Stanchezza da Masters, ora conta l'orgoglio (Bertolucci). Murray e Djokovic, adesso il mondo ne vuole uno solo (Cocchi). Il numero 1 è di casa dai Murray (Marcotti). La bella evoluzione del pallettaro, Murray sempre più travolgente (Azzolini). Murray, il piglio del nr.1, ora c'è Raonic (Clerici). Le leggende del tennis si danno battaglia a Bari (Longo)

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Stanchezza da Masters, ora conta l’orgoglio (Bertolucci). Murray e Djokovic, adesso il mondo ne vuole uno solo (Cocchi). Il numero 1 è di casa dai Murray (Marcotti). La bella evoluzione del pallettaro, Murray sempre più travolgente (Azzolini). Murray, il piglio del nr.1, ora c’è Raonic (Clerici). Le leggende del tennis si danno battaglia a Bari (Longo)

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Stanchezza da Masters, ora conta l’orgoglio (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Nell’arco di una stagione agonistica i migliori giocatori del circuito disputano 60/70 partite, qualcuno arriva addirittura a 80, come il Murray di queste Finals. Solo in rare occasioni, però, scendono in campo in piena efficienza ed esprimono il massimo potenziale. II servizio atterra preciso negli angoli, la racchetta risponde alla perfezione ai comandi, i piedi frullano sul terreno a pieno regime e i riflessi captano con anticipo le intenzioni avversarie risultando praticamente imbattibili. Quasi sempre, invece, accusano qualche problema fisico, dolorini che ne limitano il rendimento e rendono difficile la concentrazione. A rendere ancor più ostico il compito può esserci il sole, il caldo o addirittura il fastidioso vento che cambia le traiettorie e limita la precisione dei colpi. Ecco allora che la rete appare più alta del solito, il rettangolo avversario si restringe, le gambe sono pesanti e i movimenti perdono di fluidità. E’ in queste situazioni, o alla fine di una stagione massacrante e quindi durante 11 torneo che la chiude, il Masters appunto, che si vede la differenza tra un buon giocatore e un campione. Pur limitati nel rendimento, i fenomeni riescono a gestire la situazione e a garantire un discreto rendimento anche se sono privi delle loro armi migliori. Mettono in campo altre doti che esulano dal fisico e dalla tecnica: mi riferisco all’ardore agonistico, alla determinazione, alla rabbia, al cuore e all’orgoglio che insieme alla classe (cioè l’abilità di elevare l’asticella nei punti importanti) consentono loro di arrivare comunque al successo

 

 

Murray e Djokovic, adesso il mondo ne vuole uno solo (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Corrono su binari paralleli come due treni ad alta velocità. Andy Murray e Novak Djokovic procedono rapidamente verso la finale del Masters. C’è tanto in ballo tra i due, c’è la questione più importante, c’è lo scettro del tennis da giocarsi. E succederà già a partire da oggi, dalle semifinali che non li vedranno scontrarsi uno contro l’altro, ma che potrebbero già decretare chi sarà il numero 1 del mondo di fine stagione. Eh già, perché da oggi chi andrà più avanti nel torneo sarà re. Djokovic, per riguadagnare il trono che gli è appartenuto fino a due settimane fa, dovrà vincere il torneo, oppure gli basterà arrivare in finale battendo oggi Nishikori, purché Murray venga fermato da Raonic in semifinale. E se si ritroveranno in finale, il vincitore prenderà lo scettro di fine anno. PICCHIATORE Andy, che ieri si è sbarazzato abbastanza velocemente di Stan Wawrinka, campione dello Us Open a settembre e arrivato alla O2 Arena col fiato un po’ corto, oggi affronta il gigante canadese allevato da Riccardo Piatti. A dispetto del viso angelico, il 25enne nato a Podgorica è un bel picchiatore, e con i suoi servizi oltre i 200 orari può mettere in difficoltà anche un grande esperto della risposta come lo scozzese: «Contro Stan all’inizio ero un po’ stanco — ha detto Murray dopo l’ultima partita del round robin — perché le tre ore e passa contro Nishikori mi sono pesate abbastanza. In più lui picchiava forte e per un po’ mi sono preoccupato. Poi ho iniziato a cercare delle opportunità e sfruttarle, così ne sono uscito». Lo stesso dovrà fare oggi contro Milos, metterlo in crisi:-«Lui ha un servizio micidiale — ha spiegato ancora il n.1 — ed è anche capace di grandi colpi, in più sa scendere a rete quando ne ha la possibilità. Poi la superficie quest’anno è molto veloce e questo lo mette a suo agio. Dovrò essere bravo nel ribattere e crearmi l’opportunità di fare il mio gioco, quando ci sono riuscito (vedi la finale di Wimbledon, ndr)l’ho battuto». SORPRESE Novak Djokovic non ama le sorprese, soprattutto se riguardano i suoi risultati: «Penso che potrei tranquillamente tornare subito numero 1 al mondo e questo non sarebbe una sorpresa, per me. Sto giocando meglio, mi sto riprendendo e qui a Londra mi sono sentito sempre molto a mio agio». Non vuole sentire parlare di stress, o del suo momento di flessione: «Siamo tutti esseri umani — ha detto il Djoker, ultimamente un po’ teso nei rapporti con la stampa — non è la prima volta  che ho passato periodi difficili e non sarà nemmeno l’ultima». Di sicuro Nole si presenterà in campo contro Nishikori abbastanza riposato, ha giocato l’ultima volta giovedì contro Goffin e il match è stato rapido e indolore, quasi un allenamento. Anche il pupillo di Michael Chang non ha vissuto l’ansia da qualificazione: la vittoria pomeridiana di Murray lo aveva aritmeticamente qualificato per la semifinale. FAMIGLIA Intanto a Londra c’è l’intera famiglia Murray a far festa, mamma Judy insieme ai genitori è venuta ad applaudire i suoi numeri uno. La realizzazione di un sogno cullato e poi plasmato, se non addirittura forgiato, con le sue mani. Oltre al numero 1 di Andy in singolare, c’è quello di Jamie in doppio con Bruno Soares. Il fratello maggiore del due volte campione di Wimbledon, infatti, ha conquistato la leadership della classifica di specialità. Quanto tempo è passato da quando i due facevano a gara di qualunque cosa, e ora eccoli a celebrare insieme un primato conquistato e uno da difendere: «Sono molto orgoglioso di Jamie — ha detto Andy — l’anno è stato fantastico per entrambi. E’ chiaro che speriamo di chiuderlo nel migliore dei modi e… c’è anche una possibilità concreta che non accada. Scherzi a parte, comunque finisca, saremo sempre molto orgogliosi dei risultati che abbiamo raggiunto come famiglia». Mamma Judy ha già lo champagne in fresco.

