Garcia contro Barty: generazioni di tennis a confronto

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Garcia contro Barty: generazioni di tennis a confronto

Non conta essere nate nella stessa epoca: a volte gli stili di gioco possono ugualmente rimandare a tennis di periodi diversi

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Mentre seguivo la finale del Premier 5 di Wuhan tra Caroline Garcia e Ashleigh Barty ho avuto la sensazione, a dispetto delle indicazioni dell’anagrafe (Barty ha 21 anni e Garcia 23), di assistere a un match che poteva essere interpretato anche come un confronto fra generazioni tennistiche differenti. Un confronto che, un po’ brutalmente, si potrebbe riassumere così: anni novanta contro anni duemila.

La questione non è immediata da spiegare, e occorre sgombrare il campo da equivoci. Per questo discorso non conta il risultato finale (Garcia ha vinto 6-7, 7-6, 6-2) né la forza delle protagoniste. Contano le loro caratteristiche. Caratteristiche particolarmente interessanti: a Wuhan si sono fronteggiate due delle giocatici più complete sul piano tecnico tra le under 25. Caroline Garcia possiede un repertorio di colpi molto esteso: servizi lavorati e di potenza, colpi da fondo in top e in back, gioco di volo molto superiore alla media.
Non è da meno Ashleigh Barty: mai a disagio in qualsiasi parte di campo, volèe incluse. Questa è l’impressione riferita ai suoi match degli esordi: “Non altissima (1,66) ma con un bel servizio e un gran dritto, aveva mostrato di non essere una qualunque: in campo dava la sensazione di possedere una estrema facilità nel compiere tutti i gesti; non solo nel colpire, ma anche nel coordinarsi e “trovare” la palla. In sostanza: un superiore talento fisico-tecnico”. Doti speciali che le hanno permesso di salire in una sola stagione dal numero 271 (gennaio 2017) al numero 23 del ranking.

Ashleigh Barty e gli anni novanta
Un po’ Steffi Graf e un po’ Jim Courier: questo lo strano mix che associo a una ventunenne australiana dei giorni nostri come Ashleigh Barty. Due numeri uno nati a distanza di pochi mesi (Graf nel giugno 1969, Courier agosto 1970).

 

Primo nome della combinazione: Steffi Graf. Quando guardo i match di Ashleigh riaffiora il tema tattico tipico di chi si basa sull’impostazione “dritto potente + slice di rovescio”, con lo scopo di cercare di colpire di dritto anche dall’angolo sinistro del campo. Sicuramente questo schema è stato il marchio di fabbrica di Steffi, ma di per sé non sarebbe sufficiente per mettere in moto la “macchina del tempo” dei ricordi, che invece immancabilmente si avvia quando guardo i match di Barty. Del resto giocatrici che costruiscono la loro forza sulla preponderanza del dritto ce ne sono anche oggi: senza andare molto lontano penso a Samantha Stosur, Roberta Vinci, Kiki Mladenovic.

È la seconda somiglianza, quella con un particolare colpo di Jim Courier, che aggiunge ad Ashleigh un ulteriore quid, e la rende ancora più vicina al tennis degli inizi degli anni ’90: il rovescio bimane in stile “baseball”. Soprattutto nella prima fase di preparazione: braccia particolarmente tese e parallele, proprio come fanno i giocatori di baseball con la loro mazza. O quelli di cricket, come lo è stata Barty, nel periodo in cui aveva deciso di abbandonare il tennis in favore di uno sport di squadra, meno stressante psicologicamente.

