La settimana degli italiani: Umago, il (quasi) feudo italiano

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La settimana degli italiani: Umago, il (quasi) feudo italiano

In Croazia la pattuglia italiana è stata folta come al solito. La vittoria è sfuggita, ma solo per merito di Rublev. Riposo quasi totale per le donne

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Il Plava Laguna Croatia Open che dal 1990 si disputa ad Umago, piccola cittadina balneare appartenente alla regione istriana è da diversi anni un torneo che porta fortuna ai colori azzurri: nelle ultime edizioni si è registrata non soltanto la vittoria di Fognini nel 2016, ma una lunga serie di positivi piazzamenti utili alla classifica dei tennisti italiani, che hanno fatto sì che questo torneo divenisse sede del “pellegrinaggio” dei nostri migliori atleti. Del resto Umago, assieme a Montecarlo, è la sede più vicina all’Italia ad ospitare tornei ATP ed ha sempre avuto una grossa percentuale di spettatori provenienti dalla nostra nazione, tanto da far diventare questo torneo, una sorta di secondo appuntamento per gli appassionati italiani dopo Roma e assieme, come detto, a quello di aprile nel Principato di Monaco.

Per far capire come stiano le cose, basta vedere la quantità di tennisti azzurri che hanno deciso di partecipare quest’anno: ben 8, tra tabellone principale ( Fognini, Lorenzi, Giannessi e Cecchinato) e cadetto ( Viola, Donati, Napolitano, Trusendi). Anche i risultati di questa edizione 2017 sono stati molto positivi per i colori azzurri, a partire dalla seconda finale nel 2017 in un torneo ATP per Paolo Lorenzi. Davvero non si hanno più parole per elogiare la carriera, ma soprattutto l’esempio positivo, in termini di passione, dedizione e comportamento professionale, di questo 35enne toscano che in meno di un anno solare è stato capace di toccare il suo miglior piazzamento in classifica, di vincere il suo primo torneo e di arrivare ad altre due finali.

Riuscirci quando la condizione fisica richiede ancora più attenzioni e sacrifici per rendere al meglio è solo un orgoglio in più per il toscano, ormai capace di ben figurare anche nei grandi tornei: gli resta solo da migliorare il suo record contro i top 10 (0-18) ,i top 20 (2-36) e top 30 (5-51), ma siamo certi che riuscirà anche in questo.

 

Il torneo di Umago consacra Alessandro Giannessi come eccellente agonista pronto a mettersi in mostra anche a livelli superiori a quelli dei Challenger: in Istria ha vinto tre partite al terzo, rimontando situazioni anche molto complesse (specie ai quarti contro Dutra Silva) e raggiungendo la prima semifinale in carriera a livello ATP, un risultato che gli consentirà di stabilizzarsi a livello dei primi 100 per un po’. Lo stesso Cecchinato può dirsi contento: se è vero che contro Dodig non è riuscito a convertire un match point che gli avrebbe aperto le porte dei primi quarti ATP in carriera, non va dimenticato che in Croazia ha ottenuto una vittoria prestigiosa, contro l’avversario meglio classificato sin qui della sua carriera (Simon, 36 ATP) migliorandosi rispetto al successo di due anni fa contro Baghdatis, allora 39 ATP, tra l’altro sulla terra rossa di Bucarest, superficie dove il cipriota non ha mai reso bene.

Solo Fognini delude un po’: il ligure non ce ne vorrà, ma pensiamo che il suo talento, il suo tennis e la sua esperienza ancora si possano far preferire al grandissimo talento del russo Rublev, senz’altro puro e in certi momenti dirompente, ma ancora acerbo, se è vero, come è vero, che il russo in Croazia aveva perso qualche giorno prima su quegli stessi campi da Balazs, 159 ATP.

Venendo all’analisi della settimana, partiamo da chi ha fatto meglio, ovvero Paolo Lorenzi, che tornava ad Umago per la sesta volta a giocare il Croatia Open, un torneo nel quale non aveva mai avuto fortuna, raccogliendo, nonostante si giochi sulla da lui amata terra rossa, un solo successo nelle cinque precedenti apparizioni. Questa volta, accreditato della quarta testa di serie, ha avuto un bye al primo turno ed ha esordito agli ottavi contro lo sloveno naturalizzato britannico Aljaz Bedene, 48 ATP, contro cui aveva perso l’unico precedente quattro mesi fa sul cemento del Challnger di Irving. Contro il tennista nato a Lubiana, reduce da nove successi consecutivi contro tennisti italiani, il toscano ha fatto valere la maggiore attitudine alla terra rossa, prima vincendo dopo 63 minuti di lotta un equilibratissimo primo set al fotofinish, poi mantenendo il sangue freddo dopo aver preso il largo col break del terzo gioco del secondo set e non aver sfruttato due match point nel nono game.