 

Il numero 1 è di casa dai Murray (Gabriele Marcotti, Il Corriere dello Sport)

Le ATP Finals scorrono verso l’epilogo più scontato, non meno che atteso. La finale tra i due contendenti allo scettro di numero 1 al mondo. Tre vittorie per Novak Djokovic nella fase a gironi, altrettante per Andy Murray che ieri si è sbarazzato con autorevolezza anche di Stan Wawrinka. Una vittoria di slancio, in due set, nonostante la maratona di più di tre ore di mercoledì contro Kei Nishikori. «Stan ha iniziato alla grande, ha avuto un paio di opportunità sul mio servizio, ma superate le difficoltà iniziali, ho servito meglio, senza più soffrire troppo negli scambi». Oggi nella prima semifinale lo attende Milos Raonic, sul quale conduce 8 a 3 negli scontri diretti (oltre a due ritiri del canadese). E dal 2014 che lo scozzese non perde contro l’avversario di giornata, superato negli ultimi sette confronti. «Sarà una gran partita, Milos serve fortissimo, e penso che gli piacciano queste condizioni di gioco perché la superficie è rapida. E’ difficile crearsi delle opportunità con lui, ma quando ci ho giocato quest’anno ho sempre fatto bene. Milos più riposato? Non penso, a questo punto della stagione siamo tutti ugualmente stanchi». In caso di sua vittoria del torneo, domani sarà festa grande in casa Murray. Non solo perché Andy si sarà così assicurato di chiudere la stagione al primo posto del ranking. Ma anche perché nel frattempo lo stesso risultato lo ha raggiunto suo fratello Jamie, nella classifica di doppio, in coppia con Bruno Soares. Due fratelli ai vertici del tennis mondiale, un evento senza precedenti. «Hanno disputato una stagione incredibile, vincendo anche uno Slam. Nè Jamie né Bruno ci erano mai riusciti. Si completano alla perfezione, e hanno giocato benissimo i tornei importanti. Se lo meritano, anche qui hanno già raggiunto la semifinale». Si annuncia un fine settimana magico per la famiglia scozzese. «In verità tutto l’anno è stato fantastico per entrambi e potrebbe finire alla perfezione, anche se non si può mai sapere. In ogni caso saremo orgogliosi». L’altra semifinale, quella serale, vedrà di fronte Djokovic contro Nishikori. Il serbo conduce gli head to-head 10 a 2, e ha vinto le ultime nove partite, compresi i due match disputati nelle ultime due edizioni del Torneo dei Maestri. E ormai da più di due anni, dagli US Open 2014, che il giapponese non riesce a battere Nole.

 

