WTA Madrid: Kvitova piega una grande Bertens, terzo titolo in Spagna

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WTA Madrid: Kvitova piega una grande Bertens, terzo titolo in Spagna

Al termine di un’autentica battaglia durata 2 ore e 52 minuti, Petra torna a vincere alla Caja Magic tre anni dopo l’ultima volta. Decisivo il break nell’ottavo gioco del set decisivo

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dal nostro inviato a Madrid

[10] P. Kvitova b. K. Bertens 7-6(6) 4-6 6-3

 

Poco meno di tre ore di una finale che con anticipo si candida ad essere la partita dell’anno confermano per l’ennesima volta la spettacolarità e le grandi emozioni che il tennis femminile sa regalare. Soprattutto, certificano, che Petra Kvitova, al quarto titolo del suo 2018 e al terzo a Madrid è in una forma eccezionale: impressiona non solo per la classe cristallina che i suoi colpi testimoniano, ma anche per la grande fame di vittoria e la capacità di non abbattersi nei momenti difficili del match. Ora la ceca è seconda nella Race e, una tennista come quella vista sin qui nel 2018, può davvero puntare anche alla corona di numero 1. Grandi onori anche a Kiki Bertens, autrice anch’ella di una prova commovente per dedizione e voglia di lottare e ammirevole per il tennis di pregevole fattura che ha messo in mostra: quella vista qui a Madrid, merita decisamente di più, specie sulla terra, del numero 15 della classifica al quale salirà dalla prossima settimana.

Il clima è completamente cambiato da quello col quale si è giocato nei precedenti giorni di torneo: la temperatura è scesa sotto i 15 gradi e tira un fastidioso vento, quando le due entrano in campo per iniziare il riscaldamento. Dalle mezze maniche con le quali si assisteva tranquillamente ai turni serali, si passa cosi in poche ore ad aver bisogno di maglione e giacca, un segnale di come le condizioni di gioco cambiate piuttosto significativamente. Partono determinate e concentrate entrambe, dall’alto della fiducia che hanno nel loro tennis dell’ultimo mese: dopo quindici minuti di gioco si è ancora sull’1-1. Le due finaliste, per arrivare a sfidarsi, hanno perso entrambe un solo set nel loro cammino madrileno e, soprattutto, vengono da un’ottima serie di risultati, tutti sulla terra (sebbene quella verde di Charleston, nel caso dell’olandese): Kvitova ha vinto dodici delle ultime tredici partite giocate, Bertens unidici delle ultime dodici. Numeri che fanno dire che la finale si giochi tra le due tenniste più in forma del circuito su questa superficie.

Il primo sussulto della partita lo si ha nel quinto gioco, quando la ceca conquista due palle break consecutive: sulla prima, Kvitova sbaglia la risposta, sulla seconda la Bertens si salva con un bellissimo passante di rovescio. Nel gioco successivo, l’olandese ha a sua volta tre palle break consecutive, che riesce a sfruttare già alla prima, con la complicità di un dritto in corridoio della ceca. La numero 10 del mondo, alla trentunesima finale della carriera –“Amo giocare le finali, è per quello che gioco a tennis, per conquistare titoli”, aveva detto ieri in conferenza stampa- è però determinatissima a non lasciarsi sfuggire l’assegno di circa 1 milione e 200 mila dollari che va alla vincitrice del torneo e, soprattutto, i relativi 1000 punti in classifica, che le darebbero l’ottavo posto in classifica e una molto indicativa e confortante seconda piazza nel ranking Race che considera i risultati nel solo 2018. Così, stringendo i denti, riesce a riportare il set in equilibrio sul 4 pari, quando sono già trascorsi 46 minuti di piacevolissimo tennis.

La ceca, conscia di non avere vantaggi in scambi troppo lunghi, prova a fare la partita e cercare maggiormente i vincenti appena le sia possibile, ma dall’altra parte ha una giocatrice che si muove benissimo e sa sempre cosa fare. Senza ulteriori palle break, si arriva al tie break: epilogo più giusto di un set nel quale, nonostante il gran freddo, il pubblico si è appassionato al bel tennis di questa finale, dividendosi nel sostegno tra Kvitova (la maggioranza) e Bertens. Petra lo gioca con coraggio, non demordendo quando viene rimontata prima dal 4-2 e poi dal 6-4. Conquista il terzo set point al termine di un grande scambio, chiuso con un dritto giocato in prossimità della rete. Un rovescio in rete di Bertens regala, dopo ben 74 minuti, il primo set a Kvitova, che si lascia andare a un urlo di gioia, mentre la sua avversaria olandese, a sorpresa, sfoga sua frustrazione scaraventando la racchetta per terra.

