appare più una suggestione che una concreta opzione quella del rientro nel Major dove Zverev ha ottenuto il miglior risultato in carriera con la finale persa nel 2020 da Dominic Thiem nonostante un vantaggio di due set a zero; poiché il tedesco ha tutt’ora, a quasi due settimane dall’operazione chirurgica, l’intera gamba destra completamente ingessata. L’allievo di Sergi Bruguera hai poi concluso proprio in ottica recupero, che la fase riabilitativa inizierà in un arco di tempo che va dalle due alle tre settimane. Perciò il percorso di ritorno alle gare, verrà avviato a circa un mese da quando è andato sotto i ferri.

 

L’EX FISIOTERAPISTA DELLA NAZIONALE DI CALCIO TEDESCA LO SEGUIRA NELLA FASE DI RECUPERO –Ci sono specialisti che si assicureranno che io possa giocare di nuovo il prima possibile. Questa la chiusura del giocatore teutonico, che nel tentativo di fugare qualsiasi dubbio sulla sua tenuta fisica e per far sì che il proprio processo di guarigione non incontri ostacoli che possano successivamente causare delle ricadute, affiancherà al suo team una figura esterna di grande esperienza e rilievo nel panorama sportivo: l’ex fisioterapista della Nazionale di calcio tedesca Klaus Eder.

Il sogno del recupero a sorpresa, che batterebbe qualsiasi record di brevità dei tempi di recupero da un infortunio, non è per nulla sbiadito. Anzi Zverev è pronto a fare l’impossibile, la strada è certamente in salita; ma con questo spirito combattivo abbinato a questa forza di volontà nulla gli è precluso. Vedremo se anche il suo fisico sarà altrettanto forte e volenteroso nel ritornare a sudare e soprattutto se darà i responsi sperati.

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Wimbledon rimane isolato: russi e bielorussi potranno giocare lo US Open

La USTA ha comunicato che seguirà le indicazioni di ITF, ATP e WTA: Medvedev e compagni in campo senza bandiera

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Se all’All England Club speravano in una spalla che rafforzasse la decisione presa sui giocatori russi e bielorussi, anche l’ultima possibilità è venuta meno: la federazione di tennis americana – la USTA – ha infatti annunciato che i tennisti dei Paesi in questione avranno il permesso di giocare lo US Open. I tornei britannici resteranno quindi con tutta probabilità gli unici a non aver accettato la partecipazione di Medvedev e compagni. Nella nota ufficiale della USTA non si fa riferimento agli altri eventi dell’estate che si disputeranno sul suolo americano, ma si può presumere che anche questi accoglieranno i giocatori interessati. Proprio Medvedev potrà quindi provare a difendere il titolo dello scorso anno e non ci saranno altre ripercussioni sulle classifiche ATP e WTA: dopo Wimbledon tutto tornerà – finalmente – nei ranghi della normalità.

I tennisti russi e bielorussi potranno quindi giocare a New York ma sempre come atleti neutrali senza bandiera. La USTA ha affermato di essere consapevole che “ogni organizzazione ha dovuto fare i conti con circostanze uniche che hanno influenzato le sue decisioni”. In base alle sue valutazioni però, “la USTA consentirà a tutti i giocatori che ne hanno diritto, indipendentemente dalla nazionalità, di competere agli US Open 2022”. Nel comunicato si legge anche che la federazione americana “lavorerà con i giocatori e con entrambi i Tour per usare lo US Open come piattaforma per promuovere gli sforzi umanitari del programma ‘Tennis plays for peace’ e che attuerà “una serie di iniziative per estendere gli aiuti umanitari per l’Ucraina, compreso l’impegno per un consistente supporto a livello economico”. Lo ha confermato anche Mike McNulty, il Presidente della USTA.

Questa notizia è sicuramente positiva per il mondo del tennis che potrà assistere a uno Slam con tutti i maggiori protagonisti presenti (anche se rimane in forte dubbio la partecipazione di Djokovic per via delle norme americane sull’ingresso nel Paese: il vaccino è ancora requisito fondamentale), ma potrebbe essere un segnale importante anche per quanto riguarda l’evoluzione del contesto geopolitico: è significativo, infatti, che gli Stati Uniti non abbiano spinto per l’esclusione dei tennisti che provengono dalla nazione che in questo momento rappresenta il primo nemico. Che sia un primo, piccolo ma potenzialmente rilevante passo verso una distensione dei rapporti USA-Russia? Con meno ottimismo, si potrebbe invece pensare che siano state le parole del Presidente del CIO a fare la differenza: pochi giorni fa Bach ha infatti criticato duramente la decisione di Wimbledon considerandola fortemente influenzata dal governo britannico. Con ancora più realismo si può attribuire la decisione della USTA alla paura per le reazioni di ATP e WTA che sarebbero state pronte a togliere i punti anche allo Slam americano.

 

Poche ore prima dell’annuncio ufficiale della federazione statunitense, il Ministro ucraino della Gioventù e dello Sport, Vadym Gutzayt, aveva affermato, rivolgendosi ai rappresentanti delle federazioni sportive nazionali, che è inaccettabile che atleti russi e bielorussi siano ammessi alle competizioni internazionali. Ha poi aggiunto che “in caso di ammissione di russi e bielorussi, gli atleti ucraini sono pronti a bloccare la loro attività e boicottare le competizioni“. Vedremo quindi quale sarà la reazione delle tre tenniste ucraine che avrebbero diritto a partecipare allo US Open: Kostyuk, Kalinina e Yastremska.

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