La bella evoluzione del pallettaro, Murray sempre più travolgente (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Pallettaro può darsi. Difficile dar torto ad Adriano Panatta, quando definisce così il Murray numero uno, se non altro per rispetto a un tennista che dei pallettari Anni Settanta è stata la Nemesi. Ma pallettaro di che tipo, lo scozzese? È bene chiederselo, dopo i contrappunti combinati offerti nella prova di ieri con Stan Wawrinka, in una esibizione di musica da tennis che da un po’ non si vedeva, e tale da annichilire il povero Stanimal. Peggio, tale da rimbalzarlo indietro di mesi. Finirà numero 4, o 5, lo svizzero, accasciato sulla poltrona che abitava prima del maestoso Us Open strappato a Djokovic. Murray, in un pomeriggio da “sei quattro sei due” gli ha cancellato tutti i benefits di quella formidabile impresa. Un Sublime Pallettaro, verrebbe da dire, sempre ammesso che nella classificazione che andiamo tentando sia accettabile quello che a tutti gli effetti suona come un ossimoro. Via, diciamocelo: bello il pallettaro non è mai stata. Si arcigno, indisponente, provocatorio, e certo anche generoso e combattente. E invece Murray è anche bello. Non solo evoluto, o specializzat0. Bello negli impatti sempre pieni sulla palla, nel servizio che davvero non è quello di certi terraioli di un tempo, tipo un Solomon o un Dibbs, non a raso ribattezzati dalle nostre parti (Roma, entro le mura Aureliane) il sordo e lo gnomo. Bello nel disporre non solo una muraglia a fondo campo (tutti i pallettari sono un po’ anche ingegneri), ma renderla in qualche modo mobile, mutante, verrebbe da dire addirittura intelligente. Uno che non aspetta solo che il Wawrinka di turno, esasperato, cacci la palla in rete, ma che lo aiuta un po’ alla volta a comprendere come il farlo sia la cosa migliore per lui. Ci credereste? Abbiamo avuto quasi l’impressione, ieri, che Wawrinka fosse felice di sbagliare, pur di liberarsi della tensione e delle tossine accumulate. Così, Murray prosegue il cammino, che sin qui è stato da vero numero uno. Ovvio che il match con Wawrinka fosse il più insidioso. Era il numero tre, lo svizzero, almeno fino a qualche ora fa. Ma il curioso di questa vicenda è che Murray troverà in semifinale un altro numero tre, il nuovo, e non ancora ufficializzato dal ranking. Milos Raonic. Ce ne sono altri in giro di numeri tre? Sì, forse uno, Nishikori. Ma solo se andrà in finale. L’accesso alla semi gliel’ha offerto Murray stracciando Wawrinka. Sarà il giapponese l’ultimo test per Djokovic prima dei 100 finali. La gara che deciderà a chi andrà il trofeo con il numero uno in argento che l’ATP da qualche tempo mette in palio. E riprendiamo in mano la tabellina. Wawrinka si ferma a 5.315 punti. Raonic è già a 5.450, terzo, ne potrà aggiungere 400 per la finale e 600 per la vittoria. Nishikori è a 5.105, quinto al momento. Ma terzo se dovesse battere Djokovic, e Raonic cadere con Murray. Ipotesi possibile? Difficile, comunque. Nei testa a testa il serbo è avanti 10-2, Murray conduce 8-3 su Raonic, con cui non perde da 7 confronti filati. Siamo agli ultimi due giorni del Master e restano tre match per decidere i primi quattro in classifica. Se vi pare poco

 

Murray, il piglio del nr.1, ora c’è Raonic (Gianni Clerici, La Repubblica)

La fabbrica del tennis ha prodotto le due semifinali, Murray contro Raonic, e l’altra, Djokovic contro Nishikori, comunque termini il match tra il giapponese e Cilic. Spero che il lettore sia in grado di capirlo, perché lo scriba ha dovuto chiedere conferma a un raccattapalle, un bambino di nove anni, prima di avventurarsi in simile, insolita affermazione. Quel che mi ha impressionato è stato l’atteggiamento di Murray che ha dominato Wawrinka 6-4, 6-2. Un atteggiamento mutato, dagli abituali infuriati monologhi che qualsiasi regista avrebbe sconsigliato a un suo attore drammatico. Murray era ben noto per le smorfie, gli spasmi facciali, oltre i limiti del rictus, lo scoraggiamento infantile, il digrignar dei denti. Ad un certo punto del felice match contro Stan Wawrinka, l’ho visto sorridere. Non sorrideva né di se stesso, e nemmeno dell’avversario. Era un sorriso buono, quello che tutti noi siamo in grado di dedicare a chi faccia qualcosa di inatteso. Il sorriso, totalmente privo di irrisione, era diretto a Wawrinka che aveva appena spezzato la sua racchetta. Simile vicenda si verificava sullo 0-3 nel secondo set, a svantaggio dello svizzero, che andava giocando una partita ineguale, alternando qualcuno dei suoi splendidi gesti ad errori insoliti per chi, come lui, è imbattibile nell’eleganza. Era stato allora che Stan non si era trattenuto da quello che – sicuramente – rappresenta un trasferimento di responsabilità, un tentativo di dichiarare la racchetta colpevole al posto nostro. Tentativo talmente irrazionale che lo stesso Wawrinka se ne rendeva conto, raccogliendo i frammenti dell’arma, e andando docilmente a gettarli nel più vicino bidone dei rifiuti. Vecchio scriba che sempre più spesso si sbaglia, contavo di assistere ad una sorta di finale anticipata del torneo, al match di maggiore importanza, e sicuramente di maggior qualità, prima della finale autentica, che immagino, salvo incidenti, tra Djokovic e Murray. Avevo verificato i risultati dei match precedenti, nove vittorie a sette dello scozzese sullo svizzero che mi consentivano di dubitare del risultato previsto dai bookmakers a favore di Murray. Avevo ammirato l’inizio, con l’abituale gestualità di Wawrinka, che cercava il punto vincente, non solo sui rimbalzi, ma con la superiore velocità e lunghezza. E avevo apprezzata la viva regolarità di Murray, e soprattutto i suoi cambiamenti di rotazione. Proprio questo, le palle che giungevano ora liftate, ora tagliate, ora addirittura piatte, aveva aumentato la percentuali negative di Stan, che, nel settimo game, subiva un primo break che non sembrava decisivo. Appariva invece, issata sicuramente da un conoscitore, la croce bianca su sfondo blu di Sant’Andrea, la Saltire flag e, da quel momento, addirittura io comprendevo che Andy avrebbe vinto. Vado ora ad assistere a un’esibizione tra Nishikori e Cilic, un match che mai dovrebbe esistere in un torneo di tennis, in cui si vince o si perde. Erano queste le antiche regole, dal 1400, vergognosamente contraddette dal cosiddetto Masters

 

Le leggende del tennis si danno battaglia a Bari (Roberto Longo, La Gazzetta del Mezzogiorno)

