La settimana degli italiani: Fognini si rialza, sarà un bell'autunno?

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La settimana degli italiani: Fognini si rialza, sarà un bell’autunno?

La finale raggiunta a San Pietroburgo dal nostro n.1 fa ben sperare per una conclusione in ascesa del suo 2017. Poco altro da segnalare per gli azzurri, male Seppi e Giannessi a Metz

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Non è la decisamente la prima volta e con ogni probabilità non sarà nemmeno l’ultima: Fabio Fognini salva il bilancio agonistico della settimana tennistica italiana nel circuito maggiore, grazie all’ennesima finale raggiunta, la quattordicesima della sua carriera, superando in tale particolare classifica, tra i tennisti italiani nell’era Open -sebbene i confronti con tennis e circuiti così diversi siano un esercizio meramente statistico-  anche l’ex numero 7 del mondo Corrado Barrazzutti, che si fermò a 13. Lo fa a San Pietroburgo, bellissima città che gli deve portar fortuna: nel 2012 proprio nell’ex capitale russa aveva raggiunto la prima finale nel circuito su un tappeto indoor, persa da Martin Klizan e questa settimana è arrivata la terza, dopo che lo scorso ottobre, sempre in Russia, ma a Mosca, Fabio perse da Carreno Busta. Peccato non sia arrivato il sesto successo e il primo fuori dall’amata terra rossa, ma che ormai Fognini sia un giocatore completo, non più un semplice terraiolo, lo testimoniano meglio di mille parole i numeri di questo 2017: sulla terra ha vinto 16 dei 27 incontri disputati (59%), sulle altre superfici ha superato con successo 14 dei 22 match giocati (63%). Al di là delle fisiologiche variazioni che si avranno da qui alla fine della stagione, trattasi di numeri che confermano una evoluzione e un miglioramento tecnico ormai indispensabile in un calendario tennistico attualmente penalizzante per la terra rossa e per i suoi specialisti con sogni di alte posizioni nel ranking. Non resta che sperare che Fabio, in questo finale di stagione nel quale ha da difendere 240 punti (90 tra Pechino e Shanghai, 150 a Mosca), possa continuare a fare bene: battere il 13 del mondo al suo best career ranking non era facile, farlo annullando match point è da giocatore affamato e maturo. La tristissima e molto recente pagina di New York, sulla quale in questa sede è inutile tornare, deve essere però per lui sempre impressa, affinchè il ligure mostri di aver imparato da quei gravissimi errori, trovando la forza per andare oltre non ripetendoli: da come è andata a San Pietroburgo, l‘inizio sembra essere confortante o, quantomeno, sperarlo è lecito.

Tra gli uomini, in una settimana in cui le nostre giocatrici non hanno preso parte ai tornei calendarizzati, pochissimo altro da raccontare: Paolo Lorenzi, così come Fognini, ha ceduto al primo turno a San Pietroburgo un match in cui ha avuto diverse chances proprio contro Dzhumhur, assurto a nemesi del nostro tennis -proprio lui cresciuto e maturato sotto l’egida di Alberto Castellani- mentre Fabbiano in Russia quantomeno ha ottenuto la terza vittoria tecnicamente più importante della carriera, eliminando il giovane Medvedev. Da Metz, dove si svolgeva l’altro ATP 250 in programma durante la settimana, arrivano solo sconfitte, alcune di esse davvero brutte: sia Giannessi che Seppi hanno raccolto appena pochi giochi contro avversari alla portata come, rispettivamente, Copil e Simon, mentre, invece, un mezzo sorriso lo lascia Bolelli, bravo a qualificarsi e sfortunato nella sua sconfitta al tie-break del terzo, non convertendo un match-point, contro Marcel Granollers.

