US Open, uomini: Djokovic batte Monfils in quattro set di follia, settima finale a New York

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US Open, uomini: Djokovic batte Monfils in quattro set di follia, settima finale a New York

Novak Djokovic approda in finale battendo Gael Monfils, che va a sprazzi ma si prende un set. Match giocato senza senso dal francese, che quasi riesce a mandare in confusione anche il numero uno del mondo. Nole giocherà per il suo terzo titolo a New York

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[1] N. Djokovic b. [10] G. Monfils 6-3 6-2 3-6 6-2 (Da New York, il nostro inviato)

Stats Djokovic-Monfils

Ore 15.00 di un afoso pomeriggio a Flushing Meadows, siamo ben oltre i trenta gradi, ma soprattutto c’è una cappa di umidità opprimente che avvolge New York già dalle prime ore della mattina. L’Arthur Ashe si va riempiendo man mano, anche gli appassionati sembrano prendersela con calma nella calura. Il numero uno del mondo, il serbo Novak Djokovic, si presenta in campo per giocare la sua decima semifinale consecutiva agli US Open, alla ricerca della settima finale. Dall’altra parte della rete il francese, numero 12 ATP, Gael Monfils, che a questa partita ci è arrivato senza perdere un solo set (Djokovic ne ha lasciato solo uno, ma ha approfittato di tre ritiri degli avversari lungo la strada), ma si trova a dover sovvertire un pronostico che lo vede pesantemente sfavorito: 12-0 per Novak i confronti diretti. Arbitra Eva Asderaki.

 

Parte Djokovic al servizio, e tiene a 30, si vede il primo missile di dritto di Gael, una buona volèe di rovescio di Nole, e un “challenge” in suo favore, 1-0. Tira Monfils, tiene e contrattacca Djokovic, ma due doppi falli consecutivi del francese, gravissimi, regalano il break e il 2-0 a Nole, che poi servendo solido sale 3-0 in un attimo. Brutto ingresso nel match di Gael, dovrà scuotersi in fretta perché farsi scappare da subito uno come Djokovic può rivelarsi fatale. Nel quarto game Monfils va ancora sotto 15-40, si salva servendo bene e incassando un errore di dritto del serbo, poi concede ancora palla break, e con il terzo imperdonabile doppio fallo manda Nole avanti 4-0 e servizio. Il set è già abbondantemente compromesso a questo punto, si permette un doppio errore e un goffo tentativo di palla corta anche Djokovic, quasi distratto dalla facilità dell’impegno finora, ma non ha problemi a volare 5-0. Non c’è onestamente partita fino a questo momento, il pubblico si diverte di più a fare i siparietti quando viene inquadrato dai maxischermi che a seguire il gioco.
In completa confusione, Gael regala di tutto, spara anche un ace di seconda a 134 miglia orarie, l’impressione è che stia lasciando andare i colpi un po’ a caso per sciogliere il braccio in vista dei set successivi. Arriva inevitabile il set point, annullato ancora da una seconda palla folle a 126 miglia, poi gran scambio con passante in avanzamento di Monfils, e ancora ace (almeno stavolta con la prima palla), 1-5. Al servizio per il set, Djokovic commette due doppi falli, concede un paio di regali sempre con il dritto, facendosi irretire da un palleggio volutamente alto e lento di Monfils, affronta due palle break, e sulla seconda completa la frittata con il terzo doppio fallo, 5-2. Sembra quasi che la discontinuità di Gael lo abbia messo, come si dice in gergo da campo, “fuori palla”. Tiene a 15 il francese, 3-5, Nole appare infastidito, Monfils piazza un intero scambio solo in slice e chop, per poi tirare un passante a tutto braccio che Djoko non controlla, poi ancora passante di rovescio, 15-30, errore bruttissimo di Djokovic in lunghezza sull’ennesima “mozzarella” del francese, due palle break per un impensabile (fino a 10 minuti fa) 4-5, fallite però da Monfils, e alla fine con un paio di affondi finalmente ben piazzati Nole chiude 6-4. Detta come va detta, una brutta semifinale per ora.