Si sono fatti attendere alla stregua di una sposa destinata all’altare ma quando i quattro big che oggi e domani allieteranno gli appassionati de «La Grande Sfida» hanno fatto ingresso nella sala stampa che li avrebbe presentati alla città di Bari tutti, nessuno escluso, sono scattati all’unisono in un lungo e coinvolgente applauso. La Grande Sfida è iniziata così. Perchè «Superbrat», il mancino terribile del tennis che fu che risponde al nome di John McEnroe, l’istrionico francese Henri Leconte, l’affascinante vikingo Thomas Enqvist, divenuto in men che non si dica il preferito in quota femminile, ed una vecchia conoscenza del pubblico barese, l’austriaco Thomas Muster, nel capoluogo vincitore più di tre decenni addietro, tutti insieme a portata di selfie non si erano mai visti da queste parti. L’emozione iniziale ha lasciato il posto alle domande degli addetti ai lavori. Cosa ricorda di quel successo? La prima domanda rivolta a Muster: «Mi chiedo ancora oggi perchè quel torneo sia finito così presto, perchè lo avete interrotto?» la risposta di un Muster in tuta, con la barba di qualche giorno ma sorridente. Subito dopo è la volta del mancino americano al quale un cronista irriverente chiede se il broncio faccia parte del personaggio: «E’ una domanda?». Risponde senza fare una piega l’ex numero uno al mondo che nell’applausometro divide la scena con l’altro mancino Henri Leconte. Insieme a quest’ultimo il più rilassato è il bel Thomas Enqvist, gli chiedono se ha mai incontrato l’austriaco in carriera. Dice di si, «soprattutto adesso che sono in pensione» ma quello di oggi, appunto il secondo match del programma odierno, promette scintille tra i due ex top-player dalle caratteristiche tecniche assai simili. Tra una smorfia e l’altra Henri Leconte attende diligentemente il suo turno e quando gli chiedono quale tattica metterà in campo oggi contro l’americano sgrana gli occhi suscitando l’ilarità generale: «Dovrò giocar bene, giocare un buon tennis, dovrò impegnarmi a fondo cercando di capire innanzitutto le intenzioni del mio avversario, ma mi dovrò davvero impegnare a fondo…». L’ultimo passaggio è per «The Genius» al quale viene posto l’annoso quesito sul miglior tennis di sempre: «Penso che le differenze stiano tutte nei differenti materiali, avevamo racchette diverse e il gioco era meno veloce. Mi piacerebbe giocare con gli attrezzi di oggi e far giocare i campioni di questa epoca con le nostre racchette in legno: ne vedremmo delle belle». L’eleganza della conduttrice, Nicola Virgintino, traghetta l’incontro aura-verso i doverosi saluti alla madrina del tennis azzurro, Lea Pericoli, ospite d’onore a Bari. E’ il momento dei saluti, ora si passa al tennis giocato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ferro irresistibile, Kontaveit crolla (Vannini). Contratto US Open: “Muori per Covid? Vietato far causa” (Cocchi). Serena vola a Lexington per riprendersi la storia: “Sono pronta per il record” (Piccardi). Halep con timore e Serena si lancia (Bertellino)

La rassegna stampa di lunedì 10 agosto 2020

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Ferro irresistibile, Kontaveit crolla (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Il titolo di Fiona Ferro, due vittorie in due finali disputate, la precedente a Losanna l’anno scorso, è meritatissimo. La francese di padre padovano ha trovato la settimana perfetta, giocando un tennis potente senza attimi di disattenzione. Sulla strada ha battuto non solo le azzurre Enani e Giorgi, ma in finale anche la n. 22 del Mondo, l’estone Kontaveit, che ieri ha perso da favorita; si consolerà entrando comunque fra le top 20, mentre Ferro salirà al n. 44. La finale del Palermo è cresciuta di livello gradualmente e nel 2° parale è diventata avvincente con l’estone arrivata a due punti dal set (in vantaggio 5-3, 30-15) ma poi punita da 4 giochi consecutivi della Ferro.

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Ma se gli Open femminili siciliani dovevano essere il torneo “cavia” per la ri partenza mondiale del tennis i primi risultati devono considerarsi positivi: una macchina così complessa, che chiama in causa centinaia di persone fra giocatrici e addetti ai lavori, può funzionare a patto che siano rispettate regole stringenti sì, ma che allo stesso tempo necessitano di qualche correzione in corsa.

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A Palermo in dieci giorni sono stati effettuati oltre 500 tamponi, schierando un cordone sanitario attento e puntuale, con la regia di una Wta chiamata a fornire la massima sicurezza e per questo giustamente molto severa. Al momento, risulta un solo caso di positività immediatamente intercettato e gestito come da protocollo: la bulgara Tomova, già rientrata in patria dopo due tamponi tornati negativi e qualche giorno passato nella struttura dedicata.

Contratto US Open: “Muori per Covid? Vietato far causa” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Sarà anche colpa della quarantena, e del timore che una volta rientrati in Europa si debba stare isolati due settimane, ma forse il problema dello Us Open, al via dal 31 agosto, e delle tante rinunce non è solo questo. Da ieri, infatti, circola sul web la foto di un documento, uno scarico di responsabilità in cui i giocatori si impegnano a non rivalersi in alcun modo contro gli organizzatori nel caso contraessero il Coronavirus. All’inizio del documento proposto ai giocatori il contratto spiega tutte le misure di sicurezza a cui dovranno attenersi i team. I tennisti, ovviamente, sono tenuti a notificare alla federtennis statunitense la presenza di sintomi, o di un positivo nello staff, prima di entrare nelle strutture del torneo. Ma il bello viene dopo, quando il contratto chiarisce che i giocatori «nella misura consentita dalla legge, rinunciano e si impegnano a non denunciare Usta, New York City, Atp, Wta e le rispettive affiliate, amministratori, dipendenti, volontari e sponsor per qualsiasi danno, perdita, malattia o infortunio, inclusa la morte» del giocatore stesso, di un membro del team o di persone a lui vicine.

