Arriva l’onda Next Gen. Berrettini è il faro delle speranze italiane (Crivelli). Next Gen, il futuro del tennis sbarca a Milano (Facchinetti). Tennis del futuro. Inizia Milano 3 (Crivelli)

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Arriva l’onda Next Gen. Berrettini è il faro delle speranze italiane (Crivelli). Next Gen, il futuro del tennis sbarca a Milano (Facchinetti). Tennis del futuro. Inizia Milano 3 (Crivelli)

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Arriva l’onda Next Gen. Berrettini è il faro delle speranze italiane (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Ne resterà solo uno. E se anche non dovesse diventare un Highlander del tennis che verrà, porrà sempre rivendicare con orgoglio di essere stato il primo italiano protagonista delle Next Gen Finals, il Masters Under 21 che debutta quest’anno e che fino al 2022 avrà Milano come sede. A gennaio, quando la Federazione italiana decise di attribuire una wild card per il torneo a un azzurrino, c’era una situazione contingente abbastanza nebulosa: nessuno dei nostri era tra i primi 200 della classifica, e per questa ragione si pensò a quella sorte di paracadute, arricchito da una proposta suggerita dall’Atp e condivisa dalla Fit. Cioè quella di legare l’assegnazione dell’invito a un torneo con i migliori otto italiani dell’apposita Race, così da premiare davvero il migliore. Poi è accaduto che Matteo Berettini, con costanza e classe, si è issato al numero 120 del mondo, di gran lunga miglior under 21 nostrano, 177 posizioni davanti al secondo, l’eterna promessa Gianluigi Quinzi. La sua stagione, con il senno di poi, avrebbe meritato il premio, ma anche cosi il torneo di qualificazione al via il 3 novembre allo Sporting Milano 3 conserva quel fascino che solo i derby possono regalare, mettendo comunque in vetrina il meglio tra i giovani talenti italiani. Si giocherà su tre giorni con le nuove regole introdotte anche per le Finals, quindi set a 4 con tie break sul 3-3, killer point sul 40-40 con il battitore che sceglie da quale parte servire e net valido anche sulla battuta, ma senza Occhio di Falco su tutte le righe del campo, che invece ci sarà alla Fiera di Rho per i migliori del mondo. E Berrettini resta il favorito principe, come conferma anche Stefano Pescosolido, oggi tecnico federale e collaboratore dello Sporting: «Matteo è molto ben allenato, è un ragazzo ambizioso ma con la testa sulle spalle. Inoltre mi sembra il più adatto alla superficie e alle condizioni di gioco, anche se le insidie di un torneo possono sempre celare sorprese». Diego Nargiso, che a Basiglio trasferirà temporaneamente la sua Accademia, allarga gli orizzonti: «Quinzi da tre anni resta attorno al 300 del mondo e non progredisce, sicuramente c’è qualche problema ma resta un patrimonio, a me piacciono molto anche Pellegrino e Balzerani, ma spenderei una parola per Caruana: si sente poco perché ha scelto l’America per allenarsi, ma ha un gioco moderno ed è completo». Certo, mentre altri paesi si presenteranno con giocatori già vicini ai top player (Zverev a parte, che è un fenomeno, ieri si sono qualificati Rublev e Khachanov), noi scontiamo ancora un indubbio ritardo: «Non è un problema tecnico — sottolinea Nargiso — ma di programmazione e di testa: in Italia si giocano 50 o 60 tornei all’anno tra Challenger e Futures e per i nostri ragazzi è più facile rimanere qui che assaggiare il pane duro delle trasferte, con cibo scadente e letti scomodi ma tante lezioni di vita. E poi io credo ci si debba creare una base tecnica con quelli del proprio livello e poi salire gradualmente. Perciò i nostri ci metteranno tre o quattro anni in più, ma da molti di questi otto sono sicuro che avremo soddisfazioni». Speriamo sia buon profeta.

