US Open: a Lorenzi non basta il solito cuore, passa Anderson

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US Open: a Lorenzi non basta il solito cuore, passa Anderson

NEW YORK – Paolo Lorenzi, sotto 2 set a 0, vince il terzo e va un break avanti nel quarto. Vince il miglior servizio di Kevin Anderson. Torna ai quarti a New York dopo due anni

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da New York, il nostro inviato

[28] K. Anderson b. P. Lorenzi 6-4 6-3 6-7(4) 6-4

 

Non riesce a Paolo Lorenzi ​l’impresa​ di diventare il primo italiano a qualificarsi ai quarti degli US Open da quando ​ lo Slam statunitense si disputa a Flushing Meadows​, ma il numero 2 italiano esce comunque dal campo a testa alta. L’azzurro affrontava uno dei giocatori più “caldi” del circuito, un tennista che in questo torneo non aveva ancora perso il servizio nelle tre precedenti partite, costringendolo a dare il meglio di un potenziale tennistico che ha portato in passato il sudafricano nella top ten. Bravissimo Paolo a non mollare dopo i primi due set, durante i quali era stato sovrastato dalla potenza del servizio e del dritto di Anderson, ad attendere con pazienza e tenacia che l’avversario calasse, per potersi giocare le proprie carte, raggiungendo in tal senso l’obiettivo. Lorenzi ha infatti allungato la partita al quarto, parziale nel quale si è trovato – giocando benissimo in quello spezzone di match – avanti anche di un break. Purtroppo a quel punto si è spenta la luce per l’italiano, tornato a subire la maggiore potenza del sudafricano, che dopo 2 ore e 58 minuti, ha guadagnato i secondi quarti di finale a New York (e in generale nei Majors), dopo quelli raggiunti nel 2015. Vanno comunque fatti tanti complimenti a Paolo, in questo US Open capace di essere il tennista più anziano dell’era Open a raggiungere per la prima volta gli ottavi di finale: una bellissima testimonianza di quanto e bene abbia lavorato in questi anni per meritare appieno soddisfazioni come questa.

Non era del resto minimamente facile il compito che attendeva Paolo: Kevin Anderson, 32 ATP (ma nella top 10 meno di due anni fa, prima che una serie di problemi fisici nel 2016 lo fermasse per 4 mesi, facendolo scendere sino alla 77°posizione del ranking), era reduce da un’ottima estate sul cemento nord americano, nella quale aveva raggiunto la finale all’ATP 500 di Washington e i quarti di finale al Masters 1000 di Montreal. Che il sudafricano fosse in un buon periodo di forma, lo dimostrava inequivocabilmente il rendimento in questi suoi US Open, col suo miglior fondamentale, il servizio, mai perso in 43 turni, durante i quali aveva salvato 14 palle break. Non aiutava ad avere molte speranze nemmeno il bilancio dei precedenti: nelle tre volte, delle quali due sul cemento, che si erano affrontati, Paolo aveva raccolto solo un set. Si gioca sulla versione ​ del Louis Armstrong​ allestita temporaneamemte ​per questa edizione, montata a fianco al sito dove nel 2018 verrà inaugurato il nuovo secondo campo di Flushing Meadows, ​che sarà ​ munito di tetto capace di far giocare anche in caso di pioggia. Proprio una leggera pioggia, ha rallentato il programma sui campi secondari, ma quando, poco dopo le 17, entrano in campo Paolo e Kevin, il cielo è praticamente sgombro da nuvole.

