Gli otto giorni perfetti di Giorgi a Wimbledon [FOTO]

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Gli otto giorni perfetti di Giorgi a Wimbledon [FOTO]

Da Sevastova a Makarova, passando per Brengle e Siniakova. 4 vittorie in 8 giorni e Camila è ai quarti di Slam per la prima volta in carriera. Oggi la sfida a Serena Williams

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Flash

Pagelle delle italiane: Trevisan spicca con la semifinale a Parigi, gli infortuni fermano Giorgi. Cocciaretto per il futuro

Com’è andata la stagione delle azzurre? Trevisan spicca il volo ma resta sulla terra, Bronzetti avanza a tappe, Cocciaretto e le sue prime volte, Giorgi inizia la discesa

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La nazionale italiana di BJK Cup: da sinistra Camila Giorgi, Jasmine Paolini, Elisabetta Cocciaretto, Martina Trevisan, Tathiana Garbin, Lucia Bronzetti - Alghero 2022 (foto ITF/Ray Giubilo)

A scuola ci sono le pagelle del primo quadrimestre, quelle in cui non si vedono 10 per evitare che l’alunno si ‘sieda sugli allori’ (negli incontri scuola-famiglia mai frase fu più abusata di questa, eccezion fatta per il leggendario ‘è intelligente ma non si applica’) e in cui le insufficienze non sono mai irrecuperabili. All’università c’è la sessione invernale, quella in cui studiare pesa leggermente meno perché tanto fuori fa freddo e perché si sa che nella peggiore delle ipotesi rimangono ancora due sessioni per recuperare prima della fine dell’anno accademico. I tennisti e le tenniste, invece, in inverno – per la precisione a dicembre che per due terzi è ancora autunno – non hanno più tempo per migliorarsi ancora o rifarsi: la stagione è conclusa ed è inevitabile fare dei bilanci, sebbene l’inizio di quella successiva sia dietro l’angolo quasi in un continuum senza soluzione.

Senza pretendere che i giocatori siano d’accordo con le nostre valutazioni, proviamo allora a indossare i panni del docente che compila, ormai al registro elettronico, la pagella di fine anno dei suoi studenti. I ‘nostri’ alunni sono i rappresentanti azzurri nella top 100 del ranking ATP e di quello WTA. E come la galanteria impone, inizieremo dalle donne: sono in cinque ad aver concluso il 2022 tra le prime cento giocatrici del mondo, Martina Trevisan, Lucia Bronzetti, Jasmine Paolini, Elisabetta Cocciaretto e Camila Giorgi. Alla fine del 2021 il compito sarebbe stato sicuramente più rapido: solo Camila e Jasmine, infatti, figuravano in top 100. Già questo raffronto è sufficiente per un primo giudizio sull’intera ‘classe’: il livello generale si è indubbiamente alzato, passando da una sufficienza a dir poco stiracchiata a una media che non può essere inferiore al 7: solo Stati Uniti e Russia, del resto, hanno più giocatrici tra le prime 70.

Non a caso, a distanza di 6 anni dall’ultima volta, la squadra di Fed Cup, nel frattempo diventata di Billie Jean King Cup, è tornata a presenziare nel World Group. Nel 2016 le carriere di Roberta Vinci e Francesca Schiavone erano ormai agli sgoccioli e quella di Sara Errani aveva già oltrepassato il suo apice. Oggi, Tathiana Garbin può contare su una formazione finalmente stabilizzata, con elementi più maturi (Trevisan e Giorgi) e altri (Paolini, ma soprattutto Bronzetti e Cocciaretto) che hanno spazio e tempo per crescere ancora. La fase finale di Glasgow è stata sicuramente deludente (con un solo set vinto in sei match), ma in un girone di ferro con la squadra poi vincitrice della competizione – la Svizzera – e il Canada (che poteva contare su una campionessa e una finalista Slam – Andreescu e Fernandez), e su una superficie – il veloce indoor – che storicamente penalizza le nostre rappresentanti, aspettarsi molto di più sarebbe stato visionario.