 

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Next Gen, il futuro del tennis sbarca a Milano (Andrea Facchinetti, Il Giorno)

Sarà l’incantevole cornice dello Sporting Milano 3 Basiglio ad ospitare il gustoso antipasto della prima edizione del Next Gen Atp finals, il master di fine stagione riservato ai migliori otto under 21 del circuito mondiale in programma dal 7 all’11 novembre presso il polo fieristico di Milano-Rho. Il Club alle porte di Milano assegnerà dal 3 al 5 novembre una wild card in un mini torneo fra gli otto emergenti italiani meglio piazzati nella graduatoria Atp. «È un torneo, quello riservato agli italiani, che abbiamo fortemente voluto fin da quando abbiamo avuto i primi contatti con l’Atp – ha rivelato Sergio Palmieri, direttore del torneo -. Avevamo espresso la volontà di riservare un invito a un giocatore italiano, e proprio con l’Atp abbiamo convenuto che fosse questa la soluzione migliore». Si giocherà sui campi indoor della struttura di Basiglio: «E si giocherà – ha precisato Palmieri – con tutte le nuove regole che caratterizzeranno le Next Gen Atp Finals». Unica differenza? La presenza dei giudici di linea. «Qui non c’era la possibilità strutturale per allestire il campo con la nuova tecnologia che ne permette l’abolizione totale, come avverrà per le Next Gen Atp Finals. Dove, tra l’altro, per lo stesso motivo potremo fare anche a meno dei challenge da parte dei giocatori». Al momento hanno acquisito il diritto a giocare il torneo cadetto Matteo Berrettini, Gianluigi Quinzi, Liam Caruana, Andrea Pellegrino, Cristian Carli, Raul Brancaccio, Riccardo Balzerani e il vigevanese Filippo Baldi, ma la lista definitiva sarà stilata con la classifica di lunedì 30 ottobre. Ad accompagnare la manifestazione ci saranno una lunga serie di novità regolamentari che verranno sperimentate per la prima volta in assoluto: si aggiudica il set il primo giocatore che conquisterà 4 games (ed eventuale tie-break sul 3-3) senza vantaggi. Il set più breve è stato pensato per aumentare il numero di momenti-chiave nel corso degli incontri. In caso di parità nel game, non si giocheranno i vantaggi ma un punto secco (no-ad). La regola del no-let si applicherà a tutti i servizi, il che aggiungerà un elemento di imprevedibilità in avvio di ogni punto. In questo modo l’incidenza del nastro sul servizio verrà equiparata a quella negli altri momenti del gioco. Il programma prevede venerdì 3 novembre (dalle ore 12) i quarti di finale, sabato 4 le semifinali a partire dalle ore 15 e domenica 5 novembre la finale alle ore 18. Il montepremi delle qualificazioni raggiungerà la ragguardevole cifra di 20.000 euro: wild card al vincitore, 7 mila euro al finalista, 3.500 ai semifinalisti e 1.500 per chi arriva ai quarti.

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Tennis del futuro. Inizia Milano 3 (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport – Milano)

Una finestra sul futuro. E non solo perché le Qualificazioni Next Gen Italia regaleranno al vincitore la wild card per le Next Gen Finals della settimana successiva con i più forti under 21 del mondo, ma anche perché il pubblico dello Sporting Milano 3, sede del torneo dal 3 al 5 novembre, potrà godersi in quei giorni i migliori otto giovani talenti del movimento azzurro. Quando a gennaio la Federazione italiana decise per una wild card a un italiano per il cosiddetto Masters under 21, l’Atp suggerì che l’assegnazione seguisse un vero e proprio torneo a otto, a eliminazione diretta, così da premiare davvero il più meritevole. E fu allora che lo Sporting Milano 3 di Basiglio avanzò la sua candidatura a ospitare l’evento. Che ieri ha presentato con orgoglio, come traspare dalle parole dell’amministratore delegato Emanuel Stilo: «Siamo felici che la Federazione sia riuscita a strappare una manifestazione di questo livello alla concorrenza di altre città agguerrite. Noi confidiamo di poter ospitare questo torneo anche per i prossimi cinque anni, cioè per tutto il periodo dell’accordo tra l’Atp e la Federazione italiana. In sole tre stagioni di attività siamo riusciti ad arrivare a un evento così . E questo ci rende ancora più fieri». Lo Sporting, già sede di un Challenger negli anni passati, vanta adesso una scuola tennis con ben 200 allievi iscritti e la collaborazione di Stefano Pescosolido e Diego Nargiso, ma dopo le Next Gen sogna in grande: «Non nascondo — prosegue Stilo — che l’obiettivo è di riuscire a portare da noi anche un match di Coppa Davis: vediamo cosa succede a febbraio con l’Italia in Giappone e poi ne riparliamo. Non faccio fatica a dire che quando mi capita di andare al Tennis Club Milano, le fotografie di sfide di Coppa del passato mi danno un’emozione incredibile. Sono eventi che restano nella storia». Al palazzetto coperto del Club, sui campi in sintetico indoor, si giocherà con tutte le nuove regole delle Next Gen Finals, come ricorda il direttore del torneo Sergio Palmieri: «Partite 3 su 5, set ai 4 game con tie-break sul 3-3. Niente vantaggi, si giocherà un punto secco sulla parità e il battitore sceglierà da che lato servire. In più net valido anche sul servizio e timer per riprendere il gioco entro i 25 secondi previsti dal regolamento Atp. Un antipasto succosissimo per le Next Gen Finals che partiranno due giorni dopo, il 7 novembre, all’arena appositamente allestita alla Fiera di Rho: «Abbiamo 11 giorni di tempo per preparare il padiglione del polo fieristico — ricorda Palmieri — 200 metri per 80 da riempire e completare con tre campi da tennis, tribune da 4500 persone, sala stampa, ristorante e tutto il necessario». Poi, dal 2018 e per altri quattro anni, sarà il Palalido a diventare la casa dell’evento, facendo di Milano la capitale del tennis giovanile mondiale. La Federazione italiana ha anche un’opzione per i cinque anni successivi. Insomma, i futuri dominatori passeranno tutti da qui.

