Indian Wells: facili Halep e Osaka, Kvitova soffre. Muguruza spegne la luce

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Indian Wells: facili Halep e Osaka, Kvitova soffre. Muguruza spegne la luce

INDIAN WELLS – Vittorie senza difficoltà per la n.1 Simona e per l’emergente Naomi. La qualificata Vickery sorprende Garbine. Petra Kvitova e Jelena Ostapenko costrette al terzo

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[Q] S. Vickery b. [3] G. Muguruza 2-6 7-5 6-1 (Andrea Franchino)

Garbine Muguruza debutta ad Indian Wells guardando dall’alto, metaforicamente (97 posizioni in classifica) e fisicamente (quasi 20 centimetri) la qualificata statunitense Sachia Vickery, per iniziare la sua corsa e puntare al primo titolo importante di questo 2018. Fino al 6-2, 3-0, 40-0 del secondo set il match sembra assolutamente scontato ed ordinario, la tennista spagnola viaggia tranquilla nell’aria sottile e sovrasta l’avversaria sotto ogni aspetto, tanto che il pubblico comincia a sfollare, dimenticandosi che si sta giocando una partita di tennis, dove le cose incredibili accadono quanto meno te le aspetti. La giovane americana improvvisamente decide che vale la pena giocarsi le sue chances al massimo e, come si usa dire in questi casi, lascia “andare il braccio” ed incomincia una rincorsa fatta di vincenti a ripetizione, recuperi che obbligano l’avversaria a chiudere ogni punto una volta in più e che in poco più di un’ora letteralmente schiantano una sperduta Muguruza. Il secondo set finisce 7-5 per Vickery che sfrutta il 3° set point per pareggiare il conto dei set, nella terza partita 2 doppi falli consecutivi al quarto gioco sono il segno della resa definitiva della giocatrice spagnola, che da lì in poi realizza la miseria di soli 2 punti prima di giungere al 6-1 che consente ad una incredula Sachia Vickery di celebrare la prima vittoria in carriera contro una Top Ten e festeggiare il suo ingresso tra le prime 100 giocatrici della classifica WTA. Ancora una volta Garbine Muguruza ha messo in mostra limiti, caratteriali e tattici, che una giocatrice con il suo palmares non può avere, coach Sam Sumyk è atteso da un difficile lavoro di ricostruzione psicologica se vuole permettere alla giocatrice spagnola di rimettersi in fretta dalla brutta batosta odierna.

[6] J. Ostapenko b. B. Bencic 6-4 3-6 6-1 (Andrea Ciocci)

 

Con quella faccia un po’ così e quel dritto fotonico, Jelena Ostapenko vale sempre il costo del biglietto. Anche ora che Elena Vesnina sta cercando di sedarne le idiosincrasie, la lettone è comunque un personaggio. Oggi, all’esordio nel primo step del Sunshine Double, ha regolato, non proprio agevolmente, la svizzera Belinda Bencic, una che ne sa qualcosa di grandi aspettative e discese in picchiata nel girone degli infermi. E che, per il solo fatto di esserne uscita, non importa se con una classifica molto meno nobile per chi è stata top 10, trasmette un’allegria rivitalizzante.
L’inizio è di marca lettone. Jelena mette in mostra tutta la sua potenza, ben distribuita da ambo lati. Anzi, sono alcuni rovesci a finire negli highlight. Non che la sua rivale rossocrociata resti a guardare. Anche lei spinge, eccome. Tanto che in un niente pareggia il conto e rischia di passare in vantaggio in un game fiume in cui spreca ben 4 palle break. L’ovvia delusione le costa il set, chiuso mestamente con un doppio fallo al decimo gioco. La seconda frazione procede regolarmente, finché non arriva un improvviso blackout di Ostapenko. La fretta la porta a commettere troppi errori, e il parziale è oramai andato. Il doppio break fissa il punteggio sul 6-3. Neanche il tempo di pregustare l’idea di un decider incerto, che è già finita. Una totale inversione di polarità riaccende il furetto baltico mentre sul fronte svizzero piomba la notte. Non balla più Belinda, a condurre le danze è Ostapenko. Il 3-0 pesante, consumato in pochi minuti, consegna il match a Jelena. Che ora affronterà la croata Martic.