Paolo alla fine ha avuto la meglio, dopo due ore esatte di buon tennis, col punteggio di 7-5 6-3, accedendo ai quarti, dove ha incontrato una sua bestia nera, il 24enne mancino ceco Jiri Vesely, 57 ATP, tennista che lo aveva sconfitto nei tre precedenti incontri, l’ultimo dei quali sulla terra di Marrachech lo scorso aprile. L’inizio “drammatico” di match per Lorenzi, che dopo poco più di mezzora si è trovato sotto di un set e di un break, sembrava confermare l’inerzia negativa contro il ceco, ma per fortuna Paolo ha saputo, come suo solito, resistere al momento burrascoso e insistere nel cercare il bandolo della matassa. Il 34 ATP ha così prima riagganciato il ceco, lo scorso venerdì non centrato col servizio (chiuderà col 47% di prime in campo), trascinando la partita al terzo set, dove è stato bravo a mantenere sino al termine il break conquistato nel sesto gioco, per poi chiudere col punteggio di 1-6 7-5 6-3 dopo 2 ore e 10 minuti di partita.

In semifinale ha trovato di fronte, in un derby azzurroAlessandro Giannessi, alla sua prima semifinale ATP, contro il quale si era già affrontato due volte a livello Challenger, vincendo in ambo le circostanze senza mai perdere un set. La prima parte della partita ha seguito proprio la falsariga dei precedenti: Lorenzi si è trovato avanti 6-2 4-2, prima che lo spezzino lasciasse andare il braccio -complice anche qualche problemino fisico di Paolo- infilando una sequenza di sei giochi a uno tale da portare la partita al terzo, dove si è trovato avanti anche di un break. A questo punto dell’incontro, la maggiore esperienza del toscano e, come hanno concordato entrambi i giocatori a fine match, una maggiore efficacia del servizio di Paolo ( 63% di punti vinti con la prima contro i 52% dello spezzino) hanno fatto la differenza, con Lorenzi vincitore con il punteggio di 6-2 4-6 6-3 dopo 2 ore e 36 minuti di battaglia tennistica non bella, ma agonisticamente appassionante.

In finale purtroppo non vi è stato nulla da fare per il nostro tennista contro Andrey Rublev, capace di vincere il torneo da lucky loser: aveva infatti perso nelle quali in due set dal 28 enne ungherese Attila Balazs, che poi avrebbe tolto un set a Goffin nel main draw, dove il 19 enne russo è entrato solo dopo il forfait per un dolore al collo, a tabellone già sorteggiato, di Borna Coric. L’atto conclusivo del torneo non ha visto tremare il russo, sin qui capace di arrivare solo una volta ai quarti nel circuito maggiore (ad Halle un mese fa): il tennista di Mosca ha sovrastato il nostro giocatore, che ha sofferto troppo quando non entrava la prima (37% punti con la seconda), vincendo facilmente 6-4 6-2 in 1 ora e 16 minuti di partita.

Alessandro Giannessi non dimenticherà facilmente la sua prima partecipazione in carriera a Umago: e dire che al primo turno ha subito dovuto sudare le tradizionali sette camicie contro la wild card Marc Polmans, ventenne australiano al 207°posto del ranking ATP. Lo spezzino già nell’esordio in terra croata ha subito mostrato le sue doti di grande lottatore, non cedendo dopo aver perso un lunghissimo primo set di 70 minuti e soprattutto, rimontando nel terzo set da 1-3 sotto, prima di chiudere dopo 2 ore e 58 minuti col punteggio di 6-7(3) 6-3 6-4. Al secondo turno Alessandro ha dovuto affrontare Kenny De Schepper, 148 ATP, 30enne tennista mancino francese che precedentemente aveva eliminato Benoit Paire, atleta tra l’altro vincitore dell’unico precedente disputato contro il nostro giocatore. In Istria, fortunatamente, Giannessi si è preso la rivincita, grazie anche alla scelta riuscita di giocare sempre con la prima (83%), ottenendo percentuali ragguardevoli anche con la seconda (ha vinto il 62% in quel tipo di situazione) a differenza del transalpino, che, quando si è giocato con la sua seconda, ha ottenuto solo il 39% di punti.