Non cambiano le cose a inizio secondo parziale, Gael alterna accelerazioni fulminanti ad autentiche sciocchezze, rallenta il gioco con le rotazioni all’indietro facendosi aggredire per poi contrattaccare, e riesce nell’impresa di far giocare male anche Nole, che comunque “fa il suo”, brekka nel terzo e nel quinto game senza concedere nulla sulla propria battuta, e arriva al 4-1 e servizio. Cominciano, comprensibili, i fischi del pubblico all’indirizzo di Gael, che anche dall’espressione del viso e dal linguaggio del corpo non sembra lucido e tantomeno determinato a infastidire seriamente l’avversario. Tiene Nole, finalmente lo fa anche Monfils, siamo 5-2, il serbo al servizio chiude in scioltezza, 6-2 e due set a zero. Sul set point Gael pare mettere giù male un piede, e va al cambio campo zoppicando un po’, con una smorfia sul viso. Primo game del terzo parziale, subito 15-40, e poi break, Monfils litiga anche col pubblico che ha ragione a fischiarlo. A questo punto l’impressione è che non veda l’ora di andarsene dal campo, e non se ne capisce il motivo, sei in semifinale agli US Open, sfavorito finché si vuole, ma giocatela, no? Giustamente Novak prosegue per la sua strada, 2-0 tranquillo, Gael tiene per l’1-2, e poi inaspettate arrivano due palle del contro break, che Nole concede perdendo uno scambio ravvicinato a rete, 2-2. Dal nulla si risveglia Monfils, molla un paio di botte tremende di dritto e col servizio, 3-2 per lui, il pubblico lo fischia ancora di più, come a dirgli “perché se sei capace di giocare così, non l’hai fatto dall’inizio?”. Spinge a tutta col dritto Gael adesso, come gli avevo visto fare stamattina in allenamento, si sa che quando gli entra la pallata che è in grado di tirare da destra fa paura, spettacolare volèe alta di rovescio del francese, 15-40, ancora due break point, sul secondo Nole stecca un dritto, e siamo 4-2 Monfils. Parziale di quattro game in fila per Gael, il gioco e il punteggio non seguono alcuna logica, continua a spingere il francese, continua a sbagliare dritti Djokovic, come sorpreso dal colpo di coda dell’avversario, che tiene e arriva al 5-2, la striscia di game consecutivi è a 5, incredibile, Nole sempre più frastornato si fa massaggiare (come ha spesso fatto durante il torneo), va al servizio, affronta il set point di un impensabile 6-0 di parziale, ma lo annulla bene, siamo 3-5, serve per il set Monfils. Va sotto 0-40, recupera, e chiude al primo set point. Djokovic, forse con un gesto involontario aprendosi il colletto, forse anche per rabbia, si strappa la maglietta e gioca l’ultimo punto con l’indumento stracciato. 6-3 per Gael, parziale di 6-1, si va al quarto, un match che definire schizofrenico è poco.