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Gli US Open sulla stampa italiana (Crivelli, Semeraro, Clerici). Camila lotta e poi spreca (Guerrini)

La rassegna stampa di domenica 25 agosto 2019

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Caccia a Djokovic, sfida stellare (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il Genio fu a suo modo rivoluzionario, perché non aveva ancora vent’anni quando a suon di stoccate mancine cominciò a perturbare il dominio di Borg e Connors. Per questo John McEnroe vorrebbe che lo Slam della sua città tenesse finalmente a battesimo un nome di nuova generazione: «Mi piacerebbe che vincesse una faccia fresca, ma quei tre ormai si sono costruiti un’aura di invincibilità che rappresenta un muro mentale per i tennisti più giovani. A un certo punto Nole, Rafa e Roger si ritireranno, ma prima di allora sarei contento di vedere qualcuno della Next Gen sfidarli e magari batterli in uno Slam». Facile a dirsi: anche se gli Us Open sono storicamente il Major che ha concesso più occasioni agli intrusi, in questo particolare momento storico una detronizzazione dei Big Three appare lontanissima. Si può davvero immaginare che il Djokovic, il Nadal e il Federer visti quest’anno negli Slam possano farsi sfuggire l’occasione di mettere il sigillo su Flushing Meadows, per quello che sarebbe il 12° Slam consecutivo vinto da uno di loro e il 55° degli ultimi 67? Novak, il campione in carica, è certamente consapevole che ormai solo il conteggio dei successi nei quattro tornei maggiori gli permetterà a fine di carriera di partecipare al concorso del più grande di sempre: e così ne ha vinti quattro su cinque da Wimbledon 2018. L’idea di arrivare a 17 e accorciare a una sola lunghezza da Nadal e a tre da Roger sarà uno stimolo potentissimo, e chi lo ha visto allenarsi in questi giorni sotto l’occhio vigile del nuovo super coach Ivanisevic racconta di un giocatore con gli occhi di tigre. Anche se a Cincinnati si è fermato in semifinale e con il gomito tornato d’improvviso a fare un po’ di capricci, per Brad Gilbert, ex numero 4 del mondo, apprezzato coach e oggi commentatore tv, il serbo è ancora favorito con margine: «Nessuno ha la sua capacità di concentrarsi sull’avversario che ha di fronte, nonostante il tifo contro. Quando è al 100%, non c’è giocatore con la sua completezza tecnica, perché Djokovic è abilissimo a controllare il ritmo, commette pochissimi errori e si focalizza su un punto per volta». […]

Fognini il faro, Sinner la novità. Quante ambizioni per Big Italy a New York (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

