Indian Wells: facili Halep e Osaka, Kvitova soffre. Muguruza spegne la luce

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Indian Wells: facili Halep e Osaka, Kvitova soffre. Muguruza spegne la luce

INDIAN WELLS – Vittorie senza difficoltà per la n.1 Simona e per l’emergente Naomi. La qualificata Vickery sorprende Garbine. Petra Kvitova e Jelena Ostapenko costrette al terzo

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[Q] S. Vickery b. [3] G. Muguruza 2-6 7-5 6-1 (Andrea Franchino)

Garbine Muguruza debutta ad Indian Wells guardando dall’alto, metaforicamente (97 posizioni in classifica) e fisicamente (quasi 20 centimetri) la qualificata statunitense Sachia Vickery, per iniziare la sua corsa e puntare al primo titolo importante di questo 2018. Fino al 6-2, 3-0, 40-0 del secondo set il match sembra assolutamente scontato ed ordinario, la tennista spagnola viaggia tranquilla nell’aria sottile e sovrasta l’avversaria sotto ogni aspetto, tanto che il pubblico comincia a sfollare, dimenticandosi che si sta giocando una partita di tennis, dove le cose incredibili accadono quanto meno te le aspetti. La giovane americana improvvisamente decide che vale la pena giocarsi le sue chances al massimo e, come si usa dire in questi casi, lascia “andare il braccio” ed incomincia una rincorsa fatta di vincenti a ripetizione, recuperi che obbligano l’avversaria a chiudere ogni punto una volta in più e che in poco più di un’ora letteralmente schiantano una sperduta Muguruza. Il secondo set finisce 7-5 per Vickery che sfrutta il 3° set point per pareggiare il conto dei set, nella terza partita 2 doppi falli consecutivi al quarto gioco sono il segno della resa definitiva della giocatrice spagnola, che da lì in poi realizza la miseria di soli 2 punti prima di giungere al 6-1 che consente ad una incredula Sachia Vickery di celebrare la prima vittoria in carriera contro una Top Ten e festeggiare il suo ingresso tra le prime 100 giocatrici della classifica WTA. Ancora una volta Garbine Muguruza ha messo in mostra limiti, caratteriali e tattici, che una giocatrice con il suo palmares non può avere, coach Sam Sumyk è atteso da un difficile lavoro di ricostruzione psicologica se vuole permettere alla giocatrice spagnola di rimettersi in fretta dalla brutta batosta odierna.

[6] J. Ostapenko b. B. Bencic 6-4 3-6 6-1 (Andrea Ciocci)

 

Con quella faccia un po’ così e quel dritto fotonico, Jelena Ostapenko vale sempre il costo del biglietto. Anche ora che Elena Vesnina sta cercando di sedarne le idiosincrasie, la lettone è comunque un personaggio. Oggi, all’esordio nel primo step del Sunshine Double, ha regolato, non proprio agevolmente, la svizzera Belinda Bencic, una che ne sa qualcosa di grandi aspettative e discese in picchiata nel girone degli infermi. E che, per il solo fatto di esserne uscita, non importa se con una classifica molto meno nobile per chi è stata top 10, trasmette un’allegria rivitalizzante.
L’inizio è di marca lettone. Jelena mette in mostra tutta la sua potenza, ben distribuita da ambo lati. Anzi, sono alcuni rovesci a finire negli highlight. Non che la sua rivale rossocrociata resti a guardare. Anche lei spinge, eccome. Tanto che in un niente pareggia il conto e rischia di passare in vantaggio in un game fiume in cui spreca ben 4 palle break. L’ovvia delusione le costa il set, chiuso mestamente con un doppio fallo al decimo gioco. La seconda frazione procede regolarmente, finché non arriva un improvviso blackout di Ostapenko. La fretta la porta a commettere troppi errori, e il parziale è oramai andato. Il doppio break fissa il punteggio sul 6-3. Neanche il tempo di pregustare l’idea di un decider incerto, che è già finita. Una totale inversione di polarità riaccende il furetto baltico mentre sul fronte svizzero piomba la notte. Non balla più Belinda, a condurre le danze è Ostapenko. Il 3-0 pesante, consumato in pochi minuti, consegna il match a Jelena. Che ora affronterà la croata Martic.