Serve Djokovic, e si trova ancora ad annullare palla break (errore Gael), adesso l’aria in campo e sulle tribune è quella del “può succedere di tutto”, intanto il serbo tiene e va 1-0, poi risponde bene, approfitta di alcune incertezze di Monfils, va 0-40 e tre palle break, che il francese annulla, poi una clamorosa palla corta che accarezza il nastro e muore nella metà campo di Nole innesca un mini momento di tensione a distanza tra i due e alcuni spettatori, a cui Djokovic fa polemicamente segno di applaudire, arriviamo all’1-1. Senza problemi il serbo sale 2-1, poi con uno strepitoso passantino stretto di dritto trova il 15-40, le palle break ormai non ha senso contarle, gli sfugge la prima, realizza la seconda, 3-1 per lui. Piccola discussione (era già successo nel primo set) di Gael con la Asderaki sull’affrettare la ripresa del gioco, non c’è proprio un’atmosfera di relax e fair play in campo a dire il vero. Quinto game, ancora Nole in difficoltà alla battuta, 15-40, doppio fallo e contro break Monfils, 2-3. Partita talmente brutta dal punto di vista tecnico, e illogica da quello tattico, da diventare se non coinvolgente almeno interessante. Gael ormai manda apertamente a quel paese ad alta voce gli spettatori che gridano disturbando il gioco, Djokovic è nervosissimo, brava Eva Asderaki a tenere tutto sotto controllo. Va al servizio per pareggiare Monfils, ovviamente palla break Nole (la diciannovesima!), annullata, poi ancora vantaggio esterno, brutto serve&volley di Gael, 4-2 Djokovic. Doppio fallo (siamo a 7 del serbo, 11 del francese, solo un ace Nole, 11 Gael), poi un rovescio banale affondato in rete, ma comunque tiene Novak, 5-2. Alla battuta Monfils, subito 0-40, tre match point Djokovic, che spara una risposta di dritto e chiude. Abbraccio con sorrisi (finalmente) a rete tra i due, semifinale che non dà risposte sullo stato di forma di un Djokovic che effettivamente non abbiamo ancora visto giocare un “vero” match. Speriamo che succeda almeno in finale.

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Frances Tiafoe fa parlare di tennis a Freetown, in Sierra Leone

Tiafoe, i cui genitori sono emigrati dal paese dilaniato dalla guerra prima della sua nascita, è il più giovane americano a raggiungere i quarti di finale allo US Open negli ultimi 16 anni, e ha abbastanza talento per due nazioni

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Frances Tiafoe - US Open 2022 (foto Twitter @usta)

Traduzione dell’articolo di David Waldstein, New York Times, 7 settembre 2022

Negli stadi e nei club sportivi di Freetown, in Sierra Leone, il calcio è l’argomento preferito. Ma martedì (6 Settembre) diverse ore dopo che Frances Tiafoe, figlio di due emigrati della Sierra Leone, ha battuto Rafael Nadal per raggiungere i quarti di finale dello US Open, anche il tennis si è intrufolato nella conversazione.

“Oh, sì, si parla molto di Tiafoe in questo momento”, ha detto Abdulai Kamara, un blogger sportivo e proprietario della Hereford Sierra Leone Football Academy, in un’intervista telefonica da Freetown. “Non seguiamo da vicino il tennis qui, ma ora c’è un certo interesse. Alcune persone sono curiose di Frances e vogliono saperne di più”.

 

Mentre la comunità del tennis negli Stati Uniti è entusiasta del fatto che Tiafoe, nato a Hyattsville, Maryland, sia diventato il più giovane americano a raggiungere i quarti di finale dello US Open in 16 anni, alcuni in Sierra Leone rivendicano con orgoglio il giovane tennista come loro connazionale. L’estroverso e talentuoso Tiafoe, 24 anni, ha abbastanza magnetismo e talento per due nazioni. La piattaforma mediatica Sierraloaded ha fatto riferimento a “Sierra Leone’s Tiafoe”, in un aggiornamento lampo sulla vittoria storica, e Kei Kamara, una stella del calcio della Sierra Leone che gioca per il Montreal nella Major League Soccer canadese, ha scritto su Twitter, “Uno di noi”, dopo la vittoria di Tiafoe, definendolo un “risultato enorme”.

La storia edificante di Tiafoe è iniziata quando i suoi genitori – che non si erano ancora incontrati – lasciarono la Sierra Leone per gli Stati Uniti negli anni ’90 per sfuggire a una guerra civile. Si trasferirono ciascuno negli Stati Uniti e, dopo essersi conosciuti, si stabilirono nel Maryland e ebbero due gemelli, Franklin e Frances.

