La settimana degli italiani: Fognini si rialza, sarà un bell'autunno?

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La settimana degli italiani: Fognini si rialza, sarà un bell’autunno?

La finale raggiunta a San Pietroburgo dal nostro n.1 fa ben sperare per una conclusione in ascesa del suo 2017. Poco altro da segnalare per gli azzurri, male Seppi e Giannessi a Metz

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Non è la decisamente la prima volta e con ogni probabilità non sarà nemmeno l’ultima: Fabio Fognini salva il bilancio agonistico della settimana tennistica italiana nel circuito maggiore, grazie all’ennesima finale raggiunta, la quattordicesima della sua carriera, superando in tale particolare classifica, tra i tennisti italiani nell’era Open -sebbene i confronti con tennis e circuiti così diversi siano un esercizio meramente statistico-  anche l’ex numero 7 del mondo Corrado Barrazzutti, che si fermò a 13. Lo fa a San Pietroburgo, bellissima città che gli deve portar fortuna: nel 2012 proprio nell’ex capitale russa aveva raggiunto la prima finale nel circuito su un tappeto indoor, persa da Martin Klizan e questa settimana è arrivata la terza, dopo che lo scorso ottobre, sempre in Russia, ma a Mosca, Fabio perse da Carreno Busta. Peccato non sia arrivato il sesto successo e il primo fuori dall’amata terra rossa, ma che ormai Fognini sia un giocatore completo, non più un semplice terraiolo, lo testimoniano meglio di mille parole i numeri di questo 2017: sulla terra ha vinto 16 dei 27 incontri disputati (59%), sulle altre superfici ha superato con successo 14 dei 22 match giocati (63%). Al di là delle fisiologiche variazioni che si avranno da qui alla fine della stagione, trattasi di numeri che confermano una evoluzione e un miglioramento tecnico ormai indispensabile in un calendario tennistico attualmente penalizzante per la terra rossa e per i suoi specialisti con sogni di alte posizioni nel ranking. Non resta che sperare che Fabio, in questo finale di stagione nel quale ha da difendere 240 punti (90 tra Pechino e Shanghai, 150 a Mosca), possa continuare a fare bene: battere il 13 del mondo al suo best career ranking non era facile, farlo annullando match point è da giocatore affamato e maturo. La tristissima e molto recente pagina di New York, sulla quale in questa sede è inutile tornare, deve essere però per lui sempre impressa, affinchè il ligure mostri di aver imparato da quei gravissimi errori, trovando la forza per andare oltre non ripetendoli: da come è andata a San Pietroburgo, l‘inizio sembra essere confortante o, quantomeno, sperarlo è lecito.

Tra gli uomini, in una settimana in cui le nostre giocatrici non hanno preso parte ai tornei calendarizzati, pochissimo altro da raccontare: Paolo Lorenzi, così come Fognini, ha ceduto al primo turno a San Pietroburgo un match in cui ha avuto diverse chances proprio contro Dzhumhur, assurto a nemesi del nostro tennis -proprio lui cresciuto e maturato sotto l’egida di Alberto Castellani- mentre Fabbiano in Russia quantomeno ha ottenuto la terza vittoria tecnicamente più importante della carriera, eliminando il giovane Medvedev. Da Metz, dove si svolgeva l’altro ATP 250 in programma durante la settimana, arrivano solo sconfitte, alcune di esse davvero brutte: sia Giannessi che Seppi hanno raccolto appena pochi giochi contro avversari alla portata come, rispettivamente, Copil e Simon, mentre, invece, un mezzo sorriso lo lascia Bolelli, bravo a qualificarsi e sfortunato nella sua sconfitta al tie-break del terzo, non convertendo un match-point, contro Marcel Granollers.