[1] S. Halep b. Kr. Pliskova 6-4 6-4 (Michele Pascolini)

Simona Halep imposta una partita di routine contro Kristina Pliskova, che per classifica (77 del mondo) ed esiguo numero di partite – solo 7 quest’anno – non potevano impensierirla più del necessario. La ceca esce per prima dai blocchi e tenta un gioco di attacco a tutto spiano, possibilmente da esaurirsi con un servizio vincente (8 ace nella partita) o al massimo col colpo successivo. L’approccio rende finché mette la prima, ma precipita con la seconda, che frutta un misero 10% nei primi 4 turni di servizio perché non le consente di detenere il controllo del gioco. Alla risposta il piano è spostare Halep, vuoi lateralmente, vuoi frontalmente come quando chiude il punto del 3-1 a partire da una palla corta. Simona necessita di un po’ di tempo per trovare la giusta misura sulle potenti pallate di Kristina, ma poi diventa devastante: fronteggia la partenza ad handicap con la sua consueta determinazione e inizia a spingere decisa sul 3-4, infilando tre vincenti consecutivi che tolgono sicurezza a Pliskova. La rumena prosegue col ritmo elevato, che le frutta 6 giochi filati, 3 per vincere il set e altri 3 per cercare di indirizzare il secondo contro Kristina che appare confusa almeno quanto è elegante.

Le risposte di Halep sui piedi dell’avversaria, sia a fondo campo sia nei velleitari tentativi di serve and volley sono dirompenti nella parte centrale del match: mandano in difficoltà Pliskova che compie 21 errori contro 6 nel primo set. Pliskova si riprende sullo 0-3 mentre Halep si concede una piccola pausa. Anche su consiglio del coach – pur se non intendiamo il ceco – introduce alcune variazioni di ritmo come dritti in chop e  palle corte, e libera il braccio alla risposta, più anticipata e meno strappata, per salire 3 pari. Qui Halep si riprende il necessario per ottenere il suo sesto break (da notare: 6 break su 6 per Halep, 4/4 per Pliskova, nessuna palla break salvata nel match) grazie al suo rovescio bimane, prima con un macigno di risposta di rovescio dalle tribune laterali su un angolatissimo servizio slice mancino, e poi con un passante incrociato spalle alla rete giocato in recupero di un lob molto profondo. La partita si esaurisce su questo break, perché Pliskova sbaglia malamente la misura delle ultime risposte, assommando alla fine 33 errori contro 12. In 75 minuti la numero 1 del mondo si issa nel suo nuovo completo rosa e nero, che in verità non esalta la sua struttura minuta, al match che la vedrà di fronte a Cibulkova o Dolehide. Non saranno queste le sfide significative sul suo cammino verso la seconda settimana del torneo: Halep appare pronta, concentrata e motivata.

[9] P. Kvitova b. Y. Putintseva 6-7(4) 7-6(3) 6-4 (Corrado Boscolo)