Alessandro, dopo l’ennesima lotta, ha così guadagnato i primi quarti in un evento ATP dopo quasi sei anni (sinora vi era riuscito solo a Bucarest nel 2011, dove poi perse da Andujar), archiviando il successo con lo score di 6-2 3-6 6-3 in 2 ore e 11 minuti di partita. Nell’incontro successivo il 27enne spezzino ha dato davvero il meglio di sè, rimettendo in piedi una partita che sembrava compromessa contro il 33enne brasilaino Rogerio Dutra Silva, che aveva sì battuto in due circostanze quest’anno, ma contro il quale in due precedenti datati aveva perso. Giannessi è stato bravissimo mentalmente, non solo dopo essersi trovato nella difficile situazione di aver perso al tie-break un lunghissimo primo set nel quale era stato avanti di un break nel punteggio, ma soprattutto per aver rimontato dal 2-5 nel terzo, infilando un filotto di 5 giochi consecutivi che gli ha consegnato la prima semifinale in carriera in un torneo ATP, grazie a un successo arrivato col punteggio di 6-7 (3) 6-2 7-5 in 2 ore e 51 minuti. Poi per Alessandro, come abbiamo raccontato precedentemente, è giunta un’altra grande battaglia (italianicida) di 3 set, la quarta consecutiva, questa volta terminata male per un soffio, ma che non scalfisce la gioia e la relativa iniezione di fiducia derivante da un grandissima settimana.

Fabio Fognini ha giocato per la nona volta a Umago, torneo dove non solo aveva vinto anno scorso, ma nel quale aveva anche raccolto una finale (2013) e tre semifinali (2008, 2011,2014). Accreditato della terza testa di serie, è stato esentato del primo turno, esordendo solo giovedì agli ottavi, dove ha trovato dall’altra parte della rete, in un incontro inedito, il 24enne argentino Nicolas Kicker, 95 ATP: Fabio dopo aver vinto il primo set sfruttando un break guadagnato in apertura, ha avuto un calo di energie nel secondo, perso malamente, prima di ritrovare la quadra, in un incontro vinto in 1 ora e 48 minuti con il punteggio di 6-4 1-6 6-2, nel quale curiosamente ha avuto una percentuale di punti vinti maggiore servendo con la seconda che con la prima (64 contro 57).

Nei quarti ha affrontato una delle promesse del tennis mondiale, il Next Gen Andrej Rublev, 74 ATP, che il ligure aveva sconfitto nei due precedenti incontri, datati 2015 (uno dei quali, sulla terra di Barcellona). Come nel primo turno, Fabio, dopo aver vinto in 48 minuti al tie-break un primo set dove era andato a servire per chiuderlo nel decimo gioco, è sceso di livello nel secondo, per poi riprendersi sino ad arrivare al 5 pari del terzo, dove ha concesso al 19enne russo la chance per andare a servire per il match. Occasione che Fabio è riuscito a sventare, portando al tie-break finale la partita: in tale situazione di punteggio, nel quale Fabio in carriera aveva un buon score di 26 vinte e 10 perse, non è riuscito a sfruttare la sua maggiore esperienza e, dopo aver fatto involare sul 5-0 Rublev, dopo pochissimo è arrivato il successo per il tennista di Mosca, che ha guadagnato l’accesso alle semifinali con il punteggio di 6-7(5) 6-2 7-6(2) dopo 2 ore e 16 minuti di battaglia. Una partita nella quale, oltre al coraggio, al talento e alla potenza del russo, hanno fatto la differenza le ottime percentuali al servizio di Rublev, che ha vinto percentualmente più punti dell’azzurro sia quando si giocava con la prima (70 vs 58) e con la seconda (61 vs 49).

