La settimana degli italiani: Umago, il (quasi) feudo italiano

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La settimana degli italiani: Umago, il (quasi) feudo italiano

In Croazia la pattuglia italiana è stata folta come al solito. La vittoria è sfuggita, ma solo per merito di Rublev. Riposo quasi totale per le donne

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Il Plava Laguna Croatia Open che dal 1990 si disputa ad Umago, piccola cittadina balneare appartenente alla regione istriana è da diversi anni un torneo che porta fortuna ai colori azzurri: nelle ultime edizioni si è registrata non soltanto la vittoria di Fognini nel 2016, ma una lunga serie di positivi piazzamenti utili alla classifica dei tennisti italiani, che hanno fatto sì che questo torneo divenisse sede del “pellegrinaggio” dei nostri migliori atleti. Del resto Umago, assieme a Montecarlo, è la sede più vicina all’Italia ad ospitare tornei ATP ed ha sempre avuto una grossa percentuale di spettatori provenienti dalla nostra nazione, tanto da far diventare questo torneo, una sorta di secondo appuntamento per gli appassionati italiani dopo Roma e assieme, come detto, a quello di aprile nel Principato di Monaco.

Per far capire come stiano le cose, basta vedere la quantità di tennisti azzurri che hanno deciso di partecipare quest’anno: ben 8, tra tabellone principale ( Fognini, Lorenzi, Giannessi e Cecchinato) e cadetto ( Viola, Donati, Napolitano, Trusendi). Anche i risultati di questa edizione 2017 sono stati molto positivi per i colori azzurri, a partire dalla seconda finale nel 2017 in un torneo ATP per Paolo Lorenzi. Davvero non si hanno più parole per elogiare la carriera, ma soprattutto l’esempio positivo, in termini di passione, dedizione e comportamento professionale, di questo 35enne toscano che in meno di un anno solare è stato capace di toccare il suo miglior piazzamento in classifica, di vincere il suo primo torneo e di arrivare ad altre due finali.

Riuscirci quando la condizione fisica richiede ancora più attenzioni e sacrifici per rendere al meglio è solo un orgoglio in più per il toscano, ormai capace di ben figurare anche nei grandi tornei: gli resta solo da migliorare il suo record contro i top 10 (0-18) ,i top 20 (2-36) e top 30 (5-51), ma siamo certi che riuscirà anche in questo.

 

Il torneo di Umago consacra Alessandro Giannessi come eccellente agonista pronto a mettersi in mostra anche a livelli superiori a quelli dei Challenger: in Istria ha vinto tre partite al terzo, rimontando situazioni anche molto complesse (specie ai quarti contro Dutra Silva) e raggiungendo la prima semifinale in carriera a livello ATP, un risultato che gli consentirà di stabilizzarsi a livello dei primi 100 per un po’. Lo stesso Cecchinato può dirsi contento: se è vero che contro Dodig non è riuscito a convertire un match point che gli avrebbe aperto le porte dei primi quarti ATP in carriera, non va dimenticato che in Croazia ha ottenuto una vittoria prestigiosa, contro l’avversario meglio classificato sin qui della sua carriera (Simon, 36 ATP) migliorandosi rispetto al successo di due anni fa contro Baghdatis, allora 39 ATP, tra l’altro sulla terra rossa di Bucarest, superficie dove il cipriota non ha mai reso bene.

Solo Fognini delude un po’: il ligure non ce ne vorrà, ma pensiamo che il suo talento, il suo tennis e la sua esperienza ancora si possano far preferire al grandissimo talento del russo Rublev, senz’altro puro e in certi momenti dirompente, ma ancora acerbo, se è vero, come è vero, che il russo in Croazia aveva perso qualche giorno prima su quegli stessi campi da Balazs, 159 ATP.