Vince sudando tutte le camicie dell’armadio Petra Kvitova. La mancina ceca prosegue il suo cammino ad Indian Wells sconfiggendo al secondo turno Putintseva. La giovane kazaka, impegolata in un inizio di stagione opaco (5-5 il record nel 2018) per poco non firma una delle sorprese di giornata. Primo set non eccelso. Kvitova cuce e strappa, alterna vincenti a tanti errori, subisce il break, recuperandolo subito. La caparbietà di Putintseva irretisce la due volte vincitrice dei Championships, che è costretta a rimetterci una pezza sul 3-5 in suo sfavore. Kvitova quando accelera lascia l’avversaria a metri di distanza, ma sbaglia anche chiusure banali: lei conduce le danze, nel bene e soprattutto nel male, almeno oggi. Epilogo al tie break: Kvitova fa di tutto per perderlo e ci riesce. Ceca disastrosa col dritto, Putintseva lottatrice e premiata. Secondo parziale che ricomincia com’era finito il primo: tantissimi errori per la ceca, tanto remare per Putintseva. Di punto in bianco Kvitova si ridesta: break a zero per il 5-3. Ma la fiamma si spegne subito. Controbreak immediato e si torna in parità. Kvitova non si scrolla di dosso i problemi, Putintseva manca qualche occasione di troppo. Secondo tie break di giornata e ultimo appello per Petra, che risponde presente, anche se sottovoce: di riffa o di raffa porta a casa il secondo set dopo 2h e 25. Putintseva non sfrutta 4 palle break, Kvitova commette 29 unforced. Set decisivo che parte con uno scambio di break, poi è Putintseva che trova l’allungo per il 4-2. La mancina di Bilovec reagisce, recupera il game perso e pareggia allo scoccare delle tre ore di gioco. Da lì la ceca non si ferma, infila un altro break e porta a casa un match a dir poco indecifrabile, eguagliando la serie di vittorie più lunga in carriera (14).

N. Osaka b. [31] A. Radwanska 6-3 6-2 (Michelangelo Sottili)

Dopo l’ottimo incontro giocato con Sharapova, la ventenne Naomi Osaka, n. 44 WTA, si conferma nella sfida inedita contro Agnieszka Radwanska, un’avversaria dal gioco completamente diverso che, tuttavia, riesce a domare senza grossi problemi. Aga va per vie centrali testando la precisione dei colpi giapponesi e l’inizio sembra darle ragione con regali che arrivano generosi, soprattutto dal lato sinistro. Osaka riesce ad aggiustare un po’ la mira e serve delle buone prime; anche Radwanska, pur non cercando il punto diretto, non è precisa e la partita procede senza grosse emozioni, tanto che bisogna attendere il sesto gioco per vedere il primo punto “da maga”. Sono però i gratuiti della polacca a permettere l’allungo di Naomi che può incamerare il primo set liberando finalmente i suoi colpi. Secondo set decisamente più vivace con Radwanska che cerca di essere più propositiva, ma la potenza e l’esplosività di Naomi, ormai più rilassata, sono incontenibili e non le lasciano scampo. Al di là dei meriti dell’avversaria, resta la prova poco convincente di Aga che continua il periodo incolore dopo aver chiuso la scorsa stagione al n. 28, mai così in basso negli ultimi dieci anni. Al prossimo turno, la ragazza di Osaka, che ha così battuto un’ex n. 1 e un’ex n. 2, troverà la giustiziera di Garbine Muguruza, Sachia Vickery.

GLI ALTRI INCONTRI (Roberto Ferri)

Erano 39 alla partenza le giocatrici appartenenti a Paesi dell’est Europa iscritte al tabellone principale del torneo. Non sorprende quindi che nel secondo turno molte di loro siano state protagoniste di eccellenti performance. Cominciamo con due teen ager: una bielorussa e una ceca. La diciannovenne bielorussa Aryna Sabalenka (n. 63 WTA) ha battuto in due set la russa Svetlana Kuznetsova finalista qui lo scorso anno ma al rientro dopo una sosta durata oltre tre mesi a causa dell’operazione al polso, mentre la diciottenne ceca Marketa Vondousova, numero 54 mondiale, ha compiuto la medesima impresa seppure con più fatica contro Johanna Konta, numero 11 del ranking mondiale, e non in grado di trasformare 9 delle 12 palle break avute a disposizione.

