Un report da 20 milioni per fermare lo 'tsunami' delle scommesse: via i livescore dagli ITF?

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Un report da 20 milioni per fermare lo ‘tsunami’ delle scommesse: via i livescore dagli ITF?

Una commissione indipendente, l’IRP, divulga un ampio report frutto di un lavoro di oltre due anni: niente livescore nei tornei minori per stroncare il problema alla radice?

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In questo caso non si tratta di sensazionalismo da carta stampata. A definire uno “tsunami” il problema delle combine nel mondo del tennis è stato direttamente un investigatore in seno alla Tennis Integrity Unit (TIU), una delle tante voci che l’Independent Review Panel, commissione indipendente presieduta da Adam Lewis QC, ha ascoltato per redarre l’ampio documento di oltre 1200 pagine costato ben 27 mesi di lavoro e circa 20 milioni di sterline. La cifra sembra essere stata interamente finanziata dagli organi di governance tennistica – ATP, WTA, ITF e il board che riunisce i quattro Slam – che nel febbraio 2016 avevano accettato di sottoporsi a tale procedura: la commissione, composta appena da tre elementi, avrebbe ricevuto dai suddetti organi ogni ausilio possibile per completare una profonda attività di ricerca volta a identificare cause e possibili rimedi al problema delle scommesse illecite.

Alla divulgazione del report nella giornata di mercoledì 25 aprile ha fatto seguito una conferenza tenuta nel primo pomeriggio dallo stesso Lewis, in cui sono state tirate le fila del discorso; dopo aver preso atto della testimonianza di circa 200 figure di spicco – direttori di tornei, operatori di scommesse, dirigenti delle varie federazioni tennistiche – e 3300 tennisti professionisti la commissione ha racchiuso in 12 ‘raccomandazioni’ le direttive che il mondo del tennis dovrà impegnarsi a recepire nell’immediato futuro. ATP, WTA e ITF – compresi i siti ufficiali di Wimbledon e US Open – hanno risposto con un omologo comunicato di accettazione di queste direttive il cui succo è così riassumibile: sappiamo che esiste un problema, prendiamo atto delle vulnerabilità che ci impegneremo a colmare con interventi normativi e cogliamo l’occasione per sottolineare che la commissione non ha evidenziato alcun dolo da parte nostra nei processi di controllo ed eventuale condanna dei comportamenti illeciti.

ATP SCAGIONATA, ANCHE SE…

 

Qual è il contenuto del report? Il discorso è più articolato di quanto il comunicato conciliante dei ‘bodies‘ del tennis lascerebbe immaginare. Il report conferma che esiste un malcostume, che questo malcostume è molto esteso ma relativamente confinato ai tornei minori – soprattutto gli ITF maschili e femminili entro i 25000 dollari di montepremi – e che se qualcosa è stato fatto per combatterlo non tutte le risorse sono state utilizzate nel modo migliore. ATP e WTA ne risultano virtualmente ‘scagionati’, sia in virtù del loro operato – ritenuto sufficiente – in occasione delle controversie che negli anni sono emerse, sia perché queste controversie hanno riguardato molto di rado partite del circuito maggiore. Il caso più eclatante rimane probabilmente a distanza di anni l’incontro del 2007 a Sopot, Polonia, con in campo Nikolay Davydenko (all’epoca n.4 del mondo) e Martin Vassallo Arguello: la commissione evidenzia che non è stato possibile avere accesso alla documentazione completa dell’incidente, all’interno della quale figurerebbe anche il contenuto del cellulare personale di uno dei due tennisti (non è specificato a chi appartenga). In quell’incontro Davydenko si ritirò nel terzo set dopo un flusso estremamente anomalo di scommesse quantificabile in oltre cinque milioni di euro.

L’altra macchia menzionata nel report è quella del possibile ‘ritiro insabbiatore’ di un tennista nel 2003, al quale si fa riferimento come ‘Player B’: sembra che l’ATP abbia in qualche modo convinto questo tennista a terminare la sua carriera per evitare di concludere un procedimento che gli avrebbe comunque impedito di disputare altre partite, ma al contempo avrebbe costituito un’onta per l’ATP stessa. Come nel caso dell’incontro di Sopot anche in questo caso la commissione non ha avuto accesso alla documentazione completa, così che il panel dei tre esperti non ha potuto esprimersi compiutamente.