L’ultimo a salire a bordo è anche il più giovane della compagnia e l’unico a non aver ancora giocato un match nel tabellone principale di uno Slam. Ma ormai Jannik Sinner, che ha compiuto 18 anni il 16 agosto, non è più una sorpresa: in otto mesi ha svestito i panni di ragazzino semisconosciuto per agghindarsi da promessa vera e intanto è il primo giocatore nato nel 2001 a disputare un Major. E non lasciatevi spaventare dal debutto che la sorte gli ha riservato, mettendogli contro Wawrinka, re di New York 2016: l’allievo di Riccardo Piatti ovviamente è sfavoritissimo, ma non entrerà in campo sentendosi battuto. […] Jannik è solo l’ultima primizia messa in vetrina dal movimento maschile italiano, mai così florido e ambizioso da quarant’anni a questa parte. Con lui sono sette gli azzurri in tabellone, con due teste di serie: la 11 di Fognini e la 24 di Berrettini. Fabio ha saltato Cincinnati per precauzione, la caviglia destra resta un dilemma e certamente può incidere sul rendimento in attesa di una decisione definitiva (l’operazione), però la qualità del suo gioco è elevatissima. Il primo turno con Opelka, il più alto giocatore del circuito (2.11, come Karlovic), è complicato. Occorreranno pazienza, attenzione e poche concessioni nei propri turni di battuta, perché poi il tabellone si aprirebbe almeno fino agli ottavi con Medvedev. Il traguardo della seconda settimana si presenta più complicato per Berrettini, la cui estate post Wimbledon è stata tormentata dai guai a una caviglia. Matteo pesca subito il Gasquet, e se l’ostacolo si rivelasse abbordabile, all’eventuale terzo turno gli toccherebbe il tignosissimo Bautista Agut. Avversario nobile come Dimitrov per Seppi. Il rivale bulgaro sembra ormai l’ombra del progetto di fenomeno che solo due anni fa vinceva il Masters, e nel ranking è addirittura dietro di un posto (78 a 77) rispetto all’italiano. Il sorteggio offre invece l’occasione di una rivincita per Lorenzo Sonego: ritrova Granollers con cui ha perso a Wimbledon. Appuntamento agevole per Cecchinato contro lo svizzero minore Laaksonen. Pronostico all’apparenza più che chiuso per Fabbiano con Thiem, e impegno serio anche per la Giorgi, unica italiana nel main draw, contro la Sakkari.

«Sinner, ora goditela» (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Si è fermata in finale, e con tanta amarezza, la corsa di Camila Giorgi nel Bronx Open di New York. Dopo aver salvato quattro matchpoint contro la cinese Wang, testa di serie numero 1 del torneo, Camila ha ceduto in oltre due ore e mezzo alla polacca Magda linette per 7-5 5-7 6-4. In settimana la Giorgi era riuscita a rimontare in più di una occasione. Stavolta invece è stata lei a farsi riprendere, abbastanza clamorosamente, in un terzo set in cui si era trovata avanti anche 4-2, dopo aver sprecato fra l’altro quattro palle break sul ‘1-4 del secondo per andare a servire per il match. E’ la seconda finale persa in questa estate americana per Camila, dopo quella di Washington contro Jessica Pegula. Domani l’azzurra giocherà il suo primo match degli Us Open contro Maria Sakkari. E sarà un lunedì di debutto assoluto anche per Jannik Sinner contro Stan Wawrinka. Un grande palcoscenico per Jannik, il primo nato nel 2001 a conquistarsi il main draw di un major, ma non l’azzurro più precoce, visto che Diego Nargiso nel 1988 esordì in Australia a 17 anni e 10 mesi. «Secondo me Jannik non poteva sperare in un sorteggio migliore», dice proprio Diego. «Stan è un grande campione, ma avrà la pressione di dover vincere per forza, e Jannick se la può giocare». Per Nargiso Sinner ha le qualità giuste. «C’è molta attenzione su di lui, un po’ come era successo a Quinzi dopo la vittoria nel torneo under 18 di Wimbledon. Nel suo caso i problemi, dal cambio continuo di staff alla programmazione, purtroppo erano evidenti. Jannik non corre questo pericolo, per due motivi: è già inserito in un grande team, quello di Piatti e Sartori, dove non è lui la ‘star’ ma ci sono grandi campioni dai quali può imparare mantenendo i piedi per tener Poi c’è il carattere: ha la flemma degli altoatesini, ma non è un freddo, le emozioni le prova ma sa sa gestirle». […]

