Caso Giorgi: Camila squalificata dalla FIT... ma non è tesserata!

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Caso Giorgi: Camila squalificata dalla FIT… ma non è tesserata!

Discutibili le motivazioni della sentenza che ha squalificato Camila Giorgi per nove mesi, per il rifiuto alla convocazione in nazionale. Il mancato tesseramento FIT di Camila rende possibile una sua squalifica? La testimonianza di Barazzutti. I contratti tra le parti. Il contegno processuale di Camila Giorgi

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Il Tribunale Federale della Federtennis ha pubblicato le motivazioni della sentenza che ha squalificato Camila Giorgi per nove mesi condannandola anche ad una sanzione pecuniaria di € 30.000,00. Undici pagine con le quali il Tribunale federale ha ricostruito tutta la vicenda che ha determinato la rottura dei rapporti tra la maceratese e la federazione con alcuni passaggi, nelle motivazioni, per la verità abbastanza discutibili, in particolare circa il mancato tesseramento della giocatrice italo-argentina. Ma andiamo con ordine e con una doverosa premessa. In questo articolo cercheremo di esprimere  un commento tecnico (e quindi probabilmente anche un po’ noioso per i non esperti di diritto) alla sentenza ed ai suoi molteplici aspetti: le critiche ad alcuni aspetti del provvedimento ovviamente non impediscono riflessioni di altra natura sull’intera vicenda Giorgi-Fit, in particolare con riferimento ad eventuali inadempimenti contrattuali della giocatrice.

La contestazione mossa dalla Procura Federale alla Giorgi riguarda la “violazione dell’art. 1, commi 1, 2 e 4 del Regolamento di Giustizia e dell’art. 19, comma 1 del Regolamento di Giustizia, per aver contravvenuto all’osservanza dello Statuto e dei Regolamenti Federali, mantenendo una condotta non conforma ai principi della lealtà, della probità e della rettitudine sportiva, non rispondendo ad una convocazione per una rappresentativa nazionale”. Nel dettaglio il comma 4 dell’art. 1 prevede che “Gli atleti selezionati per le rappresentative nazionali sono tenuti a rispondere alle convocazioni e a mettersi a disposizione della Federazione, nonché ad onorare il ruolo rappresentativo ad essi conferito; gli affiliati, da parte, sono tenuti a mettere a disposizione della F.I.T. gli atleti selezionati per far parte delle rappresentative nazionali”. L’art. 19 prevede invece che “Gli atleti selezionati per le rappresentative nazionali che rifiutano o non rispondono alla convocazione e non si mettono a disposizione della Federazione, ovvero non onorano il ruolo rappresentativo ad essi conferito sono con sanzione pecuniaria e con sanzione inibitiva fino ad un massimo di un anno”.

La vicenda, come noto, trae origine dalla mancata partecipazione di Camila Giorgi al play-off di Fed Cup tra Italia e Spagna dell’aprile 2016. Con una mail del 04.04.16 l’azzurra comunicava la non accettazione della convocazione dando il via alle indagini della Procura Federale. Dalla ricostruzione in fatto svolta dal Tribunale emergono alcuni elementi interessanti anche se non rilevanti ai fini del giudizio. Camila Giorgi ha sempre rifiutato un contraddittorio con la Procura Federale nella fase precedente al deferimento e, nonostante gli inviti a comparire nel corso del procedimento innanzi al Tribunale Federale ha sempre preferito non presentarsi.

 

La difesa della Giorgi, al fine di dimostrare nel merito l’insussistenza dell’addebito, ha sostenuto la tesi della prassi consolidata negli anni volta  a consentire alle giocatrici di  concordare con il capitano e quindi con la federazione una mancata convocazione.  A tal fine il legale della Giorgi aveva richiesto l’escussione quali testimoni di Karin Knapp, Roberta Vinci e Sara Erani oltre che di Corrado Barazzutti. Il Tribunale ha ammesso, scelta poco chiara, la sola testimonianza dell’allora capitano di Fed Cup. Ancora, dalla lettura della sentenza emerge finalmente la certezza dell’esistenza di ben 5 contratti sottoscritti tra le parti che però esulano dall’oggetto del giudizio che stiamo analizzando in quanto tutte le controversie riguardanti gli stessi sono stati devoluti dalle parti alla giurisdizione di un collegio arbitrale estraneo all’ambito federale.