Venendo all’approfondimento sulle partite giocate questa settimana dai nostri tennisti, partiamo dal più brillante di loro, Fognini, che, partecipando per la quinta volta all’Open di San Pietroburgo, tornava nel circuito con una facilmente immaginabile gran voglia di riscatto, a quasi un mese di distanza da un per lui disastroso US Open, non solo per la brutta sconfitta al primo turno contro Travaglia, ma soprattutto per i gravi danni alla sua immagine, successivi alle offese rivolte durante l’incontro al giudice di sedia Louise Enzgell. Tornato dopo 4 anni a giocare il torneo dove nel 2012 aveva perso una finale da Klizan, essendo accreditato come terza testa di serie, ha avuto un bye al primo turno e nel suo esordio al secondo ha affrontato il veterano russo Mikhail Youzhny, 112 ATP, sconfitto negli ultimi 2 dei 3 precedenti. A San Pietroburgo è venuta fuori una partita molto equilibrata, nella quale entrambi hanno servito bene (Fabio ha vinto il 77% dei punti giocati con la prima, il 59 con la seconda) concedendo pochi break: il ligure una sola volta, quando, dopo aver vinto il primo set in 41 minuti grazie a un break nel terzo gioco, si è fatto strappare il servizio nel decimo game del secondo parziale, quando era andato a servire per rimanere nel set. Una volta giunti al terzo, nel gioco iniziale il break operato a Youzhny si è rivelato per Fognini il viatico per la vttoria finale: una sola palla break da annullare è stato il maggiore pericolo corso dall’italiano prima di stringere la mano a rete al russo, dopo 1 ora e 58 minuti di partita terminata col punteggio di 6-4 4-6 6-4. Nei quarti Fabio ha affrontato il 27enne lituano Ricardas Berankis, 177 ATP, già sconfitto molto nettamente dal taggiasco nei due precedenti: non è andata differentemente stavolta. Dopo un inizio equilibrato (3 pari nel primo set), Fabio ha inanellato una serie di 9 giochi consecutivi vincenti, grazie anche a una pessima prova nei turni di servizio da parte del lituano (39% di prime in campo, 42% punti quando entrava la prima, 37% la seconda), ottenendo l’accesso alle semifinali col punteggio di 6-3 6-0 in 58 minuti.

 

In semifinale l’ostacolo da superare si chiamava Roberto Bautista Agut un avversario di livello, 13 ATP, e in ottima forma (al suo best career ranking dopo il terzo turno agli US Open, il titolo a Winston Salem e i quarti a Montreal): Fabio dal canto suo poteva però contare sulla fiducia datagli dai confronti diretti con lo spagnolo, favorevoli in 6 occasioni su 8, l’ultima delle quali a Gstaad lo scorso luglio, vinta da Fabio che guadagnò l’accesso alla finale, che poi avrebbe vinto su Hanfmann. A San Pietroburgo, non è andata in scena una bella semifinale (alla fine si conteranno 13 vincenti e 41 errori gratuiti per lo spagnolo, 38 e 67 per l’italiano) , ma l’equilibrio nel punteggio ha fatto dimenticare la bassa qualità del gioco visto in campo. Fognini ha perso malamente in 27 minuti il primo set e si è anche trovato sotto di un break nel secondo (1-3), prima di alzare il livello del suo tennis e trascinare lo spagnolo al tie-break, dove ha avuto la forza di annullare due match point prima di riequilibrare le sorti dell’incontro, quando era passata un’ora e mezza dall’inizio dell’incontro. Nel terzo e decisivo parziale l’unico a dover annullare una palla break è stato Bautista (nel secondo gioco): inevitabile l’approdo al tie-break decisivo per stabilire il vincitore, situazione che ri ripeteva per la terza volta in stagione (aveva perso in tali circostanze contro Rublev a Umago e Kuznetsov a Budapest) e per  la  38° in carriera (uscendone vincitore in 26 su 37, prima di San Pietroburgo). Nel gioco decisivo il primo a mettere la testa avanti è stato il numero 13 del mondo, sospinto sul 5-3 da un doppio fallo di Fognini, bravo a non disunirsi e anzi a compiere lo sprint finale, vincendo 4 punti consecutivi, che gli hanno aperto le porte della 14°finale in carriera, dopo 2 ore e 27 minuti di battaglia, archiviata col punteggio di 2-6 7-6(7) 7-6(5).