Perché Serena trova subito Sharapova (Gianni Clerici, La Repubblica)

Un amico che passava le vacanze all’isola d’Elba, presso la Piatti Academy, mi ha garantito che Maria Sharapova è in grado di vincere gli Us Open. E, per confermarmi la sua affermazione, mi ha mostrato un pacchetto di caramelle che la tennista imprenditrice gli aveva donato. «Bastasse il dono per sconfiggere una che ti ha battuto 19 volte su 21, come Serena, sarebbe semplice» ho osservato. Poi mi sono messo a riflettere. Come accade che due giocatrici come Serena e Maria si incontrino in un primo turno? Mi sono così risposto. Quando Sharapova è tornata libera di giocare, dopo una sospensione causatale da una medicina in precedenza ammessa e che aveva sempre liberamente preso, il Meldonium, Serena stava partorendo la sua neonata Olympia, nell’aprile del 2017. Lei e Maria avrebbero dovuto giocare nel quarto turno del Roland Garros, ma Serena si ritirò per un mal di schiena. Serena, nonostante i suoi guai, è arrivata in finale di tre degli ultimi cinque Grand Slam, due volte a Wimbledon e una, quella della lite verbale con l’arbitro Ramos, a New York, mentre Sharapova ha vinto soltanto un piccolissimo torneo in Cina, ed ha ora una classifica incredibilmente disadatta al suo talento, n. 87. Che sollievo, dico da vecchio aficionado, i tempi nei quali le classifiche venivano assegnate da esseri umani, e non da computer follemente regolamentati! Spero, non solo da aficionado ma da spettatore, che le due bellissime ultratrentenni siano in grado di affrontare corse e salti senza aver ingerito sostanze proibite, o rimproveri e decurtazioni di punteggio. […]

Camila lotta e poi spreca (Piero Guerrini, Tuttosport)

Che peccato Camila. Miss Giorgi, in chiara ripresa dopo i guai al polso, perde la seconda finale sul cemento Usa di questo mese dopo quella del Citi Open. La sesta su otto finali in carriera. Stavolta, al neonato Bronx Open di NewYork, dopo un torneo disputato in rimonta, lottando, conferma la forma che sta crescendo, ma non il risultato. Anzi, va in vantaggio e viene rimontata da Magda Linette, 27enne polacca che per la prima volta alza incredula un trofeo. E sono più i rimpianti per la marchigiana, che i motivi per gioire, se non la fiducia che aumenta in prospettiva Us Open. Giorgi e Linette se le sono date, a viso aperto, la Linette spesso perdendo la misura del dritto, che però quando entra fa male, recuperando la partita grazie a un servizio sempre potente e spesso preciso. Camila aveva il vantaggio della classifica e dell’esperienza, ma ha giocato sempre a tutta. Dopo aver chiuso il primo set 7-5, Camila nel secondo si è ritrovata subito 0-3 e 1-4. Salvo rialzarsi, riprendere a picchiare in campo fino al 4-4. Non basta, la Giorgi ha avuto anche due opportunità per il 5-4. Ancora una volta il servizio, un altro doppio fallo, le ha fatto cedere il servizio e il set. E l’altalena è proseguita anche nel terzo set. Avanti Giorgi 2-0, poi 3-1 e quattro opportunità per involarsi sul 4-1. Ma la polacca, pur proveniente dalle qualificazioni e dunque all’ottava partita in settimana, ha saputo accelerare ancora, ha trovato altre energie, ha agganciato 4-4. E lì Camila è evaporata, complice un ultimo gioco stellare di Magda. Domani Camila incontrerà agli US Open Maria Sakkari, la greca che a Cincinnati le ha rifilato un secco 6-3 6-0. Occasione per vendicarsi.