Venendo all’approfondimento sulle partite giocate questa settimana dai nostri tennisti, partiamo dal più brillante di loro, Fognini, che, partecipando per la quinta volta all’Open di San Pietroburgo, tornava nel circuito con una facilmente immaginabile gran voglia di riscatto, a quasi un mese di distanza da un per lui disastroso US Open, non solo per la brutta sconfitta al primo turno contro Travaglia, ma soprattutto per i gravi danni alla sua immagine, successivi alle offese rivolte durante l’incontro al giudice di sedia Louise Enzgell. Tornato dopo 4 anni a giocare il torneo dove nel 2012 aveva perso una finale da Klizan, essendo accreditato come terza testa di serie, ha avuto un bye al primo turno e nel suo esordio al secondo ha affrontato il veterano russo Mikhail Youzhny, 112 ATP, sconfitto negli ultimi 2 dei 3 precedenti. A San Pietroburgo è venuta fuori una partita molto equilibrata, nella quale entrambi hanno servito bene (Fabio ha vinto il 77% dei punti giocati con la prima, il 59 con la seconda) concedendo pochi break: il ligure una sola volta, quando, dopo aver vinto il primo set in 41 minuti grazie a un break nel terzo gioco, si è fatto strappare il servizio nel decimo game del secondo parziale, quando era andato a servire per rimanere nel set. Una volta giunti al terzo, nel gioco iniziale il break operato a Youzhny si è rivelato per Fognini il viatico per la vttoria finale: una sola palla break da annullare è stato il maggiore pericolo corso dall’italiano prima di stringere la mano a rete al russo, dopo 1 ora e 58 minuti di partita terminata col punteggio di 6-4 4-6 6-4. Nei quarti Fabio ha affrontato il 27enne lituano Ricardas Berankis, 177 ATP, già sconfitto molto nettamente dal taggiasco nei due precedenti: non è andata differentemente stavolta. Dopo un inizio equilibrato (3 pari nel primo set), Fabio ha inanellato una serie di 9 giochi consecutivi vincenti, grazie anche a una pessima prova nei turni di servizio da parte del lituano (39% di prime in campo, 42% punti quando entrava la prima, 37% la seconda), ottenendo l’accesso alle semifinali col punteggio di 6-3 6-0 in 58 minuti.

 

In semifinale l’ostacolo da superare si chiamava Roberto Bautista Agut un avversario di livello, 13 ATP, e in ottima forma (al suo best career ranking dopo il terzo turno agli US Open, il titolo a Winston Salem e i quarti a Montreal): Fabio dal canto suo poteva però contare sulla fiducia datagli dai confronti diretti con lo spagnolo, favorevoli in 6 occasioni su 8, l’ultima delle quali a Gstaad lo scorso luglio, vinta da Fabio che guadagnò l’accesso alla finale, che poi avrebbe vinto su Hanfmann. A San Pietroburgo, non è andata in scena una bella semifinale (alla fine si conteranno 13 vincenti e 41 errori gratuiti per lo spagnolo, 38 e 67 per l’italiano) , ma l’equilibrio nel punteggio ha fatto dimenticare la bassa qualità del gioco visto in campo. Fognini ha perso malamente in 27 minuti il primo set e si è anche trovato sotto di un break nel secondo (1-3), prima di alzare il livello del suo tennis e trascinare lo spagnolo al tie-break, dove ha avuto la forza di annullare due match point prima di riequilibrare le sorti dell’incontro, quando era passata un’ora e mezza dall’inizio dell’incontro. Nel terzo e decisivo parziale l’unico a dover annullare una palla break è stato Bautista (nel secondo gioco): inevitabile l’approdo al tie-break decisivo per stabilire il vincitore, situazione che ri ripeteva per la terza volta in stagione (aveva perso in tali circostanze contro Rublev a Umago e Kuznetsov a Budapest) e per  la  38° in carriera (uscendone vincitore in 26 su 37, prima di San Pietroburgo). Nel gioco decisivo il primo a mettere la testa avanti è stato il numero 13 del mondo, sospinto sul 5-3 da un doppio fallo di Fognini, bravo a non disunirsi e anzi a compiere lo sprint finale, vincendo 4 punti consecutivi, che gli hanno aperto le porte della 14°finale in carriera, dopo 2 ore e 27 minuti di battaglia, archiviata col punteggio di 2-6 7-6(7) 7-6(5).

Purtroppo in finale, contro Damir Dzumhur, 55 ATP, non è andata bene: il ligure lo aveva sconfitto nei due precedenti sulla terra di Umago (nel 2015 e 2016), ma contro un giocatore in ascesa come il 25enne bosniaco – al suo best career ranking, grazie alle semifinali al 250 di Los Cabos e alle finali del 250 di Winston Salem e del Challenger di Santo Domingo, nonchè del terzo turno agli US Open- non è riuscito a tenere un livello di gioco sufficientemente alto per tutto l’incontro: dopo aver vinto il primo parziale per 6-3 in 44 minuti, dopo uno scambio di break nella parte iniziale del secondo, arrivato sul 4 pari 30-30, ha avuto un nettissimo calo- molto probabilmente dovuto anche allo stress psico-fisico della lunga semifinale vinta il giorno precedente- che in sostanza gli è costato l’incontro. Dzuhmur in quella situazione di punteggio ha infilato una serie di 14 punti su 15 che ha di fatto indirizzato le sorti della finale, con l’azzurro ormai fuori dal match, a tal punto da farsi brekkare una seconda volta nel decisivo set e consegnare al bosniaco il primo titolo in carriera, dopo 1 ora e 53 minuti di partita, terminata con il punteggio di 3-6 6-4 6-2.

