Djokovic coltiva la rabbia e crede nel titolo: “Non voglio fermarmi qui”

Djokovic si toglie qualche sassolino dopo aver raggiunto l'ottava semifinale a Wimbledon: "Nishikori ha lanciato la racchetta come me ma non ha preso warning". Poi ringrazia gli organizzatori

Djokovic coltiva la rabbia e crede nel titolo: “Non voglio fermarmi qui”
Novak Djokovic - Wimbledon 2018 (foto Art Seitz c2018)

Il denominatore comune del torneo di Novak Djokovic, fino a questo momento, è stata la rabbia. Più o meno giustificata, rivolta al pubblico o al giudice di sedia, il serbo ha fatto un uso catartico di questo strumento per completare le cinque vittorie che l’hanno riportato in una semifinale Slam a quasi due anni dalla sfida no-sense di Flushing Meadows 2016 contro Monfils e a tre dall’ultima giocata sui prati di Wimbledon.

I vari alterchi di cui Nole si è reso protagonista soprattutto nel corso del terzo turno contro Edmund e durante l’ultima apparizione contro Nishikori non hanno però scalfito la qualità del suo tennis, tornato ad essere tanto efficace da ricordare a tratti i tempi del dominio. “A volte la rabbia è quello di cui hai bisogno per essere più vigile sul campo“, ha raccontato Djokovic dopo aver battuto il giapponese per la tredicesima volta consecutiva. A infastidire particolarmente il serbo è stata la scelta dell’arbitro di comminargli un warning per aver lanciato la racchetta, onestamente senza troppa violenza, laddove in circostanze simili il gesto di Nishikori è rimasto impunito: “Ho chiesto all’arbitro se davvero pensava che avessi danneggiato il campo con la racchetta; chiunque abbia visto la partita sa che ha appena toccato l’erba. Nishikori ha fatto la stessa cosa nel quarto set e non ha ricevuto warning: non credo sia giusto“.

 

I giornalisti sentono odore di polemica e provano a stuzzicarlo, interrogandolo sulla possibile esistenza di un piano avverso delle ‘divinità di Wimbledon’ ai suoi danni, ma Nole è troppo esperto per cadere in simili tranelli. “Se così fosse sarei già a casa, ma sono ancora qui a godermi il torneo“. Il serbo è invece prodigo di ringraziamenti agli organizzatori del torneo, che hanno accolto la sua richiesta di disputare i quarti di finale sul Centre Court: “È stato importante per me, sono grato di essere stato programmato come primo match sul centrale; aiuta sapere con certezza a che ora scenderai in campo. Prima di oggi avevo giocato un solo match sul centrale, ora ci tornerò per la semifinale. Ovviamente è utile per il prosieguo del torneo”. Sembra una banalità ma non lo è. Aver disputato i quattro set contro Nishikori sullo stesso prato che ospiterà la super-sfida con Nadal non è un dettaglio ininfluente, quando si parla di partite che vengono decise proprio dai dettagli.

In vista della 52esima edizione del classico Djokovic-Nadal, il serbo alterna prudenza e ambizione. “È diverso raggiungere una semifinale quest’anno, considerando quello che è successo negli ultimi 15 mesi e i risultati sotto i miei standard. Allo stesso tempo sto provando a utilizzare le passate esperienze nelle fasi finali di uno Slam per prendere le cose con semplicità, giorno dopo giorno. Quel che è stato è stato, adesso penso soltanto al mio prossimo allenamento e al mio prossimo avversario. Quanto mi manca per tornare il Djokovic che vinceva titoli su titoli? A livello di gioco credo di essere abbastanza vicino anche se non si tratta di copiare qualcosa, ma di ricrearla. Oggi sono una persona e un giocatore diverso e sono soddisfatto del tennis che sto esprimendo. Merito di essere in semifinale, non voglio fermarmi e spero di avere una possibilità di vincere il torneo“.

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