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Sinner. A 18 anni si regala lo Slam (Crivelli). Baby Sinner, sei grande (Semeraro). La prima volta di Sinner. Qualificato all’US Open (Guerrini)

La rassegna stampa di sabato 24 agosto 2019

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Sinner. A 18 anni si regala lo Slam (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Corre così veloce che il traguardo continua a spostarsi più in là, ingigantendo ambizioni e prospettive. Soprattutto degli altri, però. Perché Jannik Sinner, da buon figlio della montagna, continua la sua scalata in silenzio, con applicazione feroce e una testa pensante che già assomiglia a quella di un campione finito. E ha appena diciotto anni. Ha festeggiato infatti la maggiore età il 16 agosto, e la sua data di nascita ne farà il più giovane giocatore nel tabellone principale degli Us Open 2019 e il primo 2001 di sempre in uno dei 4 Slam, dopo il successo nel turno decisivo delle qualificazioni newyorkesi contro lo spagnolo Vilella Martinez, numero 202 del mondo. Insomma, a ogni torneo, piccolo o grande che sia, il figlio di Hanspeter e Siglinde si diverte a riscrivere un po’ di storia sua e del tennis. Fino a lunedì, quando ha esordito nel primo turno di qualificazioni, non aveva mai giocato un match ufficiale in uno Slam senior, e adesso è tra i 128 eletti in corsa per la vittoria finale, con 52.000 euro in tasca già assicurati e la speranza di abbordare un esordio favorevole per continuare a sognare. Ma se pure gli toccasse Federer, Jannik entrerebbe in campo con lo spirito di chi è lì per vincere le partite. Questa è la sua forza straordinaria, insieme alla capacità di non uscire mai dal match: è nato per giocare a tennis. E per questo gli dedica un’applicazione e un attaccamento mostruosi. […] Non si esalta dopo le vittorie, non si lascia condizionare dalle sconfitte, seguendo il solco tracciato da coach Piatti e dal fido Andrea Volpini, cui è stato consegnato perché ne plasmasse le enormi doti. […]

Baby Sinner, sei grande (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

Una settimana fa ha compiuto 18 anni, ieri Jannik Sinner ha preso la patente per guidare nei tornei dello Slam. Dopo aver fallito la qualificazione a Wimbledon, sconfitto al primo turno da Alex Bolt, a New York ha infatti ingranato la marcia giusta, guadagnandosi il suo primo tabellone principale. Mica male, come debutto in società. All’esordio Sinner aveva lasciato un game a Matteo Viola nel derby azzurro, nel turno decisivo dopo un primo set faticato ha rifilato un altro cappotto allo spagnolo Mario Vilella Martinez, numero 202 del mondo (7-6 6-0). Non un avversario insormontabile, okay ma a impressionare come al solito quest’anno è la personalità di Jannik, considerando che nel secondo turno di giovedì, tormentato dal mal di schiena, aveva dovuto sudare tre set annullando anche due matchpoint a Viktor Galovic. Il ragazzo di San Candido così conquista un record di precocità: è il primo nato nel 2001 ad accedere al tabellone principale dello Slam. Non però il più giovane azzurro: Diego Nargiso ci riuscì a 17 anni, mentre Adriano Panatta impiego 5 mesi più di Jannik. «A me non interessano risultati e classifica – ripete come un mantra Riccardo Piatti, che da cinque anni insieme con Massimo Sartori segue Sinner a Bordighera – l’importante è che si completi come giocatore. Un commento sulla qualificazione? Diciamo che è un buon inizio di torneo…». Meno diplomatico Sartori: «Ottima partita…il livello è già alto». Giusta calma, giuste ambizioni. Anche perché nel frattempo però i risultati stanno dando i loro frutti, specie in classifica. Sinner a fine 2018 era numero 551 del mondo, a New York è arrivato da numero 131, con i due Challenger vinti a Bergamo in febbraio e a Lexington a inizio agosto, la finale a Ostrava, i turni Atp passati a Budapest, Roma e Umago. […] Per fine 2019 l’obiettivo sono la top100 e le Finali NexGen a Milano, in mezzo ci sono i primi Us Open da giocare fra i grandi.