Anche Paolo Lorenzi, tornava, come Fognini, alle gare dopo gli US Open per lui ottimi, nei quali si è fermato solo agli ottavi, suo miglior piazzamento in carriera in uno Slam, perdendo in 4 set da Anderson, poi finalista. A San Pietroburgo giocava per la quarta volta e difendeva i quarti raggiunti lo scorso anno, quando fu eliminato da Berdych. Il toscano, sesta testa di serie del tabellone, ha affrontato al primo turno per la prima volta in carriera il 25enne bosniaco Damir Dzumhur, 55 ATP: Paolo ha sprecato un vantaggio di 4-0 nel primo set e ben tre set point nel secondo, prima di perdere i due parziali entrambi col punteggio di 7-5, dopo 1 ora e 58 minuti. Molti rimpianti dunque per il numero 2 d’Italia, sconfitto da un giocatore in forma (al suo best career ranking) ma al termine di una partita in cui ha avuto diverse possibilità, pur servendo male (54 % di prime, 48% di punti vinti con la prima in campo).

Il terzo giocatore italiano con la migliore classifica, Thomas Fabbiano, 70 ATP, al suo best career ranking si è iscritto per la prima volta in carriera a San Pietroburgo, torneo che gli ha portato abbastanza fortuna, visto il bel successo nel primo turno contro il 21enne tennista di casa Daniil Medvedev, 62 ATP: solo due volte in carriera Thomas aveva sconfitto giocatori meglio classificati (ad inizio 2016, quando vinse su Leo Mayer, allora 40, e Gilles Muller, all’epoca 38). Nella ex capitale russa il pugliese avrebbe potuto vincere anche più facilmente- era in vantaggio di un break in entrambi i parziali-  quello che era uno scontro inedito a questi livelli (unico precedente era stato vinto dal russo nel challenger di Shanghai nel 2015), ma è stato bravo a non scomporsi per le rimonte subite e a giocare in maniera più lucida nei momenti decisivi dell’incontro, chiudendo al primo match-point col punteggio di 7-6(4) 7-5 dopo 1 ora e 33 minuti. Una partita nella quale è stato bravo a mettere in difficoltà Medvedev sulla sua seconda (il russo ha vinto solo il 30% dei punti quando non gli entrava la prima) e a vincere facilmente i punti quando era lui a mettere in campo la prima (79% punti vinti in tale circostanza).  Nel secondo turno Thomas ha trovato dall’altra parte della rete il 27enne tedesco Jan Lennard Struff, 54 ATP, che lo aveva già sconfitto nel lontano 2011 nell’unico precedente, sull’indoor tedesco di Wolfsburg. Non è andata meglio a San Pietroburgo, dove Thomas, dopo aver perso in 32 minuti il primo set per 1-6, ha lottato maggiormente nel secondo (nonostante sia incappato in per lui inusuali 5 doppi falli), parziale nel quale ha strappato per due volte il servizio all’avversario, ma, giunto sul 4 pari, ha poi ceduto nuovamente il servizio. Struff, al quarto match point, ha chiuso, dopo 1 ora e 23 minuti, col punteggio di 6-1 6-4, un match nel quale, come accaduto a Medvedev, ha sofferto contro Fabbiano quando giocava con la seconda, conquistando in tali casi solo il 30% dei punti.

Al secondo ATP 250 in programma questa settimana, il Moselle Open di Metz, nel nord-est della Francia, si sono iscritti nel tabellone principale altri due italiani, Alessandro Giannessi e Andreas Seppi. Lo spezzino, 132 ATP, ha purtroppo confermato la pesante involuzione a livello di risultati seguita alla semifinale raggiunta a Umago, dopo la quale, tra challenger e circuito maggiore, ha vinto una sola delle sei partite disputate. Non è andata meglio ad Alessandro nel torneo francese, vinto, dalla sua prima edizione nel 2003, 9 volte su 14 da tennisti transalpini. Sorteggiato al primo turno contro il 26enne rumeno Marius Copil, 85 ATP, contro il quale aveva già perso nell’unico precedente del 2013 sulla terra di Bucarest, Alessandro, opposto a un giocatore dotato di un ottimo servizio (durante il match ha totalizzato 12 ace in 9 turni di servizio, con l 88% di punti vinti con la prima) ha fatto gara sino al 3 pari del primo set, prima di essere travolto da Copil, vincitore 6-3 6-2 in 65 minuti. 