Ai miei occhi, inevitabilmente, la combinazione Graf+Courier rende Ashleigh una giocatrice tanto evocativa quanto interessante. E così durante la finale di Wuhan contro Garcia mi interrogavo anche sui tempi di gioco meno estremi che c’erano qualche anno fa, e che riaffiorano nel tennis di Barty. Infatti chi punta a colpire più spesso di dritto (perché lo ritiene il proprio colpo più forte) si trova inevitabilmente di fronte un’avversaria che insisterà invece sul lato opposto, quello del rovescio, e di conseguenza sulla diagonale sinistra.
Per evitare di farsi bloccare sul colpo più debole, o ci si “libera” con il rovescio lungolinea oppure si ricorre all’esecuzione del dritto anomalo, eseguito a sventaglio da sinistra. Però per colpire con il dritto anomalo occorre trovare un tempo di gioco in più, quello necessario per “girare” attorno alla palla. Tempo che si può conquistare attraverso l’uso dello slice di rovescio: una soluzione efficace, perché rallenta lo scambio e in alcune occasioni obbliga l’avversaria a colpire a sua volta slice, con una ulteriore frenata nella velocità del palleggio.

In sostanza: un tennis non solo asimmetrico ma anche non omogeneo nel ritmo. Intendiamoci: questi sono schemi tattici consolidati, niente di straordinario o di complicatissimo, ma che comunque richiedono una impostazione differente rispetto a molto del tennis che viene praticato oggi.

Aggiungo un’altra questione specifica di Barty: ama giocare spesso il dritto inside-in, che è forse il colpo in cui meglio esprime tutte le sue doti di coordinazione e tempismo. Un colpo molto spettacolare, ma estremamente rischioso: da fondo campo forse il più pericoloso di tutti. L’inside-in, infatti, o si tramuta in un vincente, oppure rischia di diventare una scelta suicida, perché significa accelerare lasciando tutto il campo sgombro da qualsiasi difesa; e se l’avversaria riesce ad agganciare la palla sarà sufficiente una traiettoria incrociata perché ribalti l’esito del palleggio.

Capire quando ricorrere all’inside-in, e quando invece è meglio rinunciare, non è poi tanto scontato. Un aspetto in più che richiede a Barty una maggiore attenzione sugli sviluppi tattici. Lo sottolineo perché si tratta di una ragazza appena ventunenne, che ha saltato alcune stagioni in una fase cruciale della carriera (per dedicarsi al cricket, come dicevo sopra) e che avrebbe dunque tutte le ragioni per avere incertezze su questi aspetti.

Anche da questo si capisce che non si tratta di una tennista qualsiasi, ma di una promessa che in un paese di grande tradizione come l’Australia era seguita con molta attenzione sin da giovanissima. Personalmente ricordo di averla vista giocare per la prima volta ancora quindicenne nel gennaio 2012; e non per un caso, ma perché già allora se ne parlava come un talento speciale, vincitrice di Wimbledon junior 2011. Era impegnata a Hobart, dove venne sconfitta da Bethanie Mattek-Sands per 6-2, 6-2: Ashleigh non era ancora in grado di misurarsi sul piano fisico con la pesantezza di palla dell’avversaria, ma era già capace di tenerle testa quando gli scambi si facevano prevalentemente tecnici.

a pagina 2: Caroline Garcia e il tennis degli anni duemila

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Camila Giorgi riparte da Linz, per Trevisan doppia avventura a Doha e Abu Dhabi: il febbraio delle tenniste italiane

Dopo un Australian Open non proprio esaltante, ecco le partecipazioni azzurre ai tornei WTA di febbraio.

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Mettersi alle spalle l’Australian Open, tuffarsi in un febbraio che deve servire a trovare conferme per Camila Giorgi e Jasmine Paolini, ad accumulare ancor più punti in vista di Indian Wells e Miami per Martina Trevisan e Lucia Bronzetti. Sullo sfondo c’è anche la voglia di Sara Errani di tornare tra le prime 100 nel ranking WTA.

Le belle notizie dal tennis femminile, in questo avvio di 2023, sono arrivate proprio da Giorgi e Paolini. Il cammino della n. 69 del ranking all’Australian Open si è interrotto al terzo turno per merito di Belinda Bencic, testa di serie n. 12. Un’eliminazione in due set, dopo le vittorie su Pavlyuchenkova e Schmiedlova, ma che hanno dato indicazioni importanti su un percorso positivo da intraprendere in questo 2023. Sconfitta nettamente da Ljudmila Samsonova al primo turno a Melbourne, Jasmine Paolini è in corsa per una semifinale al WTA di Lione. Avversaria odierna, Caroline Garcia, beniamina di casa.