Il punto fondamentale della sentenza è però, a nostro parere, quello relativo all’esame dell’ eccezione preliminare argomentata dalla difesa della Giorgi, secondo la quale, non essendo l’atleta tesserata per la federazione italiana sin dal 2011, la stessa non sarebbe soggetta all’osservanza del Regolamento di Giustizia Federale e quindi non sarebbe passibile di procedimento disciplinare e della eventuale sanzione. Secondo la difesa della Giorgi pertanto l’unico legame giuridico tra Camila e la Fit sarebbe quello relativo ai citati cinque contratti, non essendovi all’epoca dei fatti alcun vincolo giuridico sportivo tra l’atleta e la federazione.

Il Tribunale ha rigettato tale eccezione con delle motivazioni che non appaiono giuridicamente condivisibili. L’organo di giustizia sportiva della Fit dà infatti un’interpretazione dell’art. 10 dello Statuto Fit piuttosto curiosa.  Tale disposizione rubricata  “Dovere dei tesserati” prevede che “1. I tesserati sono tenuti ad osservare il Codice della Giustizia Sportiva, lo Statuto ed i regolamenti della F.I.T., nonché le deliberazioni e le decisioni dei suoi organi e ad adempiere agli obblighi di carattere economico secondo le norme e le deliberazioni federali. 2.Gli atleti selezionati per le rappresentative nazionali sono tenuti a rispondere alle convocazioni e a mettersi a disposizione della F.I.T., nonché ad onorare il ruolo rappresentativo conferito. 3.I tesserati sono tenuti a rispettare il Codice di comportamento sportivo del C.O.N.I. 4. Ai tesserati è vietato scommettere, direttamente od indirettamente, sul risultato di gare alle quali partecipino a qualsiasi titolo ed approfittare comunque di informazioni privilegiate nell’ambito delle attività che svolgono. Gli atleti che disputano tornei dei circuiti ininternazionali ATP e WTA non possono, né direttamente né indirettamente, scommettere sulle gare di tali competizioni.”.

Orbene, secondo il Tribunale Federale, mentre le disposizioni dei commi 1, 3 e 4 sarebbero riservate ai “tesserati” quella del comma 2 sarebbe da estendere anche agli “atleti non tesserati”. Cioè in altre parole, secondo la ricostruzione del Tribunale, un atleta non tesserato potrebbe serenamente non rispettare il codice di Giustizia Sportiva, lo Statuto e i regolamenti Fit, il codice di comportamento del Coni e anche scommettere (!) ma sarebbe obbligato a rispondere alla convocazione in nazionale! Il tutto senza dimenticare che l’articolo è rubricato “Dovere dei tesserati”.

Continua il Tribunale asserendo che “non vi è dubbio che l’atleta Camila Giorgi, che svolge attività rilevante per l’ordinamento sportivo essendo affermata giocatrice professionista, rappresenti un soggetto giuridico autonomo rispetto alla figura del tesserato, ma come quest’ultimo debba essere sottoposto ad un giudizio disciplinare”.

Qui però il Tribunale cita una sentenza del Consiglio di Stato, la numero 302 del 24.01.12 ( causa tra Pistolesi e la Fit) per corroborare la propria tesi, ma il richiamo è del tutto fuori luogo. Infatti in tale vicenda il Consiglio di Stato si trovò a decidere sull’applicabilità o meno delle norme federali ad un tesserato ( Claudio Pistolesi) che nel corso del procedimento disciplinare si era dimesso, di fatto interrompendo il vincolo sportivo con la federazione. Il  Consiglio di Stato, in tale sentenza si limitò ad affermare che “il principio -enunciato dal giudice di primo grado e condiviso dal Collegio- per cui resta sanzionabile in via disciplinare il soggetto che, appartenendo all’ordinamento sportivo al momento del fatto, si dimette prima che il procedimento disciplinare sia concluso, non può non assumere rilievo nella soluzione del profilo processuale della giurisdizione, dovendo la stessa radicarsi avendo riguardo alla sola natura (“disciplinare”) del provvedimento in contestazione, non già certo tenendo conto dello status del ricorrente, e della sua appartenenza o meno, al momento in cui attiva lo strumento rimediale, all’ordinamento sportivo”. In altre parole, il Consiglio di Stato ritenne che l’applicabilità o meno delle norme federali doveva dipendere dalla circostanza se al momento della commissione della presunta violazione l’interessato fosso ancora tesserato. Ma cosa c’entra tutto ciò con il caso di Camila Giorgi che al momento della presunta infrazione (aprile 2016) certamente non era tesserata per la Fit?