Marco Cecchinato è tornato per la seconda volta a giocare a Umago dopo il 2014, edizione nella quale riuscì a qualificarsi per il tabellone principale per poi perdere al prim turno da Seppi. Il palermitano ha affrontato al primo turno un veterano del circuito, il 32enne Gilles Simon, 36 ATP e quinta testa di serie del tabellone croato. Il 105 ATP, in uno scontro inedito, e’ stato bravo a non avere timori reverenziali contro l’ex 6 del mondo e portarsi, dopo aver vinto facilmente il primo set 6-1 in 25 minuti, sul 3-2 e servizio nel secondo. A questo punto, l’orgoglio del francese e’ pero’ venuto fuori, portando la partita al terzo. Nel parziale decisivo, Marco non si è scomposto, tornando a comandare nel punteggio e finendo per chiudere con il punteggio di 6-1 3-6 6-1 dopo 1 ora e 38 minuti, una partita che gli ha regalato lo scalpo tennistico più importante della sua carriera (questa è stata la sua seconda vittoria contro un top 40 ATP).

Al secondo turno il siciliano ha affrontato un altro veterano del circuito, il 32enne tennista locale Ivan Dodig, sceso al 412°posto del ranking di singolare (e’ stato 29 meno di 4 anni fa) per dedicarsi al doppio, dove attualmente è n°7. Omaggiato della wild card degli organizzatori, Dodig ha cosi preso parte al secondo tabellone di singolare nel 2017 e, dopo aver sconfitto al primo turno Copil, ha giocato contro il siciliano. Marco ha avuto una grandissima chance di accedere per la prima volta in carriera ai quarti di un evento ATP: dopo aver vinto il primo set 6-3 in 38 minuti, nel secondo ha recuperato un break di svantaggio e trascinato il croato al tie-break, dove sul 6-5 si è issato al match point. Dodig non si è però scomposto e, una volta annullatolo, ha portato la partita al terzo, dove ha avuto vita facile, vincendo la partita 3-6 7-6(6) 6-2 in 2 ore e tornando ai quarti in un torneo ATP dopo più di un anno (Monaco di Baviera 2016).

In Croazia la pattuglia azzurra era davvero folta: vi erano altri 4 azzurri anche nelle quali, ma nessuno è purtroppo riuscito ad accedere al tabellone principale. Matteo Viola ha perso all’esordio contro De Schepper col punteggio di 6-2 7-5 in 1 ora e 27 minuti di partita e anche Walter Trusendi ha trovato subito disco rosso, avendo la peggio nel derby contro Matteo Donati, vincitore 4-6 6-4 6-3 in 2 ore e 20 minuti di match. Il piemontese si è poi dovuto arrendere, nell’ultimo turno di quali,al 27enne argentino Marco Trungelliti, 192 ATP, che ha guadagnato l’accesso al main draw col punteggio di 6-2 6-4 in 1 ora e 24 minuti. Vi era infine anche Stefano Napolitano, il quale, dopo aver sconfitto in 90 minuti 6-3 7-5 il 27enne bosniaco Tomislav Brkic, 332 ATP, si è poi arreso di fronte al 22enne serbo Milijan Zekic, 181 ATP, vincitore con lo score di 6-3 7-5 in 1 ora e 31 minuti di partita.

Nel nostro settore femminile, nessuna delle giocatrici azzurre nelle prime 100 del ranking WTA si e’ iscritta a uno dei due tornei in programma questa settimana, i piccoli International di Gstaad e Bucarest.

A Bucarest due tenniste italiane, Jasmine Paolini e Martina Di Giuseppe, hanno partecipato al tabellone delle qualificazioni. La 21enne toscana, giunta la scorsa settimana al suo best career ranking di 132 WTA, era prima testa di serie del tabellone cadetto, ma, dopo aver sconfitto la wc ungherese Csilla Argyelan in 48 minuti col punteggio di 6-0 6-1, è stata poi pero’ eliminata dalla 28enne tennista di casa, Alexandra Dulgheru, 294 WTA, con lo score di 6-3 4-6 6-4. Di Giuseppe, 26enne laziale al 315° posto del ranking, è stata invece subito fermata al primo turno da Anhelina Kalinina, 213, vincitrice col punteggio di 6-4 6-2 in 80 minuti di match.