Peccato che ora una delle due campionesse in erba debba necessariamente lasciare il torneo, poiché incroceranno le racchette l’una contro l’altra al terzo turno. La quinta favorita del torneo, la ceca Karolina Pliskova bissa il successo dello scorso anno contro la rumena Irina Begu. Fatica un po’ nel primo set nel quale le due protagoniste si concedono reciprocamente il servizio per due volte ed è costretta a ricorrere al gioco decisivo, ma poi dilaga nel secondo parziale sospinta da un clamoroso 86% di prime in campo. Al quinto tentativo la francese Kristina Mladenovic è riuscita a spuntarla con un doppio 7-5 contro l’australiana Samantha Stosur che l’aveva sempre battuta. La sua prossima avversaria sarà la cinese Qiang Wang che ha superato la 22esima testa di serie del torneo Elise Mertens in rimonta dopo avere perso il primo set 6-4. Vittoria anche per la sua connazionale Shuai Zhang che ha sconfitto la qualificata statunitense (di nascita russa) Sofia Kenin, classe ’98.

A vendicare la giovane statunitense ci ha pensato la newyorkese di nascita, ma residente in California, Coco Vandeweghe che, sotto gli occhi di Rod Laver, ha battuto in due set tra loro molto diversi nel punteggio seppur non nello stile  puramente muscolare, l’estone Kaia Kanepi, l’unica giocatrice al mondo probabilmente in grado di darle dei severi grattacapi anche in una gara di braccio di ferro. Dopo aver subito un bagel nel primo set la Kanepi ha aumentato considerevolmente la percentuale di prime battute in campo e si è arresa solo al tie break. Giornata no per l’Australia che dopo aver perso in campo maschile Kyrgios per ritiro e Samantha Stosur contro Kiki Mladenovic, ha perso anche Ashleigh Barty che ha ceduto in due set alla greca Maria Sakkari, figlia d’arte. Sua madre Angeliki Kanellopoulou fu infatti numero 43 del mondo sul finire degli anni ’80. Salutano la California la testa di serie numero 25 e 30 rappresentate da Barbora Strycova e Dominika Cibulkova; la prima per mano della croata Petra Matic e la seconda della diciannovenne wild card statunitense Caroline Dolehide, numero 165 del mondo e già al primo turno capace di battere in rimonta la connazionale Shelby Rogers.

Risultati:

Q. Wang b. [22] E. Mertens 4-6 6-3 6-3
[14] K. Mladenovic b. S. Stosur 7-5 7-5
M. Vondrousova b. [11] J. Konta 7-6(5) 6-4
A. Sabalenka b. [19] S. Kuznetsova 6-4 6-3
P. Martic b. [25] B. Strycova 7-5 6-4
N. Osaka b. [31] A. Radwanska 6-3 6-2
[9] P. Kvitova b. Y. Putintseva 6-7(4) 7-6(3) 6-4
[1] S. Halep b. Kr. Pliskova 6-4 6-4
[17] C. Vandeweghe b. K. Kanepi 6-0 7-6(6)
[6] J. Ostapenko b. B. Bencic 6-4 3-6 6-1
M. Sakkari b. [16] A. Barty 6-4 6-2
[32] S. Zhang b. [Q] S. Kenin 6-2 6-3
[WC] A. Anisimova b. [23] A. Pavlyuchenkova 6-4 6-1
[WC] C. Dolehide b. [30] D. Cibulkova 5-7 6-3 6-4
[5] Ka. Pliskova b. I.C. Begu 7-6(4) 6-1
[Q] S. Vickery b. [3] G. Muguruza 2-6 7-5 6-1

Il tabellone femminile

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WTA Finals: trionfo di Garbine Muguruza davanti al “suo” pubblico

Garbine Muguruza supera in finale Anett Kontaveit e chiude l’anno con il prestigioso trofeo delle Finals. Titolo di doppio a Krejcikova/Siniakova

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Garbine Muguruza - WTA Finals Guadalajara 2021 (foto WTA Finals)

G. Muguruza b. A. Kontaveit 6-3 7-5

Con una progressione di condizione e adattamento ai 1600 metri sul livello del mare di Guadalajara, Garbine Muguruza è riuscita a conquistare il titolo delle Akron WTA Finals 2021, prima giocatrice spagnola ad aggiudicarsi questo prestigioso torneo nella storia della manifestazione.