Il Tribunale Federale poi, a sostegno della propria tesi, cita il Codice di Giustizia Sportiva della F.I.G.C. ed alcune pronunce degli Organi di Giustizia Sportiva della Federazione Giuoco Calcio in maniera del tutto inconferente. Anzi, a ben vedere, il fatto che il Codice di Giustizia Sportiva della F.I.G.C. preveda la possibilità di applicare le proprie norme anche ai non tesserati, a differenza di quanto prevede invece il Regolamento della Fit, non fa altro che confermare la tesi che secondo tale regolamento non si possa sanzionare un non tesserato!

In realtà, esaminando il Regolamento Organico della Fit pare proprio che il possesso della tessera sia una condizione per poter giocare a tennis. L’art. 77 del R.O. prevede infatti che “La tessera atleta è rilasciata dalla Federazione, tramite l’affiliato, al socio che ne abbia fatta richiesta al fine di svolgere attività agonistica”. L’art. 81 “Partecipazione all’attività sportiva” dispone che “Per partecipare all’attività sportiva l’interessato deve possedere ed esibire all’Ufficiale di gara preposto la tessera atleta o la tessera atleta non agonista del settore a cui appartiene la manifestazione. Chi non è in grado di esibire la tessera atleta, pur essendone in possesso non può essere ammesso a partecipare a gare valevoli per i Campionati nazionali individuali; non può essere ammesso a partecipare ad un singolo torneo previa dichiarazione scritta di possesso della tessera e versamento della tassa a fondo perduto, annualmente stabilita dal Consiglio federale (…). Chi non è in grado di esibire la tessera atleta non agonista non può essere ammesso a giocare”.

Passando poi all’esame del merito, una volta rigettata la citata eccezione preliminare, deve dirsi condivisibile da un punto di vista formale l’operato del Tribunale. In presenza di una convocazione in nazionale e di un chiaro rifiuto non può che delinearsi la violazione quanto meno dell’art. 1 comma 4 del Regolamento di Giustizia della Fit. La tesi sostenuta dalla difesa della Giorgi circa la prassi verificatasi negli anni di non convocare le atlete che avevano manifestato preventivamente al capitano la propria indisponibilità è sicuramente un argomento “eticamente” valido ma giuridicamente non ha nessun rilievo.

Anche la mail che la Giorgi aveva inviato a Binaghi, Barazzutti, Palmieri, Ricci Bitti e Pellegrini prima delle convocazioni nella quale, pur riconoscendo che “la partecipazione alla Fed Cup è qualcosa di meraviglioso”, Camila chiedeva di essere esentata dalla convocazione per la difficoltà di ottenere risultati e di migliorare la classifica, non può valere a giustificare il suo rifiuto.

La deposizione testimoniale di Barazzutti nulla poteva aggiungere sul punto ed infatti l’allora capitano di Fed Cup si è limitato a rivendicare la propria autonomia nelle scelte e, pur ammettendo  di aver spesso incontrato preliminarmente le giocatrici “in odore” di convocazione per verificarne le condizioni psico-fisiche (“Nel 2013 con riferimento a Francesca Schiavone ritenne opportuno non convocarla per la finale di Fed Cup in quanto la stessa aveva rappresentato la sussistenza di una problematica di carattere personale” mentre nel 2014 non convocò Schiavone, Vinci , Pennetta e Errani dando però atto che avevano sempre manifestato “un forte attaccamento alla nazionale partecipando sempre per una quindicina di anni”), precisava di non aver concordato nulla con la Giorgi.

