ATP Acapulco: Zverev a nervi scoperti, del Potro in finale con Anderson

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ATP Acapulco: Zverev a nervi scoperti, del Potro in finale con Anderson

L’argentino controlla il match, mettendo in evidenza le difficoltà di Sascha. Troverà in finale il sudafricano che supera in tre set Donaldson. In palio il numero 8 del mondo

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[6] J.M. del Potro b. [2] A. Zverev 6-4 6-2 (Pietro Scognamiglio)

Sempre sul pezzo, cinico quando serve, sornione senza mai sconfinare nella supponenza. Juan Martin del Potro lancia bei segnali e liquida uno Zverev malconcio, conquistando così sul cemento messicano la seconda finale di questo inizio di stagione (ad Auckland ha perso da Bautista). I meriti dell’argentino fanno però il paio con la fragilità, non solo fisica, che il numero cinque del mondo sta mostrando all’alba del 2018. I ko con Chung a Melbourne e poi con Seppi a Rotterdam trovano un senso logico analizzando la sua controversa prestazione nella notte messicana. Ha tutto il tempo per risalire, Zverev, ma in questo momento è decisamente lontano dalla sua migliore versione. Il vento gira subito a favore di Delpo nel terzo game, quando il tedesco – sotto gli occhi del papà e del fratello Misha – infila tre gratuiti consecutivi e si fa strappare il turno di servizio a zero. Sascha è però inquieto, il linguaggio del corpo lo tradisce. C’è qualcosa che non va. Lancia la racchetta per poi raccoglierla al volo, si tocca il ginocchio sinistro (è la gamba d’appoggio in uscita dal servizio) e chiama il fisioterapista nel cuore del quinto game. Torna in campo fasciato e fa temere il peggio, ma poi è caparbio nel rimanere incollato al match appoggiandosi proprio sul servizio per compensare altri scricchiolii. Con un ace (saranno otto nel primo parziale) il campione di Roma annulla un set point ma continua a mostrarsi nervoso. La racchetta questa volta finisce sbattuta sul campo e Delpo chiude i conti, capitalizzando nel migliore dei modi quel break iniziale.

Zverev perde così il primo set del suo torneo (arrivava dal percorso netto contro i non irresistibili McDonald, Gojowczyk ed Harrison nei quarti di finale) e – come nel primo set – finisce per buttar via il terzo game tra forzature e doppi falli. La pressione lo corrode. I nervi restano scoperti e ne fa le spese (questa volta definitivamente) la racchetta spaccata a metà. Del Potro ha esperienza e lucidità per gestire l’inerzia favorevole, senza mai perdere la calma. Quel rovescio tagliato che l’argentino aveva montato come colpo difensivo dopo tutti i guai al polso, è diventato nel frattempo un’arma tattica letale per impallare chi ama spingere dritto per dritto.

 

Nonostante la corrente contraria, però, Zverev non sbraca. Ha la palla del controbreak che però non riesce a sfruttare, finendo così sotto 4-2 complice anche una chiamata dubbia del giudice di linea. Perde qui definitivamente il contatto con la partita. L’argentino, alla resa dei conti, è stato sempre più convinto nella costruzione del punto, alternando potenza e tocco. La differenza tra l’ha fatta anche il rendimento delle seconde di servizio: un disastro per Zverev, che ne ha convertite in punto appena il 35 percento. L’epilogo è il più naturale. Del Potro si giocherà il torneo con Kevin Anderson, sempre battuto nei sei precedenti. Battendolo, potrebbe superare proprio il sudafricano al numero otto del ranking.

[5] K. Anderson b. J. Donaldson 6-3 4-6 6-3 (Luca De Gaspari)

Il feeling di Kevin Anderson con il continente americano prosegue senza sosta, anche dopo essersi complicato la vita nel secondo set. Il sudafricano è per la seconda volta in carriera in finale ad Acapulco: supera in 2h22 di gioco il giovane americano Jared Donaldson e giocherà per conquistare il secondo titolo consecutivo dopo quello vinto a Long Island due settimane fa. Il finalista dello US Open 2017 è stato ingiocabile al servizio per un set e mezzo, nel primo parziale lasciando solamente 4 punti alla battuta con 7 ace a referto. Decisiva l’unica palla break del parziale sfruttata da Anderson nel quarto gioco. Entrambi i protagonisti del match sono carenti sul lato del rovescio ed esplosivi di dritto. La differenza dunque come detto lo fa il potentissimo servizio del sudafricano.