Venendo all’analisi della settimana, partiamo da chi ha fatto meglio, ovvero Paolo Lorenzi, che tornava ad Umago per la sesta volta a giocare il Croatia Open, un torneo nel quale non aveva mai avuto fortuna, raccogliendo, nonostante si giochi sulla da lui amata terra rossa, un solo successo nelle cinque precedenti apparizioni. Questa volta, accreditato della quarta testa di serie, ha avuto un bye al primo turno ed ha esordito agli ottavi contro lo sloveno naturalizzato britannico Aljaz Bedene, 48 ATP, contro cui aveva perso l’unico precedente quattro mesi fa sul cemento del Challnger di Irving. Contro il tennista nato a Lubiana, reduce da nove successi consecutivi contro tennisti italiani, il toscano ha fatto valere la maggiore attitudine alla terra rossa, prima vincendo dopo 63 minuti di lotta un equilibratissimo primo set al fotofinish, poi mantenendo il sangue freddo dopo aver preso il largo col break del terzo gioco del secondo set e non aver sfruttato due match point nel nono game.

Paolo alla fine ha avuto la meglio, dopo due ore esatte di buon tennis, col punteggio di 7-5 6-3, accedendo ai quarti, dove ha incontrato una sua bestia nera, il 24enne mancino ceco Jiri Vesely, 57 ATP, tennista che lo aveva sconfitto nei tre precedenti incontri, l’ultimo dei quali sulla terra di Marrachech lo scorso aprile. L’inizio “drammatico” di match per Lorenzi, che dopo poco più di mezzora si è trovato sotto di un set e di un break, sembrava confermare l’inerzia negativa contro il ceco, ma per fortuna Paolo ha saputo, come suo solito, resistere al momento burrascoso e insistere nel cercare il bandolo della matassa. Il 34 ATP ha così prima riagganciato il ceco, lo scorso venerdì non centrato col servizio (chiuderà col 47% di prime in campo), trascinando la partita al terzo set, dove è stato bravo a mantenere sino al termine il break conquistato nel sesto gioco, per poi chiudere col punteggio di 1-6 7-5 6-3 dopo 2 ore e 10 minuti di partita.

In semifinale ha trovato di fronte, in un derby azzurroAlessandro Giannessi, alla sua prima semifinale ATP, contro il quale si era già affrontato due volte a livello Challenger, vincendo in ambo le circostanze senza mai perdere un set. La prima parte della partita ha seguito proprio la falsariga dei precedenti: Lorenzi si è trovato avanti 6-2 4-2, prima che lo spezzino lasciasse andare il braccio -complice anche qualche problemino fisico di Paolo- infilando una sequenza di sei giochi a uno tale da portare la partita al terzo, dove si è trovato avanti anche di un break. A questo punto dell’incontro, la maggiore esperienza del toscano e, come hanno concordato entrambi i giocatori a fine match, una maggiore efficacia del servizio di Paolo ( 63% di punti vinti con la prima contro i 52% dello spezzino) hanno fatto la differenza, con Lorenzi vincitore con il punteggio di 6-2 4-6 6-3 dopo 2 ore e 36 minuti di battaglia tennistica non bella, ma agonisticamente appassionante.

In finale purtroppo non vi è stato nulla da fare per il nostro tennista contro Andrey Rublev, capace di vincere il torneo da lucky loser: aveva infatti perso nelle quali in due set dal 28 enne ungherese Attila Balazs, che poi avrebbe tolto un set a Goffin nel main draw, dove il 19 enne russo è entrato solo dopo il forfait per un dolore al collo, a tabellone già sorteggiato, di Borna Coric. L’atto conclusivo del torneo non ha visto tremare il russo, sin qui capace di arrivare solo una volta ai quarti nel circuito maggiore (ad Halle un mese fa): il tennista di Mosca ha sovrastato il nostro giocatore, che ha sofferto troppo quando non entrava la prima (37% punti con la seconda), vincendo facilmente 6-4 6-2 in 1 ora e 16 minuti di partita.

Alessandro Giannessi non dimenticherà facilmente la sua prima partecipazione in carriera a Umago: e dire che al primo turno ha subito dovuto sudare le tradizionali sette camicie contro la wild card Marc Polmans, ventenne australiano al 207°posto del ranking ATP. Lo spezzino già nell’esordio in terra croata ha subito mostrato le sue doti di grande lottatore, non cedendo dopo aver perso un lunghissimo primo set di 70 minuti e soprattutto, rimontando nel terzo set da 1-3 sotto, prima di chiudere dopo 2 ore e 58 minuti col punteggio di 6-7(3) 6-3 6-4. Al secondo turno Alessandro ha dovuto affrontare Kenny De Schepper, 148 ATP, 30enne tennista mancino francese che precedentemente aveva eliminato Benoit Paire, atleta tra l’altro vincitore dell’unico precedente disputato contro il nostro giocatore. In Istria, fortunatamente, Giannessi si è preso la rivincita, grazie anche alla scelta riuscita di giocare sempre con la prima (83%), ottenendo percentuali ragguardevoli anche con la seconda (ha vinto il 62% in quel tipo di situazione) a differenza del transalpino, che, quando si è giocato con la sua seconda, ha ottenuto solo il 39% di punti.