Si gioca molto poco sul servizio di Anderson e Lorenzi lo capisce sin dal primo game, nel quale il sudafricano spara tre ace. Kevin in 5 turni di battuta concede solo 2 punti, anche Paolo fa arrivare Anderson solo una volta a 30. Nel decimo gioco però, quando l’azzurro è chiamato a servire per rimanere nel set, il sudafricano si fa più aggressivo e preciso col dritto e Paolo sbaglia qualcosina in più. Proprio con questo fondamentale il sudafricano ottiene un primo set point, annullato dal toscano con un servizio vincente. Paolo sale ad un punto dal 5-5, ma una sciagurata sequenza di due doppi falli, i primi del suo incontro, regalano la seconda palla set ad Anderson, che ancora col dritto fa male, portando a casa il primo set per 6-4 dopo 35 minuti di partita. Il secondo ​ parziale ripete lo stesso copione del primo. Paolo non riesce a giocare sul servizio del sudafricano, non legge nemmeno le traiettorie della seconda di servizio e così ogni piccolo calo dell’ azzurro risulta fatale: questa volta accade nel sesto gioco. Paolo si trova sul 30-15, commette un doppio fallo che fa rientrare nel game Anderson, che non se lo fa ripetere due volte e con due grandi dritti ottiene il break che si rivela decisivo. Con questi chiari di luna, il set è perso in quegli istanti e difatti, dopo un’ora e 14 minuti, ancora con un bel dritto, Anderson conquista col punteggio di 6-3 il secondo parziale. Abbiamo la fortuna di poter seguire la partita nelle vicinanze del coach di Paolo, Claudio Galoppini, una persona perbene, oltre che ottimo tecnico. Alla fime del secondo set, analizza come Paolo non riesca questa sera a giocare neanche sulla seconda palla di Anderson e che quest’ ultimo stia giocando molto bene, anticipando molto e non dando tempo al suo giocatore di fare nulla. In effetti, i numeri della partita alla fine del secondo parziale sono impietosi: Paolo ha conquistato solo 4 punti quando era in risposta (e uno di essi era doppio fallo) e Anderson ha conquistato effettivamente il 91% dei punti giocati con la seconda.

Quando inizia il terzo set, si accendono le luci dei riflettori del Louis Armstrong e, in fondo, anche nel tennis di Lorenzi. Sentiamo Galoppini dire che, se potesse, suggerirebbe a Paolo​ di stare un po’ più dietro sulla seconda dell’ avversario e di chiudere le traiettorie esterne. Lorenzi, in ogni caso, fa piccoli progressi nei primi suoi due turni di risposta, nei quali conquista due punti. Sono i prodromi del primo break per l’italiano: nel sesto gioco, infatti, Paolo arriva sul 30 pari e, prima si guadagna ​la prima palla break dell’ incontro inducendo all’errore Anderson, poi​ la trasforma con un bel passante di dritto. Purtroppo non vi è il tempo di esultare, che subito l’ex top ten rientra in partita: nel​ gioco successivo, Paolo sul 40-15 commette un doppio fallo molto pesante, del quale Anderson approfitta per rimontare. Sul 40 pari, un infinito scambio da fondocampo vede il toscano affossare in rete il suo rovescio. Basta una sola palla break al sudafricano, che esulta molto quando con il dritto effettua il controbreak. Si arriva al tie-break, preceduto dall’ultimo brivido nell’undicesimo gioco, quando, sul 15-30,​ Paolo si salva da uno scambio lungo e duro, durante il quale in molti frangenti si è salvato in difesa con bravura, portando poi il game a casa. Il gioco decisivo premia Paolo, che ormai riesce a leggere meglio il servizio dell’ avversario, costringendolo a scambiare di più: Anderson commette diversi errori coi fondamentali da fondocampo e, seppur sul 5-2 commetta un doppio fallo da brividi, è bravo a riallontanare il sudafricano con un bel passante. Sul 6-4 Lorenzi nel tie-break, l’ex 10 ATP mette il dritto in corridoio, consegnando il set a Lorenzi, capace di vincerlo nonostante un misero 47% di prime in campo ​ ​ (ma con il 94% di punti vinti quando gli entrava la prima).