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Non è da escludere che questo sia uno dei motivi per cui Novak Djokovic continua a procrastinare la decisione su New York.

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Intanto Dominic Thiem, numero 3 al mondo, ha annunciato che volerà negli Stati Uniti per giocare Cincinnati e Us Open, ma potrebbe anche decidere di tornare indietro subito e cancellarsi da entrambi i tornei qualora la quarantena mettesse a rischio la sua partecipazione agli Internazionali di Roma, dal 21 settembre.

Serena vola a Lexington per riprendersi la storia: “Sono pronta per il record” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Mi sono chiusa in casa all’inizio di marzo. Non ho una capacità respiratoria ottimale: non so cosa mi sarebbe successo se avessi preso il Covid e non ho voglia di scoprirlo. Quello che mi incuriosisce è scoprire nuovi rapporti di forza dopo uno stop così lungo. Non ero mai rimasta ferma 150 giorni in vita mia…». La pantera Williams, uscita dalla quarantena nel villone di Palm Beach nel cuore della Florida martoriata dalla pandemia, è volata a Lexington, Kentucky, dove debutterà contro la connazionale Pera in un torneo (cemento, 275 mila dollari di montepremi) che senza pandemia non avrebbe degnato di uno sguardo e invece, in un calendario stravolto, rappresenta una tappa importante nel progetto di una vita: riprendere confidenza con il tennis e volare a New York per vincere l’open Usa a porte chiuse (al via il 31 agosto), 24° Slam della carriera.

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La luce non si è spenta. Alexis le ha fatto costruire in giardino un campo con la stessa superficie su cui si giocherà l’ultimo Slam di una stagione tribolatissima, che si lascerà alle spalle una coda di roventi polemiche. Tra le stringenti norme antiCovid predisposte dalla Federtennis americana per proteggere i giocatori che voleranno a New York, città che è stata al centro della pandemia, ci sono l’obbligo di predisporre a proprie spese un servizio di sorveglianza privata per chi sceglierà l’appartamento invece dell’albergo del torneo (ammesso solo chi sarà stato registrato come membro del ristrettissimo entourage del giocatore) e la richiesta di firmare uno scarico di responsabilità che gli atleti stanno facendo girare sui social in queste ore. «Dichiaro di prendermi la piena responsabilità di ogni rischio, incluso ammalarmi o morire» si legge sul formulario che i partecipanti al torneo hanno ricevuto.

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Alla confluenza con la storia, ancora affamata nonostante stia per compiere 39 anni, Serena si farà trovare puntuale all’appuntamento. «Viviamo alla giornata, viaggio con 50 mascherine nella borsa ma se l’Us Open sarà confermato, e se poi si giocherà anche il Roland Garros a Parigi, progetto di esserci. Il tennis è importante ma più importante è la salute, e chi vive con me fa di tutto per proteggermi. Quel che so è che il lockdown mi ha ritemprata come nessuna vacanza mai: mi sento in forma e ho voglia di ricominciare». L’ultimo match di Serena risale all’8 febbraio scorso, una sconfitta in Fed Cup con la lettone Sevastova. Da allora ha cucinato torte con la figlia Olympia, ha appoggiato il movimento «black lives matter» esploso dopo la morte di George Floyd a Minneapolis, è entrata insieme al marito nel gruppo di fondatori delle Angel City Football Club, la squadra di calcio femminile di Los Angeles che dal 2022 andrà ad arricchire le franchigie della National Women’s Soccer League: nel board, a 2 anni, anche Olympia Ohanian Williams. Pandemia permettendo, è arrivato il momento di tomare a impugnare la racchetta. Pera al primo turno, la sorella Venus o la bielorussa Azarenka al secondo, in tabellone anche Sabalenka e baby Gauff. Torneo vero, insomma.

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Halep con timore e Serena si lancia (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Si dice che le difficoltà e i problemi temprino e dunque anche il tennis internazionale uscirà rafforzato da questa fase a dir poco delicata della propria storia. Quello femminile è ripartito dal WTA di Palermo nel quale avrebbe dovuto essere al via anche la numero 2 del mondo e campionessa in carica di Wimbledon, Simona Halep.