 

Dopo questa lunga ma doverosa premessa è finalmente arrivato il momento – speriamo tanto atteso dai lettori e non troppo temuto dalle giocatrici – dei voti individuali:

TREVISAN Martina (#28) – Il bilancio stagionale di Martina non può non essere positivo per via della semifinale Slam giocata sulla terra dello Chatrier, della conquista del suo primo titolo WTA (a Rabat) e del salto di 84 posizioni nel ranking. Il necessario caveat da apporre è però che questi traguardi sono strettamente correlati tra loro e raggiunti sostanzialmente nel giro di nemmeno un mese. Dopo lo straordinario Roland Garros, la fiorentina ha vinto solo 6 partite (perdendone 12) e non è più riuscita a battere un’avversaria meglio piazzata in classifica (dopo averne eliminate sei tra Rabat e Parigi). Il suo record lontano dalla terra è negativo (11-15) e la chiusura dell’anno non è stata propriamente delle migliori (doppio bagel subito da Fernandez in BJK Cup). Rimangono comunque un ottimo bilancio di 20-11 contro giocatrici di classifica inferiore e i risultati sopra citati. Non bisogna infatti dimenticare che un anno fa Martina era fuori dalle prime 100, mentre a gennaio sarà testa di serie all’Australian Open.
VOTO: 7,5

BRONZETTI Lucia (#58) – Il 2022 di Lucia è stato costellato di tappe simbolo della crescita di una ragazza che ha impiegato qualche anno in più rispetto alle sue colleghe più precoci per mettere piede nel circuito WTA ma che è ancora molto giovane (compirà 24 anni il 10 dicembre). Il primo highlight della stagione è stata la qualificazione al main draw dell’Australian Open a cui è seguita subito la prima vittoria Slam. Poi a marzo da lucky loser, la romagnola ha raggiunto gli ottavi a Miami dopo aver ottenuto la prima vittoria su una top 50 (Tomljanovic). In un continuo crescendo, sono poi arrivate la vittoria nell’ITF di Chiasso, la semifinale al WTA 250 di Rabat e la prima finale nel circuito maggiore a Palermo. L’ultima parte dell’anno non è stata altrettanto positiva: Lucia ha infatti collezionato sei sconfitte consecutive al primo turno dallo US Open in avanti. Ciononostante, lo score stagionale è rimasto ampiamente positivo (33-25) e il saldo in classifica rispetto alla fine del 2021 è di addirittura +90 posizioni.
VOTO: 7+

PAOLINI Jasmine (#63) – L’andamento della stagione di Jasmine è stato opposto a quello delle sue compagne di classe già valutate. Della prima parte restano comunque due ricordi memorabili: la vittoria ad Indian Wells su Aryna Sabalenka (quella settimana addirittura numero 3 del mondo) e quella in rimonta su Alizè Cornet nelle qualificazioni alla fase finale di BJK Cup. Da luglio in poi la giocatrice toscana ha ritrovato anche continuità di rendimento e ha così inanellato una serie di risultati positivi in diversi WTA 250, compresa la finale di Cluj-Napoca a metà ottobre. Jasmine si è poi regalata anche un titolo (l’ITF da 100mila dollari di Les Franqueses del Valles) per concludere al meglio una stagione positivo nonostante il -10 in classifica rispetto a un anno fa. Tra i buoni propositi per il 2023 c’è sicuramente quello di migliorare lo score negli Slam dopo le quattro sconfitte al primo turno di quest’anno.
VOTO: 6,5

COCCIARETTO Elisabetta (#66) – In un ideale podio degli avvenimenti più rilevanti dell’annata del movimento femminile, a fianco all’exploit di Trevisan al Roland Garros e alla crescita di Bronzetti, c’è spazio anche per i costanti progressi della più giovane del gruppo: la 21enne di Ancona Elisabetta Cocciaretto. Esattamente come Lucia, anche lei ha guadagnato quest’anno 90 posizioni in classifica e delle 65 giocatrici che la precedono al momento nel ranking solo sette sono più giovani di lei. Elisabetta si è costruita questa classifica giocando e vincendo tanto, recuperando con gli interessi il tempo che aveva perso per l’operazione al ginocchio della scorsa estate: il suo bilancio stagionale è di 44 vittorie e 23 sconfitte ed è arricchito da cinque finali. Tre di queste – a livello ITF – le ha portate a casa, mentre l’ultima l’ha disputata nel competitivo WTA 125 di Tampico. La marchigiana è stata anche, e senza dubbio, quella che ha giocato meglio a Glasgow nel girone della BJK Cup in cui ha ben figurato contro Teichmann e Andreescu. Tra i ricordi più significativi del suo 2022 c’è anche la prima vittoria in uno Slam, arrivata a Wimbledon.
VOTO: 7+

