Carlos Moya entra a far parte dello staff di Rafa Nadal

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Carlos Moya entra a far parte dello staff di Rafa Nadal

Il maiorchino per la prima volta in carriera decide di affiancare qualcuno allo zio Toni

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Sono quasi due anni che molti appassionati ed esperti di tennis consigliano a Rafa Nadal di sostituire, o almeno affiancare, zio Toni con qualcun altro. A questo proposito, all’inizio dell’anno quest’ultimo ha sottolineato come, se non fosse stato per il legame parentale che li lega, il nipote lo avrebbe già sostituito. Ebbene, è di queste ore il comunicato con cui il 14 volte vincitore Slam ha annunciato che Carlos Moya entrerà a far parte dello staff tecnico del maiorchino.

Toni rimarrà il capo allenatore, ma il vincitore del Roland Garros 1998 – separatosi recentemente da Milos Raonic – collaborerà sia durante i tornei sia nelle sessioni di allenamento, dando anche un importante contributo per quanto riguarda il lavoro all’interno dell’Accademia intitolata al fenomeno di Manacor. Queste le parole del numero 9 del mondo: “Sono davvero entusiasta di annunciare che Carlos Moya entrerà a far parte del mio team immediatamente insieme a Toni (Nadal, ndr) e Francis Roig. Avere Carlos, che è non solo un amico ma anche una persona importante per la mia carriera, insieme a me è qualcosa di speciale. Sarà accanto a me durante gli allenamenti e le competizioni. Allo stesso tempo lavorerà nella mia Accademia insieme a Toni e al resto dello staff tecnico”. Questa invece la risposta di Carlos: “Toni Nadal mi ha chiamato mentre stavo giocando l’IPTL. Onestamente è stato grandioso ricevere quella telefonata, poter aiutare Rafa è speciale per me e sono sicuro che insieme a Toni, Francis e tutti gli altri avremo un grande progetto comune. Rafa è soprattutto una bella persona e un amico di cui mi fido molto; sono certo che potrà continuare a vincere titoli importanti. Allo stesso tempo lavorare presso la Rafa Nadal Accademy è una sfida importante in una struttura già molto professionale con grandi esperti che svolgono un lavoro eccellente”. Anche lo zio più famoso del tennis ha voluto esprimere la sua opinione a riguardo: “Quando ho saputo che Carlos aveva smesso di collaborare con Raonic l’ho chiamato perché pensavo che avrebbe potuto partecipare a tutti i nostri progetti, compreso quello dell’Accademia. Moya è sempre stata una persona speciale per noi. Rafael ha sempre avuto una grande considerazione di lui quando giocava ed era numero uno e c’è sempre stato per aiutarci. Abbiamo capito che è il momento giusto per averlo nel nostro team“.

L’unica esperienza di Moya come allenatore, o per meglio dire consulente, è stata quella del 2016 con Milos Raonic, il quale anche grazie a lui ha compiuto progressi importanti sia sul piano tecnico-tattico che su quello mentale. Carlos è stato molto bravo nel dare fiducia al canadese e a fargli credere di poter ambire alle prime posizioni mondiali, oltre che di poter giocare alla pari contro tutti i giocatori. A dimostrazione di ciò ci sono le grandi prestazioni di Melbourne (dove ha perso in semifinale in cinque set contro Murray), Indian Wells, Wimbledon – qui si è arreso solamente all’ultimo atto sempre di fronte al fuoriclasse scozzese, vincendo una semifinale molto equilibrata contro Federer, in cui ha dimostrato grande maturità – e delle ATP Finals, dove se l’è giocata alla pari con i primi due giocatori del ranking mondiale, salendo per la prima volta al numero 3 ATP.
Insieme a Piatti, l’ex numero uno del mondo è stato bravo a far credere al gigante di Podgorica di poter giocare in maniera offensiva in maniera oculata ma costante, seguendo sempre a rete le palle che rimbalzavano nei pressi della metà campo e variando bene i suoi schemi d’attacco, senza contare i miglioramenti sul lato sinistro e sotto il profilo fisico. Nonostante le caratteristiche e il momento della carriera estremamente diversi, Moya potrà aiutare Rafa a spostare il baricentro del suo gioco più vicino alla riga di fondocampo, tentando di accorciare gli scambi – seppur nei limiti del possibile rispetto all’attitudine del suo giocatore. Ma sarà cruciale in primo luogo il lavoro dal punto di vista psicologico, così da far riacquisire a Nadal la fiducia col dritto, gestendo le situazioni importanti dei match clou con la giusta serenità e convinzione nei propri mezzi. Inoltre sarà interessante vedere se, come accaduto col gigante di Podgorica, Moya apporterà delle modifiche al servizio del numero 9 del mondo, specialmente in termini di varietà nella scelta delle direzioni, anche se probabilmente occorrerà del tempo prima di poter giudicare questa partnership.