Purtroppo in finale, contro Damir Dzumhur, 55 ATP, non è andata bene: il ligure lo aveva sconfitto nei due precedenti sulla terra di Umago (nel 2015 e 2016), ma contro un giocatore in ascesa come il 25enne bosniaco – al suo best career ranking, grazie alle semifinali al 250 di Los Cabos e alle finali del 250 di Winston Salem e del Challenger di Santo Domingo, nonchè del terzo turno agli US Open- non è riuscito a tenere un livello di gioco sufficientemente alto per tutto l’incontro: dopo aver vinto il primo parziale per 6-3 in 44 minuti, dopo uno scambio di break nella parte iniziale del secondo, arrivato sul 4 pari 30-30, ha avuto un nettissimo calo- molto probabilmente dovuto anche allo stress psico-fisico della lunga semifinale vinta il giorno precedente- che in sostanza gli è costato l’incontro. Dzuhmur in quella situazione di punteggio ha infilato una serie di 14 punti su 15 che ha di fatto indirizzato le sorti della finale, con l’azzurro ormai fuori dal match, a tal punto da farsi brekkare una seconda volta nel decisivo set e consegnare al bosniaco il primo titolo in carriera, dopo 1 ora e 53 minuti di partita, terminata con il punteggio di 3-6 6-4 6-2.

Anche Paolo Lorenzi, tornava, come Fognini, alle gare dopo gli US Open per lui ottimi, nei quali si è fermato solo agli ottavi, suo miglior piazzamento in carriera in uno Slam, perdendo in 4 set da Anderson, poi finalista. A San Pietroburgo giocava per la quarta volta e difendeva i quarti raggiunti lo scorso anno, quando fu eliminato da Berdych. Il toscano, sesta testa di serie del tabellone, ha affrontato al primo turno per la prima volta in carriera il 25enne bosniaco Damir Dzumhur, 55 ATP: Paolo ha sprecato un vantaggio di 4-0 nel primo set e ben tre set point nel secondo, prima di perdere i due parziali entrambi col punteggio di 7-5, dopo 1 ora e 58 minuti. Molti rimpianti dunque per il numero 2 d’Italia, sconfitto da un giocatore in forma (al suo best career ranking) ma al termine di una partita in cui ha avuto diverse possibilità, pur servendo male (54 % di prime, 48% di punti vinti con la prima in campo).

Il terzo giocatore italiano con la migliore classifica, Thomas Fabbiano, 70 ATP, al suo best career ranking si è iscritto per la prima volta in carriera a San Pietroburgo, torneo che gli ha portato abbastanza fortuna, visto il bel successo nel primo turno contro il 21enne tennista di casa Daniil Medvedev, 62 ATP: solo due volte in carriera Thomas aveva sconfitto giocatori meglio classificati (ad inizio 2016, quando vinse su Leo Mayer, allora 40, e Gilles Muller, all’epoca 38). Nella ex capitale russa il pugliese avrebbe potuto vincere anche più facilmente- era in vantaggio di un break in entrambi i parziali-  quello che era uno scontro inedito a questi livelli (unico precedente era stato vinto dal russo nel challenger di Shanghai nel 2015), ma è stato bravo a non scomporsi per le rimonte subite e a giocare in maniera più lucida nei momenti decisivi dell’incontro, chiudendo al primo match-point col punteggio di 7-6(4) 7-5 dopo 1 ora e 33 minuti. Una partita nella quale è stato bravo a mettere in difficoltà Medvedev sulla sua seconda (il russo ha vinto solo il 30% dei punti quando non gli entrava la prima) e a vincere facilmente i punti quando era lui a mettere in campo la prima (79% punti vinti in tale circostanza).  Nel secondo turno Thomas ha trovato dall’altra parte della rete il 27enne tedesco Jan Lennard Struff, 54 ATP, che lo aveva già sconfitto nel lontano 2011 nell’unico precedente, sull’indoor tedesco di Wolfsburg. Non è andata meglio a San Pietroburgo, dove Thomas, dopo aver perso in 32 minuti il primo set per 1-6, ha lottato maggiormente nel secondo (nonostante sia incappato in per lui inusuali 5 doppi falli), parziale nel quale ha strappato per due volte il servizio all’avversario, ma, giunto sul 4 pari, ha poi ceduto nuovamente il servizio. Struff, al quarto match point, ha chiuso, dopo 1 ora e 23 minuti, col punteggio di 6-1 6-4, un match nel quale, come accaduto a Medvedev, ha sofferto contro Fabbiano quando giocava con la seconda, conquistando in tali casi solo il 30% dei punti.