Alessandro, dopo l’ennesima lotta, ha così guadagnato i primi quarti in un evento ATP dopo quasi sei anni (sinora vi era riuscito solo a Bucarest nel 2011, dove poi perse da Andujar), archiviando il successo con lo score di 6-2 3-6 6-3 in 2 ore e 11 minuti di partita. Nell’incontro successivo il 27enne spezzino ha dato davvero il meglio di sè, rimettendo in piedi una partita che sembrava compromessa contro il 33enne brasilaino Rogerio Dutra Silva, che aveva sì battuto in due circostanze quest’anno, ma contro il quale in due precedenti datati aveva perso. Giannessi è stato bravissimo mentalmente, non solo dopo essersi trovato nella difficile situazione di aver perso al tie-break un lunghissimo primo set nel quale era stato avanti di un break nel punteggio, ma soprattutto per aver rimontato dal 2-5 nel terzo, infilando un filotto di 5 giochi consecutivi che gli ha consegnato la prima semifinale in carriera in un torneo ATP, grazie a un successo arrivato col punteggio di 6-7 (3) 6-2 7-5 in 2 ore e 51 minuti. Poi per Alessandro, come abbiamo raccontato precedentemente, è giunta un’altra grande battaglia (italianicida) di 3 set, la quarta consecutiva, questa volta terminata male per un soffio, ma che non scalfisce la gioia e la relativa iniezione di fiducia derivante da un grandissima settimana.

Fabio Fognini ha giocato per la nona volta a Umago, torneo dove non solo aveva vinto anno scorso, ma nel quale aveva anche raccolto una finale (2013) e tre semifinali (2008, 2011,2014). Accreditato della terza testa di serie, è stato esentato del primo turno, esordendo solo giovedì agli ottavi, dove ha trovato dall’altra parte della rete, in un incontro inedito, il 24enne argentino Nicolas Kicker, 95 ATP: Fabio dopo aver vinto il primo set sfruttando un break guadagnato in apertura, ha avuto un calo di energie nel secondo, perso malamente, prima di ritrovare la quadra, in un incontro vinto in 1 ora e 48 minuti con il punteggio di 6-4 1-6 6-2, nel quale curiosamente ha avuto una percentuale di punti vinti maggiore servendo con la seconda che con la prima (64 contro 57).

Nei quarti ha affrontato una delle promesse del tennis mondiale, il Next Gen Andrej Rublev, 74 ATP, che il ligure aveva sconfitto nei due precedenti incontri, datati 2015 (uno dei quali, sulla terra di Barcellona). Come nel primo turno, Fabio, dopo aver vinto in 48 minuti al tie-break un primo set dove era andato a servire per chiuderlo nel decimo gioco, è sceso di livello nel secondo, per poi riprendersi sino ad arrivare al 5 pari del terzo, dove ha concesso al 19enne russo la chance per andare a servire per il match. Occasione che Fabio è riuscito a sventare, portando al tie-break finale la partita: in tale situazione di punteggio, nel quale Fabio in carriera aveva un buon score di 26 vinte e 10 perse, non è riuscito a sfruttare la sua maggiore esperienza e, dopo aver fatto involare sul 5-0 Rublev, dopo pochissimo è arrivato il successo per il tennista di Mosca, che ha guadagnato l’accesso alle semifinali con il punteggio di 6-7(5) 6-2 7-6(2) dopo 2 ore e 16 minuti di battaglia. Una partita nella quale, oltre al coraggio, al talento e alla potenza del russo, hanno fatto la differenza le ottime percentuali al servizio di Rublev, che ha vinto percentualmente più punti dell’azzurro sia quando si giocava con la prima (70 vs 58) e con la seconda (61 vs 49).