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Ora la rumena è la prima favorita nel WTA di Praga: «Mi sento bene dal punto di vista fisico. Dopo due mesi di stop quasi assoluto ho ripreso gli allenamenti a Bucarest e non vedo l’ora di tomare a competere, ciò che mi manca di più ovviamente con le emozioni che ció genera. Difficile dire come andrà anche se non escludo risultati a sorpresa in queste prime rassegne. Da una parte ci sono i giovani che hanno grande desiderio di rientrare, dall’altra ci siamo noi esperte che possiamo usare quanto appreso in molti anni di carriera per ritrovare il livello lasciato alcuni mesi fa». Ancora dubbi sulla sua presenza agli US Open

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In terra americana oggi scatterà anche il torneo WTA di Lexington, che vede tra le big Serena Williams in un tabellone che definire di ferro è dir poco, in particolare proprio nella sezione dell’ex numero 1 del mondo. Dopo l’esordio con la connazionale Bernarda Pera, Serena Williams troverà la vincente della sfida tra la sorella Venus e Viktoria Azarenka. Nei quarti si potrebbe profilare un altro scontro di livello con Sloane Stephens. In campo maschile i dubbi connaturati alla ripresa del circuito e agli spostamenti tra America ed Europa sono legati all’eventuale quarantena cui verrebbero sottoposti i giocatori se non arrivasse un’esenzione. Dominic Thiem andrà negli States la prossima settimana ma potrebbe subito rientrare, per sua ammissione, se le autorità italiane non raggiungeranno un accordo di eccezione con gli US Open e l’ATP in fatto di quarantena al rientro

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Anche Matteo Berrettini ha dichiarato che giocherà gli US Open ma che sono ancora tanti i dubbi sulle questioni della quarantena al ritomo in Europa. Ultime battute ieri nel WTA di Palermo, con la disputa delle due finali. Quella di doppio ha premiato l’olandese Rus e la slovena Zidansek che con un duplice 7-5 hanno fermato il duo azzurro Trevisan/Cocciaretto, alla prima finale WTA in carriera.

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Il titolo di singolare è andato alla francese Fiona Ferro, in semifinale vincente su Camita Giorgi, che ha avuto la meglio sulla numero 4 del seeding, Anett Kontavett per 6-2 7-5. […]

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Rassegna stampa

Show della Giorgi ma non basta. Ferro la piega e vola in finale (Vannini). Camila torna a convincere (Bertellino). Serena c’è: «New York e poi Parigi, che voglia…» (Chinellato)

La rassegna stampa di domenica 9 agosto 2020

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Show della Giorgi ma non basta. Ferro la piega e vola in finale (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Camila ha fatto sognare Palermo, portando il suo tennis ricco di emozioni e privo di mezze misure, ma non è riuscita a regalarsi la sua prima finale su terra della carriera oltre che prima dei 2020. Dopo la straordinaria vittoria notturna in rimonta sulla Yastremska, a cui aveva annullato due match ball, è scesa in campo per la semifinale appena 18 ore dopo ed ha finito per cedere 7-5 al terzo ad una avversaria che spara tutti i colpi come lei, la francese Fiona Ferro il cui papà è di Padova anche se lei non parla italiano. Oggi, contro la estone Kontaveit (ore 19,30), la Ferro cercherà il suo secondo titolo dopo quello vinto a Losanna un anno fa. In un torneo impreziosito dai risultati azzurri, la Giorgi ha confermato di essere la nostra numero uno (domani sarà 71°, 18 posti recuperati). Il lockdown non l’ha affatto cambiata: la sua idea è sempre quella di tentare di dominare i match cercando le linee ad ogni colpo. Un prendere o lasciare che il pubblico ha apprezzato. I 100 spettatori rimasti fino alle 1,25 di venerdì notte, ad esempio, si sono gustati il “corpo a corpo” con l’ucraina Yastremska, numero 25 del ranking, in cui entrambe hanno giocato colpi spettacolari, ma la Giorgi qualcuno in più. Sforzo forse pagato ieri quando Camila, dopo un inizio sprint (5-0 poi 6-2 nel 1°), ha subito la rimonta della Ferro. Nella partita finale, altri batticuore: la Giorgi sembra ko, sul 4-5 opera il break poi però cede di nuovo la battuta. Questione di dettagli su cui Camila alla fine recrimina: «Quel game sul 5 pari è stato fondamentale, forse ho forzato troppo la seconda, dovevo giocare un colpo più sicuro. Ma nessun rammarico, ho fatto una semifinale al primo torneo dopo tanti mesi, credo di aver espresso il mio tennis ed avere giocato bellissimi incontri». Oggi la Giorgi vola a Praga, dove nel 2018 ha raggiunto un’altra semifinale sul rosso: è in tabellone principale ed esordirà contro una qualificata. Un’altra estone in finale 10 anni dopo Kaia Kanepi. Anett Kontaveit, numero 22 del mondo, ha facilmente sconfitto una pallida Petra Martic, testa di serie numero 1 che per tutta la settimana non era stata troppo brillante, ed anche ieri ha confermato delle difficoltà, apparendo poco reattiva anche per problemi fisici. Nel 2° set in cui aveva recuperato da 2-5 a 4-5 ha chiamato medical time out uscendo dal campo per un fastidio alla coscia, ed al rientro, quando poteva tentare l’aggancio col servizio a disposizione, ha perso 4 punti di fila senza mai mettere la prima, consegnando di fatto il match alla Kontaveit.

