ATP Miami: l'allievo non supera il Maestro, Federer raggiunge Nadal

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ATP Miami: l’allievo non supera il Maestro, Federer raggiunge Nadal

MIAMI – A Kyrgios non basta lottare in tre tie-break. Un Federer non perfetto giocherà con Rafa per il titolo

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dal nostro inviato a Miami

[4] R. Federer b. [12] N. Kyrgios 7-6(9) 6-7(9) 7-6(5)

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Lo si capisce da tante piccole cose quando una serata non è come le altre. A Miami lo si intuisce guardando per qualche minuto la zona del valet-parking dinanzi all’ingresso VIP. Il colpo d’occhio vede le auto tedesche nettamente al comando (4 Audi, 4 Mercedes, 3 BMW ed una Porsche), seguite da quelle inglesi o presunte tali (3 Jaguar, 2 Rolls Royce e 2 Range Rover), per poi finire con due Ferrari e due Escalade. Per lo scontro generazionale tra Roger Federer e Nick Kyrgios si sono mossi in parecchi dai piani alti, e la cornice di pubblico è quella delle grandi occasioni. Ancora più straordinaria l’atmosfera, a tratti quasi da Coppa Davis sudamericana, eccessivamente severa contro Kyrgios, fischiato (anche da Mirka) mentre cambia una racchetta ed addirittura dopo un passante tweener vincente.

Come due anni fa a Madrid è finita con tre tie-break, ma questa volta è stato Federer ad avere la meglio, nonostante fosse chiaramente il più stanco dei due in dirittura d’arrivo. Lo svizzero è stato abilissimo ad aggrapparsi al servizio per tutto il secondo ed il terzo set, quando Kyrgios aveva iniziato a giocare con grande sagacia da fondocampo, variando molto colpi, velocità ed angoli. Da grande campione quale è, si è poi inventato un paio di numeri da cineteca che hanno fatto innervosire l’australiano tanto quanto è bastato per fargli saltare i nervi e commettere un doppio fallo sul 5-5 del tie break decisivo.

Federer esce meglio dei due dai blocchi: molto reattivo sulla risposta, puntuale con le gambe sui rovesci, padrone dei propri turni di battuta. Si vede annullare una palla break già al secondo game (errore di diritto), altre due nel quarto, che dura in tutto 16 punti. Ogni punto dello svizzero è un’ovazione. Poi d’un tratto un “blip” simile a quello del giorno precedente durante il secondo set: si trova 0-30 sulla sua battuta a causa di due errori, un rovescio di Kyrgios provoca il 15-40 ed una risposta dell’australiano su una seconda piuttosto morbida provoca il break. Federer sembra scosso, tiene comunque la battuta con un po’ di fatica, ma sostenuto dalla folla ottiene il controbreak grazie a una volée di rovescio sbagliata da Kyrgios ed un suo doppio fallo con una seconda tirata ad oltre 200 chilometri orari. Una racchetta rotta dopo (ignorata dal giudice di sedia Layani) si arriva al tie-break. Subito due minibreak su due errori, poi Federer commette doppio fallo sul 2-2, subito controbilanciato da uno splendido diritto vincente rispondendo ad una prima a 208 all’ora. Un altro splendido schema di diritto (questa volta la prima di Kyrgios era a 219) gli dà il set point sulla sua battuta, ma lo sciupa con un gratuito, così come il secondo set point su servizio dell’aussie. È la volta del set-point per Kyrgios sull’8-7, svanito con un rovescio in rete. Poi lo svizzero si fa cogliere fuori equilibrio in uscita dal servizio e sbaglia un altro diritto dando il 9-8 e servizio a Nick. Ma un altro capolavoro di Federer (tiene una prima a 212 con un rovescio slice e poi infila il rovescio liftato nel campo aperto) fa girare campo sul 9-9, mandando Kyrgios su tutte le furie, tanto che commette un altro doppio fallo con una seconda sopra i 200. Il rovescio successivo in corridoio dell’australiano pone fine al set dopo 1 ora e 12 minuti, 17 dei quali di tie-break.