Accanto a queste due possibili nefandezze scovate dalle ricerche del report, compare anche una sezione che verosimilmente sarà la meno apprezzata dagli attori a cui meno questo documento si rivolge: i tennisti. È quella nella quale si suggerisce di applicare criteri di maggiore trasparenza agli ingaggi che i tornei del circuito ATP promettono ai tennisti per convincerli a prendervi parte. Qualora non fosse possibile rendere pubbliche queste cifre – è quanto il documento chiede – si suggerisce di abolire la pratica.

ITF E TIU: DOVE SBAGLIANO

Accantonato il discorso relativo all’ATP, ITF e soprattutto TIU ne escono con una ancor più considerevole tirata d’orecchie. L’ITF è al centro della prima e più rigida tra tutte le raccomandazioni del report. La federazione internazionale deve porre un freno alla vendita dei dati ufficiali relativi agli incontri dei tornei minori. In particolare, la soluzione caldeggiata sarebbe quella di eliminare i livescore negli ITF da 15K e 25K, che forniscono il terreno ideale per la proliferazione delle scommesse illecite: nel documento si leggono nomi e cognomi dei responsabili, ovvero la federazione internazionale e Sportradar, una piattaforma norvegese di rilevamenti statistici con la quale ITF ha addirittura rinnovato la sua partnership settennale appena tre mesi fa ampliando il ventaglio dell’offerta e contestualmente la mole di dati che vengono messi a disposizioni di terzi. Secondo il New York Times un portavoce di Sportradar, Alex Inglot, avrebbe già reagito alla proposta definendola ‘irrealistica’ e soprattutto ‘potenzialmente illegale’.

Qualora ITF rompesse questo accordo che impatta non poco sulle sue finanze, secondo il panel dovrebbe toccare agli altri attori in gioco – ATP, WTA e i quattro Slam – compensare la federazione internazionale dei mancati introiti. In accordo con il principio che le scommesse sono un problema di tutti, e l’impegno per risolverlo dovrebbe quindi essere equanime. Parafrasando quanto è stato detto da Lewis in conferenza, la sensazione è che ITF abbia pensato di emulare ATP e WTA vendendo il livescoring senza pensare troppo alle conseguenze; l’assenza di un tracciamento ufficiale dei punteggi dei tornei minori, stante il bacino finanziario molto limitato del circuito, renderebbe economicamente non sostenibile lo sforzo da parte di soggetti terzi di sviluppare un livescore parallelo e ‘ufficioso’.

Nel caso dei grandi tornei, ovviamente immuni da accuse sul cospicuo lucro del livescoring che ad alti livelli è ormai imprescindibile, si riscontra invece l’anomalia di alcune sponsorship dirette tra tornei e agenzie di scommesse: anomalia in probabile remissione dopo i casi dell’Australian Open – che ha dovuto mollare William Hill – e di Amburgo, ormai ex Bet-and-win Open.

Le accuse a TIU sono addirittura più gravi e riguardano l’intera struttura dell’organo nato nel 2009 come garante dei principi di integrità nelle competizioni tennistiche. La commissione contesta a TIU una mancanza di personale qualificato, e in particolare l’assenza di figure che abbiano competenza specifica in materia di scommesse sportive, e pur rilevando una preoccupante carenza di risorse per gestire l’enorme problema ritiene che quelle a disposizione siano state mal sfruttate. Nel contesto della descrizione di un organo la cui organizzazione appare largamente perfettibile, l’accusa si allarga anche all’impianto di controllo dell’operato di TIU: di questa sorveglianza dovrebbe occuparsi il Tennis Integrity Board, ma tale mansione non verrebbe svolta nel modo corretto a causa di una certa deferenza nei confronti del TIU stesso. Il problema, vecchio come il mondo, di controllori (insufficienti) dei controllori (negligenti).