Una volta perso il primo set, Donaldson è sull’orlo del precipizio nel gioco di apertura del secondo set, il più lungo del match, dove annulla tre palle break. Riesce dunque a mettere la testa avanti per la prima volta e si arriva senza particolari sussulti fino al 3-3 quando si innesca una serie di break e controbreak imprevedibili. Anderson fino ad allora intoccabile alla battuta non riesce più a difendere la sua seconda palla e cede il servizio nel settimo gioco, ma Donaldson restituisce il favore dimostrando la sua inesperienza a questi livelli. Il decimo gioco diventa un autentico suicidio di Kevin che commette 3 doppi falli, incluso quello decisivo sul set point (anche se la chiamata del giudice di linea è dubbia). Senza nemmeno capire come ci si ritrova dunque al terzo set. Dopo l’ormai consueta lunga pausa a fine set, Donaldson di nuovo mostra tutti i suoi 21 anni, cedendo malamente il servizio nel primo gioco del set decisivo. Un vantaggio che si dimostra essenziale per far ritrovare al suo avversario le sensazioni di inizio partita. Il servizio torna ad ottimi livelli e il sudafricano annulla benissimo anche le due occasioni offerte per riaprire il set sul 3-2 15-40. Scampato quel pericolo il match prende la strada della quinta testa di serie che si toglie lo sfizio di strappare di nuovo la battuta a Donaldson nel nono gioco.

A fine match 18 ace a referto per Anderson, che raggiunge la sua terza finale stagionale. Oltre a quella vinta a Long Island su Querrey, ha perso quella del torneo di Pune in India contro Gilles Simon nella prima settimana del 2018. Lo score di Kevin nelle finali non è propriamente eccezionale: 4 vittorie e 11 sconfitte. Tra queste ultime anche quella proprio qui ad Acapulco nel 2014 (la prima edizione su cemento) subita da Grigor Dimitrov al tie-break decisivo. Nelle finali a livello ATP 500 ha sempre perso (0-3), contro questo del Potro non sarà semplice.

Risultati:

[6] J.M. del Potro b. [2] A. Zverev 6-4 6-2
[5] K. Anderson b. J. Donaldson 6-3 4-6 6-3

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Andy Murray: “Mi manca la costanza per andare in fondo nei tornei”

“In questo momento devo giocare e competere per cercare di mantenere la classifica e sperare di essere testa di serie negli eventi”, cos’ Murray dopo il successo su Wawrinka

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La scalata per tornare in alto è ardua e ricca di insidie. Murray ci sta provando da anni, combattendo contro i suoi demoni sotto forma di infortuni. La vittoria al primo turno a Cincinnati è arrivata al terzo set contro un vecchio leone come lui, Stan Wawrinka. Tutto quello che Murray vuole è tornare a competere per vincere tornei: “Vorrei che il mio tennis a volte fosse migliore, perché sono ancora convinto che possa essere migliore di quello che è adesso.

D: Un’altra dura battaglia per te oggi. Come ti senti fisicamente?

ANDY MURRAY: Sì, è stata dura fisicamente. Ho lottato un po’ col fisico da Wimbledon, in realtà. Sì, è qualcosa che devo elaborare con la mia squadra nelle prossime due settimane.

 

D. Dopo i crampi, hai giocato in modo davvero aggressivo nel set finale. Come ti sentivi allora? Come ci si sente ad avere problemi fisici del genere?

ANDY MURRAY: Beh ti lascia con meno opzioni, certamente. Sì, ovviamente vuoi provare a finire i punti un po’ più velocemente. Stavo lottando con questo verso la fine del secondo set, quindi psicologicamente c’è la sensazione di sapere che sei vicino alla fine della partita potenzialmente nel secondo set, quindi forse ci proverai e a volte giochi un po’ più prudente, perché quando stavo giocando in risposta e guadagnando palle break Stan stava facendo alcuni errori. Ma poi, ovviamente, quando ho perso quel set e poi ho lottato con i crampi, non avevo alcuna opzione e niente da perdere davvero. Così ho iniziato a cercare di essere un po’ più offensivo e di finire i punti più velocemente, e in realtà ho iniziato a sentirmi bene verso la fine della partita e sono riuscito a trovare una via di mezzo.

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D. Questa è stata la tua 37esima partita della stagione, il massimo che hai giocato dal 2016. Per tutta la stagione hai parlato della prospettiva che stai cercando di mantenere. Sono curioso, con quel numero in mente, cosa significa per te giocare più partite quest’anno dal 2016.