Il padre dei ragazzi, Constant Tiafoe, trovò lavoro nel cantiere del Junior Tennis Champions Center di College Park, Md. Constant Tiafoe era così industrioso che gli venne offerto il lavoro di direttore della manutenzione della struttura. Gli fu assegnato un ufficio, dove a volte i gemelli dormivano per approfittare, man mano che crescevano abbastanza da poter tenere la racchetta in mano, della possibilità di passare più tempo sui campi.

Entrambi giocavano, ma Frances ha mostrato una passione unica, guardando le lezioni impartite ai ragazzi più grandi del centro e imitando ogni loro mossa, poi lanciando palle contro i muri e servendo contro i fantasmi sui campi esterni fino all’imbrunire. 

“Tutte le storie sono vere”, ha affermato Mark Ein, imprenditore e presidente del Citi Open di Washington, DC, uno degli eventi più importanti del calendario del tennis. Frances era ossessionato dal tennis“. Ein conosce i Tiafoe da quando i ragazzi avevano cinque anni ed è diventato amico, consigliere e mentore. Il suo proprio mentore era Ken Brody, un banchiere appassionato di tennis che ha voluto costruire il Junior Tennis Champions Center per mettere in atto una visione che un giorno Frances Tiafoe avrebbe potuto realizzare. “Ken diceva: ‘Se la Repubblica Ceca può produrre campioni in un paese di quelle dimensioni, allora possiamo farlo anche qui a Washington'”, ha detto Ein.

Non passò molto tempo prima che Frances iniziasse a mostrare un’agilità atletica unica – velocità, potenza e abilità in campo – combinata con una sete quasi inestinguibile per il gioco. Fu affiancato a Misha Kouznetsov, un giovane allenatore russo che ha spinto e trascinato Frances attraverso le prime fasi del suo straordinario sviluppo tennistico.

All’inizio, i genitori dei due gemelli vedevano il tennis come un veicolo per assicurare ai ragazzi un’istruzione universitaria, che sembrava raggiungibile solo con una borsa di studio. Constant lasciò il lavoro al centro di allenamento per avviare un’attività in proprio, ma fini a lavorare in un autolavaggio mentre la madre dei ragazzi, Alphina, faceva l’infermiera. I soldi scarseggiavano.

“Non si pensava che potesse essere niente del genere”, ha detto Tiafoe lunedì [5 settembre] dopo aver sconfitto Nadal. “Una volta che siamo entrati nel mondo del tennis, mio padre disse, ‘Sarebbe fantastico se voi ragazzi poteste usarlo per ottenere una borsa di studio e completare gli studi’. Voglio dire, non possiamo permetterci un’università. Quindi, usate il tennis“.

Ma Tiafoe ha brillato così fortemente in tenera età, che il college è stato rimandato a un secondo tempo quando è esplosa una redditizia carriera professionale. All’età di 14 anni, nel 2012, Frances ha vinto il prestigioso torneo Petits As in Francia, più o meno nello stesso periodo in cui le pubblicazioni sportive hanno saputo della sua umile e fortuita educazione al J.T.C.C. L’anno successivo, Tiafoe vinse l’Orange Bowl, uno dei migliori tornei che si svolge vicino a Miami per i migliori junior del mondo. La meta era vicina, almeno così sembrava.

Gli allenatori di tennis americani, gli amministratori, gli agenti e i fan più informati hanno cominciato a vedere in Tiafoe il prossimo grande giocatore americano, che per così tanto tempo era mancato nel tennis statunitense. Ma la crescita dei giocatori professionisti nel gioco di oggi spesso avviene lentamente e Tiafoe, a volte, ha avuto delle difficoltà. È diventato professionista nel 2015 e nei successivi quattro anni ha raggiunto il terzo turno di un torneo dello Slam solo una volta, a Wimbledon 2018.

Ha concluso lo scorso anno al numero 38 ed è attualmente al numero 26. La sua posizione migliorerà dopo la sua prestazione allo US Open, qualunque cosa dovesse accadere mercoledì [7 Settembre] contro la testa di serie numero 9, Andrey Rublev. [Attualmente è salito fino al n. 19, ndt] Ora la popolarità di Tiafoe sta crescendo rapidamente, non solo tra le stelle del calcio della Sierra Leone, ma anche tra le megastar del basket, tra cui LeBron James, che si è congratulato con Tiafoe su Twitter.