Andreas Seppi, 85 ATP, tornava per l’ottava volta a Metz a giocare un torneo nel quale ha raggiunto anche una finale, persa da Tsonga nel 2012, dopo la quale era sempre stato eliminato al primo turno. Non c’è stato un diverso risultato quest’anno, contro Gilles Simon, 43 ATP, già due volte vincitore del Moselle Open e vincitore di tutti i 5 i precedenti, durante i quali aveva lasciato per la strada appena due set. Eppure, aveva iniziato meglio Andreas, salito sul 3-2 e servizio nel primo set, prima di infilarsi in un buco nero dal quale non è saputo più uscire (il bolzanino chiuderà con un imbarazzante 14% di punti vinti con la seconda): il transalpino ha infilato una serie consecutiva di 10 giochi che gli hanno regalato, dopo 76 minuti, l’accesso al secondo turno, archiviato col punteggio di 6-3 6-0.

Anche Simone Bolelli si è iscritto a Metz, ma la sua classifica, 204 ATP, lo ha costretto a passare dalle qualificazioni per accedere al tabellone principale: nel primo turno del tabellone cadetto il 31enne bolognese ha eliminato Tobias Kamke, 201 ATP, gia sconfitto in 2 dei 3 precedenti, col punteggio di 7-6(4) 6-3 in 1 ora e 33 minuti. Nel secondo turno l’azzurro è incorso in una lotta di 2 ore e 33 minuti per avere la meglio al quinto match point del 19enne tennista di casa (nato a Metz), Ugo Humbert, 505 ATP, eliminato col punteggio di 3-6 7-6(4) 7-6(5). L’indomani l’italiano era nuovamente in campo, per sfidare nel primo turno del tabellone principale il coetaneo spagnolo Marcel Granollers, 135 ATP (ma ex top 20), sconfitto in entrambi i precedenti, molto datati (2008). Simone, dopo aver perso in 62 minuti il primo set al tie-break, nel quale aveva avuto anche un set point, ha portato la partita al terzo, nel quale ha dovuto annullare l’unica palla break del parziale prima che si sia giunti al gioco decisivo. In questo frangente, Bolelli sul 6-5 ha avuto un match-point per confermare una striscia positiva di successi al tie-break decisivo (aveva vinto 9 delle ultime 10 volte che lo aveva giocato e, più in generale, 23 delle 34 occasioni capitate in carriera), ma alla fine ha dovuto cedere il passo a Granollers, vincitore con lo score di 7-6(9) 3-6 7-6(8) in 2 ore e 41 minuti di partita, durante la quale non ha strappato nemmeno una volta il servizio al nostro giocatore.

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ATP

Ferrero: “Alcaraz è come un altro figlio per me”. “Djokovic? Uno stimolo averlo in Australia”

Intervistato da Eurosport, Juan Carlos Ferrero ha le idee chiare sul percorso con il suo pupillo Carlos Alcaraz: “Lavorare ancora di più perché, per rimanere al top, bisogna vincere regolarmente Slam e Masters 1000”

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Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La trionfale stagione 2022 ha visto il diciannovenne Carlos Alcaraz diventare il giocatore più giovane di sempre a raggiungere la vetta della classifica ATP. Alcaraz ha vinto il primo titolo del Grande Slam allo US Open di settembre, in assenza di Djokovic, che quest’anno ha dovuto saltare due dei quattro major per non essersi vaccinato.

Il suo allenatore, Juan Carlos Ferrero, ha affermato in un intervista rilasciata a Eurosport che la potenziale opportunità per Alcaraz di confrontarsi con il 21 volte campione slam è un grande stimolo. “Abbiamo bisogno di lui”, ha detto Ferrero, riferendosi a Djokovic. “Penso che Carlos per migliorare il suo tennis abbia bisogno di giocare contro uno dei migliori della storia. Ovviamente Rafa è lì per giocare contro di lui e Novak, abbiamo bisogno di lui. A Madrid Carlos ha giocato contro Novak e lui ha aumentato il suo livello per provare a vincere la partita, quindi è quello che ci serve, per giocare negli Slam contro di lui, penso che sia molto importante per Carlos migliorare”.