GIORGI Camila (#68) – Un anno fa era ancora la prima della classe, oggi rappresenta l’unica nota davvero stonata (e insufficiente) della stagione del tennis azzurro al femminile. Il 2022 agonistico di Camila, finito in anticipo a causa di una fastidiosa fascite plantare, è stato infatti assolutamente incolore: 16 vittorie a fronte di altrettante sconfitte e una semifinale a Eastbourne come miglior risultato. Eccezion fatta per tre isolate vittorie contro giocatrici in top ten, è mancato l’acuto (gli ottavi al Roland Garros non possono bastare), a differenza dell’anno scorso quando in estate la marchigiana si regalò il WTA 1000 di Montreal. Tra i dati simbolici della sua annata, oltre alle 55 posizioni perse in classifica, c’è un preoccupante record di 4-9 nei match protrattisi al terzo set (nel 2021 aveva registrato uno speculare 9-4). Si potrebbe pensare a una semplice stagione negativa, ma la sensazione è che ogni giorno il tennis perda pian piano terreno nella gerarchia delle priorità di Camila che, a quasi 31 anni, avrebbe ancora tempo e gioco per togliersi qualche altra soddisfazione.
VOTO: 5

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ATP

Matteo Berrettini: un anno da dimenticare o da ricordare?

Due titoli vinti su erba ma Wimbledon saltato per Covid, fino allo sforzo finale per giocare in Coppa Davis. Il tennista romano classe ’96 chiude un 2022 pieno di dubbi e incertezze, ma anche di soddisfazioni e voglia di andare avanti nel 2023

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Matteo Berrettini – ATP Napoli 2022 (credit: Riccardo Lolli - Tennis Napoli Cup)

“Con questi stop and go frequenti che avrebbero messo al tappeto chiunque, per tanti versi è stata una stagione positiva”. Con queste parole di Vincenzo Santopadre, coach di Matteo Berrettini, rilasciate al Corriere dello Sport, si potrebbe riassumere un anno da dimenticare per il numero 16 del mondo, o forse, da ricordare?

Gli infortuni del tennista romano che l’anno scorso ci aveva fatto sognare alla finale di Wimbledon, sono stati decisamente troppi. Dalle ATP Finals 2021 a Torino è iniziata la rottura tra Matteo e il suo fisico. Agli Australian Open 2022 avevamo sperato che fosse tutto finito, dopo averlo visto battere Carlos Alcaraz e Gael Monfils in 8 ore di tennis estremo che lo hanno condotto in semifinale, dove però ha trovato un imbattibile Nadal. Eppure, un mese dopo, la rottura ha ripreso vita ad Acapulco: di nuovo un problema agli addominali. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato a marzo di vederlo ritirarsi al Masters 1000 di Miami, al giorno dell’esordio contro Cerundolo, per un problema alla mano destra e vederlo saltare tutta la stagione sulla terra rossa.