[1] S. Halep b. Kr. Pliskova 6-4 6-4 (Michele Pascolini)

Simona Halep imposta una partita di routine contro Kristina Pliskova, che per classifica (77 del mondo) ed esiguo numero di partite – solo 7 quest’anno – non potevano impensierirla più del necessario. La ceca esce per prima dai blocchi e tenta un gioco di attacco a tutto spiano, possibilmente da esaurirsi con un servizio vincente (8 ace nella partita) o al massimo col colpo successivo. L’approccio rende finché mette la prima, ma precipita con la seconda, che frutta un misero 10% nei primi 4 turni di servizio perché non le consente di detenere il controllo del gioco. Alla risposta il piano è spostare Halep, vuoi lateralmente, vuoi frontalmente come quando chiude il punto del 3-1 a partire da una palla corta. Simona necessita di un po’ di tempo per trovare la giusta misura sulle potenti pallate di Kristina, ma poi diventa devastante: fronteggia la partenza ad handicap con la sua consueta determinazione e inizia a spingere decisa sul 3-4, infilando tre vincenti consecutivi che tolgono sicurezza a Pliskova. La rumena prosegue col ritmo elevato, che le frutta 6 giochi filati, 3 per vincere il set e altri 3 per cercare di indirizzare il secondo contro Kristina che appare confusa almeno quanto è elegante.

Le risposte di Halep sui piedi dell’avversaria, sia a fondo campo sia nei velleitari tentativi di serve and volley sono dirompenti nella parte centrale del match: mandano in difficoltà Pliskova che compie 21 errori contro 6 nel primo set. Pliskova si riprende sullo 0-3 mentre Halep si concede una piccola pausa. Anche su consiglio del coach – pur se non intendiamo il ceco – introduce alcune variazioni di ritmo come dritti in chop e  palle corte, e libera il braccio alla risposta, più anticipata e meno strappata, per salire 3 pari. Qui Halep si riprende il necessario per ottenere il suo sesto break (da notare: 6 break su 6 per Halep, 4/4 per Pliskova, nessuna palla break salvata nel match) grazie al suo rovescio bimane, prima con un macigno di risposta di rovescio dalle tribune laterali su un angolatissimo servizio slice mancino, e poi con un passante incrociato spalle alla rete giocato in recupero di un lob molto profondo. La partita si esaurisce su questo break, perché Pliskova sbaglia malamente la misura delle ultime risposte, assommando alla fine 33 errori contro 12. In 75 minuti la numero 1 del mondo si issa nel suo nuovo completo rosa e nero, che in verità non esalta la sua struttura minuta, al match che la vedrà di fronte a Cibulkova o Dolehide. Non saranno queste le sfide significative sul suo cammino verso la seconda settimana del torneo: Halep appare pronta, concentrata e motivata.

[9] P. Kvitova b. Y. Putintseva 6-7(4) 7-6(3) 6-4 (Corrado Boscolo)

Vince sudando tutte le camicie dell’armadio Petra Kvitova. La mancina ceca prosegue il suo cammino ad Indian Wells sconfiggendo al secondo turno Putintseva. La giovane kazaka, impegolata in un inizio di stagione opaco (5-5 il record nel 2018) per poco non firma una delle sorprese di giornata. Primo set non eccelso. Kvitova cuce e strappa, alterna vincenti a tanti errori, subisce il break, recuperandolo subito. La caparbietà di Putintseva irretisce la due volte vincitrice dei Championships, che è costretta a rimetterci una pezza sul 3-5 in suo sfavore. Kvitova quando accelera lascia l’avversaria a metri di distanza, ma sbaglia anche chiusure banali: lei conduce le danze, nel bene e soprattutto nel male, almeno oggi. Epilogo al tie break: Kvitova fa di tutto per perderlo e ci riesce. Ceca disastrosa col dritto, Putintseva lottatrice e premiata. Secondo parziale che ricomincia com’era finito il primo: tantissimi errori per la ceca, tanto remare per Putintseva. Di punto in bianco Kvitova si ridesta: break a zero per il 5-3. Ma la fiamma si spegne subito. Controbreak immediato e si torna in parità. Kvitova non si scrolla di dosso i problemi, Putintseva manca qualche occasione di troppo. Secondo tie break di giornata e ultimo appello per Petra, che risponde presente, anche se sottovoce: di riffa o di raffa porta a casa il secondo set dopo 2h e 25. Putintseva non sfrutta 4 palle break, Kvitova commette 29 unforced. Set decisivo che parte con uno scambio di break, poi è Putintseva che trova l’allungo per il 4-2. La mancina di Bilovec reagisce, recupera il game perso e pareggia allo scoccare delle tre ore di gioco. Da lì la ceca non si ferma, infila un altro break e porta a casa un match a dir poco indecifrabile, eguagliando la serie di vittorie più lunga in carriera (14).