Insomma, di carne al fuoco ce n’è davvero tanta e, per fortuna degli aficionados, l’incedere della off-season è sempre più rapido: soltanto 15 giorni e vedremo il primo Nadal “versione Moya”.

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Toni Nadal su Rafa: “Trofeo al Roland Garros, poi si vedrà”

Lo zio di Rafa Nadal parla di formazione tennistica e caratteriale, dell’incontro con Auger-Aliassime e di Novak Djokovic

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“Penso che qualsiasi allenatore debba adattare ciò che insegna all’allievo, pur sapendo che in molte circostanze non funziona. In ogni caso, ci sono principi che devono restare immutati”. Comincia così Antonio Nadal Homar la non insolitamente lunga intervista a Vanity Fair.

Lasciata la racchetta perché non si considerava abbastanza forte, lo zio ed ex allenatore di Rafael Nadal ha cominciato a dare lezioni di tennis mentre studiava giurisprudenza. Il piano era diventare avvocato, ma non sarebbe andata proprio così. Ha cominciato allenando i figli dei soci del Club Tenis Manacor. Poi, il nipotino, “poco complicato e obbediente. Gli dicevi qualcosa e lui la faceva senza fiatare, non come altri bambini indisciplinati che cercano di metterti in difficoltà”.

Contrariamente ad alcuni – se non parecchi – suoi colleghi, è molto raro vedere Rafa dare in escandescenze o mancare di rispetto a qualcuno sul campo. Toni dà il merito ai genitori e a Rafa stesso, aggiungendo che ciò va di pari passo con la la formazione tennistica. “Per esempio, non gli avrei mai permesso di rompere intenzionalmente una racchetta, perché quello è il mio modo di intendere il mondo. Il fatto che poi non l’abbia mai rotta è però una questione di educazione che gli hanno dato i suoi genitori. Se trovi persone che non hanno imparato l’educazione a casa, è complicato”.

 

Un tema, quello della primaria importanza della formazione del carattere rispetto a quella tecnica che ricorre nel suo libro “Tutto si può allenare” (traduzione letterale, non c’è una versione italiana). Perché, se è evidente che per svolgere qualunque attività è necessario apprenderne le specificità tecniche, “giocare a tennis o a calcio è anche questione di carattere. So che, se hai un carattere ben formato, è molto più facile avere una buona qualità tecnica. Per imparare qualsiasi sport, devi fare molte ripetizioni. Per farlo e con successo, bisogna avere un buon atteggiamento e una buona predisposizione. Senza l’atteggiamento necessario, l’apprendimento non progredisce come dovrebbe”.

Su quanto duro e autoritario sia stato nei confronti del nipote, Toni non nasconde che siano necessari quando si hanno grandi ambizioni: “Non c’è scelta. Viviamo in un mondo altamente competitivo. Quindi, in cosa differisci dagli altri tennisti? Colpisci forte, corri veloce e ti concentri, tutto al massimo possibile, ma è difficile farlo se non ti alleni secondo le più alt pretese. Nella vita bisogna essere coerenti con ciò che si sceglie. Se si sceglie di essere un grande giocatore o di eccellere in qualsiasi attività, è quasi impossibile non fare un allenamento impegnativo. Se scegli di entrare nell’avvocatura dello Stato o di essere un grande imprenditore, non puoi lavorare come uno che va a fare un lavoro normale dalle otto alle tre del pomeriggio e poi si dimentica del lavoro fino al giorno dopo. Questo è il mio modo di intendere il mondo”.