Marco Cecchinato è tornato per la seconda volta a giocare a Umago dopo il 2014, edizione nella quale riuscì a qualificarsi per il tabellone principale per poi perdere al prim turno da Seppi. Il palermitano ha affrontato al primo turno un veterano del circuito, il 32enne Gilles Simon, 36 ATP e quinta testa di serie del tabellone croato. Il 105 ATP, in uno scontro inedito, e’ stato bravo a non avere timori reverenziali contro l’ex 6 del mondo e portarsi, dopo aver vinto facilmente il primo set 6-1 in 25 minuti, sul 3-2 e servizio nel secondo. A questo punto, l’orgoglio del francese e’ pero’ venuto fuori, portando la partita al terzo. Nel parziale decisivo, Marco non si è scomposto, tornando a comandare nel punteggio e finendo per chiudere con il punteggio di 6-1 3-6 6-1 dopo 1 ora e 38 minuti, una partita che gli ha regalato lo scalpo tennistico più importante della sua carriera (questa è stata la sua seconda vittoria contro un top 40 ATP).

Al secondo turno il siciliano ha affrontato un altro veterano del circuito, il 32enne tennista locale Ivan Dodig, sceso al 412°posto del ranking di singolare (e’ stato 29 meno di 4 anni fa) per dedicarsi al doppio, dove attualmente è n°7. Omaggiato della wild card degli organizzatori, Dodig ha cosi preso parte al secondo tabellone di singolare nel 2017 e, dopo aver sconfitto al primo turno Copil, ha giocato contro il siciliano. Marco ha avuto una grandissima chance di accedere per la prima volta in carriera ai quarti di un evento ATP: dopo aver vinto il primo set 6-3 in 38 minuti, nel secondo ha recuperato un break di svantaggio e trascinato il croato al tie-break, dove sul 6-5 si è issato al match point. Dodig non si è però scomposto e, una volta annullatolo, ha portato la partita al terzo, dove ha avuto vita facile, vincendo la partita 3-6 7-6(6) 6-2 in 2 ore e tornando ai quarti in un torneo ATP dopo più di un anno (Monaco di Baviera 2016).

In Croazia la pattuglia azzurra era davvero folta: vi erano altri 4 azzurri anche nelle quali, ma nessuno è purtroppo riuscito ad accedere al tabellone principale. Matteo Viola ha perso all’esordio contro De Schepper col punteggio di 6-2 7-5 in 1 ora e 27 minuti di partita e anche Walter Trusendi ha trovato subito disco rosso, avendo la peggio nel derby contro Matteo Donati, vincitore 4-6 6-4 6-3 in 2 ore e 20 minuti di match. Il piemontese si è poi dovuto arrendere, nell’ultimo turno di quali,al 27enne argentino Marco Trungelliti, 192 ATP, che ha guadagnato l’accesso al main draw col punteggio di 6-2 6-4 in 1 ora e 24 minuti. Vi era infine anche Stefano Napolitano, il quale, dopo aver sconfitto in 90 minuti 6-3 7-5 il 27enne bosniaco Tomislav Brkic, 332 ATP, si è poi arreso di fronte al 22enne serbo Milijan Zekic, 181 ATP, vincitore con lo score di 6-3 7-5 in 1 ora e 31 minuti di partita.

Nel nostro settore femminile, nessuna delle giocatrici azzurre nelle prime 100 del ranking WTA si e’ iscritta a uno dei due tornei in programma questa settimana, i piccoli International di Gstaad e Bucarest.

A Bucarest due tenniste italiane, Jasmine Paolini e Martina Di Giuseppe, hanno partecipato al tabellone delle qualificazioni. La 21enne toscana, giunta la scorsa settimana al suo best career ranking di 132 WTA, era prima testa di serie del tabellone cadetto, ma, dopo aver sconfitto la wc ungherese Csilla Argyelan in 48 minuti col punteggio di 6-0 6-1, è stata poi pero’ eliminata dalla 28enne tennista di casa, Alexandra Dulgheru, 294 WTA, con lo score di 6-3 4-6 6-4. Di Giuseppe, 26enne laziale al 315° posto del ranking, è stata invece subito fermata al primo turno da Anhelina Kalinina, 213, vincitrice col punteggio di 6-4 6-2 in 80 minuti di match.