La prima volta di Sinner. Qualificato all’US Open (Piero Guerrini, Tuttosport)

Sorprendersi è profondamente sbagliato, e ingiusto, con Jannick Sinner. Piuttosto meglio applaudire e confidare che nessun intoppo si presenti sul cammino del diciottenne altoatesino. Sei mesi fa giocava i futures, adesso è il miglior 2001 al mondo dell’Atp Tour e debutterà a 18 anni compiuti in questo mese, nel tabellone principale di uno slam. E tutto questo nonostante avesse chiuso il secondo turno di qualificazione, salvando due match point, con un dolore alla schiena. L’azzurrino di Sesto Pusteria sceso dai monti per approdare alla Piatti Academy in Liguria si è imposto 7-6 (1) 6-0 sullo spagnolo Mario Vitella Martinez. Al risveglio conoscerà anche il nome del primo avversario. Ma lui tira dritto per la sua strada di lavoro e applicazione. Anche sui campi newyorchesi Sinner ha confermato le qualità di un talento in formazione, ma già capace di leggere le partite, di giocare con grande decontrazione e naturalezza. Dei tanti italiani partiti nelle qualificazioni, è l’unico ad essere entrato in tabellone, raggiungendo Fognini, Berrettini, Sonego, Cecchinato, Seppi, Fabbiano. Adesso possiamo dire di avere i magnifici 7, al via. Ma ieri è stato anche giorno di parole a NewYork Le più attese, ovviamente, quelle di Roger Federer. Anche perché il rientro alle gare post Wimbledon non era stato felice, anzi. Per quanto, a 38 anni ci possa stare eccome: «L’eliminazione di Cincinnati? A volte le sconfitte possono generare qualcosa di buono. Nel 2017, dopo aver vinto gli Australian Open, sono subito uscito a Dubai ma poi ho vinto a Indian Wells e Miami. Qui sarà difficile vincere ma sono uno di quelli che può farcela. Il fatto che Djokovic, Nadal ed io stiamo bene rende le cose difficili per i giovani che però stanno crescendo». […]

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Subito Serena-Sharapova! Federer dalla parte di Nole (Crivelli). Italia, stavolta è sfortuna (Tuttosport). Sinner annulla due match-point e il sogno si avvicina (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 23 agosto 2019

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Subito Serena-Sharapova! Federer dalla parte di Nole (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Non bisognerà aspettare troppo per godersi i fuochi artificiali. Stavolta, gli algoritmi del computer che regola il sorteggio degli Us Open hanno voluto dispensare spettacolo fin da subito: primo turno tra Serena Williams e Maria Sharapova, le arcirivali. Non è soltanto un confronto tra ex vincitrici (sei titoli l’americana, uno la russa), ma la riproposizione della rivalità più feroce e sentita degli ultimi 15 anni. Amiche mai: troppo diverse per provenienza, storia familiare, carattere, visione della vita. Sarà il 23° episodio della saga, il 22° sul campo perché l’ultima volta, al Roland Garros di un anno fa, Serena non si presentò per un infortunio ai pettorali. Masha, fatto salvo quel ritiro, non vince un match contro l’avversaria dall’ottobre 2004 ed è sotto 19-2. Insomma, quando si ritrovano una di fronte all’altra di solito non c’è storia, eppure le due regine arriveranno agli Us Open avvolte dalle ombre di un logorio che pare ormai inarrestabile e forse riequilibra un po’ il pronostico. La Williams si è ritirata dalla finale di Toronto per problemi alla schiena che l’hanno poi costretta a saltare Cincinnati e proiettano preoccupazioni anche su New York. La Sharapova, tormentata dai guai alla spalla destra, ha giocato appena 14 partite in stagione (8-6) e ha raggiunto i quarti solo a Shenzhen a gennaio. L’Italia, intanto, approccia il torneo femminile solo con la Giorgi, cui tocca subito una testa di serie, la greca Sakkari (30), che l’ha battuta in entrambi i precedenti. Tra gli uomini, occhi puntati sul tabellone di Federer, testa di serie numero 3: stavolta è capitato dalla parte di Djokovic, per cui non potranno ritrovarsi in finale come è accaduto a Wimbledon. Gli dei sono stati piuttosto benevoli con il figlio prediletto Roger, riservandogli un cammino piuttosto agevole verso la semifinale con il numero uno del mondo, Nishikori nei quarti permettendo. […] Qualche insidia in più per Djokovic, come quel Querrey al secondo turno, prima di un possibile, intrigante quarto con Medvedev, l’uomo del momento. Spicchio piuttosto agevole per Nadal, favoritissimo per attendere Thiem (per lui subito Fabbiano) in semifinale, anche se la sua parte di tabellone è intrigante, con Tsitsipas-Rublev e il derbissimo canadese AugerAliassime-Shapovalov al primo turno.