“Quello è il mio idolo”, ha detto Tiafoe di James, uno dei suoi atleti favoriti. “Vedendolo postare, ho pensato, ‘Lo ritwitto non appena lo ha inviato? Ero tipo, ‘Sai una cosa? Sarò cool e mi comporterò come se non l’avessi visto e poi lo ritwitterò tra tre ore.'” La carriera di Tiafoe è stata definita da grandi aspettative, momenti di stallo, autoanalisi e miglioramenti.

“C’erano grandi aspettative per lui in così tenera età”, ha detto Ein. “Ha ottenuto tanti primati ed era considerato il futuro, la speranza del tennis americano. È molto per un adolescente, e l’ha gestita molto bene. Sa che il successo non è sempre una linea retta, ma sa anche che se procedi sempre nella direzione giusta, puoi raggiungere i tuoi obiettivi“. Ein e Tiafoe si ripetono regolarmente un detto: che tutti vogliono essere una star come Beyoncé, ma nessuno vuole impegnarsi per arrivarci.

Durante uno dei suoi momenti di stallo, dopo la stagione 2018, Tiafoe ha iniziato a sentire dalle persone intorno a lui che gli dicevano che aveva bisogno di allenarsi di più, mangiare meglio, studiare i suoi avversari guardando i video delle loro partite e migliorare la sua preparazione, tutto ciò lo avrebbe potuto spingere nei top 5 del mondo.

Durante l’inverno di quello stesso anno, durante un pranzo a Georgetown, Tiafoe spiegò a Ein ciò che aveva in mente di fare in merito alle pressioni esterne. “Disse loro: ‘Non preoccupatevi‘”, ricorda Ein, “Ho capito”. Pochi giorni dopo, era in viaggio per l’Australia, dove raggiunse per la prima volta i quarti di finale di uno Slam. Questa è la storia di Frances Tiafoe. Molte persone nel mondo del tennis conoscono anche la storia dei primi anni di vita di Tiafoe nel Maryland. Ma gran parte della sua storia di tennis è ancora diretta verso mete più alte. Parte è stata scritta allo US Open, e parte è stata scritta in Sierra Leone, dove la leggenda di Frances Tiafoe sta prendendo forma.

Traduzione di Massimo Volpati

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Flash

Gli outfit dello US Open 2022

Slam newyorkese a tinte scure per i grandi campioni, poche scelte estrose per gli altri giocatori

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Serena Williams, sfilata Vogue 2022 (Instagram @serenawilliams)

Ultima fermata New York. La grande mela, la città che non dorme mai. Quella con le luci accese anche di notte. Quella del melting pot e di Wall Street. Ma anche quella delle nuove tendenze in fatto di moda. Lo sanno anche le grandi marche di abbigliamento da tennis che hanno fatto spesso indossare ai loro atleti i completi più stravaganti e controversi proprio durante gli US Open. Come dimenticarsi ad esempio degli short di jeans di Agassi o degli stivali da pantera di Serena. E anche quest’anno i brand non si sono smentiti, a colpi di scelte cromatiche vistose e tagli particolari.

Serena Williams – Nike

Serena Williams – US Open 2022 (foto: twitter @usopen)