 

Ferrero non si reputa sorpreso del ritorno in grande stile del serbo, che giova ricordarlo, ha vinto 18 delle sue ultime 19 partite della stagione, inclusa la striscia alle finali ATP. “Penso che dopo lo US Open, che non ha potuto giocare, fosse molto concentrato per dimostrare a se stesso che è in grado di vincere quasi tutti i tornei a cui partecipa. Abbiamo visto di nuovo che è in grado di farlo“, ha detto Ferrero del serbo . “Avrà la possibilità di giocare in Australia; penso che ne sia molto contento e penso anche il resto dei giocatori lo sia. Carlos e io stavamo parlando del fatto che siamo felici di vedere Novak lì perché se vuoi vincere l’Australian Open devi vincere contro i migliori, e ovviamente è una buona notizia. Ma ovviamente non mi ha sorpreso affatto che abbia vinto a Torino”.

Tornando ad Alcaraz il nativo di Murcia ha iniziato il suo allenamento pre-stagione in palestra lunedì e dovrebbe tornare a fare pratica sul campo in settimana .Al momento Alcaraz non è iscritto a nessun evento di preparazione prima dell’Australian Open, che inizierà il 16 gennaio. Nonostante le brillanti vittorie allo US Open e nei due Masters 1000, Ferrero lesina consigli utili per il suo pupillo in vista del 2023: “Gli dico che ora deve lavorare ancora di più perché se ora vuole rimanere al top, deve vincere costantemente gli Slam e i Masters 1000“, ha detto Ferrero, che è lui stesso un ex numero 1 del mondo. “Quindi è ancora più difficile di prima, quando magari vincendo un ATP 500 e ottenendo un ottimo risultato nel Masters 1000 potevi salire più in alto in classifica, ma ora, se vuoi rimanere al vertice, devi battere i migliori e devi vincere i migliori tornei, quindi è ancora più importante lavorare allo stesso modo o più duramente di prima”.

Il sodalizio tra Juan Carlos e Alcaraz è iniziato nel settembre del 2018, alcuni mesi dopo la fine della collaborazione del coach spagnolo con Alexander Zverev. Ferrero ha aiutato Alcaraz a costruire una squadra stabile attorno a lui.È come un altro figlio per me, il più grande“, ha detto Ferrero di Alcaraz. “È il mio secondo giocatore da allenatore e penso di continuare a imparare da lui e lui sta imparando da me. Stiamo entrambi crescendo insieme allo stesso tempo. È un ragazzo molto simpatico ed è molto facile lavorare con lui. “Quello che so è che avevo bisogno di qualcosa del genere perché dopo aver lavorato con Sascha non è stato così facile per me, non è la stessa cultura, lui capisce in modo leggermente diverso [il significato di] essere professionale, avevo bisogno di ripartire e lavorare con qualcuno con cui potevo lavorare in sintonia anche per il futuro; e in Carlos penso di averlo trovato.

Nell’agenda di Alcaraz in vista del 2023 figura – per ora – solo l’evento d’esibizione del Mubadala World Tennis Championship ad Abu Dhabi, dove sabato 17 dicembre esordirà contro Andrey Rublev o Frances Tiafoe. Come a dire l’Australia è lontana, ma nemmeno poi tanto.

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ATP

Rendimento Slam 2022: Nadal e Alcaraz davanti a tutti, Djokovic resiste. Sinner e Berrettini in top 10, in calo Medvedev

Ottima annata per i colori azzurri, la Spagna fa la voce grossa. Varie sorprese come Ruud e Kyrgios, ma anche tanti delusi, guidati dal russo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel tennis, si sa, il metro di paragone principale per giudicare un giocatore è la costanza che questo sa tenere negli Slam, i grandi eventi per antonomasia, nei quali la cronaca si intreccia alla storia per diventare leggenda. E il 2022, con tutte le variabili del caso, tra la questione del vaccino di Djokovic e la guerra dichiarata da Putin che ha portato all’esclusione dei russi da Wimbledon (e la conseguente scelta dell’ATP di non assegnare punti), non può in ogni caso fare eccezione, pur facendo dovute proporzioni. Infatti, molti giocatori, anche di alto livello, non hanno potuto disputare tutte e quattro le prove Major (alcuni anche per motivi fisici), con un rendimento in termini di punti che chiaramente va a calare, premiando alcuni piuttosto che altri. Per valutare con accuratezza chi siano stati i migliori, i più costanti, nei quattro Slam della stagione appena conclusasi, abbiamo quindi stilato un’ipotetica top 20, che tiene conto solo dei punti guadagnati tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

