Coppa Davis, gli azzurri da Charleroi: "Il campo è molto veloce"

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Coppa Davis, gli azzurri da Charleroi: “Il campo è molto veloce”

In attesa che Fognini sciolga i dubbi sulla sua presenza in campo arrivano le prime dichiarazioni da Charleroi. Parlano coach Barazzutti e Lorenzi

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2 a Belgio-Italia, la sfida di quarti di finale che potrebbe riportare gli azzurri al penultimo atto della Coppa Davis dopo tre anni (ultima apparizione la semifinale del 2014 contro la Svizzera, poi vincitrice del torneo). A tenere banco era il dubbio Fognini, uscito malconcio dalla grande settimana di Miami, ma è di pochi minuti fa la notizia del suo forfait. Coach Barazzutti aveva spiegato i dubbi relativi alla presenza del ligure: “Fognini ha problemi a un piede e dolore al polso (gli fa eco Seppi – come sempre il burlone del gruppo – “E al cervello…”), due piccoli infortuni che si trascina dietro da un po’ di tempo. Sarà Giannessi il nostro quarto uomo: sicuramente sarà contento di prendere parte alla sfida”. Una battuta anche sugli avversari: “Il Belgio è una squadra molto forte, ha disputato una finale e ha elementi che sanno giocare bene in Davis. Penso a Darcis (la cui presenza in campo è quindi confermata, ndr) che ha portato i suoi compagni alla vittoria contro la Germania e a Goffin, un vero campione“.

Insomma, allo stato attuale delle cose l’Italia non sembra certo favorita. Un’altra notizia che non fa sorridere gli azzurri arriva dalle parole di Paolo Lorenzi, che dovrà trascinarsi assieme a Seppi la squadra sulle spalle. “È una sfida difficile e il campo sembra piuttosto veloce. Anche il supervisor l’ha confermato, il cemento viene catalogato come medio-veloce. In più le palline sono quelle di Parigi e non rimbalzano molto: a noi probabilmente serviva un campo su cui la palla rimbalzasse un po’ più alta, però non ci abbattiamo: anche da sfavoriti abbiamo le nostre chance“.

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Addio Nike! Auger-Aliassime passa ad Adidas

Il talento canadese ha annunciato su Instagram che da quest’anno sarà sponsorizzato dallo storico brand tedesco

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Felix Auger-Aliassime - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

Nel tennis, così come in molti altri sport di primo piano come calcio e basket, a contendersi la possibilità di vestire i migliori atleti sono principalmente due brand: Nike e Adidas. Fa quindi sempre un pò clamore quando un tennista o una tennista passa da un marchio all’altro. L’ultimo caso era stato quello di Naomi Osaka, dati alla mano la giocatrice più appetibile dal punto di vista del marketing in questo momento, che nel 2019 aveva mollato le tre strisce tedesche per il baffo statunitense.

Uno smacco notevole per Adidas che in questo inizio 2021 prova a rifarsi, strappando Felix Auger-Aliassime a Nike. È stato lo stesso Auger-Aliassime ad annunciare il cambio di sponsor sul suo profilo Instagram. A dargli il benvenuto nella famiglia Adidas, con un commento al post, ci sono stati Dominic Thiem, Alexander Zverev, Sebastian Korda e Fernando Verdasco, tutti alfieri del brand teutonico. Particolarmente significativo il post di Zverev, sul quale si vociferava un possibile addio ad Adidas, anche a causa delle sue vicissitudini fuori dal campo. Più perplessi Frances Tiafoe, lui stesso atleta Nike, e Reilly Opelka, che veste Fila.

Quello del 20enne canadese è senza dubbio un grande acquisto per Adidas: un tennista giovane, di grandissimo potenziale, dalla faccia pulita, capace dunque di intercettare il supporto delle nuove generazioni. Ora si attende la risposta di Nike che comunque domina nel femminile e in quanto a talenti del futuro si è già assicurata Jannik Sinner, Lorenzo Musetti e Carlos Alcaraz.