Tra le varie lungaggini del documento, comunque difficile da contestare, compare un passaggio probabilmente cruciale che merita di essere proposto integralmente: “Gli accordi di vendita dei dati hanno messo migliaia di incontri a disposizione del betting, creando l’opportunità per i giocatori di scommettere o di essere corrotti. È oggi possibile piazzare scommesse online su una mole di partite che si giocano a un livello di competizione che non è precisamente definibile come ‘professionistico’, e nelle quali il rischio di violazione è verosimilmente più alto“. Non sembrano necessarie ulteriori aggiunte, il punto è esattamente questo. Nell’equazione che prende in esame l’indotto finanziario di questi tornei e i guadagni che i tennisti mediamente ne ricavano, al netto delle spese per parteciparvi, sembra assolutamente sproporzionato il giro di scommesse che vi gravita attorno.

I PROSSIMI SVILUPPI

Per completezza, e in attesa di ulteriori pronunce ufficiali da parte degli organi direttamente interessati, ecco una sintesi delle raccomandazioni riassunte nell’executive sommary del documento:

  • Restrizioni sulle vendite di dati relativi ai match del circuito ITF (15K e 25K), con particolare riferimento ai livescore
  • Valutazione più realistica del numero di giocatori considerabili ‘professionisti’ e miglioramento della condizione finanziaria dei tennisti minori
  • Istituzione di un supervisore indipendente per TIU
  • Corso di formazione per tennisti (e addetti ai lavori) sul tema dell’integrità come condizione necessaria per operare nel mondo del tennis
  • Controllo più stretto degli atleti, anche in riferimento alle procedure di accredito e degli abusi che ricevono sulle piattaforme online
  • Riforma del TIU: più competenza, più risorse e smaltimento dei casi arretrati
  • Snellimento dei processi disciplinari
  • Maggiore trasparenza da parte di TIU
  • Maggiore cooperazione tra TIU e federazioni, ma anche forze dell’ordine, organi di governo e generiche ‘terze parti’ implicate nei procedimenti

ATP, WTA e ITF hanno tempo fino al 25 giugno per proporre eventuali correttivi agli estensori del documento, termine oltre il quale la giostra si fermerà e verrà rilasciato il report definitivo. A quel punto, gli organi di governance dovranno dimostrare fattivamente di aver recepito le direttive, sebbene la commissione non abbia alcun potere di imporre scadenze né di suggerire eventuali punizioni per inadempienza. Un lavoro certosino, largamente condivisibile ma comunque ancora lontano dal trovare un’attuazione concreta – che spetta appunto a chi redige i regolamenti – e che soprattutto è stato finanziato dagli stessi attori nelle cui tasche si è scavato.

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WTA

A Praga, Giorgi vince in rimonta. Halep passa al settimo match point

Camila a corrente alternata. Esordio complicato per la n.2 del mondo. La spuntano entrambe al tie-break decisivo

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Il lunedì di pioggia lascia il posto a una giornata almeno inizialmente calda e soleggiata in quel di Praga. Fra i tanti incontri in programma, sono impegnate anche le due tenniste azzurre presenti in tabellone, Paolini e Giorgi, con diverse fortune, la favorita del seeding Halep e la sua principale antagonista Martic. Non sono mancati neanche i forfait: non sono scese in campo Daria Kasatkina per un infortunio agli ischiocrurali, la campionessa di Palermo Fiona Ferro a causa di un problema a una costola e Dayana Yastremska per un meno “atletico” mal di denti, sostituite da tre lucky loser. E abbiamo visto il gold badge Kader Nouni vestire i panni di uomo dei campi (in senso figurato, letteralmente ha solo indossato la mascherina) per passare ripetutamente lo “straccio” bonificando la palude in cui gli addetti avevano trasformato il campo 10 al termine del primo set di un incontro poco interessante.