 Da notare che vengono calcolati anche i punti dei Championships, non assegnati dall’ATP, e che tra parentesi viene riportata anche la classifica reale dei giocatori rientranti nella speciale classifica (dopo i punti è segnalato anche il numero di Slam giocati per coloro che ne abbiano saltato almeno uno). Di seguito i migliori venti nei Major del 2022:

  1. Rafa Nadal (2): 4900
  2. Carlos Alcaraz (1): 2630
  3. Casper Ruud (3): 2445 *3 Slam*
  4. Novak Djokovic (5): 2360 *2 Slam*
  5. Nick Kyrgios (22): 1605 *3 Slam*
  6. Daniil Medvedev (7): 1560 *3 Slam*
  7. Jannik Sinner (15): 1260
  8. Matteo Berrettini (16): 1080 *2 Slam*
  9. Marin Cilic (17): 1020 *3 Slam*
  10.  Stefanos Tsitsipas (4): 1000
  11.  Cameron Norrie (14): 1000
  12.  Karen Khachanov (20): 990 *3 Slam*
  13.  Frances Tiafoe (19): 990
  14.  Alexander Zverev (12): 900 *2 Slam*
  15.  Andrey Rublev (8): 810 *3 Slam*
  16.  Felix Auger-Aliassime (6): 595
  17.  Taylor Fritz (9): 595
  18.  Christian Garin (85): 585
  19.  Denis Shapovalov (18): 505
  20.  Holger Rune (11), David Goffin (53): 470

La risposta alla domanda principe “chi è stato il migliore?” appariva già abbastanza scontata, anche senza stilare una classifica che tenesse conto dei punti, dato che Rafa Nadal ha vinto i primi due Slam della stagione ed è arrivato in semifinale nel terzo, con un piccolo calo allo US Open dovuto a qualche acciacco fisico. E proprio alla luce di ciò, dei problemi che aveva accusato sul finire del 2021, e che ha dovuto sostenere lungo tutto il 2022, gli oltre 2000 punti in più nei Major ottenuti rispetto a Carlos Alcaraz sono anche una piccola sorpresa, oltre che una grande impresa. Il n.1 al mondo, nel primo anno con aspettative contro cui combattere, è andato in crescendo, passando dal terzo turno dell’Australian Open (contro Berrettini) alla vittoria a Flushing Meadows, mostrandosi ancora un po’ acerbo sull’erba, e non del tutto avvezzo alla pressione sulla terra di Parigi, in un Roland Garros che ha incoronato una delle più grandi rivelazioni, almeno a livelli così alti, del 2022: Casper Ruud. Il norvegese, infatti, ha chiuso la stagione con 2 finali su 3 Slam giocati (in Australia diede forfait alla vigilia), guadagnando ben 2120 punti in più in queste prove rispetto al 2021, mettendo a tacere tutti coloro che ne criticavano la poca propensione ai grandi appuntamenti. La finale alle ATP Finals ha mostrato come il norvegese sia prossimo alla sua maturazione completa, che non può prescindere da una grande affermazione. Specie considerando che ha perso l’atto conclusivo del torneo di fine anno solo contro il quarto migliore per rendimento negli Slam 2022, nonché ex n.1 e noto cannibale, cioè Novak Djokovic.

 

Infatti il serbo, pur non avendo potuto competere in Australia e negli USA per motivi legati al vaccino, ha comunque portato a casa il settimo Wimbledon della carriera, riaprendo la questione GOAT (quantomeno nel caso se ne faccia un discorso legato alle vittorie Slam, dato che il serbo è a quota 21, contro i 22 di Nadal), e soprattutto mostrandosi ben lontano dall’abbandonare certi palcoscenici. Dunque sono questi i quattro migliori giocatori negli eventi che contano, coincidenti con i primi tre al mondo e il solito Djokovic (che con i punti di Wimbledon sarebbe stato tra i primi 4 al posto di Tsitsipas), che hanno anche messo un certo distacco tra loro e gli altri. E, procedendo per gradi, analizziamo chi c’è tra questi altri, chi ha sorpreso, chi deluso, e chi è stato piegato solo dalla sfortuna.