Forse però il Tribunale va troppo oltre quando osserva che “le motivazioni di carattere personale addotte dalla Giorgi non erano del tutto ostative alla sua convocazione in quanto non era stato addotto ad esempio un problema fisico che le impediva di giocare” e le esigenze di migliorare la classifica “appaiono del tutto risibili e sono indice di scarsa considerazione e rispetto per i valori della maglia azzurra”: per le altre azzurre in casi analoghi, pur riconoscendo un indubbio attaccamento alla maglia e un decisivo contributo ai successi della nazionale – ovviamente non sanzionati – cosa dovrebbe dirsi?

E francamente si sfiora poi l’accanimento nei confronti della Giorgi nella parte finale della sentenza, dove il Tribunale qualifica come “irrispettoso” e “irriguardoso” il comportamento di Camila nella fase antecedente al giudizio quando l’azzurra aveva deciso di non presentarsi alle richieste di audizione non motivando o motivando con impegni professionali sul circuito e con termini più o meno identici la scelta (forse discutibile, ma pur sempre una scelta di carattere processuale) di non partecipare alle udienze alle quali era stata convocata. Tale comportamento viene di fatto utilizzato dal Tribunale per motivare una sanzione “prossima al massimo edittale”. E non finisce qui, perché viene di fatto anticipato l’inizio di un nuovo procedimento disciplinare a carico di Camila per violazione dell’art. 8 del Regolamento di Giustizia Federale per non essersi presentata alla convocazione di un organo della giustizia federale: ma la stessa condotta non rischia di essere punita due volte?

In conclusione, la sentenza a parere di chi scrive è parzialmente condivisibile nel merito, ma non convince sul rigetto dell’eccezione preliminare della Giorgi circa la sua natura di “non tesserata” della Fit. E ci si chiede come sia stato possibile in tutti questi anni che nessuno si sia mai posto il problema che Camila Giorgi, ovvero la tennista azzurra di punta del futuro, non fosse tesserata per la federazione per la quale ha giocato per anni!

Abbiamo già espresso in altra sede la nostra opinione sulla vicenda, in particolare sulla palese difformità di trattamento tra la Giorgi e le altre azzurre cui è stato concesso talvolta di “saltare” convocazioni in nazionale. Chiaramente tutto ciò però esula da quanto eventualmente previsto negli ormai “famosi cinque contratti” esistenti tra Camila e la Federazione. Se Camila si è contrattualmente obbligata a rispondere “presente” a tutte le convocazioni in Fed Cup, magari in cambio di sovvenzioni economiche o di altra natura, appare evidente il diritto della federazione di far valere i proprio diritti nelle sedi competenti (Collegio arbitrale da quanto si legge nella sentenza in commento ed eventualmente giustizia ordinaria). Stride un po’ con quanto appena detto, l’utilizzo, magari formalmente corretto ma non applicato in altri casi analoghi, della giustizia federale per perseguire interessi non sportivi.

In ogni caso Camila Giorgi ha quindici giorni per presentare reclamo alla Corte Federale d’Appello: la sensazione, purtroppo, è che questa triste vicenda non sia finita qui.

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Editoriali del Direttore

Australian Open- L’Italtennis ha scoperto un campione che tutto il mondo ci invidia: Berrettinner!

A Melbourne nella Rod Laver Arena l’Italia sarà rappresentata alla grande, prima nei quarti di finale e poi – io credo – anche in semifinale. Monfils e Tsitsipas non fanno paura al nostro n.1

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Jannik Sinner - Matteo Berrettini (foto Facebook/Twitter @atpcup)

Era l’ora. L’Italia ha finalmente il più forte tennista del mondo. Si chiama Mattjannik Berrettinner. Di nickname, o diminutivi, ne ha due, Matt e Jann. Berrettinner ha una personalità complessa. Ha decisamente qualcosa del tennista robot. Con lui dall’altra parte della rete gli avversari subiscono il carisma, restano disorientati, non sanno come affrontarlo perché non ha alcun punto debole. Che attacchi o si difenda, il risultato non cambia, lui ne esce vincente. E’ come se in sé Berrettinner avesse meccanicamente concentrato ed assemblato almeno le carratteristiche di due essere umano. Diversissimi tra loro, ma vincenti, irresistibili.