Credo abbia un’importanza simile ai tornei dello Slam, perché anche se manca la tradizione che rende gli Slam speciali, qui ogni due giorni si gioca una finale di un torneo importante contro una giocatrice fortissima”. Questo aveva detto Muguruza durante la conferenza stampa dopo la semifinale vinta con Paula Badosa. E la sua reazione al momento della vittoria, con le mani portate al volto, lo sdraiarsi a terra e la celebrazione in gruppo del suo team guidato dall’allenatrice Conchita Martinez conferma quanto ci tenessero tutti a questa vittoria, soprattutto perché arrivata durante la prima edizione delle Finals disputata in America Latina.

 

L’inizio di partita è stato titubante per le due giocatrici, ma certamente lo è stato di più per Kontaveit, all’esordio in partite di questa importanza, che ha commesso decisamente molti più errori del solito: 22 grautiti per lei alla fine del primo parziale, contro solamente sei colpi vincenti.

Dopo essersi fatta recuperare immediatamente il break di vantaggio preso al terzo gioco, Muguruza è riuscita a infilare una serie di cinque giochi consecutivi che ha chiuso il primo set per 6-3 in 43 minuti. Nel secondo parziale, a causa di un calo di Muguruza soprattutto al servizio (dal 75 al 55 per cento di prime palle) e di alcuni errori grossolani a rete in alcune occasioni delicate, è stata Kontaveit ad andare in vantaggio di un break sul 4-3 per poi arrivare a servire per il match sul 5-4. Lì, come aveva tremato Muguruza qualche game prima regalando il turno di battuta con quattro errori gratuiti, anche Kontaveit ha dimostrato di non avere i nervi d’acciaio ed ha restituito il favore per il 5-5. Sul rush finale del set è stato evidente che era Muguruza quella ad avere più benzina nel serbatoio e il parziale finale di 12-4 ha siglato la fine del match e la vittoria delle WTA Finals per Muguruza.

Mi sento davvero felice, e anche un po’ sollevata – ha raccontato la spagnola in conferenza stampa – perché all’inizio del torneo ho fatto fatica a trovare un buon gioco, ma poi sono riuscita progressivamente ad adattarmi. Questa vittoria significa ancora di più perché è stata ottenuta qui in America Latina, e specialmente in Messico, dove il pubblico mi ha sempre sostenuta fin dalla prima volta che sono venuta a giocare qui, quando ero una giocatrice sconosciuta”.

Credo davvero che questa sia stata la mia migliore stagione in carriera, anche se non ho vinto tornei dello slam. È stata una stagione in cui sono riuscita a trovare continuità nel gioco, anche se con alti e bassi nel risultato. Le ultime stagioni sono state altalenanti, ma mai per colpa del mio tennis: qualche volta magari non riesco a mettere tutti i pezzi insieme, ma il mio tennis è sempre lì. Ora sono riuscita a trovare un equilibrio verso cui ho lavorato tanto con il mio team: questa vittoria ci dimostra che il lavoro paga e che stiamo seguendo la strada giusta.

I tornei dello Slam sono più grandi, più famosi, c’è la tradizione. Ma qui alle Finals si sa che ci sono soltanto le migliori, e se si vince questo torneo si può davvero dire di essere la migliore dell’anno”.

Con questo successo Muguruza sale alla terza posizione della classifica mondiale, mentre la finalista Kontaveit, reduce da un finale di stagione straordinario ma sconfitta due volte su due negli ultimi tre giorni da Muguruza, conclude questa sua magnifica annata al n. 7.

Nel torneo di doppio, vittoria della testa di serie n. 1 Barbora Krejcikova/Katerina Siniakova che hanno sconfitto in finale Su Wei Hsieh/Elise Mertens per 6-3, 6-4.