CAMILA SUL FILO DI LANA – Dopo il bel torneo della settimana scorsa, Camila Giorgi torna in campo per un’altra battaglia e batte la diciottenne ucraina Marta Kostyuk al tie-break del terzo. Una Giorgi che “ha fatto il suo gioco” e ha avuto ragione di un’avversaria che, attualmente n. 140 WTA, si conferma ottima promessa.
Un doppio fallo e un tentativo di smorzata di Giorg permettono il 3-1 a Kostyuk che, inesperta, probabilmente pensa al contrario (“non regalare punti facili”), incespica sul servizio e fa rimanere in scia Camila che poi completa la rimonta all’ottavo gioco. Entrambe sembrano adottare il principio del non mettere pressione all’avversaria quando si trova sotto nel punteggio del game e regalano punti invece di tenere la palla in campo. Non proprio inaspettati, due errori necessariamente macroscopici di Giorgi chiudono il set a favore di Kostyuk. È però tutta un’altra musica nel secondo parziale: oltre a un punto importante giocato prendendosi l’opportuno margine sulla rete che per un attimo fa preoccupare per le condizioni di salute di Camila, la nostra aggiusta almeno momentaneamente la mira travolgendo Marta, pressoché impossibilita a contenere come era riuscita a fare finora; un piccolo passaggio a vuoto nella fase centrale non compromette l’esito del parziale che termina 6-2.
La partenza è invece da dimenticare nel set decisivo, ma l’azzurra ritrova i colpi riprendendosi il break e pareggiando al sesto gioco. Kostyuk tiene un servizio che vale oro, ma il vantaggio esterno che Camila annulla con decisione è altrettanto determinante, anche se la risposta torna a essere poco incisiva e la 2002 di Kiev può tornare avanti senza sprecare energie. Giorgi non vacilla servendo per restare nel match e interpreta il tie-break alla sua maniera, staccando Kostyuk con vincenti clamorosi, ma con sbavature che la tengono in vita (tennistica). È però l’ucraina a compromettere l’esito sbagliando la risposta aggressiva sul 4-5 che accompagna con uno dei soliti urli acutissimi e Camila si guadagna il secondo turno contro Elise Mertens.

La belga si è imposta su Jasmine Paolini per 7-5 4-6 6-3 in un incontro estremamente equilibrato durato due ore e tre quarti. Complessivamente più che buona la prestazione dell’azzurra che ha perso il match per qualche imprecisione sui punti pesanti, nonostante sia riuscita a rientrare nel primo parziale annullando un set point sul servizio belga con un bel dritto, per poi cedere nuovamente la battuta e fallire due occasioni per il tie-break. Persa la seconda partita, Mertens accelera nel finale e vince il suo primo incontro dalla ripartenza dopo la precoce sconfitta palermitana inflittale da Sasnovich.

 

HALEP, CHE FATICA – Come aveva già fatto nei due confronti del 2019, Polona Hercog costringe al terzo set Simona Halep per poi cedere alla numero 2 del mondo. Simona, che aveva allungato di una settimana l’attesa dei fan con il forfait di Palermo, ha scelto di ripartire dal torneo di Praga, al termine del quale deciderà se partecipare allo US Open.
Dopo i primi due giochi combattuti, Halep prende il largo tra le usuali solidità e facilità nei cambi in lungolinea. Il 6-1 e il break in apertura suggeriscono che ormai siamo a metà della sessione di allenamento, ma Polona si riaccende quasi dal nulla dopo un paio di bei punti e la partita gira completamente: Simona cala in modo evidente, si irrigidisce, sbaglia, mentre la slovena piazza smorzate vincenti e soprattutto 6 giochi di fila. La lotta infuria nella partita finale, Simona sfodera tutta la sia grinta, eppure si fa prima raggiungere dal 3-1 poi dal 5-3, quando serve invano per il secondo turno e poi non sfrutta tre match point consecutivi in risposta – risposta non pervenuta in nessuna delle occasioni. Altre tre palle per andare in doccia evaporano al dodicesimo game finché, al tie-break Halep trasforma prontamente (per così dire) il primo di altri tre match point con un gran rovescio lungolinea scoccato in allungo ben lontana dal campo. Al prossimo turno troverà la wild card ceca Barbora Krejcikova, ottava del mondo in doppio ma oltre la centesima posizione in singolare.