Camila torna a convincere (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Camila Giorgi non riesce nell’impresa, ma mostra chiari segnali positivi nel gioco e nella tenuta. Palermo si appresta oggi a consegnare il primo titolo del circuito maggiore Wta dopo la lunga pausa per emergenza sanitaria e al termine di un’intensa settimana di ripartenza ufficiale, tra sorprese, rispetto dei protocolli del periodo, comunque tanta voglia delle protagoniste di tornare a competere. Saranno l’estone Anett Kontaveit, numero 22 Wta e la francese Fiona Ferro, numero 53 del mondo, a giocarsi l’ambito trofeo, con avvio non prima delle 19.30. La transalpina ha interrotto in semifinale i sogni di gloria dell’ultima azzurra in gara, la Giorgi appunto, in tre set e sul filo di lana (2-6 6-27-5). Partenza a razzo di Camila Giorgi. Per la marchigiana un 5-0 denso di significati tecnici, con due break e soprattutto un bel recupero nel quinto gioco da 0-40. Fiona Ferro si è sbloccata nel sesto gioco conquistandolo per l’1-5 parziale. Ha replicato nel successivo con il suo primo break nel set (2-5). Chiusura di Camila sul 6-2, con nuovo break, di forza e potenza pura. La seconda frazione ha visto il match cambiare completamente. Ferro più precisa e Giorgi più fallosa. La Ferro ha restituito ugual moneta all’azzurra (6-2) facendo fin dal avvio corsa di testa. Nel terzo set un break in favore della francese ha condizionato l’andamento del testa a testa. Brava la Giorgi a rimettersi in corsa al decimo gioco (5-5). Fatale però un suo attimo di rilassamento. Ferro nuovamente avanti e abile nel chiudere subito dopo. Per Camila in ogni caso un buon torneo che le frutterà domani un balzo di 18 posizioni sulla nuova poltrona mondiale di numero 71. La prima semifinale ha regalato invece una parziale sorpresa con la vittoria della quarta testa di serie, l’estone Anett Kontaveit, sulla numero 1 del seeding Petra Martic per 6-2 6-4. […]

Serena c’è: «New York e poi Parigi, che voglia…» (Davide Chinellato, La Gazzetta dello Sport)

Non gioca una partita ufficiale da febbraio. Ha passato gli ultimi mesi «reclusa» in Florida, temendo il coronavirus e le sue conseguenze per una persona come lei, con capacità polmonare ridotta. Serena Williams è pronta a riprendere la scalata, ora che la pandemia consente di tornare sotto rete. Con un obiettivo principale: lo Us Open che comincia a fine mese, pandemia permettendo. E nella sua testa c’è anche il Roland Garros a settembre in Francia. «Se si gioca, voglio farli entrambi» ha detto. Il cammino della quasi 39enne Serena verso il 24° titolo di uno Slam della sua leggendaria carriera comincia domani a Lexington, Kentucky, nel primo torneo Wta negli Usa dopo lo stop per il virus. Serena si è tenuta in forma e a casa sua ha addirittura ha costruito un campo con lo stesso cemento usato per gli Us Open. «Me l’ha costruito mio marito – ha raccontato ieri in conference call -, io invece mi sono occupata della palestra che però non è ancora finita. Il campo è immediatamente diventato il mio santuario, tanto che mi sono chiesta perché non l’ho fatto prima». La Williams, che ora è numero 9 nel ranking Wta, però è la prima a sapere che gli allenamenti casalinghi non bastano, che per ritrovare la condizione deve giocare e ha bisogno dei tornei. Ha in programma dopo Lexington il torneo newyorkese che precede lo Us Open, prima di giocare in quello che sarà il secondo Slam di questo strano 2020 (nel primo, l’Australian Open a gennaio, si era fermata al terzo turno). Per ora però Serena preferisce non fare programmi troppo a lungo termine: «Non penso al futuro, voglio concentrarmi su un torneo alla volta, anche perché con la pandemia non sai mai cosa può succedere». Serena in Kentucky sarà la testa di serie numero 1 di un tabellone che comprende anche la sorella Venus, Sloane Stephens, Victoria Azarenka, Aryna Sabalenka, Johanna Konta e Coco Gauff. «Non ci saranno i tifosi – dice Serena -, ma va bene lo stesso. Sono rimasta a casa per sei mesi, visto che ho cominciato a praticare il distanziamento sociale a marzo, e non mi capitava da quando ero una ragazzina. Anche quando sono rimasta incinta ho continuato a viaggiare. Ma con la salute sono super attenta: non sono sicura di cosa mi succederebbe se prendessi il coronavirus e preferisco non scoprirlo. Giocare a tennis è bello, ma qui si tratta della mia vita e della mia salute: giusto essere un po’ nevrotici. E portarsi dietro anche 50 mascherine».

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Rassegna stampa

Giorgi raggiunge Errani e Cocciaretto. Che trio nei quarti (Cocchi). Baby Cocciaretto “copia” Errani (Vannini). Sinner va in America. US Open e Cincinnati, ma prima la quarantena (Barana)

La rassegna stampa di venerdì 7 agosto 2020

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La Giorgi raggiunge Errani e Cocciaretto. Che trio nei quarti (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Camila Giorgi cede un set alla slovena Juvan, rischia la rimonta, ma supera l’ostacolo 3-6 6-2 6-4 raggiungendo ai quarti le altre due azzurre Elisabetta Cocciaretto e Sara Errani. Oggi il trio azzurro sarà protagonista sulla terra rossa di Palermo a caccia di un posto in semifinale (Supertennis dalle 16). Sara, che a Palermo è arrivata grazie a una wild card e che sulla terra siciliana ha già vinto due volte nei tempi migliori, aveva bisogno di ritrovare risultati incoraggianti dopo essere precipitata fmo al numero 169 del mondo. Oggi, intorno alle 19, nel terzo match di giornata, si troverà di fronte la francese Fiona Ferro: «Sono più tranquilla rispetto allo scorso anno – ha spiegato la romagnola – sono sempre dentro la partita. La Ferro è una giocatrice impegnativa, ci siamo già allenate insieme. E giovane e molto potente». Prima di Sara entrerà in campo la 19enne Cocciaretto, che continua a migliorare i suoi record e punta alla prima semifinale Wta della carriera: «Sono emozionata ma molto contenta di come ho gestito queste partite – ha spiegato dopo aver battuto la Vekic, n. 24 al mondo – e voglio ringraziare il pubblico per avermi aiutata a vincere una partita contro una giocatrice forte e che ammiro. Ricordo che quando avevo 6 anni vedevo in tv Errani, Vinci, Pennetta e Schiavone proprio qui a Palermo, mentre adesso ci sono io ed è un’emozione forte, anche se in ogni caso questo deve essere solo un punto di partenza».