Nel secondo parziale Federer è intoccabile alla battuta: dopo un primo turno tenuto ai vantaggi, infila una serie di 20 punti ad uno sul suo servizio. Sue le sue uniche palle break del set, sul 3-3, che Kyrgios però cancella con due prime vincenti. Lo svizzero arriva al tie-break del parziale con quattro punti in più sul cartellino (esattamente come nel primo set), scatta subito avanti 3-1 con un bellissimo schema di diritto, poi commette un errore banale e si cambia campo sul 3-3. Allunga ancora sul 5-3 attaccando con il diritto incrociato, ma poi viene riagganciato sul 5-5 grazie ad uno splendido lungolinea dalla parte destra di Kyrgios. Si va ancora una volta ai vantaggi. Primo match point per Federer sul 6-5 su cui l’elvetico risponde in rete; set point per Kyrgios sul 7-6, cancellato da un servizio-diritto di Federer; secondo match point per Roger sull’8-7 anche qui svanito per una risposta di rovescio in rete (su una seconda piùttosto lenta); secondo set point per Nick annullato bene da Federer. Poi arriva il minibreak decisivo del set, con un passante di diritto incrociato di Kyrgios che punisce una volée non sufficientemente angolata di Federer e dopo 2 ore e 13 minuti si va al terzo set.

La qualità del gioco cala, e non potrebbe essere altrimenti: anche se non c’è il sole del pomeriggio, la serata è calda e umida, il vento che aveva soffiato per tutto il pomeriggio e fino a meno di mezz’ora dall’inizio del match è quasi completamente cessato e con esso anche il leggero refrigerio che portava. Non ci sono né break né palle break nel terzo set, solo due game vanno ai vantaggi, entrambi sul servizio di Kyrgios, ma l’australiano controlla con grande autorità. Tutti aspettano il tie break decisivo, tutti vogliono la volata finale, e ci si arriva ancora una volta, con l’orologio che ha appena passato le tre ore di gioco.

Sembra il secondo set rovesciato: Kyrgios va 3-1, ma un suo rovescio sbagliato consente a Federer il riaggancio sul 3-3 (il boato che accompagna l’overrule del “falco” è difficile da descrivere). Un nuovo gratuito di Federer manda Nick a servire per il match sul 5-4, ma prima un errore di diritto, poi un nuovo doppio fallo assurdo (con la seconda a 207 all’ora) consente a Federer di servire per il suo terzo match point della serata. Una prima esterna che Kyrgios tocca appena, ed il pubblico può esultare per la vittoria del proprio beniamino e per la trentasettesima edizione di Federer-Nadal in finale.

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Australian Open: Federer rimonta in scioltezza, è nei quarti

Roger Federer inciampa nel primo set ma poi chiude senza problemi. Per lui 57° quarto di finale in un torneo dello Slam

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Roger Federer - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)
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Dal nostro inviato a Melbourne

[3] R. Federer b. M. Fucsovics 4-6 6-1 6-2 6-2

Anche quando sono stanco, ho almeno due ore di buon tennis in me”. Questo aveva detto Roger Federer alla stampa tedesca dopo la sua maratona con John Millman.

 

Due giorni dopo contro Marton Fucsovics ha impiegato 2 ore e 11 minuti per vincere il suo incontro di ottavi di finale in una serata dalle condizioni particolarmente lente che ha visto le velocità di punta dei servizi arrivare a stento a 190 chilometri orari anche per prime piatte centrali. Una partita che poteva diventare complicata ma che Federer ha fatto diventare in discesa dopo poco più di un set, concludendola con dieci minuti di puro cabaret in mezzo al campo rispondendo alle domande di John McEnroe.

Con una inconsueta mise bianca, solitamente riservata alle sessioni diurne, Federer inizia il match dando l’impressione di essere un po’ più in palla di due sere prima: controlla bene gli scambi da fondo, cercando di mettere fuori posizione Fucsovics, che è sicuramente forte e potente, ma non è tremendamente veloce negli spostamenti. Federer invece sembra leggero come sempre nella sua danza intorno alla palla, e anche il suo tradizionale tallone d’Achille dello spostamento verso destra sembra non dargli particolari problemi.

Tutto sembra pronto per il solito copione nella sessione serale di Federer, ma a un tratto si spegne la luce: sul 3-3 due errori di diritto dello svizzero e una volée di diritto tragicamente messa in rete lo inguaiano sullo 0-40. Le prime due palle break vengono annullate, ma un altro gratuito di diritto fa piombare la Rod Laver Arena in zona sorpresa. Fucsovics non fa una piega, continua a servire in maniera impeccabile e porta a casa il primo set.