PETRA, LINDA E LE ALTRE – La n. 2 del tabellone Petra Martic supera in due set la russa Varvara Gracheva, mentre cadono le teste di serie Pavlyuchenkova (n. 6), Strycova (7) e Sevastova (9) per mano rispettivamente di Arantxa Rus, Sara Sorribes Tormo e Irina-Camelia Begu. Primo incontro nel Tour WTA per la quindicenne ceca Linda Fruhvirtova che si arrende in due set alla connazionale Kristyna Pliskova, n. 69 del ranking. Allieva della Mouratoglou Academy con la sorella Brenda, Linda gioca già piuttosto bene, ma la differenza tra le due è evidente e la mancina di Louny, gettati due match point consecutivi in risposta che riaprono il secondo parziale, torna ad affidarsi a dritto e servizio (oltre che alle seconde “da quindicenne” e a un paio di errori dell’avversaria) e chiude 7-5.

Risultati:
[1] S. Halep b. P. Hercog 6-1 1-6 7-6(3)
[2] P. Martic b. V. Gracheva 7-6(2) 6-3
C. Giorgi b. M. Kostyuk 4-6 6-2 7-6(4)
I.C. Begu b. A. Sevastova 6-2 6-2
[3] E. Mertens b. J. Paolini 7-5 4-6 6-3
A. Rus b. [6] A.Pavlyuchenkova 7-5 6-2
[WC] B. Krejcikova b. M.P. Tig 6-4 6-3
S. Sorribes Tormo b. [7] B. Strycova 7-6(3) 6-1
Kr. Pliskova b. L. Fruhvirtova 6-2 7-5
L. Tsurenko b. E. Alexandrova 6-2 6-4
M. Frech b. E-G. Ruse 7-6(8) 6-3
L. Kung b. A. Bolsova 6-4 6-3
A Bogdan b. S. Sanders 6-1 6-1
T. Zidansek vs K. Siniakova
L. Siegemund vs M. Sherif

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Al femminile

Cinque temi da Palermo

Le prestazioni di Elisabetta Cocciaretto e Camila Giorgi, la sfortuna di Ludmila Samsonova, gli arbitraggi di Marta Mrozinska e altro ancora sul torneo International disputato in Sicilia

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Camila Giorgi e Dayana Yastremska - Palermo 2020 (da Twitter @LadiesOpenPA)

1. Il rodaggio agonistico
Che non sia semplice tornare a giocare dopo tanti mesi senza match ufficiali, e che gli allenamenti e le esibizioni non siano esattamente la stessa cosa rispetto a un torneo WTA, lo abbiamo verificato nei primi giorni di partite in Sicilia.

Attraverso le qualificazioni sono entrate nel tabellone principale cinque giocatrici: le quattro previste inizialmente (Kaja Juvan, Ludmila Samsonova, Aliaksandra Sasnovich, Nadia Podoroska) più una lucky loser (Oceane Dodin). Di queste cinque giocatrici, solo Podoroska non ha vinto almeno un match nel main draw, subito sconfitta dalla futura vincitrice del torneo Fiona Ferro. Le altre quattro tenniste provenienti dalle qualificazioni hanno superato all’esordio le loro avversarie. Avversarie che, evidentemente, avevano sì una classifica migliore, ma non la stessa abitudine al ritmo partita.

Samsonova ha sconfitto Kirsten Flipkens, Sasnovich ha battuto prima Elise Mertens (testa di serie numero 4) poi Jasmine Paolini; Dodin ha eliminato Tamara Zidansek, mentre Juvan ha estromesso la testa di serie numero 2 Marketa Vondrousova. È molto probabile che i match che avevano alle spalle le abbiano aiutate a essere più pronte una volta entrate nel tabellone principale.

Poi però, man mano che il torneo si è sviluppato, si è affacciato il rovescio della medaglia. Se ne è parlato già in passato: a livello femminile una grande differenza tra i tornei WTA e gli Slam, anche se entrambi disputati due set su tre, è data dal giorno di riposo fra un turno e l’altro. Il giorno di riposo rende molto più eque le condizioni per tutte le partecipanti. Al contrario, scendendo in campo un giorno dopo l’altro, sul risultato di una partita possono influire le scorie lasciate dei match precedenti e non ancora riassorbite.