Il gennaio di Lucia Bronzetti è stato esaltante nella United Cup, competizione che ha galvanizzato la n. 62 del ranking, uscita, però, al primo all’Australian Open Siegemund in tre set.

 

Il match più esaltante fin qui disputato dalla n. 1 del tennis femminile, Martina Trevisan lo ha disputato alla United Cup. La vittoria in tre set su Maria Sakkari è stato un gran sussulto in questo nuovo anno. Male all’Australian Open, uscita al primo turno contro Anna Schmiedlova.

Sarà ancora il cemento il grande protagonista nei tornei femminili di tennis del mese di febbraio.

Dal 6 al 12 si giocherà contemporaneamente ad Abu Dhabi e a Linz.

Nel tabellone principale di Abu Dhabi l’Italia sarà rappresentata da Martina Trevisan. Ons Jabeur ha, invece, annunciato il forfait: sarebbe stata la testa di serie n. 1 del ranking.

In Austria, invece, al WTA di Linz ci saranno Lucia Bronzetti e Camila Giorgi. La partecipazione di Sara Errani, invece, passerà dalle qualificazioni.

Dal 13 al 19 febbraio si giocherà a Doha. Già in tabellone Martina Trevisan, dovrà affrontare le qualificazioni Jasmine Paolini.

Il febbraio delle principali tenniste italiane.

6/12 febbraio: Trevisan ad Abu Dhabi, Bronzetti e Giorgi a Linz, Errani alle qualificazioni

13/19 febbraio: Trevisan e Paolini a Doha

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United Cup: delusione Australia, ottimo avvio per Grecia, USA e Svizzera. Wawrinka sorprende Bublik

Kvitova regala l’unico punto alla Repubblica ceca. Tsitsipas e Sakkari brillano anche in doppio. Disfatta argentina contro la Francia

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Stan Wawrinka - United Cup 2022 (Twitter @UnitedCupTennis)

In attesa dell’esordio di Nadal e Zverev in programma domani, ecco i risultati definitivi dopo le prime due giornate di gioco alla United Cup. Non c’è solo il successo dell’Italia sul Brasile, di cui vi abbiamo parlato qui.

Grecia – Bulgaria 4-1

Kuzmanov – Pervolarakis 6-1, 6-1

 

Sakkari – Tomova 6-3, 6-2

Sakkari/Stefanos Tsitsipas – Topalova/Andreev 6-4, 6-4

La Grecia si aggiudica la sfida con la Bulgaria nel primo turno di United Cup per 4-1. La Bulgaria rispetta il pronostico nella sfida tra Dimitar Kuzmanov, n. 196 del ranking, e Michail Pervolakis, n. 504. Il doppio 6-1 dà coraggio ai bulgari che riaprono il computo complessivo della sfida. Ma poi ci pensano i rispettivi n. 1 ellenici del maschile e femminile a dare la sterzata decisiva alla sfida. Vince Maria Sakkari agevolmente in due set su Viktorya Tomova, 6-3, 6-2. Poi in coppia con Strefanos Tsitsipas, la greca dà spettacolo e con un doppio 6-4 si pensa al turno successivo. Debole nelle seconde linee, con Sakkari e Tsitsipas la Grecia può dir la sua nella competizione.

USA – Repubblica Ceca 4-1

Kvitova – Pegula 7-6, 6-4

Tiafoe – Machac 6-3, 2-4 ret Machac

Pegula/Taylor Pegula – Bouzkova – Lehecka 2-6, 6-3, 10-7

Ottimo il debutto nella competizione per gli statunitensi. La sconfitta in due set di Pegula contro Kvitova alla fine risulterà ininfluente. Decisivo il tie-break del primo set, in cui Petra annulla ben tre set point alla sua avversaria. Machac è costretto sul più bello al ritiro nella sfida con Tiafoe. Sotto di un set, ma avanti di un break, il ceco è costretto al forfait per una distorsione alla caviglia destra. Il doppio se l’aggiudica la coppia composta da Jessica e Taylor Pegula.