Italia, stavolta è sfortuna (Tuttosport)

 

Il sorteggio dei tabelloni dell’Us Open, ultimo Slam di stagione al via lunedì a New York, non è stato benevolo con gli italiani e ha riservato qualche primo turno davvero interessante. Intanto non sarà possibile una finale tra Djokovic e Federer, al massimo sarà semifinale. Il serbo debutta con Carballes Baena. Dalla loro parte anche il russo Daniil Medvedev che potrebbe trovare Novak nei quarti dopo averlo battuto a Cincinnati. Il cammino di Federer inizia con un qualificato. Rafa Nadal all’esordio avrà John Millman. Dopo il terzo turno potrebbe entrare in collisione con John Isner o Marin Cilic. Per quanto riguarda gli italiani, Fabio Fognini, n. 11 pesca Reilly Opelka, statunitense 42 Atp. Va peggio a Matteo Berrettini, n. 25 Atp e testa di serie n. 24, che trova Richard Gasquet, risalito al 34 Atp. Andreas Seppi affronta il bulgaro Grigor Dimitrov, mentre Lorenzo Sonego, n. 48, avrà di fronte lo spagnolo Marcel Granollers, n. 91. Non è andata male a Marco Cecchinato, ora n. 67 Atp, che troverà lo svizzero Henri Laaksonen, numero 120. La sfortuna ha invece colpito duro con Thomas Fabbiano, il 30enne pugliese, n. 87 ha pescato Dominic Thiem, numero 4 del mondo. La notizia arriva dal tabellone femminile, con un autentico tuffo nel passato. Già, vedremo subito Serena Williams contro Maria Sharapova. Turno spietato, soprattutto per Sharapova che in estate si è affidata a Riccardo Piatti. Serena si trova peraltro dalla parte di tabellone presidiata da Ashleigh Barty. Naomi Osaka, tornata numero 1 del mondo e campionessa in carica, debutterà con la ventenne Anna Blinkova. Per Simona Halep al primo turno c’è una qualificata, ma negli ottavi potrebbe profilarsi la mina vagante Bianca Andreescu, canadese 19enne vincitrice a Indian Wells e Toronto. Sorteggio complicato anche in campo femminile per l’Italia: Camila Giorgi pesca la greca Maria Sakkari, testa di serie n. 30 che al primo turno di Cincinnati si è imposta 6-3, 6-0.

Sinner annulla due match-point e il sogno si avvicina (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La testa è già da campione. Perché la volontà feroce di sottrarsi alla sconfitta incombente e di non dare per perso alcun punto appartiene solo ai predestinati. Solo il tempo ci dirà dove potrà approdare il talento di Jannik Sinner, ma intanto il fresco diciottenne di Sesto Pusteria è a una partita dal primo Slam in carriera grazie al capolavoro nel secondo turno delle qualificazioni degli Us Open contro il croato d’Italia Galovic. Viktor Galovic, classe 1990, si trasferì da noi a cinque anni, vive alle porte di Milano, si allena a Verona e ha anche vestito la maglia delle nostre nazionali giovanili: non è un fenomeno (numero 223, al massimo è stato 173), però ha buoni fondamentali per il veloce e ha esperienza. Infatti, dopo più di due ore di battaglia, si ritrova avanti 5-2 nel terzo set. Ma è lì che Sinner dimostra doti che sono di pochi: annulla due match point nel game successivo sul suo servizio, poi strappa la battuta al rivale, lo aggancia sul 5-5 e dà un’altra zampata per il break del 6-5, sino a completare l’opera risalendo da 15-40 nel 12* game. Il 4-6 7-6 (2) 7-5 lo lancia così all’appuntamento decisivo di stasera (intorno alle 21 italiane) contro lo spagnolo Mario Ville la Martinez, numero 202 del mondo che in carriera non ha ancora vinto una partita Atp. All’ultimo turno approda anche Paolo Lorenzi, che solo due anni fa provava l’ebbrezza della seconda settimana a New York con gli ottavi poi persi contro Anderson: la vittoria 7-6 (7) 6-3 sul francese Couacaud gli regala un incrocio con il ceco Vesely, ex n. 35. Non si concede invece il terzo miracolo, dopo Parigi e Wimbledon, Salvatore Caruso, eliminato da un altro ceco, il veterano Rosol, e con lui saluta New York anche Giannessi, piegato dal francese Lestienne.

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