Al secondo ATP 250 in programma questa settimana, il Moselle Open di Metz, nel nord-est della Francia, si sono iscritti nel tabellone principale altri due italiani, Alessandro Giannessi e Andreas Seppi. Lo spezzino, 132 ATP, ha purtroppo confermato la pesante involuzione a livello di risultati seguita alla semifinale raggiunta a Umago, dopo la quale, tra challenger e circuito maggiore, ha vinto una sola delle sei partite disputate. Non è andata meglio ad Alessandro nel torneo francese, vinto, dalla sua prima edizione nel 2003, 9 volte su 14 da tennisti transalpini. Sorteggiato al primo turno contro il 26enne rumeno Marius Copil, 85 ATP, contro il quale aveva già perso nell’unico precedente del 2013 sulla terra di Bucarest, Alessandro, opposto a un giocatore dotato di un ottimo servizio (durante il match ha totalizzato 12 ace in 9 turni di servizio, con l 88% di punti vinti con la prima) ha fatto gara sino al 3 pari del primo set, prima di essere travolto da Copil, vincitore 6-3 6-2 in 65 minuti. 

Andreas Seppi, 85 ATP, tornava per l’ottava volta a Metz a giocare un torneo nel quale ha raggiunto anche una finale, persa da Tsonga nel 2012, dopo la quale era sempre stato eliminato al primo turno. Non c’è stato un diverso risultato quest’anno, contro Gilles Simon, 43 ATP, già due volte vincitore del Moselle Open e vincitore di tutti i 5 i precedenti, durante i quali aveva lasciato per la strada appena due set. Eppure, aveva iniziato meglio Andreas, salito sul 3-2 e servizio nel primo set, prima di infilarsi in un buco nero dal quale non è saputo più uscire (il bolzanino chiuderà con un imbarazzante 14% di punti vinti con la seconda): il transalpino ha infilato una serie consecutiva di 10 giochi che gli hanno regalato, dopo 76 minuti, l’accesso al secondo turno, archiviato col punteggio di 6-3 6-0.

Anche Simone Bolelli si è iscritto a Metz, ma la sua classifica, 204 ATP, lo ha costretto a passare dalle qualificazioni per accedere al tabellone principale: nel primo turno del tabellone cadetto il 31enne bolognese ha eliminato Tobias Kamke, 201 ATP, gia sconfitto in 2 dei 3 precedenti, col punteggio di 7-6(4) 6-3 in 1 ora e 33 minuti. Nel secondo turno l’azzurro è incorso in una lotta di 2 ore e 33 minuti per avere la meglio al quinto match point del 19enne tennista di casa (nato a Metz), Ugo Humbert, 505 ATP, eliminato col punteggio di 3-6 7-6(4) 7-6(5). L’indomani l’italiano era nuovamente in campo, per sfidare nel primo turno del tabellone principale il coetaneo spagnolo Marcel Granollers, 135 ATP (ma ex top 20), sconfitto in entrambi i precedenti, molto datati (2008). Simone, dopo aver perso in 62 minuti il primo set al tie-break, nel quale aveva avuto anche un set point, ha portato la partita al terzo, nel quale ha dovuto annullare l’unica palla break del parziale prima che si sia giunti al gioco decisivo. In questo frangente, Bolelli sul 6-5 ha avuto un match-point per confermare una striscia positiva di successi al tie-break decisivo (aveva vinto 9 delle ultime 10 volte che lo aveva giocato e, più in generale, 23 delle 34 occasioni capitate in carriera), ma alla fine ha dovuto cedere il passo a Granollers, vincitore con lo score di 7-6(9) 3-6 7-6(8) in 2 ore e 41 minuti di partita, durante la quale non ha strappato nemmeno una volta il servizio al nostro giocatore.