Le qualificate di Palermo inizialmente hanno avuto il vantaggio di “partire lanciate” nel primo turno del main draw, ma poi nello sviluppo del torneo hanno risentito della stanchezza causata dai tre match consecutivi affrontati in più. Questo aspetto è emerso in modo evidente per due avversarie di Petra Martic: sia Samsonova che Sasnovich a inizio partita mi hanno dato l’impressione di giocare meglio di Petra, ma a lungo andare non sono riuscite a tenere il loro miglior ritmo per poter prevalere.

2. Elisabetta Cocciaretto
Cominciamo con qualche dato. Elisabetta Cocciaretto è nata ad Ancona il 25 gennaio 2001. Ha alle spalle una interessante carriera da junior (semifinale al Bonfiglio e all’Australian Open 2018), prima del passaggio a livello pro, in parte ostacolato dalla impossibilità di giocare come programmato a causa della pandemia.

Personalmente l’ho vista giocare dal vivo per la prima volta a Wimbledon 2018, nel torneo junior. Allora era stata eliminata al terzo turno dalla cinese Wang Xinyu (che sarebbe arrivata in semifinale), sovrastata dalla pesantezza di palla di una giocatrice più alta di lei di quasi 20 centimetri. Mi ricordavo dell’impressione che avevo avuto allora: quella di una giocatrice sorprendentemente matura sul piano tattico, capace di costruire i punti con molta logica, ma in difficoltà di fronte alle potenza di certe avversarie.

Evidentemente il tempo trascorso da allora non è passato invano, se Cocciaretto a Palermo è riuscita a sconfiggere una tennista con un dritto di stampo maschile come Polona Hercog, e poi anche a battere una giocatrice che è da diverso tempo attorno alla posizione numero 20 del ranking come Donna Veikic. Elisabetta si è fermata nei quarti di finale di fronte ad Anett Kontaveit, (6-1 4-6 6-1), in un match nel quale è calata alla distanza. Cosa più che comprensibile per una tennista con poca esperienza ad alti livelli.

Sicuramente non l’ho vista giocare a sufficienza per sbilanciarmi con un giudizio definitivo su di lei. Preferisco dire che cosa, oggi, mi convince di più e che cosa di meno. Oltre alle doti tattiche di cui ho già parlato, a Palermo mi ha sorpreso positivamente per la capacità di entrare con i piedi nel campo e prendere in mano lo scambio ogni volta che si è presentata l’occasione. A mio avviso si tratta di un progresso fondamentale per fare strada a livello WTA. È un progresso che di recente, hanno compiuto, per esempio, Iga Swiatek e Sofia Kenin: quando si ha la palla per dominare lo scambio non si può tentennare, occorre prendersi tutti i vantaggi possibili. E Cocciaretto a Palermo ha dimostrato di saperlo fare.

Non mi è invece del tutto chiaro il valore del suo servizio, e quanto potrà incidere (nel bene come nel male) su superfici diverse dalla terra rossa. Non dimentichiamo che la maggior parte del circuito si svolge sul cemento, superficie dove i colpi di inizio gioco pesano di più rispetto alla terra. Su questo aspetto fondamentale non me la sento di esprimere un giudizio.

In ogni caso, dopo il quarto di finale di Palermo (dove era presente grazie a una wild card), Elisabetta ha ottenuto il proprio best ranking (posizione 144). Attualmente ha 444 punti nella classifica WTA. Per sperare di entrare direttamente negli Slam del prossimo anno avrebbe bisogno di circa 200 punti in più. Con il livello di gioco espresso in Sicilia penso potrebbe farcela, ma bisognerà vedere quante e quali occasioni avrà di giocare nel prossimo futuro, visto il quadro molto limitato di tornei organizzati durante questo anomalo 2020.

a pagina 2: Camila Giorgi, prestazioni e qualità di gioco

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WTA

Fiona Ferro campionessa della ripartenza: domina Kontaveit nella finale di Palermo