Il quarto set inizia ​ bene ​ per le sorti azzurre, seguendo l’inerzia con la quale si era chiuso il terzo: Paolo risponde spesso al servizio di Anderson, che appare stanco e nervoso per come sia migliorato il rendimento del suo avversario. Nel quinto gioco, come diretta conseguenza, arriva il secondo break della partita per Lorenzi, che sul 30 pari si produce in una gran risposta che induce all’errore Anderson, il quale, in piena confusione ​,​ regala un doppio fallo. ​ ​ Purtroppo, però, come accaduto nel terzo set, subito arriva il controbreak: Anderson torna a spingere, sul 30 pari il toscano affossa il rovescio in rete e sul punto successivo un nastro “sudafricano” manda fuori tempo Lorenzi, portando il punteggio sul 3 pari. Nell’ottavo gioco Paolo si trova per la prima volta sull’orlo del baratro: tre errori gli costano tre palle break consecutive che ​,​ qualora convertite ​,​ manderebbero Anderson a servire per il match. Paolo le annulla splendidamente tutte e tre, la seconda in particolare con un meraviglioso rovescio stretto​ incrociato ​, a chiusura​ di un lunghissimo scambio. ​La resa, purtroppo, è però solo rimandata a due giochi dopo: con il toscano chiamato a servire sul 4-5 per rimanere nel match, Anderson gioca a braccio sciolto ed è di nuovo ​molto aggressivo. La stanchezza accumulata si fa sentire per Paolo, che non è più aggressivo: sullo 0-40 col rovescio affossa in rete la pallina, consentendo ad Anderson di arrivare ai quarti, dove affronterà il vincente della sfida tra Querrey e Misha Zverev.

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ATP

ATP Queen’s: Sinner subito eliminato da Draper

Jannik serve per il set in entrambi i parziali che poi cede al tie-break al coetaneo n. 309 della classifica

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[WC] J. Draper b. [3] J. Sinner 7-6(6) 7-6(2)

Inizia con una sconfitta l’avventura sui prati di Jannik Sinner, sconfitto in due tie-break dal coetaneo Jack Draper nonostante le tante occasioni che ha saputo crearsi. L’azzurro ha infatti avuto sei palle per il 5-0, ha servito per chiudere in entrambi i parziali e mancato due set point nel primo. Draper, però, non ha mai smesso di crederci, a partire da quel quinto gioco – e soprattutto una volta vinto – che a conti fatti ha fatto la differenza.

È stato in assoluto il sesto incontro sull’erba per Jannik, il secondo in un tabellone principale, ovviamente tutti risalenti al 2019, sia per lo stop forzato dei circuiti di dodici mesi fa, sia per la scelta (se di scelta si può parlare) di rimanere sulla terra dei Futures italiani nella sua prima stagione da professionista. Si trattava invece della seconda apparizione nel Tour per Jack, meglio attrezzato dal punto di vista muscolare, dopo lo sfortunato esordio a Miami, quando, visibilmente stremato già da diversi punti, si accasciò a terra in preda alle vertigini alla fine del primo set.

 

IL MATCH – I giochi sono quasi tutti lottati, ma Jannik spinge bene con entrambi i fondamentali, si esibisce in un paio di ricami a chiudere le discese a rete in controtempo e vola avanti di due break, salvo poi restituirne uno dopo non essere riuscito a concretizzare le sei occasioni nel lunghissimo quinto game. Draper, al quale la scala discreta, arrotondata e probabilmente non aggiornata dell’ATP dà tre centimetri in più di Jannik, riesce finalmente a far valere le sue curve mancine – ottimo lo slice interno sull’erba ancora immacolata del Queen’s– e rimane in scia. Alla battuta per far suo il parziale, due brutti dritti in uscita dal servizio aprono uno spiraglio all’avversario che non si fa pregare e, piazzato un drittone vincente, approfitta di un altro gratuito altoatesino. Deluso e arrabbiato, Sinner non gioca al meglio neanche il successivo turno di risposta e viene agguantato sul 5 pari da un Draper ormai completamente in fiducia.