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WTA Finals: Muguruza di forza, Kontaveit di grinta. Saranno loro a contendersi il titolo di “maestra”

Garbine Muguruza vince il derby spagnolo con Paula Badosa e in finale ritrova Anett Kontaveit, vincitrice di Maria Sakkari

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Garbine Muguruza - WTA Finals Guadalajara 2021 (foto WTA Finals)

G. Muguruza b. P. Badosa 6-3 6-3

C’è stata sicuramente la tensione di un match importante tra due atleti dello stesso Paese, soprattutto due Top 10 che non si erano mai incontrate prima, ma non c’è stato l’equilibrio della grande sfida. Nella prima semifinale delle Akron WTA Finals di Guadalajara Garbine Muguruza ha battuto senza appello Paula Badosa, che si era classificata prima nel suo girone Chichen Itza, ma che forse nella inutile partita di lunedì persa contro Iga Swiatek ha perso il ritmo gara ed ha finito per entrare in campo senza il giusto spirito.

Non so per quale motivo oggi il mio tennis non era in campo – ha detto Badosa dopo la sconfitta – se lo sapessi forse avrei potuto fare qualcosa mentre ero in campo. Non mi sono sentita me stessa durante il match, fin dall’inizio, ma non voglio togliere meriti a [Garbine] che ha fatto quello che doveva fare, cogliendo le occasioni che ha avuto e vincendo con pieno merito la parita”.

 

Muguruza ha strappato il servizio all’avversaria al terzo game e sulla sua battuta è stata granitica, concedendo le briciole nei suoi turni di servizio. Badosa dopo il break, è invece sempre stata in affanno, dovendo rimontare due volte da 0-30 e perdendo la battuta una seconda volta alla fine del set. Muguruza ha mantenuto quasi costantemente in mano il pallino del gioco, aprendo il campo alla prima occasione senza aver paura di esporsi ai colpi di Badosa. Molto profonda negli scambi da fondo, Muguruza ha usato molto bene i lungolinea per spostare l’avversaria e crearsi delle aperture per chiudere sia a rete sia a fondo.

Il match ha preso definitivamente la strada di Muguruza nei primi game del secondo set: sullo 0-1 Badosa ha servito un game da 16 punti nel quale ha finito per cedere la battuta alla quarta palla break; subito dopo si è giocato l’unico gioco combattuto del match sul servizio Muguruza, nel quale Badosa non è riuscita a concretizzare ben tre occasioni del controbreak.

Una volta capitalizzato il vantaggio sul 3-0 Muguruza ha inserito il pilota automatico fino alla fine, e il punteggio avrebbe potuto anche essere più severo dato che Badosa ha continuato a faticare nei propri turni di servizio senza avere mai la chance di poter fare qualcosa alla risposta.

In totale Muguruza ha sfruttato solamente tre delle 11 palle break avute, ed ha avuto occasioni per strappare il servizio a Badosa in altre due occasioni rendendo il punteggio molto più pesante di quello che in realtà è stato.

“Sono molto contenta di come ho giocato oggi – ha confermato Garbine alla stampa – sicuramente è stata la mia miglior partita in questo torneo. Era un match difficile, due spagnole una contro l’altra, in un’occasione così importante, in un match inedito che comporta sempre qualche aggiustamento. La partita si è giocata molto di più a livello mentale che non tecnico, e sono stata concentrata e decisa dal primo minuto di gioco. Sono felice di essere riuscita a migliorare progressivamente il mio modo di giocare in queste condizioni di altura, soprattutto al servizio, ma anche negli altri reparti del mio gioco”.

A. Kontaveit b. M. Sakkari 6-1 3-6 6-3

Per decidere l’avversaria di Garbine Muguruza in finale si sono affrontate nella sessione serale la vincitrice del girone Teotihuacan Anett Kontaveit e la vincitrice del “quarto di finale virtuale” del girone Chichen Itza Maria Sakkari. Due giocatrici che si conoscono molto bene (11 precedenti incontri diretti, 6-5 in favore di Kontaveit il bilancio) e si rispettano.

Si pensava che il fattore atletico potesse giocare un ruolo in favore di Kontaveit, che aveva avuto un giorno di riposo in più tra il girone e la semifinale, e invece è stata proprio la estone a dare l’impressione di essere più stanca verso la fine delle 2 ore e 2 minuti di match, ma è riuscita a supplire con la “garra” alla minore prestanza atletica, approfittando di una Sakkari che ancora una volta ha tentennato nei momenti più importanti del match.