N. Osaka b. [31] A. Radwanska 6-3 6-2 (Michelangelo Sottili)

Dopo l’ottimo incontro giocato con Sharapova, la ventenne Naomi Osaka, n. 44 WTA, si conferma nella sfida inedita contro Agnieszka Radwanska, un’avversaria dal gioco completamente diverso che, tuttavia, riesce a domare senza grossi problemi. Aga va per vie centrali testando la precisione dei colpi giapponesi e l’inizio sembra darle ragione con regali che arrivano generosi, soprattutto dal lato sinistro. Osaka riesce ad aggiustare un po’ la mira e serve delle buone prime; anche Radwanska, pur non cercando il punto diretto, non è precisa e la partita procede senza grosse emozioni, tanto che bisogna attendere il sesto gioco per vedere il primo punto “da maga”. Sono però i gratuiti della polacca a permettere l’allungo di Naomi che può incamerare il primo set liberando finalmente i suoi colpi. Secondo set decisamente più vivace con Radwanska che cerca di essere più propositiva, ma la potenza e l’esplosività di Naomi, ormai più rilassata, sono incontenibili e non le lasciano scampo. Al di là dei meriti dell’avversaria, resta la prova poco convincente di Aga che continua il periodo incolore dopo aver chiuso la scorsa stagione al n. 28, mai così in basso negli ultimi dieci anni. Al prossimo turno, la ragazza di Osaka, che ha così battuto un’ex n. 1 e un’ex n. 2, troverà la giustiziera di Garbine Muguruza, Sachia Vickery.

GLI ALTRI INCONTRI (Roberto Ferri)

Erano 39 alla partenza le giocatrici appartenenti a Paesi dell’est Europa iscritte al tabellone principale del torneo. Non sorprende quindi che nel secondo turno molte di loro siano state protagoniste di eccellenti performance. Cominciamo con due teen ager: una bielorussa e una ceca. La diciannovenne bielorussa Aryna Sabalenka (n. 63 WTA) ha battuto in due set la russa Svetlana Kuznetsova finalista qui lo scorso anno ma al rientro dopo una sosta durata oltre tre mesi a causa dell’operazione al polso, mentre la diciottenne ceca Marketa Vondousova, numero 54 mondiale, ha compiuto la medesima impresa seppure con più fatica contro Johanna Konta, numero 11 del ranking mondiale, e non in grado di trasformare 9 delle 12 palle break avute a disposizione.

Peccato che ora una delle due campionesse in erba debba necessariamente lasciare il torneo, poiché incroceranno le racchette l’una contro l’altra al terzo turno. La quinta favorita del torneo, la ceca Karolina Pliskova bissa il successo dello scorso anno contro la rumena Irina Begu. Fatica un po’ nel primo set nel quale le due protagoniste si concedono reciprocamente il servizio per due volte ed è costretta a ricorrere al gioco decisivo, ma poi dilaga nel secondo parziale sospinta da un clamoroso 86% di prime in campo. Al quinto tentativo la francese Kristina Mladenovic è riuscita a spuntarla con un doppio 7-5 contro l’australiana Samantha Stosur che l’aveva sempre battuta. La sua prossima avversaria sarà la cinese Qiang Wang che ha superato la 22esima testa di serie del torneo Elise Mertens in rimonta dopo avere perso il primo set 6-4. Vittoria anche per la sua connazionale Shuai Zhang che ha sconfitto la qualificata statunitense (di nascita russa) Sofia Kenin, classe ’98.