Il suo cognome tradisce in evidenza le origini internazionali, i genitori si sono adeguati ai costumi angloamericani al momento di battezzarlo, Matteo sarebbe in realtà il primo name e Jannick il middle name, ma lui non se ne dà per inteso, è comunque italiano purosangue anche se parla il tedesco e l’inglese come l’italiano, tanto da sembrare quasi… trimadrelingua.

Dall’Alto-Alto Adige alla capitale del Lazio, scendendo giù fino al più profondo Sud, dalle nostre parti non era proprio mai nato un simile fenomeno con una racchetta in pugno. L’Italia ne è entusiasta, i tricolori sventolano ovunque, perfino sui giornali color rosa il tennis spazza via il calcio… dalle ultime pagine.

 

Il destino è segnato, il futuro è suo e Angelo Binaghi, fortunato presidente della nostra Federtennis gode come un picchio, sognando di restare su quella amata poltrona per almeno un altro ventennio, in modo da organizzare le finali ATP e di Coppa Davis – via via – in tutte le città della Sardegna. Ma, in alternativa ove mancassero sedi sufficientemente attrezzate nell’isola, anche nel resto della Penisola.

Il nostro fenomeno ce lo stanno già invidiando in tanti. Ne parlano tutti da Melbourne a Sydney e non solo. Perché dal ’73, 49 anni fa quando a Parigi ci fece far bella figura Panattucci non avevamo più vissuto questi stessi momenti di gloria, chariots of fire, che stiamo provando in questi giorni. Quarti di finale per ora, ma tutti parlano già di semifinali. E ne hanno più d’un motivo. Se lo dicono i bookmakers…

Oggi come oggi c’è un solo rivale che può temere il nostro Berrettinner. E’ nato in Canada, è più o meno un coetaneo in progresso come lo è lui, ma è un cittadino del mondo: si chiama Shapolassime e non teme di competere con il nostro supercampione. Forse perché è il solo tennista capace di impugnare con successo la racchetta sia con la mano destra che con la mancina. Quelle non sono doti che hanno tutti, anche se si è sempre saputo che Toni Nadal si piccò di impostare il nipotino da mancino sebbene Rafa fosse destro. Aveva visto lungo zio Toni. Era come se avesse immaginato che un campione svizzero del futuro quel dritto mancino non lo avrebbe mai digerito e assorbito.

Ma, torniamo a noi e  state tranquilli cari lettori di tennis e Ubitennis: per 8/10 anni sentiremo parlare di lui, di Berrettinner, dei suoi trionfi, un’infinità di volte, fin dai primi quarti di finale aussies del 2022…Vedrete se il mondo non lo vedrà protagonista anche delle prime semifinali, tramite Discovery (e dove altro sennò?) con le immagini provenienti live dalla terra dei canguri, laggiù Down Under. Io mi sento di scommetterci, anche se non potrei. L’ho detto anche nel mio quotidiano lancio d’ogni pomeriggio su Instagram …A proposito, volete decidervi a diventare Ubitennis follower se vorrete saperne di più su Berrettinner? Ne parlerò quasi ogni giorno. Per anni.

Berrettinner è il tennista più completo che sia mai esistito, tant’è che si è proposto di allenarlo perfino John McEnroe insieme a Boris Becker – mica male come accoppiata! –  e sembra assolutamente in grado di oscurare la fama e i risultati di Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic. Non c’è mai stato tennista più completo di lui.

Roger Federer ha sempre servito bene, ma insomma di rovesci ne abbiamo visti anche di migliori. Tant’è che riconoscevi le sue grandi giornate proprio da quanto fosse centrato il suo colpo decisamente più debole.

Se non fosse mai arrivato coach Ljubicic a insegnargli il rovescio coperto anziché quello pervicacemente bloccato con il taglio sotto alla palla su cui andava nozze quel terribile mancinaccio maiorchino, Roger avrebbe smesso di vincere poco dopo i 30 anni, con Wimbledon 2012.