Questo US Open era per Serena la “last dance”, l’ultimo torneo prima del ritiro, davanti al proprio pubblico, quello dell’Arthur Ashe Stadium. E forse non è un caso che per l’occasione, la più giovane e più vincente delle sorelle Williams ha indossato un abito ispirato alla disciplina sportiva che più si avvicina la danza, ovvero il pattinaggio artistico: gonna a tutu, parte superiore stretta e maniche coperte. Il colore è il nero, quello più volte indossato dalla campionessa statunitense durante le sue vittorie serali a Flushing Meadows. Ad arricchire (nel vero senso della parola) questo look ci sono le paillette nel vestito, 400 (!!!) diamanti nelle scarpe e qualcuno anche nei capelli, lacci delle scarpe placcati in oro. Con questo outfit Serena non ha voluto però solo mettere in mostra la quantità di zeri nel suo conto in banca ma anche celebrare la sua straordinaria carriera ed esperienza di vita. I sei veli nella gonna sono un riferimento ai 6 US Open vinti, i diamanti nelle scarpe servono a formare le parole “Queen” e “Mama”. Insomma, più che davanti ad un semplice completo di tennis siamo di fronte ad uno statement a tutto tondo, che ribadisce come Serena sia un icona che trascende il mondo del tennis e, forse, persino quello dello sport in generale. (Valerio Vignoli)

 

Rafa Nadal – Nike

Rafael Nadal – US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Luci e ombre su Rafa quest’anno a New York e non solamente perché è uscito per mano di Tiafoe agli ottavi di finale, ma anche per gli outfit indossati. Promosso infatti a pieni voti il completo diurno con pantaloncino rosso magenta e maglia bianca, scarpe intonate al pantaloncino. Una scelta estiva, elegante che si sposa perfettamente con l’esplosività di Nadal. Bocciato invece l’outfit serale. Se infatti possiamo apprezzare la scelta del rosa per fascia e polsini, il color “vino” di maglietta e pantaloni è spento, triste, inadatto a un campo da tennis. Un colore simile, seppur in tonalità più chiara, era già stato portato a Flushing Meadows da Roger Federer nel 2018, quando proprio durante una sessione serale venne sconfitto inaspettatamente da John Millman. Apprezziamo, però, sempre ad ogni Slam il tocco di classe sulle scarpe dove Nike, oltre a scrivere il nome di Rafa, incide gli anni delle sue vittorie a New York: 10, 13, 17 e 19. Come dire, per non dimenticare… (Chiara Gheza)

Collezione Nike

Carlos Alcaraz – US Open 2022 (foto Twitter @atptour)
Aryna Sabalenka – US Open 2022 (foto via Twitter @WTA)

Una collezione grintosa ma poco entusiasmante al tempo stesso. Appropriato il rosso acceso della t-shirt di ‘Carlitos’ Alcaraz che, del resto, simboleggia il “fuego” in campo dello spagnolo, nuovo campione di New York, nonché n. 1 del mondo più giovane della storia. Tuttavia, le fasce laterali color vinaccia non si sposano al meglio con il rosso, così come le maniche bianche rendono il tutto un po’ banale.

Forse sarebbe da rivedere la scelta degli abbinamenti cromatici, anche per quanto riguarda l’outfit indossato da Aryna Sabalenka, semifinalista allo US Open. La fascia rossa laterale del top altera decisamente l’estetica della canotta – bianca e classica – e del gonnellino – di un bel color rosa ciclamino e dalle pieghe leggere. (Laura Guidobaldi)

Iga Swiatek – Asics

Iga Swiatek – US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

Iga Swiatek vince gli US Open a soli 21 anni, compiuti lo scorso 31 Maggio, e diventa il nuovo volto del tennis femminile dopo una stagione trionfale. Asics nella sua collezione autunnale scegli per lei un leggero color Tiffany, niente di più in linea con New York ammettiamolo, che si sposa perfettamente con il tessuto impalpabile del gonnellino. La canotta fin troppo classica sul davanti, recupera con un gioco di tessuto sulla schiena. L’outfit di Iga insomma ci piace molto e si adatta perfettamente a lei: sobrio, ma incisivo. Forse le scarpe azzurro chiaro non si sposano granché ma è solo un dettaglio. Infine il cappellino è ormai parte integrante di Iga, tanto che senza diventa quasi difficile riconoscerla. Asics dovrebbe quindi pensare a questo e sbizzarirsi nel disegnarne di speciali per la sua campionessa. (Chiara Gheza)