A vendicare la giovane statunitense ci ha pensato la newyorkese di nascita, ma residente in California, Coco Vandeweghe che, sotto gli occhi di Rod Laver, ha battuto in due set tra loro molto diversi nel punteggio seppur non nello stile  puramente muscolare, l’estone Kaia Kanepi, l’unica giocatrice al mondo probabilmente in grado di darle dei severi grattacapi anche in una gara di braccio di ferro. Dopo aver subito un bagel nel primo set la Kanepi ha aumentato considerevolmente la percentuale di prime battute in campo e si è arresa solo al tie break. Giornata no per l’Australia che dopo aver perso in campo maschile Kyrgios per ritiro e Samantha Stosur contro Kiki Mladenovic, ha perso anche Ashleigh Barty che ha ceduto in due set alla greca Maria Sakkari, figlia d’arte. Sua madre Angeliki Kanellopoulou fu infatti numero 43 del mondo sul finire degli anni ’80. Salutano la California la testa di serie numero 25 e 30 rappresentate da Barbora Strycova e Dominika Cibulkova; la prima per mano della croata Petra Matic e la seconda della diciannovenne wild card statunitense Caroline Dolehide, numero 165 del mondo e già al primo turno capace di battere in rimonta la connazionale Shelby Rogers.

Risultati:

Q. Wang b. [22] E. Mertens 4-6 6-3 6-3
[14] K. Mladenovic b. S. Stosur 7-5 7-5
M. Vondrousova b. [11] J. Konta 7-6(5) 6-4
A. Sabalenka b. [19] S. Kuznetsova 6-4 6-3
P. Martic b. [25] B. Strycova 7-5 6-4
N. Osaka b. [31] A. Radwanska 6-3 6-2
[9] P. Kvitova b. Y. Putintseva 6-7(4) 7-6(3) 6-4
[1] S. Halep b. Kr. Pliskova 6-4 6-4
[17] C. Vandeweghe b. K. Kanepi 6-0 7-6(6)
[6] J. Ostapenko b. B. Bencic 6-4 3-6 6-1
M. Sakkari b. [16] A. Barty 6-4 6-2
[32] S. Zhang b. [Q] S. Kenin 6-2 6-3
[WC] A. Anisimova b. [23] A. Pavlyuchenkova 6-4 6-1
[WC] C. Dolehide b. [30] D. Cibulkova 5-7 6-3 6-4
[5] Ka. Pliskova b. I.C. Begu 7-6(4) 6-1
[Q] S. Vickery b. [3] G. Muguruza 2-6 7-5 6-1

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WTA Gdynia, primo titolo in carriera per Zanevska

La tennista belga sconfigge Kucova, che spreca due break di vantaggio in entrambi i set. Era la prima finale per entrambe

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Maryna Zanevska a Gdynia 2021 (Credit: @WTA on Twitter)

Maryna Zanevska, N.165 WTA, ha conquistato il primo titolo della sua carriera a 27 anni al Poland Open di Gdynia sconfiggendo Kristina Kucova, N.150, per 6-4 7-6(4) in un’ora e 51 minuti. Si chiudono due grandi settimane per la vincitrice: dopo aver raggiunto la semifinale a Losanna, ha ricevuto uno Special Exempt che le ha permesso di evitare le qualificazioni per il torneo polacco, sfruttandolo al massimo con un solo set perso nel corso della settimana.

Kucova, 31 anni e reduce da una semifinale dominante su Korpatsch, era avanti 3-0 e servizio in entrambi i set, ma ha pagato il misero 9/27 con la seconda di servizio che ha finito per regalare 20 palle break all’avversaria. Nel primo Zanevska è stata brava a recuperare con un parziale monstre di 16-3, vincendo gli ultimi 11 punti giocati al servizio prima di piazzare il break decisivo nel decimo gioco, chiuso al terzo set point.

Nella seconda partita il ritorno di fiamma di Zanevska è stato persino più impetuoso: dallo 0-3 iniziale ha infatti vinto cinque game di fila, andando a servire per il match. Kucova, non nuova a rimonte stratosferiche questa settimana (per esempio la great escape di quasi quattro ore con Gorgodze nei quarti di finale), non si è però data per vinta, e ha vinto otto dei successivi nove punti per pareggiare il conto dei game, prima di salvare quattro match point al servizio (due consecutivi) sul 5-6, forzando il tie-break. Lì il punteggio ha seguito i servizi fino al 3-3, quando Zanevska ha ottenuto il mini-break decisivo, salendo rapidamente a triplo championship point prima di chiudere alla seconda opportunità.

 

“Oggi ho vissuto un sogno, è un momento fantastico per me”, ha detto la vincitrice. Non ho iniziato bene, ero sotto grande stress, ma l’incitamento del pubblico mi ha dato una grande spinta“. Considerevole balzo in classifica per entrambe: Zanevska ha guadagnato 50 posizioni, salendo al N.115 (a poca distanza dal best ranking di 105), mentre Kucova ne ha prese 30, raggiungendo la centoventesima piazza.