La finale si mantiene bella ed equilibrata anche nel secondo set: la prima ad avere l’opportunità di staccare nel punteggio l’avversaria è Bertens, che nel quinto gioco guadagna due palle break: una la spreca con un dritto lungo, la seconda glie l’annulla Kvitova con un servizio vincente. Gli organizzatori con l’approssimarsi dell’oscurità e di un ulteriore calo della temperatura,  preferiscono, giustamente, chiudere il tetto e dal gioco successivo si gioca in condizioni indoor. Il break per Bertens è solo rimandato: arriva due giochi dopo, lanciando Kiki sul 5-3. Si tratta dello strappo decisivo, anche perché Petra nel secondo set non è mai arrivata nemmeno ai vantaggi sul servizio dell’avversaria, che con un ace, porta, dopo 1 ora e 58 minuti, il match al terzo. Con il tetto chiuso, fa ovviamente molto meno freddo all’interno del Manolo Santana e questo favorisce lo spettacolo: si gioca sempre meglio, entrambe, così vicine e allo stesso tempo così lontane dal titolo ambito, danno ogni stilla di energia a loro disposizione per vincere una finale incredibilmente equilibrata.

L’inizio del terzo set è spettacolare ed è forse il culmine di un grande match: entrambe hanno diverse occasioni per brekkare, nel primo turno di servizio dell’avversaria,  ma, al termine di game molto lunghi, arricchiti da punti di pregevolissima fattura, entrambe devono rinunciare alla fuga nel punteggio. Dopo due minuti e trentacinque, arriva la prima svolta: Petra, grazie a un paio di punti splendidi, arriva a due palle break. La prima è annullata con un ace dall’olandese, la quale sulla seconda, incappa in un drammatico doppio fallo che spedisce la ceca sul 4-2. L’allungo non è però definitivo: Kiki, mostra di avere ancora benzina e guadagna palla break con una splendida palla corta di rovescio, dopo uno scambio di un’elevatissima intensità. Petra ne risente e nel punto successivo affossa il rovescio in rete. Difficile scegliere un game più bello dell’altro in un terzo set meraviglioso, ma forse l’ottavo è quello che meglio simboleggia la partita: si vedono punti magnifici di entrambe, che davvero attirano l’ammirazione incondizionata del pubblico, ma alla fine, alla quarta palla break, aiutata anche un po’ dal nastri, Petra va a servire per il match. Bertens non ne ha più e dopo due ore e 51, Kvitova conquista per la terza volta Madrid e possono partire gli scroscianti applausi di un pubblico entusiasta per lo spettacolo a cui ha assistito. Grazie Petra, grazie Kiki!

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WTA Portorose: una grande Jasmine Paolini conquista il suo primo titolo

L’azzurra si libera in fretta dell’emozione per la sua prima finale e supera Alison Riske rimontando due break di svantaggio nel primo set. Sarà n. 64 del mondo

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

J. Paolini b. [3] A. Riske 7-6(4) 6-2

Alla sua prima finale del Tour maggiore, Jasmine Paolini parte contratta ma poi doma l’emozione e l’avversaria, imponendosi in due set sulla n. 3 del seeding Alison Riske, lei invece per la decima volta all’atto conclusivo di un torneo, per quanto solo in due occasioni sia riuscita ad alzare il trofeo. Il WTA 250 di Portorose si conclude così nel migliore dei modi per l’allieva di Renzo Furlan, giunta in finale superando le più quotate Yastremska, Cirstea e Putintseva, oltre che Kalinskaya, per un titolo che lunedì le varrà il nuovo best ranking al 64° posto.

Un incontro iniziato sentendo la pressione per Jasmine che ha ritrovato il suo miglior tennis quando il primo parziale sembrava ormai compromesso dal 2-5 pesante. Lì è iniziata la rimonta che si sarebbe fatta sentire nella testa di Alison nel secondo set. Un trionfo che conferma i progressi compiuti e la sempre maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Una nota positiva, nonostante la sconfitta, anche per Riske, che in questa settimana slovena è tornata a vincere due incontri di fila dall’Australian Open 2020, dopo aver patito le conseguenze di una fascite plantare; ora, pienamente recuperata dal punto di vista fisico, sta rimettendo insieme il gioco che l’aveva portata al n. 18 WTA alla fine del 2019.