Infine a Gstaad, lussuosa meta sciistica sulle Alpi svizzere, altre due tenniste azzurre si sono iscritte al tabellone delle quali, Camilla Rosatello e Martina Trevisan. La prima è stata fermata all’esordio dalla seconda testa di serie del tabellone cadetto, la 18enne russa Anna Kalinskaya, 150 WTA, vincitrice sulla 22enne cuneese,264 WTA, con lo score di 3-6 6-3 6-1 in 1 ora e 37 minuti. La Trevisan, 153 WTA, al primo turno ha invece avuto la meglio sulla 24enne lettone Diana Marcinkevica, 330 WTa, già sconfitta nell’unico precedente del 2016. In Svizzera Martina ha avuto bisogno di 2 ore e 38 minuti di match e di superare il baratro dell’ avversaria andata a servire per il match sul 6-5 del secondo, per passare al turno decisivo delle quali, grazie ad un successo archiviato col punteggio di 5-7 7-6(4) 6-4. L’ostacolo successivo è stata la 24enne ecuadoregna Andrea Gomiz,305 WTA, liquidata con un duplice 6-2 in 66 minuti di partita. L’esperienza nel primo tabellone principale di un evento WTA è stata purtroppo molto breve, anche a causa di un sorteggio molto arduo, che l’ha vista accoppiata ad uno dei talenti emergenti del circuito WTA, la 21enne Anett Kontaveit, 32 WTA, vincitrice sull’azzurra in 73 minuti col netto punteggio di 6-1 6-3, uno score testimoniante di una ottima forma che consentirà alla teen-ager estone di issarsi sino alla finale del torneo svizzero.

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Resto del mondo, tra Laver Cup e belle vittorie, torna ad alzare la testa. Il dominio europeo resiste, ma inizia a scricchiolare

Il Canada vince la Coppa Davis, un americano torna in semifinale Slam dal 2018, un giapponese vince un torneo dopo oltre 3 anni. La ricca esibizione è solo l’ennesimo indizio che qualcosa, al di là dell’oceano, sta tornando a muoversi

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Team World festeggia la vittoria della Laver CUp 2022 (Twitter @LaverCup)

Che la Laver Cup sia un’esibizione, carina e spettacolare, è sotto gli occhi di tutti, e che al contempo i match in essa disputati vadano considerati con il giusto peso, appare ancor più scontato. Ma quanto accaduto nell’edizione 2022, è a suo modo storico (e non solo perché ha segnato l’addio al tennis di Roger Federer): infatti, per la prima volta in cinque edizioni, non è lo strafavorito Team Europe a vincere, bensì l’arrembante e spumeggiante Team World. Lì dove Raonic, Anderson, Del Potro e Isner avevano fallito, Fritz, Auger-Aliassime, Tiafoe e De Minaur hanno trionfato.

I giocatori inizialmente elencati, per primi hanno dovuto convivere con la quasi imbattibilità degli europei nel tennis degli anni ’10, facendo da apripista a una nuova generazione di tennisti d’oltreoceano che finalmente sta iniziando ad alzare la voce. Milos, Delpo e Kevin hanno dovuto combattere contro troppi infortuni, che hanno portato al ritiro due dei tre – con Raonic ufficialmente ancora attivo, che non gioca una partita dal 26 luglio 2021. Ma senza l’ex n.3 al mondo, difficilmente il Canada avrebbe iniziato a porre importanti basi nel mondo del tennis che l’hanno portata alla vittoria della Coppa Davis 2022, con la squadra guidata da Felix Auger-Aliassime e Denis Shapovalov. E proprio Felix, insieme a Taylor Fritz, ha scritto una nuova pagina della storia del tennis extraeuropeo: per la prima volta dal 2018, infatti, c’è più di un giocatore d’oltreoceano in top 10 a fine anno (allora furono addirittura quattro, di cui Del Potro e Anderson in top5, oltre a Nishikori e Isner).

Ma al di là del rilancio ai piani alti del tennis, il movimento nel resto del mondo sta iniziando a riemergere anche a livelli medio-alti, di top 30-35, e di vittorie di titoli nel tour. Infatti 8 giocatori tra Argentina, Australia (arrivata tra l’altro in finale Davis, la prima senza squadre europee dal 1990, quando proprio gli aussies si arresero agli Stati Uniti), Canada e USA hanno chiuso l’anno tra i primi 30 al mondo (uno in più rispetto al 2021), ma soprattutto l’aumento c’è stato in termini di tornei portati a casa: 17 su 69, rispetto ai 10 su 61 dell’anno precedente, con una percentuale di quasi il 25% di trofei approdati fuori dall’Europa. Le statistiche forniscono un quadro ben preciso della situazione, ma vediamo nel dettaglio a chi sono dovute queste incoraggianti percentuali.