Infine a Gstaad, lussuosa meta sciistica sulle Alpi svizzere, altre due tenniste azzurre si sono iscritte al tabellone delle quali, Camilla Rosatello e Martina Trevisan. La prima è stata fermata all’esordio dalla seconda testa di serie del tabellone cadetto, la 18enne russa Anna Kalinskaya, 150 WTA, vincitrice sulla 22enne cuneese,264 WTA, con lo score di 3-6 6-3 6-1 in 1 ora e 37 minuti. La Trevisan, 153 WTA, al primo turno ha invece avuto la meglio sulla 24enne lettone Diana Marcinkevica, 330 WTa, già sconfitta nell’unico precedente del 2016. In Svizzera Martina ha avuto bisogno di 2 ore e 38 minuti di match e di superare il baratro dell’ avversaria andata a servire per il match sul 6-5 del secondo, per passare al turno decisivo delle quali, grazie ad un successo archiviato col punteggio di 5-7 7-6(4) 6-4. L’ostacolo successivo è stata la 24enne ecuadoregna Andrea Gomiz,305 WTA, liquidata con un duplice 6-2 in 66 minuti di partita. L’esperienza nel primo tabellone principale di un evento WTA è stata purtroppo molto breve, anche a causa di un sorteggio molto arduo, che l’ha vista accoppiata ad uno dei talenti emergenti del circuito WTA, la 21enne Anett Kontaveit, 32 WTA, vincitrice sull’azzurra in 73 minuti col netto punteggio di 6-1 6-3, uno score testimoniante di una ottima forma che consentirà alla teen-ager estone di issarsi sino alla finale del torneo svizzero.

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ATP

Berrettini, Montreal occasione persa in ottica Race to Torino. Rotta verso Cincinnati

L’azzurro perde terreno da Hurkacz e Fritz e rischia il sorpasso di Norrie e Sinner: nulla è perduto, ma servono risultati sul cemento americano

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Matteo Berrettini - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

“Forse è stata la partita più brutta che abbia mai giocato”. Si è espresso senza mezze misure Matteo Berrettini ai microfoni del nostro Vanni Gibertini dopo la sconfitta patita contro Pablo Carreno Busta al Masters 1000 di Montreal. E in effetti l’azzurro non ha mai trovato il suo tennis: è parso poco in fiducia dal punto di vista mentale e troppo pesante negli spostamenti. Ciò ha causato una pioggia di errori gratuiti, sono stati 30 in un’ora e un quarto di gioco: inevitabile conseguenza una sconfitta rapida e perentoria, specie se dall’altra parte c’è un giocatore solidissimo e a suo agio sul cemento come lo spagnolo, che comunque aveva perso da Matteo in tre set quest’anno in Australia, quando il nostro era al top della forma.

Saranno i prossimi tornei a dire se, come è auspicabile, si è trattato solo di una giornata storta. Sicuramente Matteo ha perso una bella occasione in chiave Race to Torino. Si sa che, soprattutto a causa degli infortuni che gli hanno impedito di giocare la stagione su terra battuta, Matteo ha molto terreno da recuperare. Occupa attualmente, infatti, il dodicesimo posto in classifica e quest’anno bisogna ragionare in chiave settimo posto, perché Novak Djokovic ha vinto Wimbledon e ciò, salvo una combinazione complicata, gli garantisce un ticket per Torino se terminerà tra i primi 20 della Race.

Matteo, a causa del ko al primo turno di Montreal, ha ovviamente perso la possibilità di guadagnare punti e ora gli tocca guardare cosa faranno i suoi avversari. Sicuramente perderà terreno da Hurkacz e Fritz, che sono rispettivamente al decimo e al nono posto della Race. Il polacco è già al terzo turno dopo aver superato Ruusuvuori: si è già garantito almeno 90 punti portandosi a +215 punti da Matteo. L’americano ha battuto Murray e giocherà al secondo turno contro Tiafoe; ha già conquistato almeno 45 punti e sale per ora a +340 dal romano. Non solo, Matteo può anche rischiare di perdere posizioni: Norrie, 13° nella Race, e Sinner, 14°, lo supererebbero in caso di approdo ai quarti. L’inglese ha comunque sulla sua strada Auger-Aliassime, mentre Jannik è il favorito del suo ottavo vista l’eliminazione proprio di Berrettini, che avrebbe potuto affrontare al terzo turno.