In un momento in cui gli scambi sono favorevoli al n. 309 ATP, Jannik estrae tre ace nulla meno che provvidenziali per giocarsi il tie-break. Di nuovo, il nostro ha l’occasione di chiudere con il vantaggio del servizio sul secondo set point consecutivo, ma perde gli appoggi finendo a terra e, benché sia felino nel rialzarsi, fallisce il colpo successivo. Il doppio fallo manda per la prima volta avanti Draper che cinico si prende il set, mentre l’azzurro mostra la sua stizza verso il proprio angolo. Sei ace per Jannik ma 57% di prime in campo trasformate solo nel 61% dei casi sono numeri non certo entusiasmanti sull’erba, per quanto di poco inferiori a quelli britannici.

Numeri che cambiano radicalmente in positivo per entrambi nella seconda partita che diventa molto più “da erba” e per sei giochi la risposta raccoglie davvero pochissimo. Poi, la prima di servizio abbandona la wild card, c’è anche un doppio fallo e Sinner ne approfitta immediatamente per passare in vantaggio. Di nuovo chiamato a chiudere con la battuta, Jannik manca nuovamente l’appuntamento, a dispetto di un bel regalo dell’altro e pagando con un errore uno scambio in controllo in cui avrebbe forse dovuto osare di più.

È ancora tie-break, dunque, e il diciannovenne di Sutton mette subito spazio tra sé e il nostro con un perfetto anticipo di rovescio lungolinea. È stato estremamente solido per tutto l’incontro, Draper, soprattutto in questo parziale e continua a tirare dritto come un treno fino alla chiusura con l’ace numero 11. Nel secondo set, Jannik ha finito con il pagare un prezzo pesante per quelle sole nove seconde di servizio a cui è dovuto ricorrere vincendo però appena due punti, ma in generale è mancata la freddezza nei momenti di vantaggio.

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Flash

WTA 125 Bol, trionfa Paolini: per lei titolo e best ranking

La 25enne toscana supera l’olandese Rus in finale e festeggia il suo primo titolo

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Jasmine Paolini - Roland Garros 2021 (ph. © Loïc Wacziak_FFT)

Il tennis femminile italiano torna ad esultare grazie a Jasmine Paolini: la 25enne toscana si laurea campionessa al WTA 125 di Bol (Croazia) dopo aver superato in finale Arantxa Rus con il risultato di 6-2, 7-6. Si tratta del primo titolo in questa categoria di tornei per la tennista italiana, che grazie a questo successo sale al best ranking di numero 87 del mondo.

Reduce dal secondo turno al Roland Garros dove era caduta per mano di Maria Sakkari, Paolini ha centrato una settimana da sogno infilando le vittorie contro Kuzmova, Havarcova, Kucova e Blinkova, prima della finale contro la tennista olandese, perdendo un solo set in cinque partite. Una dolce rivincita dopo che a inizio maggio Jasmine si era arrampicata fino alla finale di un altro WTA 125, a Saint-Malo, perdendo in quell’occasione dall’elvetica Viktorija Golubic.

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Flash

Roland Garros: chiedano scusa gli scettici nei confronti di Matteo Berrettini [VIDEO]

PARIGI – Ha giocato una gran partita e c’è voluto il miglior Djokovic per domarlo. Ora avremo il duello n.58 con Nadal, ma non è una finale anticipata. La greca Sakkari è la favorita del torneo, un ragazzo greco… L’incredibile vicenda di Musetti

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Matteo Berrettini - Roland Garros 2021 (ph. Ray Giubilo)

da Parigi, il Direttore

Adesso, dopo questa grande partita persa di pochissimo, sfiorando un tie-break anche in chiusura del quarto set che avrebbe potuto portarlo al quinto contro il numero uno del mondo, mi aspetto che, con il capo cosparso di cenere, tutti coloro che hanno sostenuto in passato qui su Ubitennis che Matteo Berrettini non valesse un top 10 scrivessero facendo ammenda.