Sono iniziati così forti dubbi sulla permanenza di Matteo Berrettini tra i piani alti del tennis; troppi problemi da affrontare e da superare, soprattutto mentalmente. Dopo l’operazione alla mano ho visto per la prima volta la sua vera preoccupazione” ha detto il romano ai microfoni di Sky, riferendosi a coach Santopadre. Ma cos’è riuscito a fare Matteo Berrettini dopo tanta preoccupazione e quasi tre mesi di stop? È tornato sull’erba e ha vinto prima il torneo di Stoccarda e poi il prestigioso torneo del Queen’s. Un giocatore perseguitato dagli infortuni ma da una forza mentale sovraumana: “Per destabilizzarlo ci vuole una bomba” ha detto Santopadre alla Gazzetta dello Sport riconoscendo che oltre ad essere un gran lavoratore, il suo Matteo è riuscito in un’impresa di forza mentale unica. Dopo la vittoria del Queen’s, Berrettini ha spiegato com’è riuscito a trovare quella forza: Quando mi viene tolto il tennis mi accorgo veramente di quanto mi piaccia quello che faccio. Quando sei nel tour da tanto tempo diventa quasi scontato allenarsi e partecipare ai tornei, quasi ti dimentichi della fortuna che hai. Ma dopo gli infortuni trovi uno spunto in più”. Insomma, una sfortuna che il giovane campione romano è riuscito a trasformare in energia per andare avanti e soprattutto, vincere.

 

Poi è arrivata la botta più forte di tutto l’anno, come uno schiaffo a mano aperta: il 28 giugno Matteo Berrettini annuncia il suo ritiro da Wimbledon a causa di un test risultato positivo al Covid. Non era solo il miglior momento del tennista in questo 2022 da incubo, ma anche il torneo in cui tutti lo aspettavano come uno dei favoriti. Nonostante la magra consolazione di non perdere punti ATP, visto che l’edizione speciale di quest’anno non li prevedeva, questo ha sicuramente pregiudicato un rendimento al quanto fiacco nei tornei successivi (tolta la finale di Gstaad persa al terzo set contro Ruud).

Il suo team, sempre positivo e di gran supporto, ha poi definito i quarti di finale degli US Open, un successo dopo un anno del genere. Però resta sempre quell’amaro in bocca da parte dei fan che sembravano aspettarsi di più, abituati ad aver visto succedere per l’appunto “cose sovraumane”. Agli esordi dei nuovi tornei ATP inseriti in Italia, lo aspettavano tutti: sia a Firenze che a Napoli. Proprio nel secondo torneo arriva finalmente un’altra finale, il derby contro l’amico Musetti. Accompagnata anche un nuovo infortunio: fascite plantare al piede sinistro, e il ritiro dai tornei di Vienna e Parigi-Bercy. “Sto facendo delle terapie per far andare via il liquido nel piede” ha detto Matteo prima di dimostrare ancora una volta a tutti che non si sarebbe fatto abbattere. Come? Salendo su quell’aereo per Malaga alle 6 del mattino per andare a supportare la squadra. Proprio nel momento in cui sarebbe potuto definitivamente crollare, Berrettini aveva energia anche per gli altri. Lorenzo Sonego ha fatto due partite clamorose in Coppa Davis battendo Tiafoe e Shapovalov, e nella recente intervista a La Repubblica Lorenzo ha ringraziato proprio Matteo: “Siamo come una famiglia, siamo molto legati. Mi diceva di lottare con il cuore. Ho cercato tanto il contatto, mi ha dato energia”.  E quando a Berrettini è stato chiesto di aiutare la squadra e di schierarsi nel doppio decisivo, insieme a Fognini, contro il Canada, l’ha fatto. Pronto a sorbirsi tutte le critiche che ovviamente non sono mancate.

L’operazione alla mano è andata bene, il piede dovrebbe essere a posto ma Berrettini dovrà continuare a lottare con l’incertezza degli addominali. Perché i muscoli cicatrizzati non hanno più lo stesso tessuto degli altri muscoli.  E anche se questo 2022 sembrerebbe da dimenticare, senza neanche un piccolo lieto fine a Malaga, abbiamo capito che Matteo Berrettini proverà a farci sognare ancora nel 2023, dimostrando che l’infortunio, a volte, può rivelarsi una fortuna!

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Flash

La classifica finale ATP degli azzurri: segnali positivi non solo da Musetti. Quanti giovani in ascesa!