Le sorprese e i grandi delusi – il primo risultato che balza all’occhio, che non può che far esultare gli amanti del talento allo stato puro e di un tennis fuori dagli schemi, è certamente il rendimento di Nick Kyrgios, quinto assoluto negli Slam, grazie alla finale a Wimbledon e ai quarti allo US Open. L’australiano sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura al suo tennis, avendo anche battuto l’allora n.1 al mondo, nonché campione in carica, agli ottavi dello Slam americano, cioè Daniil Medvedev. Il russo, “solo” sesto per punti negli Slam (l’anno scorso era stato il secondo miglior giocatore per rendimento in questi tornei) è certamente una delle sorprese in negativo, nonché il gran deluso, di quest’anno nei Major. L’impressione è che ancora debba riprendersi dalla finale dell’Australian Open, in cui sprecò un vantaggio apparentemente incolmabile, permettendo a Nadal di strappargli un titolo che lo ha segnato per tutta la stagione, dove mai ha trovato il suo miglior tennis. Discorso analogo, per quanto riguarda la delusione, coinvolge Stefanos Tsitsipas: il greco ha totalizzato solo 1000 punti negli Slam, con un buon inizio dato dalla semifinale in Australia, andando però sempre a calare, e pur chiudendo l’anno da 4 al mondo, si trova solo decimo per rendimento tra le quattro prove.

Altro aspetto che un po’ lascia stupiti è l’assenza dai primi 20 di Hubert Hurkacz (n.10 al mondo), che dopo la semifinale a Wimbledon 2021 ha mostrato ancora una certa tensione nei grandi eventi, con soli 280 punti totalizzati nei 4 Major. Gran sorpresa, invece, è certamente Christian Garin. Il cileno, scivolato al n.85 al mondo (ancora pagando dazio per la questione Wimbledon), ha raggiunto i quarti sui prati inglesi, miglior risultato della carriera negli Slam, eventi in cui in quest’anno ha raccolto ben 585 punti, attestandosi addirittura al diciottesimo posto di questa speciale classifica, mostrandosi un avversario da non sottovalutare sulla lunga distanza. Nella formula su 3 su 5, un altro che quest’anno ha fatto la voce grossa è stato senza dubbio Marin Cilic. Il veterano croato, infatti, ha raggiunto almeno gli ottavi in tutti e 3 gli Slam giocati, uscendo sempre a testa alta, e raggiungendo addirittura la semifinale al Roland Garros, divenendo l’unico giocatore in attività (tolti i Fab 4) ad aver centrato almeno il penultimo atto in tutti e 4 gli Slam. E infatti il n.17 al mondo chiude come nono miglior giocatore nei Major del 2022, della serie “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

Scorrendo non c’è nessun’altra grande sorpresa, con i vari Rublev, Fritz, Auger-Aliassime tutti quasi allo stesso livello, ancora incapaci di compiere quell’ultimo salto verso l’alto quando la pallina inizia a scottare (per il russo sei quarti di finale su sei persi in carriera, ma per la seconda volta, dopo il 2020, ne ha raggiunti due nello stesso anno), e ondeggianti tra l’impresa e l’avercela quasi fatta. Molto bene invece Norrie, Khachanov e Tiafoe, rispettivamente tra i posti 11 e 13 di questa top 20, spinti verso l’alto dalla storica semifinale di Wimbledon per l’inglese (che, avesse assegnato punti, gli avrebbe permesso di chiudere l’anno tra i primi 10), e quelle incredibili allo US Open per Karen e Frances. Certamente sorprendono la presenza tra i primi 10 di Berrettini (che a breve tratteremo nel dettaglio insieme a Sinner, settimo migliore nei Major) e alla quattordicesima piazza di Alexander Zverev, che avendo chiuso la stagione a giugno ha potuto giocare solo due prove Slam, comunque totalizzando 900 punti. Una pista da seguire per una grande vittoria che potrebbe finalmente essere vicina, chissà…Chiudono i migliori 20 negli Slam Shapovalov, Rune e un redivivo Goffin, almeno nelle due settimane di Wimbledon. Un quarto a testa, tra Australia, Parigi e Londra per i tre, con i primi due, nel pieno delle loro carriere (Rune in piena ascesa e con le idee ben chiare) che puntano a far ancora meglio nel 2023.