Casper Ruud – Yonex

Casper Ruud – US Open 2022 (foto Twitter @daviscup)

Casper Ruud, neofinalista dello US Open, dall’atteggiamento sempre classy, avrebbe forse meritato un completo più raffinato. Certo, la maglietta evoca l’energia del suo tennis ma il color vinaccia dominante, che sfuma verso il beige e il rosa nelle strisce oblique, non è tra i più adatti per l’atmosfera frizzante di Flushing Meadows. Il bianco, comunque, viene ad “addolcire” questo outfit geometrico e chiassoso al tempo stesso, conferendogli quel tocco di eleganza che tanto dona al 23enne norvegese. (Laura Guidobaldi)

Matteo Berrettini – Hugo Boss

Matteo Berrettini – US Open 2022 (foto Twitter @atptour)

Hugo Boss e Berrettini: che dire? Sono ormai una garanzia su ogni campo da tennis. Anche a New York Matteo è perfetto in bianco e nero con un dettaglio beige. Elegante, classico, esclusivo. Su di lui anche il cappellino portato con la visiera all’indietro, che potrebbe fare Jovanotti anni 80, è invece perfetto. Hugo Boss ha compreso le potenzialità di Berrettini e le sta usando magistralmente. Il suo outfit di questo US Open entra di diritto negli outfit più raffinati che si possano indossare per praticare un qualsiasi sport. Complimenti. (Chiara Gheza)

Daniil Medvedev – Lacoste

Lacoste è sinonimo di polo. Per non dire che la polo è sinonimo di Lacoste. E allora c’è di che stupirsi a vedere Daniil Medvedev, tennista di punta del marchio francese, indossare una t-shirt in campo. E che t-shirt, verrebbe da dire. Probabilmente quello visto a New York è il miglior outfit indossato dal russo in questa per lui non semplice stagioni 2022. La maglietta è blu avio con diversi panelli e un motivo geometrico tono su tono, che dà un tocco di originalità e modernità. Impeccabile l’accostamento con pantaloncino navy. Per la sessione notturna il moscovita ha sfoggiato lo stesso completo a colori invertiti, con maglietta navy e pantaloncino avio. Ma il risultato non era altrettanto buono (Valerio Vignoli).

Collezione adidas

Jessica Pegula – US Open 2022 (foto via Twitter @usopen)

Per questo US Open, Adidas ha creato una collezione con l’emergente fashion designer sudafricano Thebe Magugu. I completi rimandano all’africa per via dei loro colori sgargianti (fucsia, bianco panna e arancione) e per il profilo di una donna di colore, con una folta chioma di capelli e il rossetto. L’intenzione, più che lodevole, è quella di mandare un messaggio di inclusività e di amore, in un periodo in cui se ne sente molto il bisogno. Gli outfit però nel loro complesso non convincono del tutto tra tagli piuttosto basilari e accostamenti di colori azzardati. In definitiva, meglio nella teoria che nella pratica questa collezione del brand delle tre strisce per l’ultimo slam dell’anno.

Venus Williams – Eleven by Venus Williams

Venus Williams non si smentisce nemmeno quest’anno e a New York regala una lezione di classe ed eleganza con un outfit verde, complicato da indossare per chiunque tranne che per Venere, come la ribattezzò Gianni Clerici. Top cortissimo e gonnellino hanno un sapore quasi vintage per via delle righe bianche che attraversano il total green. Il colpo di classe però è nello scaldacuore candido, con le maniche lunghe, con il quale Venus inizia il match di doppio. Ancora una volta inarrivabile. (Chiara Gheza)

Coco Gauff – New Balance

Cori Gauff - Us Open 2022 (Twitter @usopen)
Cori Gauff – Us Open 2022 (Twitter @usopen)