Francia – Argentina 4-0

Garcia – Podoska 6-2, 6-0

Mannarino – Coria 6-1, 6-0

La vittoria della Francia sa di rivincita mondiale nei confronti dell’Argentina. Dal campo di calcio a quello di tennis, dal Qatar all’Australia, stavolta sono i transalpini a gioire e anche abbastanza nettamente lasciando soli tre game ai singolari odierni. Rullo compressore Caroline Garcia, n. 4, supera Nadia Podoska, n. 195, per 6-2, 6-0. Adrian Mannarino, n. 46, la imita battendo Federico Coria, n. 75, 6-1, 6-0, il tutto in 2he10’ complessivi.

Australia Gran Bretagna 1-3

Dart – Inglis 6-4, 6-4

Kubler – Evans 6-3, 7-6(3)

Momento decisamente sfortunato per l’Australia, data da molti per favorita nella competizione. Il forfait di Kyrgios e successivamente quello di Tomljanovic, per un problema al ginocchio sinistro, hanno cambiato l’inerzia del confronto con la Gran Bretagna. In svantaggio 0-2, è toccato a Maddison Inglis, n. 180 del mondo, affrontare Harriet Dart, n. 98 del ranking Wta. Doppio 6-4 e semaforo verde per i britannici. Inutile ma comunque rocambolesca la sconfitta di Evans contro Kubler. Sotto di un set, nel secondo parziale il britannico si è fatto rimontare da 5-0, perdendo in malo modo al tie-break.

Svizzera – Kazakhistan 4-0

Teichmann – Kulambayeva 6-3, 6-2

Wawrinka vs Bublik 6-3, 7-6(3)

Tutto facile per la Svizzera. Stan Wawrinka (n. 148) soffre nel secondo set contro il talentuoso Alexander Bublik, n. 37. Ricambio generazionale? Non ditelo al buon vecchio Stan che porta a casa il punto decisivo per il passaggio del turno dei rossocrociati. Bene anche Jil Teichmann, n. 35, nel singolare femminile contro Zhibek Kulambayeva, n. 441, che viene sconfitta 6-3, 6-2.

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Il fallimento di FTX costa caro a Naomi Osaka

Grave perdita economica per la tennista giapponese Osaka, che aveva investito nella criptovaluta FTX

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Non un gran momento per la ex numero 1 al mondo Naomi Osaka. Oltre alle sconfitte sul campo di gioco, per la pluricampionessa Slam i problemi provengono anche dalle finanze. È, infatti, una delle azioniste di FTX, un’azienda per lo scambio di criptovalute che ha dichiarato bancarotta l’11 novembre.

Non solo Osaka, ma sono tanti gli sportivi che hanno visto andare in fumo i propri proventi dal fallimento di FTX. L’azienda era riuscita ad acquistare così tanta credibilità da riuscire a mettere il proprio logo sulle vetture e le divise di Lewis Hamilton e George Russel, piloti della Mercedes in Formula 1; e anche a vedersi intitolato lo stadio NBA dei Miami Heats.

Il valore di mercato di FTX ha subìto un grave crollo negli ultimi sette giorni, passando da $22 a $1.40. Il CEO di FTX Sam Bankman-Fried – ora sotto investigazione per come ha gestito l’azienda fondata nel 2019 – ha già dichiarato fallimento a seguito dell’enorme svalutazione della criptovaluta.

 

Osaka aveva firmato l’accordo con FTX nel marzo 2022 mentre era negli Stati Uniti impegnata per l’Indian Wells e il Miami Open. La tennista ha acquistato delle azioni di FTX e nell’accordo era previsto che la tennista giapponese fosse ambasciatrice nel mondo dell’azienda, per influenzare quante più persone possibili a credere in loro. L’accordo di Naomi Osaka includeva anche la sua partecipazione nella creazione di contenuti multimediali per promuovere la criptovaluta. Non sono state ufficializzate le cifre riguardanti la perdita subita dalla tennista.

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