Lo svizzero non si scompone, ricomincia il suo gioco di sempre, anche se aggiunge un elemento per lui totalmente insolito: il grugnito. Ebbene sì, lui che ha vinto per una carriera (e mezzo quasi) senza emettere suono alcuno in questa era di urla belluine, inizia ad accompagnare i colpi con un cenno della voce, quasi a sottolineare lo sforzo compiuto.

Dopo l’emergenza incendi e le successive piogge torrenziali, il clima che ha accompagnato la prima settimana dell’Australian Open è stato insolitamente mite per l’estate australiana: anche in questa serata dell’Australia Day la temperatura è al di sotto dei 20 gradi, e questo rende le condizioni di gioco ancora più lente del solito. Appare incredibilmente complicato colpire colpi vincenti sulle traiettorie “diritte”, che sembrano essere quelle preferite da Federer per gli affondi: la combinazione dei campi in GreenSet più ruvidi, le palline che diventano “gatti arrotolati” dopo alcuni game e l’aria più fredda e densa della sera fanno sembrare la partita quasi un match sulla terra battuta bagnata.

Roger Federer – Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Nel secondo set lo svizzero fa un passo avanti, inizia a giocare dentro la linea di fondo (le statistiche mostreranno che colpirà circa due palle su tre dentro il campo, contro meno del 50% nel primo set) e la perdita del primo set si rivela subito per quello che è stata in realtà: un’incidente. Federer mette la freccia e infila un parziale di 10 game a 1, poi dopo un 6-1, 4-0 cede il servizio ma riparte subito al suo ritmo e allunga fino alla fine del match. A parte qualche altro grugnito, Roger regala anche alcuni dei suoi colpi geniali che valgono il prezzo del biglietto e chiude il match in quattro set raggiungendo il suo 15° quarto di finale all’Australian Open, turno nel quale è imbattuto.

Martedì prossimo Federer affronterà per la prima volta in carriera Tennys Sandgren, che ha battuto il nostro Fabio Fognini. “Ho giocato tanto tennis nella mia vita, ma non ho mai affrontato Tennys” scherza lo svizzero con John McEnroe parlando di un match nel quale il suo avversario avrà un bel po’ di “tasse” da pagare…

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Sandgren è ancora un rebus per Fognini: Italia fuori dall’Australian Open

MELBOURNE – Fabio fallisce ancora l’accesso ai quarti di finale. Sandgren, che lo aveva già battuto a Wimbledon, vince in quattro set. Non c’è più Italia all’Australian Open

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Fabio Fognini - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

T. Sandgren b. [12] F. Fognini 7-6(5) 7-5 6-7(2) 6-4 (da Melbourne, il nostro inviato)

Quando l’occasione è tanto ghiotta per entrambi i contendenti, è facile che una partita di tennis si trasformi in una lotta più psicologica che tecnica. Sia Fabio Fognini che Tennys Sandgren, che si incontrano sulla Melbourne Arena nel pomeriggio, sono perfettamente consapevoli dell’importanza della posta in palio, e il match ne risente pesantemente.

Il primo set vede Fabio inseguire costantemente, essendo il secondo ad andare al servizio. Ma sulla battuta dell’italiano, Tennys non riesce mai a essere pericoloso, mentre Fognini arriva ben 5 volte a palla break; tre consecutive sull’1-1, ben annullate da Sandgren con il servizio e un bell’attacco a rete, altre due sul 5-5, ma anche qui è lo statunitense a spingere e non dare possibilità all’azzurro. Tecnicamente, il match è un confronto fra clava e fioretto: mazzate e corsa da parte di Tennys, splendidi impatti anticipati e accelerazioni fintate, con l’aggiunta di tagli e palle corte molto ben eseguite da parte di Fognini. Ma in ogni caso, si arriva al tie-break. Qui Sandgren scappa subito 4-0, approfittando degli errori di Fabio, si fa recuperare sul 5-5, ma chiude 7-5, con altri due dritti sbagliati dall’azzurro, che sembra davvero sul punto di “sbroccare” per la frustrazione.