Rafa Nadal come serviva e come volleava prima di diventare un over 30 pure lui? Per carità bravo, anzi bravissimo sulla terra rossa – e chi lo discute? – ma insomma gli altri suoi Slam around the world in bacheca sono stati solo 7, proprio come un McEnroe qualsiasi. Bravo Rafa a centrare 14 quarti di finale in Australia, certo, ma un solo Slam a Melbourne dice che ‘sto gran fenomeno ovunque e dovunque non è poi stato’.

Novak Djokovic? Mah,  insomma, di partite, tornei, Slam, ne ha vinti anche lui – mi pare 20 come gli altri due – ma uno che abbraccia gli alberi per farsi forza dove vuoi che vada, soprattutto se è così testone da non vaccinarsi quando il 97% degli altri tennisti lo fa e finisce per pagar cara la sua gran testardaggine? Contento lui…

In attesa che Luca Baldissera proponga qui la sua celeberrima rubrica lanciata da Ubitennis e felicemente intitolata gli “Spunti Tecnici”, ecco che da International Coach quale sono e mi onoro d’essere, mi accingo a spiegare quelle caratteristiche tecniche, atletiche e mentali di Berrettinner che ne fanno un assoluto fenomeno.

Berrettinner è un tipo molto particolare, estroso, parrebbe quasi che avesse due personalità, anche nel modo di vestire, di acconciarsi, di truccarsi. Un giorno si tinge i capelli di rosso, si veste con i completini orribili della Nike e si fa chiamare Jann. Un altro giorno se li tinge di nero, si mette la roba più classica tutta bianca oppure tutta nera della Boss e preferisce che lo si chiami Matt, quasi che gli desse fastidio quel nome assai più originale, meno banale con cui lo battezzarono i genitori: Mattjannick. Un nome che sa di matto…o di extraterrestre?

Rispetterò, senza capire ma adeguandomi, questa debolezza del nostro SuperEroe Berrettinner, per addentrarmi nell’analisi tecnica del suo tennis assolutamente irresistibile.

A pagina 2 Berrettinner al microscopio, colpo per colpo

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ATP

Australian Open: Berrettini ritrova Monfils, il compasso per chiudere il primo grande cerchio

Per i bookmakers favorito l’azzurro: il suo successo quotato a 1.55 contro il 2.45 che premia la vittoria del francese E anche Sinner con Tsitsipas è dato per favorito

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Matteo Berrettini all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

Matteo Berrettini è chiamato all’appuntamento con la storia. C’è da dire, a onor del vero, che in questi ultimi tempi il telefono del venticinquenne romano ha metaforicamente squillato diverse volte, al punto che la “storia” sembra quasi diventata routine.

Al raggiungimento del suo quinto quarto di finale in uno Slam, infatti, Berrettini è diventato il primo italiano nella storia a tagliare questo traguardo nei quattro major: nessuno prima di lui c’era riuscito. Nel suo primo quarto di finale slam, ironia della sorte, il romano aveva di fronte proprio Gaël Monfils. Erano gli US Open 2019: fu una partita con diverse storie da raccontare al suo interno, emozione contro esperienza, potenza contro talento. Vinse Matteo, che si impose al tiebreak del quinto set con lo score di 3/6, 6/3, 6/2, 3/6, 7/6 (5).

Da quella partita si aprì un cerchio, che allora nessuno sapeva quanto grande potesse rivelarsi e di cui oggi, certamente, abbiamo una forma più nitida. L’eventuale terza semifinale slam in carriera rappresenterebbe per Berrettini la chiusura dello stesso cerchio, che ha probabilmente iniziato a farsi più stretto e limitato. Andrà tracciata una nuova prima curva, quella di un nuovo cerchio delle ambizioni, che si fa sempre più grande.

 

Una vittoria domattina (l’inizio del match è previsto per le 11 circa) sarebbe ancora più soddisfacente per Berrettini, che diventerebbe il primo italiano di sempre a raggiungere una semifinale agli Australian Open. Per lui sarebbe la terza in totale, dopo quella gli US Open 2019 e Wimbledon 2021: andrebbe ad eguagliare Adriano Panatta (che le ha raggiunte tutte al Roland Garros), issandosi dietro solo a Nicola Pietrangeli (5 semifinali slam).