 

Sicuramente nulla è perduto per Berrettini, perché siamo solo ad agosto, ma l’obiettivo di strappare il terzo pass in carriera per le ATP Finals passerà dai prossimi tornei sul cemento, Cincinnati e US Open, dove gli toccherà cercare risultati di peso per poter arrivare all’autunno con una candidatura credibile. Berrettini, dopo l’eliminazione di Montreal, potrà approfittarne per spostarsi con anticipo in Ohio, dove le condizioni – campo rapido e grande caldo – sembrano più adatte al suo tennis.

IL TABELLONE AGGIORNATO DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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Flash

WTA Toronto, Raducanu: “Giorgi è una grande avversaria. Serena Williams? Ha cambiato il tennis”

La canadese non appare preoccupata dopo la sconfitta contro l’azzurra

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Raducanu Indian Wells 2022

Emma Raducanu è nata in Canada da padre romeno originario di Bucarest e madre cinese proveniente da Shenyang. Si può dire che Toronto sia per lei un torneo di casa, anche se poi alla fine in Canada non ci è cresciuta dato che all’età di appena due anni la famiglia si trasferì a Londra. Tornando alla cronaca recente quella contro Camila Giorgi è stata una sconfitta tutto sommato digeribile per lei: “Sì, penso che sia stata davvero una bella partita, a dire il vero. Penso che il livello fosse piuttosto alto. Soprattutto nel primo set. E Camila è una grande avversaria. Ha vinto questo torneo l’anno scorso. Ho solo bisogno di migliorare nell’affrontare giocatrici che giocano velocemente come lei“. Insomma, la giovane inglese non pare preoccupata, anche se il suo 2022 è stato avaro di soddisfazioni.

La notizia delle ultime ore nel mondo del tennis è il ritiro di Serena Williams, e allora è lecito chiedere ad Emma le sue impressioni su questa grande Regina del tennis femminile: “La sua carriera è incredibile. Ha ottenuto così tanto. E vederla in giro in questo swing americano è davvero stimolante. Come se continuasse a giocare perché ovviamente ama il gioco. E penso che la longevità di una carriera sia qualcosa che molte giocatrici e io in particolare aspiriamo a raggiungere“. L’eredità di una tennista che ha forgiato il nuovo millennio è qualcosa di difficile da quantificare con numeri e parole: “Penso che abbia decisamente cambiato il gioco. A dominare così tanto, penso che sia stata, beh, non c’è stata davvero qualcuna che abbia dominato come lei nel tennis femminile. Quindi penso che abbia cambiato molto il gioco in questo senso“. Le viene quindi chiesto se ha mai avuto la possibilità di parlare con lei di tennis o altro. “No. Ci siamo detto “ciao” un paio di volte. In realtà mi stavo riscaldando accanto a lei questa mattina e poi ha iniziato a piovere“.

Per una tennista professionista non è facile stare fermi in un posto; tra viaggi, allenamenti, partite, si fa una vita da nomade. Però l’occasione di poter visitare la propria città natale è troppo invitante per lasciarsela sfuggire: “Non sono ancora riuscita a visitarla. Sono stata al club tutto il giorno, quindi probabilmente avrò una possibilità oggi e forse domani“. In chiusura una battuta sull’ospedale che le ha dato i natali e sul dottore che l’avrebbe fatta nascere:Non ne sono sicura. Voglio dire, mi piacerebbe incontrarlo. Ma non ne ho ancora avuto la possibilità. E non so davvero il suo nome. Forse i miei genitori lo conoscono”.

 

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL WTA 1000 DI TORONTO

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ATP

ATP Montreal, Kyrgios si prepara alla sfida con Medvedev: “Spero lui sia stanco perchè lo sono anche io”

“Sento che ci sono molte persone che mi ammirano e posso ispirare molte persone con il mio modo di giocare”, così l’australiano in conferenza stampa

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

La vittoria di primo turno a Montreal arrivata contro Sebastian Baez non fa notizia, non con il Kyrgios di quest’estate. Le ultime sono state settimane da incorniciare per Nick: dopo la finale di Wimbledon sono arrivati i titoli in doppio con Kokkinakis ad Atlanta e con Sock a Washington, in aggiunta, sempre al Citi Open, la vittoria in singolare contro Nishioka. Fanno 13 vittorie nelle ultime 14 partite per Kyrgios, nella conferenza stampa post Giron si comincia da qui.