 

LA RINASCITA AMERICANA – L’assenza del tennis americano ad alti livelli è stata una sorprendente costante negli ultimi anni, ma i risultati quest’anno sono senza dubbio migliorati: Tiafoe, entrato per la prima volta in carriera in top 20, ha anche centrato la semifinale allo US Open, la prima a livello Slam per gli americani da Wimbledon 2018 (Isner). Dunque al di là della ben nota crescita di Fritz, che ha chiuso l’anno da n.9 al mondo dopo averlo iniziato da n.23, e della tanto attesa, e finalmente arrivata, consacrazione di Frances ad ottimi livelli (i due hanno anche giocato uno contro l’altro la finale di Tokyo), vari giocatori a stelle e strisce si sono fatti largo durante il 2022. Spicca tra questi certamente Maxime Cressy, già salito alla ribalta prima di vincere per la prima volta in carriera un titolo a Newport (a luglio), grazie al suo particolare stile di gioco. Il franco-americano, infatti, è uno dei pochissimi giocatori rimasti nel circuito a giocare ancora solo di serve and volley, seguendo sempre a rete gli ottimi servizi. Cressy, l’ultimo dei panda, è una ventata di aria fresca per il circuito, ma soprattutto per il suo Paese, dove non è solo.

Infatti altro giocatore che ben si è distinto, specie nella parte finale di stagione, è Brandon Nakashima. Il nativo di San Diego, che ha chiuso l’anno al n.47, ha vinto per la prima volta un trofeo ATP proprio nel 250 di casa, oltre a divenire anche il primo americano a vincere le Next Gen ATP Finals, lì dove Fritz, Tiafoe, Brooksby e Korda avevano fallito. E anche Sebastian, figlio del grande Petr, è stato protagonista di una buonissima stagione, a cui è mancato solo il sigillo di un titolo. Due finali di fila giocate (Gijon e Anversa), perse solo da due top 10 come Rublev e Auger-Aliassime, oltre al best ranking di n.30 al mondo raggiunto a maggio.

Risultati che fanno dunque ben sperare al tennis a stelle e strisce, a cui vanno aggiunti anche i netti progressi mostrati da Tommy Paul, che ha raggiunto due quarti di finale 1000, battendo sul cammino Alcaraz a Montreal e Nadal a Bercy, costruendosi sempre più dunque una fama di giocatore temibile oltre che spettacolare. La scuola americana, o meglio del Nord America, sta rinascendo, e le prospettive per il 2023 sono più che rosee. Del Canada, dei record di Auger-Aliassime e delle imprese in Davis se ne è scritto a fiumi in questo autunno, nei giorni scorsi; molto meno invece si è parlato dell’Argentina, che in un anno in cui ha perso la sua stella polare ha comunque saputo reinventarsi trovando vari giocatori degni di nota.

SUL RIO DE LA PLATA, SCHWARTZMAN NON E’ PIU’ SOLO – In un anno che, tra i tanti prestigiosi ritiri, si è aperto con quello, forse già annunciato, ma non per questo meno emozionante, di Juan Martin Del Potro, l’Argentina ha comunque buoni motivi per sorridere. Infatti comunque due tornei (guarda caso, sulla terra) hanno issato a fine settimana la bandiera albiceleste, con le vittorie di Francisco Cerundolo e Sebastian Baez. Il primo, che ha chiuso l’anno come n.30 al mondo e 2 d’Argentina (dietro solo al Peque Schwartzman) è stato una delle più grandi sorprese del 2022. Si parlava molto del fratello minore, Juan Manuel, ma Francisco, partendo dalle retrovie, si è fatto conoscere con la semifinale a Miami, certo fortunosa, ma che resta un enorme risultato, per fare via via sempre meglio col favore anche della mattonella battuta. E così il 17 luglio a Bastad, raggiungendo il best ranking (n.24 al mondo) ha vinto il primo titolo della carriera, con il fiore all’occhiello di eliminare anche Casper Ruud sul suo percorso. L’avversario battuto in finale da Cerundolo, tra l’altro, era proprio Baez, arresosi abbastanza nettamente in due set alla terza finale stagionale.