 

Fabio perde effettivamente la pazienza, complice un fallo di piede chiamatogli proprio sul 5 pari nel tie-break, subito dopo warning per time violation sul 5-4. Durante il cambio di campo di fine set, Fognini riceve un warning per condotta antisportiva, e la cosa lo fa andare su tutte le furie: “Ma perché? Cosa ho fatto?”. Fabio dice qualcosa al giudice di sedia Dumusois a proposito del suo asciugamano (che gli aveva provocato il “time violation” sul 5-4), dopo averlo apostrofato in malo modo: “Hai rovinato la partita! Ti devi vergognare!” e poi chiede l’intervento del supervisor: “Vieni qua!” urla a Gerry Armstrong, che è dall’altra parte del campo. I due discutono per diversi minuti, e poi Fognini chiede di andare in bagno. Il prolungarsi della pausa fisiologica innervosisce molto Tennys, che in effetti le sue ragioni le ha, ma non è colpa di Fabio se l’arbitro consente tutto questo.

Totalmente fuori di testa e di conseguenza dal match, Fabio prende break nel primo game del secondo set, per la frustrazione si strappa la maglietta di dosso e arriva un penalty point. A quel punto, forse per calmarsi, chiede l’intervento del fisioterapista per farsi curare una vescica alla mano destra. Armstrong è lì e dice al giudice di sedia di concedere la richiesta. Il gioco si ferma per un medical time-out, ma anche quest’altra pausa non sembra aiutare Fognini che non vince più un punto e arriva a perderne 15 consecutivi. Per Tennys infatti è sufficiente tenere la palla in campo per salire 4-0 con due break, Fognini tira un colpo dentro e uno fuori. Quasi all’improvviso, arriva un contro-break per l’azzurro, che si scuote, inizia a piazzare vincenti da applausi (in particolare alcuni dritti a uscire in avanzamento a dir poco splendidi), e vince addirittura cinque game consecutivi. Sotto 4-5, però, tocca a Sandgren reagire, pareggiare, e a furia di mazzate dal centro del campo brekkare ancora l’italiano, per poi chiudere 7-5. Che partita schizofrenica, sia nello svolgimento del punteggio sia dal punto di vista emotivo e tecnico, difficile trovare una logica o un filo conduttore. Sta di fatto che Fabio è sotto di due set, ora è durissima.

Tennys Sandgren – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

LA REAZIONE DI FABIO – Nel terzo set, break Sandgren sull’1-1. poi intervento del fisioterapista per lui, un fastidio alla gamba pare. Immediato contro-break di Fognini, e da qui in poi il match rientra nei binari della normalità, con i due che tengono la battuta senza concedersi possibilità a vicenda fino al 6-6. C’è tensione, poco bel gioco quasi tutto da parte dell’azzurro, ma le capacità difensive e di contrattacco di Tennys sono notevoli e lo cavano d’impaccio diverse volte. Il tie-break vede una brutta sequenza di 7 errori gratuiti consecutivi, due Fognini e cinque di Sandgren, ne esce l’italiano in vantaggio 5-2. Dopodiché, con un vincente di dritto seguito da una risposta fallita dall’avversario Fabio chiude il parziale, si va al quarto, che sofferenza ragazzi.

Almeno, rispetto al “circo” di fine primo set-inizio secondo, ora la contesa si svolge più sul campo che tra le polemiche. Serve alla grande e martella con spallate sgraziate ma efficaci Tennys, anticipa e fionda le sue belle accelerazioni Fognini, sul piano del tennis puro ovviamente la qualità dell’italiano è di altra categoria, ma come si è visto non basta quella per vincere a volte. Senza rischi per chi è alla battuta si arriva al 5-4 per Sandgren, è una fase determinante adesso. Purtroppo, il decimo game è fatale a Fabio: dopo una schermaglia a rete conclusa in favore dello statunitense, arriva un match point. Al termine di un bello scambio, la volée di dritto manda Tennys ai quarti di finale qui a Melbourne per la seconda volta, dopo il 2018. Gran livello dello statunitense nelle fasi decisive, bisogna ammetterlo. Avrà il vincente tra Federer e Fucsovics.

Bravo, complimenti a lui, ma i rimpianti per Fognini sono tanti (arrabbiatissimo, non ha stretto la mano all’arbitro Dumusois, lo stesso di Kyrgios-Nadal a Wimbledon 2019), il torneo è stato buono, ma una volta arrivati a questo punto con un avversario giocabile, la sensazione di occasione persa rimane.

Stanco ma soddisfatto Sandgren alla fine: “Sì, grazie a tutti, è stato divertente vero? Giocare con lui è sempre una battaglia, è talmente bravo, mi aspettavo una lotta e così è stato. In quei momenti di tensione ero stanchissimo anch’io, non mi è dispiaciute l’interruzione alla fine, ho dovuto rimanere concentrato e non smettere di spingere però. L’importante però è essere ai quarti! Beh, Fucsovics gioca benissimo, Roger è Roger, venite a vederci chiunque mi tocchi!“.