Il primo set è volato nelle mani di Kontaveit in soli 27 minuti: troppi errori per Sakkari (13, contro solamente 2 vincenti), decisamente tesa per l’occasione e incapace di lasciare andare i suoi colpi usuali colpi vincenti da fondocampo. La greca tuttavia non si è persa d’animo e ha iniziato a combattere colpo su colpo, prima aggrappandosi ai propri turni di servizio e poi, dopo aver tenuto un difficile game da 16 punti sul 3-3 ha piazzato la zampata vincente aggiudicandosi il secondo parziale per 6-3 e trascinando la partita al terzo con un’avversaria che pareva decisamente in difficoltà con le gambe.

Il grande equilibrio dell’inizio del terzo set sembrava essersi interrotto quando Sakkari ha dato un colpo di acceleratore prendendosi il campo e il break di vantaggio per il 3-2. Ma dopo aver restituito immediatamente il favore (cedendo la battuta a zero, peraltro), ha commesso l’errore fatale quando, sul 3-4, si è fatta rimontare un game di servizio da 40-0, invischiandosi in una battaglia di 18 punti chiusa con un doppio fallo e un errore gratuito e consegnando quindi la vittoria a Kontaveit.

Davvero troppi i 31 errori gratuiti di Sakkari contro solamente 17 vincenti (32-34 il bilancio per Kontaveit), che non è riuscita a nascondere la delusione davanti ai microfoni dopo la fine della partita: “Ero molto vicina a cogliere questa grande occasione e l’ho buttata via, un’altra occasione sprecata. Questo è uno degli aspetti su cui voglio lavorare per la prossima stagione, soprattutto dal punto di vista mentale”.

“Partita molto dura – ha dichiarato invece Kontaveit – Maria ha migliorato molto il suo gioco dopo il primo set, soprattuttu al servizio Quando sono andata in svantaggio di un break nel terzo set mi sono detta che mi sarei divertita il più posibile per cui sono riuscita a decontrarmi e a giocare in maniera più rilassata.”

I precedenti ufficiali tra Muguruza e Kontaveit parlano di 3 vittorie a 2 in favore di Muguruza, l’ultima delle quali arrivata proprio due giorni fa in questo stesso torneo. Tuttavia tre di questi cinque incontri sono datati 2016 e 2017, quindi il loro risultato probabilmente non è troppo rilevante.

La finale si giocherà mercoledì sera alle 19.30 locali, le 2.30 in Italia.

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WTA Finals: Sabalenka smarrisce il servizio, in semifinale va Sakkari

Tra equilibrio e tanti errori Maria Sakkari supera Aryna Sabalenka e raggiunge Kontaveit in semifinale

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Maria Sakkari - WTA Finals Guadalajara 2021 (foto WTA Finals)

M. Sakkari b. A. Sabalenka 7-6(1) 6-7(7) 6-3

È indubbio che il tennis è uno sport creato per l’eliminazione diretta, dove chi vince va avanti e chi perde va a casa. Semel in anno si gioca con il girone all’italiana, nelle Finals dei due circuiti, ma è quando si può assaporare l’atmosfera del “dentro o fuori” che il tennis dà il meglio di sé.

Alle Akron WTA Finals di Guadalajara l’ultimo incontro del round robin nel gruppo Chichen Itza tra Aryna Sabalenka e Maria Sakkari era di fatto un quarto di finale, perché la vincitrice avrebbe conquistato il secondo posto nel girone avanzando alle semifinali per incontrare Anett Kontaveit, vincitrice del gruppo Teotihuacan.