Oltre al già citato successo nei quarti dello US Open 2019, Berrettini ha vinto un’altra volta contro Monfils, nella fase a gironi dell’ATP Cup 2021 (6/4, 6/2 il punteggio). I quarti di finale nel primo slam dell’anno sono il miglior risultato ottenuto da entrambi, con il francese che va alla ricerca della sua prima semifinale in Australia. Inoltre, il transalpino non ha mai battuto un top10 agli Australian Open (e arriva da nove sconfitte consecutive nei major contro i primi dieci giocatori del mondo), motivo per cui sarà certamente un match imperdibile.

Per Monflis si tratta del decimo quarto di finale in carriera a livello slam (quattro al Roland Garros e quattro agli US Open completano il quadro). Tuttavia, il francese ha raggiunto le semifinali solo in due occasioni (Roland Garros 2008 e US Open 2016).

Berrettini stando ai bookmakers parte favorito: i betting analyst di Snai vedono un suo successo a 1,55, mentre il passaggio in semifinale del francese è visto a 2,45. Tuttavia, potrebbero avere un peso le dodici ore e venti trascorse sul campo nei primi quattro turni. Rispetto all’allievo di Vincenzo Santopadre, Monfils è stato impegnato più di cinque ore in meno (per la precisione sette ore e trentanove minuti). Ma il trentacinquenne francese ha dieci anni in più rispetto a Matteo (è il secondo giocatore più anziano tra gli otto rimasti in tabellone dopo Rafael Nadal). Tra l’altro, l’unico match vinto in tre set da Berrettini è poi proprio l’ultimo disputato (7/5, 7/6, 6/4 a Carreño Busta), in cui è rimasto in battaglia meno di due ore e mezza.

Il numero uno italiano dovrà necessariamente affidarsi al suo gran servizio: emblematici, da questo punto di vista, gli 80 ace messi a segno in quattro match, il numero più alto di ace messi a segno tra i tennisti rimasti (Berrettini è terzo in questa speciale classifica, dietro ai 95 di Cressy e gli 85 di Cilic, ma entrambi sono già stati eliminati). Monfils non spicca in questa speciale classifica, posizionandosi in undicesima posizione (53 ace realizzati).

Attualmente numero sette del mondo, Berrettini potrebbe arrivare al best ranking di numero sei a fine torneo, a meno che Sinner o Auger-Aliassime vincano il titolo. Il francese, invece, ha iniziato la rassegna australiana da ventesima forza della classifica mondiale (peggior classificato tra i tennisti ancora in corsa), ma anche lui può vantare un best ranking di numero sei. La scorsa stagione, inoltre, il romano ha messo in bacheca due titoli – Belgrado 1 e Queen’s – mentre Monfils si è spinto al massimo fino alla finale di Sofia, sconfitto da Jannik Sinner. Ma quest’anno ha iniziato molto bene il 2022 vincendo il titolo ATP ad Adelaide 1.

Proprio l’altoatesino, come Berrettini, può ambire a raggiungere la semifinale. E anche lui è ritenuto favorito contro Tsitsipas: un successo del giovane altoatesino paga 1,72 su Planetwin365, mentre la vittoria del classe 1998 greco è in quota a 2,09. Se entrambi dovessero riuscire nel loro intento rappresenterebbero la quinta “coppia italiana” nella storia a centrare un simile traguardo, dopo Gianni Cucelli e Rolando Del Bello (Roland Garros 1948), Beppe Merlo e Nicola Pietrangeli (Roland Garros 1956), Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola (Roland Garros 1960) e Paolo Bertolucci e Adriano Panatta (Roland Garros 1973). Berrettini e Sinner, eventualmente, sarebbero dunque i primi a raggiungere le semifinali “in coppia” al di fuori del major parigino.

Tra le altre cose, il duello tra Monfils e Berrettini mette di fronte due tennisti le cui compagne sono di nazionalità diversa. Il francese, infatti, è sposato dal 16 luglio 2021 con l’ucraina Elina Svitolina, mentre l’italiano è innamorato di Ajla Tomljanovic – nata a Zagabria ma cittadina australiana – dal 2019.