 

IL MATCH – La pioggia ritarda l’ingresso in campo delle giocatrici di quasi due ore e mezza rispetto alle ore 17 originariamente previste. C’è però giusto il tempo per un paio di minuti di palleggio preliminare perché Jasmine fa notare che almeno la sua metà campo presenta ancora zone bagnate e quindi pericolose. Un’altra mezz’ora se ne va e finalmente si comincia con Paolini che ha scelto di servire. Entrambe commettono alcuni errori di troppo che si traducono in tre break, finché Riske tiene, subito imitata da Jasmine grazie anche ai primi punti diretti portati dalla battuta – fondamentale in cui la 175 cm da Pittsburgh è superiore. Spinge affidandosi alle sue solite traiettorie relativamente piatte, Alison, che si produce in un paio di buone chiusure a rete ma anche in altrettanti attacchi pentiti, forse preoccupata della velocità dell’azzurra che ha già sfoderato un bel passante in corsa. Ancora contratta e non del tutto lucida, tuttavia, Paolini cede un altro turno di servizio mandando l’altra a servire sul 5-2.

Sarà la situazione di punteggio disperata, sarà la voglia di giocarsi davvero la sua prima finale, ma Jasmine entra finalmente in partita, mette a segno dieci punti consecutivi e, con il livello del match che si alza offrendo scambi intensi e spettacolari, prima pareggia e poi sorpassa, costringendo l’avversaria a servire per riparare al tie-break, compito che porta a termine nonostante l’iniziale 0-30. I colpi azzurri hanno cominciato a girare e il dritto, nonostante qualche imperfezione, mette la necessaria pressione alla terza testa di serie che si ritrova sotto di due mini-break dopo un punto perso sulla diagonale sinistra e uno smash fuori misura. Riske approfitta con coraggio di due scambi giocati in maniera troppo conservativa dalla venticinquenne toscana, ma un suo errore bimane manda Paolini a set point, immediatamente trasformato grazie all’errore al volo statunitense al termine di uno scambio tiratissimo in cui la nostra ha dato veramente tutto.

MTO per un massaggio alla coscia sinistra di Jasmine che ricomincia da dove aveva lasciato, vale a dire spingendo con il dritto e trovando anche ottime soluzioni con il rovescio che valgono il 2-0, mentre le statistiche mostrano il saldo vincenti-gratuiti ampiamente negativo, eppure la sfida risulta assolutamente godibile. Dal canto suo, Alison si fa vedere a rete e incide con il bimane lungolinea, ma è troppo incostante e il pareggio subito agguantato svanisce in un battito d’ali di farfalla. Vola, Paolini, e adesso tocca a lei servire sul 5-2, opportunità che non si lascia sfuggire e chiude al primo match point con un pesante dritto inside-in.

Due vittorie di fila sul cemento in un main draw WTA le aveva centrate una sola volta in carriera prima di questa settimana, al Gippsland Trophy che ha preceduto l’Australian Open. Il WTA 250 australiano era stato anche l’unico torneo assieme a Guangzhou 2019 nel quale Jasmine fosse riuscita a battere una top 50 sul duro; qui a Portorose si è spinta oltre i suoi limiti, vincendo cinque partite di fila – le ultime tre contro avversarie che abitano la top 50. In una parola, bravissima.

Il tabellone completo di Portorose

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WTA Lussemburgo: Ostapenko abdica, secondo titolo in carriera per Tauson

La lettone si sveglia nel secondo set, ma finisce per cedere al terzo. Buona prestazione per la danese che vince la seconda finale su due disputate

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Prosegue il settembre d’oro delle 2002 grazie alla vittoria di Clara Tauson nel WTA 250 di Lussemburgo. La danese vince il secondo titolo su due finali giocate, superando in tre set la campionessa in carica Jelena Ostapenko (nel 2020 il torneo non si è disputato causa pandemia) e andando a sedersi poco lontano dalla top 50 (da lunedì sarà numero 52, migliorando di diciotto posizioni il suo best ranking). La partita si è animata ed è diventata interessante da metà secondo set in poi, dopo che per un’oretta l’incostanza e il nervosismo della lettone avevano reso le cose molto facili a Tauson.