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ATP Cincinnati: Norrie passeggia su Shelton, Alcaraz fatica solo un set con Cilic

Cameron Norrie lascia solo due games alla rivelazione Shelton; Carlos Alcaraz si complica la vita nel primo set poi fila via spedito verso i quarti

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Carlos Alcaraz - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

Oltre alla (dolorosissima) sconfitta di Jannik Sinner, nella notte italiana si sono disputati anche altri due match, che hanno visto le vittorie di Carlos Alcaraz su Marin Cilic e di Cameron Norrie sulla rivelazione del torneo Ben Shelton. I due vincitori si affronteranno domani nei quarti di finale, presumibilmente di nuovo nella notte italiana. I precedenti dicono 3-0 in favore dello spagnolo: il vincente troverà in semifinale Auger-Aliassime o Coric.

Partendo proprio da Carlos Alcaraz, è lui ad iniziare decisamente meglio rispetto a Marin Cilic. Lo spagnolo si porta subito sul 2-0 con una chance per il doppio break, ma il croato gliela annulla e pian piano entra in partita. L’ex numero 3 del mondo può comunque relativamente poco in risposta, riuscendo a vincere appena tre punti nei primi quattro turni in ribattuta. Anche il quinto sembra andare in quella direzione, ma al servizio per chiudere il primo set sul 5-4 40-15 Alcaraz si spegne. Cilic riesce ad accorciare le distanze, poi piovono incredibilmente tre doppi falli consecutivi – i primi del match – che riportano in vita il croato: 5-5. Il vincitore dello US Open 2014 al tiebreak ha la chance di dare un’importante spallata psicologica all’incontro, ma parte subito sotto 0-4. Il 2003 di Murcia non è particolarmente brillante (in particolare al servizio), ma il 33enne di Medjugorje gli dà una mano mandando lunga la risposta ad una timida seconda sul 6-4. Il match, di fatto, si conclude qui: il secondo set è un monologo iberico, con Cilic che perde completamente il dritto. Nel secondo gioco del secondo set il croato commette addirittura tre errori gratuiti con questo fondamentale, che uniti ad un ulteriore unforced con il rovescio consegnano il break e le chiavi della partita ad un Alcaraz comunque non brillantissimo, ma concreto nei momenti importanti. Un nuovo strappo nel sesto game fissano il risultato sul 7-6 (4) 6-1 in favore dell’iberico, che centra la 42esima vittoria in stagione su 50 match disputati.

Decisamente più agevole il compito di Cameron Norrie, che lascia appena due giochi alla stellina Ben Shelton, capace di eliminare prima Lorenzo Sonego, quindi il numero 5 del mondo Casper Ruud. È una partita a senso unico, con il britannico che vince i primi otto giochi del match e raggiunge senza difficoltà i quarti di finale, dove troverà domani Alcaraz/Cilic. Nel primo set il servizio del 19enne di Atlanta dimentica il servizio negli spogliatoi: con il 39% di prime in campo e un eloquente 0/11 con la seconda è difficile giocare contro chiunque, men che meno contro un tennista solido come Norrie, che lo punisce con un bagel. La resa con la seconda di servizio continua ad essere un problema anche nel secondo set (appena il 36% di punti vinti), ma se non altro aumentano le percentuali di prime in campo per Shelton (che passa dal 39% del primo al 52% del secondo). Non è comunque sufficiente per venire a capo del numero 11 del mondo, che in 58 minuti chiude 6-0 6-2 e raggiunge il decimo quarto di finale in stagione.