Coco Gauff e i suoi outfit, un binomio vincente. La New Balance, infatti, con i suoi outfit esprime sempre al meglio il carisma e la bella personalità della 18enne americana. Inoltre, non manca mai l’eleganza unita all’originalità. Per questo US Open, il tocco d’eleganza è dato dal gonnellino a scacchi neri, leggero ed etereo nel tessuto, ma grintoso nella tinta e nella fantasia. Peccato, però, che, in questa occasione, la maglietta non sia all’altezza delle aspettative. Tanti elementi eterogenei messi insieme creano un mélange un po’ troppo chiassoso: le maniche bianche bucherellate, le fasce laterali rosse, disegni obliqui color lilla, verde chiaro e azzurrino che ricordano petali di fiori sullo sfondo a scacchi neri, i polsini gialli e la fascia per i capelli a scacchi neri e bianchi… Insomma, sono decisamente too much. Peccato. (Laura Guidobaldi)

Ajla Tomljanovic – Original Penguin

Per la prima volta in carriera, la dolce e graziosa Ajla ha raggiunto i quarti di finale allo US Open. E ha brillato non solo grazie al suo tennis ma anche per l’eleganza che ha sfoggiato in campo. Tomljanovic ha sempre e comunque un portamento aggraziato e il brand americano Original Penguin, con i dettagli dello stile per golfisti, realizza sempre completi di gran classe. E a lei stanno a pennello, proprio come il vestitino indossato a Flashing Meadows, raffinato e sbarazzino al tempo stesso, grazie all’eleganza del blu elettrico, vivacizzata quanto basta dalla fantasia bianca e rosa del corpetto e della gonna. Leggero, etereo e fresco, proprio come Ajla. (Laura Guidobaldi)

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Flash

US Open, l’edizione 2022 è da record anche sugli spalti

Le due settimane di main draw hanno fatto registrare 776.120 spettatori, mentre sono stati 888.044 includendo anche la Fan Week. Per lo US Open è record assoluto

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US Open 2022 - foto: twitter @usopen

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Il video-commento di Ubaldo che compare qui continua sul sito di Intesa Sanpaolo nella sezione “Sottorete” curata in collaborazione con Ubitennis, che potrete trovare al seguente link.

Clicca qui per guardare il video-commento completo di Ubaldo Scanagatta sulla finale maschile dello US Open 2022 sul sito di Intesa Sanpaolo

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Iga Swiatek e Carlos Alcaraz – 40 anni in due! – si sono aggiudicati l’ultima, recentissima edizione dello US Open 2022. Un torneo che certamente resterà indimenticabile per le tante storie proposte: Serena Williams ha definitivamente salutato il tennis e lo stesso Alcaraz ha vinto il suo primo Major in assoluto, diventando il più giovane n°1 del mondo nella storia del tennis.

Lo spagnolo, nella conferenza stampa dopo la finale, ha sostenuto più volte come l’aiuto del pubblico sia stato fondamentale per lui, che si è sentito amato e supportato fin dal primo giorno. Proprio sugli spalti lo US Open 2022 ha fatto registrare un altro record, diventando l’edizione con il numero di fan più elevato nella storia di questo torneo.

I precedenti primati, stabiliti nel 2019, erano di 737.872 spettatori per quel che riguarda le due settimane di main draw e di 853.227 tifosi allargando il conteggio alle tre settimane di US Open, includendo la Fan Week. Quest’anno entrambi sono stati sbriciolati: nell’arco delle due settimane è stato stabilito un nuovo record con 776.120 spettatori, mentre allargando il discorso alle tre settimane e alla Fan Week il conteggio sale a 888.044 tifosi. Va detto che il primato assoluto – tenendo conto esclusivamente delle due settimane in cui si disputano i tabelloni principali – appartiene all’Australian Open 2019, quando furono addirittura 796.435 i fan ad essere presenti sugli spalti.

Come se non bastasse, per la prima volta nei suoi 25 anni di storia l’Arthur Ashe Stadium è sempre andato sold out in tutte le sue sessioni, tanto pomeridiane quanto serali. Insomma, abbiamo assistito ad uno US Open storico sotto tutti i punti di vista.

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