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Super tie-break di nuovo decisivo: Kyrgios piega Khachanov e trova Nadal

Un altro thriller eccezionale stavolta sulla Melbourne Arena. Dopo 4h26 minuti l’australiano batte il russo al termine di un match elettrizzante. Ora l’attesissima sfida col N.1

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Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

[23] N. Kyrgios vs [17] K. Khachanov 6-2 7-6(5) 6-7(8) 6-7(9) 7-6(8)

Melbourne Arena piena in ogni ordine di posti per il beniamino locale, Nick Kyrgios, opposto al picchiatore russo Karen Khachanov. Match potenzialmente interessante, per confronto di personalità più che di stili. Nick in Australia è sempre un bello spettacolo da vedere, tutto il pubblico lo tifa in modo rumoroso e pittoresco, lui – noto per le bizze agonistiche – a casa sua ci mette sempre quel pizzico di concentrazione e convinzione in più, e quando un braccio al fulmicotone del genere si impegna seriamente, il livello diventa altissimo.

Nel primo set le prevedibili pallate da parte di entrambi, al seguito di pesantissimi servizi, portano al 3-2, quando Kyrgios arriva a palla break e concretizza grazie a un recupero largo di Karen su una palla corta nemmeno irresistibile. Ottenuto il break, alla battuta sul 4-2, l’australiano, dopo uno scambio lottato risolto da Khachanov con un gran dritto, si ferma e inizia a toccarsi la parte alta del flessore della coscia sinistra, con una smorfia poco rassicurante. Speriamo che non sia nulla di grave. Un bel tocco sottorete consegna all’australiano il 5-2, ma al cambio di campo Nick esce dal campo con il fisioterapista: medical time-out, vediamo un po’ che succede. Al rientro, Kyrgios non sembra granché sofferente, tanto che brekka ancora l’avversario e chiude 6-2. Sono passati 34 minuti.

Il gioco si mantiene divertente e spettacolare, come sempre quando uno dei protagonisti è Nick in versione “ma sì, giocare a tennis non mi fa poi tanto schifo”. Accelerazioni spaventose, tocchi fintati con rotazione all’indietro, tutto il repertorio. Dall’altra parte, Karen fa il suo, mette in campo tanta solidità e spinta, ma il “gap” di varietà e di soluzioni è troppo evidente. Se vogliamo (ed esagero per amor di paradosso, ma spero di rendere l’idea), Khachanov, col suo gran servizio e il drittone pesante, è come fosse una versione “base” di Kyrgios, stesse armi “standard”, ma senza optional, ovvero senza il talento nei tagli, nel gioco al volo, nei ricami smorzati. Nel confronto diretto, la differenza a tratti è impietosa.

Sul 3-2 del secondo set per Nick, Karen salva una palla break (il russo ne aveva fallita una sull’1-1). C’è equilibrio, l’impressione però è che in qualsiasi momento Kyrgios possa inventarsi qualcosa di decisivo per le sorti del match, nel bene ma anche nel male. Qualche palla corta deliziosa dell’australiano provoca gli “oooh” ammirati del pubblico di casa, ma alla fine, dopo 14 punti, Khachanov tiene e pareggia 3-3. Lodevole per sportività Nick quando rimprovera il pubblico colpevole di aver esultato in anticipo su una palla buona dell’avversario, che pareva destinata a uscire. Sale 4-3 Kyrgios, e si consulta ancora con il fisioterapista, senza però farsi trattare né prendendo medicinali. Sotto lo sguardo attento di Marat Safin in tribuna, Karen pareggia 4-4; in pochi secondi però Nick è di nuovo avanti 5-4.

La velocità media dei turni di servizio dell’australiano è incredibile, non credo esista una statistica apposita, ma scommetterei che più rapido di lui non c’è nessuno. Pur continuando a giocare bene, Kyrgios in qualche momento si tocca ancora il muscolo indolenzito. Nel frattempo, siamo 5-5, fase decisiva sia del secondo set che probabilmente della partita. In meno di un minuto e mezzo, Nick sale 6-5, notevole un tocco di dritto piatto sottorete dietro a una legnata centrale col servizio. Poco dopo, ecco il tie-break. Sul 5-5, un grandissimo scambio a tutto braccio porta un set-point a Kyrgios, che col servizio non perdona e chiude, 2 set a zero per lui.