Il nativo di Buenos Aires, semifinalista alle Next Gen Finals 2021, ha ampiamente mantenuto le promesse quindi, avendo comunque ottenuto il primo titolo della carriera ad Estoril, contro Frances Tiafoe, ed arrivando ad un passo dai primi 30 (n.31). La vittoria su Rublev, proprio nella semifinale di Bastad, ha attestato le qualità di Baez anche contro giocatori di maggior calibro, ma è stata purtroppo per lui seguita da un pessimo finale di stagione, con sette uscite consecutive al primo turno, che ne hanno un po’ frenato l’ascesa. E, tra le difficoltà di fine stagione di Baez, di altri sudamericani, e anche di molti big, ad emergere è stata la voce dell’Asia, guidata da Nick Kyrgios e dalla sua Australia in primis…ma non solo.

WAITING FOR NISHIKORI…ECCO NISHIOKA – Tante promesse, tante faville, tra Daniel, Sugita, lo stesso Nishioka…ma la realtà è che il Giappone attende ancora, forse più sognando che realmente sperando, l’astro di Kei Nishikori, che il fisico troppe volte ha frenato sul più bello. Ma quest’anno il paese del Sol Levante (e come vedremo, l’Asia in generale) ha ottimi motivi per festeggiare. Infatti, più di tre anni dopo la vittoria dell’ex n.4 al mondo a Brisbane, un giocatore nipponico è riuscito di nuovo ad alzare un trofeo ATP: Yoshihito Nishioka, nel 250 di Seul, giocando una gran settimana e una spettacolare finale tra mancini contro Shapovalov, dopo aver eliminato anche il n.2 del mondo Ruud. Si è trattato del secondo titolo della carriera per l’attuale n.36 ATP (best ranking). Un finale di stagione entusiasmante per il giapponese, dove si è aggiunta anche una prestigiosa finale a Washington, persa solo da un Kyrgios straripante ma con una vittoria in semifinale sull’allora n.8 del mondo Rublev.

Dunque grande stagione per Nishioka, che tiene alta nel circuito la bandiera giapponese attestandosi a n.1 del suo Paese (n.38 del mondo quando ad inizio anno era n.80) in un movimento asiatico che si sta pian piano facendo sentire. Infatti una grande stagione l’ha avuta anche Zhinzhen Zhang, che pur non vincendo nessun titolo, è diventato il primo cinese della storia ad entrare tra i primi 100, nello stesso anno in cui il compatriota Yibing Wu ha vinto il primo match in uno Slam nell’era Open per la sua nazione (arrivando al terzo turno allo US Open, arrendendosi solo a Medvedev). E il rientro, seppur solo in doppio, di uno dei più grandi rimpianti del tennis degli ultimi anni, come Hyeon Chung, può far sorridere anche la Corea del Sud, aggiungendo ulteriore competitività ad un continente che finalmente sembra pronto a dire la sua a certi livelli (senza dimenticare il giovane Chun-hsin Tseng da Taipei, che ha giocato le Next Gen Finals e già tra i primi 100).

Dunque, tra vittorie prestigiose e tanti best ranking raggiunti, strisce pazzesche (Auger-Aliassime) e promesse che si iniziano a mantenere (Fritz), il tennis extraeuropeo sta ritrovando spolvero. E, come abbiamo visto, stavolta la grande, tradizionale scuola americana non si trova ad essere l’unica alternativa a quel gigante che è la vecchia Europa, ma tra giovani asiatici, australiani ritrovati e sbocciati (anche Kokkinakis, finalmente, ha saputo battere il proprio fisico e i propri demoni nel 2022, vincendo il suo primo titolo ATP) e certezze dall’America Latina, è in ottima compagnia.

Il 2022 è stato l’anno che ha riaperto la porta su questo discorso, con livelli alti, ma non altissimi, quelli solo sfiorati. Che il 2023 possa essere la stagione giusta per riportare anche un trofeo dello Slam fuori dall’Europa, per la prima volta dallo US Open 2009 di Del Potro? Le sensazioni appaiono propizie, vedremo se finalmente i giovanotti terribili, storicamente sempre un po’ “meno disciplinati” dei solidi europei, sapranno sconfiggere anche la pressione e trovare la lucidità quando la pallina scotta davvero.