Eh sì, perché il Djokovic che ha raggiunto la semifinale n.40 d’uno Slam, secondo nella storia dopo Roger Federer, era un gran Djokovic, oggettivamente migliore di quello che aveva subito per due set il pur straordinario Lorenzo Musetti in ottavi. 19 errori gratuiti in 42 game sono un dato impressionante, anche se in buona parte dovuto al fatto che contro uno che serve e spara fucilate di dritto come “Berretto” è anche difficile fare errori davvero gratuiti.

 

Eppure Matteo Berrettini, riscattando il 6-2 6-1 subito nelle finali ATP di Londra 2019, gli ha tenuto testa alla grande per tre set su quattro: il primo – nel quale ha saputo conquistarsi le sole palle break della sua partita, tre in tre diversi game – il terzo e il quarto.

È vero che Djokovic, che in tutto il match non ha concesso alcun break, avrebbe potuto chiudere il match in tre set, perché era avanti 5-4 nel tiebreak con due servizi da giocare ma li ha sprecati con un dritto e un rovescio in rete da metà campo tradendo una certa emozione, ma è anche vero che Berrettini che invece di servizi me ha persi quattro, uno nel primo set, due nel secondo e uno nel quarto, in tre di quei quattro giochi ha avuto la palla game. Compresa quella per approdare al tiebreak sul 5-6 del quarto set. Avesse potuto giocarsi un altro tie-break, magari vincendolo, ho la sensazione che Matteo avrebbe potuto diventare il favorito.

Djokovic, già favorito sul 3-2 nel quarto dall’interruzione di 20 minuti per far uscire dallo Chatrier gli spettatori che non volevano andarsene, era nervosissimo e gli urli liberatori che ha cacciato dopo aver trasformato il match point, a più riprese, verso Marian Vajda e il proprio angolo, gridando come un invasato, strabuzzando gli occhi e le braccia tese verso il cielo in trance spasmodica, la dicono lunga sulla tensione che sembrava averlo agganciato. Ha ruggito e gridato come se avesse rivinto il Roland Garros. Ma non aveva battuto solo Berrettini, n.9 del mondo, che giocava il suo secondo quarto di finale in uno Slam, contro lui, Nole, che aveva appena giocato il suo quindicesimo soltanto al Roland Garros?

Il fatto è che i servizi micidiali e i dritti non meno mortiferi di Matteo, che si è concesso anche qualche rovescio vincente in una serata in cui il solo colpo che lo ha spesso tradito è stata la smorzata, avevano messo in serie ambasce il miglior ribattitore del mondo. E ciò sebbene sui propri turni di battuta Nole – che infatti si sarebbe dichiarato assai soddisfatto del proprio servizio – non avesse più rischiato, dopo il primo set, di subire un break. D’altra parte si sa: il punto più debole di Matteo, nonostante i grandi progressi che ha fatto in tutti i settori del gioco, resta la risposta al servizio. Quando lui rispondeva corto, Djokovic non perdonava.

Novak ha tenuto ben otto servizi a zero. Nel secondo set ha concesso cinque punti, nel terzo tre, nel quarto nove. Per questo dico che nel quarto set l’inerzia della partita aveva preso una piega più favorevole a Matteo e davvero al tie-break avrei voluto vedergli giocare le sue chance. Senza però aver dimenticato che, in quell’ultimo game, il nostro ha fatto tre errori-regalo che gli sono costati cari anche se ha annullato con coraggio poi due match point prima di arrendersi sul terzo. Quello seguito dalle urla belluine di Novak.