LA RIMONTA DI KAREN – Nel terzo parziale, con il pubblico intorno alla tribuna stampa che intona cori a ogni pausa del gioco, Nick si fa minaccioso per la battuta avversaria nel terzo game (da parte sua, Kyrgios ha concesso una sola palla break in tutta la partita, sull’1-1 del secondo set), ma Khachanov è bravo a recuperare da 0-30. Due game dopo, però, arrivano tre palle break consecutive: il doppio fallo del russo sulla terza decreta uno strappo forse definitivo. 3-2 e servizio per Nick, se non fa il matto, per come ha giocato finora, la può perdere solo lui. In questo momento siamo a 42 vincenti e 21 errori dell’australiano (28/27 Karen), la qualità del gioco è ben testimoniata da quel “+21”, mica male. In vantaggio 4-2, Kyrgios si concede uno dei suoi tweener frontali, praticamente è il primo momento “ludico” della sua serata. Nel momento decisivo, bravissimo Khachanov a prendersi tutti i rischi, spingendo col rovescio, e nell’ottavo game per la prima volta riesce a brekkare Nick, 4-4.

Ottimo sussulto del russo, quasi inaspettato, poco dopo siamo 5-4 per lui. Si procede senza rischi per chi è alla battuta, il gioco si fa essenziale (leggi, servizio-dritto per entrambi), a parte qualche drop shot di Kyrgios, ma ce l’ha nel DNA, per lui è normale come spingere un top-spin diagonale qualsiasi. Un suo serve&volley sontuoso, da australiano vecchia scuola, realizzato nel dodicesimo game, è il preludio al secondo tie-break. Subito 2-0 per Karen, poi 3-1, ma una “rispostona” di dritto di Nick riequilibra i mini-break, in un attimo è 3-3. Bravo in attacco Khachanov (bellissimo rovescio lungolinea), sale 5-3, ma si fa riprendere. Arriva un match-point per Kyrgios sul 6-5, fallito con la risposta di dritto, due punti dopo è 7-6 e set-point per il russo: un drittaccio largo di Nick gli consegna il terzo set, si è salvato veramente per un pelo Karen, ora può succedere di tutto.

Nick Kyrgios e Karen Khachanov – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Nel quarto set il canovaccio della partita non cambia con l’andamento che segue i servizi abbastanza tranquillamente fino al settimo gioco, quando Kyrgios annulla due delicatissime palle break sul 3-3. Si arriva poi all’ennesimo tie-break (non sarà l’ultimo della serata). E ancora una volta, al contrario di quanto la logica potesse far intendere, dal 2 pari parte una serie infinita di mini-break (6 consecutivi) e ci si ritrova 5 pari. Kyrgios annulla bene il primo set point, ha a disposizione un secondo match point sul 7-6 ma finisce per cedere 9 punti a 7.

 

IL SET DECISIVO – Il quinto set vola via abbastanza rapidamente, zero break e zero palle break concesse e l’epilogo non può essere che il super tie-break decisivo ancora con un australiano in campo come era accaduto ieri sera per John Millman. Anche stavolta i mini-break fioccano ma si arriva in pieno equilibrio fino al 7 pari. La stretta finale è da cardiopalma: Khachanov sfrutta un errore di Kyrgios e si porta avanti 8-7 con due servizi per chiudere. Non riesce a tenerne neanche uno. Sul primo punto Kyrgios si inventa un clamoroso rovescio lungolinea vincente su cui il russo non può fare nulla. Poi Nick si difende con le unghie costringendo Khachanov all’errore. Ribaltato completamente il punteggio sul 9-8, Kyrgios va in piazzola e porta a casa il punto che fa esplodere la Melbourne Arena, gettandosi a terra dopo quattro ore e ventisei minuti.

La super sfida con Nadal, molto probabilmente lunedì sera sulla Rod Laver Arena, è servita. Precedenti 4-3 per lo spagnolo ma 2-1 Kyrgios sul cemento all’aperto, l’ultimo dei quali ad Acapulco vinto al tie-break decisivo. Poi Nadal si prese la rivincita sull’erba di Wimbledon ma stavolta si gioca a casa di Nick. Sarà abbastanza pronto per fare l’impresa? Di sicuro siamo ansiosi di scoprirlo.

ha collaborato Luca De Gaspari

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