Qui il tabellone di Gdynia e degli altri tornei della scorsa settimana

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Danielle Collins scaccia i fantasmi e vince il suo primo torneo a Palermo

PALERMO – Battuta in due set Elena Gabriela Ruse, la cui striscia di 12 vittorie consecutive si ferma in Sicilia. Per Danielle Collins è il primo trofeo, a due mesi dall’operazione per l’endometriosi

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Danielle Collins e Oliviero Palma - WTA Palermo 2021 (foto Pasquale Ponente)

Danielle Collins ha vinto il suo primo, meritatissimo, titolo nel circuito maggiore femminile. Ci è riuscita a Palermo, città che ha apertamente dichiarato di adorare – i protocolli WTA consentono quest’anno alle giocatrici di girare per la città – e che le ha restituito parte di quanto la doppia diagnosi (prima artrite reumatoide nell’ottobre 2019, poi quest’anno l’endometriosi) aveva rischiato di togliere alla sua carriera agonistica.

Nulla togliere ad Elena Gabriela Ruse, che si è fermata dopo tredici turni superati consecutivamente (e dodici vittorie sul campo), ma il percorso della prima giocatrice statunitense capace di vincere il torneo siciliano, giunto alla 32° edizione, è stato netto in termini di set e livello di gioco. Dopo aver lasciato cinque game alla tedesca Gerlach nel primo set del torneo, Collins non ha mai consentito alle avversarie di superare quota quattro. La finale di oggi non ha fatto eccezione.

Una buona finale, che a un livello tecnico più che accettabile ha abbinato anche alcuni momenti di pathos. Collins è partita con l’handicap come in semifinale contro Zheng, andando sotto 4-2 nel primo set, e ancora una volta è riuscita a ribaltare la situazione aggiudicandosi il set per 6-4. Ma del primo set c’è parecchio da raccontare: palle break in otto game su dieci, scambio di c’mon (e ajde, da parte di Ruse) a decibel piuttosto udibili, una gran battaglia di rovesci che ha prodotto i tre break consecutivi dall’1-1 al 3-2 Ruse, che poi è riuscita a distanziare l’avversaria chiudendo il sesto game con un gran rovescio lungolinea. Il game che ha intrattenuto di più i circa 400 tifosi sugli spalti, anche per motivi extra-tennistici.

 

Sulla palla del contro-break per Collins, infatti, una parabola molto alta di Ruse viene prima chiamata fuori dal giudice di sedia, che poi scende e corregge la sua decisione riportando il game sul 40-40. Collins inizia a spazientirsi, si ritrova in una situazione simile in altri due punti del game perso il quale, invece che disperdere la rabbia, Collins riesce a incanalarla nel modo migliore. Vince un game tirando solo vincenti, trova il break nel game successivo e sul 5-4 raccoglie i frutti dell’eccesso di pressione sulla sua avversaria, che capitola al terzo set point.

La partita è sempre godibile ma adesso la sensazione è che i colpi di Collins, inquadrati nello stesso piano di gioco di inizio partita, siano più profondi e impediscano a Ruse di giocare con profitto in ribattuta – il suo territorio preferito. L’altra sensazione è che gli elementi ambientali favorevoli alla sua avversaria – le tre chiamate dubbie del sesto game e il costante sostegno di un gruppo di tifosi italiani, che ha conosciuto Ruse per le vie di Palermo e da quel momento ha raggiunto ogni giorno il Country Club per sostenerla – stiano in realtà aumentando le motivazioni di Collins, già parecchio elevate per il desiderio di vincere il primo titolo. Ne sono prova il linguaggio del corpo e gli incitamenti a voce sempre più alta; addirittura quando Danielle si trova nel lato di campo che ospita quel gruppetto di tifosi, si rivolge proprio a loro in modo provocatorio per esultare (emblematico un ‘sgooooo‘, la coda di un let’s go rimasto per metà in gola).