ANDY MURRAY: Sì, mi sentivo bene come a Madrid. Mi sono sentito abbastanza bene durante la stagione su erba. Sono stato sfortunato con l’infortunio agli addominali, il ché non è stato male ma è stato abbastanza per fermarmi durante la preparazione. In termini di come mi sono fermato dopo le partite e cose del genere, non mi sentivo così da molto tempo. Quindi va bene. Vorrei che il mio tennis a volte fosse migliore, perché sono ancora convinto che possa essere migliore di quello che è adesso. Sì, ci sono stati dei bei momenti quest’anno, ma non è stato facile in questi ultimi anni mantenersi in forma e in salute e, sai, giocare abbastanza a tennis per ottenere partite da cui imparare per costruire fiducia o migliorare fisicamente per irrobustirmi. Questa è una cosa positiva il fatto di aver giocato molte o più partite quest’anno. E spero di poter continuare così fino alla fine della stagione.

D. Tornando alla tua forma fisica, è questa la parte più difficile per te in questo momento, trovare il giusto equilibrio tra giocare abbastanza per prendere il ritmo e non affaticarti. Dove vuoi che sia il tuo tennis senza rischiare di giocare troppo e ferire il tuo corpo?

ANDY MURRAY: Sì, la cosa che è stata frustrante per me quest’anno è che molti dei tornei in cui ho giocato fino a quando – e questo è il motivo per cui ho avuto il problema a Stoccarda – è che ho giocato le semifinali a Surbiton, e penso di aver giocato giovedì, venerdì e sabato lì, tipo, dal secondo turno alle semifinali, e poi sono andato a Stoccarda e ho giocato cinque partite quella settimana. Quindi qualcosa come 13 giorni, ho giocato 9 partite o qualcosa del genere, e non lo facevo dal 2016. Quindi il mio corpo probabilmente non era abituato a giocare quel volume di partite ad alta intensità, alto livello, per molto tempo. È comprensibile ma molto frustrante per me che il mio corpo potrebbe avere dei problemi dopo. Quest’anno fisicamente mi sono sentito abbastanza bene negli ultimi mesi, ma molti dei tornei li ho persi al secondo turno, quindi non ho avuto l’opportunità di fare un torneo davvero buono e poi magari prendermi una pausa, che è qualcosa io e la mia squadra speriamo di poter tornare a quel livello in cui arrivo costantemente alle ultime fasi degli eventi, e quindi saremo in grado di pianificare e programmare meglio i miei tornei. Mentre in questo momento devo giocare e competere per cercare di mantenere la classifica e sperare di essere testa di serie negli eventi e partecipare a più tornei, non devo fare affidamento sui jolly. Quindi, sì, è un equilibrio difficile.

D. Solo per dare seguito a questo pensiero: sei 13-3 nei primi turni quest’anno. Mentre sei 5-7 nei secondi turni. Si riduce tutto alla forma fisica? Vedo che la percentuale delle prime di servizio diminuisce leggermente in quelle seconde partite. Quale pensi sia la differenza tra i round 1 e 2?

ANDY MURRAY: Beh, in alcuni casi sto giocando contro giocatori migliori. Voglio dire, questo ovviamente contribuirà un po’. Anche in questo caso, se sei testa di serie negli eventi o sei classificato più in alto, potenzialmente eviti di giocare con giocatori migliori all’inizio dei tornei. Questo è un vantaggio. Ma il motivo per cui mi sento come se non avessi vinto tutte le partite che avrei voluto quest’anno è perché non ho giocato abbastanza bene. Anche in alcune delle partite del primo turno che ho passato, non ho necessariamente giocato un tennis fantastico e poi non ho intensificato la partita successiva o quando ho giocato contro avversari migliori. Sì, è quello che deve cambiare. È una cosa evidente – ne ho parlato molto negli ultimi 18 mesi con i giocatori contro i quali ho vinto e contro cui ho avuto successo -, che il problema sta lì, ma la costanza non c’è stata. Fino a quando questo non cambierà sarà difficile avere corse profonde.

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Alcaraz prova a tornare al top: “A Montreal ho sofferto le aspettative”

“Alzano il livello contro di me? Lo prendo come un complimento”. Inciampato al debutto nel Masters 1000 canadese, il numero 4 del mondo arriva a Cincinnati consapevole di poter far meglo

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il mondo è cambiato, nell’ultimo anno, per Carlos Alcaraz. Con una brusca accelerazione che il filtro del suo ritorno a Cincinnati aiuta a misurare: nella scorsa edizione del Western & Southern Open, lo spagnolo si è arrampicato dalle qualificazioni fino al tabellone principale, per poi perdere al primo turno da Lorenzo Sonego. Dopo 12 mesi, entra nel Masters 1000 dell’Ohio da terza testa di serie con alle spalle cinque tornei vinti (di cui due Masters 1000, Miami e Madrid) in un anno. A Montreal ha iniziato la campagna americana con un passo falso, fuori al secondo turno contro Tommy Paul, per quella che è stata soltanto l’ottava sconfitta in 50 partite giocate nel 2022. Alle spalle, aveva la doppia finale su terra persa contro gli italiani: Musetti ad Amburgo, Sinner a Umago. Qui a Cincinnati riparte contro Mackenzie McDonald, battuto senza affanni a Indian Wells nell’unico (e recente) precedente.