Novak Djokovic – Roland Garros 2021 (ph. Ray Giubilo)

Lasciate però che Matteo arrivi a giocare una decina di quarti di finale di Slam, e non solo due, e poi vedremo, quantomeno voi vedrete – io ho una certa età, anche se spero di gustarmi dal vivo tanti altri quarti di finale di Matteo. Quando lui li avrà raggiunti, oltretutto, quei marziani che fan di nome Rafa e Novak non ci saranno più. E non mi venite a raccontare che i pur bravissimi Stefanos, Sasha, Daniil, son fatti della stessa pasta e coglieranno gli stessi risultati. Perché io proprio non ci credo.

Dopo aver applaudito Novak perché ancora una volta ha dimostrato di essere fortissimo – come rispondeva nel primo set alla battute di 220 km orari di Matteo era impressionante – non applaudo invece Guy Forget e la federazione francese. Un torneo di questa tradizione e importanza dovrebbe essere in grado di non subire i diktat delle TV, anche se i diritti TV sono la maggior fonte d’entrata ormai di un torneo.

Quella di ieri era la prima, e l’unica serata, in cui il coprifuoco consentiva a circa quattromila spettatori – il 25% della capienza dello Chatrier – di restare a respirare grande tennis fino alle 23. Per quale motivo non si poteva programmare l’inizio dell’unico match notturno dell’intero torneo con il pubblico alle 19 anziché alle 20?  Perché la TV (americana?) preferiva le 20 (cioè le 14 di New York, le 11 delle California)? Insomma, uno Slam come il Roland Garros deve poter dire di no.

In alternativa, ma forse più cosa più complicata, si poteva fornire agli acquirenti dei biglietti un permesso per rientrare a casa più tardi, come è stato fatto per tantissimi lavoratori del Roland Garros, giornalisti compresi. Io, come almeno un migliaio di addetti ai lavoro, sono regolarmente tornato a casa dopo la mezzanotte (ma anche alle due e mezzo quando ha giocato Federer con Koepfer ed è venuto in conferenza stampa verso le due del mattino) e a parte il fatto che per le strade di Parigi c’erano tanti automobilisti e motociclisti, non credo che sarebbe stato impossibile ottenerlo dalla autorità locali. Voglio invece prevenire l’obiezione di coloro che sostengano che il match poteva essere sospeso prima dell’inizio del quarto set. No, non si potevano sottrarre cinque game della partita a chi aveva acquistato il biglietto per una decisione coercitiva.

Però è stato un vero peccato. Come ha detto Djokovic, l’atmosfera era da match di Coppa Davis, elettrizzante, coinvolgente al massimo, comprese le ola di cui prima dell’epoca Covid non ne potevo più, ma che ieri quasi mi commuovevano. Parevano celebrazioni romantiche del ritorno alla vita. Bellissimo. Aver rovinato quei momenti per ritornare nella ghiacciaia delle emozioni è stato un delitto crudele, insopportabile.

On y va a rester, on y va a rester!” avevano intonato a gran voce gli aficionados furibondi con chi li voleva far uscire dal teatro più bello, più coinvolgente. È andata così. Almeno per un po’ abbiamo rivissuto i bei tempi andati. Speriamo che questo Covid-19 venga definitivamente spazzato via dai vaccini, alla faccia dei No-Vax.

VERSO RAFA-NOLE, CAPITOLO 58 – Intanto i due fenomeni si incontreranno di venerdì pomeriggio, senza coprifuoco che li interrompano. Sarà la sfida n.58 e certo Djokovic che pure non si nasconde – “Scenderò in campo pensando di poter vincere” anche se sulla terra del RG ci ha perso sette volte su otto – sa anche che Rafa Nadal ha giocato 13 semifinali a Parigi e 13 finali …vincendole tutte. Le sole due volte che ha perso, contro Soderling nel 2009 e Nole nel 2015, erano accadute in ottavi e in quarti. Che la più grande rivalità del terzo millennium, in termini di sfide, possa portare al pareggio, 29 vittorie per ciascuno dei “mostri”, è possibile, ma certo non sicuro.