Insomma, le basi del metodo Nadal sono piuttosto chiare. Da quasi due anni, Antonio siede nell’angolo del classe 2000 Felix Auger-Aliassime, quindi vediamo come si adatta la sua Weltanschauung a qualcuno con cui ha iniziato quando non era più un ragazzino. Gli ha chiesto subito quale fosse la sua aspirazione: “Mi ha risposto ‘qualunque cosa’, il che è molto difficile, gli ho detto, perché è quello che vogliono anche Medvedev, Tsitsipas… quindi bisogna spingersi al limite. Ma devi essere preparato al fatto che, pur provandoci, potrebbe non funzionare”.

Al momento dell’intervista, era ancora in corso l’Australian Open, dunque non c’era ancora stato l’aggancio di Novak Djokovic a Rafa a quota 22 Slam, quella che per qualcuno pare diventata l’unica corsa tennistica degna di nota, sminuendo così non solo tutto il resto del Tour – vale a dire giocatori ed eventi –, ma il peso degli stessi titoli Major. A ogni modo, non è che Toni possa fornire una previsione tanto diversa da chiunque altro su chi dei due avrà la meglio: “Ovviamente Djokovic è in una posizione migliore perché continua a giocare ad altissimo livello e non ha problemi fisici. È il favorito per vincere l’Australian Open e Wimbledon. Ma nel mondo dello sport le cose cambiano molte volte da un giorno all’altro. Ci sono momenti che ti fanno cambiare idea. Non lo so, chiunque può finire per essere il numero uno in questo conteggio”.

Anche sul fatto che Novak risulti antipatico a qualche appassionato, Toni si tiene sul classico: “Non so perché e nemmeno me ne preoccupo molto. Penso che il problema sia dovuto alla sua irruzione nella rivalità tra Federer e Rafael, un confronto che piaceva alla gente. Penso che non sia mai riuscito ad essere amato come gli altri due, e che il suo comportamento in campo a volte sia stato un po’ più complicato. Ho un buon rapporto con lui. Oltre ad essere un grande campione, ha sempre avuto un buon rapporto con me. Ci sono persone a cui piace Rafael, ad altre Federer e altre ancora Djokovic. È vero che a quasi nessuno non piace Federer, a poche persone non piace Rafael ed è probabile che Djokovic abbia un detrattore in più rispetto a loro due. Ma non so esattamente cosa sia”.

Non resta che l’ultimo, imprescindibile argomento, peraltro introdotto da quel richiamo all’assenza di problemi fisici di Nole, quello alla base della rumorosa battuta di qualche anno fa i cui echi non si sono ancora spenti, “Rafael es una persona lesionada que juega al tenis”, per la quale avrebbe poi chiesto scusa (solo) al nipote. “Dopo tanto tempo e dopo aver avuto tanti problemi nell’ultimo anno che ha finito con troppi infortuni, i piani futuri non vanno oltre il prossimo torneo. Non sai mai veramente come andranno le cose. È vero che il corpo di Rafael è stato particolarmente colpito, ma è anche vero che è nel circuito professionistico da quando aveva 16 anni ed è una cosa che si paga: è facile che il corpo ceda da un giorno all’altro. Confido che possa sollevare il trofeo del Roland Garros quest’anno e poi vedremo”.

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Un dominio nascosto: Krejcikova e Siniakova continuano a vincere

Per la coppia ceca, vincere è ormai un vizio. Al Roland Garros 2023 potrebbero conquistare il “non-calendar Grand Slam” come le sorelle Williams più di un decennio fa

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Negli ultimi 12 mesi, Iga Swiatek ha dominato il circuito WTA in singolare; nonostante la precoce sconfitta in quel di Melbourne, incassata dalla futura finalista Elena Rybakina al quarto turno, quando la numero uno del mondo è in tabellone in qualsiasi torneo, parte da super-favorita. Nessun’altra giocatrice sembra avere la costanza necessaria per colmare l’enorme gap che si legge in classifica: la polacca guida il plotone con 10485 punti e la diretta inseguitrice, la neo-campionessa Slam, Aryna Sabalenka si ferma a 6100.