Un modo per caricarsi, che sta funzionando e funzionerà fino al termine dell’incontro. Che proporrà un altro momento di tensione (e spavento collettivo): sul 2-2 15-0, con Collins al servizio, Ruse accusa un malore e si accascia per terra nei pressi dei cartelloni pubblicitari, similmente a quanto le era successo – peraltro quasi nello stesso momento della partita – in semifinale contro Dodin. In campo entra il personale medico che la sorregge fino alla sua panchina, le misura la pressione e le dà modo di ritrovare un po’ di vigore. Nel frattempo Collins sta in disparte, e che non creda al malore della sua avversaria lo prova il fatto che non si è neanche avvicinata per sincerarsi delle sue condizioni; piuttosto chiede udienza al supervisor, approfittando del momento di pausa del match, e come apprenderemo più tardi si lamenta del fatto che la sua avversaria ‘si comporta sempre così‘.

L’episodio non ha però influenza sui destini del match. Collins è troppo più esperta (e più forte) di Dodin per subire una rimonta e sebbene il livello di gioco di Ruse rimanga grossomodo immutato, ossia non più basso della fase di partita precedente al medical time out, quello di Collins è sempre un gradino più su. E il 6-2 con urlo acutissimo a seguito arriva inevitabile, così come le frasi di cortesia nella cerimonia di premiazione a fine partita. Abbiamo avuto qualche screzio ma è tutto ok, congratulazioni, e bla bla. La sensazione dalla tribuna stampa è che Ruse possa aver leggermente marciato su una condizione di spossatezza magari esistente (la finale si è giocata dopo le 19:30, con una temperatura assolutamente accettabile) e che Collins, troppo occupata a godersi la vittoria, non abbia voluto specificare quanto detto agli organizzatori del torneo durante la pausa dell’incontro.

Dopo tutto quello che ho passato, momenti in cui ho pensato quasi di ritirarmi, e dopo tutto quello che stiamo passando per via della pandemia è bello poter rivedere il pubblico sugli spalti” ha detto Danielle Collins. E sollevare il trofeo del 32° Palermo Ladies Open, ça va sans dire.

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WTA Gdynia: prima finale in carriera per Kucova e Zanevska

In Polonia si assisterà a una finale tra esordienti. Sia la slovacca che la belga non si erano mai spinte così in là e domenica si contenderanno il primo titolo della loro carriera

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Kristina Kucova (photo by TK Sparta Praha Pavel Lebeda)

Dopo aver vinto in 3 ore e 54 minuti il match più lungo del 2021 e il quinto più lungo dell’Era Open, Kristina Kucova ha spazzato via i dubbi di chi poteva – legittimamente – pensare in un suo crollo fisico e ha dominato la sua semifinale contro Tamara Korpatsch. L’incontro fin da subito si è incanalato su binari decisamente più rapidi della maratona di ieri e il primo set si è infatti concluso in appena 22 minuti con un roboante 6-0. Nel secondo, la musica non è cambiata poi molto con Kucova che si è subito involata sul 4-1, forte di ben due break. A questo punto Korpatsch ha tentato una reazione e ha strappato il servizio alla propria avversaria alla prima occasione utile, salvando anche tre palle break nel game successivo. Troppo poco però per incrinare le certezze di Kucova che non ha lasciato ulteriori spiragli alla tedesca e ha chiuso il set per sei giochi a tre, andando a cogliere la prima finale della sua carriera dopo un’ora e dieci minuti di gioco.

La sua prossima avversaria sarà Maryna Zanevska, anche lei all’esordio in una finale del circuito maggiore. La belga ha vinto le resistenze di una mai doma Kateryna Kozlova, costretta a un faticoso doppio turno. L’ucraina infatti aveva visto il proprio incontro di quarti di finale contro Katarzyna Kawa interrotto sul 3-3 nel secondo set, dopo che l’avversaria si era aggiudicato il primo per 7-5. Al rientro in campo in mattinata, Kozlova ha pareggiato il conto dei set e ha poi preso il largo nel terzo con un perentorio 6-1.

In semifinale però non è riuscita a ripetersi, complice anche la stanchezza probabilmente, e ha finito col cedere in tre set, non senza lottare. Perso il primo 6-2, l’ucraina ha vinto un secondo set molto equilibrato trovando il break decisivo nel nono gioco. Il terzo parziale è stato ancora una volta molto equilibrato, quasi altalenante, e Kozlova si è sempre trovata nella condizione di rincorrere. Alla fine Zanevska è uscita col naso davanti da una serie di cinque break consecutivi, che sarebbero potuti anche diventare sei se la belga non avesse annullato una delicata palla break sul 4-2. Da quel momento Zanevska non si è più voltata indietro e ha vinto l’incontro in poco più di due ore.

 

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