Sarà una partita tutt’altro che facile per Berrettini. Monfils è un avversario ostico per chiunque e ha, tra le sue caratteristiche, alcuni momenti di lucida follia in cui gli riesce qualunque cosa. Matteo dovrà essere bravo ad arginare queste situazioni e a prendere il sopravvento nelle poche occasioni che avrà a disposizione. Difficile, infatti, che si verifichi una pioggia di palle break: fondamentale sarà la concretezza. E, perché no, anche la voglia di chiudere finalmente un cerchio per tracciarne uno nuovo, iniziando a guardare verso nuovi orizzonti.

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Australian Open

Australian Open, l’entusiasmo di Kanepi: “Negli Slam mi trasformo, ecco perchè”

L’estone (N.115 Wta) dopo il colpaccio contro Sabalenka: “Sono riuscita a vincere nonostante la tensione”. Delusione per la numero due del mondo: “Non ho gestito le emozioni”

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Kaia Kanepi - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Aryna Sabalenka, dopo due semifinali consecutive a livello Slam (Wimbledon e Us Open 2021), si arrende al quarto turno dell’Australian Open dinanzi a Kaia Kanepi con il punteggio di 5-7 6-2 7-6 (7) in due ore e 19 minuti di partita. La bielorussa si ferma al long tie-break chiudendo un pessimo torneo, costellato da una quantità industriale di doppi falli. Per un posto in semifinale la 36enne Kanepi affronterà Iga Swiatek (N.9 Wta), al loro primo confronto. Ecco i passaggi salienti delle conferenze stampa delle due protagoniste, partendo dalle dichiarazioni della vincitrice, Kaia Kanepi.

D: Cosa è successo su quei primi match point? Ti sei irrigidita?

Kanepi: “Si, mi ero irrigidita. La mano tremava quando ho iniziato a servire. Non ho messo in campo neanche una prima di servizio, e questo ha aumentato la pressione”.

 

D: Cosa significa per te questo quarto di finale agli Australian Open? Stavi dicendo in campo che pensavi che non avresti mai completato il raggiungimento dei quattro quarti di finale dei 4 tornei del Grande Slam, e ora l’hai fatto. Che cosa significa questo per te, questo risultato?

Kanepi: “Non lo so. È fantastico (sorridendo) aver raggiunto anche i quarti di finale degli Australian Open. Inoltre non pensavo che avrei giocato bene in Australia, perché durante la mia carriera ho sempre sentito dire che l’Australia non fosse adatta a tutti, e ho pensato che io fossi tra quelle a cui non piace molto giocare qui. Ma negli ultimi due anni ho giocato davvero bene”.

D: Cosa c’è nei tornei del Grandi Slam, in generale, che ti fa giocare così bene? Hai avuto molti percorsi positivi negli Slam, in tornei nei quali non eri tra le teste di serie e nonostante ciò, sei stata in grado di arrivare in fondo.

Kanepi: “Forse sono più concentrata nei tornei del Grande Slam perché mi piacciono i grandi tornei, e gli Slam sono i tornei più importanti. Inoltre, mi piace che abbiamo dei giorni liberi dopo le partite. Gli Slam si disputano nelle grandi città e c’è una bella atmosfera. Penso che sia dovuto a questo”.

La numero 2 Wta, Sabalenka, si è così espressa, invece, in merito al proseguo della stagione.

D: Cosa pensi del match e di come hai giocato?

Sabalenka: “Ovviamente sono molto delusa dalla mia prestazione. Ho avuto diverse opportunità e non le ho sfruttate. Direi che ho iniziato bene, ma poi ho perso concentrazione, mi sono fatta prendere dalle emozioni e non sono più riuscita ad aggiustare le cose”.

 D: So che non ci stai pensando adesso, dopo la sconfitta e l’uscita di scena dal torneo, ma quali sono i tuoi piani per il futuro? Qual è il tuo prossimo torneo all’orizzonte?

R: “Non lo so. Parlerò con il mio Team, ma penso Dubai e Doha”.

Cipriano Colonna

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