Baby Cocciaretto “copia” la Errani (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

 

Tante italiane così avanti in un torneo importante non è un fenomeno troppo comune negli ultimi tempi. L’ultima prova Wta con tre italiane nei quarti risale al 2015, Hobart, Australia: il terzetto azzurro era formato da Knapp, Vinci e Giorgi. E proprio Camila, impegnata nel match di ieri fino a tarda sera, era attesa a completare il gruppo già formato da Errani e da Elisabetta Cocciaretto, per la prima volta a questi livelli nel circuito maggiore. Gli Open siciliani invece sono sempre stati terreno fertile per il nostro tennis, tanto che già in 7 occasioni tre italiane sono arrivate almeno nei quarti (dal 1990 fino al 2010) e peraltro due straordinarie finali, Pennetta-Errani nel 2009 e Vinci-Errani nel 2013 sono stati dei derby interamente azzurri. La Errani è ancora qua a dire la sua, ha ritrovato sorriso e motivazioni sui campi che la lanciarono già giovanissima, e oggi, se il giorno di riposo le sarà servito per recuperare energie, non parte certo battuta contro Fiona Ferro, anche se l’unico precedente, a Rabat l’anno scorso, le è sfavorevole, ma solo dopo 3 set molto combattuti. Adesso Donna Vekic se la sarà scolpita bene in mente la ragazzina marchigiana che aveva candidamente ammesso di non conoscere prima del match di mercoledì notte. Ribadendo il suo tennis aggressivo, caratterizzato da una evidente voglia di emergere, la 19enne Elisabetta Cocciaretto ha lasciato 6 giochi alla numero 24 del Mondo, decisamente sorpresa dalla sua avversaria e forse un pizzico distratta. Con la seconda vittoria eccellente dopo quella sulla Hercog, la prima su una top 30, Cocciaretto fa segnare numeri indicativi della sua crescita, soprattutto considerando che ha pochissimi match Wra alle spalle: è per la prima volta nei quarti di un torneo importante, è la più giovane italiana a raggiungere un simile risultato 14 anni dopo proprio Sara Errani (Budapest 2006), la più giovane anche a centrare i quarti a Palermo a 8 anni dall’inglese Laura Robson, che appena 18enne tocco anche le semifinali. Comunque sia, a fine torneo firmerà il miglior ranking della carriera. Piace di Elisabetta, l’inquadramento mentale che le permette di mantenere la misura anche dopo un risultato eccezionale. «La Vekic? Normale che abbia detto di non conoscermi, io sono da poco nel circuito, piano piano giocando tutte mi conosceranno meglio. Il match? Inizio combattutissimo, poi piano piano mi sono sciolta e anche l’atmosfera del campo centrale, dove giocavo per la prima volta, mi ha aiutato. Ora non voglio sentire responsabilità. Sono felicissima al solo pensare di stare facendo bene nel torneo che da bambina vedevo in Tv sognando di arrivarci un giorno da protagonista». Per lei adesso un altro ostacolo molto impervio: l’estone Kontaveit, numero 22 del mondo. […]

Sinner va in America. Us Open e Cincinnati, ma prima la quarantena (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

L’America è vicina. Jannik Sinner ha sciolto (quasi) tutte le riserve e sarà al via il 18 agosto al Masters di Cincinnati e il 31 all’Us Open, quest’anno entrambi (anche il torneo dell’Ohio) eccezionalmente sui campi del Billie Jean King Tennis Center di Flushing Meadows, nel Queens a New York, storica sede dello slam americano. In tempi normali si tratterebbe di una non-notizia, ma in epoca di Covid e dopo le rumorose rinunce di grossi calibri come Nadal, Federer, Monfils e Fognini nulla ormai è scontato. Lo stesso Jannik il 19 luglio, parlando con un cronista americano, aveva messo in dubbio la sua partecipazione ai due tornei: “Se mi fanno fare 14 giorni di quarantena al ritorno in Europa non vado” era stato il succo del suo ragionamento. L’obbligo di quarantena ad oggi, seppur non ancora ufficialmente, è stato ridotto a 4 giorni sia in entrata che in uscita dagli Usa. Sinner arriverà a New York già la settimana prossima e dal 16 avrà accesso al Billie Jean King. Due giorni dopo sarà in campo per le qualificazioni. L’Usta ha fatto sapere che sta mettendo a punto con i governi europei un protocollo di sicurezza per scongiurare un «fermo» più lungo. Riccardo Piatti, coach di Sinner, conferma che a queste condizioni si può fare: «Se la situazione procede come ora Sinner sarà a New York sia per Cincinnati che per l’Us Open» dice. Il protocollo di sicurezza di cui sopra prevede una «bolla» per tennisti e staff, che dovranno limitare i loro spostamenti tra campi e i due alberghi messi a disposizione dall’organizzazione. I tennisti più facoltosi che sceglieranno di soggiornare in appartamento invece saranno videosorvegliati. […]

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