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CONSAPEVOLEZZA – “In questo momento ogni partita è una sfida – ha raccontato alla vigilia -, sono il numero quattro del mondo, uno dei favoriti del torneo, quindi non è semplice gestire la pressione. Ma mi sto allenando al meglio, con l’obiettivo di migliorare e produrre il livello di gioco che ho avuto nella stagione sulla terra e a Miami“. A freddo, il talento di Murcia torna anche sull’incidente di percorso che l’ha fermato in Canada: “Credo di aver capito cosa mi abbia frenato contro Paul – la sua analisi -, ho sofferto la pressione della classifica di vertice che ho in questo momento e delle aspettative sulla mia vittoria nel torneo. Ora sono qui per mostrare il giocatore che sono, per farlo devo questa volta sfruttare la pressione a mio favore“. Anche quella derivante dall’innalzamento del livello di gioco degli avversari, che lo conoscono bene e sono motivati nel cercare l’impresa. “Prendo come un complimento il fatto che gli altri diano il meglio quando giocano contro di me – ha concluso -, penso che se non giocassero un tennis aggressivo e di alto livello tecnico andrebbero in difficoltà“. Senza falsa modestia.

 

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Medvedev sotto pressione, ma carico: “Posso fare grandi cose tra Cincinnati e New York”

Numero 1 a rischio per il russo, reduce dal k.o. contro Kyrgios. Nadal può superarlo, in una battaglia proiettata anche allo US Open dove Medvedev difenderà il titolo

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Daniil Medvedev - Miami 2022 (foto Twitter @miamiopen)

La precoce sconfitta di Montreal contro Nick Kyrgios – uno che, in giornata ‘sì’, può battere chiunque – ha messo un filo di pressione addosso a Daniil Medvedev. Il russo è pronto all’esordio a Cincinnati contro l’olandese Botic Van de Zandschulp (battuto due volte a livello Slam), e sa di non non poter sbagliare se vuole difendere il primo posto nel ranking. Il sorpasso in vetta da parte di Rafa Nadal avverrebbe infatti in caso di successo del maiorchino nel torneo e contemporanea eliminazione di Medvedev prima dei quarti di finale. In ogni caso, è una battaglia destinata a riaccendersi allo US Open dove il 26enne di Mosca – anche qui, pressione non poca – difende il titolo conquistato esattamente un anno fa.

Nell’incontro con i media in apertura del Masters 1000 dell’Ohio, Medvedev ha ricordato come proprio da Cincinnati nel 2019 fa partì la sua ascesa (primo trofeo sollevato in un torneo di questo livello) con l’approdo immediatamente successivo alla finale dello US Open (persa, in quella occasione, proprio contro Nadal). “Arrivai alle 4 del mattino per un ritardo aereo e il giorno dopo avrei giocato il primo turno – ha ricordato -, ero molto stanco, ho iniziato nell’ottica di vedere man mano come mi sentissi. Alla fine sappiamo com’è andata e ho grandi ricordi, specie della semifinale vinta contro Djokovic. Questo torneo non è cambiato, sa offrire una grande atmosfera.

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ROAD TO NEW YORK – Della sconfitta con Kyrgios in Canada, onestamente, Medvedev sembra aver smaltito le tossine. Impermeabile (questa volta) anche agli screzi con il pubblico che al solito hanno fatto notizia. Ma senza lasciare strascichi. “È sempre orribile perdere al primo turno – la sua analisi a freddo -, detto ciò, avevo di fronte un avversario di alto livello e ho giocato comunque una buona partita“. Capitolo chiuso, perché è opportuno guardare subito avanti in una coda d’estate per lui così densa di significato: “I risultati delle ultime stagioni qui negli Stati Uniti mi danno fiducia – ha concluso -, credo di poter fare grandi cose sia in questa settimana sia poi a New York. Vincere giocando bene rappresenta ovviamente la strada migliore verso lo US Open, ma va anche detto che il livello di questi primi turni è molto alto, bisogna pensare partita per partita“. Agli ottavi di finale, in proiezione, potrebbe trovare Shapovalov.

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