Anche nella specialità meno nota al grande pubblico, il doppio, c’è una coppia che domina il circuito, in particolare in occasione dei tornei Slam da oltre 12 mesi. Barbara Krejcikova e Katerina Siniakova, entrambe dalla Repubblica Ceca con la vittoria di ieri hanno messo a segno la 25esima vittoria consecutiva in un torneo Slam: non perdono un match dal settembre 2021 allo US Open. Il Covid ha impedito al duo ceco di scendere in campo la scorsa prima primavera al Roland Garros ma questo non le ha impedito di conquistare quattro degli ultimi cinque Slam giocati.

Conquistare il Roland Garros 2023, significherebbe completare il “non-calendar Grand Slam”, replicando il risultato ottenuto da un’altra blasonata coppia, Serena e Venus Williams: alzarono il trofeo a Wimbledon e allo US Open 2009 e l’Australian Open e il Roland Garros nel 2010.

 

Per le campionesse ceche, comunque, la priorità è ancora al singolo. Siniakova occupa attualmente la posizione n. 46 WTA; Krejcikova ha conquistato anche uno Slam in singolare e oggi è al n. 30 e si è spinta in terra australiana fino agli ottavi di finale, sconfitta da Jessica Pegula.

In doppio, si completano. Krejcikova manovra la palla da fondo campo “Cerco di preparare il punto al meglio in modo che Katka possa avere la migliore occasione per chiudere con una volée. Questo è il mio obiettivo. Quando servo, cerco di farlo in modo che lei possa avere un colpo facile e chiudere. Quando sono a fondo campo è la stessa cosa, per metterla nella posizione migliore e affinché non sia in difficoltà con i riflessi. Per lei a rete, la palla arriva molto più velocemente che a me da fondo”

e con le sue geometrie consente a Siniakova, agile e rapida nei pressi della rete, di chiudere il punto “Mi piace molto stare a rete. Penso di essere veloce e di avere dei buoni riflessi. Mi diverto quando riesco a prendere in contropiede l’avversaria e a vincere il punto. Cerco di muovermi molto per non farle sapere quale sarà la mia prossima mossa o il prossimo passo.”

Una delle strategie più utilizzate dalle due, oltre al frequente ricorso ai lob che, se giocato in maniera intelligente, può ribaltare l’inerzia dello scambio, è la formazione a I (la giocatrice da fondo è, in linea retta, dietro la giocatrice a rete); secondo Krejcikova “ci sono molti benefici in questa formazione. L’avversaria non sa dove sarai, c’è il 50-50 di opportunità per chiudere con la volée sulla sua risposta.”

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ATP

ATP Ranking: Djokovic di nuovo sul trono. Alcaraz e Tsitsipas completano il podio

Berrettini esce dai primi venti del mondo, Musetti sale al best ranking di n.18 e diventa il secondo miglior azzurro

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Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2023 (foto via Twitter @AustralianOpen)

In attesa che l’Arcivescovo di Canterbury il prossimo 6 maggio a Londra ponga la corona in capo a  Re Carlo III e consorte, il tennis maschile a Melbourne ha incoronato il proprio re, che non è certo un volto nuovo. Novak 374: tante sono le settimane passate in testa alla classifica ATP da Djokovic inclusa la presente, ancora quattro settimane e anche il record assoluto detenuto da un bipede terrestre – Steffi Graf – sarà superato. E complimenti a Enzo Couacaud, l’unico in grado di strappargli un set nel corso della sua trionfale campagna australiana. Il primo slam della stagione ha determinato un terremoto nelle prime venti posizioni, anche per quanto riguarda i principali tennisti italiani.

La classifica ATP aggiornata e commentata, con le prime 20 posizioni, la situazione degli italiani e la Race to Torino, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata!

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