Lorenzo Musetti è il solo a migliorare in top 100, ma dietro è invasione di under 21: Passaro (120), Nardi (129), Arnaldi (135), Bellucci (154), Zeppieri (163) e Cobolli (173) possono dare la caccia alla Top 100 nel 2023

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Lorenzo Musetti - Napoli 2022 (Riccardo Lolli – Tennis Napoli Cup)
Lorenzo Musetti - Napoli 2022 (Riccardo Lolli – Tennis Napoli Cup)

Terminati anche gli ultimi tornei Challenger del 2022, a Casa Italia è tempo di tirare le somme in attesa della nuova stagione. Un’annata condizionata dai numerosi problemi fisici dei nostri primi due alfieri, Jannik Sinner e Matteo Berrettini, e avara di risultati per Lorenzo Sonego, che ha però ritrovato fiducia nel finale, ma anche risplendente dei progressi di Lorenzo Musetti e di altri ragazzi nati in questo millennio. Andiamo allora a vedere chi sono e che posizione occupano i primi venti azzurri della classifica ATP e la variazione rispetto a un anno fa prima di addentrarci in qualche considerazione.

PosizioneRanking ATPGiocatoreEtàPunti+/- 2021
115Jannik Sinner212,410-5
216Matteo Berrettini262,375-9
323Lorenzo Musetti201,865+36
445Lorenzo Sonego27950-18
555Fabio Fognini35843-18
6104Marco Cecchinato30562-4
7120Francesco Passaro21473+477
8129Luca Nardi19437+289
9135Matteo Arnaldi21419+223
10140Franco Agamenone29403+59
11154Mattia Bellucci21370+487
12163Giulio Zeppieri20350+84
12173Flavio Cobolli20335+30
14184Andrea Pellegrino25316+30
15190Riccardo Bonadio29301+112
16196Raul Brancaccio25287+102
17199Francesco Maestrelli19281+568
18204Luciano Darderi20273+137
19214Gianluca Mager28262-152
20215Andrea Vavassori27262+48

Rispetto a dodici mesi fa, all’interno della top 100 solo Musetti ha un saldo positivo, con un balzo di 36 posizioni, curiosamente quante ne perdono complessivamente Sonego e Fognini. Per quanto riguarda Fabio, se la stagione non è stata esaltante in singolare (bilancio 19-23 nei main draw), in doppio si è regalato più di qualche soddisfazione al fianco di Simone Bolelli con quell’11° posto nella Race.

Come detto, grandi progressi dei giovani azzurri, con ben sette presenze under 21 tra il 101° e il 200° posto. Salti davvero enormi per Passaro, Bellucci e Maestrelli, ma anche per Nardi e Arnaldi, senza dimenticare l’ingresso in top 200 di Zeppieri e Cobolli. Se è vero che nel dicembre 2021 potevamo vantare la presenza in top 10 con addirittura due giocatori, Matteo e Jannik, possiamo anche affermare che la loro uscita è stata legata a problemi fisici (anche di pura sfortuna, come il Covid del Berretto nel suo momento migliore, subito prima di Wimbledon) piuttosto che tecnici – anzi, Sinner ha messo in mostra i progressi fatti con il team Vagnozzi-Cahill. Per questo non c’è motivo di dubitare di un loro ritorno nell’élite del tennis, fermo restando che la condizione atletica, intesa anche come integrità fisica, è componente essenziale per la permanenza ai massimi livelli.

 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

La perdita di terreno nei pressi della vetta non deve tuttavia distogliere dalla citata presenza di sette “next gen” tra i secondi 100, un dato non solo incoraggiante di per sé, ma incredibile se paragonato a 12 mesi fa quando il conteggio diceva zero e il più giovane in quella fascia era l’allora ventitreenne Moroni seguito dal classe 1992 Caruso. Tornando verso l’alto, oltre a confidare in un Sonego che potrebbe prendere slancio dalle vittorie in Coppa Davis, non possiamo non augurarci un ulteriore salto di qualità da parte di Lorenzo Musetti. Perché, alla faccia di coloro per cui ogni opzione deve obbligatoriamente contenere una parte negativa, di fronte alla minaccia dell’indiscussa n. 1 WTA che dichiara di non essere interessata a giocare bene bensì a vincere (con buona pace di chi ha pagato il biglietto) e con tutto il rispetto per Brad Gilbert, la verità è che… it’s better to win pretty than to lose ugly.

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