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Nadal e Alcaraz insieme per un’esibizione di lusso a Las Vegas

Il 5 marzo, nel Nevada, il maiorchino Rafa Nadal affronterà il giovane connazionale Carlos Alcaraz in un match da leccarsi i baffi

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nadal alcaraz

I grandi campioni, le leggende come Rafa Nadal, anche quando non giocano partite ufficiali o grandi tornei, sono un enorme richiamo per i tifosi, e uno spettacolo assicurato. Lo ha dimostrato la recente tournée sudamericana dpve il maiorchino, assieme a Casper Ruud, ha giocato alcune partite di esibizione tra Cile, Argentina, Colombia ed Ecuador, attirando un gran carico di appassionati e giornalisti ad ammirarne le loro prodezze. E, per quanto ancora debba cominciare la nuova stagione, l’attuale n.2 del mondo ha già annunciato un’esibizione programmata per il 5 marzo 2023.

Quella domenica, infatti, alla vigilia del torneo di Indian Wells, primo 1000 dell’anno, tra i tornei più amati dagli aficionados, Nadal scenderà in campo per un’esibizione di livello altissimo all’MGM Grand Garden Arena di Las Vegas, Nevada. Il calibro è così alto anche per il nome del suo avversario, che sarà il giovane connazionale Carlos Alcaraz, attuale n.1 del mondo. Dunque, in una delle città più prestigiose d’America, nota per il divertimento e i momenti indimenticabili che regala,- nonché città natale di Andre Agassi – gli attuali primi due giocatori della classifica ATP, giocheranno una ricca esibizione. Una notte da sogno, certamente per i due contendenti, che potranno divertirsi (oltre a staccare lauti assegni), ma anche per i fortunati che potranno assistere dal vivo a una spettacolare “amichevole”, degno antipasto del Sunshine Double che inizierà subito dopo.

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Karolina Pliskova e Sascha Bajin tornano insieme per il 2023

Ad annunciarlo è la stessa tennista ceca sul proprio profilo twitter, con un laconico ed eloquente “Reunited 2023”. I due si erano separati a luglio

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Karolina Pliskova e Sascha Bajin (foto: twitter @KaPliskova)

Karolina Pliskova e Aleksandar Sascha Bajin torneranno insieme a partire dalla prossima stagione. Dopo quasi due anni insieme, infatti, i due si erano salutati a luglio, ma i risultati della ceca hanno continuato ad essere tutt’altro che esaltanti.

Eletto allenatore dell’anno nel 2018, Bajin ha lavorato a lungo con nomi di spicco nel circuito WTA, da Serena Williams a Victoria Azarenka, passando per Sloane Stephens, Caroline Wozniacki e Naomi Osaka. Dalla prossima stagione, come detto, tornerà a sedere sulla panchina di Pliskova, cercando di tagliare almeno uno dei due traguardi che erano stati posti a fine novembre 2020, all’inizio della loro prima esperienza insieme. I due obiettivi prefissati erano di tornare al n°1 del mondo e vincere uno Slam.

Allo stesso tempo, Pliskova saluta così Leoš Friedl, suo coach ad interim per la seconda parte di stagione. “Devo ringraziarlo tanto perché ha subito iniziato a collaborare con noi. Credo di aver raccolto buoni risultati sotto la sua guida” (semifinale al ‘1000’ di Toronto e quarti allo US Open, ndr).

Questo è quanto si legge dal comunicato diffuso dal sito ufficiale della ceca a proposito del suo connazionale, che replica: “Per me è stata una sfida importante poter allenare una giocatrice che è stata tra le più forti degli ultimi anni. Sono onorato di aver potuto lavorare con Karolina per questi cinque mesi”.

Bajin tornerà con Pliskova già a partire dalla tournée australiana, dove l’ex numero 1 WTA giocherà ad Adelaide prima dell’Australian Open. “Ho deciso di tornare perché, fondamentalmente, credo di poter ancora aiutare Karolina. Il suo gioco è gradualmente migliorato e ha dimostrato di poter competere ancora contro le migliori giocatrici del mondo. Non vedo l’ora di tornare a sedere sulla sua panchina” – ha concluso il coach tedesco.

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