 

Il tabellone completo dell’ATP 1000 Cincinnati

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WTA Cincinnati: Pegula in gran forma, sconfitta Raducanu

La numero 7 del seeding conferma il suo periodo brillante ed elimina in due set la campionessa degli US Open

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Jessica Pegula - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

[7] J. Pegula b. [10] E. Raducanu 7-5 6-4

Jessica Pegula continua la sua corsa al Western&Southern Open, estromettendo con autorità Emma Raducanu, reduce dalle due vittorie di prestigio contro Serena Williams e Victoria Azarenka. La statunitense comanda fin dal principio, lima un paio di errori di troppo ad inizio partita ed è chirurgica in risposta, oltre che impenetrabile al servizio. Con il successo odierno diventa la tennista con più successi nelle ultime due stagioni nei Masters 1000 sul cemento, superando Iga Swiatek in questa speciale classifica (24 a 23).

IL MATCH – L’inizio di partita sorride a Pegula, che comanda da fondo e si rende subito pericolosa in risposta. Dopo i due game di studio iniziali, la statunitense si procura due break point nel terzo gioco. Raducanu cancella la prima occasione con un’ottima prima, ma sulla seconda non riesce a gestire una risposta profonda della sua avversaria, che sale 2-1. È già una grande lotta e la britannica non impiega molto ad entrare definitivamente nel match, anche sfruttando alcuni gratuiti di troppo della statunitense nel quarto game: dopo venti minuti il tabellone recita 2-2. A fare maggiormente la pare la partita è comunque la testa di serie numero 7, che domina la diagonale destra pur alternando grandi colpi ad errori evitabili, mancando così tre chance di break consecutive nel quinto gioco.

 

Raducanu prova a sollecitare con più frequenza il rovescio della sua rivale, anche con traiettorie più cariche, prendendosi meno rischi. Pegula è un treno al servizio, tuttavia continua a non sfruttare diverse occasioni in risposta: sul 4-4 ha una preziosa opportunità per andare a servire per il set, ma nei tre punti che seguono non riesce mai a far partire lo scambio. Poco male, comunque, perché la statunitense impatta velocemente sul 5-5, anche grazie ad un meraviglioso passante di rovescio lungolinea. A forza di insistere (e sbagliando decisamente meno) la 24enne di Buffalo torna in vantaggio e, questa volta, non si fa riprendere: il primo parziale termina 7-5 in suo favore. Impressionante, da quando ha subito il break nel quarto game, la striscia di punti vinti al servizio: 15/16, con l’unico perso frutto di una sbavatura sul 4-5 40-0.

A tradire Raducanu, specialmente nella fase finale del primo set, sono stati certamente i troppi non forzati (14), che le hanno impedito di essere competitiva in risposta. Anche all’inizio del secondo parziale – in un avvio che pare la fotocopia del primo – la numero 10 del seeding macina gratuiti e concede due break point consecutivi. Non basta un gran dritto ad annullare il primo, perché sul secondo arriva un sanguinoso doppio fallo, che regala a Pegula set e break di vantaggio, consolidato sul 3-1.

Raducanu tiene a zero i suoi due successivi servizi, ma l’incontro si decide ormai nei turni di battuta della sua avversaria. Per la prima volta dall’1-2 del primo set la 19enne nata a Toronto riesce ad arrivare ai vantaggi in risposta, ma sul 40-40 del sesto gioco Pegula trova un gran rovescio sulla riga da posizione defilata, mentre con un gran vincente di dritto chiude l’ottavo, salendo 5-3. La britannica tenta di rimanere aggrappata al match, va a due punti dalla sconfitta ma accorcia sul 4-5. Non c’è però più niente da fare: la numero 8 del mondo prima si inventa un lob clamoroso ad inizio game, poi chiude con una gran prima: finisce 7-5 6-4. La statunitense grazie a questa vittoria diventa la giocatrice con più successi in assoluto nei Masters 1000 sul cemento nelle ultime due stagioni (24), meglio anche di Iga Swiatek (ferma a 23). Ai quarti di finale per lei ci sarà Caroline Garcia, che attraversa un momento di forma strepitoso.