I nostri alfieri – ancora una volta, nonostante i tristemente noti problemi fisici susseguitisi, Matteo Berrettini si è dimostrato un giocatore da grande partita, da palcoscenico importante, in breve da Slam. Il romano infatti, che ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa a causa del problema al polso, e ha dovuto rinunciare per il Covid a Wimbledon, è stato comunque capace di risultare ottavo in questa speciale classifica, avendo portato a casa ben 1080 punti in due sole prove Slam, tra Australian Open (semifinale persa da Nadal, futuro vincitore) e US Open (quarto di finale, sconfitta per mano del finalista Ruud). Dunque una grande costanza quando il gioco si fa duro mostrata da Matteo, che è apparso pronto per dire la sua a livelli altissimi, e con l’augurio che il fisico lo lasci in pace, può sognare in grande. Ancora meglio ha fatto invece Jannik Sinner, risultato come settimo miglior giocatore negli Slam, giungendo tre volte su quattro tra gli ultimi 8, e in due casi arrendendosi solo al quinto set contro i futuri vincitori (Djokovic a Wimbledon, dopo due set di vantaggio, Alcaraz nell’epica partita dello US Open). Segnali di grande maturità per l’altoatesino, che dunque ha già raggiunto almeno i quarti in tutte e quattro le prove dello Slam (al Roland Garros ci era già riuscito nel 2020), con il lavoro da fare ora che riguarda la parte mentale, il riuscire a fare quel passo in più di cui certamente Jannik è capace.

Dopo i primi due giocatori italiani meglio classificati, però, c’è ancora da lavorare per gli azzurri subito successivi. Lorenzo Musetti, n.23 al mondo, ha infatti racimolato solo 120 punti in tutti e 4 i Major, uscendo per ben tre volte al primo turno. Certo, spesso i sorteggi non sono stati proprio dei più fortunati (Tsitsipas a Parigi, Fritz a Wimbledon), ma il carrarino, talento allo stato puro, ha ancora molto da lavorare nei grandi eventi. Un po’ meglio Lorenzo Sonego, con 280 punti totalizzati e una quasi impresa contro Ruud al Roland Garros, che ne certificano comunque un buon livello, abbastanza costante, a livello Slam, con la concreta chance di poter sperare nuovamente almeno in qualche ottavo in futuro.

Dunque è questa la fotografia delle prove Major di questo 2022, con la Spagna a dominare, e l’Italia che ha saputo comunque farsi largo nonostante i tanti problemi e gli infortuni. Tante conferme, alcune delusioni, varie sorprese, ma emozioni a non finire e partite epiche, di quelle da raccontare. Questo, ogni anno, ci lasciano in dote gli Slam, quei tornei che ogni appassionato in cuor suo attende tutto l’anno e mai vorrebbe che finissero. Il 2023 si avvicina, e con esso la prima grande prova, l’Australian Open, a meno di due mesi. Alla luce dei risultati dell’anno appena trascorso, potrebbe essere tanto semplice quanto impossibile fare pronostici… ma almeno in Australia tutti dovrebbero essere sulla griglia di partenza, salvo noie fisiche dell’ultimo minuto. E, come abbiamo visto, già questa è una grande vittoria.

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ATP

Nadal batte Ruud a Bogotà e ammicca al pubblico: “Un giorno tornerò con Federer”

Prosegue il tour sudamericano di Rafa Nadal: grande successo in Colombia. E l’accenno a una sfida con Roger Federer che sembra una promessa

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Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)
Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)

Dopo la sconfitta di Quito, Rafa Nadal torna a battere Casper Ruud. A Bogotà, lo spagnolo vince 7-5 6-4 contro il norvegese, uscito sconfitto anche a Buenos Aires e Belo Horizonte, ma avrà la possibilità di rifarsi nell’ultima tappa di questa serie di esibizioni a Città del Messico. I due hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo, con grandi colpi e un gioco offensivo.
Prima del grande clou tra Nadal e Ruud, sono scesi in campo per un doppio misto gli idoli di casa Cabal e Osorio contro Lizarazo e Farah. Una sorta di intrattenimento prima dei due protagonisti attesi che è stato molto apprezzato dagli spettatori della capitale colombiana.

Una partita che non ha disatteso le aspettative: molto equilibrata specie nel primo set, mentre nel secondo ha preso il sopravvento il 22 volte campione Slam. Ruud dopo la partita ha detto di essere rimasto stregato per l’atmosfera e l’accoglienza ricevuta a Bogotà: “Abbiamo fatto del nostro meglio. Grazie a tutti per essere venuti”.

Anche Nadal ha dispensato parole al miele per il pubblico colombiano, aprendo anche ad un clamoroso scenario: “So che alcuni anni fa il mio collega Roger Federer non ha potuto giocare la sua partita qui a causa di un problema. Mi ha sempre detto quanto fosse entusiasta di giocare qui, e spero di tornare con lui un giorno”.

 

Rivedremo ancora una volta un Fedal in un campo da tennis, seppure come esibizione?

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