Entrambe giocano in maniera molto aggressiva da fondo, spingendo molto bene con ambedue i fondamentali. La differenza però, almeno a inizio match, è che Tauson mantiene la palla in campo con buon margine, mentre Ostapenko o piazza il vincente o sbaglia entro i primi tre colpi (più spesso la seconda). La danese trova dunque il break già nel terzo game e bissa poi nel nono, chiudendo 6-3 e guadagnandosi il diritto di servire per prima anche nel secondo set. Le difficoltà continuano per una nervosissima Ostapenko, che salva una palla break nel quarto gioco e riesce a mantenersi in scia nel punteggio. Sul 3-3, la lettone ottiene per la prima volta la chance di strappare il servizio all’avversario, ma la manca. Il nastro gliene regala un’altra smorzando in maniera imprendibile un suo slice un po’ tremebondo e Jelena stavolta non vanifica il dono della sorte, giocando in maniera molto aggressiva. L’improvviso break destabilizza Tauson che non riesce a esprimersi al meglio nei game successivi, ritrovandosi in poco tempo da una posizione di totale controllo a dover giocare un insidioso terzo set.

L’urlo con cui Ostapenko accompagna la vittoria del parziale lascia presagire battaglia e così è. La lettone addirittura sale 2-1 con un break a zero, ma si fa subito recuperare da Tauson. Il gioco decisivo probabilmente è il quinto, durato ben sedici punti: Ostapenko si procura due palle break (la prima con un gran pallonetto vincente), ma la danese riesce a cancellarle entrambe con coraggio e tiene alla fine il servizio. Lo scoglio superato permette a Tauson di recuperare sicurezza e di rimettere dunque pressione sull’avversaria, che infatti al primo momento delicato crolla. Chiamata a servire per rimanere in partita sul 5-4, Ostapenko abdica con quattro erroracci non forzati e concede a Tauson la gioia del secondo titolo in carriera.

 

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WTA Lussemburgo: la finale sarà Ostapenko-Tauson

Ostapenko si complica la vita nel secondo set, ma alla fine elimina Samsonova senza andare al terzo. Tauson supera Vondrousova in tre

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Jelena Ostapenko e Clara Tauson si giocheranno la finale 2021 del WTA 250 di Lussemburgo. La lettone ha superato in due set Liudmila Samsonova, complicandosi non poco la vita in dirittura d’arrivo in pieno stile Ostapenko. La partita è infatti filata liscia fino al 6-1 5-1 risultato toccato quando ancora mancavano una decina di minuti allo scoccare della prima ora di gioco, poi improvvisamente qualcosa si è inceppato e, dopo il controbreak a zero sul 5-2, il dominio di Jelena si è rapidamente dissolto. Dopo cinque game consecutivi persi, Ostapenko si è aggrappata al dritto e ha centrato l’approdo al tiebreak, iniziato in maniera orribile con uno svantaggio di 4-1. Da quel momento in poi però, complice anche un po’ di leggerezza di Samsonova, la lettone è tornata a spingere con coraggio, aggiudicandosi tutti i successivi sei punti e con essi il match.

Decima finale in carriera per Jelena, che domenica andrà a caccia del quinto titolo (il secondo in Lussemburgo dopo quello del 2019). Ad attenderla ci sarà Clara Tauson, danese classe 2002, che ha eliminato in tre set la testa di serie numero 5, Marketa Vondrousova. La diciottenne – compirà gli anni il prossimo 21 dicembre – è stata molto brava a gestire i vantaggi sfumati nel primo e nel terzo set, così come il secondo dominato da Vondrousova. In tutto questo va segnalato anche un problemino alla coscia sinistra (che presentava una vistosa fasciatura), che l’ha costretta a chiedere l’intervento della fisioterapista sotto 4-3 (senza break) nel terzo. In verità la pausa potrebbe averle anche permesso di rimettere in ordine le idee, tanto è vero che al rientro in campo Tauson ha vinto tre game di fila, facendo suo il match.

La danese ha gestito piuttosto bene gli scambi e soprattutto l’insidiosa diagonale sinistra, sulla quale Vondrousova è riuscita a imporsi con continuità solo nel secondo set tra incrociati liftati e repentini lungolinea. Quella di domenica sarà la seconda finale della giovane carriera di Tauson, che è emersa vincitrice dalla prima, giocata lo scorso marzo a Lione (6-4 6-1 a Viktorija Golubic).

 

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