Il tabellone aggiornato del WTA1000 di Cincinnati

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ATP

ATP Cincinnati: Sinner manca due match-point poi cede il passo ad Auger-Aliassime

Jannik Sinner non sfrutta un vantaggio di un set e un break e poi perde nettamente al terzo set contro Auger-Aliassime

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Felix Auger-Aliassime - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

[7] F. Auger-Aliassime b. [10] J. Sinner 2-6 7-6(1) 6-1 (da Cincinnati, il nostro inviato)

Jannik Sinner viene sconfitto al terzo set da Felix Auger Aliassime fallendo l’accesso ai quarti di finale di Cincinnati. Una sconfitta molto dura per l’altoatesino che dopo due set d’alto livello si era procurato due match point consecutivi sul 6-5 nel secondo parziale, ma proprio in quel momento Auger Aliassime, fino a quel puntoautore di una prestazione decisamente sottotono,  è riuscito ad alzare il livello. Non solo ha annullato i due match point con la combinazione servizio e dritto ma ha infilato un parziale di diciannove punti a cinque che ha cambiato il corso della  partita. Sinner aveva impressionato nel primo parziale con il servizio e la risposta riuscendo anche a limitare gli errori da fondo campo contro un avversario che faticava a contenere le sue accelerazioni, soprattutto dal lato destro. Dopo lo scampato pericolo il canadese si è sciolto e per Sinner c’è stato poco da fare davanti a un giocatore che si fa ancora preferire per la pesantezza di palla, soprattutto dal lato del dritto. Ora per Auger Aliassime la sfida ai quarti di finale contro il redivivo Borna Coric con cui è in perfetta parità negli scontri diretti anche se le due sole sfide risalgono al 2019. Per Sinner sicuramente si tratta di un’occasione persa dal momento che  non solo la sfida con il croato si preannunciava alla portata ma anche un’eventuale semifinale contro Norrie o Alcaraz non era impossibile. 

PRIMO SET 

 

Il match si gioca sul Grandstand, seconda volta per Sinner su questo campo dopo la maratona contro Kokkinakis al primo turno. A differenza delle serate precedenti non ci sono nuvoloni scuri all’orizzonte, il clima è gradevole e la folla entusiasta di assistere a questo match tra due dei massimi esponenti della “new generation”. “Sto ancora cercando il nuovo Federer” ci dice un signore seduto a fianco “ è la prima volta che vedo Sinner dal vivo, mi sembra umile paragonato a gli altri giovani”. Il match inizia e Jannik si trova subito sotto 0-30 nel primo game, ma con due ottime seconde riesce a salvare il servizio. Nel game successivo però è proprio Sinner a guadagnarsi la prima chance di break dopo un paio di ottime risposte che hanno trovato impreparato il canadese. Un errore con il dritto in uscita dal servizio permette a Sinner di andare immediatamente avanti di un break mentre Aliassime si lamenta verso il suo box dove qui siede solo Frederic Fontang. In un attimo Jannik si trova in vantaggio 3-0, Aliassime sta facendo fatica a trovare ritmo davanti ai fendenti piatti del suo avversario. L’unica cosa che per ora funziona nel gioco del canadese è la prima di servizio, tre battute vincenti oltre i 200 km orari gli permettono di accorciare le distanze. Sinner dal canto suo continua a essere molto efficace alla battuta cercando di variare con prime in kick a 165 km orari che sorprendono Felix. In svantaggio 2-4 Aliassime trova un ottimo passante lungolinea con il rovescio che infiamma il Grandstand ma Sinner con il rovescio manovra molto bene e riesce a chiudere il game senza annullare palla break. Da fondo campo il canadese continua a commettere davvero tanti errori gratuiti e l’ennesimo dritto lungo in uscita dal servizio consegna a Sinner il primo set per 6-2. Partita ordinata per ora per Sinner contro un’avversario in grande difficoltà. 