Fiona Ferro vince il Palermo Ladies Open. Ottima performance della francese che domina l’estone Anett Kontaveit in due set

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Esattamente cinque mesi dopo l’ultima finale WTA, il circuito femminile e il tennis mondiale incoronano a Palermo la prima campionessa della ripresa post lockdown. Accade in Italia, al Palermo Ladies Open, dove sui campi del Country Club la francese Fiona Ferro supera in finale l’estone Anett Kontaveit col punteggio di 6-2 7-5. Prestazione ineccepibile per la transalpina, davvero di …ferro, nata in Belgio e di papa’ italiano (Padova), che domina nettamente una Kontaveit che, pur non sufficientemente incisiva durante il match, è riuscita a portarsi due volte in vantaggio nel corso del secondo parziale. Fiona ha imposto per tutto l’incontro un ritmo infernale all’avversaria, grazie a un servizio molto aggressivo e martellandola sugli angoli; a fine partita i vincenti saranno ben 51. Con la vittoria a Palermo, Fiona Ferro, attuale n. 53 del mondo, da lunedì entrerà in top 50 a n.44.  Per lei si tratta del secondo titolo dopo quello vinto un anno fa a Losanna (in finale sulla connazionale Cornet).

LA PARTITA

Una giornata e una finale storica per il tennis femminile e la città di Palermo. Il Country Club del capoluogo siciliano ha l’onore di assegnare il primo titolo WTA dopo ben cinque mesi di stop in questa stagione 2020 funestata dal coronavirus. L’ultima tennista a sollevare un trofeo è stata Elina Svitolina, l’8 marzo scorso, vittoriosa a Monterrey contro la ceca Marie Bouzkova. Le protagoniste di questa prima finale della ripartenza sono la francese Fiona Ferro e l’estone Anett Kontaveit, al loro secondo scontro diretto. Per la Kontaveit, 24 anni e n. 22 del mondo (ma ex n.14 e da oggi n.20) si tratta della sesta finale in carriera mentre per la Ferro, 23 anni e n. 53 WTA, è appena la seconda finale ma il suo score è immacolato dopo quella vinta contro Alizé Cornet. Due finali, due vittorie. E nel suo percorso palermitano un solo set perso, quello con Camila Giorgi che l’aveva dominata nel primo set, 62. Cui aveva fatto seguito un 62 per lei e un 75 finale. Prima della Giorgi la Ferro aveva battuto in due set anche la Errani. A sentire il suo coach il match con la Errani era stato il più duro come stress…”perché Sara nel primo set giocava davvero bene e le aveva messo grande pressione. Curiosamente però la Ferro avrebbe poi detto che il match più duro era stato invece quello con Camila, effettivamente più incerto fino alla fine.

 

FIONA DI “FERRO” NEL PRIMO SET – La francese mostra subito la grande personalità messa in campo per tutto il torneo e strappa il servizio all’avversaria alla prima palla break. Si salva dal contro-break con grande aggressività da fondo campo e sale 2-0. Continua a spingere all’impazzata Fiona, infliggendo ad Anett un ritmo che l’estone fatica a tenere. Kontaveit resta attaccata allo score e, alla fine, dopo tre giochi sofferti, riesce ad aggiudicarsi il primo game del match, avvicinandosi 1-2. Ferro non si scompone e continua a martellare allungando ancora sul 3-1.

Ottimizza il break ottenuto ad inizio match salendo ancora 4-2. Potente e chirurgica, martella da un lato all’altro del campo, cercando angoli e profondità, mandando in apnea Kontaveit.

Anett Kontaveit al Palermo Ladies Open 2020 (foto Twitter @LadiesOpenPA)

Sul 5-2, Ferro si procura tre setpoint ma Anett riesce a raggiungerla sul 40-40. Per Fiona c’è una quarta palla del set ma l’estone fa partire dalle corde un vincente lungolinea di rovescio che lascia ferma l’avversaria. Annulla anche il quinto setpoint ma, al sesto, nulla può, subendo per l’ennesima volta il servizio dirompente di Ferro che, dopo 40 minuti, intasca la prima frazione con lo score di 6-2.