IL MODERATORE: Nick, congratulazioni. Hai vinto 13 delle ultime 14 partite. Sei un rullo. Come ti fa sentire?

NICK KYRGIOS: Sì, sono davvero stanco ed esausto in questo momento. Dopo la finale di singolare e di doppio a Washington, non sono rientrato in hotel a Montreal prima delle 3 del mattino, ieri non mi sono allenato. Sono davvero impressionato dalla mia performance di oggi. Sebastian sta probabilmente vivendo l’anno migliore della sua carriera. È tra i primi 35 al mondo. È un grande concorrente. Quindi sapevo che sarebbe stata dura. Sono felice di dare a tutti quello che vogliono: Kyrgios v. Medvedev secondo turno. Vediamo come va (sorridendo).

 

D. Come gestirai la tua energia? Hai un sacco di benzina nel serbatoio.

NICK KYRGIOS: Sì, sarà dura, questo è certo. So fisicamente e mentalmente che non sono fresco come vorrei. Ma lui ha anche vinto un titolo la scorsa settimana a Los Cabos. Si sentirà un po’ stanco, spero (sorridendo). Ma farò tutto bene. Stanotte mi riposerò bene, poi farò una seduta di fisioterapia e in campo darò il massimo. Si spera che il tempo possa essere un po’ più caldo di oggi, così le palle possono essere un po’ più veloci. Andrò là fuori e mi divertirò e cercherò di giocare al meglio che posso. Non è un brutto risultato se perdi contro Medvedev. La maggior parte dei giocatori del mondo lo fa.

D. Dopo il tuo titolo a Washington, hai detto che è avvenuta un’enorme trasformazione in te stesso. C’è stato un punto di svolta specifico in cui hai capito cosa potevi ottenere in questo sport e cosa vuoi ottenere?

NICK KYRGIOS: No, sento di aver ottenuto grandi risultati già prima della scorsa settimana. Sento solo che ora ci sono molte persone che mi ammirano e posso ispirare molte persone con il mio modo di giocare. Penso che sia una buona forza trainante ed è il motivo per cui sto giocando nel modo in cui sto giocando. Ma appena prima dell’Australian Open ho davvero deciso che volevo allenarmi molto duramente, passare un anno davvero buono. Volevo reinventarmi un po’ di più quest’anno. Volevo ricordare a tutti che sono davvero un bravo tennista e posso ancora giocare ai massimi livelli e vincere tornei. Per ora voglio solo continuare con le mie buone abitudini e continuare a giocare a tennis.

D. Hai parlato di come sei più motivato di recente. Ne hai parlato anche agli Australian Open. Vediamo i risultati in campo. Quali sono le piccole cose che contribuiscono al successo? Quali sono le buone abitudini nel quotidiano? Che tipo di impegno ci vuole?

NICK KYRGIOS: Sì, è un’ottima domanda. Ci vuole molto lavoro, ogni giorno bisogna cercare di svegliarsi con una mentalità positiva. Non ho un allenatore. Non ho davvero una persona a Sydney che mi porti ad allenarmi. Quindi devo alzarmi, organizzare il mio allenamento, andare ai campi da tennis, andare in palestra. In un certo senso devo spingermi oltre. Ma è solo una questione di disciplina. Bisogna lavorare tre, quattro, cinque ore al giorno, assicurandomi di riposarmi bene e mangiare bene. Lo faccio ogni giorno. È difficile perché mia mamma è in ospedale in questo momento, mio ​​padre non sta molto bene, mio ​​fratello ha appena avuto un bambino, non posso essere lì con la mia famiglia quando le persone normali vorrebbero stare con la loro famiglia. È difficile essere australiani perché non possiamo viaggiare avanti e indietro. Ci sono molte cose che le persone non vedono. Vedono solo esattamente quello che hai detto, il vincere, il perdere, lanciare una racchetta, fare quelle cose. Non capiscono davvero le sfide che devi affrontare o cosa affrontano le persone, cosa sta succedendo nelle loro vite personali. Ci sono così tante piccole cose con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno e poi tocca provare a battere giocatori come Daniil Medvedev. Sembra impossibile. Ci vuole molto lavoro.

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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