SECONDO SET

Auger Aliassime prova a scuotersi all’inizio del secondo set e complice qualche errore di troppo del suo avversario si guadagna le prime due palle break del match. La prima viene annullata con un servizio vincente mentre nel punto successivo è una seconda di Sinner a cogliere impreparato Aliassime. L’altoatesino riesce a tenere la battuta e si carica guardando il suo angolo scattato in piedi.  Siamo vicini al tramonto, il gioco di luci e ombre non interferisce sulla partita ma interessa solo gli spettatori. Il parziale prosegue senza particolari scossoni fino al sesto game quando due ottime risposte di Sinner susseguite da un vincente di dritto lo portano in vantaggio di un break. 6-2 4-2 Sinner, match che sembra in controllo in questo momento. Il game successivo è una lotta di nervi, Aliassime cerca di rimanere aggrappato al match, Sinner incappa in un paio di errori gratuiti e la partita si riapre. Sul 4-5 Aliassime è chiamato a servire per rimanere nel match, si arriva a 30-30, ma un attacco indeciso di Sinner con il dritto viene punito da un ottimo passante del canadese che esalta il Grandstand a questo punto quasi pieno. I pericoli non sono finiti per Felix, nell’undicesimo game un errore di dritto e un sanguinoso doppio fallo portano Sinner ad avere due match point consecutivi per volare ai quarti di finale. Sul primo match point Jannik perde la misura del dritto mentre sul secondo è Aliassime a giocare con coraggio e a chiudere con la combinazione servizio e dritto. Si arriva al tie break. Sinner subisce il colpo e va subito sotto di un minibreak. Il pubblico è tutto dalla parte del canadese che ora ha preso fiducia soprattutto con il dritto. Velocemente sale 4-1 e con un parziale di undici punti a uno forza la partita al terzo.

TERZO SET

All’inizio del parziale decisivo l’inerzia del match è cambiata. Sinner si trova rapidamente sotto di un break, ha tre chance per recuperare lo svantaggio ma il canadese è “on fire” in questo momento. Il servizio viaggia benissimo, tiene bene la diagonale di rovescio e il dritto carico impatta spesso a pochi centimetri dalla riga. Sinner cede la battuta per una seconda volta e dopo quasi due ore e mezza di lotta deve arrendersi 6-1 al terzo set per la gioia del pubblico che ha sostenuto incessantemente il canadese durante tutto il match.

È una sconfitta dura da digerire anche se nel complesso penso sia stata una buona partita – ha dichiarato Jannik subito dopo la fine dell’incontro – ho avuto due match point ma non sono riuscito a chiuderla. Nel tiè break ha giocato bene lui così come all’inizio del terzo set. Ho avuto le mie occasioni per rientrare ma oggi purtroppo non è andata.

Torneo che lascia l’amaro in bocca per Sinner perché con l’uscita prematura di Nadal c’erano i presupposti per andare lontano. In queste tre partite sul duro di Cincinnati si sono visti miglioramenti al servizio, soprattutto con la seconda palla ma continuano a esserci molti alti e bassi nello scambio per un giocatore che fa dell’asfissiante ritmo da fondo campo la sua qualità migliore. La copertura del campo è molto buona, il rovescio incrociato è solido ma sorprende l’indecisione nel cambiare più spesso in lungolinea. Il dritto è il colpo che potrebbe fare la differenza in futuro ma che a oggi non sembra ancora abbastanza pesante e incisivo per emergere anche sulla lunga distanza.       

Il tabellone completo dell’ATP 1000 Cincinnati

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