LA REAZIONE DI KONTAVEIT NON BASTA – L’Inizio del secondo set segue lo stesso copione del primo ma questa volta a favore della tennista estone che cerca di reagire, strappa per la prima volta il servizio all’avversaria e si porta sul 2-0. Tuttavia, il vantaggio estone dura un attimo e Fiona annulla il gap raggiungendo l’avversaria sul 2-2. Sul 3-3, Kontaveit ha un ulteriore guizzo d’orgoglio che le permette di salire ancora in vantaggio sul 4-3. La francese però non regala nulla con il servizio che le frutta tanti punti gratuiti.

Alcuni errori di troppo da parte della transalpina permettono alla tennista di Tallinn di procurarsi un’altra palla break che Fiona prontamente annulla. Poi è Anett a fare la differenza: grazie a un ottimo dritto con cui si apre il campo, fa suo il punto del 5-3 con un impeccabile incrociato di rovescio, imprendibile per la francese. Ottima la reazione della n. 22 del mondo che le prova tutte per allungare il match al terzo. Ma è notevole anche la contro-reazione di Fiona che, per la seconda volta nel set, annulla il vantaggio dell’avversaria pareggiando sul 5-5, dopo che la ragazza estone era stata a due punti dal set nel servire sul 5-3 e 30-15. Non solo. Le infligge il break e vincendo il terzo game consecutivo può andare a servire per il match sul 6-5.

L’estone tenta il tutto per tutto, spinge, cerca angoli e profondità ma alla fine sbaglia e la francese si ritrova a due punti dal match sul 30-30. La prima di servizio le procura il match point, annullato con un vincente di rovescio lungolinea sparato disperatamente da Anett sulla “seconda” un pochino tremebonda. Ma la francesina se ne procura nun secondo. Questa volta il rovescio della estone va fuori giri e Fiona Ferro diventa la regina di Palermo. Nell’albo d’oro succede alla Svizzera Jil Teichmann, campionessa lo scorso anno quando il torneo era ritornato in calendario dopo sei anni di assenza perché i palermitani avevano “prestato” la data ai malesi di Kuala Lumpur. È, inoltre, la terza francese a trionfare a Palermo dopo Mary Pierce (1991-1992) e Sandrine Testud (1997).

Eccellente la prestazione della francese – che impreziosisce ulteriormente l’ottima performance di Camila Giorgi in semifinale – che ha dominato quasi sempre il match e soprattutto ha dimostrato una forza mentale invidiabile rimontando due volte Kontaveit nel secondo set. La prima campionessa della ripresa dopo il lockdown viene dunque dalla Francia anche se Fiona, allenata dall’ex coach di Pouille Emmanuel Planque, ha origini italiane (suo papà Fabrizio è italiano). Una ripartenza alla grande per lei che, da lunedì, sarà n.44 WTA con il suo allenatore che ha talmente tanta fiducia nel suo potenziale da sostenere, sottolineando “il suo formidabile dritto e la sua determinazione nel lavorare per migliorarsi” nell’intervista resa a Ubaldo Scanagatta presente a Palermo, “non mi stupirei se riuscisse a entrare tra le prime cinque del mondo”. E se così fosse peccato che la ragazza che ha il passaporto italiano grazie al papà che e’ di Padova ed proprietario di una pizzeria in Costa Azzurra vicino Nizza – ha invitato il direttore a mangiarla chez Ferro! – non abbia optato a giocare per l’Italia. Due finali, due vittorie, Losanna e Palermo, dopo 6 vittorie consecutive nelle esibizioni francesi quest’estate (2 su 2 contro la Mladenovic), una potenziale top-player di 23 anni ci avrebbe fatto davvero comodo anche se – dice Planque che e’ succeduto a Huet lo scorso dicembre – “preferisce non esprimersi in italiano sebbene lo parli un po’ …perché è’ troppo timida”. Ma sul campo non lo e’ affatto. E risentiremo parlare di lei, vedrete.

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