 

In un match tra due giocatrici non certo famose per i loro nervi d’acciaio, è stata Maria Sakkari a mantenere maggiormente il controllo delle sue emozioni nelle due ore e 47 minuti di gioco. Una grossa mano gliel’ha data il servizio dell’avversaria, in una delle sue peggiore giornate in quel colpo: 59% di prime palle, ma 36% di punti vinti sulla seconda e soprattutto 19 doppi falli, di cui due consecutivi molto pesanti nel tie-break del primo set. La qualità del tennis non è stata eccelsa: 29 vincenti e 56 errori gratuiti per Sabalenka, 27 vincenti e 36 gratuiti per Sakkari. Ma l’equilibrio, la tensione e la grande partecipazione del pubblico, che ha inneggiato ora l’una ora l’altra giocatrice hanno reso il match speciale.

All’inizio del match il nervosismo per la posta in palio era palpabile, nessuna delle due riusciva a dare continuità al proprio gioco. Lo stile di gioco delle due protagoniste è noto, simile ma diverso: più potente per Sabalenka, più atletico per Sakkari. Due rapidi break nelle fasi iniziali hanno subito dato l’impressione che i servizi non avrebbero dettato legge nella partita, anche se non è mai capitato che una delle due giocatrici di avvantaggiasse sull’altra di più di due game. Sakkari cedeva un game tostissimo dal 40-15 mandando Sabalenka a servire per il match, ma l’occasione se ne andava più velocemente di quanto non fosse arrivata. Si arrivava a una piccola chance sul 6-5 30-30 per la Bielorussa, ma il suo diritto volava in corridio. Si giungeva quindi al tie-break, dove la differenza la faceva questa volta la battuta: tre aces per Sakkari, due doppi falli per Sabalenka, e 7-1 per la greca.

Il secondo set è andato via abbastanza tranquillo per i primi sei game, fino al break subito da Sakkari sul 3-3. Sabalenka sul 5-3 si procurava anche due set point sul servizio dell’avversaria, ma era Sakkari ad annullare con gran coraggio. Lo psicodramma a quel punto era in pieno svolgimento: tre break degli ultimi tre giochi del set, e nuovo tie-break. Questa volta si procedeva punto a punto, il primo doppio fallo di Sabalenka arrivava sul 3-3, ma si rimaneva con il testa a testa. Il primo set point è per Aryna, ma è il secondo a essere quello buono.

Oltre due ore di gioco per arrivare al terzo set. Inevitabilmente all’inizio del parziale decisivo c’è stato un po’ di rilassamento, e Sabalenka iniziava con il suo show di doppi falli, minimo due per turno di battuta. Due break nei primi due giochi, poi la bielorussa metteva male un piede, ma le reazioni si limitavano a qualche smorfia. Sul punto a punto era Aryna ad avvantaggiarsi sul 3-1, ma da quel momento in poi diventava schiava del suo servizio: “Davvero non riesco a credere di aver servito così male oggi – ha detto una comprensibilmente delusa Sabalenka dopo il match – non sono riuscita a trovare il ritmo per tutta la partita ed è stato un disastro”. Ben 19 per lei i doppi falli totali, di cui 10 soltanto nei cinque turni di battuta del terzo set. Con una striscia di cinque games di fila Sakkari prendeva il controllo del punteggio, se non della partita, e conquistava la semifinale alla sua prima partecipazione alle WTA Finals.

È stata davvero una partita da montagne russe – ha dichiarato Sakkari nell’incontro post-match con la stampa – prima era avanti lei, poi io, alla fine ho giocato con il cuore e sono riuscita a vincere. Giocare per la prima volta di notte è ho impiegato un po’ ad abituarmi alle condizioni. Aryna ha un’apertura alare notevole, è difficile riuscire a servire in modo da metterla in difficoltà, ma una volta che sono riuscita a trovare il giusto schema le cose sono migliorate”.

Il torneo ovviamente non è ancora finito, ma sono molto contenta di essere arrivata in semifinale, cercherò di divertirmi il più possibile domani“.

Nel pomeriggio si era disputata l’altra partita del girone, totalmente ininfluente ai fini della qualificazione, nella quale la spagnola Paula Badosa, già con la testa alla semifinale di martedì, aveva perduto contro la già eliminata Iga Swiatek per 7-5 6-4.

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