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Polemica in Australia: Barty viole le norme anti-Covid

La n.1 del mondo è stata pizzicata a fare shopping senza mascherina. Il suo manager si è scusato: “Un errore innocente”. Barty era stata critica nei confronti dei colleghi che si lamentano della quarantena in Australia

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Ashleigh Barty - WTA Finals Shenzhen 2019 (foto via Twitter, @WTAFinals)

Non c’è pace per i tennisti in Australia. L’opinione pubblica australiana ha fin da subito criticato i privilegi concessi a giocatori e giocatrici stranieri in termini di possibilità di entrare nel paese rispetto ai locali. I media hanno cavalcato l’onda quando alcuni tennisti si sono lamentati della quarantena dentro gli hotel. Ashleigh Barty, in quanto beniamina del pubblico, pensava di essere al riparo da ogni critica. E invece pure lei è finita nell’occhio del ciclone.

Barty è stata infatti beccata dai fotografi mentre faceva shopping a Melbourne senza mascherina, in violazione delle rigide norme anti-COVID dello stato del Victoria. La notizia ha suscitato clamore e polemiche. L’agente della n.1 del ranking WTA si è dovuto scusare pubblicamente, definendolo un “errore innocente”. La stessa Barty si era unita al coro di indignazione dei suoi connazionali verso i giocatori che avevano chiesto un alleggerimento della quarantena, definendo le misure “giuste per tenere al sicuro la popolazione e mettere al primo posto la salute”. Insomma, come si suol dire, la 24enne di Ipswich ha predicato bene e razzolato male. Ma con un trionfo agli Australian Open si potrebbe di sicuro far perdonare dal suo pubblico. 

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Australian Open, Troicki accusa: “Non sapevamo di poter finire in isolamento. Altrimenti non sarei qui”

“È un caos totale, un orrore” ha commentato il serbo, che sarà capitano della sua nazionale all’ATP Cup. Tornerà a giocare uno Slam dopo due anni di attesa, ma in quali condizioni?

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Viktor Troicki - ATP Sofia 2018 (foto via Facebook, @sofiaopentennis)

Continuano a rimbalzare sul web le forti dichiarazioni degli atleti sulle problematiche settimane di quarantena a Melbourne. Tra coloro che sono costretti a un isolamento totale fino al prossimo weekend, per via dei casi di positività riscontrati in tre diversi voli charter, c’è Viktor Troicki. Il serbo, come altri 71 colleghi, non potrà né uscire dalla camera d’albergo, né allenarsi in palestra e sui campi da gioco. “Se l’avessi saputo prima, non sarei venuto” ha riferito a Sportski Zurnal, quotidiano sportivo locale. Troicki è arrivato a Melbourne con un volo partito da Doha, dove ha superato le qualificazioni e potrà tornare a giocare nel tabellone principale di uno Slam dopo due anni (venne eliminato da Tsitsipas all’Open d’Australia 2019).

Craig Tiley ha ribadito che i tennisti sapevano a cosa andavano incontro, ma Troicki ha comunque rincarato la dose: “Quello che sto vivendo è un caos totale, un orrore. Devo stare chiuso in stanza per 14 giorni, senza nemmeno potermi allenare. La mia preparazione per il torneo dello Slam è rovinata. Non posso prepararmi a giocare cinque set chiuso in una stanza. Non ci era stato detto che se uno sul nostro volo fosse risultato positivo, avremmo tutti dovuto fare una quarantena più rigida. Ci è stato detto che l’operatore sanitario avrebbe determinato se c’è stato effettivamente uno stretto contatto con il positivo e allora avrebbe deciso se isolare tutti o meno”.

Il serbo ha affermato che stando fermo per così tanti giorni ci vorrà un mese e mezzo per tornare in forma. Tutto questo sta rovinando la mia carriera” ha concluso. Ha paragonato questa situazione a quella vissuta nel 2013, quando venne sanzionato con 18 mesi di squalifica (poi ridotti a 12) per non aver fornito dei campioni di sangue in un controllo anti-doping durante il torneo di Montecarlo. Troicki si sentì male prima del prelievo e gli venne detto di tornare l’indomani: l’ITF dispose comunque la sanzione per violazione del protocollo. “Mi è già capitato di stare fermo per cause di forza maggiore” ha ricordato. “Questa situazione non è a quei livelli, ma quasi”. Passati i 14 giorni, sarà il capitano della Serbia durante l’ATP Cup. Il sorteggio ha riservato al team guidato dal numero uno Djokovic la Germania di Zverev e il Canada di Raonic e Shapovalov.

 

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