Rafa ha battuto per la diciassettesima volta su diciotto Schwartzman, che aveva osato strappargli un set dopo che Rafa ne aveva vinti 36 di fila al Roland Garros (l’ultimo prima dell’argentino era stato Thiem nella finale 2019: 6-3 5-7 6-1 6-1 il risultato). “El Peque” è stato sincero nello sbottare: “Spero proprio di non incontrarlo mai più!”.

Finale anticipata? Molti pensano di sì. All’inizio del torneo avevo detto che, ripensando al match point sciupato da Tsitsipas a Barcellona con Nadal e alle mille occasioni mancate dallo stesso Tsitsipas a Roma con Djokovic, non mi sarei sorpreso se il torneo lo avesse vinto Tsitsipas, anche perché Rafa e Nole devono rompersi le corna fra loro in semi. Poi magari il torneo lo vince Zverev, ma non ci credo.

Rafa Nadal – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

FRONTE WTA – Dicevo con Flink che sarebbe una bella storia se questo Slam fosse vinto, uomini e donne, da un greco, dopo che la Grecia nel tennis non ha mai avuto alcuna tradizione se non… riflessa, alla lontana (Sampras, Philippoussis, Kyrgios). Sakkari è la miglior classificata delle quattro semifinaliste che hanno in comune una statistica: nessuna di loro ha mai giocato una semifinale d’uno Slam. Del resto la loro classifica, Pavkuychenkova n.32, Zidansedk n.85 (avversarie oggi alle 15), Krejcikova n.33 e Sakkari n.18, dice tutto. E cioè che la WTA, con Serena semi-pensionata, Osaka che ha problemi di tenuta mentale, Barty che li ha un po’ dappertutto, Andreescu non ne parliamo, sta messa proprio maluccio. Quanti biglietti venderebbero queste due semifinali da torneo 250 al di fuori dei Paesi delle quattro ragazze, Russia, Slovenia, Repubblica Ceca e Grecia?

Il primo dei miei 46 Wimbledon consecutivi, 1974, fu vinto da due fidanzati americani, Chris Evert e Jimmy Connors. Non so se siano fidanzati (qualcuno lo sussurra, ma io giuro non lo so) anche Stefanos Tsitsipas e Maria Sakkari che ha sorpreso la grande favorita del torneo, Iga Swiatek, però – mi ripeto – vincessero loro due sarebbe una gran bella storia.  Che qui da Parigi potrebbe scrivere solo la mia amica Vicky Georgatos, unica giornalista greca presente al Roland Garros (ma anche a Melbourne). Dovevo intervistarla ieri, ma c’è stato troppo da fare, abbiamo ri-fissato per oggi.

UNA STORIA SU MUSETTI – Vedrete – più nel dettaglio anche qui su Ubitennis – la storia abbastanza incredibile che ho scritto di Lorenzo Musetti, del suo esame di maturità al liceo di Cecina che gli è stato rinviato all’ultimo momento e che gli ha così fatto saltare la possibilità di iscriversi (o chiedere wild card) ai quattro tornei sull’erba che si giocano nelle prossime settimane (Halle e Queens dal 14 al 20 giugno, Maiorca e Eastbourne dal 20 al 26). Leggerete anche del campo di calcio che nel suo piccolo circolo di Junior Club di San Benedetto (una trentina di km da La Spezia) verrà ‘rasato’ da un gruppo di volenterosi, coach Tartarini in testa, per farlo assomigliare se non proprio a un lawn dell’All England Club almeno a quel campi erbosi più smandruppati di Roehampton.

E c’è poi un grande, grandissimo campione che ha offerto un passaggio sul suo aereo privato a Musetti e al team. Who? Why? Beh, se vi dico tutto poi non leggerete più l’articolo che ho scritto. E siccome sono ormai passate le 6 del mattino, beh, è il minimo che possiate fare, se mi volete un po’ bene. Criticoni compresi.

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